Ottobre 13th, 2010 Riccardo Fucile
I FINIANI ESULTANO: “SCONFITTA LA MACCHINA DEL FANGO, IL TEMPO E’ GALANTUOMO”…. ORA LA PROCURA DI ROMA HA TUTTI GLI ATTI MONEGASCHI PER POTER TRARRE LE CONCLUSIONI… STORACE IN CRISI DI NERVI PARLA DI INDAGINI DI PARTE, FORSE SI RIFERIVA A QUELLE DEI SUOI COMPAGNI DI MERENDE DE “IL GIORNALE”
Nel 1999 era “congruo” il valore indicato nel passaggio di proprietà dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, occupato oggi da Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ed ereditato da Alleanza Nazionale dalla contessa Anna Maria Colleoni.
E’ il giudizio che le autorità di Montecarlo danno della transazione nella documentazione trasmessa dal Principato alla Procura di Roma.
Il dato sarà ora analizzato dal procuratore Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Pierfilippo Laviani, titolari degli accertamenti avviati, contro ignoti, per truffa aggravata, con altri documenti arrivati da Montecarlo previa rogatoria internazionale.
Nel fascicolo trasmesso da Montecarlo alla Procura romana dovrebbero esserci anche le valutazioni, soprattutto sotto il profilo fiscale, effettuate dall’ufficio del registro del Principato di Monaco fino alla cessione dell’immobile, avvenuta nel 2008, per 300 mila euro a una società off-shore. Gli inquirenti di piazzale Clodio sarebbero ora in possesso di tutti gli elementi necessari per fare chiarezza sugli aspetti della vicenda.
Secondo quanto si è appreso, entro la fine del mese i magistrati potrebbero già mettere un punto sulla questione: qualora non emergessero fattispecie penalmente rilevanti, si prospetterebbe una richiesta di archiviazione. Viceversa scatterebbero i primi inviti a comparire.
I finiani esultano.
“Il tempo è galantuomo” dichiara Benedetto Della Vedova, vicepresidente dei deputati di Fli, conversando con i cronisti a Montecitorio.
“Non ne dubitavo – spiega Della Vedova – Fini aveva spiegato esattamente come erano andate le cose anche in quelli che erano i punti più difficili per lui. In ogni caso aspettiamo il giudizio conclusivo”.
“La vera notizia – aggiunge il deputato – è che Fini è stato vivisezionato e radiografato e l’unica cosa che si è trovata è questo elemento che lui stesso ha definito di ingenuità “.
Della Vedova dedica un pensiero all’inchiesta de Il Giornale: “Mi spiace per gli amici del Giornale. Si vede che la missione non era l’inchiesta, ma far male. Il colpo è arrivato ma il tempo è galantuomo”.
Granata: “Macchina del fango ha fallito”. “Sono stato sempre convinto che fosse in atto un meccanismo di diffamazione, riuscito, e un tentativo di delegittimazione, fallito, ai danni della terza carica dello Stato”.
“Fini fa politica da quarant’anni – aggiunge Granata – ed è un campione dell’etica della responsabilità . Tutto questo ci conferma da dove viene la macchina del fango”.
Storace non ci sta, si è giocato la riesumazione della salma de La Destra in questa operazione e qualche posto di sottogoverno per poter passare alla storia non più come autista di Marchio e come inquisito per le firme false nella lista della Mussolini, ma come l’ultimo dei fascisti che piangono sulle antiche virtù dimenticate.
E dichiara: “se hanno tutta questa fretta di archiviare, viste le numerose indiscrezioni della Procura, lo facciano. Chi ha denunciato avrà così la possibilità di accedere agli atti e verificare con quanto scrupolo sono state condotte”.
Ma come, prima era così fiducioso nella Procura e ora avanza sospetti?
Se ha delle prove denunci anche il procuratore presunto colluso, poi magari anche i giudici monegaschi.
Se gli rimanesse del tempo, poi sarebbe bene che si guardasse allo specchio: così vedrà come si p ridotto un ex missino per poter avere il pass di accesso a Palazzo Grazioli.
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Ottobre 4th, 2010 Riccardo Fucile
PRESTO NUOVE ADESIONI IN PARLAMENTO… GIA’ COSTITUITI 120 CIRCOLI IN LOMBARDIA, 102 IN LAZIO, 100 IN PUGLIA: MASSICCIA ADESIONE DI GIOVANI….BRACCIO DI FERRO CON I CAPORALI DI GIORNATA EX AN SU UN PATRIMONIO DI 380 MILIONI…. IL FUTURO PARTITO E’ QUOTATO ATTUALMENTE TRA IL 7% E L’8%…L’ASSEMBLEA COSTITUENTE A GENNAIO A MILANO
Il partito deve ancora nascere ma vanta già falchi e colombe.
Gianfranco Fini non vuole correre rischi e il patto tra le due ali di Futuro e libertà pretende che sia siglato sotto i suoi occhi.
Appuntamento martedì alle 12 alla presidenza di Montecitorio.
Giusto un paio d’ore prima del vertice che segnerà , nella sede di FareFuturo, l’atto di nascita del nuovo soggetto politico, quando saranno per la prima volta attorno a un tavolo, i 35 deputati, dieci senatori e quattro eurodeputati che hanno sposato la causa del leader.
Poco prima, però, si replicherà negli appartamenti del presidente della Camera quanto avvenuto in un pranzo top secret della settimana scorsa.
Con Fini si ritroveranno Bocchino, Briguglio e Granata, ritenuti le teste d’ariete di Fli, ma anche i cosiddetti moderati Viespoli (capogruppo al Senato), Moffa, Menia e poi il viceministro Urso e Della Vedova.
Anime dalla sensibilità diversa sulla linea da tenere nei confronti del governo.
Ecco perchè Fini li vuole tutti e otto (con l’aggiunto di un paio) nel comitato esecutivo, sorta di direzione che avrà in Adolfo Urso il coordinatore.
Tutti gli altri, deputati, senatori ed europarlamentari, formeranno già da martedì il comitato costituente. In attesa dei nuovi arrivi.
“Le uscite dal Pdl proseguiranno, arriverà qualche altro senatore, presto saremo determinanti anche lì” prevede Bocchino.
E il pensiero corre ai “quattro mori”, i sardi pdl vicini a Beppe Pisanu.
Ma è alla Camera che i finiani lavorano a spron battuto.
Pressing costante su Isabella Bertolini, per esempio. E su una Deborah Bergamini che, dopo lo strappo con Verdini in Toscana, confessa di restare dov’è per ora “solo per il rapporto personale con il presidente Berlusconi”.
Fli si prepara al lancio del “partito leggero”.
Il modello che prende quota è quello della “public company”.
Nel senso che – in attesa della chiusura della contesa sull’ingente patrimonio finanziario di An – sta per partire l’operazione micro sostentamento, stile sms da 1 euro da lanciare tra simpatizzanti e militanti.
Deputati e senatori si stanno già autotassando per le iniziative sul territorio.
Ma i riflettori sono tutti puntati sul patrimonio da 76,9 milioni di euro e 70 immobili (per un valore di 300 milioni) nelle disponibilità della fondazione An, finora congelato dalla disputa giudiziaria in corso.
Mercoledì prossimo si riunirà il comitato di garanti di An, chiamato a sovrintendere alla spartizione ereditaria del patrimonio tra l’area Gasparri-La Russa, quella di Alemanno e di Fli. Una separazione poco consensuale che, in termini finanziari, sarà seconda solo a quella tra Berlusconi e Veronica Lario.
I finiani chiederanno che si proceda, ma Gasparri fa già sapere che non se ne parla. Intenzionato, tanto lui quando il coordinatore Pdl La Russa, a impedire il flusso di denaro e immobili a beneficio del nemico Gianfranco, per dar man forte alla costruzione del nuovo partito.
Sarà battaglia anche su quello.
Gli intellettuali della galassia finiana, da Alessandro Campi a Sofia Ventura, passando per il direttore di FareFuturo Filippo Rossi, sono invece al lavoro sul “Manifesto per l’Italia” che verrà presentato alla kermesse di Generazione Italia in programma a Perugia il 6 e 7 novembre, vero trampolino di lancio del partito.
Linee guida, il discorso del presidente della Camera a Mirabello, “ma useremo anche la rete, il nostro network molto attivo su Internet tra FareFuturo e GI, per raccogliere proposte e idee dei nostri iscritti” spiega Benedetto Della Vedova.
Dopo Perugia il partito viaggerà veloce più che mai, nessuno si nasconde tra i big finiani che le elezioni possono essere alle porte.
E allora l’Assemblea costituente si terrà a gennaio, come spiega Italo Bocchino, subito dopo le festività .
Location non casuale: Milano.
Storicamente culla dei movimenti e dei partiti italiani, ma anche sede ideale per dare carattere nazionale a un partito che invece nasce con forti radicamenti nel Mezzogiorno.
In Sicilia, il maggior numero di consiglieri locali.
Ma in Lombardia il record di circoli di Generazione Italia (120), seguita dai 102 del Lazio e 100 della Puglia, come rivela il presidente di GI, il 28enne Gianmario Mariniello, di Aversa, pupillo di Bocchino, vero uomo macchina dell’organizzazione.
Già 500 circoli in tutta Italia, 15 mila gli iscritti dichiarati.
È lui, consigliere comunale della sua città , ex dirigente nazionale di Azione giovani, che sta che mobilitando il mondo under 35. “La soddisfazione più grande è l’adesione massiccia di giovani ex Pdl” racconta.
Per il congresso di fondazione, quello vero, bisognerà attendere febbraio-marzo.
“Sarà di sicuro nei primi mesi del 2011 – racconta Roberto Menia – ma un’eventuale accelerazione dipenderà dell’evoluzione del quadro politico”.
Congresso preelettorale, alla vigilia delle amministrative di marzo, se non delle politiche. Milano, Torino, Napoli, Bologna sono solo alcune delle grandi città in cui si andrà al rinnovo di sindaci e giunte.
Collocazione ancora tutta da definire in una tornata in cui sarà obbligatorio schierarsi da una parte o dall’altra.
L’ultimo sondaggio recapitato da Crespi ai dirigenti di Fli attesta un 7,5% che stuzzica ambizioni da corsa in solitaria.
Per adesso, solo il sogno di pochi.
Fini, Casini e Rutelli in realtà non si perdono di vista.
L’unica cosa certa, che il presidente della Camera ha ripetuto ai suoi anche dopo il dibattito sulla fiducia, è che non lascerà la presidenza. “Anche perchè non assumerà subito la guida del partito” ragiona Briguglio.
“Lo farà solo un minuto dopo che saranno indette eventuali elezioni politiche in primavera” chiosa Menia.
A quel punto, gli toccherà prendere in mano le redini del suo nuovo partito.
Carmelo Lo Papa
(da “la Repubblica”)
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Settembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
LE RELAZIONI PERICOLOSE DI LA RUSSA E CORSARO…CHE CI FA UN MINISTRO DELLA DIFESA E COORDINATORE DEL PDL IN SOCIETA’ CON UN ESTORSORE CONDANNATO A SEI ANNI DI RECLUSIONE?… FORSE DOVREBBE DIMETTERSI DALLA CARICA, COME HA CHIESTO PER FINI, PER NON AVER VIGILATO MEGLIO SULLE PROPRIE FREQUENTAZIONI ?
Mafia, soldi e brutti affari.
L’inciampo riguarda il ministro della Difesa Ignazio La Russa e uno dei suoi fedelissimi, il deputato Pdl, già assessore alla regione Lombardia, Massimo Corsaro, entrambi, ancora oggi, presenti in due società assieme a un imprenditore pizzicato a fare estorsioni con gli uomini della ‘Ndrangheta milanese.
Lo scenario emerge dalla requisitoria del pm Celestina Gravina che il 16 dicembre scorso, nell’ambito di un processo contro le cosche calabresi, per quell’imprenditore ha chiesto e ottenuto 6 anni di carcere aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso.
Facciamo un passo indietro.
È il 18 settembre 2007, quando per la prima volta il pentito Luigi Cicalese inizia a raccontare una storia: “Quella dei tre che truffarono un bar”.
Due anni dopo, durante la requisitoria, il pm prosegue, puntualizza.
Prima di tutto: “Si tratta del Gibson bar, un bellissimo locale nel centro di Milano in via Castel Morrone, angolo via Ristori”.
Bello, ma soprattutto ben frequentato.
“Dai primi anni 2000 è diventato il bar di elezione dell’avvocato, ma già onorevole Ignazio La Russa che lo frequentava con il suo entourage”.
Allora onorevole, oggi ministro della Difesa di Berlusconi e uomo forte all’interno del Pdl, dopo la svolta del predellino in piazza San Babila, anno 2007.
Questa storia inizia però nel 2002. Racconta di strani rapporti d’affari tra La Russa e alcuni usurai legati a un “padrino” della ‘Ndrangheta, Giuseppe Onorato da Reggio Calabria, con trentennale presenza sotto la Madonnina.
Mafia e politica.
Anche se, va detto, il ministro della Difesa e l’onorevole Corsaro con l’estorsione “a quei tre che truffarono il bar” non c’entrano, ma c’entrano con le società legate al mandante di quell’episodio, tale Sergio Conti imprenditore di Brugherio, ex titolare di garage, condannato per estorsione con l’aggravante dell’articolo 7.
In poche parole l’utilizzo del metodo mafioso, perchè per recuperare quel credito dai “tre che truffarono un bar”, circa 300.000 euro, lui si è rivolto a Onorato e ai suoi uomini.
Per i due notabili del Pdl, invece, nessuna responsabilità penale, ma certo molta distrazione nello stringere relazioni pericolose.
Di quel bar, il New Gibson, il titolare è un milanese brillante.
La Gibson due snc ne detiene le quote fino al luglio del 2003.
“Dall’onorevole La Russa — si legge nella requistoria del pm — deriva la vicenda che questo bar diventa un po’ il luogo di ritrovo di An e quindi ci sono feste e bella gente”.
Il titolare e La Russa entrano in confidenza. Poi, improvvisamente nel 2003, alla gestione societaria subentra una signora romena che cambia denominazione in New Gibson due.
Alla base dello strano passaggio di proprietà c’è “la parte oscura” di quel brillante titolare ormai entrato nelle confidenze dei notabili di An.
Il signore, infatti, è gravato da debiti e per questo da tempo è in mano agli usurai.
Sul suo libro paga l’elenco degli strozzini è lungo: l’ultimo della lista, nota il pm “è un tal Ciriello, che però, non è solo perchè nell’affare ha portato dentro Conti, il suo finanziatore” .
L’ormai ex titolare del Gibson, però, grazie “alla sua faccia illuminata” ottiene addirittura l’aiuto dallo stesso La Russa e da Corsaro.
I due notabili di An, infatti, si danno da fare per l’amico e lo aiutano ad aprire un’enoteca. Il locale si trova dalla parte opposta di via Ristori sempre all’angolo con Castel Morrone.
Posto elegante e clientela sofisticata, l’enoteca è di proprietà della Gibson vini srl, società costituita nel 2002.
Inizialmente le quote sono divise tra la moglie dell’ex titolare del Gibson, uno degli usurai e lo stesso Conti.
Quasi subito la proprietà passa in mano a La Russa, Corsaro e allo stesso Conti, neo condannato per estorsione e amico dei boss.
Attualmente l’impresa riporta il medesimo assetto societario. Di più: non è chiusa, nè fallita, ma semplicemente in liquidazione volontaria.
Da questi rapporti d’affari con il ministro, Conti sembra cavarci poco e quindi cerca altre strade per recuperare il credito.
Alla fine, la migliore porta agli uomini di Giuseppe Onorato.
I primi approcci avvengono tramite un notissimo commerciante di carne legato alla ‘Ndrangheta. Attraverso di lui, il messaggio viene recapitato al boss che dà mandato a Emilio Capone, — un napoletano molto elegante —, di iniziare il recupero credito. Assieme a lui ci sono i luogotenenti del boss, Vincenzo Pangallo, detto Jimmy e Tonino Ausilio.
Nel mirino della mafia ci finisce soprattutto l’ex brillante titolare del Gibson. Con i calabresi, Sergio Conti stabilisce che il 50% di quel denaro finirà nelle tasche di Onorato.
Nel frattempo l’ex patron del locale di via Castel Morrone sembra scomparso. È terrorizzato, tanto che per precauzione ha spedito la famiglia in una località segreta. Alla fine, siamo nel 2008, anche lui cadrà nella rete ordita da Conti.
L’incontro avviene vicino ai Navigli e lui che ben conosce quegli uomini si fa accompagnare da dodici amici.
Particolare che secondo il pm prova l’aggravante del metodo mafioso utilizzato da Conti. L’ex garagista così viene condannato.
Eppure non è finita perchè , nonostante questa condanna, ancora oggi La Russa e Corsaro risultano in società con Conti.
Lo sono nella Gibson vini, ma anche in una società immobiliare, la Gibson immobiliare, con sede in via Ciro Menotti 11, ad oggi semplicemente inattiva.
Visto come ha stigmatizzato la vicenda della casa di Montecarlo, pretendendo, in nome di nobili e antichi ideali, maggiore trasparenza e accortezza nella gestione degli affari, che ci fa un ministro della Difesa e un coordinatore del Pdl in società con un estorsore condannato a sei anni di reclusione?
Dovrebbe forse dimettersi anche lui come ha chiesto a Fini per una vicenda ben meno provata?
O dovremmo forse prenderlo ad esempio entrando in società con persone dedite al malaffare?
(dati tratti da il Fatto Quotidiano)
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Settembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
MARCELLO, PERCHE’ NON RICORDIAMO I TEMPI DEL “NON E’ MAI STATO ISCRITTO AL PARTITO” O DI QUANDO I NOTABILI SI CONTENDEVANO LE BARE DEI RAGAZZI DI DESTRA?….REMUNERATI DALLE “CASE” EDITRICI DI SILVIO, ORA ACCUSANO FINI DI AVER SVENDUTO “I SACRIFICI DEI NOSTRI GIOVANI MARTIRI”
Abbiamo letto dalle colonne de “il Giornale” il pezzo di Marcello Veneziani, una delle tante
speranze della giovane cultura di destra degli anni ’80, passato dal denunciare “il male americano” alla fase senile del compiacimento nel potersi sedersi alla corte di un sovrano che notoriamente ama la cultura a stella e strisce più di ogni altra cosa (veline a parte).
Nessuno vieta di cambiare idea nella vita, come di farsi nominare, a suo tempo, in quota An nel non certo gratuito posto di consigliere di amministrazione della Rai.
Sono scelte personali.
Ma proprio per la stima che avevo (e che non ho più) per Marcello, avrei preferito che il suo passaggio tra i berluscones avvenisse senza che dovesse trovare ad ogni costo una giustificazione che non fosse l’italico “tengo famiglia”.
Avrei accettato persino che la sua abile penna dipingesse le forme e i colori delle gioiose feste a Palazzo Grazioli per renderle meno patetiche agli italiani, piuttosto che cercare una liaison con il nostro passato di “maledetti”.
Se uno sceglie di fare il pittore di corte non cerchi almeno alibi per rimpiangere i tempi in cui usava il pennello per tracciare la via dei sogni.
Si limiti a prendere atto che non ha più il tratto vitale, non accusi altri di essere ladri di sogni.
Scrive Marcello: ” lo confesso: il mandante delle accuse a Fini sono io. Io e tutti quei ragazzi che hanno creduto nella destra, investendoci la vita. Noi, che possiamo comprendere i trasformismi, ma che non gli perdoneremo mai di aver svenduto i nostri sacrifici al “cognato””
E via ai ricordi: “Quel ragazzo sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà “.
In questo improvviso amarcord, Marcello è in buona compagnia: da Storace in giù, giù in tutti i sensi, è un fiorire di ex intellettuali, ex autisti, ex militanti presunti, ex “duri e puri” che si indignano di fronte a una casa ereditata “grazie al sangue di tanti nostri giovani caduti”.
Forse si riferiscono ai tempi del Msi, quando molti di coloro che ora straparlano di valori e ideali traditi, stavano nel ruolo o dalla parte di chi, in caso di arresto di un nostro ragazzo, tiravano fuori, nelle federazioni, dal cappello a cilindro il famoso comunicato che “non era mai stato iscritto al partito” ?
Forse a coloro che appoggiarono la legge Reale?
Forse a coloro che in tante città d’Italia segnalavano alla polizia chi faceva legittimamente politica fuori dal partito?
O forse a quei notabili che, quando un ragazzo di destra veniva massacrato sotto casa, correvano a contendersi il trasporto della salma dopo averlo sputtanato da vivo?
Eh no, caro Marcello, sei troppo intelligente per cavartela così.
Quando i valori del Msi furono messi in soffitta o per molti “traditi” da tutta la classe dirigente di allora, come mai il giovane che era in te non si ribello’?
Come mai Storace gioiva, insieme a tanti altri portaborse?
Dov’erano i rivoluzionari duri e puri?
A fare la coda per la nuova tessera?
E quando da An si passò al Pdl, dimmi Marcello, quante mani si alzarono al congresso di scioglimento per votare contro?
Perchè anche allora il giovane che era in te non si ribellò e non scrisse parole di fuoco?
Alcuni fanno finta di scandalizzarsi adesso, ma per 20 anni hanno seguito Fini per interesse e convenienza, come prima seguivano Almirante per lo stesso motivo.
E infatti io e te non eravamo con Almirante, insieme a tanti altri.
Non discuto le scelte successive di tanti: ognuno è giusto che faccia quello che gli suggerisce la propria coscienza.
Ma non ci fare lezioni di coerenza: chi è rimasto con certe idee nel cuore e nel cervello non può stare con chi è ultraliberista, con chi è razzista, con chi nomina pure i deputati, con chi vuole ridurre la libera informazione, con chi vuole l’impunità dai processi.
Proprio noi che non avevamo neanche i mezzi per propagandare le nostre idee e respiravamo l’inchiostro dei ciclostili dovremmo diventare i “boia della libertà “?
Come si può stare con la casta, con i killer dell’infomazione, con chi vuole dividere gli italiani?
Lascia stare i ragazzi di allora, goditi il tuo posto a tavola, ma risparmiaci i tuoi sermoni da frate gaudente al banchetto dei potenti.
Vogliamo parlare di “case” o magari di “casa” editrice?
O vogliamo sottolineare che se un uomo è disposto a “svendersi” al potente, è probabile che non valgano nulla sia il potente che lui?
Per qualcuno la dignità è ancora un valore non commerciabile.
Buona vita Marcello, riposati nel lettone di Putin, ma lasciaci continuare a sognare in pace.
E quando esci spegni la luce.
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Settembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
ARRIVATI I PRIMI DOCUMENTI SULLA CASA DI MONTECARLO EX AN: IL DOCUMENTO PUBBLICATO DA “IL GIORNALE” CON LE DUE SIGLE IDENTICHE NON ERA IL CONTRATTO… NEL CONTRATTO VERO RISULTANO INVECE DUE FIRME BEN DISTINTE: CADE UN ALTRO TAROCCO PER DIFFAMARE FINI… SI VA VERSO L’ARCHIVIAZIONE
Con l’arrivo della rogatoria proveniente da Montecarlo, Fini ha ottenuto un primo successo.
Sabato scorso “il Giornale” aveva pubblicato il presunto contratto di affitto della ex casa di An che riportava un’identica firma, tanto del locatore che del proprietario, ipotizzando che il Tulliani rivestisse pertanto entrambi i ruoli.
In verità non si trattava neppure della firma del Tulliani, ma di una semplice sigla anonima: questo è stato sufficiente per sputtanare per una settimana il presidente della Camera sui media, suonando la grancassa dei Tg di regime in mano al premier.
Peccato per loro che ora i documenti veri e non taroccati siano arrivati e la verità che emerge sia un’altra, dimostrando che i killer hanno sbagliato pateticamente ancora la mira.
Lasciamo la parola alla Procura di Roma che ieri ha voluto precisare :
“Quanto apparso su alcuni quotidiani e spacciato come il contratto di affitto incriminato (con la stessa firma del locatore e del locatario) è in realtà una nota di trascrizione sul pubblico registro di Montecarlo del contratto di affitto”.
Un errore di Feltri casuale o voluto?
Possibile che al Giornale non si fossero accorti che non di contratto di affitto si trattava, ma dell’atto di registrazione presso il corrispettivo dell’Agenzia delle Entrate nel principato monegasco?
Eseguito da un impiegato dello studio notarile che si è occupato di approntare tutta la documentazione fiscale della casa?
Seconda rivelazione della Procura: il contratto di affitto vero presenta invece regolarmente due firme differenti e ben distinte, tali da escludere che l’autore possa essere lo stesso.
Eppure certi infami per sette giorni hanno speculato su questa vicenda: a quando un’inchiesta per appurare se è stato un errore spacciare quanto pubblicato per contratto di affitto o se qualcuno era a conoscenza dell’origine del documento tarocco?
La documentazione inviata dalle autorità monegasche era comunque incompleta e giustamente i magistrati romani hanno richiesto la “dichiarazione ai fini successori” del passaggio di proprietà dalla Colleoni ad An.
Per due ragioni: in quell’atto c’è la dichiarazione del valore dell’immobile e perchè da esse si potrà valutare la possibilità di verifiche specifiche di polizia fiscale monegasca.
Ricordiamo che esiste una legge in Italia che esenta i partiti politici dal pagamento delle tasse di successione in Italia, quindi tutto è stato fatto regolamente con l’iscrizione a bilancio.
Gli unici atti che potrebbero attestare il valore dell’appartamento sono quindi a Montecarlo, compresa la perizia di uan società monegasca che aveva fissato il valore della casa in 230.000 euro (450 milioni dilire).
La casa è stata rivenduta da An a 300.000 euro.
Nel giro di due settimane si dovrebbe arrivare a uan conclusione: l’opinione che prevale è che si arriverà ad una archiviazione, in quanto il fatto non sussiste (ovvero l’ipotesi di truffa aggravata).
In teoria il tribunale penale potrebbe decidere o meno se inviare i documenti al tribunale civile per valutare se esista un eventuale danno patrimoniale ad An.
Non a caso, per mettere le mani avanti, i giornali vicini al premier già parlano di possibile archiviazione.
Verrebbe da chiedere: ma come, avete parlato di offerte scritte per 1 miloni di euro da parte di altri compratori e ora non siete in grado di produrre nè lettere di offerta nè testimoni?
Dove sono finiti?
Sono mai esistiti ?
Il tutto mentre Fini sta risalendo nei sondaggi al 7,5%.
E se uscirà come vittima di una manovra infame, sarà chiaro a tutti il mandante del killeraggio.
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Settembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
L’INVITO DEL FINIANO GRANATA: BASTA SPOSARE LA TESI DELLA CONGIURA GIUDIZIARIA CONTRO IL PREMIER…NO A TROVATE GIURIDICHE PER GARANTIRE IMPUNITA’ A CHI USA IL METODO BOFFO…OCCORRE GARANTIRE DIRITTI AI BIMBI IMMIGRATI E LIBERTA’ DI STAMPA, NECESSITANO NORME ANTICORRUZIONE E SUL CONFLITTO DI INTERESSI… IN PRIMO PIANO SCUOLA, RICERCA, FORZE DELL’ORDINE E MAGISTRATURA
Caro Gianfranco,
il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco profondamente, ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo.
La volgarità delle parole di Storace e la gravità di quelle di Donna Assunta, in una cornice da taverna da parte dei tanti “nuovi ascari” della fiamma accorsi, merita, infatti, più di una riflessione da parte nostra.
Ancora una volta il disprezzo ostentato nei nostri confronti da uno come Storace, indagato per la mala gestione della sanità laziale e da te miracolato con la nomina a Ministro e le parole durissime di chi abbiamo contribuito a far eleggere Presidente del Consiglio suonano allucinanti, mentre ancora alcuni dei nostri utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl e sulla priorità assoluta di offrire uno scudo giudiziario al Premier.
Allora, Gianfranco, voglio dirti con chiarezza e affetto: non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi.
E mentre con i dossier e i giornali di famiglia continua e si fa ancora più grave il metodo Boffo nei tuoi e, in prospettiva, nei nostri confronti, non sopporto più le sofferte riflessioni e le trovate giuridiche di qualche amico al fine di provare a garantire impunità nei confronto di chi, potendo, ci cancellerebbe dalla scena politica.
Non ci sto a sopportare con rassegnazione attacchi e lezioni di moralità politica nei nostri confronti dai difensori di alcune delle figure più torbide della storia repubblicana e da chi cerca di mettere insieme, con ogni mezzo, deputati disposti a tutto.
Gianfranco, tu sai bene, ed è il tuo più grande insegnamento, che per costruire una grande forza nazionale, legalitaria, Repubblicana e Costituzionale, dobbiamo far si che i mezzi siano all’altezza dei fini: allora va bene il sostegno al programma votato dagli elettori, ma riempiamo immediatamente di contenuto politico il senso delle “mani libere su tutto il resto” che abbiamo rivendicato.
Serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione, e non è più rinviabile la concessione di diritti pieni di cittadinanza a tanti bambini e ragazzi nati in Italia da genitori regolarmente qui residenti e che si sentono, e sono, “nuovi italiani”.
Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà d’informazione e sul conflitto d’interesse.
E poi occorre porre rimedio, con il reperimento di adeguate risorse, agli enormi problemi della scuola pubblica, della ricerca e dell’Università se vogliamo costruire percorsi di superamento del declino nazionale, come attenzione e sostegno non potranno mancare a misure straordinarie adeguate per le forze dell’ordine e per la magistratura.
Essenziali poi nuove politiche culturali e ambientali, al fine di salvaguardare e rilanciare il più grande patrimonio, e la più grande risorsa dell’Italia.
Lo spazio politico che possiamo aprire, restando fedeli alle nostre radici, ma con “capacità dinamica” di interpretare una “certa idea dell’Italia” è enorme, come enorme è la stima che gli italiani onesti hanno nei tuoi confronti.
Serve però liberarsi subito da tatticismi eccessivi e moderatismi privi di progetto e andare finalmente in campo aperto a parlare all’Italia profonda in modo semplice e coerente.
Solo così varrà la pena di percorrere questa nuova avventura politica.
Con l’ambizione di poter costruire un’Italia diversa e liberata da cricche, prepotenti e ascari.
Fabio Granata
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Settembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
HA CREATO “LA DESTRA” SU IMPUT DEL PREMIER IN FUNZIONE ANTI-FINI, POI E’ STATO SCARICATO, QUINDI RIPESCATO E RIAMMESSO A CORTE…UN GENERALE SENZA ESERCITO CHE PARLA DI ETICA POLITICA NONOSTANTE UNA CONDANNA A UN ANNO E SEI MESI PER ESSERE STATO PROMOTORE E ISTIGATORE DELLA INCURSIONE AL SISTEMA INFORMATICO DEL COMUNE PER DANNEGGIARE LA MUSSOLINI
Ogni tanto si fa ricevere a Palazzo Grazioli per “respirare” l’aria di corte: quando il premier ha bisogno di sentirsi caricare in funzione anti-Fini, chi meglio del battutista Francesco Storace riesce a fargli tornare il sorriso?
Solidarietà tra barzellettieri.
Non saprà guidare un partito (visto le ultime percentuali nazionali da prefisso telefonico raggiunte), non saprà tenere unita una comunità umana (visto la diaspora di quasi tutti i dirigenti con cui aveva iniziato l’avventura de “la Destra”), non sarà un grande stratega (si è fatto convincere da Berlusconi a fondare un partito che avrebbe dovuto portare via voti ad An, quando sembrava imminente la rottura dell’intesa tra il premier e Fini, poi è stato scaricato da Silvio quando An è entrata nel Pdl, salvo essere richiamato a corte qualche mese fa), ma è un uomo servizievole in fondo.
Chi ricorda malevolmente i suoi primi incarichi nel Msi, quale autista di Marchio, o chi non dimentica il suo ruolo di portavoce di Fini in An, non si stupisce che sia diventato ora il maggiordomo politico di Silvio.
Dopo aver detto peste e corna del premier per due anni e soprattutto nella campagna elettorale politica del 2008: da una parte la Danielona che denunciava i vizi di chi “le donne le vuole solo orizzontali”, dall’altra il pugnace Epurator che univa le fiamme tricolori contro il berlusconismo dilagante.
Per poi finire a scrivere comunicati stampa che giustificano ancora l’esistenza di un partito che solo a Roma, grazie alla mancanza del simbolo del Pdl, ha raccolto un minimo consenso.
Ma Storace è utile in fondo: chi meglio di lui, uomo coerente, può tutelare lo spirito delle ultime volontà della Colleoni e della sua casa di Montecarlo, mandando esposti in sintonia con Perdente Feltri?
Chi meglio di lui può dichiararsi indignato con Fini per aver tradito lo spirito del Msi?
Certo non io, che non ho mai aderito ad An e non ho mai fatto il portaborse di Fini, ma lui sì che è un esperto di quel mondo in cui ha avuto onori e prebende.
Non lo ha mai criticato dall’interno per decenni?
Che volete che sia, non sarà certo per convenienza.
Ora si erge a moralizzatore, ad esteta della “destra che non tradisce”, simbolo dei duri e puri e si ritrova i suoi compagni di merenda Gasparri e Alemanno.
C’eravamo tanto amati (e tanto odiati)…
Un bel teatrino della politica, direbbe Silvio.
Una bella comparsata televisiva e riecco Francesco in piena forma, tra ammiccamenti e battute, che accusa Fini di mancanza di etica politica e di cattivo esempio per l’ambiente di destra.
Beh c’è un limite a tutto.
E’ compatibile la carica di segretario di un partito con una condanna a un anno e sei mesi per aver “tramato” contro la Mussolini, esponente dello stesso mondo?
Riportiamo le agenzie del 5 maggio 2010, per chi ha la memoria corta. Continua »
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Settembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
A LIMBADI ERA TUTTO PRONTO PER IL COMIZIO DELL’ALLORA CAPOLISTA DI AN, COMPRESO IL PRANZO A CASA DEL BOSS MANCUSO…E’ TUTTO AGLI ATTI DELL’OPERAZIONE MINOSSE 2, CONDOTTA DALLA DDA DI CATANZARO: LA COSCA DAVA INDICAZIONI DI VOTARE GASPARRI, COME RISULTA DALLE INTERCETTAZIONI …AN OTTENNE UN 2% IN PIU’ E GASPARRI RISULTO’ ELETTO
A Vibo Valentia era tutto pronto per accogliere l’allora deputato di An.
Per un imprevisto il programma saltò, ma l’antimafia di Catanzaro l’ha ricostruito.
Prima un comizio nella piazza del paese, poi il pranzo a casa del boss che avrebbe garantito il suo appoggio elettorale.
A Limbadi, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, sembra che tutto fosse pronto per accogliere il deputato.
Ma qualcosa, quel giorno, non andò per il verso giusto e la cosca dovette rivedere tutti i suoi programmi. Pure l’onorevole, a quanto pare.
Il boss è Panataleone Mancuso, uno dei più potenti uomini della ‘Ndrangheta. Il parlamentare, invece, è Maurizio Gasparri, oggi capogruppo del Partito di Berlusconi a Palazzo Madama e ras degli uomini di An in Calabria.
Il racconto è agli atti dell’operazione Minosse 2, condotta tra il 2000 e il 2003 dai Carabinieri di Vibo Valentia e coordinata dalla Dda di Catanzaro.
La prima udienza del processo c’è stata solo lo scorso 23 giugno, subito aggiornata a ottobre.
Ma l’apertura del dibattimento ha reso disponibili tutti i documenti.
“Domani mattina devo andare a prendere a Gasparro a Vibo che deve fare il comizio alle 11:00, mi ha mandato zio Luni, e allo zio Luni non posso dirgli di no, chiaro!”.
Giuseppe Corsaro è un ‘picciotto’ della cosca, un fedelissimo di Pantaleone Mancuso, lo “zio Luni” di cui parla.
Nella sua auto, una Renault Clio, i Carabinieri hanno piazzato da tempo una cimice che offrirà numerosi elementi utili alle indagini.
E’ il 21 aprile 2001 quando racconta del suo impegno “elettorale” per il giorno dopo alla fidanzata: “Io lo devo andare a prendere alle 09:00 e portarlo a Limbadi, poi mangia a casa di zio Luni, e lo accompagna zio Luni poi… che zio Luni deve andare a Gioia, altrimenti sarebbe andato lui personalmente a prenderlo a Vibo…”.
Secondo il racconto, Pantaleone Mancuso il giorno dopo avrebbe dovuto trattare l’acquisto di una partita di 100 chili di cocaina in arrivo nel porto di Gioia Tauro.
Siamo nel pieno della campagna elettorale che riporterà Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi: Maurizio Gasparri è capolista di An nella circoscrizione che abbraccia tutto il territorio regionale e risulterà l’unico eletto per il suo partito nel proporzionale.
I colloqui intercettati nell’auto di Corsaro, un voluminoso materiale che i Carabinieri si spingono a definire “confessioni”, spiegano come in quei giorni la cosca si stesse adoperando per far votare l’attuale capogruppo al Senato del Pdl:
“Già è tutto programmato, già stanno preparando i voti e tutto!..” dice Peppe, un amico del ‘picciotto’, che aggiunge “Vi parate… giusto quanto parli… finisce di parlare… adesso te ne puoi andare”.
Una frase che secondo i militari dell’Arma “è diretta alla personalità politica e che il comizio è solo una copertura per gli eventuali voti che saranno destinati al candidato in discussione”.
“Tanto lo sappiamo chi sale già ” chiosa Giuseppe Corsaro, sempre al volante della sua Clio.
Il giorno dopo, il 22 aprile 2001, Pantaleone Mancuso effettivamente parte alla volta di Gioia Tauro.
Sulle sue tracce ci sono i Carabinieri del Ros di Catanzaro, incaricati dalla Dda dopo le parole intercettate nell’auto di Corsaro.
“Dopo circa un centinaio di metri, i due, probabilmente vistisi seguiti, repentinamente effettuavano inversione di marcia facendo perdere le tracce” scrivono i Carabinieri.
Che aggiungono: “Quel giorno, il porto di Gioia Tauro pullulava di FF.OO. a seguito di una visita istituzionale presso la Capitaneria di Porto”.
L’affare non si concluse e, addirittura, la nave che trasportava l’ingente carico di droga cambiò repentinamente la rotta a largo di Tropea e si diresse verso il porto di Salerno.
Gasparri, invece, quel giorno a Vibo c’era davvero, anche se le sue iniziative elettorali pubbliche previste erano a Crotone.
Praticamente, a due ore e mezza di macchina. “ Gli accertamenti esperiti hanno consentito di accertare che effettivamente l’onorevole Maurizio Gasparri il 22.04.2001 alloggiava presso l’Hotel 501 di questa città ; aveva impegni elettorali a Crotone; Giuseppe Corsaro non si è portato in Vibo Valentia per l’intera giornata” si legge nelle relazioni dell’Arma. Continua »
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Settembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA: “METTERO’ FINE A OGNI INDECISIONE” … PREVISTO UN SERVIZIO D’ORDINE PER “ACCOGLIERE” EVENTUALI CONTESTATORI CAMMELLATI…GLI SMS DELLA PASCALE… ALEMANNO SI SMARCA
Un aereo pubblicitario con lo striscione “Con Fini, futuro e libertà ” e’ partito
dall’aviosuperfice di Fiumefreddo, in Sicilia, e sorvolera’ le spiagge ioniche e adriatiche di Calabria, Puglia e Abruzzo fino a raggiungere, domenica 5 settembre, Mirabello (Fe) in occasione dell’intervento di Gianfranco Fini alla Festa Tricolore 2010.
Un altro aereo con striscione ‘Il Sud con Fini per l’Italia’, partira’ invece oggi da Napoli e sorvolera’ le spiagge tirreniche sino a congiungersi in Emilia Romagna con altri velivoli che pubblicizzeranno la manifestazione di Mirabello nelle regioni del nordest del paese.
Cresce l’attesa per il discorso che il Presidente della Camera terrà domenica alle 18 a conclusione della “festa tricolore” che è diventato il principale avvenimento autunnale della politica italiana.
Da qui si capirà se e quando Fini fonderà un nuovo partito e di conseguenza quanta vita ha ancora davanti a sè l’esecutivo.
Come lo stesso “Libero” è costretto stamane ad ammettere “per domenica sono attese addirittura 10.000 persone, un numero mai visto”.
Gli organizzatori sono in fibrillazione e le voci di truppe cammellate (e pagate) fatte arrivare apposta per “fischiare” Fini si rincorrono tra conferme e smentite.
Pare che fossero cinque le città dove si stavano organizzando pulmann da mandare a Mirabello per contestare Fini, ma doveva essere una sorpresa e soprattutto apparire come una “sollevazione della base” per gettare discredito sul co-fondatore del Pdl.
Ora che il gioco sporco è stato scoperto, l’impresa rischia di trasformarsi in un boomerang che getta discredito su chi l’ha organizzata.
Sono state discretamente previste le contromisure: un robusto servizio d’ordine sarà pronto ad “accogliere” eventuali contestatori organizzati.
Intanto alla festa tricolore si respira entusiasmo: “Così tanta gente nei primi giorni erano anni che non si vedeva” conferma Luca Bellotti, deputato finiano e organizzatore dell’appuntamento: “le persone hanno voglia di partecipare, sentono che sta nascendo qualcosa di nuovo nella politica italiana. E molti mi chiedono: quando partiamo? Ci sono gli ex An certo, ma soprattutto tanti giovani che hanno voglia di una forza politica completamente diversa”.
La base preme: al 99,9% vogliono che Fini fondi un nuovo partito, dei berluscones non ne possono più.
L’ultimo episodio delle truppe cammellate e l’autogol patetico della Pascale che chiede un aiuto per “organizzare un pulmann” contro Fini e lascia pure traccia della cosa con diversi sms ( prima di sollecito, poi di accuse al traditore Mattera), non ha certo contribuito a rasserenare gli animi.
I finiani minacciano di chiedere alla magistratura di “acquisire i tabulati telefonici della Pascale per verificare le utenze chiamate”.
Se ne scoprirebbero delle belle…
Fini coi suoi collaboratori so è dimostrato sereno e determinato: “Non abbiamo paura delle contestazioni pilotate perchè non dobbiamo vergognarci di nulla, parliamo di politica per fare politica. Hanno gettato fango sulla mia famiglia, ci sono i bambini che ascoltano ciò che dice la gente. Ci vorranno anni per cancellare queste offese dalla loro testa. Questo, lo si sappia, non lo dimenticherò mai.” Continua »
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