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PDL DIVISO, CAVALIERE SCOCCIATO: NULLA DI FATTO A PALAZZO GRAZIOLI, BOCCIATA ANCHE LA BOZZA CALDEROLI

Ottobre 4th, 2012 Riccardo Fucile

NELLA RUNIONE DI STANOTTE EMERGONO TROPPE DIVISIONI E BERLUSCONI CONGELA TUTTE LE QUESTIONI, COMPRESO L’ADDIO DEGLI EX AN… IN LAZIO FORSE LE PRIMARIE

Un vertice a Palazzo Grazioli che si risolve con un nulla di fatto, mentre il partito moltiplica le divisioni interne.
Silvio Berlusconi ieri sera ha convocato un incontro con i colonnelli del centrodestra nella sua residenza romana mentre imperversa lo scandalo Fiorito.
Secondo Repubblica, ha annunciato di volere lanciare il suo nuovo partito “già  nelle prossime settimane” specificando di non volere più accettare ricatti dai suoi.
Ma dall’incontro non è scaturita nessuna linea sulle prossime politiche anche se, pare, in Lazio si faranno le primarie.
Bocciata anche la bozza Calderoli sulla legge elettorale, sulla quale Berlusconi avrebbe manifestato le sue perplessità .
Nessuna decisione sarebbe stata poi presa in merito alla ‘questione’ Lazio dopo lo scandalo che ha investito il partito.
Alfano avrebbe illustrato la riunione avuta oggi con i big locali del Pdl a via dell’Umiltà  ma nessuna decisione definitiva sarebbe stata adottata al summit a via del Plebiscito.
Lo stallo sulla legge elettorale, che è alla base del grande caos dentro il partito, di conseguenza congela anche le questioni che riguardano più direttamente il partito ed in particolare l’ipotesi che la componente degli ex An possa dire addio al progetto del Pdl.
Anche se per ora non avrebbero nè l’intenzione nè la determinazione per lasciare il partito di centrodestra.
Fino a quando le carte non saranno chiare — è il ragionamento che ha sempre fatto anche Berlusconi — nessuna decisione può essere presa. Questioni che rimangono in sospeso e che si accompagnano a un calo dei consensi, che secondo i sondaggi, sfiorerebbero il 18%.
Ma i nodi da risolvere per il fondatore del Pdl non si esauriscono solo sul piano politico.
Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, il Cavaliere sarebbe preoccupato da ciò che lo attende a breve, tra cui il processo Ruby, e nel suo progetto di partito vorrebbe riunire “i moderati”.
Ma si rende anche disponibile a un eventuale ticket con Angelino Alfano per raccogliere più voti in vista della prossima tornata elettorale.
Di certo, l’assetto del Pdl di oggi non è quello voluto da Berlusconi.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GLI EX MSI NELL’ORGIA DEL POTERE TRA CASE DI LUSSO, CENE E AUTO BLU

Settembre 21st, 2012 Riccardo Fucile

DA ALEMANNO A PICCOLO, IL “REGIME ORA FA COMODO”…C’E’ CHI E’ FINITO IN CARCERE E CHI USAVA IL FONDO SPESE RAI

Domandina innocente, ma fino a un certo punto. Come mai gli ex missini sono, o appaiono, o comunque risultano, in tutte queste storie, i più famelici?
Quale misteriosa energia spinge questi attempati giovanotti?
Sono cresciuti con il mito della Patria, dell’Ordine, della Gerarchia, dell’Onore, della Tradizione e via dicendo.
E ora perchè sono lì ad abboffarsi senza requie nei ristoranti di lusso?
Quale maligno incantesimo, quale invincibile demonio li obbliga oggi a smaniare e a vendersi l’anima e la reputazione per una casa con un buon indirizzo o per una villa, un Rolex d’oro, una macchina di alta cilindrata, un autista servizievole, uno champagne millesimato, una vacanza esotica, una consulenza alla Rai, una escort che lo è, ma non lo sembra?
Quando Francone-Batman rivendica di sentirsi «il federale» non viene più nemmeno in testa quella fantastica pellicola con Ugo Tognazzi (1961).
E a guardare tanti suoi ex camerati, quegli stessi che in gioventù rischiavano o prendevano le botte nelle scuole o sotto casa, si resta attoniti come dinanzi a un sogno che è svanito.
Adesso fanno anche un po’ ridere gli effetti del risveglio.
Però il ripudio degli ideali, la secolarizzazione nera, come quella bianca e quella rossa, si rivela col tempo una faccenda molto seria e anche un po’ triste.
Ma quale fascismo! Questi che saturano le cronache con i loro grossolani desideri hanno in realtà  acchiappato il peggio dei loro nemici, quegli stessi che per anni e anni li avevano rinchiusi in un recinto per appestati, o li avevano seppelliti nelle catacombe a lucidare mortiferi labari e polverose reliquie; prima che il Cavaliere gli restituisse la vita all’aria aperta, ma sempre stando bene attento che ai nuovi alleati un po’ rimanesse appiccicato il complesso d’inferiorità , che nel caso specifico ha tuttora e a buon ragione il nome di «impresentabilità ».
No, non è nostalgia, «ah, i buoni fascisti di una volta!». E’ che ora la compromissione dei postmissini in ciò che un tempo definivano «il regime» s’è intensificata e accelerata, e la trasformazione non solo li ha visibilmente e definitivamente stravolti, ma li sta anche perdendo, forse per sempre.
Famelici, sì. «È ora famelica, l’ora tua, matto./ Strappati il cuore» (Ungaretti). E se pure non esiste un attendibile strumento che misuri il primato della bulimia di potere degli ex missini rispetto ai leghisti, per dire, o ad altri eroi dell’appropriazione selvaggia.
Ma certo a Roma, con Alemanno, il processo è vistoso, asfissiante, spesso ridicolo perchè al tempo stesso sorcio e tracotante.
Fecero impressione, quando fu eletto, i saluti romani, ma oggi francamente spaventano di più le parentopoli Ama e Atac, gli sprechi pazzeschi, le arcane consulenze, i capricci di elicotteri acquistati, i «Punti verdi» di sospetto lucro a schermo ecologico, gli orrendi e costosi alberi di Natale commissionati ad agenzie amiche, poi ritirati e ripiantati in periferia, gli uffici di comunicazione che proliferano improbabili professionalità , a loro volta da girare ad altri enti a prova di elezioni ormai date per perse.
E gli incredibili videoclip di santificazione del sindaco, i sogni di bolidi sfreccianti, i pomposi Stati Generali e milionari, gli ex banditi della Magliana e gli ex terroristi dei Nar «sistemati» su comode poltrone.
La tentazione è che si tratti di fame antica, atavica, ancestrale.
Una sorta di risarcimento che lega i poveri pasti dei padri epurati, le minestre degli enti di assistenza, oppure i «ranci» militareschi, al massimo le porchettate nel ristorante vicino al Luna Park all’odierno raffinato magnamagna, agli smoking, ai Suv, ai red carpet, alle hostess e ai buttafuori con l’auricolare in vista, insomma all’odierna e ostentissima pacchia.
L’inventore della «Festa dei nonni», il giovanissimo Samuele Piccolo, recordman di preferenze al Consiglio comunale, è finito in prigione con qualche parente.
Durante la perquisizione agli uffici del clan volavano i documenti dalla finestra e gli armadi sigillati dalla Guardia di finanza sono stati violati.
Si è poi scoperto che i Piccolo si erano anche agganciati alla cabina dell’Enel per recuperare elettricità .
In Campania ci sono esponenti, come l’onorevole Landolfi, sotto accusa per avere avuto impicci con la Camorra; mentre da qualche mese l’onorevole Laboccetta è nei guai per i suoi stretti rapporti con il mondo delle società  del gioco d’azzardo.
Ma dietro le questioni giudiziarie tuttora aperte, per gli ex missini del Pdl ma anche per Fini e per quelli che l’hanno seguito nel Fli, s’intravede un andazzo di villana ostentazione, una voglia pazza o forse addirittura un destino di edonismo disperato e a buon mercato.
Vita comoda, case all’estero, viaggi esotici, servizi fotografici patinati, le carte di credito della Rai utilizzate per le spesucce dall’onorevole Rositani, i premi Almirante in prima serata, l’«Ignazio Jouer» di Fiorello, le poltroncine bianche di Vespa, l’amichetta che presenta il 150°, le fiction futuriste, i quotidiani che durano mesi, l’imitatrice che la Polverini («A’ bellaaa!») ha voluto portarsi a pranzo in regione, le sfilate di moda baby, i compleanni con Novella2000, le maxi-torte, Malgioglio e la principessa Borghese.
Peppino Ciarrapico, in fondo, insediato com’era nel formaggio dell’andreottismo all’ultimo stadio, era un profeta della trasformazione degli «esuli in Patria» in gaudenti uomini di potere, e più in generale del percorsoì che dal trittico «Dio Patria e Famiglia» inesorabilmente li avrebbe convertiti, o adeguati, o perfino addomesticati lungo l’asse degeneratasi in: «Io Patrimonio e Tengo Famiglia».
Hai voglia poi a intitolare qualche strada «via Almirante».
E hai voglia a invocare le foibe e intanto prendersela con Berlusconi.
Il vuoto di ideali si è riempito di soldi, voglie, esibizionismo, vanità . In altre parole si è colmato di nulla, del Nulla.
La fine della diversità  è l’inizio della fine. Francone-Batman, Polverini e gli altri ex-camerati non possono farci nulla.
Dopodomani, d’altra parte, non importerà  a nessuno sapere chi vinse il campionato di voracità , avendolo perso l’intero paese.

Filippo Ceccarelli
(da “la Repubblica“)

Il commento del ns. direttore

Caro Filippo,
il tuo articolo contiene tante verità , purtroppo confermate, più che dalle analisi sociologiche, dalla cronaca.
Il passaggio dal Msi, partito di “alternativa al sistema”, ad An “partito di governo” ha di certo segnato una prima linea di confine.
Non a caso tanti che, come me, avevano militato nellle file del Msi se ne andarono proprio in seguito alla svolta di Fiuggi.
Non parliamo poi del successivo inglobamento nel contenitore Pdl, a fianco dei Verdini e dei Dell’Utri, dei Cosentino e dei cultori del bunga bunga.
Per chi aveva aperto per 10 anni una sede a livello stradale a Genova negli anni di piombo, per chi faceva “movimentismo di destra” in una città  “rossa”, per chi andava alle superiori con futuri brigatisti rossi, per chi organizzava cortei studenteschi lasciando allibiti i compagni di “Lotta Continua”, non può che far male al cuore leggere della parentopoli di Alemanno o dei party a tema in costume romano di quattro cialtroni.
Personaggi che a quei tempi sarebbero volati dalle scale delle federazioni a calci nel culo e che oggi invece “impersonificano” una comunità  umana che non meritava questa fine.
Di chi è la resposabilità ?
Certo è innegabile che essa è sempre personale e ognuno risponde per sè, ma non è sufficiente fermarsi qua nell’analisi.
Essa è anche il frutto di una mal gestita marcia verso il governo che è diventata marcia verso il “potere” fine a se stesso.
Se i vertici del partito avessero non solo “vigilato”, ma avessero trasmesso valori e riferimenti etici, avessero veicolato “esempi” e puntato sulla “selezione” della classe dirigente, magari in nome di quella “meritocrazia” di cui spesso si riempiono la bocca, non saremmo arrivati a questo degrado.
Chi aveva intravisto già  allora un “imborghesimento” del proprio mondo umano lasciò con la svolta di Fiuggi: troppa foga nel voler dimenticare non tanto il passato che andava sicuramente storicizzato, ma nel volersi accreditare nei salotti buoni della politica italiana.
Forse quelli che abbandonarono la scialuppa, diventato yacht di lusso, compresero in tempo dove saremmo approdati: in un partito dove contano le clientele, le preferenze, i favori, i compromessi, gli agganci col mondo finanziario, la rinuncia quotidiana ai propri valori di riferimento.
Tutto quello contro cui si era combattuto nei decenni per sopravvivere ora diventava una meta da conquistare per “essere come gli altri”.
No, caro Filippo, non tutti hanno voluto diventare come gli altri.
Ci sono ancora coloro che sono rimasti “puliti” nel cuore e nell’anima, che hanno visto, come me, morire a pochi metri un operaio missino durante un comizio di Almirante nella “civile” Genova (e il cui assassino è ancora in libertà ) che non dimenticano e non perdonano.
Come non perdonano chi ha fatto entrare nella comunità  umana della destra italiana mafiosi e corrotti, puttanieri e arrivisti, marchettari e venduti.
Tutti coloro che hanno di fatto impedito che anche nel nostro Paese possa esistere una destra “normale”, attenta ai bisogni della gente più umile e modesta e non prona ai voleri delle lobbies economiche e finanziarie.
Questa avrebbe dovuto essere la naturale evoluzione del vecchio Msi, non le feste in costume a botte di 20.000 euro.
E pensare che allora non avevamo neanche i soldi per la colla dei manifesti, ma eravamo felici…
Per molti quella ormai datata esperienza è rimasta una importante scelta di vita e merita rispetto, come quella di tanti altri giovani che scelsero di militare nella parte opposta.
Altra dignità , altri valori, altra Italia.

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PDL NEL CAOS, CONGELATA LA SCISSIONE DEGLI EX AN, MA ‘GNAZIO E MAURIZIO SONO AGITATI

Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile

SU 100-110 POSTI IPOTIZZABILI PER IL PDL NEL PROSSIMO PARLAMENTO, LA RUSSA VUOLE LA GARANZIA DI 50 DEPUTATI RIELETTI, BERLUSCONI NE OFFRE 15… “NON CI FAREMO METTERE AL MURO DAI FORZISTI”

Scissione sì, scissione no. Gli ex An, capeggiati da La Russa e Gasparri, marciano su Palazzo Grazioli minacciando di ricreare un partito di destra.
Due ore di incontro nella residenza romana di Berlusconi, presente anche Alfano, per chiarirsi.
Nell’immediato il pericolo che il Pdl si disintegri sotto il peso di una nuova scissione sembra scongiurato.
D’altra parte fino a quando non sarà  definita la nuova legge elettorale i cannoni spareranno a salve. Ma tensioni e mal di pancia restano.
Così come l’idea di quel ritorno al passato, una nostalgica reuniòn che rivedrebbe insieme gli ex missini rimasti con Berlusconi, Storace e un drappello di finiani destinati a uscire dal Parlamento.
La giornata è un susseguirsi di incontri e parole. Alla Camera il Transatlantico è costellato di capannelli, ex An da una parte, forzisti dall’altra.
La tensione è palpabile.
Il gruppo di Matteoli, una quindicina di parlamentari, si smarca da La Russa e dice no alla scissione.
Anche i fedelissimi di Alemanno non la vogliono, lontani dal Cavaliere temono di sparire.
In fondo lo stesso Gasparri in mattinata confida a Edmondo Cirielli che «La Russa vuole uscire, io invece sono per dare battaglia da dentro ma per me l’amicizia conta più della politica e se Ignazio decide io lo seguo».
Più netto Laboccetta che a un amico confessa: «Piuttosto che tornare con Fini chiedo asilo politico al Pd». Contrario anche Augello.
Dal fronte azzurro Cicchitto e Lupi invitano alla calma.
Eppure i problemi ci sono. In Lombardia La Russa è in rotta di collisione con gli azzurri, Gelmini in testa. Idem nel Lazio per Gasparri.
Tensioni che nei giorni scorsi sono sfociate in polemiche a cielo aperto. Ma la vera questione è legata alle elezioni.
I sondaggi dicono che il Pdl prenderà  tra il 20 e il 22%, ovvero 100-110 seggi alla Camera, la metà  di oggi. Agli ex An Berlusconi ne offrirebbe 30- 35.
C’è chi addirittura parla di una quindicina. Pochi.
Ecco perchè gli aennini chiedono che nella trattativa sulla legge elettorale Berlusconi non ceda sulle preferenze, unico modo, nelle loro speranze, per portare a casa qualche scranno in più.
Ma da mesi si studia il piano B, quello della scissione, con La Russa che immagina la rinascita di un partito di destra federato e alleato con il Pdl.
Fitti i contatti con Storace e con i finani.
Si racconta che Casini abbia garantito a Fini solo la sua rielezione e quella di quattro fedelissimi.
Gli altri, una ventina, resterebbero a piedi.
Leader del partito potrebbe essere Giorgia Meloni, vista come una Marine Le Pen nostrana in grado di lanciare la nuova creatura di destra.
A Palazzo Grazioli di questo si parla, anche se entrando La Russa dispensa ottimismo. «Stiamo solo ragionando su come far vincere il Pdl».
Nelle due ore di colloquio rinfacciano a Berlusconi di esserci lui dietro agli attacchi subiti nei giorni scorsi da azzurri come Galan. Berlusconi nega.
Chiede a tutti di abbassare i toni. Li convince.
Tanto che al termine del vertice La Russa nega l’ipotesi di scissione e dice che «è andata molto bene».
I suoi fanno filtrare questo messaggio: «Non ci facciamo mettere con le spalle al muro» dagli azzurri.
Che però già  malignano che in realtà  La Russa punti solo a ottenere più posti in Parlamento.
E che comunque fino a quando non ci sarà  la legge elettorale non potrà  fare i conti su quanti seggi prenderebbe con o senza Berlusconi

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)

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IL “SISTEMA LAZIO” E LA TRISTE FINE DEI “CAMERATI DI MERENDE”

Settembre 19th, 2012 Riccardo Fucile

IL TRAMONTO DELLA DESTRA ROMANA TRA FAME DI GOVERNO E VOLGARI RUBERIE

La mirabile di sintesi è di uno che ci è cresciuto in mezzo: «Sono passati dal me ne frego d’opposizione al me ne frego di tutto. Anzi, me frego tutto».
Potrebbe essere finita qui la storia della destra romana arrivata a conquistare il Campidoglio (con Gianni Alemanno nell’aprile del 2008) e la Regione (con Renata Polverini nel marzo del 2010) dopo un’esistenza ai margini, non soltanto politica ma esistenziali.
Un’occasione irripetibile rottamata da sè in una gestione non indimenticabile della cosa pubblica e nello spettacolare e impadellato saccheggio dei denari regionali.
Lo chiamavano sistema laziale, poichè il sindaco e la governatrice provengono dai ranghi missini, e c’era qualcosa di particolarmente evocativo e di particolarmente affascinante nella rivincita dei fuoriusciti dalle catacombe, grazie anche a Silvio Berlusconi allora benedicente da Palazzo Chigi.
Ma se davvero era un sistema, e i dubbi abbondano, era un sistema basato su una persona: Andrea Augello.
Cinquantuno anni, prodotto del Movimento sociale, senatore del Pdl, gran galantuomo, gran conoscitore della capitale e della politica, Augello è stato l’organizzatore della campagna elettorale sia di Alemanno sia della Polverini.
Oggi ci va giù con la schiettezza di chi è amareggiato: «Il sindaco non ha dato segnali di discontinuità  reale».
E sui camerati di merende: «E’ andato tutto ben al di là  di quello che potevamo temere, conoscendo i personaggi. È un capitolo che conclude l’illusione di riprendere in mano la situazione con strumenti ordinari. Ne servono di straordinari, bisogna sospendere il presepe di cariche nel partito, formare una squadra stretta come in campagna elettorale, cercare di giocarsi la partita nel poco tempo che rimane, se basterà ».
Non basterà , e lo sa anche Augello sebbene non lo dica.
Negli occhi dei cittadini romani e laziali si riflette una classe dirigente crassa, sventata, volatile, famelica, inesperta.
«Quelli di sinistra – dicono oggi i ragazzi della destra irriducibile di Colle Oppio – sono stati abituati sin da ragazzi a gestire qualcosa, e per cui quando rubano lo fanno con stile, con contegno, e non radono al suolo come abbiamo fatto noi».
La semina era cominciata a inizio anni Novanta in una convivenza anche aspre fra destra sociale e destra protagonista, due anime di pretesa durezza e purezza, e fiorita nel più classico e produttivo associazionismo, nelle periferie, all’università .
Poi è arrivata la vendemmia, e s’è alzato il gomito.
Questo popolo emarginato, e quindi pervaso di rabbia e senso d’inferiorità , ha dato sfogo a un bulimia monumentale, ha trasformato le occasioni conviviali – cioè la sede dell’affare e della congiura, da Giulio Cesare fino a La Russa-Gasparri-Matteoli che si vedevano dal Caccolaro per tramare contro Gianfranco Fini – in una crapula liberatoria.
«Sembriamo quelli che uscivano dai campi di concentramento, digiuni da così tanto che s’abbuffavano fino a morire d’indigestione», dice un anonimo ex An.
E non è stato nemmeno uno show sfavillante, tutta roba minore, foto su Parioli Poket, ristoranti del viterbese.
Non gli pareva vero – spifferano in comune – di ricevere telefonate di amici degli amici che caldeggiavano Andrea Carandini («E’ un piacere sapere che soffre»), uno da cui erano sempre stati snobbati.
Un orizzonte semplicemente contenuto fra il senso di rivincita e lo champagne tracannato dalla scarpetta.
«No! Mi rifiuto! Quelli non sono di destra! Col cavolo! Sono solo ladri! Sapete quanto ci soffro?». L’ex governatore del Lazio, Francesco Storace, ora leader della Destra, se la cava così, fingendo di dimenticare che Franco Fiorito era stato un suo uomo.
Storace rivendica la bontà  (controversa) della sua presidenza, e della Polverini dice che è «un bravissimo governatore e l’altro giorno si è dimostrata tosta. Abbiamo tagliato venti milioni di spese in poche ore».
È convinto sia un segnale importante.
Su Alemanno il giudizio è sanguinoso: «In quattro anni non si ricorda una sola sua opera degna di menzione».
Forse perchè il sistema Lazio non è mai cominciato.
E intanto la destra romana sta finendo.

Mattia Feltri
(da “La Stampa“)

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PDL A RISCHIO SCISSIONE, STASERA VERTICE TRA BERLUSCONI E TRE EX AN: LA RUSSA, GASPARRI E MELONI

Settembre 19th, 2012 Riccardo Fucile

GASPARRI: “IGNAZIO VUOLE USCIRE, IO SONO PER DARE BATTAGLIA DALL’INTERNO, MA PER AMICIZIA LO SEGUIREI”… CONTATTI CON STORACE PER RIDARE VITA ALLA BECERODESTRA DI CUI SONO SPECIALISTI.. PER LA SERIE “GLI SCAPPATI DA CASA”

Il Pdl è nella tempesta.
Anche lo scandalo del Lazio, quell'”abisso di perdita di moralità , di credibilità , d’immagine” (parole di Renata Polverini, la presidente della giunta, data ormai vicino all’Udc)) contribuisce a scuoterlo dalle fondamenta e rischia di dare il colpo finale a un partito lacerato da una guerra di tutti contro tutti.
Stasera alle sette si terrà  un vertice a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e gli ex An Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni.
Sul tavolo l’ipotesi di uscire dal Pdl e dar vita a un movimento di destra autonomo. Contatti in corso anche con Francesco Storace per una reunion di ex An.
Edmondo Cirielli questa mattina è andato a trovare Gasparri per chiedere lumi e il capogruppo dei senatori del Pdl ha risposto alzando le spalle: “Ignazio vuole uscire, io invece sono per dare battaglia da dentro. Tuttavia per me l’amicizia conta più della politica e se Ignazio decide io lo seguo”.

Francesco Bei
(da “la Repubblica”)

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INCIUCIO FLI-PDL: VERTICE AUGELLO – MENIA

Settembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

A ROMA IN CORSO LE GRANDI MANOVRE TRA ESPONENTI DI FLI ED EX AN…. MELONI ED ALEMANNO SONDANO IL TERRENO E AL CAFFE’ SANT’EUSTACHIO TOCCA A MENIA E AUGELLO FARSI BECCARE

Sarebbe il caso che qualcuno avvertisse Alemanno che in questa città  ormai il traffico s’è fatto insostenibile, a ogni angolo di strada c’è un ingorgo di finiani che inciucia con il Pdl, provi a svicolare per un vicoletto laterale e ti ritrovi un “gabbiano” a centro strada che inciucia con uno di Fli, entri nella ztl e finisci in un parcheggio di scambisti di voti tra ex An che tramano contro il sindaco.
E’ il caso che Gianni si dia una mossa, anche perchè con la ripresa dell’attività  parlamentare le stradine intorno alla Camera si intaseranno di inciuciatori nazionali di altissimo cabotaggio, già  immagino cosa potrebbe accadere nelle retrovie del Senato al primo voto sulla legge elettorale, poveri noi portaborse…
Ma veniamo al traffico di finiani.
L’altro giorno vi ho raccontato di quel vertice segreto e un po’ fantozziano di Flavia Perina e Umberto Croppi con Giorgia Meloni, in vista di un possibile sostegno alla sua candidatura, alternativa a quella di Alemanno.
Ovviamente Giorgia e i “gabbiani rampelliani”, gli unici che tra gli ex An a Roma possono muovere un bel pacchetto di voti insieme con gli “augelliani”, ribadiscono sostegno incondizionato al sindaco, nonostante i rapporti quasi gelidi.
Intanto, però, si guardano intorno, abboccando o fingendo di abboccare alle esche dei vecchi amici finiani, con la Perina che a Roma ha necessità  di giocare un ruolo, per non scomparire del tutto dopo aver perso il Secolo, e Croppi che puntava a fare il Nicolini di destra e s’è ritrovato disoccupato e abbandonato dalle truppe finiane in rottura prolungata.
L’altro grande “elettore” di Alemanno, Andrea Augello, a sua volta smentisce trame contro il sindaco, ma ha ben presente, come tutti, del resto, che l’amico Gianni contro Zingaretti ha pochissime possibilità  di vincere.
Ecco perchè a sua volta non rinuncia a fare incontri bilaterali e ad esplorare nuove strade.
E in questi casi, come detto, tutte le strade portano a quelli di Fli.
Ecco perchè ieri sera, verso le otto, ho aspettato una ventina di minuti prima che si sbloccasse l’ingorgo davanti al caffè Sant’Eustachio dove a un tavolino il finiano Roberto Menia e Andrea Augello cercavano di conciliare, con toni molto, molto amichevoli.

(da “Il Portaborse”)

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LA LITE FRATICIDA SUL TESORO DI AN: I FINIANI VINCONO IL PRIMO ROUND

Luglio 24th, 2012 Riccardo Fucile

IL TAR DEL LAZIO DA’ TORTO ALLA FONDAZIONE DEI “COLONNELLI”… BLOCCATO L’INTERO PATRIMONIO

Protagonista invocatissimo e ricorrente, ancorchè necessariamente provvisorio, degli impicci partitocratici e fantasmatici della Seconda Repubblica, il Tar del Lazio ha congelato il tesoro di An.
Partito che non esiste più dal marzo del 2009, ma che anche per questo, come la Margherita, ha seguitato a pompare quattrini pubblici in gran quantità  suscitando però i peggiori appetiti e le liti più furibonde e interminabili.
L’ordinanza di ieri ha dato ragione ai seguaci di Fini, nella persona della sua segretaria Rita Marino e di Enzo Raisi (il terzo ricorrente, Buonfiglio, ha abbandonato Fli) e ha dato torto ai suoi ex colonnelli (La Russa, Gasparri, Matteoli, Alemanno) confluiti nel Pdl.
Questo grosso modo.
Con la stessa indispensabile approssimazione si può segnalare che la faccenda ruota attorno alla fuggevole personalità  giuridica di una enigmatica “Fondazione An”, che poi forse sono anche due, una nata già  male e un’altra fatta crescere in fretta e furia, mentre le due fazioni di ex camerati se ne facevano di tutti i colori.
E mentre una terza fazione, guidata da Storace, ma aperta al contributo assai fattivo di un quarta, ex alemanniana, che ispirata un po’ all’antica Roma e molto alle curve calcistiche è passata a vie di fatto occupando uno stabile di An, ai Parioli.
Dove proprio ieri Storace – coincidenza – si è insediato come leader della «Destra». Per non farsi mancare nulla, ma proprio nulla, prima di rientrare nel generico patrimonio immobiliare di An quest’ultimo appartamento di via Paisiello faceva parte dell’asse ereditario della contessa Colleoni, che insieme alla più celebre casa di Montecarlo l’aveva lasciato a Fini, in quanto leader di An – ma mal gliene incolse, si può dire.
Gli appassionati saranno forse contenti di sapere che insieme alle case «per proseguire la buona battaglia» la contessa aveva lasciato ad An anche una gatta di nome «Piumina», le cui tracce si sono perse nella villa di un conte dalle parti di Orvieto.
Ma nè il tenero particolare della gatta Piumina, nè il grave impegno della buona battaglia, nè il livello di astruseria giuridica raggiunto dalla vicenda e nemmeno le innumeri giravolte fin qui messe in atto dai comprimari, ecco, nulla riesce a togliere la sensazione che si tratti solo di quattrini.
Quanti esattamente è difficile dire, sui cento milioni, ma i conti non tornano con il risultato che il tesoro si accresce e il preteso buco, intono ai 25 milioni, pure. Comunque troppi, e ancora di più se si considera che sono pubblici e che ad agognarli è gente – non i militanti – che di norma non li guadagna con il sudore della fronte. Eppure così va il mondo residuale e spettrale dei partiti e dei loro furbi strateghi, invero rivelatisi con il tempo un po’ fresconi.
La furbata fu quella di fare queste fondazioni; la fesseria di non prevedere che tra i fondatori si sarebbero di lì a poco scatenate perfide vendette e guerre sanguinose.
Così è stato e così sarà  per gli anni a venire, con il debito e in fondo fruttuoso contorno di commissari, ispettori, reggenti, avvocati, notai, commercialisti, curatori fallimentari; ma con la consolazione che già  ci sono due belle cartelle e salate di Equitalia e un’indagine del Nucleo tributario della Guardia di Finanza.

Filippo Ceccarelli
(da “la Repubblica“)

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I GIOVANI SOPRAVVISSUTI DEL PDL BOCCIANO BERLUSCONI E ACCLAMANO LA MELONI LEADER

Luglio 20th, 2012 Riccardo Fucile

A CESENATICO GLI UNIVERSITARI DI CENTRODESTRA INCONTRANO I PERSONAGGI IN CERCA DI AUTORE… ALFANO LATITANTE, MELONI, GASPARRI, SACCONI E GELMINI PRESENTI

Un’ovazione tutta per Giorgia Meloni, che ha minacciato la scissione dal Pdl se la tentazione di Silvio Berlusconi di tornare a Forza Italia dovesse rivelarsi qualcosa di più della “proposta” raccolta dalla Bild.
E, specularmente, tanta delusione per un Angelino Alfano che prima ha prima ha annunciato la propria presenza, poi l’ha posticipata, infine l’ha cancellata cercando di rimediare con una telefonata in diretta.
La settima edizione dell’evento dei giovani Pdl “Dedalo-La sfida delle idee”, quest’anno in scena sulla spiaggia di Cesenatico dal 18 al 20 luglio, restituisce al meglio quello che più che mai si sta rivelando il Pdl: un partito spaccato a metà , o mai nato.
Nel corso delle torride giornate al bagno Marconi, tra un’assemblea e un tuffo in mare, diverse centinaia di giovani e giovanissimi rappresentanti (da tutta l’Italia) di movimenti come “Azione Universitaria” e “Giovane Italia” si danno da fare per accogliere in grande stile i parlamentari.
La coreografia è quella classica dell’armamentario giovanile di matrice ex An: striscioni tricolore appesi qua e là , occhiali a goccia e qualche gadget da ‘nostalgia canaglia’, bandiere al vento col refrain “Azione”, polo nere come la pece con il colletto all’insù, qualche simpatica e innocua testa rasata.
Si promuovono assemblee plenarie e commissioni che spaziano dall’economia alle riforme universitarie, ci si arrangia a sistemare gli immancabili problemi tecnici e a raccomandare più silenzio quando, sotto il tendone bianco piazzato tra le docce e i campi da beach volley, si tengono i dibattiti coi big.
Il tema che tiene banco davvero, però, è quello: l’annuncio di Berlusconi di voler riscendere in campo intrecciato al tira e molla sul grande ritorno di Forza Italia.
Sullo sfondo (restano) tutte le richieste per cercare di voltare davvero pagina nel centrodestra: preferenze per i candidati al Parlamento, militanza sul territorio, sedi e coordinamenti adeguati, iniziativa politica come non se ne fa da un pezzo, trasparenza e meritocrazia.
Insomma, da questi giovani la “proposta” anticipata dalla Bild è vista come una sciagura.
Alfano, va da sè, a Cesenatico era il relatore più atteso: in scaletta era stato annunciato il 18 luglio alle 18, poi è slittato al 19 alla stessa ora.
Macchè, il 19 è il giorno della commemorazione di Paolo Borsellino a Palermo per i vent’anni di via d’Amelio, e il segretario berlusconiano non poteva mancare. “D’accordo, ma avevamo comunicato la nostra scaletta con un mese abbondante di anticipo. Abbiamo fatto sapere al segretario: vieni quando vuoi, noi ci adattiamo. È chiaro che gli impegni in agenda sono tanti, ma da anni contiamo comunque su ospiti illustri che un po’ di tempo lo trovano. Comunque, Alfano al confronto non sfuggirà ”, diceva qualche organizzatore poco prima della telefonata da Palermo.
Ma la vera star del Marconi si è confermata l’ex ministro della Gioventù, una Meloni apparsa in grande forma.
È lei che incalza subito il segretario: “L’anno scorso ha raccolto applausi sui temi più sentiti dalla nostra gente, tra cui quello del rispetto delle regole. Se il partito ha votato all’unanimità  un documento in cui si dice ‘facciamo le primarie’, credo che come minimo si debbano riunire gli organismi ufficiali e non annunciare decisioni a mezzo stampa”.
Ma allora “fondiamo un nuovo partito”, corrono i giovani organizzatori all’ex presidente della Giovane Italia: “Questo — frena un pizzico Meloni — è prematuro, ma se si dovesse tornare Forza Italia ognuno a quel punto dovrebbe fare le proprie scelte, questo perchè la destra non può essere vista come ‘il’ problema”.
La parlamentare sa che con un Berlusconi di nuovo sotto il pressing della magistratura, fra l’altro, saranno mesi di nuovi patemi: “Se Berlusconi è ancora oggi la persona che raccoglie il maggior numero di consensi nel centrodestra, ben venga e avanti. Ma se io fossi in lui pretenderei, dico pretenderei di essere designato candidato dalle elezioni primarie, e quindi dal popolo italiano, piuttosto che dall’ufficio di presidenza del Pdl, cioè dalle solite quattro persone chiuse in una stanza”.
E ancora con l’indovinata metafora calcistica: “In questa fase Berlusconi sarebbe più efficace come allenatore che come centravanti”, rimarca la 35enne ex An tra gli applausi dei ragazzi.
A telefonare pubblicamente ad Alfano, qualche ora più tardi, pensa Maurizio Gasparri, che anche quest’anno non si è perso “Dedalo”.
Il presidente dei senatori Pdl, al fianco del collega Maurizio Sacconi, prima si inoltra in qualche acrobazia: “Le primarie? La consultazione popolare è senz’altro necessaria ma con Berlusconi l’esito è scontato (copyright di Maria Stella Gelmini il giorno prima, ndr) e lo capisco quando vuole prendersi una rivincita dopo lo smantellamento del suo Governo per uno spread alto ancora oggi”.
Poi, finalmente, Gasparri raggiunge l’interlocutore.
“Angelino? Pronto?”, e l’altro: “Maurizio!”.
Ma Gasparri: “Qui di Maurizio ce ne sono due”.
Forse si tratta del passaggio più interessante, un attimo dopo Alfano riparte dribblando opportunamente tutte le questioni vere. “Nel 2008 abbiamo preso il 37% e quindi dico che ogni divisione sarebbe un segnale di debolezza”, osserva quasi come a tranquillizzare i giovani e giovanissimi.
Per loro, comunque, ci sono subito elogi: “Non c’è nulla di più distante dall’idea di un nostro declino come le assemblee che fate lì oggi”, assicura il segretario.
Si chiude ovviamente con la sinistra: “Ci devono chiedere scusa per averci attaccato sullo spread, che è ancora alto. Ma non si scusano, e questo- taglia corto Alfano- è un buon motivo per chiedere di nuovo la fiducia agli italiani”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: AN, PdL | 1 Commento »

GLI E X AN PENSANO A UNA REUNION CON FLI

Luglio 18th, 2012 Riccardo Fucile

IN CORSO CONTATTI CON GLI EX DI FUTURO E LIBERTA’ PER VERIFICARE LA POSSIBILITA’ DI UN RITORNO A UNA DESTRA SENZA CAVALIERE

Che si chiami Forza Italia o meno, il nuovo partito prospettato da Silvio Berlusconi piace davvero poco alla componente proveniente da An.
E se l’”indietro non si torna” di finiana memoria, non è pronunciato esplicitamente, di certo è il pensiero che accomuna gli ex aennini.
L’unico che ha messo in chiaro che resterà  al fianco del Cavaliere sempre e comunque, è l’ex ministro Altero Matteoli.
E con lui, ovviamente, Maurizio Bianconi, uno dei tesorieri che tiene la cassa del Pdl.
Per il resto dell’area destra del partito, l’annuncio dell’amarcord forzitaliota, che segna chiaramente l’intenzione di Berlusconi di tornare allo spirito del ’94, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del dissenso serpeggiato abbastanza apertamente in questi mesi tra le file degli ex An, soprattutto in riferimento all’appoggio al governo Monti.
Ad aggravare questo disagio, adesso, c’è anche l’evidenza che nel nuovo progetto berlusconiano non ci sarà  spazio per tutti.
Così, tra mille distinguo, ognuno prova a giocarsi la propria partita.
A cominciare dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, che sembra più preoccupato della propria ricandidatura alla prima poltrona del Campidoglio che al futuro del proprio partito. “Rifare Forza Italia sarebbe un errore madornale.
Sarebbe come riavvolgere il nastro della storia del centrodestra, rimandandolo indietro di 20 anni”, twittava in mattinata, preparando l’incontro previsto per domani pomeriggio con il Cavaliere.
Sul suo tavolo porrà  la questione dei congressi e delle primarie, che vorrebbe già  a ottobre per la scelta del candidato, convinto di essere l’unico in pista.
E, nel frattempo, organizza le sue truppe, visto che la prossima settimana sarà  lanciata una lista civica che, di fatto, è una sua creazione.
Si chiama rete Attiva, e dovrebbe essere composta da professionisti e non da politici, nomi di spicco scelti dall’Ordine degli Ingegneri come dalla Confcommercio capitolina, che sostengano Alemanno nel primo turno, contro il candidato di centrosinistra, ma anche quello del Movimento 5 stelle e forse anche un quarto del Terzo polo.
La partita di Alemanno, dunque, è tutta locale e mira a gestire in qualche modo il sostegno del Pdl che, in queste condizioni, alle amministrative potrebbe pure penalizzare la sua corsa. E le primarie dovrebbero essere al centro della manifestazione che dovrebbe svolgersi sempre la prossima settimana.
Andrea Augello, senatore pidiellino e uomo di peso in termini di tessere nella capitale, nega che sia una reazione degli ex An all’annuncio di Berlusconi:
“L’appuntamento nasce su iniziativa di parlamentari che invece condividono l’impossibilità  di proporre riedizioni tanto di An quanto di Fi e ritengono ancora attuale lo strumento delle primarie per individuare a tutti i livelli le candidature che il centrodestra dovrà  esprimere alle prossime elezioni”.
Di diverso avviso le figure di vertice come Maurizio Gasparri: “Le primarie del Pdl? Erano state indette, la candidatura di Berlusconi ne ridimensiona la rilevanza. C’è qualcuno che ancora le invoca ma ha poco senso, a questo punto. Piuttosto si potrebbe fare una consultazione popolare su alcuni elementi di programma”.
Ma se gli si parla di un ritorno a Forza Italia, la musica cambia: “Ritornare al passato non è accettabile, non sarebbe una scelta condivisa. Berlusconi rischierebbe solo di disperdere forze. Se poi vuole fare Forza Italia, auguri!”.
Come lui, Ignazio La Russa, Massimo Corsaro e Giorgia Meloni finora hanno mantenuto un atteggiamento attendista, per verificare a settembre l’esito della possibile riforma elettorale in base alla quale elaborare una strategia per il futuro, e non solamente per le politiche.
Tramontato il Pdl, non avrebbe più ragione d’essere nemmeno quella prudenza che, in un modo o nell’altro, ha contenuto l’irritazione verso il segretario Angelino Alfano per non aver mai picchiato i pugni sul tavolo del Cavaliere, a sostegno del partito.
Non a caso, da tempo sono in corso contatti con i vecchi compagni di strada di Futuro e libertà , per verificare l’ipotesi di un ritorno alle origine, in una veste rivisitata, però, che possa essere appetibile anche per ex forzisti come Renato Brunetta, Guido Crosetto o Maurizio Sacconi, che non digeriranno mai l’appoggio al governo di Mario Monti e tanto meno una santa alleanza in nome del bene nazionale che unisca l’attuale maggioranza di Pd, Pdl e Udc. Non a caso, oggi sulla pagina twitter del Fli Carmelo Briguglio si legge: “Rinasce Forza Italia ? E se per l’Italia rifacessimo tutti con Gianfranco Fini una nuova An, una grande destra politica senza Berlusconi?”. Il problema, però, sembra essere proprio Fini. Difficile che gli ex An possano convivere con lui, come è impensabile un ritorno all’ovile dei futuristi.
Sempre che, a facilitare la scelta di una reunion, non siano i soldi che dovrebbero ritornare nelle casse della vecchia An.
E che potrebbero garantire una fantastica campagna elettorale.

Sonia Oranges
( da “Il Fatto Quotidiano”)

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