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L’EX ABATE DI MONTECASSINO AL CONVEGNO DI FORZA ITALIA CON TAJANI E ABBRUZZESE

Novembre 12th, 2015 Riccardo Fucile

DON VITTORELLI A SETTEMBRE PARTECIPO’ AL CONGRESSO

Prende la parola, ringrazia e saluta, mentre l’eurodeputato Antonio Tajani gli sistema il microfono.
E’ l’11 settembre e Don Pietro Vittorelli partecipa al congresso di Forza Italia, al Palazzo della Fonte di Fiuggi.
L’ex abate di Montecassino, indagato per aver usato 500mila euro destinati all’abbazia in cene, viaggi e droga, ha frequentazioni politiche trasversali.
Oltre all’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, al quale – dopo lo scandalo escort – offrì alloggio per un riabilitazione spirituale, Don Pietro è vicino a Tajani, un vero e proprio amico.
Al convegno “Le radici cristiane dell’Europa” è tra i relatori.
A margine, il vescovo si fa immortalare in posa proprio con l’eurodeputato e con Mario Abbruzzese, consigliere forzista alla Regione Lazio.

(da “Huffingtonpost”)

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I MISTERI DELL’ATTICO DI BERTONE: SCONTI, SPONSOR E FATTURE A SUA INSAPUTA

Novembre 8th, 2015 Riccardo Fucile

UNA STORIA INCREDIBILE CON VERSIONI CONTRADDITTORIE

Attorno alla ristrutturazione dell’attico (296 metri quadrati) del cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato pensionato nell’agosto 2013 da Papa Francesco, sono accadute nell’ordine queste cose.
Realizzata nell’autunno 2013, la ristrutturazione è costata 310 mila euro: il cardinale sostiene di averli versati di tasca sua.
«Ho girato al Governatorato la somma dal mio conto», ha recentemente detto al Corriere della Sera, «ho pagato per un appartamento non mio che resterà  alla Santa Sede».
La ditta che ha eseguito i lavori – la romana Castelli Re costruzioni dell’imprenditore cremonese Gianantonio Bandera, 61 anni – sostiene, poi, che sul preventivo iniziale ha offerto uno sconto (accettato dal condomino) del 50 per cento: i lavori a pieno costo, quindi, sarebbero costati 620 mia euro.
Ci sono nuovi documenti, ancora, che dicono come almeno 200 mila euro per rifare l’immobile siano stati versati dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù, così vicino al cardinale di Vercelli.
Bertone ha provato a spiegare: «Ho saputo dopo che erano state presentate fatture anche alla Fondazione Bambino Gesù, escludo in modo assoluto di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione ad alcun pagamento».
Ecco le prime domande sorgere.
Ma perchè un’azienda edile in un periodo di profonda crisi del settore scontà  di metà  il suo preventivo, lavorando in perdita?
E perchè un ospedale pediatrico, il più importante in Italia, 25 mila ricoveri l’anno, dovrebbe pagare i due terzi della ristrutturazione del superattico di un cardinale? Già .
Ma non sono finite le domande a proposito del terzo piano di via San Carlo in Vaticano, l’ultima casa romana ad entrare di slancio nelle cronache italiane dopo l’immobile del ministro Lunardi, la terrazza del cardinale Dias, l’appartamento acquistato a sua insaputa del ministro Scajola.
Il cardinale Bertone con una lettera inviata l’8 novembre 2013 al presidente dell’ospedale, il bertoniano Giuseppe Profiti, e pubblicata da Il Tempo, fa sapere che sarà  sua cura «fare in modo che la copertura economica occorrente alla realizzazione degli interventi venga messa a disposizione della Fondazione».
Che significa? Che il Bambino Gesù paga una parte cospicua della ristrutturazione cardinalizia e poi si riprende i soldi dall’impresa? È così.
Dopo averci rimesso (sconto del 50 per cento), l’imprenditore Bandera ha chiesto per iscritto – 20 ottobre 2013 – di poter restituire l’incasso, 310 mila euro, fin lì realizzato: riverserà  la cifra all’ospedale in due tranche affinchè acquisti «attrezzature per curare i bambini».
Cosa chiede in cambio, il ristrutturatore? Una piccola sponsorizzazione, «il nome della sua azienda ricordato su queste attrezzature».
Ecco, un impressionante turnover di assegni e promesse, andata e ritorno, ruota attorno all’attico del cardinale più contestato.
L’ex presidente del Bambino Gesù, Giuseppe Profiti, già  finanziere, lui rimosso dal vertice dell’ospedale lo scorso gennaio, allo strano cotè di pagamenti e donazioni aggiungerà  questa altrettanto strana spiegazione: la parcella pagata in un primo momento dall’ospedale, dirà , si giustificherebbe con la necessità  di utilizzare la casa del cardinale quale punto di riferimento per incontri e attività  di ricerca fondi.
Bertone superstar aiuterebbe il Bambino Gesù nel fundraising a scopi umanitari, ma lo stesso Prufiti non sa dire se il cardinale è a conoscenza dell’occupazione futura del suo ampio salotto.
Tra l’altro il manager, confermando di aver versato 200mila euro, contraddice Bertone, che invece sostiene di aver pagato 300 mila euro di tasca propria.
La ristrutturazione è costata 310 mila euro e uno dei due – manager o cardinale – non dice la verità .
Nelle biografie delle persone che ruotano intorno alla corte bertoniana, e nei vantaggi da loro ottenuti, si trovano più risposte che nelle parole rilasciate.
L’imprenditore edile Bandera è un ingegnere a cui l’incontro di Tarcisio Bertone cambia il destino.
L’ingegnere costruisce parcheggi per le parrocchie di Genova, dove Bertone è nominato arcivescovo nel dicembre 2002. Cattolico e fedele, Bandera diventa presto Magistrato della Misericordia, fondazione che amministra i beni della diocesi destinati ai poveri.

Corrado Zunino
(da “La Repubblica“)

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LA RIVOLTA DEI PARROCI: “LA VERA CHIESA E’ ALTRO, ORA PULIZIA”

Novembre 7th, 2015 Riccardo Fucile

“NOI DIAMO SANGUE PER STARE VICINO ALLA GENTE, FA MALE LEGGERE CHE C’E’ CHI SPRECA SOLDI”… “E’ GIUSTO CHE SI SAPPIA COME STANNO LE COSE, BEN VENGANO QUEI DUE LIBRI”

“Qui gira troppo sterco del diavolo. E allora è davvero il momento di cambiare. Se il Papa ha la forza di imporsi su chi contrasta la sua azione, alla fine la gran parte dei fedeli gli sarà  grata”.
Oportet ut scandala eveniant, dice l’evangelista Matteo.
E dunque, se è necessario che gli scandali avvengano, perchè la verità , anche quella più dura, faccia bene alla Chiesa, la voce critica dei sacerdoti che in questi giorni guardano con stupore al Vaticano finisce per saldarsi con quella dei fedeli ugualmente sconcertati: “Il Papa, povero diavolo, si è trovato delle serpi in seno”.
A girare per cardinali, nei palazzi bellissimi e lussuosi che si susseguono uno in fila all’altro, fra abitazioni e uffici dicasteriali, percorrendo la via della Conciliazione che si allarga su Piazza San Pietro, alla fine gira sul serio un po’ la testa.
Bisogna allora scendere gli scaloni, rimettere i piedi a terra, allontanarsi dal centro, battere la periferia, visitare le parrocchie di zone meno cruciali. E parlare con i sacerdoti di qualche chiesa lontana da Roma.
Come il don Vincenzo di San Benedetto del Tronto, che si autodefinisce semplicemente “un prete”. L’altro giorno ha preso il telefono e chiamato un programma di Rai Radio3 per parlare di “questo benedetto Vatileaks, che mi appassiona tantissimo “.
Don Vincenzo non vede lo scandalo scoppiato come del tutto negativo: “Io, come prete, come faccio a non amare la mia Chiesa? La amo con passione, con lucidità . E proprio perchè amo la mia Chiesa non la voglio vedere sporca. Io voglio una Chiesa bella, pulita, voglio una Chiesa evangelica. Quindi, ben venga la chiarezza, la verità , la conoscenza anche dei fatti negativi. Si è detto di attacchi dall’esterno, di manovre ispirate da chissà  chi. Ma quali manovre? Le facciamo da soli le cose brutte. Siamo noi, all’interno della Chiesa, che dobbiamo fare una pulizia”.
Così il malessere di questi giorni difficili, di accuse e tensione, di prime pagine che straboccano di titoli, di foto sui settimanali pieni di attici e terrazze nelle disponibilità  dei prìncipi del Vaticano, erompe nelle parrocchie lontane da Piazza san Pietro. Dove i primi a storcere il naso non sono soltanto i credenti, ma i sacerdoti.
Un sentimento, questo, che comincia a essere pienamente avvertito da chi ha il polso della situazione fra i vescovi.
Dice a Repubblica una voce dentro la Cei, la Conferenza episcopale italiana: “Questa è una cosa che riguarda direttamente noi clero. E allora ben venga una Chiesa pulita. Perchè quello che emerge dai libri appena pubblicati è tutt’altro che carità , tutt’altro che povertà , è miseria umana. Di più: è commercio di beni sacri. È simonia!”. Dunque, è peccato.
Don Renzo Zocca, parroco di Santa Lucia a Pescantina, in provincia di Verona, ha avuto il suo momento di celebrità  come “il prete della Renault 4” regalata a Papa Francesco, in Vaticano divenuta una papamobile inconfondibile.
L’altro ieri ha detto ad Avvenire: “La missione del Papa è grande, quello che sta capitando in questi giorni fa male, ma non deve offuscare nè quello che lui sta facendo nè quello che la Chiesa fa, anche seguendo il suo esempio. Se ci sono stati episodi disdicevoli in Vaticano, si faccia ordine, si chieda scusa. Ma sia ben chiaro che la Chiesa è un’altra cosa”.
Padre Sebastiano Giuseppe Lai, invece, a Roma è parroco di San Giuseppe all’Aurelio: “Noi sacerdoti siamo i più arrabbiati – afferma – in tanti diamo il sangue nelle nostre parrocchie, poi la gente scopre queste storie. È come per i preti pedofili: quella è la mia rabbia più grande. Io sto coi bambini, ridiamo e scherziamo, non vorrei mai che qualche genitore dicesse al figlio di stare attento”.
Aggiunge un ecclesiastico spagnolo – in questi giorni alcuni di loro sono spesso interpellati per via del presunto “corvo” in cella, il monsignor Lucio Vallejo Balda oggi nella guardina della Gendarmeria vaticana: “Lui non è affatto uno stupido. Era solo un po’ megalomane, si sentiva vicino al Papa. Qualcuno probabilmente lo ha usato. Ma questa vicenda, adesso, è diventata una questione di credibilità  per la Chiesa. È vero che molti sacerdoti sono spesso ingenui, e questa purtroppo è una caratteristica di buona parte del clero: cadono in tranelli finendo per essere manipolati da altri. Ma che ci voglia pulizia all’interno, questo è poco ma sicuro “.
Insieme con i sacerdoti ci sono tanti fedeli arrabbiati. Alcuni, addirittura, disgustati dal tipo di Chiesa che esce a pezzi dal caso Vatileaks 2: “La gente – commenta qualcuno – è nauseata per quello che sta venendo fuori”. Commenta Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale del movimento riformista “Noi Siamo Chiesa”, un cristiano in prima linea e spesso critico: “Siamo d’accordo con gli autori dei due libri pubblicati. Siamo con Papa Francesco nella sua opera di pulizia. Bisogna che le cose si sappiano. Perchè qui la realtà  supera ormai l’immaginazione “.

Marco Ansaldo
(da “La Repubblica”)

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IL PAPA STA CON GLI ESODATI E I PRECARI: “E’ VERGOGNOSO”

Novembre 7th, 2015 Riccardo Fucile

CICLONE FRANCESCO ALL’UDIENZA INPS: “IL LAVORO NON DEVE ESSERE IN FUNZIONE DEL GUADAGNO DI POCHI”

E’ un Papa che sta con esodati, precari, persone a cui è stata spostata l’età  della pensione, disoccupati e gente pagata in nero.
“Se si vive in una situazione di disoccupazione, precarietà , lavoro nero, come è possibile riposarsi? E’ vergognoso” dice Francesco nell’udienza in cui ha incontrato i lavoratori e vertici dell’Inps.
Bergoglio è chiarissimo: “Non è giusto “rinegoziare” l’età  per la pensione fino ad “estremismi aberranti. Fino a qualche tempo fa era comune associare il traguardo della pensione al raggiungimento della cosiddetta terza età ” e invece “l’epoca contemporanea ha mutato questi ritmi. Da un lato l’eventualità  del riposo è stata anticipata, a volte diluita nel tempo, a volte rinegoziata fino ad estremismi aberranti, come quello che arriva a snaturare l’ipotesi di una cessazione lavorativa”.
Il lavoro non è “un mero ingranaggio nel meccanismo perverso che macina risorse per ottenere profitti sempre maggiori; non può essere prolungato o ridotto in funzione del guadagno di pochi”.
La dignità  dell’uomo “non può essere pregiudicata mai, neanche quando smette di essere economicamente produttiva”
E dunque è necessario tutelare il diritto alla pensione, le sovvenzioni ai disoccupati, l’assistenza alla maternità .
“Vostro difficile compito – ha detto il Papa – è contribuire affinchè non manchino le sovvenzioni indispensabili per la sussistenza dei lavoratori disoccupati e delle loro famiglie. Non manchi tra le vostre priorità  un’attenzione privilegiata per il lavoro femminile, nonchè quell’assistenza alla maternità  che deve sempre tutelare la vita che nasce e chi la serve quotidianamente”.
“Non manchi mai – ha detto ancora il Papa – l’assicurazione per la vecchiaia, la malattia, gli infortuni legati al lavoro. Non manchi il diritto alla pensione, e sottolineo: il diritto, perchè di questo si tratta. Siate consapevoli dell’altissima dignità  di ciascun lavoratore, al cui servizio voi prestate la vostra opera. Sostenendone il reddito durante e dopo il periodo lavorativo, contribuite alla qualità  del suo impegno come investimento per una vita a misura d’uomo”, ha concluso Francesco.

(da “Huffingtonpost“)

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BERGOGLIO CACCIA I VESCOVI DAL TEMPIO

Novembre 6th, 2015 Riccardo Fucile

“TRISTE VEDERE VESCOVI E SACERDOTI ATTACCATI AI SOLDI, I CREDENTI NON POSSONO VIVERE COME FARAONI”

“Se un credente parla della povertà  o dei senzatetto e conduce una vita da faraone: non si può fare. Questa è la prima tentazione”.
Questa la dichiarazione di papa Francesco a Straatnieuws, giornale di strada olandese, rilasciata il 27 ottobre e tradotta oggi dalla radio vaticana.
L’affermazione del pontefice, riletta alla luce dello scandalo Vatileaks 2 emerso nei giorni scorsi, suona più come una risposta alle critiche sul lusso in cui vivono cardinali e vescovi e alla corruzione e agli scandali finanziari all’interno della Santa Sede, piuttosto che un semplice richiamo ai valori del Vangelo.
Pensiero ribadito nell’omelia di stamane a Santa Marta: ” Ci sono questi, che invece di servire, di pensare agli altri, di gettare le basi, si servono della Chiesa, gli arrampicatori attaccati ai soldi. E quanti sacerdoti e vescovi abbiamo visto così”.
“Dio ci salvi dalle tentazioni di una doppia vita, dove mi mostro come uno che serve e invece mi servo degli altri”, il monito del pontefice.
“Ci si chiede – ha proseguito Francesco – di metterci al servizio, ma c’è chi ha raggiunto uno status e vive comodamente senza onestà , come i farisei nel Vangelo. Mi commuovono quei preti e quelle suore che per tutta la vita sono al servizio degli altri”. Sono questi preti e queste suore, ha sottolineato il Papa, “che rappresentano la gioia della Chiesa”.
“Nel Vangelo – ha ripreso Bergoglio – il Signore ci fa vedere l’immagine di un altro servo, che invece di servire gli altri si serve degli altri”.
E, ha sottolineato, “abbiamo letto cosa ha fatto questo servo, con quanta scaltrezza si è mosso, per rimanere al suo posto”. Un’ambivalenza che non ci dovrebbe essere all’interno della Chiesa, ha concluso Francesco.
Nell’intervista a Straatnieuws, Bergoglio insiste sulla necessità  di resistere alle tentazioni, due in particolare: “La chiesa deve parlare con la verità  e anche con la testimonianza della povertà . Se un credente parla della povertà  o dei senzatetto e conduce una vita da faraone, questo non si può fare. Questa è la prima tentazione. L’altra tentazione è di fare accordi con i governi”, ha sottolineato il Papa, a condizione che siano accordi chiari e trasparenti.
“Noi gestiamo questo palazzo – ha portato ad esempio Bergoglio – ma i conti sono tutti controllati, per evitare la corruzione. Perchè c’è sempre la tentazione della corruzione nella vita pubblica. Sia politica, sia religiosa”.
Papa Francesco ha raccontato una sua esperienza concreta: “Ricordo che una volta con molto dolore ho visto, quando l’Argentina sotto il regime dei militari è entrata in guerra con la Gran Bretagna per le isole Malvine, la gente dava delle cose, e ho visto che tante persone, anche cattolici, che erano incaricati di distribuirle, le portavano a casa. C’è sempre il pericolo della corruzione. Una volta ho fatto una domanda a un ministro argentino, un uomo onesto, che ha lasciato l’incarico perchè non poteva andare d’accordo con alcune cose un po’ oscure. Gli ho chiesto: ‘quando voi inviate aiuti, sia pasti, siano vestiti, siano soldi, ai poveri e agli indigenti, di quello che inviate, quanto arriva là , sia in denaro sia in spesa?’ Mi ha detto: ‘Il 35 per cento’. Significa che il 65 per cento si perde. E’ la corruzione: un pezzo per me, un altro pezzo per me”.
Una storia che sembra ricalcare la vicenda dell’Obolo di San Pietro descritto nel libro di Gianluigi Nuzzi “Via Crucis”, che ha svelato come su 10 euro che nel 2013/2014 entravano in Vaticano per la beneficenza del pontefice, sei finivano a sanare i conti in rosso della Curia, due venivano accantonati in un fondo – che ormai ammonta a 400 milioni di euro – e solo due venivano rigirati al canale umanitario dedito alla beneficenza.
“Ieri – prosegue il Papa nell’intervista – ho chiesto di inviare in Congo 50 mila euro per costruire tre scuole in paesi poveri, l’educazione è una cosa importante per bambini. Sono andato all’amministrazione competente, ho fatto questa richiesta e i soldi sono stati inviati”.
Poi spiega perchè ha rinunciato all’appartamento del Palazzo Apostolico, optando invece per Santa Marta: “Dopo aver visto questo appartamento mi è sembrato un imbuto al rovescio, cioè grande ma con una porta piccola. Questo significa essere isolato. Io ho pensato: non posso vivere qua semplicemente per motivi mentali. Mi farebbe male. All’inizio sembrava una cosa strana, ma ho chiesto di restare qui, a Santa Marta. E questo mi fa bene perchè mi sento libero. Mangio nella sala pranzo dove mangiano tutti. E quando sono in anticipo mangio con i dipendenti. Trovo gente, la saluto e questo fa che la gabbia d’oro non sia tanto una gabbia. Ma mi manca la strada”.
Bergoglio sottolinea anche come non esistano tesori della Chiesa, poichè questi sono in realtà  “tesori dell’umanità “: “Se io domani dico che la Pietà  di Michelangelo venga messa all’asta, non si può fare, perchè non è proprietà  della Chiesa. Sta in una chiesa, ma è dell’umanità . Questo vale per tutti i tesori della Chiesa. Ma abbiamo cominciato a vendere dei regali e altre cose che mi vengono date. E i proventi della vendita vanno a monsignor Krajewski, che è il mio elemosiniere. E poi c’è la lotteria. C’erano delle macchine che sono state tutte vendute o date via con una lotteria e il ricavato usato per i poveri. Ci sono cose che si possono vendere e queste si vendono”.
Francesco chiude l’intervista esprimendo un desiderio, una speranza: “Vorrei un mondo senza poveri. Anche se mi sembra un po’ difficile immaginarlo. Noi dovremmo lottare per questo. Ma io sono un credente e so che il peccato è sempre dentro di noi. E la cupidigia umana c’è sempre, la mancanza di solidarietà , l’egoismo che crea i poveri. Non so se lo faremo questo mondo senza poveri, perchè il peccato c’è sempre e ci porta l’egoismo. Ma dobbiamo lottare sempre”.

(da “Huffingtonpost”)

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LO STRANO AFFARE DELLE CANONIZZAZIONI: LA FABBRICA DEI SANTI, 500.000 EURO LA TARIFFA

Novembre 5th, 2015 Riccardo Fucile

BLOCCATI DAL PAPA 409 CONTI IOR PER ACCERTAMENTI SULLE CAUSE DI BEATIFICAZIONE… TRA QUESTI ANCHE QUELLO DI PADRE GEORG

Senza soldi non si diventa santi.
È stato tre lustri fa, che con il suo L’ora di religione, Sergio Castellitto protagonista, Marco Bellocchio denudò crudelmente il commercio vaticano sulle canonizzazioni, raccontando la storia di una famiglia romana decaduta che cerca di risollevarsi economicamente investendo tutto sul processo di santità  della mamma morta.
Ed è propria la causa per la canonizzazione il segreto per moltiplicare il denaro.
In merito, uno dei libri del nuovo Vatileaks, quello di Gianluigi Nuzzi, Via Crucis (Chiarelettere) contiene una notizia clamorosa.
Quattrocento conti per 40 milioni di euro
Quando papa Bergoglio, appena eletto, dispone un’inchiesta sui traffici milionari della Congregazione che si occupa di portare sugli altari uomini e donne di fede — e retta da un fedelissimo bertoniano, il cardinale Angelo Amato — la neocommissione per la riforma delle finanze (la fatidica Cosea) ordina il blocco di 409 conti dello Ior, la banca vaticana, per un totale di 40 milioni di euro.
Tra questi c’è anche un nome pesantissimo, quello di monsignor di Georg Gà¤nswein, storico segretario di Benedetto XVI e rimasto al servizio di papa Bergoglio.
Il numero dell’importante cliente, presso la banca vaticana, è 29913.
Scrive Nuzzi: “La disposizione dunque coinvolge anche il conto corrente di monsignor Georg Gà¤nswein, già  segretario personale di Benedetto XVI e ora prefetto della casa pontificia. C’è anche il conto corrente di padre Antonio Marrazzo, postulatore per la beatificazione di papa Paolo VI, Giovanni Battista Montini; e quello di monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia. Si rischia un incidente diplomatico già  dopo i primi passi della commissione”.
Alla fine del 2013, la Cosea fa sbloccare 114 dei 409 depositi.
Diventare santi e fatturazione
Il processo per diventare santi è particolarmente lungo, anni se non decenni.
La figura chiave è il cosiddetto postulatore, una sorta di pm che deve indagare sulla presunta santità  e mostrarne le prove sotto forma di miracoli.
In Vaticano sono due avvocati laici ad avere il monopolio delle cause.
Il più noto e prestigioso si chiama Andrea Ambrosi ed è un legale che fa solo questo. Per avere il patentino di postulatore c’è un corso parauniversitario da frequentare e superare.
La famiglia Ambrosi, poi, è anche proprietaria della tipografia che stampa in esclusiva gli atti delle cause.
Si tratta di montagne di carta, un altro affare a tantissimi zeri.
Insieme allo studio Ambrosi, altra postulatrice è Silvia Correale. In media, la santità  costa tra i 400mila e i 500mila euro.
Per il filosofo Antonio Rosmini, si è arrivati a ben 750mila euro, di cui la metà  solo per organizzare la cerimonia di beatificazione in piazza San Pietro.
Avviare una causa presuppone già  un anticipo di 20mila. Poi ci sono i costi di trasferte e di studio di documenti più la traduzione della mole di atti in latino, lingua ufficiale della Santa Sede.
Mezzo milione per la beatificazione
Nel secondo libro che esce oggi, quello di Emiliano Fittipaldi, Avarizia (Feltrinelli), c’è un ampio elenco di cause costate centinaia di migliaia di euro.
A gestire i soldi sono i postulatori, con conti dello Ior, e quando la Cosea ha chiesto i bilanci o un rendiconto delle spese, il cardinale Amato ha risposto che questa certificazione non esiste.
Un pozzo senza fondo. Nell’autunno di due anni fa, per esempio, una congrega spagnola di Palma di Maiorca ha messo 482.693 euro sul conto della banca vaticana per la canonizzazione della beata Francisca Ana de los Dolores.
La fabbrica dei santi, nata nel 1588 su impulso di Sisto V, ha ricevuto un formidabile impulso alla produzione sotto il pontificato dell’ultimo papa magno, Giovanni Paolo II: 1.338 beati e 482 santi proclamati in 27 anni di regno.
I più attivi e dispendiosi sono gli americani.
Solo dal 2008 al 2013, la beatificazione dell’arcivescovo e telepredicatore Fulton John Sheen è lievitata a 332mila euro, pagati da una fondazione intestata all’“esaminando”. Il grosso della cifra rappresenta gli onorari di Ambrosi, che si è giustificato così nel gennaio del 2014: “La stesura della positio (la relazione finale, ndr) si basa sullo studio e l’elaborazione di oltre settanta volumi. Essendo poi stato monsignor Sheen uno dei più fecondi scrittori di Gesù e Maria, ho dovuto farmi mandare e leggere — per trovare spunti aggiunti sull’esercizio virtuoso — la sua opera omnia, ammontante a ben ottantatrè volumi”.
La vita dei “cacciatori di miracoli” è senza dubbio durissima.
Iniziata nel 2002, la beatificazione di Sheen è stata sospesa a tempo indeterminato perchè l’arcidiocesi di New York non ha voluto spostare le spoglie del monsignore nella sua città  natale, Peoria.
Le trattative con i re del tabacco
Dai santi alle sigarette, la disinvoltura della curia vaticana non ha confini.
Nuzzi pubblica una bozza di accordo segreto tra la Santa Sede e una multinazionale del tabacco, la Philip Morris in cui quest’ultima si impegna a dare compensi per la promozione della vendita delle sigarette tra le mure leonine, dove c’è un autentico duty free.

Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)

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NON SOLO L’ATTICO DI BERTONE, TUTTI GLI SFARZI DEI CARDINALI

Novembre 4th, 2015 Riccardo Fucile

LUSSI DI OGNI GENERE SENZA BADARE A SPESE… NUZZI: “L’ATTICO DI BERTONE E’ LA REGOLA, NON L’ECCEZIONE”

Gli sperperi della Curia sostenuti utilizzando i fondi destinati ai bisognosi.
I fasti dei cardinali a canone zero, con residenze immense nel centro di Roma riservate a porporati pressochè privi di incarico.
Sono solo alcuni degli scandali raccontati in “Via Crucis”, il nuovo libro di Gianluigi Nuzzi edito da Chiarelettere
Nel cuore pulsante della Chiesa c’è un buco nero che Francesco scopre dopo molte difficoltà : una malagestione che diventa truffa e raggiro.
Grazie alla task force che ha messo in piedi con un colpo di mano senza precedenti, il papa riesce ad accertare che i costi della curia vengono sostenuti impiegando i fondi destinati ai bisognosi. Uno scandalo.
I soldi che arrivano in Vaticano, mandati dai cattolici di tutto il mondo per le opere di carità , non finiscono ai poveri ma servono per colmare i buchi finanziari generati da alcuni cardinali e dagli uomini che controllano l’apparato burocratico della Santa sede.
Jorge Bergoglio aveva scelto il nome di Francesco perchè la missione della sua Chiesa doveva essere esattamente quella di san Francesco d’Assisi: aiutare i poveri.
Dal primo saluto in piazza San Pietro il papa rifugge qualsiasi orpello indossando spesso abiti dimessi. Invita i senzatetto nella Cappella Sistina e chiede ai responsabili degli istituti religiosi e degli enti che fanno riferimento alla Chiesa di ospitare negli immobili in disuso tutti coloro che ne hanno bisogno: nei palazzi, nei convitti, nelle camerate dei grandi seminari rimasti deserti per la crisi delle vocazioni
Oltre al rigore e alla trasparenza, povertà  e carità  sono le parole chiave del suo linguaggio pastorale e del pontificato.
Con una sensibilità  che cerca di trasmettere e accrescere soprattutto tra sorelle e sacerdoti. A iniziare dalle piccole cose, le più semplici. Come l’utilizzo dell’automobile sul quale si sofferma nell’udienza generale del 6 luglio 2013: «A me fa male quando vedo una suora o un prete con la macchina ultimo modello — afferma Francesco — ma non si può… La macchina è necessaria per fare tanto lavoro, spostarsi di qua e di là … ma prendetene una umile. Se ne volete una bella, pensate ai bambini che muoiono di fame… Giustamente a voi fa schifo quando vedete un prete o una suora che non sono coerenti».
Bergoglio è il primo a dare il buon esempio.
Quando va a Lampedusa per abbracciare i profughi che arrivano dall’Africa usa una Fiat campagnola messa a disposizione da un cattolico che vive nell’isola, mentre ad Assisi, nella terra di san Francesco, eccolo usare una piccola auto, una Fiat Panda. Perfino «quando un prete veronese gli regala una Renault4, il papa accetta ma la trasferisce al museo delle automobili papali».
Di fronte a questi discorsi e comportamenti, inconsueti per un papa, sono molti i cardinali curiali che, dopo un iniziale smarrimento, hanno mostrato di allinearsi al nuovo corso. In realtà  è una sintonia solo a parole e a larghi sorrisi.
La battuta sarcastica che circola tra i loro autisti fa capire il clima: «Hanno lasciato le auto blu, le berline, nel garage, ora vanno in giro con le piccole utilitarie, le 500, le Fiat Panda, ma vivono sempre nelle stesse regge».
I cardinali, infatti, continuano a concedersi lussi di ogni genere, senza badare a spese. L’attico di Bertone — scrive Nuzzi — è la regola, non l’eccezione.
Basti verificare come e dove vivono i porporati che occupano le posizioni più alte nella gerarchia per capire dove vanno a finire i soldi destinati alla carità : nelle case lussuose del cuore di Roma, realtà  inimmaginabili per gran parte dei cattolici, da fare invidia perfino alle star di Hollywood.
Sui giornali è finita la storia della casa del cardinale Tarcisio Bertone che, unendo due appartamenti situati all’ultimo piano di Palazzo San Carlo in Vaticano, oggi abita in una residenza da 700 metri quadrati.
Ma questa è la regola, non l’eccezione.
I cardinali di curia risiedono in dimore principesche da 400, 500, anche 600 metri quadrati. Vivono da soli o con qualche suora missionaria come assistente, colf, cuoca e perpetua, meglio se proveniente da un paese in via di sviluppo.
Sono appartamenti costituiti da sale di ogni tipo: d’attesa, della televisione, da bagno, dei ricevimenti, da tè, della biblioteca, dell’assistente personale, del segretario, d’archivio, della preghiera.
E ancora camere, cucine e dispense.
Residenze in edifici da favola, come lo splendido palazzo del Sant’Uffizio, subito dietro il colonnato di piazza San Pietro: risale al Cinquecento e un tempo ospitava il tribunale dell’inquisizione.
Qui l’appartamento più grande, ben 445 metri quadrati, è andato al cardinale Velasio De Paolis, ratzingheriano di ferro, classe 1935, presidente emerito della Prefettura degli affari economici della Santa sede.
Con una casa da 409 metri quadrati gli fa compagnia il cardinale sloveno Franc Rodè, ottantun anni, già  arcivescovo di Lubiana e amico personale di Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo sospeso dal ministero per gravissimi atti di pedofilia.
È uno dei membri, tra l’altro, del Pontificio consiglio della cultura. Il cardinale Kurt Koch, invece, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità  dei cristiani, deve accontentarsi di una casa di 356 metri quadrati.
Un’altra pattuglia di porporati si trova poco distante, al di là  di piazza San Pietro, in un bel palazzo a ridosso di via Conciliazione.
Siamo nel cuore della città  eterna.
Qui, sfiora i 500 metri quadrati la dimora del canadese Marc Ouellet, classe 1944, prefetto della Congregazione per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l’America Latina.
Il cardinale Sergio Sebastiani, ottantaquattro anni, membro tra l’altro della Congregazione per i vescovi e di quella per le cause dei santi, vive in 424 metri quadrati. Va ricordato che tutti i porporati al di sopra degli ottant’anni conservano un ruolo soprattutto simbolico e non hanno più diritto al voto in conclave per superati limiti di età .
Lo statunitense Raymond Leo Burke, classe 1948, patrono del sovrano militare ordine di Malta, è a suo agio in 417 metri quadrati, così come il polacco Zenon Grocholewski, classe 1939, dal marzo scorso prefetto emerito della Congregazione per l’educazione cattolica. A lui una residenza di 405 metri quadrati.
A pochi passi, sempre nel quartiere romano di Borgo Pio, una residenza principesca di 524 metri quadrati è abitata dal cardinale americano William Joseph Levada, nato a Long Beach, classe 1936, fedelissimo di Ratzinger, che nel 2005 lo ha voluto suo successore come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Nel 2006 Levada è stato chiamato a testimoniare, a San Francisco, sugli abusi sessuali commessi su minori da alcuni preti dell’arcidiocesi di Portland, dove è stato arcivescovo dal 1986 al 1995. Era l’autorità  responsabile dei preti poi risultati colpevoli di abusi. In tutto questo scenario, la stanza 201 di papa Francesco a Santa Marta è quasi una capanna, non arrivando a 50 metri quadrati.
I privilegi dei cardinali però non finiscono qui.
I porporati, infatti, non pagano l’affitto ma solo le spese finchè ricoprono incarichi all’interno della curia.
Dopo viene fissato un canone calmierato di 7-10 euro al metro quadro.
Spesso però gli alti porporati mantengono incarichi in qualche dicastero che consentono loro di continuare a godere del benefit “canone zero”.

(da “Huffingtonpost”)

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VATICANO, INTERVISTA A NUZZI: “RACCONTO LE RUBERIE SULLE ELEMOSINE DEI NEMICI DEL PAPA”

Novembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile

L’AUTORE DI VIA CRUCIS RICOSTRUISCE LA SITUAZIONE EREDITATA DA PAPA FRANCESCO

Non è la prima volta che un libro di Gianluigi Nuzzi, giornalista e scrittore, fa infuriare il Vaticano, ma stavolta l’uscita di Via Crucis (Chiarelettere) è addirittura preceduta dagli arresti.
Perchè il Vaticano teme così tanto il libro?
Racconto per la prima volta la “Via Crucis” di Francesco iniziata appena divenuto Papa per portare avanti le riforme, cambiare la Curia, allontanare i mercanti dal tempio. Il libro svela la situazione drammatica che Jorge Mario Bergoglio eredita da Joseph Ratzinger, fatta di affari opachi, privilegi, angherie. Si temono i libri che raccontano i fatti ricostruendoli con documenti incontrovertibili, che vogliono far conoscere quelle realtà  che nulla hanno a che vedere con il vangelo, che testimoniano i continui ostacoli che frappongono questo pontefice dal raggiungere gli obiettivi che annuncia. Bergoglio non fa marketing, è se stesso, ma si confronta con una Curia dove il cambiamento nei dicasteri, nei posti di comando avviene lentamente per non creare fratture.
Queste relazioni segrete sui bilanci e sulla finanza vaticana cosa dimostrano?
Che i cardinali hanno lasciato le berline in garage, ma continuano a vivere in appartamenti di 500 metri quadrati mentre l’unico che vuole cambiare davvero, Bergoglio appunto, vive in soli 50 metri quadrati. È un esempio banale che spiega bene le contraddizioni ancora fortissime del Vaticano.
Il libro contiene anche registrazioni del Papa, cosa dice?
Sono riunioni alle quali partecipano cardinali e monsignori. Il Papa è stato appena eletto, ma già  mostra di conoscere bene le drammatiche criticità  della curia. Dice che la spesa, i conti sono fuori controllo e fa una disamina impietosa della situazione, di chi se ne approfitta e di chi agisce da incompetente. Il solo fatto che un pontefice debba occuparsi — e controllare, come ho scoperto — persino i lavori edili e gli acquisti indica quale sia la reale situazione d’Oltretevere.
Cosa pensa degli arresti di Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, accusati di aver trafugato documenti riservati?
Cosa si può pensare di chi risponde a un libro con le manette? Poi certo, sfogliando il libro — capitolo per capitolo — trovo tante risposte a questi arresti, a chi ha paura che gli scandali emergano, che si sappia quanti soldi dati per la beneficenza vengano invece sottratti alle opere di bene previste dall’Obolo di San Pietro o la storia dei 400 conti correnti bloccati nottetempo allo Ior per tutte le pratiche che riguardavano le santificazioni e le beatificazioni.
Crede che il Vaticano possa in qualche modo ostacolare la pubblicazione del suo libro?
Lo sta già  facendo, cercando di trascinare noi giornalisti nella telenovela di corvi, cornacchie, fagiani, gossip e chissà  cos’altro, tentando di distrarre dal contenuto di un libro che si basa sui fatti, gli unici che importano a me che faccio il cronista.

Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano”)

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I SOLDI DEL BAMBIN GESÙ PER IL SUPER ATTICO DI BERTONE

Novembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile

ANTICIPAZIONE DEL LIBRO “AVARIZIA” SULLA SOCIETA’ CHE UTILIZZAVA I FONDI DESTINATI ALL’OSPEDALE ROMANO E FINITI NEL RESTAURO DELLA CASA DEL CARDINALE

Il superattico del cardinale Tarcisio Bertone è stato ristrutturato con i soldi destinati ai giovani dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù.
Lo scrive il giornalista dell’Espresso, Emiliano Fittipaldi, nel suo libro “Avarizia” in uscita da Feltrinelli. Lo riporta un’anticipazione pubblicata dal quotidiano “la Repubblica”.
Partiamo dal Bambin Gesù. O meglio da una fondazione controllata, nata nel 2008 per raccogliere denaro per i piccoli pazienti.
Gli investigatori della società  di revisione PricewaterhouseCoopers (PwC) nella bozza del rapporto consegnata al Vaticano il 21 marzo 2014 dedicano alla onlus italiana con sede in Vaticano alcuni passaggi della loro due diligence.
Nel focus si evidenzia l’affitto di un elicottero, nel febbraio 2012, per la bellezza di 23 mila e 800 euro. Pagati sull’unghia dalla fondazione Bambin Gesù “a una società  di charter per trasportare monsignor Bertone dal Vaticano alla Basilicata per alcune attività  di marketing svolte per conto dell’ospedale”.
Ma c’è un’altra spesa della fondazione non pubblicata sul rapporto PwC che rischia di imbarazzare il Papa e il Vaticano
Quella che riguarda il pagamento dei lavori della nuova casa di Bertone a palazzo San Carlo.
La fondazione, definita da PwC come “un veicolo per la raccolta di fondi volti a sostenere l’assistenza, la ricerca e le attività  umanitarie del Bambin Gesù” ha saldato le fatture dei lavori per un totale di circa 200mila euro, pagati all’azienda Castelli Real Estate dell’imprenditore Gianantonio Bandera.
“Gentile dottor Fittipaldi, alle sue domande” precisa Bertone, “rispondo che il sottoscritto ha versato al medesimo governatorato la somma richiesta come mio contributo ai lavori di ristrutturazione. Non ho nulla a che vedere con altre vicende “.
Profiti, fino al 2015 presidente sia del Bambin Gesù che del consiglio direttivo dell’omonima fondazione conferma invece la spesa autorizzata a favore dell’appartamento di Bertone, già  finito nella bufera per la sua ampia metratura.
La parcella, spiega Profiti, sarebbe stata giustificata dal fatto che la casa del cardinale sarebbe stata poi messa a disposizione della fondazione stessa per finalità  “istituzionali”:
“È vero: con i soldi stanziati da noi è stata ristrutturata una parte della casa di Bertone. Cercando di ottenere in cambio la disponibilità  di potere mettere a disposizione l’appartamento”.

(da “Huffingtonpost”)

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