Febbraio 5th, 2012 Riccardo Fucile
OGGI OGNUNO PARLA IN TV SEPARATAMENTE: ALEMANNO ACCUSA GABRIELLI DI SFUGGIRE AL CONFRONTO IN TV, IL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE NON VUOLE NEANCHE VEDERLO E ANNUNCIA: “I COLLOQUI CON ALEMANNO SONO REGISTRATI”
Con la neve, che non ricopriva la Capitale da anni, sono scoppiate le polemiche tra il
sindaco di Roma Gianni Alemanno e la Protezione civile, rea secondo il primo cittadino di aver dato le previsioni sbagliate.
Oggi il battibecco continua, seppur a distanza.
Alemanno: “La Protezione civile è solo un passacarte, torni sotto al Viminale”. E accusa Gabrielli di sfuggire il confronto in tv.
Il prefetto: “Non abbiamo paura dell’inchiesta. Il sindaco a mezzanotte cercava il sale…”
Ieri Alemanno ha chiesto una commissione d’inchiesta “perchè non c’è un servizio previsioni adeguato” e perchè hanno parlato di soli 35 millimetri di neve.
Dal canto suo il capo della Protezione civile Franco Gabrielli ha risposto che il sindaco sapeva dell’allerta neve.
L’equivoco sembra sia nato dal fatto che il bollettino della Protezione civile parlava di “35 millimetri di pioggia/neve”.
I tecnici, però, precisano che in caso di neve quei millimetri si devono convertire in centimetri. Resta il dubbio che Alemanno abbia capito o non sia stato ben informato.
Oggi il battibecco continua, seppur a distanza. Gabrielli, infatti, è ospite di Lucia Annunziata su Rai3, dove doveva confrontarsi proprio con Alemanno.
E stasera la coppia sarebbe stata ospite anche di Luca Telese e Nicola Porro su La7.
Niente da fare: il capo della Protezione civile non ha voluto il sindaco, come rivela lo stesso Alemanno: “Apprendo adesso che il dottor Gabrielli, invitato prima di me dalla dottoressa Lucia Annunziata, si rifiuta di partecipare alla mia presenza, obbligando così la giornalista a ritirare l’invito nei miei confronti. Stessa cosa è avvenuta per la trasmissione In Onda dove l’invito fatto per stasera a me e Gabrielli è stato declinato da quest’ultimo per la mia presenza”.
Alemanno lo definisce un “atteggiamento di fuga da parte di un funzionario”, che “la dice lunga sul tentativo di sottrarsi a un confronto pubblico sul funzionamento della Protezione Civile in Italia. Quanto mai opportuni, dunque, sono stati gli interventi del segretario e del capogruppo al Senato del Pdl, Angelino Alfano e Maurizio Gasparri, che hanno annunciato una interrogazione parlamentare per chiedere conto del funzionamento della Protezione Civile non solo a Roma ma in tutta Italia”.
Dunque, Gabrielli su Rai3 e Alemanno su La7.
E su SkyTg24, dove accusa: “Oggi la Protezione civile non esiste più e dopo Bertolaso è piena di passacarte e le passa anche male. Bertolaso in casi simili si faceva nominare commissario, mentre ora si limitano a dare bollettini”.
Poi aggiunge: “La Protezione Civile giovedì parlava di modesti accumuli di neve e nessuno ci ha detto che c’era un allarme e loro ce lo dovevano dire. C’è stata mancanza di allarme. Io sono stato il primo a dare l’allarme con il blocco delle lezioni ed è stato giudicato eccessivo. Abbiamo un problema serio. C’è un deficit grave dobbiamo e dobbiamo intervenire”. L
a proposta di Alemanno è quella di rafforzare la Protezione Civile, anche riportandola alle dipendenze del Ministero dell’Interno, “che la coordini con le altre strutture”.
Secondo il sindaco “con il decreto del 2011 fatto da Tremonti la Protezione Civile è stata disarticolata e ridotta ad un puro ente di coordinamento che passa informazioni e sempre più confuse».
Tra gli esempi fatti dal sindaco, c’è quello «dell’alluvione in Liguria, in cui per il mancato allarme il sindaco non chiuse le scuole, o la sottovalutazione ed errata comunicazione nel caso del nubifragio dell’ottobre scorso a Roma”.
Dal canto suo Gabrielli ha precisato che “quando ci verrà chiesto che cosa abbiamo fatto, ne renderemo conto. Siamo pronti a rispondere delle cose che attengono alle nostre responsabilità “.
Nel salotto dell’Annunziata ha inoltre detto di non temere l’inchiesta annunciata da Angelino Alfano: “Sono solo molto preoccupato che la polemica colpisca e indebolisca un sistema di cui il Paese ha grande bisogno”.
E rispedisce al mittente le accuse: “Per quanto riguarda le previsioni, quello che doveva essere detto è stato detto. La resa sul territorio ha avuto una serie di criticità , è innegabile, è inutile nasconderlo, a partire dalla disattivazione delle utenze elettriche. Nascondersi dietro un dito non serve a nessuno”.
Ma soprattutto secondo Gabrielli il problema è la messa in discussione di “un sistema, in un momento di emergenza, che è stato fortemente indebolito negli ultimi mesi”.
Senza considerare che “Bertolaso si sarebbe comportato nello stesso modo”.
Poi il capo della Protezione civile si scaglia contro il sindaco e racconta la sua versione dei fatti: “Alemanno mi ha telefonato due volte: alle otto della sera cercava una lama spazzaneve, e a mezzanotte cercava il sale…Lo abbiamo avvisato in ogni modo, io stesso giovedì, per spiegargli chiaramente la situazione, gli ho detto: Tra venerdì e sabato a Roma succederà un bordello. Ora Alemanno parla di dati sbagliati. Ma se non li sa decifrare allora la preoccupazione è: ma nelle mani di chi si affida il sindaco? Chi sono i suoi consulenti? Anche giovedì sera gli ho chiesto io stesso se avesse bisogno che noi implementassimo il servizio, non ha proferito richieste… per fortuna abbiamo la registrazione dell’incontro: audio, video, tutto. Alemanno vuole una commissione d’inchiesta? Ci troverà pronti”.
Insomma, la polemica è lontana dallo spegnersi.
Chiara Sarra
(da “Il Giornale”)
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Febbraio 5th, 2012 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI ROMA DISSE NO ALLA PROTEZIONE CIVILE: NEI COLLOQUI CON GABRIELLI LE SOTTOVALUTAZIONI E I RITARDI DEL CAMPIDOGLIO
Che gli uomini “spalino”. Che donne, vecchi, bambini “non escano di casa per andarsi a fare le foto”.
Ogni disfatta ha un suo bollettino da consegnare alla Storia.
E quando il sindaco Gianni Alemanno invita con tono perentorio a “raggiungere i quattro centri di distribuzione pale” prima che arrivi il gelo, la città capisce che è tutto finito.
Meglio, che nulla è mai iniziato.
Perchè in quel si “salvi chi può”, la resa certifica un abbandono che si fa arrogante.
E per giunta bugiardo.
Come uno Schettino qualunque di fronte al suo naufragio, il sindaco perde la testa, rovescia il tavolo. Se la prende con i romani che “non mettono le catene”. Accusa la Protezione civile di previsioni meteo errate.
Evoca il complotto contro la città eterna, “regolarmente informata in ritardo” delle calamità che Iddio le riserva.
È uno spettacolo raggelante, che Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, chiosa a “Repubblica” così: “Sono un uomo delle istituzioni e provo un’amarezza infinita. Pur di proteggere se stesso e dissimulare le proprie responsabilità , c’è un sindaco pronto a distruggere il lavoro e la credibilità di un intero sistema di Protezione civile. È incredibile”.
Già , ma di incredibile c’è soprattutto come è nata questa Caporetto.
Ci sono le comunicazioni tra Comune e Protezione civile, e almeno un atto interno del Gabinetto del Sindaco,che Repubblica ha raccolto e che documentano come Roma è stata abbandonata a se stessa.
Il vertice di giovedì
Bisogna dunque tornare indietro di qualche giorno.
Alle 19.30 di giovedì 2 febbraio, quando Gianni Alemanno entra negli uffici della Protezione Civile accompagnato da Tommaso Profeta, l’uomo responsabile della sicurezza e dei piani di protezione civile della città .
Gabrielli ha convocato il Comitato nazionale tecnico per discutere e aggiornare i piani per l’emergenza che ha colpito il centro-nord.
È un tavolo dove normalmente non vengono invitati gli enti locali. Ma questa volta, quello che sta per abbattersi su Roma consiglia la presenza del sindaco, dei rappresentanti della provincia (l’assessore alla sicurezza Ezio Paluzzi) e della Regione (il dirigente generale Luca Fegatelli).
Ad Alemanno, insomma, non sfugge il motivo per cui è stato convocato.
Anche perchè, il sindaco sa bene che la città che amministra è l’unica a non avere ancora, ad otto anni dall’entrata in vigore della direttiva che lo impone, un “centro funzionale” per il monitoraggio delle condizioni ambientali.
Per sapere che tempo farà , Alemanno ha due soli strumenti: il televideo e la Protezione civile.
Il bollettino che gli viene consegnato è chiaro.
I meteorologi prevedono per venerdì 3, fino all’alba del 4, “precipitazioni combinate” pari a 35 millimetri d’acqua. Con una postilla ovvia.
Se sarà acqua o neve, dipende da dove si collocherà lo “0” termico.
Alemanno, che per giunta è un alpinista, dovrebbe sapere che quei 35 millimetri d’acqua, se trasformati in neve, significano 35 centimetri.
E, almeno giovedì sera (al contrario di quanto dirà poi), la questione sembra essergli chiara. Si lascia infatti con Gabrielli con un impegno e una scommessa guascona: “Caro prefetto, allora ce la giochiamo con un grado.
Venerdì osserveremo la temperatura. Se raggiungiamo lo “0” in città , faccio partire il “piano neve””.
Il capo della Protezione civile prende atto, ma insiste.
Gli chiede se non ritenga opportuno allertare comunque il “Sitema nazionale di protezione civile”. Quello che consente di far affluire a Roma da altre parti del territorio nazionale, mezzi e risorse aggiuntive per fronteggiare l’emergenza.
Alemanno ringrazia, ma declina: “Il piano c’è, non ho bisogno di nulla”.
Il fax che svela la menzogna
Il sindaco, del resto, in quelle ore ha una sua coerenza.
Sa così bene quello che sta per precipitargli sulla testa ed è così convinto di poter fare da solo che il pomeriggio del 2 ha disposto la chiusura delle scuole per venerdì e sabato.
Ma c’è di più. Conosce a tal punto quale emergenza si avanza che martedì 31 gennaio, il suo Tommaso Profeta (l’uomo che è con lui alla Protezione civile), ha inviato alle 3000 associazioni di volontariato della città una comunicazione ufficiale che invita alla immediata mobilitazione.
Leggiamo: “In riferimento all’informativa di condizioni meteo avverse protocollo RK 206/2012 e il possibile peggioramento della situazione meteo con rischio neve a quote basse, dalla serata del 31 gennaio, si ritiene indispensabile l’attivazione di presidi per far fronte alle eventuali esigenze di Protezione Civile, connesse all’assistenza alla popolazione”.
l sindaco chiede “a partire dalle 23 del 31 gennaio, fino a cessate esigenze”, squadre di 4 volontari che verranno pagati a forfeit (20 euro ciascuno).
Le tre telefonate
È solo nella notte tra venerdì e sabato, quando comprende che il suo “piano neve” forse non è mai neppure partito, che Alemanno è aggredito dal panico.
Alle 20 chiama una prima volta Gabrielli. “Per caso avete delle lame (gli spazzaneve ndr.)?”. Una domanda non solo tardiva, ma inutile, visto che il Dipartimento non ha mezzi propri.
Alle 23, una seconda chiamata. “Ho bisogno di 50 tonnellate di sale”.
E se possibile, questa nuova richiesta è ancora più surreale della prima, perchè su Roma nevica ormai da oltre 12 ore e il sale, lo sa chiunque, va sparso prima che la neve attecchisca sull’asfalto.
Intorno alla mezzanotte, l’ultimo grido di chi sta naufragando: “Mi dia l’esercito”, chiede Alemanno a Gabrielli confondendolo con il Prefetto, l’unico per legge autorizzato a far uscire mezzi e uomini dalle caserme.
Il “bollettino” che non c’ è
Il resto è noto.
Fino all’ultima mossa.
Una nuova ordinanza di chiusura delle scuole per lunedì, basata sul “bollettino meteorologico” dell’Aeronautica militare.
Dovrebbe essere lo schiaffo ai meteorologi della Protezione civile.
È invece l’ultimo grottesco fotogramma della disfatta.
Perchè – come confermano alla Protezione civile – non esiste nessun bollettino dell’Aeronautica per lunedì.
Ma solo una telefonata del sindaco a un ufficiale di guardia.
(da “la Repubblica”)
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Febbraio 5th, 2012 Riccardo Fucile
DA BEFERA A GABRIELLA ALEMANNO NESSUNO SI MUOVE… EPPURE MONTI AVEVA SOSTENUTO: “CI SONO MOTIVI DI GRANDE ALLARME” IN MERITO ALLE SPESE PAZZE DELL’AGENZIA DEL TERRITORIO, DIRETTO DALLA SORELLA DEL SINDACO DI ROMA
Decine di migliaia di euro per cene, regali, gioielli, voci incredibili come oltre 3
mila euro per uova di struzzo decorate da regalare a Natale, tutto pagato dal ministero del Tesoro di cui l’Agenzia del Territorio è parte importante.
Ma l’allarme non era poi così grande, visto che il Consiglio dei ministri ha confermato al suo posto Gabriella Alemanno.
Assieme a lei anche tutto il resto della dirigenza di massimo livello del ministero dell’Economia, dal ragioniere generale dello Stato Mario Canzio a Fabrizia Lapecorella, direttore generale delle Finanze, a Raffaele Ferrara a capo dei Monopoli di Stato e l’ormai celeberrimo Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate (il suo attivismo nelle ultime settimane ha di certo favorito la riconferma).
Eppure era l’occasione giusta, la meno traumatica, per un po’ di ricambio: la legge sullo spoil system prevede che i massimi dirigenti amministrativi, quelli che rispondono direttamente ai ministri, decadano assieme al governo che li ha indicati.
Poteva essere il momento per Monti, che è anche ministro dell’Economia ad interim, di rinnovare la squadra. E invece niente.Gabriella Alemanno resta al suo posto.
“Ha presentato un ottimo lavoro sulle case fantasma”, dicono dal governo per motivare la riconferma.
Non risulta ci sia stata alcuna sanzione, neppure un richiamo, per gli eccessi della Alemanno: le spese di rappresentanza, come ha rivelato Marco Lillo sul Fatto il 27 dicembre, sono passate dagli 80 mila euro del 2009 a un milione nel 2010 fino, stando alle stime, un milione e mezzo nel 2011.
Ma la Alemanno non si tocca.
Non per la parentela (è la sorella di Gianni, sindaco di Roma e leader di una delle fazioni del Pdl), quanto perchè a lei è stato delegato uno dei progetti più ambiziosi del governo Monti, la riforma del Catasto.
Sarà annunciata ufficialmente in uno dei prossimi Consigli dei ministri.
Intanto la Alemanno sta lavorando sulle case abusive per attribuire loro d’ufficio una rendita catastale, primo passaggio di una revisione più ampia che Monti giura sarà a saldo zero (qualcuno pagherà di più, altri avranno sconti).
Le nomine al Tesoro sono cruciali per due ragioni.
Prima: Monti è ministro, ma in via XX Settembre non ha molto tempo di andare.
Alla testa del ministero c’è di fatto Vittorio Grilli, viceministro (da poco effigiato con pari dignità del premier sul sito del ministero).
Grilli è l’ex direttore generale di Giulio Tremonti, promosso viceministro, ma che finora ha fatto il possibile per garantirsi la possibilità di tornare alla poltrona di direttore (assai meglio pagata) in caso di crisi di governo.
Finora Monti non ha nominato alcun direttore generale, nonostante da più parti arrivino pressioni in questo senso.
Ultimo Francesco Giavazzi, economista della Bocconi che in un editoriale del Corriere della Sera due giorni fa ha ribadito che non si può lasciare acefala la struttura amministrativa di un colosso come il ministero del Tesoro.
In via XX Settembre oggi regna Vincenzo Fortunato, il potentissimo capo di gabinetto uscito di fatto vincitore dalla competizione con Marco Milanese, deputato Pdl e fino a pochi mesi fa principale collaboratore di Tremonti, poi travolto da un’inchiesta giudiziaria e rimasto fuori dal carcere solo grazie allo scudo della Camera che l’ha salvato.
I tecnici del Tesoro sono rimasti basiti quando Monti non ha dato alcun cenno di voler sostituire Fortunato, garantendo invece la continuità totale con il governo precedente. Cambiare i ministri conta, ovvio.
Ma se tutta la potente struttura sotto di loro, che incide sulle nomine, le spese, i testi legislativi e così via, resta la stessa, una certa continuità è garantita.
E a Monti, il compromesso, tutto sommato va anche bene purchè gli lascino fare le riforme che ha in mente.
Ste. Fel.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 4th, 2012 Riccardo Fucile
PROTESTANO L’ANPI E LA COMUNITA’ EBRAICA, CONTRARIO IL PD… MA IN ALTRE 200 CITTA’ ITALIANE, ANCHE A GUIDA CENTROSINISTRA, SONO STATE INTITOLATE STRADE AL LEADER DEL MSI SENZA CHE NESSUNO SOLLEVASSE OBIEZIONI
“Almirante può fare a meno della strada intitolata a Roma se il sindaco Alemanno non protesta contro chi vuole impedirlo”.
Parola (per ora) di Assunta Almirante, moglie dello storico leader dell’Msi intervistata questa sera nella trasmissione “Roma Anch’io”, in onda su RadioIes 99.8.
“Giorgio – ha aggiunto – ha strade anche dai comunisti, ha la bellezza di 200 strade in Italia. A me la cosa non interessa e chi non vuole farlo, come Alemanno, bè non fa nulla. Quando il Sindaco avrà bisogno di qualcuno, se il buon Dio mi darà vita, saprò rispondergli. Io questa cosa non la perdonerò al sindaco: se faccio una richiesta la faccio in una casa in cui mi accettano. Sono stati bravi quelli che hanno voluto una strada per Togliatti e l’hanno avuta”.
Siamo alle solite.
Da una parte c’è una via che non esiste, da intitolare a Giorgio Almirante.
Dall’altra una strada che c’è già nel cuore del quartiere Tuscolano: si chiama Acca Larentia, luogo simbolo per la destra.
Un vicolo dove il 7 gennaio del 1978 tre militanti del Msi furono assassinati da un commando di estrema sinistra.
A tre giorni dall’anniversario, tanto per non istigare gli animi, interviene l’Anpi di Roma chiedendo da un lato al prefetto di vietare il corteo commemorativo, dall’altro al sindaco Alemanno di ritirare la proposta di intitolare una strada al leader del Msi.
Alemanno non dice nulla: di “via Giorgio Almirante” aveva parlato all’inizio del suo mandato, poi più nulla.
Fino a novembre del 2010 quando sostenne che la titolazione di una via “ci sta, ma non deve essere elemento di divisione”.
A giudicare dalle polemiche il momento pare ancora lontano.
L’assessore alla cultura al Campidoglio Dino Gasperini precisa: “Nessuno ha mai approvato nessuna dedica di vie al segretario dell’Msi”
La polemica era iniziata con una nota dell’Anpi: “La manifestazione organizzata il 7 gennaio a Roma dai gruppi neofascisti romani e nazionali, in occasione dell’anniversario degli omicidi di Acca Larentia (1978), mette a forte rischio la sicurezza della capitale, rischiando di alimentare l’odio politico e di trasformarsi in un evento mediatico di apologia del fascismo e dell’antisemitismo”.
Non solo: l’Associazione Nazionale dei Partigiani di Roma “invita inoltre fermamente il sindaco Gianni Alemanno a ritirare la proposta di intitolare una strada a Giorgio Almirante”.
Per il Pd interviene il consigliere comunale Massimiliano Valeriani: “Sulla toponomastica il Pd di Roma ha cercato di individuare una strategia condivisa, ma senza alcun risultato. La propensione del sindaco, che sembra più un capofazione che un primo cittadino”.
Per la Comunità parla il presidente Riccardo Pacifici: “Siamo felici di prendere atto dell’impegno assunto dal sindaco Alemanno di tenere conto delle sensibilità espresse non solo dalla nostra comunità , ma anche da chi condivide i valori dell’antifascismo. Le vie si dedicano – ha concluso – solo a uomini meritevoli di tale prestigioso riconoscimento. Sapere che la commissione toponomastica non ha discusso l’argomento non significa che domani non possa essere riproposto. Per questo continuiamo ad esprimere la nostra opposizione di fronte a questa scelta e per questo facciamo appello al Presidente della Repubblica Napolitano affinchè tali riconoscimenti – indipendentemente dalle amministrazioni in carica – non dipendano dall’umore delle commissioni di turno ma dall’analisi storico politica”.
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Dicembre 27th, 2011 Riccardo Fucile
CATASTO CHE ABBUFFATA: CENE A CORTINA, EVENTI, PERSINO “WE WANT SEX”
Poco meno di un milione e mezzo di euro di spese per comunicazione istituzionale e rappresentanza.
L’agenzia del territorio spende in rinfreschi, pranzi, convegni e mostre il doppio del costo delle bollette telefoniche delle sue cento sedi.
Il buon esempio viene dall’alto, nonostante guadagni 300 mila euro lodi all’anno il direttore dell’Agenzia che dovrebbe occuparsi di catasto e conservatoria, Gabriella Alemanno, ha speso migliaia di euro in pranzi e cene di rappresentanza pagati con la
sua carta di credito aziendale. A spese del contribuente.
La sorella del sindaco di Roma Gianni Alemanno, nominata a capo dell’Agenzia dal Governo Berlusconi nel 2008, dopo essere passata prima dal Secit e dai Monopoli (sempre su nomina dei Governi Berlusconi) è riuscita a pagare con i nostri soldi persino una cena a Cortina a suo fratello a margine di un evento sponsorizzato dall’Agenzia diretta dalla sorella e dall’Acea, controllata dal fratello. Una vera abbuffata di conflitti di interessi.
Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità delle note spese del direttore Alemanno e le fatture autorizzate dall’area comunicazione.
Si scopre che le spese per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) sono schizzate da 80 mila euro a un milione nel 2010 per sfiorare il milione e mezzo secondo le previsioni per il 2011.
Il ministro dell’economia e presidente del Consiglio Mario Monti, dovrebbe dare un’occhiata ai conti dell’Agenzia per vedere come viene applicato il suo invito alla sobrietà .
Quello che un tempo era il noioso Catasto è stato trasformato, dalla dottoressa Alemanno, in una frizzante agenzia specializzata in eventi, pranzi e vernissage.
A parte i 22 mila e 800 euro pagati alla Adn Kronos per “supporto informativo multimediale” e i 20 mila euro per i servizi della Mp group, colpiscono le fatture importanti della società Comunicare Organizzando per esempio per la mostre dei 150 dell’Unità d’Italia (48 mila euro che però dovrebbero essere stati coperti dagli sposnor) e soprattutto le fatture delle gioiellerie.
Sfugge perchè l’Agenzia compri 30 uova di struzzo decorate per 3 mila e 240 euro dalla gioielleria Peroso. “Sono state donate a rappresentanti di Stati esteri per esigenze di rappresentanza”, spiega Mario Occhi, responsabile comunicazione dell’Agenzia, anche se al Fatto risulta che un uovo sia finito a un comandante regionale della Finanza.
L’Agenzia ha comprato anche 12 bicchieri in vetro soffiato dalla signora Maria Bonaldo di Mestre, che si dice conosca Gabriella Alemanno.
Prezzo 1296 euro e destinazione ignota. “Saranno stati donati anche questi ad autorità estere”, dice sempre Mario Occhi.
Si usano i soldi pubblici per promuovere persino una commedia sociale di Nigel Cole, “We want sex”, sulla battaglia delle operaie della Ford contro la discriminazione maschile.
800 euro per “affitto sala cinema Odeon per proiezione riservata del film il 17 gennaio 2011” più “vendita pop corn e bibita per 179 consumazioni, 5 euro cadauna, per un importo totale di 895 euro”. We want pop corn”.
Poi ci sono i pranzi di rappresentanza.
La Bottega di Montecitorio di via della Guglia a Roma è usata dal direttore dell’Agenzia come una seconda mensa.
Peccato per i prezzi.
Il 17 marzo 2011 spende 107 euro pubblici e poi ancora il 31 marzo spende altri 90 euro, il 7 aprile (70 euro) e poi ancora il 29 settembre (60 euro) sempre con ignoto commensale.
Il 14 aprile del 2011 per un pranzo parco (63 euro) dichiara finalmente il suo ospite: è un suo amico di vecchia data, Antonio Liguori, nominato direttore generale del Teatro dell’Opera nel 2009, grazie al fratello Gianni Alemanno.
La famiglia è molto unita.
Il Fatto Quotidiano aveva già raccontato nell’agosto del 2010 la storia delle vacanze con dibattito di Gabriella e Gianni (con Isabella Rauti al seguito) in quel di Cortinaincontra.
Ora scopriamo quanto ha pagato l’Agenzia del Territorio per sponsorizzare la manifestazione: 42 mila euro comprensive di Iva.
Ma l’Agenzia il 22 agosto del 2011 ha pagato altri 780 euro per ospitare a cena al Villa Oretta di Cortina ben undici persone.
Oltre ai dirigenti di Ance, Confedilizia e Scenari Immobiliari, c’era anche “il sindaco di Roma Gianni Alemanno più ospite direttore Agenzia”.
Talvolta il direttore tradisce la Bottega di Montecitorio: il 24 marzo per un pranzo con 28 commensali costato ben 616 euro, preferisce il RomAntica per “incontro con giornalisti stampa locale e referenti comunicazione”.
Il 25 febbraio all’Os club alle Terme di Traiano paga 48 euro, e poi ancora il 14 febbraio altri 185 euro a causa di un vino importante (un Tignanello) e ancora il 9 agosto al Panda in Galleria Sordi, ma poi torna alla solita Bottega di Montecitorio il 20 aprile (89 euro) e il primo giugno (70 euro) il 12 ottobre (110 euro) il primo aprile al Caffè delle Arti (105 euro) il 14 aprile alla sala da tè Babington (115 euro).
Filippo La Mantia è uno dei preferiti.
Il 12 maggio (100 euro); il 26 settembre (100 euro); il 13 aprile 2011 con due giornalisti di un’agenzia di stampa (129 euro).
Il 29 gennaio alla Taverna San Teodoro ci sono quattro persone a tavola con la Alemanno per 443 euro.
Il 23 maggio lo scialo viene scoperto da due magistrati della Corte dei Conti.
Seguono la Alemanno nel locale dello chef La Mantia e non la mollano fino al conto. Purtroppo però mangiano a sbafo e non battono ciglio quando lei striscia la carta dell’Agenzia: 230,50 euro.
Il 4 luglio il direttore si sposta a Bari e pranza alla Pignata con cinque persone, il conto da 365 euro per “rappresentanti autorità locali”.
Quando si muove il direttore Gabriella Alemanno sembra un capo di Stato.
Per esempio il 14 agosto del 2011 è a Cagliari e pranza con il Prefetto, due avvocati dello Stato e dirigenti delle agenzie del territorio e del demanio.
La spesa per 13 pasti a base di pesce dal Corsaro Deidda è di 890 euro.
Il 10 maggio del 2011 la Alemanno vola in Veneto e mangia all’osteria da Fiore a Venezia . Il conto è di 810 euro.
Oltre al presidente dell’ ordine dei notai e al direttore dell’agenzia del Veneto, erano presenti tutti i controllori.
C’era il responsabile audit dell’agenzia, il comandante regionale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo e il procuratore regionale della Corte dei Conti.
Al momento del conto però nessuno ha messo mano al portafoglio.
In fondo Pantalone era veneziano.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
I NOMI DI ALEMANNO E MATTEOLI…”GUARGUAGLINI AUTORIZZO’ I PAGAMENTI”
Tutti i partiti partecipavano alla spartizione delle nomine in Enav e Finmeccanica.
Anche i Comunisti italiani sono riusciti a ottenere un consigliere. Ma quando si è trattato di distribuire affari e favori, la parte del leone l’avrebbero fatta Udc, An e Forza Italia.
Gli imprenditori che volevano ottenere i lavori consegnavano i soldi ai manager e questi li giravano ai politici, talvolta riuscendo a ottenere una robusta «cresta».
Ma nei verbali di interrogatorio e negli altri atti processuali dell’inchiesta che ha portato agli arresti l’amministratore delegato Guido Pugliesi e due manager ci sono pure i finanziamenti non dichiarati, le società segnalate dai parlamentari e agevolate per ottenere l’assegnazione delle commesse, i ministri che avrebbero ottenuto il via libera nell’assegnare i posti di dirigenza.
Sono le rivelazioni di chi, dopo essere finito in carcere, ha deciso di collaborare con la magistratura e ha coinvolto il leader udc Pier Ferdinando Casini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’ex titolare dei Trasporti Altero Matteoli, il parlamentare Marco Follini, quando era vicepresidente del Consiglio.
Tra loro Tommaso Di Lernia, che ha svelato di aver portato insieme a Pugliesi, 200 mila euro al tesoriere udc Giuseppe Naro il 2 febbraio 2010 e poi ha chiamato in causa molti altri parlamentari e membri di governo.
Ma soprattutto il consulente del presidente Pier Francesco Guarguaglini e della moglie amministratore di Selex Marina Grossi, Lorenzo Cola.
Entrambi stanno rispondendo da tempo alle domande del pubblico ministero Paolo Ielo. I manager dimostrano di esserne informati, tanto che in una intercettazione ambientale un dirigente di Enav afferma: «Ielo pensa di fare il milanese, ma a Roma le cose si fanno alla romana. O si calma o lo calmano».
Il 27 giugno 2011, nel carcere di Regina Coeli Di Lernia afferma: «Enav ha acquisito per una cifra spropositata un ramo di azienda di Optimatica, per un valore di circa 15 milioni di euro. Optimatica è una società vicina al ministro Matteoli, credo che eroghi finanziamenti alla fondazione a lui riconducibile ed è attraverso questi favori che Pugliesi si è garantito l’appoggio per la conferma nel ruolo di amministratore delegato. Fondamentalmente la conferma di Pugliesi alla carica di ad è dovuta a due canali: l’appoggio di Matteoli e l’appoggio di Milanese, favorito attraverso l’operazione della barca (il pagamento delle rate di leasing ndr ) e la somma di 10 mila euro mensili che l’imprenditore Proietti erogava a Milanese per pagare un affitto per il ministro Tremonti. Il manager Raffaello Rizzo era un uomo di Pugliesi e il suo ruolo era quello di favorire le imprese che erogavano finanziamenti all’Udc e alla frangia romana riconducibile all’attuale sindaco, di Alleanza nazionale.
Sostanzialmente tali imprese portavano finanziamenti all’Udc alle feste del partito, a fare delle donazioni.
Per contro i finanziamenti agli uomini di An, secondo quanto mi ha riferito Pugliesi, avvenivano direttamente nell’ufficio di Pugliesi, dove gli imprenditori portavano le somme di denaro che Pugliesi dava agli uomini di An».
Poi Di Lernia si concentra sull’Udc: «Ricordo anche che in un’occasione, in relazione ai lavori fatti a Venezia, vennero assegnati lavori a una società che si chiama Costruzioni e Servizi, vicina a Follini, all’epoca vicepresidente del Consiglio. Con riferimento al versamento dei 200 mila euro Pugliesi mi disse che erano destinati a Casini. Vennero consegnati al tesoriere dell’Udc perchè erano assenti sia Cesa che Casini, impegnati in un’operazione di voto, secondo quanto mi disse il tesoriere medesimo».
Il 6 settembre viene interrogato il commercialista Marco Iannilli che risulta in società con Di Lernia e afferma: «Consegnai a Di Lernia 300 mila euro su indicazione di Cola, parte dell’acconto dovuto a Pugliesi (complessivamente 600 mila euro) la cui quota parte, nella misura di 300 mila euro, avrebbe dovuto essere consegnata al partito di riferimento di Pugliesi, l’Udc».
Il 24 agosto 2011 Lorenzo Cola conferma lo schema già acquisito dai pubblici ministeri ma aggiunge dettagli e nomi.
Afferma a verbale: «Sul piano strettamente formale il potere di nomina del cda di Enav apparteneva al ministero dell’Economia, sul piano sostanziale era frutto di una precisa spartizione politica. In concreto, nella prima fase ossia tra il 2001 e il 2002 vi era un tavolo delle nomine o laboratorio interno alla maggioranza composto da Brancher, Cesa, Gasparri o La Russa e un uomo della Lega. Quanto ai riferimenti politici dei soggetti che si sono succeduti nel tempo, posso dire che Pugliesi è sempre stato in quota udc originariamente riferibile a Baccini. Devo aggiungere che dentro Finmeccanica il riferimento è Bonferroni, deputato ancora ora confermato nel ruolo di cda della holding. A quanto mi risulta Nieddu venne nominato direttamente dal Tesoro, Martini aveva come riferimento An e il ministro Matteoli».
E poi rivela: «Nell’ultima tornata di nomine io fui messo a conoscenza che Matteoli aveva ottenuto un accordo con Tremonti per il quale avrebbe potuto decidere le presidenze delle società … Ed è proprio per ingraziarsi Matteoli che Pugliesi, tre giorni prima dell’ultima nomina del Cda di Enav fa l’operazione Optimatica chiudendo un contratto poco inferiore alla soglia oltre la quale sarebbe scattata la necessità di una delibera del Cda. Nieddu mi ha riferito di un incontro avvenuto all’Harry’s bar di Roma tra Matteoli, un suo parente e un apicale di Optimatica nei giorni precedenti la delibera di Pugliesi. Poco dopo Optimatica ha assunto quel parente di Matteoli».
Cola racconta di «buste» piene di soldi – anche 300 mila euro – che l’ex direttore generale di Alenia Paolo Prudente gli consegnava da portare a Lorenzo Borgogni «per le necessità di pagamento di entità istituzionali».
E poi racconta come «agli inizi del 2008 è avvenuta la consegna di somme di denaro a Bonferroni quando portai a Borgogni 300,350 mila euro in contanti».
Codice con Guarguaglini: «fare i compiti»
Per mesi Cola ha negato che i vertici di Finmeccanica fossero a conoscenza delle tangenti versate ai politici e invece il 24 agosto scorso rivela: «Nelle nostre discussioni (con Guarguaglini, ndr ) l’attività di sovrafatturazione e di pagamento di tangenti veniva definita “fare i compiti”.
Locuzione che serviva per definire anche l’attività di mettere a posto le carte, la contabilità e tutto il resto, per evitare si scoprissero i fatti illeciti che intervenivano. Quando qualcuno incappava in qualche vicenda giudiziaria, e a ciò veniva dato risalto mediatico, dicevamo che avevano fatto male i compiti».
Anche l’amministratore di Selex era «consapevole», secondo Cola.
Afferma il consulente nell’interrogatorio del 9 dicembre 2010: «Si parlava con l’ad Marina Grossi del fatto che per lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. È un sistema che lei ha ereditato e che ha continuato a realizzare».
Di fronte ai magistrati di Napoli, con i quali ha cominciato a collaborare da qualche settimana, il responsabile delle relazioni istituzionali di Finmeccanica Lorenzo Borgogni si è definito «collettore dei rapporti con i politici».
Cola gli assegna un ruolo diverso: «Borgogni gestiva il livello di pagamenti destinati ai politici». Lo stesso manager ammette di aver fatto «assumere la figlia di Floresta (Ilario, ex deputato di Forza Italia, ndr ), che ne aveva fatto richiesta a Martini, in una delle società del gruppo Finmeccanica».
Agli atti è allegata un’intercettazione telefonica dello stesso Borgogni con tale «Marco».
Marco: senti mi ha chiamato Filippo eh, che dice su, su quel discorso che facciamo ogni anno della loro offerta di partito a Milano eccetera…
Borgogni: di partito? del ministero!
Marco : parti …eh del Pd, credo sia una cosa del Pdl, no? dice che te ne ha parlato a te pure|
Borgogni: no
Marco: su Milano, lui mi ha anche detto che gli hai indicato che non volevi comparire come Finmeccanica ma con una società esterna
Borgogni: Vabbè, ma se ne parla quando torni dai
Marco: e no, questo si ok! no perchè lui dice scusami sto all’ultimo con l’acqua alla gola eccetera, perchè lui deve parlare con qualcuno dei nostri… tra oggi e domani.
Borgogni impreca e poi, via sms, spiega che di questa cosa non bisognava parlare al telefono.
Scrive Ielo nella sua richiesta di arresto poi negata dal giudice: «Il tenore della telefonata appare essere inequivoco. Si tratta di una contribuzione al Pdl che rischia di essere confusa con una contribuzione al Pd, palesemente illecita, in ragione del fatto che deve essere effettuata con una società esterna. Carattere di illiceità emerge anche dalla reticenza e dal fastidio manifestati da Borgogni il quale evidentemente sa o presume di essere intercettato».
Fiorenza Sarzanini
(da Il Corriere della Sera)
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
SOPRALLUOGO CONGIUNTO DEI DUE EX LEADER DI AN IN PIAZZA ANNIBALIANO PER VERIFICARE L’ANDAMENTO DEI LAVORI…ALEMANNO: “AUSPICO GRANDE RICOMPOSIZIONE DEL CENTRODESTRA”
Prove tecniche di ricostruzione. In cantiere. 
«Auspico che ci sia una grande ricomposizione del centrodestra attraverso il Pdl, una ricostruzione che metta insieme tutti quelli che si sentono alternativi alla sinistra» dice il sindaco di Roma, Gianni Alemanno , durante la visita al cantiere della metro B1 di piazza Annibaliano in compagnia di Gianfranco Fini, leader di Fli e presidente della Camera.
Caschi di protezione e i giubbetti catarifrangenti per scendere a 40 metri di profondità : l’incontro istituzionale, programmato da tempo, ha lasciato lo spazio anche a rimpianti e nostalgie dell’ultima ora.
In piazza Annibaliano, infatti, c’erano anche numerosi fotografi e residenti.
Nella folla anche un arzillo sostenitore di Fini che ha chiesto la riconciliazione con Alemanno. «A presidè, ve posso rivedè ‘nsieme?» chiede.
«Eh, stiamo qui», nicchia con un sorriso la terza carica dello Stato.
Poco dopo, mentre i due scendono giù a livello dei binari per percorrere loro un tratto della nuova linea, il sostenitore di Fini torna all’attacco.
Sfrutta la presenza di fotografi e cameramen e afferra Fini e Alemanno prendendoli sottobraccio.
«Scattatece ‘na foto – chiede, guardando prima l’uno e poi l’altro – Finalmente, che momento!», ribadisce a più riprese.
«Sono i cosiddetti militanti di base», ironizza subito dopo il presidente della Camera.
Intanto, però, durante il sopralluogo Fini e il primo cittadino parlottano tra di loro, per la gioia del supporter del presidente che confida nella riappacificazione.
«Sono soddisfatto di come sono andati i lavori. Siamo riusciti a rispettare i tempi e i costi. A febbraio del prossimo anno i cittadini andranno su questo tratto della metropolitana che nel 2013 tutto il tratto sarà¡ completato» ha dichiarato il sindaco.
«Si tratta di un passaggio fondamentale per la mobilità¡ della nostra città¡ – ha spiegato ancora il sindaco di Roma Gianni Alemanno – in tutti questi anni abbiamo garantito i finanziamenti. Anche nel 2011 abbiamo stanziato altri 150 milioni per comprare le vetture. Uno sforzo notevole, in larga parte supportato da Roma Capitale».
La metropolitana di Roma, sottolinea il presidente della Camera, «non è soltanto un’opera che abbellirà la città , ma può essere presa a esempio in una dimensione generale» grazie alla «collaborazione che vi è stata tra le istituzioni. Si sono alternate delle amministrazioni- ricorda Fini- ma l’amministrazione Alemanno non ha pensato di azzerare, cancellare o rivedere il lavoro della Giunta precedente che era di diverso colore politico. C’è stata collaborazione tra le amministrazioni capitoline e le altre autorità statali».
E poi, conclude, la collaborazione «con i cittadini che, dopo un iniziale e più che comprensibile fase di timore, quando hanno visto che le cose si facevano sul serio e si rispettavano i tempi, hanno preso atto che le cose si possono fare bene e si può migliorare la qualità della vita in una città così complessa. C’è una eccellenza italiana, nel senso pieno del termine, di cui nonostante tanti problemi dobbiamo essere fieri».
(da “Il Corriere della Sera”)
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Settembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DEL LAZIO E IL SINDACO DI VERONA “LICENZIANO” IL PREMIER, ALEMANNO LI SEGUE A RUOTA…NEL CENTRODESTRA SI ALLARGA LA FASCIA DEGLI SCONTENTI CHE ORA ESCONO ALLO SCOPERTO…PER ALFANO “E’ SCONFITTISMO, POSSONO ACCOMODARSI IN PANCHINA”
Silvio Berlusconi perde i pezzi. 
Oggi due nomi di peso della sua maggioranza lo invitano esplicitamente a farsi da parte: Renata Polverini, governatore della Regione Lazio eletta dal Pdl, e Flavio Tosi, sindaco di Verona con grande seguito nella base leghista.
Pochi giorni fa il medesimo invito era arrivato dal senatore Beppe Pisanu, uno dei fondatori di Forza Italia.
L’ultima puntata dello scandalo escort spinge in superficie il malcontento che cova nel centrodestra.
Anche se può contare su una maggioranza numerica in Parlamento, il premier “deve fare un passo indietro”, afferma Polverini in un’intervista al Messaggero.
Perchè “le vicende che hanno coinvolto Berlusconi nell’ultimo periodo ne hanno minato la credibilità e la reputazione”, continua, e questo si traduce “in un serio problema di credibilità per il Paese”.
Il governatore del Lazio rivela che all’interno del Pdl sono tanti a pensarla così, ma non hanno il coraggio di fare outing: “Ne parlano, è vero in segreto. Ma è diverso affermarlo alla luce del sole, dirlo in faccia”.
A dirglielo in faccia è il leghista Tosi, sulle pagine del Corriere della Sera: ”Un ciclo è concluso. La cosa migliore sarebbe che Berlusconi decidesse di farsi da parte. Ma non nel 2013: il prima possibile”.
Le colpe del premier, secondo Tosi, sono da ricercare in una “gestione della finanziaria piuttosto ondivaga” e nelle sconfitte rimediate ai referendum e a Milano”.
Per il sindaco di Verona, andare alle elezioni politiche oggi sarebbe “una cosa da pazzi”. Neppure un governo tecnico lo convince, dunque “ci vorrebbe una svolta dentro la stessa maggioranza”, che così facendo potrebbe conquistare “nuovi consensi”.
Ma una cosa è certa: non si può tirare a vivacchiare per un anno e mezzo”.
Da motore a zavorra: questa la parabola del Cavaliere secondo un numero sempre più consistente di rappresentanti del centrodestra.
In tarda mattinata arriva la replica del segretario del Pdl Angelino Alfano, ospite ad Atreju, la festa dei giovani del partito, che se la prende “il nichilismo e lo sconfittismo” di certi “scambi di interviste sui giornali” dove si fa “a gara a chi dà la martellata più forte”.
Chi non sta con Berlusconi è fuori, dice in sostanza: “Chi ci crede gioca la partita, chi non ci crede si metta a bordo campo e faccia giocare chi ha voglia di vincere”.
La “questione della premiership” è rimandata “a fine 2012, inizi 2013″, cioè alla fine naturale della legislatura.
Tutti i candidati di rango inferiore, invece, d’ora in poi dovranno sottoporsi alle primarie: ”Entro il mese di settembre — spiega Alfano — al tavolo delle regole affermeremo il principio che tutti i nostri candidati, a sindaco, a presidente provincia, devono avere l’indicazione popolare. L’idea e’ che si deve passare dal ‘calati dall’alto’ allo ‘spinti dal basso’, questo e’ il capovolgimento di prospettiva su cui lavoriamo”.
Ma a manovra economica allarga il campo degli scontenti del centrodestra.
E’ semplicemente “drammatica” per il sindaco di Roma Gianni Alemanno, Pdl, intervenuto ad Atreju insieme al collega milanese Giuliano Pisapia, di Sel (qui il video).
Senza giri di parole, Alemanno ha spiegato che se non verrà cambiata “il servizio di trasporto pubblico sparirà ”.
Poi il sindaco si getta nel dibattito innescato da Polverini e Tosi e aggiunge il suo benservito al Cavaliere: ”Penso che per il 2013 ci sia bisogno di fare le primarie, per individuare un nuovo candidato”, dice ai cronisti durante una visita al parco acquatico Zoomarine.
I toni sono quelli che si rivolgono a un capo che va in pensione: “L’importante è che vada avanti il Pdl e il suo progetto politico, ovviamente siamo tutti grati a Berlusconi per aver fondato il partito”.
Berlusconi va avanti per la sua strada, apparentemente impermeabile agli squilli di rivolta. Torna a parlare nel giorno del decimo anniversario degli attentati negli Stati Uniti contro le Torri gemelle e il Pentagono, in un audiomessaggio pubblicato sul sito dei Promotori della libertà .
Che si conclude con un accenno al caso escort.
E cioè, secondo il Cavaliere, alle “infinite falsità che vengono scritte in questi giorni, anche su di me come persona”. Ma il suo intervento parte dalla “crisi economica”, che “è stata insieme al terrorismo il dato preminente, saliente di questo decennio”.
Da qui la difesa d’ufficio della manovra approvata nei giorni scorsi al Senato, che definisce “la più equa possibile”. Il “necessario rigore” del provvedimento è stato chiesto “dall’Europa e dalla Bce” e “imposta in tempi molto stretti dai mercati”.
Sintesi finale: ”Abbiamo salvato i nostri conti, abbiamo salvato i risparmi dei cittadini italiani, abbiamo salvato l’Italia”.
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Luglio 4th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO AVER SFASCIATO IL MONDO GIOVANILE, AVER PERSO CREDIBILITA’ CON LA PARENTOPOLI ROMANA, ESSERSI PRESO BACCHETTATE PERSINO DA RICCARDO MUTI, L’EX SOCIALE ALEMANNO HA RIUNITO AL BAR L’EX FIDANZATA SALTAMARINI, L’INQUISITO LANDOLFI E POCHI ALTRI SOPRAVVISSUTI …NE E’ USCITO UN DOCUMENTO RIVOLUZIONARIO: “MAI PIU’ PARLAMENTARI NOMINATI”: FORSE SOLO RACCOMANDATI ?
Arrivano alla spicciolata Mario Landolfi, Barbara Saltamartini, Paola Frassinetti, tra gli altri.
E poi il sindaco di Roma. Da lui nemmeno un’ora prima è arrivata la nota più stonata dell’Alfano day.
Alemanno ha interpretato il ruolo di chi ha detto “il re è nudo”, evidenziando come il consiglio nazionale del Pdl altro non sia stato che una kermesse priva di alcuna partitura diversa da quella decisa a piacimento da Berlusconi.
E del resto era sua l’eredità politica che i convenuti a Via della Conciliazione erano chiamati ad accettare.
Solo che il presunto de cuius, politicamente parlando, non si sentiva affatto finito ed Alfano, che essendo stato suo assistente è abituato a capirne anche i sospiri, se ne è reso subito conto correndo ai ripari e rassicurandolo sul fatto che sarà comunque lui, il Cavaliere, il candidato a premier del 2013.
Come se fosse davvero Angelino il leader in grado di incoronare Silvio.
Avrebbero ragione gli scontenti se non fosse che per anni la cosa gli è andata a fagiolo e ha permesso loro di posare le natiche su ben retribuite poltrone.
Quel che è peggio è che costoro hanno voluto dare in passato anche una patina ideologica alla loro corrente, come sedicenti appartenenti al gruppo della destra sociale, elaborando teorie disattese e avendo come prassi quella di rimanere stretti osservanti della politica dei berluscones.
In realtà la nomina di Angelino Jolie a segretario è solo un passaggio che è servito a superare lo schema del 70-30 e annegare gli ex An ( si vedranno tutti a Mirabello tra qualche settimana per contarsi) dentro il Pdl.
E per liquidare il triumvirato dei coordinatori, soprattutto La Russa.
Come? Con un’improvvisa correzione apportata nella notte alla norma statutaria approvata in mattinata (non a caso ha tanto insistito per la votazione l’unico dei tre coordinatori che manterrà un ruolo centrale, Denis Verdini) in base alla quale il segretario del Pdl “può avvalersi dei tre coordinatori”.
Nella prima versione, quella proposta da La Russa, c’era invece scritto un ben più vincolante “si avvale”.
Da ieri gli ex An sono l’opposizione interna al partito.
Una garanzia, se l’opposizione interna la faranno loro, che Berlusconi possa restare al suo posto per altri 10 anni.
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