ALTRO CHE ITALIA“PROTAGONISTA” COME VA CIANCIANDO GIORGIA MELONI: IL CASO DEL MINISTRO CROSETTO BLOCCATO A DUBAI È LA DIMOSTRAZIONE CHE NON CONTIAMO UNA CEPPA. CON TANTI SALUTI ALLA NARRAZIONE DELLA DUCETTA E AL SUO POSIZIONAMENTO STRATEGICO, QUELLO DI PONTIERA VERSO TRUMP
QUANDO ARIANNA MELONI DICEVA: “GIORGIA HA RIPORTATO L’ITALIA AL CENTRO DELLO SCACCHIERE INTERNAZIONALE”
Esiste una distanza siderale tra ciò che un governo racconta di essere e ciò che i fatti, con la loro ostinata e ruvida precisione, restituiscono al pubblico. In neuromarketing la chiameremmo dissonanza cognitiva tra il brand e il prodotto; in politica, è il fallimento di una narrazione muscolare che si sgretola al primo soffio di realtà
Il governo Meloni ha costruito la propria identità internazionale su un pilastro preciso: l’autorevolezza ritrovata, l’Italia seduta ai tavoli che contano. Eppure, la cronaca recente offre un’immagine che somiglia più a un cortocircuito reputazionale che a una dimostrazione di forza.
Il caso del ministro Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre l’Iran lanciava il suo attacco è la smentita plateale di un intero posizionamento strategico.
Meloni ha investito capitali d’immagine enormi nel dipingersi come l’interlocutrice privilegiata di Benjamin Netanyahu e la “pontiera” naturale verso il mondo di Donald Trump. Ma se questa autorevolezza fosse reale, se l’Italia fosse davvero inserita nel flusso delle decisioni che contano, come è possibile che il nostro ministro della Difesa sia stato colto palesemente di sorpresa rispetto all’urgenza bellica?
È il glitch nel sistema: la narrazione del “siamo pronti” che sbatte contro la realtà del “non ne sapevamo nulla perché non ci hanno avvisati”.
Ma se a destra la comunicazione pecca di eccesso di finzione, a sinistra siamo alla pura e semplice afasia. La segreteria di Elly Schlein sembra aver scelto la via del silenzio o, peggio, di un’evanescenza che lascia sgomenti. In comunicazione, il vuoto non resta mai tale: viene riempito da chi ha voce, carisma o semplicemente il coraggio di occupare lo spazio.
E così assistiamo a un fenomeno singolare e inquietante per la tenuta democratica: la supplenza politica da parte di giornalisti e intellettuali.
In un Paese normale, l’opposizione dovrebbe guidare la battaglia culturale e politica, ad esempio, in merito alla separazione delle carriere o sulla difesa della Costituzione. Invece, le uniche voci che riescono a generare un’agenda, a mobilitare il pensiero critico e a dare una forma al dissenso sono quelle di figure come Travaglio, Montanari o Pier Luigi Bersani.
(da Il Fatto Quotidiano)
Leave a Reply