Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
MOBILITA’ SOSTENIBILE E POLEMICHE ANIMALISTE: NON CI SARA’ L’ADDIO AI CAVALLI… IL COMUNE GETTA ALLE ORTICHE I PROTOTIPI FINANZIATI CON DENARO PUBBLICO
Cavalli sotto sforzo per il brusco calo di temperature, ma paradossalmente la fine del caldo
farà star meglio i quadrupedi della Capitale, proprio mentre tramonta il progetto delle botticelle elettriche commissionate dal Comune di Roma al centro universitario della Sapienza dedicato alla ricerca per la mobilità sostenibile ( Pomos).
Nella sede di Cisterna di Latina, giacciono in un capannone i prototipi: definitivamente accantonati. Eppure pagati a caro prezzo.
L’addio al progetto lo ha confermato il sindaco di Roma Gianni Alemanno che, in una intervista radiofonica, ha chiarito come l’idea fosse stata «scartata dai vetturini», ed ha annunciato invece che il prossimo intervento sulle carrozze sarà l’inserimento di un piccolo motore elettrico «che aiuta la botticella ad andare avanti e non sforza il cavallo».
Una scelta fortemente contestata dagli animalisti.
SOLDI PUBBLICI BUTTATI
L’addio al progetto elettrico viene vistop come un tradimento delle promesse fatte dal sindaco, ma soprattutto come l’ennesimo spreco di denaro pubblico: soldi buttati. Quasi 300 mila euro spesi per lasciare nei capannoni del centro di ricerca la botticella del futuro, quella che, secondo alcuni, avrebbe cancellato la tradizione.
Il progetto deve aver fatto non poca paura alla lobby dei vetturini: il risultato ottenuto, un ibrido tra carrozza ed automobile, un oggetto di design dal gusto retrò che non sfigurerebbe come nuovo mezzo di trasporto turistico, viene così tenuto lontano dalla Capitale.
Forse per evitare che qualcuno se ne innamori…
Il professor Frattale Mascioli nella rimessa di Cisterna con una delle botticelle elettriche Il professor Frattale Mascioli nella rimessa di Cisterna con una delle botticelle elettrich
TRAZIONE ELETTRICA ADDIO
«Non si capisce come mai il Comune di Roma, dopo aver affidato l’incarico, si sia completamente disinteressato», dice il responsabile del Pomos Fabio Massimo Frattale Mascioli. «La prima fase consisteva della realizzazione delle vetture: una è stata completata, la seconda è pronta per essere assemblata – dice il professore. Dopo la realizzazione della piccola flotta ci sarebbe stato il secondo passaggio: le infrastrutture di ricarica e gestione, ma non se n’è fatto più nulla», conferma il responsabile
La botticella ecologica può portare fino a 5 persone, raggiungendo la velocità tipica di una carrozza a cavallo, 25 chilometri orari, con un’autonomia di 30 chilometri.
Ma Alemanno ha detto chiaramente proponendo il nuovo progetto: «la tradizione deve andare avanti ma deve esserci rispetto e tutela per gli animali».
«BASTA CARROZZE»
Anche la consigliera del Pd capitolino Monica Cirinnà (già delegata alla tutela degli animali nella precedente giunta) si è mobilitata, rilanciando sulla battaglia alla carrozze: «Non si comprende come mai il Campidoglio abbia dimenticato nei capannoni di Cisterna di Latina le macchinette sostitutive delle botticelle».
E annuncia: «Ho presentato in proposito una interrogazione urgente al sindaco per conoscere l’intenzione dell’amministrazione comunale circa l’uso e l’entrata in servizio dei nuovi veicoli. Infine torno a sollecitare nuovamente la discussione in aula della delibera di soppressione del servizio pubblico con traino animale».
CAVALLI E POLEMICHE
In una città in cui, da qualche tempo, un tour operator organizza gite per turisti con mezzi alternativi a bus e botticelle – vale a dire apette, vecchie Fiat cinquecento e Vespa Piaggio – il Comune difende a spada tratta le tanto amate carrozze, i suoi conduttori (ridotti ad una ventina) ed il loro corposo business: già perchè un giro a cavallo può costare sino a 600 euro
Niente ultima corsa per il Nestore di sordiana memoria (Alberto Sordi dedicò un film alla professione), ma un aiutino per fare meno fatica forse arriverà : ultima delle invenzioni per andare incontro alle esigenze degli animali senza mortificare tradizione ed affari connessi, spiega il Campidoglio.
LE REGOLE DA APPLICARE
Restano intanto da far rispettare con rigore le regole che il Comune – sotto la pressione di un’opinione pubblica sempre meno disposta a tollerare maltrattamenti agli equini – ha stabilito con apposite ordinanze: non troppi turisti a bordo, niente corse con temperature sopra i 35 gradi, ed in ultimo persino la proposta di risarcire i botticellari durante le ondate straordinarie di caldo.
Se ne riparlerà , a questo punto la prossima estate.
Ma il tema della tutela dei cavalli resta tra i più sentiti: come dimenticare la rissa tra animalisti e vetturini dell’agosto scorso, quando venne scoperta una botticella che portava sei turisti con un cavallo stremato? Tre, alla fine, furono gli arresti.
PEZZO DA MUSEO
Appare dunque difficile che il Campidoglio torni sui propri passi e rispolveri il progetto delle botticelle ecologiche.
A questo punto, al centro di ricerca universitario non resta che provare a piazzare il prodotto di mobilità alternativa che potrebbe arricchire l’offerta turistica a Roma in qualche altra città .
Ma al Pomos sono riluttanti: «Non siamo venditori d’auto», fanno sapere i ricercatori. L’eco-botticella sembra destinata a diventare un pezzo da museo, oltre che un piccolo monumento allo spreco di denaro pubblico e alla conservazione di vecchi interessi corporativi.
Michele Marangon
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 11th, 2012 Riccardo Fucile
L’OPPOSIZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE CHIEDE: ALEMANNO CHIARISCA IN QUALE FORMA E PER QUALI CIFRE L’ARRESTATO LAVORAVA PER IL CAMPIDOGLIO”
Ombre anche sull’amministrazione comunale di Roma in margine all’arresto di Ambrogio
Crespi, titolare di numerose società di comunicazione che operavano su Roma e fratello del «guru» di Gianni Alemanno, Luigi Crespi.
Con una interrogazione al primo cittadino della Capitale, il consigliere comunale del Pd, Paolo Masini chiede di sapere «se, in quale forma e con quali cifre, le aziende di Ambrogio Crespi avevano rapporti diretti o indiretti con il Campidoglio di Alemanno».
CONDANNATI PER BANCAROTTA
L’opposizione capitolina ricorda che «già in passato Ambrogio Crespi, Luigi Crespi e la moglie Natascia Turato erano stati condannati in primo grado per bancarotta» e sottolinea come sia ora «necessario che il sindaco Almenno faccia chiarezza sull’ennesima brutta vicenda».
La Spin Network, fra le altre «creature» cura nel suo settore comunicazione anche il sito Roma Capitale News.
Più dura Monica Cirinnà , consigliere Pd: «à‰ noto che a realizzare i video per il sindaco di Roma è stata la società “Spin-Network”, riconducibile all’arrestato – scrive -. Ferma restando la libertà del sindaco di farsi realizzare da chi vuole video e altri servizi propagandistici, restano comunque gli interrogativi sulla lunga lista di rapporti inquietanti intrattenuti dal primo cittadino con persone e ambienti troppo spesso inseguiti a vario titolo dai tribunali di mezza Italia».
«MIO FRATELLO INNOCENTE»
Intanto il sondaggista e spin doctor di Alemanno, Luigi Crespi, si dice «sicuro dell’innocenza di mio fratello e del fatto che non si possano trovare prove alle cose che non sono avvenute» e reputa che l’arresto «possa essere quantomeno un equivoco, un errore, una decisione affrettata».
«Le accuse sono di associazione esterna con la ‘ndrangheta, voto di scambio, corruzione – conclude Luigi Crespi – in un periodo nel quale io e mio fratello lavoravamo già a Roma, dove ci siamo trasferiti da qualche anno, e in una campagna elettorale, quella lombarda, in cui non fummo impegnati professionalmente con nessuno».
I VOTI DI SCAMBIO
Quanto alle accuse secondo cui Ambrogio Crespi avrebbe trattato con la ‘ndrangheta «nella consapevolezza di farlo» e raccolto 2500 preferenze a favore di Domenico Zambetti (l’assessore alla casa, ora dimissionario, della Regione Lombardia), per Luigi Crespi «questi 2.500 voti, che comunque non sono oggettivamente nella disponibilità di mio fratello, sarebbero andati a persone che non abbiamo memoria di aver mai incontrato e con cui comunque non abbiamo mai avuto rapporti».
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI ROMA SI RICANDIDA MA AVVERTE: “TROPPI SEGNALI NEGATIVI, BISOGNA PRESENTARSI CON UNA SITUAZIONE RINNOVATA”
“Non sarebbe opportuno presentarsi, almeno su Roma, con la lista Pdl. Soprattutto nel
Lazio ci sono segnali negativi e quindi bisogna presentarsi con una situazione rinnovata”. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno si prepara alle prossime elezioni comunali.
E durante l’intervista alla trasmissione ‘Un caffe’con..’ in onda su Sky spiega quali saranno le sue prime mosse per ricandidarsi come primo cittadino della capitale.
Definendo il presidente del Consiglio ”un uomo culturalmente di centrodestra”, Alemanno si è augurato che faccia “una scelta politica di centrodestra”.
Ha precisato che ”non si tratta di tirare la giacca di Monti da una parte o dall’altra, perchè già altre forze politiche lo hanno fatto e sono rimaste spiazzate. L’importante – ha aggiunto – è che ci sia un confronto tra le forze politiche, soprattutto di tipo programmatico, così che Monti possa fare una scelta politica”.
Poi è tornato a ribadire: “Il Pdl va azzerato per avere un vero rinnovamento e senza quel rinnovamento, il centrodestra può scomporsi. Dobbiamo ricominciare da capo e non fare solo operazioni di lifting. O si fa sul serio o oguno per conto proprio”. Riferendosi alle misure varate dal governo per abbattere i costi della politica, il sindaco ha ricordato che ”i comuni hanno pagato tantissimo dal punto di vista dei tagli, ma nessun passo indietro sulla responsabilità personale. Siamo strettissimi, dobbiamo approvare il bilancio ma il Comune di Roma non è a rischio dissesto grazie all’intervento dell’allora governo Berlusconi nel 2008. Roma è solida, ormai da quattro anni”.
Casi Fiorito in Campidoglio? “Certe volte si scoprono sempre dopo, ma direi proprio di no, perchè nel Comune non ci sono quei meccanismi troppo autonomi che esistono nelle regioni italiane”, ha concluso Alemanno.
Immancabile un riferimento alla candidatura di Nicola ZIngaretti alla Regione Lazio. “Ho telefonato al presidente della Provincia, gli ho fatto i miei auguri e gli ho detto: ‘Mi lasci solo al Comune’, e la battuta è stata: ‘Così vinco per abbandono’.
Il suo ritiro dal Comune dimostra che non “è vero che Zingaretti avrebbe sicuramente vinto la sfida per la poltrona a sindaco di Roma”, perchè secondo Alemanno ”se Zingaretti fosse stato vincente non sarebbe stato ritirato dal Pd. Dietro questa scelta credo ci sia il tentativo, da parte del Partito democratico, di combinare qualche papocchio su Roma: quella di Zingaretti era una candidatura data per scontata, già in campo da molto tempo, e se è stato spinto sulla Regione è perchè credo ci sia qualche tentativo a tavolino di rimescolare le carte. Ma non credo – ha concluso Alemanno – che i romani apprezzeranno molto questi tentativi calati dall’alto”.
Tornando al Pdl, il sindaco di Roma ha aggiunto che “siamo in una fase di scomposizione e ricomposizione. Quella della lista del centro-sud è solo un’ipotesi. Ma la principale soluzione rimane la rifondazione del Popolo delle Libertà in un nuovo soggetto politico. E vedo che anche Silvio Berlusconi sta lavorando in tal senso. Ci sono ulteriori opzioni – ha continuato il primo cittadino – la scomposizione geografica, anche con una lista per il nord, e anche quella ideologica tra destra e centro. Ma quest’ultima è l’ipotesi meno probabile. Domani da Bari comincio un tour per avere un confronto con i diversi contesti territoriali”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 4th, 2012 Riccardo Fucile
SI PARLA DELLA MELONI MA PER TUTTI LA CANDIDATURA E’ A RISCHIO….ALEMANNO POTREBBE CERCARE RIPARO IN PARLAMENTO
Il punto di partenza è già un punto d’arrivo: Gianni Alemanno non ha fiducia in Gianni Alemanno. à‰ un’illuminante presa di coscienza, però tiene il sindaco di Roma incatenato ai propri errori e ai propri (futuri e vicini) fallimenti.
Il romano di Bari avverte la rovinosa caduta elettorale: al secondo mandato ci credono soltanto i suoi sondaggisti e consulenti di sostegno, Luigi Crespi; un pezzettino di ex Alleanza Nazionale; nemmeno un naufrago di Forza Italia e neppure i palazzinari unti nel cemento.
Di buon umore, palazzo Chigi ha smentito la telefonata del Cavaliere ad Alemanno (fonte Repubblica) per convincerlo a una ritirata strategica in favore di Giorgia Meloni.
Due cose non tornano: il sindaco non ha bisogno di lavaggi cerebrali, già quattro anni fa temeva la sconfitta e vinse, figuratevi oggi; l’ex ministro non vuole bruciare la carriera per coprire l’inettitudine di Alemanno.
Non senza niente in cambio: a precise garanzie, si può parlare.
La Meloni apre un elenco vastissimo (“Andiamo avanti con Gianni”), che va oltre i confini di partiti più o meno fusi, più o meno ancora operativi.
I berlusconiani veraci non scommettono un euro su Alemanno, ma non s’intravedono giovani o vecchi politici disposti a immolarsi per un onorevole massacro contro Nicola Zingaretti (Pd), che aspetta le primarie per trionfare con qualche mese di anticipo.
Il sindaco indica l’uscita di emergenza: un paracadute a Montecitorio, un posticino tranquillo e abbastanza inosservato.
Però dovrebbe dimettersi entro settembre per evitare il giudizio di quella Giunta per le incompatibilità che, ultimamente, perdona di rado: il primo cittadino di un comune oltre i 200mila abitanti non può avere continuità di carica se la scadenza della legislatura coincide con l’apertura dei seggi; resta la clemenza, certo, e i condoni, pure.
Alemanno voleva spingere in battaglia l’imprenditore Luigi Abete o il poliedrico Giovanni Malagò, scomparsi sin da subito.
In contrasto con se stesso, ormai abbattuto, Alemanno ha citato Obama per replicare su Twitter, non a Clint Eastwood bensì ai suoi numerosi oppositori: si è fatto fotografare di spalle con la frase di Tito Livio “Hic manebimus optime” (qui staremo benissimo).
Non funziona la sincronia perchè lì, in Campidoglio, Alemanno ci sta in qualche modo, forse non benissimo, dal remoto 2008 e s’è guadagnato il soprannome di Aledanno per il traffico, i lavori, le piogge miste a neve e le raccomandazioni nostalgiche ad amici di amici.
Per correggere la “balla ridicola”, Alemanno ne confezione una personalissima: “Lo ribadisco ancora una volta: sono candidato a sindaco di Roma e ricordo a tutti che ci saranno le primarie del 26 gennaio prossimo”.
Ecco, le primarie immaginarie. Da solo, potrebbe vincerle.
A tu per tu con la Meloni, non c’è scampo.
I berlusconiani sperano di proporre un candidato non berlusconiano, un tecnico salvavita: l’aspirazione più complessa, e forse più ecumenica, si chiama Anna Maria Cancellieri.
Il ministro dell’Interno, ex prefetto a Bologna durante il commissariamento, appare irraggiungibile.
Chi presidiava le piazze con Alemmano, e ora non lo cerca o lo evita, commenta: “Non vuole fare la campagna elettorale, vuole tirarsi fuori molto prima. Il centrodestra vorrebbe cedere il controllo senza perdere il potere.
Forse a Giorgia Meloni la proposta piacerebbe, ma per Alemanno sarebbe troppo umiliante”. Anche il sindaco ha un limite.
A parte se stesso.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
I SONDAGGI SONO PESSIMI E ARRIVA IL CONSIGLIO DEL CAVALIERE… ALEMANNO: “SI’, PURCHE’ NON MI SOSTITUISCA UN EX AN”… GIORGIA MELONI POTREBBE ESSERE L’ALTERNATIVA CHE IL SINDACO ATTUALE RIFIUTA
“Gianni, ma li hai visti i sondaggi? Se ti ripresenti, Roma è persa. Che ne dici di fare un passo indietro e lasciare che a candidarsi col Pdl sia qualcun altro?”.
Silvio Berlusconi gioca d’anticipo. A otto-nove mesi dalle Comunali 2013 è intervenuto personalmente in una missione che, nella capitale, va avanti da mesi: convincere Gianni Alemanno a non correre per il secondo mandato.
Qualche giorno fa, il leader del Pdl ha telefonato al sindaco di Roma per sondare il terreno. Perchè nonostante le dichiarazioni ufficiali e la presenza, un mese fa, del segretario Angelino Alfano al battesimo della lista civica di Alemanno per le prossime elezioni, il vero obiettivo è quello di cambiare cavallo.
Possibilmente prima che la corsa parta ufficialmente, per riuscire a trovare un candidato che, al netto dell’alto numero di indecisi e del prevedibile boom dei grillini (l’ultimo sondaggio li dava al 10%) possa mettere realmente in difficoltà Nicola Zingaretti, l’uomo su cui punta il centrosinistra.
La consapevolezza di perdere, infatti, nel Pdl romano è piuttosto alta.
Salvo, appunto, non si cambi candidato, abbandonandone uno dall’immagine ormai opaca (la rete è piene di ironie su Alemanno e la neve, il maltempo e il traffico) e affidandosi a un nome nuovo che catalizzi un po’ di entusiasmo.
Lo scenario capitolino, per ora, è inchiodato in attesa che si chiarisca il quadro nazionale.
Ma la cerchia ristretta degli interlocutori dell’attuale sindaco (compresi i suoi due maggiori sponsor nel 2008, il senatore Andrea Augello e il deputato Fabio Rampelli) da mesi sta provando a convincerlo a fare un passo indietro.
Ora arriva la “moral suasion” di Berlusconi.
Di fronte alla quale Alemanno ha preso tempo, provando a dettare le sue condizioni, conscio che una via d’uscita da Roma (verso il Parlamento), alla luce dei sondaggi negativi, potrebbe anche giovargli: “Se io mi faccio da parte, però – ha risposto – il candidato del Pdl non deve arrivare dalle file degli ex An. Anzi, potrebbe essere proprio un esterno”.
In questo modo, Alemanno potrebbe fare il gesto nobile di ritirarsi di fronte a un nome capace di allargare la coalizione, intascando magari un accordo con l’Udc.
Per questo nei mesi scorsi aveva molto puntato su Luigi Abete, presidente di Bnl e di Cinecittà studios, che però non ha trovato l’accoglienza sperata, sia dall’attuale sindaco che dallo stesso Abete.
Una candidatura, dunque, che pare tramontata. Così come quella di Giovanni Malagò (presidente del Circolo Canottieri Aniene, ottima rete di relazioni, amicizie trasversali), che sembrerebbe più una boutade estiva.
E allora rimane il nome di Giorgia Meloni, che rappresenta ciò che Alemanno vorrebbe evitare. L’ex ministro, però, è giovane, ha un profilo più nuovo e un ottimo radicamento in città .
Tre giorni fa, l’ex assessore alla cultura Umberto Croppi aveva maliziosamente ipotizzato: “Alemanno parla di primarie, sicuro che non si faranno. La Meloni, però, potrebbe batterlo o metterlo in seria difficoltà “.
Aggiungendo anche che “nel Pdl sanno di perdere ma cominciano a temere che con Alemanno la sconfitta sarebbe più netta”.
Alemanno ha replicato appellandosi alla mozione degli affetti, nella speranza che alle primarie fissate il 26 gennaio prossimo, la Meloni non si presenti: “Io non la temo, con Giorgia siamo amici da molto tempo”.
Una categoria, l’amicizia, sulla quale si sa, almeno in politica, non conviene fare troppo affidamento.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 29th, 2012 Riccardo Fucile
ERA IL BRACCIO DESTRO DI DE PEDIS… BUFERA SUL SINDACO DI ROMA PER L’ASSUNZIONE DI “PROVOLINO”
Dalla banda della Magliana al Campidoglio. 
Tra gli uomini di fiducia che il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha voluto nella sua avventura, c’è anche Maurizio Lattarulo, già braccio destro del boss De Pedis e luogotenente dell’estremista nero Massimo Carminati.
Condannato con sentenza definitiva il 6 ottobre del 2000 «in quanto membro dell’associazione a delinquere banda della Magliana», “Provolino”, così lo chiamavano gli altri della gang, nel luglio del 2008 viene arruolato dal primo cittadino della Capitale come consulente esterno per le Politiche Sociali.
«Sarebbe curioso capire con quali competenze in materia», si domanda Giovanni Barbera, presidente del consiglio del XVII Municipio di Roma, che domani invierà alla commissione trasparenza del Comune un’interrogazione urgente.
Prima ancora di nominare nel 2009 l’amico Stefano Andrini, pure lui estremista di destra, come ad di Ama Servizi, e di sistemare con l’infornata di Parentopoli, nel 2010, il Nar Francesco Bianco come operaio all’Atac, Lattarulo ottiene un posticino nel cuore del potere. Con delibera della giunta comunale entra nello staff dell’assessorato alle Politiche sociali. Contratto a termine, articolo 90, che con «riserva di accertamento dei requisiti per l’accesso allo stesso» inizia il 23 luglio 2008 e cessa con la fine del mandato di Alemanno.
Da luglio a dicembre 2008 riceve dal Comune 13mila euro e rotti, nei due anni successivi 30.670 euro e 65 centesimi.
E oggi è segretario particolare dell’attuale presidente della Commissione politiche sociali, Giordano Tredicine. «Non sappiamo con quale tipo di contratto sia rimasto», dicono fonti interne del Campidoglio.
Ma nella seduta in consiglio comunale di fine giugno, in cui si discuteva del bilancio Acea, lui c’era.
Nell’ordinanza di rinvio a giudizio firmata dal giudice Otello Lupacchini, il magistrato che istruì il processo contro i componenti della Banda della Magliana, viene citato novanta volte il suo nome.
“Provolino” è in prima linea al fianco di personaggi del calibro di De Pedis, Massimo Carminati, del cassiere della banda Nicoletti, di Paolo Frau e di Giuseppe de Tomasi.
«Stava con i “testaccini” – ricorda Lupacchini, oggi sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello – e le riunioni per decidere gli affari della banda avvenivano in via di Villa Celimontana 38».
Insomma non era un personaggio di poco spessore Maurizio Lattarulo, tanto che nell’ordinanza di rinvio a giudizio viene indicato più volte come “braccio destro di De Pedis” e “tirapiedi” di Carminati.
Il suo ruolo, raccontano le carte, insieme agli altri boss, era quello di gestire i circoli scommesse e le sale giochi della città , «aperti dalla banda per riciclare il denaro sporco provento di usura e spaccio».
Racket e gioco d’azzardo erano il suo settore di competenza, fino al salto di qualità : l’usura.
C’è un passaggio dell’ordinanza in cui Enrico Boldrini, pentito della gang e negli anni ’80 gestore di un negozio di noleggio di videogiochi finito nelle maglie della Banda, sostiene che Lattarulo (con Carminati e Maragnoli) andava da lui a riscuotere il pizzo (20 milioni di lire ogni fine mese) per conto di De Pedis.
Ridotto in miseria, Boldrini si diede alla latitanza e quando tornò, per ricominciare bussò alla porta di Provolino: «Mi rivolsi a Lattarulo, il quale, in più occasioni, mi erogò finanziamenti per qualche decina di milioni di lire, al tasso del 4 o 5% mensile».
E ancora: «Confermo di aver indirizzato al Lattarulo dei gestori di circoli in difficoltà economiche: si trattava di persone che versavano nelle mie stesse situazioni di vessazione». Forse tutto questo deve essere sfuggito ad Alemanno quando ha deciso di affidargli la consulenza per le Politiche sociali.
Federica Angeli
(da “La Repubblica”)
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Luglio 21st, 2012 Riccardo Fucile
PER IL SINDACO DI ROMA “UN GOVERNO TECNICO NON PUO’ FARE RIFORME STRUTTURALI: SERVE IL CONSENSO POPOLARE”
«Tranquillizzo i mercati e la sinistra: non ci sarà il sesto tentativo di
Berlusconi» a candidarsi a presidente del Consiglio.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo alla trasmissione Omnibus di La7, si è concesso una battuta («Grazie alle mie dichiarazioni lo spread diminuirà di qualche punto»), ma ha anche precisato: «Il Pdl sta attraversando un momento difficile, con la riproposizione di schemi vecchi che dovevano essere superati: ho parlato in settimana con Berlusconi e gli ho espresso mia perplessità su una sua ricandidatura, perchè ritengo che rappresenti un passo indietro: è necessario scrivere una pagina nuova e costruire una nuova visione».
Anche Franco Frattini del Pdl ha ammesso, in un’intervista al Messaggero, che il ritorno in campo non è certo ( «non ne sono sicuro semplicemente perchè non l’ho sentito dire da lui»).
IL FETICCIO
Il primo cittadino capitolino ne ha anche per l’ex opposizione: «Quando morirà Berlusconi – spiega – la sinistra lo imbalsamerà e conserverà il suo feticcio come causa di tutti i mali. Come con la Piazza Rossa e Lenin: vorrà mostrarlo e dire: «È colpa sua». Comunico alla sinistra italiana che il problema dell’Italia non è Berlusconi, sono altri. Lui ha cercato di risolverli e non c’e’ riuscito ma i problemi sono altri».
GOVERNO TECNICO E RIFORME
Alemanno ha anche ribadito che a suo avviso non spetta al governo tecnico di Mario Monti effettuare riforme strutturali: «I tecnici, oltre un certo limite, le riforme non le possono fare perchè quelle strutturali hanno bisogno di una visione, di un indirizzo e consenso popolare: quindi ci vuole la politica». Riguardo all’operato dell’esecutivo, il primo inquilino del Campidoglio ha aggiunto: «il governo Monti ha fatto una buona riforma sulle pensioni e una pessima e contraddittoria riforma sul lavoro che produce più problemi di quelli che risolve e poi ha prodotto una serie di manovre tutte fondate sui tagli lineari».
LA LISTA CIVICA
Nel 2013 sono previste le elezioni politiche, ma a Roma si correrà anche per il sindaco.
Il candidato uscente spiega: «A gennaio faccio le primarie. E il 25 luglio presentiamo la lista civica al Pincio. Serve a raccogliere i cittadini che non se la sentono di stare con i partiti ma che vogliono partecipare alla vita politica. Il sindaco è al di sopra, ma sarà sponsorizzata dal sottoscritto. Sarà aperta a tutti»
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
NELLE TENDE FINO A 47 GRADI, TRASFERITI GLI OSPITI… E’ DURATO MENO DI DUE SETTIMANE IL “CAMPO ROMA” DA 150 POSTI
La situazione era diventata insostenibile: allagamenti, problemi con la rete elettrica, le fognature e
una temperatura che in alcune ore ha sfiorato i 47 gradi.
È durato meno di tre settimane il campo donato dal Comune di Roma agli sfollati di Rovereto di Novi, una delle città in provincia di Modena più colpite dal sisma. Allestite il 30 maggio, le tende regalate dal Campidoglio sono state smontate e rispedite al mittente.
Gli ospiti sono stati trasferiti in una nuova struttura messa in funzione dalla Protezione civile nazionale nel campo sportivo.
Con buona pace del sindaco capitolino, Gianni Alemanno, che a pochi giorni dalla seconda violenta scossa del 29 maggio aveva fatto il giro delle zone rosse, con tanto di caschetto giallo e t-shirt della “sua” protezione civile, promettendo una tendopoli targata Roma Capitale da 240 posti.
In realtà di persone ne sono state accolte poco meno di 150, e, più che un campo sfollati, quello regalato da Alemanno si è rivelato un campo da scout in gita, adatto a una notte o poco più.
“La zona individuata dal Comune di Roma era un’area privata, dichiarata non a norma dalla Protezione Civile”, spiega l’assessore alle politiche sociali di Novi di Modena, Dario Zenoni.
Un terreno in piena periferia, in mezzo al nulla. “Non aveva le caratteristiche per ospitare una tendopoli – continua l’assessore – Mancava tutto, dalle fogne alla pavimentazione. E bastava qualche goccia di pioggia per allagarlo”.
Già al battesimo il Campo Roma non prometteva nulla di buono: gli ospiti, tutte persone con la casa gravemente danneggiata dalle scosse, sono rimasti per tre giorni senza servizi igienici, nè luce, nè acqua.
E nei giorni successivi la situazione non ha fatto altro che peggiorare.
Pozzanghere di fango vicino ai bagni e un’aria soffocante.
La maggior parte degli sfollati non dormiva nelle tende blu in dotazione al ministero dell’Interno per le emergenze, ma in semplici tende da campeggio.
Piccole e prive di teloni per ripararsi dal sole.
Per questo, con il caldo degli ultimi giorni, la temperatura interna ha raggiunto i 47 gradi centigradi. Impossibile dormire e addirittura respirare bene.
Praticamente un inferno, che ha costretto la Protezione civile a correre ai ripari, allestendo in fretta e furia un’altra tendopoli al campo sportivo di Rovereto: 350 posti (di cui al momento 90 occupati) in una zona definita dal Comune “a maggiore ricettività , più vicina al centro e con un comfort abitativo e servizi migliori rispetto a quello precedente”.
Qui, oltre alle cucine gestite dalla Croce Rossa e ai servizi di assistenza psicologica, arriveranno presto anche i condizionatori. Indispensabili per portare un po’ di sollievo a chi, oltre ad avere perso la propria casa, in questi giorni deve fronteggiare un caldo africano.
Di Alemanno, dopo la visita dei primi giorni, si è persa traccia.
A futura memoria della sua tendopoli invece rimangono solo alcuni container abbandonati al sole e i costi dell’allacciamento alla rete elettrica e d’allestimento delle fognature, tutti a carico del comune di Novi di Modena.
Giulia Zaccariello |
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Giugno 3rd, 2012 Riccardo Fucile
LA PRETESTUOSITA’ DELLA POLEMICA SULLA SFILATA MILITARE DELLE FORZE ARMATE
In questi giorni dal mondo dei social network è salito un grido di dolore: no alla parata del 2 giugno.
L’argomento principale utilizzato è stato quello, senza dubbio a prima vista seducente, di devolvere i soldi necessari allo svolgimento della cerimonia a favore delle popolazioni terremotate dell’Emilia Romagna.
Una variante ha auspicato che i militari impegnati nell’ evento fossero inviati in soccorso sul fronte del terremoto.
A rafforzare il ragionamento è stato rispolverato un provvedimento dell’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlani che, nel 1976, sospese la parata del 2 giugno a causa del terremoto del Friuli.
Con la retorica di sempre, che profuma tanto di “excusatio non petìta, accusatio manifesta”, i soliti agit -prop del web si sono affrettati a precisare: la nostra proposta non è populismo, ma «buona politica», non è antipolitica, ma «vera politica» e compagnia cantando.
Non importa cosa sia, il punto è che l’idea non convince e si ha piuttosto l’impressione che nelle polemiche montate in questi giorni si siano sovrapposti due virus dai quali sarebbe bene guardarsi anche perchè infettano troppo spesso il mondo della rete.
Il primo è quello della disinformazione, accompagnata da un eccesso di semplificazione, una miscela istantanea che dà vita a forme inedite di propaganda che la politica dovrebbe affrontare assumendosi le proprie responsabilità , senza acconciarsi a esse provando a cavalcarle.
È vero che nel 1976 Forlani abolì la parata, ma il devastante terremoto del Friuli del 6 maggio (all’incirca un migliaio di morti) era avvenuto quasi un mese prima. Di conseguenza non era stato ancora messo in moto tutto l’apparato organizzativo necessario allo svolgimento della parata con le relative spese. Inoltre, essendo il Friuli una zona di confine tra le più calde al tempo guerra fredda, aveva un’altissima presenza di militari residenti nel territorio e fu naturale, per evidenti ragioni logistiche e di praticità ‘ fare intervenire direttamente l’esercito, anche perchè la protezione civile allora non era stata ancora istituita.
La situazione di oggi è completamente diversa e l’argomento del risparmio con conseguente trasferimento delle risorse è manifestamente illogico.
Il terremoto dell’Emilia Romagna è avvenuto soltanto quattro giorni prima del 2 giugno e l’annullamento della parata non avrebbe comportato alcun risparmio per l’erario pubblico, essendo già stati impegnati e spesi tra l’altro con un taglio del 40% rispetto alla manifestazione dell’anno.
Il secondo virus riguarda una propensione all’ideologismo senza confronto.
In questo caso, quello di un pregiudizio antimilitarista che questa volta non ha esitato a strumentalizzare persino i morti del terremoto pur di entrare in azione. Ogni anno c’è sempre un buon motivo, sempre di- verso, per discutere polemicamente il nesso tra la festa della Repubblica e la parata militare.
Si tratta di un preconcetto che rivela la persistenza di vecchie contrapposizioni ideologiche incapaci di riconoscere che è giusto onorare quei militari proprio il 2 giugno, come ha ricordato ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, poichè in tante recenti missioni hanno sacrificato la loro vita o riportato gravi ferite per garantire a ognuno di noi una maggiore sicurezza interna e internazionale.
Tra l’ altro, accanto a loro, sfileranno anche’ i rappresentanti del servizio civile, oltre alla Croce rossa, mentre la protezione civile e i vigili del fuoco saranno presenti quest’anno in modalità ridotta proprio perchè impegnati in Emilia Romagna come loro precipuo dovere.
Quanti invocano furbescamente la presenza dei militari nei luoghi del terremoto fingono di ignorare che il loro intervento in occasioni di calamità è previsto soltanto nei casi in cui la protezione civile si mostri inadeguata nell’affrontare l’evento.
Per fortuna non è questo il caso dell’Emilia Romagna.
Ha fatto bene, dunque, Napolitano a . tenere fermo il punto, pur avendo ascoltato le rimostranze, senza però farsi condizionare da ondate emotive, generose e genuine nel migliore dei casi, ma strumentali e manipolatorie nei peggiori.
Anche perchè l’opinione pubblica veicolata dal web è certo importante, ma non è rappresentativa dell’intera opinione italiana perchè settoriale, militante e con ampi gradi di autoreferenzialità di cui sembra non avere la-giusta consapevolezza.
La Repubblica non può rinunciare a celebrare la sua nascita e Napolitano si è impegnato a garantire una cerimonia sobria in costante connessione sentimentale con le popolazioni terremotate per attivare un circuito anche simbolico di vicinanza tra istituzioni e popolo.
Di questo oggi c’è bisogno.
Un Paese serio e che crede nelle sue possibilità di ricostruzione politica, morale e civile soccorre i terremotati con l’efficienza che le istituzioni regionali e comunali emiliane, i partiti e la società civile stanno dimostrando’ in questi giorni e, contemporaneamente, celebra la Repubblica, non vedendo contraddizione tra i due momenti, bensì un’occasione di rafforzamento dell’ intero sistema nazionale: sceglie l’unità e la solidarietà , non la demagogia e la divisione
Miguel Gotor
(da “La Repubblica”)
Commento del ns. direttore
L’occasione della parata del 2 giugno ha dato all’estero la visione di quanto sia arretrato culturalmente il nostro Paese: in nessuno Stato si sarebbe messa in discussione la celebrazione delle stesse ragioni della nascita della propria forma di costituzione.
Come se uno Stato efficiente non potesse contestualmente assicurare risposte serie ai terremotati e permettersi una semplice e ridotta parata militare.
Pazienza se l’argomento demagogico fosse stato utilizzato solo dalla sinistra estrema anti-militarista per vocazione che solo a vedere sfilare reparti militari è presa da convulsioni ideologiche.
Ma questa volta siamo andati oltre ogni buon gusto.
Mentre persino i terremotati veri dell’Emilia, intervistati in Tv, si dichiaravano favorevoli alla parata sobria, a differenza di chi specula su di loro, hanno gettato la maschera di “piccoli uomini” molti personaggi che avrebbero dovuto dimostrare “senso delo Stato”.
Il condannato a sei mesi con sentenza definitiva per resistenza a pubblico ufficiale Roberto Maroni ha definito la cerimonia “soldi buttati nel cesso” e parliamo di uno che è stato ministro degli Interni di questa Repubblica.
Forse lui è abituato a frequentarli, usando il tricolore come carta igienica o forse si riferiva a quelli spesi per la farsa dei ministeri a Monza.
Maroni ha trovato la buona compagnia di Di Pietro, proprio colui che ha un passato di magistrato della Repubblica, nonchè di poliziotto che interrogava gli imputati con la bomba a mano sulla scrivania.
Per cavalvare la peggiore demagogia anche lui . il presunto “fascistone” si è ridotto ad auspicare il divieto di una semplice sfilata.
In questa lista di personaggi patetici mettiamo però al primo posto l’ex camerata Alemanno, una volta fiero di vedere sfilare i reparti della Folgore e ora diventato un disertore della cerimonia.
Proprio lui che viene da una famiglia di militari, pensando di recuperare qualche consenso a sinistra, ha cavalcato il peggiore qualunquismo.
In altri Paesi personaggi di questo genere sarebbero messi all’indice, da noi persino le disgrazie diventano occasione di speculazioni.
E a chi sostiene che si sarebbe dovuto risparmiare rispondiamo con i dati alla mano: solo le calamità naturali sono costate allo Stato 170 miliardi dal dopoguerra ad oggi, la messa in sicurezza sarebbe costata 25 miliardi.
Questo è il vero scandalo: che questa classe politica non ha mai investito in sicurezza, fregandosene della vita dei loro concittadini..
Tutto il resto sono solo chiacchiere di chi pensa di prendere per il culo il popolo italiano.
argomento: Alemanno, Costume, denuncia, Di Pietro | Commenta »