ANGELUCCI PERDE IN TRIBUNALE MA VINCE IN PARLAMENTO: L’EX PORTANTINO DEL SAN CAMILLO HA UNA RAFFICA DI CONTENZIOSI CIVILI DAL VALORE MILIONARIO, CHE SPESSO PERDE
L’ULTIMO RICORSO IN CASSAZIONE SULLE CAUSE CON LA REGIONE LAZIO È FINITO MALE, E LA SUPREMA CORTE GLI HA DATO TORTO … A RISOLLEVARE IL MORALE DELL’EDITORE DEL “GIORNALE”, DEL “TEMPO” E DI “LIBERO” CI PENSA IL PARLAMENTO, CON IL DDL CONCORRENZA CHE FA UN REGALONE ALLA SANITÀ PRIVATA
Dietro agli affari del paperone degli eletti a Montecitorio, Antonio Angelucci, si
nasconde una raffica di contenziosi civili dal valore milionario. Come raccontato da Domani, si tratta per lo più di cause che la holding riconducibile alla famiglia del parlamentare ha avviato contro la regione Lazio e le Asl capitoline.
In alcune si vince, in altre si perde, venendo condannati a corrispondere centinaia di migliaia di euro. Ma pure in caso di condanna in primo e secondo grado, la dinastia degli Angelucci pare voler arrivare fino in fondo.
Lo dimostrano i ricorsi in Cassazione. Che spesso per la holding o le sue cliniche non sono andati bene. È il caso di una delle ordinanze più recenti dei giudici di legittimità, pubblicata ad aprile 2024 e riferita al ricorso di San Raffaele spa contro l’Asl Roma 1 e la Regione Lazio.
Il tribunale di Roma aveva respinto «la domanda della casa di cura San Raffaele S.p.a. di condanna della Asl Roma 1 e della Regione Lazio al pagamento di euro 182.043,93 quale corrispettivo per le prestazioni di day hospital riabilitativo erogate, in regime di accreditamento provvisorio, agli assistiti del Servizio Sanitario Regionale».
Stessa cosa aveva fatto la Corte d’appello, che riteneva impossibile «il pagamento di spese effettuate extra budget». Ma la San Raffaele spa non ci sta. E porta regione e struttura sanitaria davanti alla Suprema Corte, che gli dà torto. «Il privato, a differenza di quanto ipotizza il ricorrente, non ha – scrive la Cassazione – la facoltà di contestare lo schema-tipo di contratto
predisposto dalla Regione».
Ancora: «La natura di soggetto accreditato non costituisce vincolo per le aziende e gli enti del servizio sanitario nazionale a corrispondere la remunerazione delle prestazioni erogate al di fuori degli accordi assunti». Risultato: condanna del ricorrente.
Analoga è la pronuncia del 2025 con cui la Cassazione dichiara inammissibile un altro ricorso di San Raffaele S.p.a. che agisce contro l’Asl 2 Lanciano-Vasto-Chieti: i giudici confermano la sentenza della corte d’Appello dell’Aquila che aveva negato il diritto della struttura privata al pagamento di prestazioni sanitarie rese nel 2008. In pratica, la società degli Angelucci aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per 186.889,19 euro per prestazioni sanitarie del 2008. Tuttavia l’Asl si era opposta, contestando l’assenza di un contratto scritto.
Così in primo e secondo grado le pretese di San Raffaele erano state rigettate, col diniego sia del diritto al compenso contrattuale sia di quello all’indennizzo. Ma non solo recupero crediti o erogazione di prestazioni extra budget.
In altri ricorsi si discute pure di rapporti di lavoro. Ordinanza della Cassazione di gennaio 2023: la Corte rigetta il ricorso di San Raffaele spa e conferma la decisione della corte d’Appello di Roma, che aveva accertato la natura subordinata del rapporto di lavoro della fisioterapista N.F., inquadrata invece come collaborazione autonoma. Per i giudici non ci sono dubbi: quel contratto di lavoro aveva natura subordinata, in base a numerosi indici. Dall’orario minimo di 36 ore settimanali fino all’inserimento nei turni.
Le sconfitte in tribunale sono talvolta indolori: diventano vittorie in parlamento. Alla Camera è in dirittura d’arrivo il disegno di
legge sulla Concorrenza, che diventa prezioso per i gruppi della sanità privata, tra cui la holding di famiglia del parlamentare.
Tra le pieghe del testo, che avvia in questa settimana l’iter in aula, viene confermato un regalo confezionato dal governo Meloni: la dilazione della riforma sui requisiti dell’accreditamento al sistema sanitario nazionale, uno dei punti di forza dei bilanci della holding di Angelucci.
L’operazione era stata avviata dal governo Draghi per aprire il mercato a nuovi attori e favorire una maggiore competizione nel settore. La destra, appena arrivata al potere, ha frenato. Il termine fissato per ora è il 2026.
Il disegno di legge sulla Concorrenza fa registrare un altro testacoda. La base della legge sarebbe quella di vietare «un vantaggio competitivo e una barriera all’ingresso di nuovi soggetti», specifica il dossier illustrativo di Montecitorio.
Il risultato è certo per Angelucci e gli imprenditori del comparto. Il ddl Concorrenza è solo l’ultimo caso di operazioni a favore della sanità privata con il governo Meloni. La premier continua a rivendicare un aumento della spesa sanitaria, ma in rapporto al Pil è al 6,4, uno dei dati più bassi nei paesi occidentali. E comunque lontano dal 7 per cento fissato come obiettivo dal ministro della Salute.
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