AI DIPENDENTI DEL PALAZZO DELLA CITTA’ METROPOLITANA DI VENEZIA È ARRIVATA UNA CIRCOLARE CHE LI INVITA A LAVARSI DI PIÙ E A PROFUMARSI
“VISTO IL CRESCENTE NUMERO DI SEGNALAZIONI, AL FINE DI EVITARE CHE L’AMBIENTE CONDIVISO CON GLI ALTRI COLLEGHI SIA ALTERATO CON ODORI NON GRADEVOLI”
A un certo punto, evidentemente, la situazione è diventata insostenibile. I colleghi non riuscivano più a lavorar
serenamente fianco a fianco: profumi e deodoranti non bastavano più — o forse non venivano proprio utilizzati. E così, come riporta il Corriere del Veneto lo scorso giovedì, il direttore generale della Città metropolitana di Venezia ha preso carta e penna e ha inviato una circolare a tutti i dipendenti.
Il titolo, all’apparenza neutro e tecnico, lascia spazio a varie interpretazioni: “Utilizzo spogliatoi e tenuta personale”. Ma basta arrivare all’ultimo paragrafo per comprendere il vero nodo della questione.
Le segnalazioni arrivate al direttore generale Nicola Torricella non erano poche: una, due, tre… forse una decina. Tutte con un unico tema ricorrente. Qualcuno, tra gli uffici e i cantieri, emanava cattivi odori
Così, con diplomazia ma senza troppi giri di parole, Torricella ha dovuto affrontare di petto l’argomento. “Invito tutti i dipendenti, visto il crescente numero di segnalazioni, all’igiene personale, fin dall’inizio dell’attività lavorativa, al fine di evitare che l’ambiente condiviso con gli altri colleghi sia alterato con odori non gradevoli” ha scritto nella circolare
Un appello al buon senso, certo, ma anche un richiamo concreto alle possibilità offerte dall’ente stesso. Per agevolare i lavoratori, infatti, al piano interrato della sede di Mestre è stato allestito uno spogliatoio completo, a disposizione di tutti.
L’invito è chiaro: chiunque senta la necessità di rinfrescarsi, in particolare coloro che rientrano dai cantieri o svolgono attività fisiche più intense, può farlo liberamente.
E non solo: il tempo trascorso nello spogliatoio per lavarsi, cambiarsi o sistemarsi non comporterà alcuna penalizzazione,
rientrando a tutti gli effetti nell’orario di lavoro. Un incentivo in più, dunque, per non trascurare la cura personale. Insomma, meglio di così difficilmente si poteva fare. Adesso resta solo da capire se il messaggio, garbato ma diretto, verrà recepito davvero da tutti.
(da Fanpage)
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