ASSALTO A “LA STAMPA”, UN’AGGRESSIONE CHE SI POTEVA PREVEDERE ED EVITARE, MA LA POLIZIA ERA ASSENTE
IN UN PAESE NORMALE PERMETTERE LA DEVASTAZIONE DI UN QUOTIDIANO SENZA TUTELARLO AVREBBE PORTATO ALLA DIMISSIONI DEL MINISTRO DEGLI INTERNI
Per chi ha vissuto e lavorato a Torino, sia pure in un’altra stagione di tensione, l’attacco alla redazione de “La Stampa” è un gesto ignobile. Violenza immotivata di chi non ha idee da proporre o misurare con altre idee, e sceglie l’intimidazione e la distruzione.
Poteva essere evitato? Certo che poteva esserlo, esattamente come, quarantotto anni fa, poteva essere evitato l’attentato che cagionò la morte di Carlo Casalegno.
Quali siano le potenzialità e i pericoli connessi a questi gruppi estremistici è stato scritto, prima ancora che in tanti articoli dei coraggiosi cronisti de “La Stampa”, in documenti, indagini, rinvii a giudizio e sentenze di magistrati torinesi.
Gian Carlo Caselli, l’ex-procuratore che dopo aver combattuto il terrorismo a Torino si è schierato in Sicilia contro la mafia, ha spiegato bene che bisogna stare attenti a trascurare l’estremismo
quando comincia a degenerare. C’è chi l’ha accusato di aver esagerato. Si vede bene che aveva ragione lui.
Lasciare sguarnita di protezioni la sede di un giornale, fatto oggetto altre volte in passato di attacchi e minacce, non può essere considerata solo una colpevole dimenticanza.
È un gesto grave, che va sanzionato. Chi ne ha la responsabilità deve risponderne. Non basta la solidarietà del ministro Piantedosi. A meno di voler far pensare che la “distrazione” corrisponda all’idea che dei giornali, dei giornalisti che fanno le domande e del sistema dell’informazione hanno più volte manifestato la premier e il governo di centrodestra.
Marcello Sorgi
per “La Stampa”
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