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A PROPOSITO DI STATUE: A GEDSENKIRCHEN INAUGURANO QUELLA DI LENIN

Giugno 20th, 2020 Riccardo Fucile

COMMISSIONATA DAL PARTITO MARXISTA-LENINISTA TEDESCO… IL COMUNE SI ERA OPPOSTO, MA HA DOVUTO ARRENDENDERSI IN QUANTO ERETTO SU UN TERRENO PRIVATO

Mentre in Italia impazza il dibattito su Montanelli, a Gelsenkirchen, cittadinia tedesca che si trova nel bacino minerario della Ruhr, si inaugurerà  una statua in onore di Vladimir Ilitch Oulianov, meglio noto come Lenin.
Ad averla commissionata è il Partito Marxista-Leninista Tedesco (MLPD). La statua, era stata realizzata nel 1957 in Cecoslovacchia e doveva essere inaugurata a marzo ma poi è stato tutto rimandato a causa dell’emergenza Coronavirus.
Il comune di Gelsenkirchen si era opposto al monumento ma, trovandosi questo su un terreno privato, alla fine ha dovuto capitolare dopo che il tribunale superiore di Mà¼nster ha respinto l’appello.
La scorsa settimana ad Amburgo una statua di Otto von Bismarck, il primo cancelliere tedesco, è stata schizzata di vernice rossa.
Bismarck, che orchestrò l’unificazione della Germania nel 1871, è anche noto per aver ospitato la Conferenza di Berlino del 1884, in cui l’Africa venne divisa tra le potenze coloniali europee.

(da “NextQuotidiano”)

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FONTANA E GALLERA AL BAR DEL FICO IN CENTRO A ROMA SENZA MASCHERINA: “CANCELLATE QUELLE FOTO”

Giugno 20th, 2020 Riccardo Fucile

IN UN LUOGO AFFOLLATO NELLA CAPITALE SENZA PROTEZIONE… L’INTIMAZIONE AL FOTOGRAFO: “QUESTI STRONZI STANNO FOTOGRAFANDO”

Per carità , nessuna ordinanza che glielo vieti, nel Lazio, ma ieri sera i romani che li hanno visti ridere e scherzare tra tanta gente, dietro la centrale e affollata Pizza Navona, sono rimasti perplessi.
Attilio Fontana e Giulio Gallera erano a chiacchierare senza mascherina, in mezzo a molte persone, ben sapendo che la politica, specie quella che arriva dalla regione più toccata dalla tragedia del Coronavirus e in cui i contagi non sono ancora una faccenda risolta, dovrebbe dare il buon esempio.
E il buon esempio, al di là  di ordinanze di presidenti di regione che ormai si affidano più al buonsenso individuale che ad altro, dovrebbe essere — forse — che in luoghi affollati, soprattutto chi arriva da regioni in cui il rischio esiste ancora più che in altre, dovrebbe/potrebbe mettere la mascherina. Specie se ha un ruolo istituzionale.
Lo sa bene chi accompagnava Fontana e Gallera ieri sera nella passeggiata romana, visto che il ragazzo che ha scattato le foto si è ritrovato con una signora (la segretaria? un’assistente?) alterata di fronte a lui, che sbraitava: “Non può fare foto, cancelli le foto!”.
Lo racconta A., il fotografo improvvisato, a TPI e aggiunge: “Si è poi avvicinata subito ad Attilio Fontana per dire testuali parole: “Attilio metti la mascherina, questi stronzi stanno fotografando. Per poi aggiungere mentre me ne andavo: qui non è obbligatorio indossarla!”.
Sarebbe ancora una volta però obbligatorio un bel corso di comunicazione politica per Fontana e Gallera. Ma forse quello è l’ultimo dei (loro) problemi.

(da TPI)

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DE LUCA RISPONDE A SALVINI: “HA LA FACCIA COME IL FONDOSCHIENA, PERALTRO USURATO”

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE CHIAMA SALVINI “SOMARO POLITICO”: “SE AVESSE VINTO UN’ALTRA SQUADRA INVECE DEL NAPOLI, CI SAREBBE STATO LO STESSO ASSEMBRAMENTO IN UN’ALTRA CITTA'”

“Dobbiamo perdere qualche minuto per dedicare qualche nostro pensiero ad un somaro politico che ha ripreso a ragliare. Mi riferisco ad alcuni commenti fatti dopo la festa dei tifosi del Napoli, commenti che hanno portato alla luce una propensione sotterranea allo sciacallaggio, perfino al razzismo nei confronti di Napoli, la Campania e del Sud che sembra difficile da estirpare”. Comincia così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, nel corso della diretta Facebook, a rispondere a Matteo Salvini e alle critiche sui festeggiamenti dopo la vittoria in Coppa Italia.
Salvini ieri a proposito degli assembramenti per la vittoria del Napoli in Coppa Italia aveva detto: “Mi domando dov’era il Signor De Luca, quello che voleva usare il bazooka. Siccome hanno rotto le scatole a me per la distanza e la mascherina, qui c’erano molte migliaia di persone. Son contento per loro, ed è un bel segno per Napoli, ma non possono condannare Salvini. Io lascerei più libertà ”.
Per De Luca, i festeggiamenti dopo la vittoria della Coppa “si sarebbero verificati nella stessa maniera in tutta Italia e in tutto il mondo. Voglio ricordare che a Torino, in occasione di una partita della Juve in Champions, ci sono stati morti e feriti in piazza. A Milano, se avesse vinto l’Inter, si sarebbe scatenata l’ira di dio. Senza nessuna vittoria ci sono stati assembramenti ai Navigli e movida scapigliata in Veneto, ma nessuno ha chiesto al presidente della Regione cosa ne pensasse”. “Tutti quelli che hanno buon senso — sottolinea il governatore — sanno che sarebbe successo dovunque, ma siccome è capitato a Napoli, il cafone (Salvini,ndr) ha ritenuto di fare dei commenti. Io credo che quel cafone politico abbia dimostrato di essere davvero tre volte somaro, non una volta sola”.
“Primo: perchè, se si organizza il 2 giugno a Roma una manifestazione in violazione di tutte le norme anti-assembramento, vuol dire che questo esponente politico ha la faccia come il suo fondo schiena, peraltro usurato. Secondo motivo: si fa un assembramento notturno e l’equino domanda al Presidente della Regione: “Che dici?”, è giusto il caso di ricordare a questo somaro che l’obbligo di far rispettare le norme nazionali riguarda il Ministero dell’Interno e il prefetto. Il Presidente della Regione non c’entra niente. Infine, se avessimo applicato gli stessi criteri di strumentalità  con una regione, la Lombardia, che ha 20 volte i contagi e 40 volte i morti della Campania, avremmo scatenato una campagna di attacco e sciacallaggio senza precedenti. Ma noi, diversamente dal Neanderthal, siamo persone civili e ribadiamo la nostra solidarietà  a persone che hanno sofferto situazioni inimmaginabili”.

(da agenzie)

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INTERVISTA ALLA FILOSOFA AMERICANA MARTHA NUSSBAUM: “GIUSTO ABBATTERE LE STATUE, OGNI SOCIETA’ E’ LIBERA DI DECIDERE CHI ONORARE”

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

ORIGINI E RAGIONI DELLE PROTESTE CONTRO IL RAZZISMO

Insieme alle proteste per la morte di George Floyd, la discussione sui simboli del razzismo è tornata a dominare l’opinione pubblica dall’America fino al centro di Milano.
Un dibattito che sta travolgendo statue, bandiere confederate, posti di lavoro e politiche aziendali.
Sotto l’ascia della giustizia sociale negli Stati Uniti, nelle ultime settimane, sono caduti tra gli altri: 27 statue di leader confederati o considerati modelli di odio e razzismo, direttori di giornali che hanno pubblicato opinioni considerate offensive (James Bennet del New York Times) o avallato comportamenti discriminatori (Leandra Cohen di Man Repeller e Adam Rapoport di Bon Appetit), il film Via col Vento, la serie televisiva decennale Cop TV.
C’è chi la chiama cancel culture, parola dell’anno del 2019 secondo il Macquarie Dictionary, che l’ha definita «la pratica di non supportare più le persone che sono considerate inaccettabili dal punto di vista etico».
Ne aveva parlato persino l’ex presidente Barack Obama, ammonendo i giovani che abusano della strigliata da social network per fare i conti con la Storia.
Come accade spesso nel frullatore dell’opinione pubblica del XXI secolo, quella che era una preoccupazione progressista è diventata una battaglia culturale del fronte conservatore: da Fox News a Ivanka Trump, la cancel culture è ormai l’accusa preferita degli alleati del presidente Trump per denunciare la censura del mondo liberal.
D’altra parte, molti cittadini attenti ai diritti civili vedono nella rimozione di statue e di concetti offensivi la definitiva azione di “chiarezza morale” di cui ha bisogno una democrazia matura: nel caso dell’America, l’ammissione che il liberalismo americano si fondi — fin dalle origini — sulla discriminazione razziale degli afroamericani. Una verità  a cui sarebbe arrivato il momento di arrendersi.
Complicato orientarsi per chi non si riconosce nè con chi urla alla censura, nè tantomeno con il moralismo riparatore: perchè, se è vero — come dimostrano le periodiche stragi ad opera di suprematisti bianchi — che dietro quelle bandiere e statue ci sono ancora centinaia di persone che lavorano al progetto di eliminazione (fisica) della diversità , allo stesso modo non si possono non ricordare le parole del presidente Kennedy: «Non abbiamo paura di affidare al popolo americano fatti spiacevoli, idee straniere, filosofie aliene, e valori competitivi. Perchè una nazione che ha paura di lasciare che il suo popolo giudichi la verità  e la falsità  in un mercato aperto è una nazione che ha paura del suo popolo».
Open ha dunque chiesto aiuto a uno dei filosofi politici più autorevoli del nostro tempo, l’americana Martha Nussbaum.
Docente all’Università  di Chicago, autrice di decine di libri (l’ultimo pubblicato in Italia è La tradizione cosmopolita. Un ideale nobile ma imperfetto) e pubblicazioni, vincitrice del premio Kyoto (il “nobel della filosofia”), la filosofa è da sempre una delle osservatrici più acute delle dinamiche politiche e sociali del suo Paese.
In The Monarchy of Fear lei descrive il concetto di “rabbia retributiva” e lo definisce un istinto “profondamente umano” della persona ma “normativamente problematico” perchè lesivo della collettività . Le proteste contro il razzismo e la violenza della polizia rientrano in questa categoria?
«Il contenuto cognitivo della rabbia si compone di due parti. La prima è il pensiero che un danno serio sia stato inflitto per sbaglio a qualcosa o qualcuno a cui teniamo molto. La seconda è il desiderio di una restituzione del danno subito a chi ce lo ha inflitto. Aristotele dice che per questo la rabbia è contemporaneamente dolorosa, come effetto del danno subito, e piacevole, perchè si nutre del desiderio di una vendetta. Tuttavia è possibile separare queste due parti: se, come suggerisco, realizziamo che la ritorsione è vuota e inutile — non aggiusta il passato e non rende le cose migliori per il futuro — ci libereremo di quella componente per focalizzarci solo sulla prima, l’unica che conta davvero: il riconoscimento di un torto subito. Se a questa consapevolezza si associa una strategia per rendere il futuro migliore, allora si parla di rabbia di transizione, che è quella che guarda avanti per affrontare il futuro. Martin Luther King ha fatto la stessa distinzione, io mi ispiro molto a lui. Ha addestrato i suoi seguaci a trasformare la loro indignazione in soluzioni future costruttive e a liberarsi dagli obiettivi di vendetta. Diceva che la rabbia deve essere purificata e cristallizzata. Di fatto, io vedo molte delle proteste di oggi come costruttive e non retributive. Tutti abbiamo fantasie retributive, una molto comune di questi tempi è augurarsi che chi ci ha fatto del male si ammali di Coronavirus…ma quello che è lodevole delle proteste attuali è che guardano a soluzioni strutturali costruttive».
Eppure c’è chi sostiene che l’approccio dei manifestanti sia radicale e non tenga conto della complessità  sociale ed economica legata a certi interventi: la riforma della polizia, per esempio.
«Defund The Police di per sè non è uno slogan felice, ma in realtà  implica che dovremmo sostenere tutte le persone fin dalla nascita e non affidarci al sistema di giustizia penale per risolvere problemi che avrebbero dovuto essere evitati con una buona alimentazione, una buona assistenza sanitaria, il sostegno alle famiglie, l’istruzione e le opportunità  di lavoro, un alloggio decente. Ne discuto nel mio libro Anger and Forgiveness: immaginate genitori che hanno trascurato i loro figli, che non sono riusciti a nutrirli, a educarli, a dar loro buone prospettive di vita e poi — dopo che questo atteggiamento ha prodotto comportamenti antisociali — hanno usato la forza per schiacciarli. Nessun genitore amorevole si comporterebbe così. Eppure la mia società  si comporta in questo modo, affidandosi alla polizia e alle carceri per risolvere i problemi che le istituzioni disuguali hanno creato. Jeremy Bentham lo disse già  nel 1785: la punizione dovrebbe essere vista come una confessione del fallimento della società . Finalmente riusciamo a vedere questa importante verità , anche se abbiamo un lungo cammino da percorrere per trovare delle buone soluzioni».
Insieme all’economista premio Nobel Amartya Sen lei sostiene che un Paese evolve quando gli individui hanno maggiori capacità  — intese come opportunità  — di conseguire funzionamenti di valore. Il movimento anti-razzista si colloca in questa prospettiva?
«Non c’è un programma o una piattaforma definitiva, ma il movimento sembra muoversi verso un insieme di diritti sociali ed economici che valgono per tutti gli americani, avvicinando così gli Stati Uniti alle democrazie sociali europee. Una prospettiva che ho sempre condiviso: penso che l’assistenza sanitaria non sia un privilegio ma un diritto, così come un alloggio adeguato e l’accesso all’istruzione universitaria».
Rinominare o rimuovere i simboli è una forma di giustizia tardiva o di “cultura della cancellazione”? Una parte dell’opinione pubblica europea fa fatica a capire e parla di furia iconoclasta.
«Prima di tutto, le cose vengono sempre rinominate. Non c’è permanenza nella denominazione di un edificio o di una strada. Lo stadio dove giocano a baseball i White Sox ha avuto quattro nomi nel corso degli anni. Uno dei motivi per cui i nomi vengono cambiati è che ci rendiamo conto che quella non è una persona che vogliamo continuare a onorare. Il movimento per abbattere le statue dei leader confederati va avanti da molto tempo, e molte di queste statue sono state rimosse. Ora ha acquisito un nuovo slancio. Il fatto che abbiamo ancora basi dell’esercito che portano il nome di generali confederati è assurdo. In primo luogo, erano traditori, e quale soldato vuole servire in una base che porta il nome di un traditore? Secondo, sia Braxton Bragg che John Bell Hood erano semplicemente dei generali terribili, modelli di incompetenza. A questo si aggiunge, naturalmente, il fatto che quei nomi sono stati raccomandati dai bigotti del Sud che volevano glorificare la parte perdente della guerra civile. Il nostro esercito moderno è composto quasi per metà  da afroamericani: questi nomi sono un oltraggio al loro servizio. Per questo i capi dell’esercito sono certamente disposti a prendere in considerazione la possibilità  di cambiare nome. L’Europa ha avuto i suoi problemi con la ridenominazione, dato che i leader un tempo onorati (Hitler, Stalin, Mussolini, i capi tedeschi della Ddr) sono caduti e i loro crimini sono stati riconosciuti. Non dovrebbe esserci alcuna difficoltà  a capire questo: Leningrado era San Pietroburgo prima di essere Leningrado, e ora è di nuovo San Pietroburgo… Credo che le persone non stiano abbastanza attente prima di attribuire un nome a qualcosa. Quando mi è stata offerta una cattedra con un nome (la cattedra di Diritto ed Etica di Ernst Freund) non ho accettato l’offerta prima di fare molte ricerche su Freund, e alla fine ho concluso che era un individuo molto ammirevole, e un difensore di idee che ritengo importanti — come quella che le scienze umane siano una parte essenziale dell’educazione giuridica. E quindi ho detto sì».
Oltre le statue, stanno “cadendo” molte personalità  in questo periodo, e opere d’arte come Via col Vento vengono messe in discussione.
«È logico che si venga licenziati se si compie discriminazione razziale perchè è una pratica illegale. Se la discriminazione c’è stata, la cancel culture non c’entra nulla. Se invece si tratta solo di un pettegolezzo da social media è diverso, e dovremmo resistere alla demonizzazione delle persone sulla base di insinuazioni e delazioni. Per quanto riguarda le opere d’arte: Via col Vento non è sparito dal catalogo, ma viene temporaneamente ritirato fino a quando non si potrà  produrre una nuova edizione, con spiegazioni storiche e contesto. Le nostre leggi del linguaggio sono molto permissive, molto più di quelle europee. Non abbiamo alcun reato penale di diffamazione di gruppo o di discorsi di odio di gruppo. Quindi circolano molti discorsi pieni di odio, cosa che non accade ad esempio in Germania, dove il discorso antisemita è legalmente proibito. Noi americani abbiamo scelto di affrontare la questione non sottraendo i discorsi ma aumentandoli: criticando e spiegando. Recentemente la Germania ha iniziato a muoversi nella nostra direzione: il Mein Kampf di Hitler è stato illegale per molti anni. Non poteva essere pubblicato o venduto — mentre negli Stati Uniti era liberamente venduto e chiunque poteva ordinarlo su Amazon. Il risultato fu che i tedeschi non erano pienamente consapevoli di quanto fosse grave l’antisemitismo di Hitler. Credo che sia stato un errore perchè dovremmo conoscere e capire i mali del nostro passato…Alla fine la Germania ha permesso la pubblicazione del Mein Kampf, ma solo in una massiccia edizione critica con molti commenti e spiegazioni. L’opera in due volumi pesa circa 7 kg! Ne ho ordinato due copie su Amazon e si è rivelato un pacco molto pesante…».
Cosa spinge a cancellare o rimuovere?
«Nel caso della Germania, credo sia stato il loro modo di assicurarsi che l’opera non venisse usata per scopi propagandistici o per raccogliere il sostegno dei movimenti neonazisti. Qualcosa del genere lo stiamo facendo con Via col vento: produrre un’edizione che renderà  difficile romanticizzare la Confederazione. Solo che il pubblico americano ha un’attenzione più limitata rispetto a quello tedesco, quindi sono sicura che la nuova edizione non sarà  così pesante come l’edizione tedesca del libro di Hitler».

(da Open)

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SALVINI SBROCCA CONTRO L’INVIATA DI TAGADA’ CHE GLI CHIEDE DI SMETTERLA CON I SELFIE SENZA MASCHERINA

Giugno 16th, 2020 Riccardo Fucile

LA CONDUTTRICE PANELLA: “SE MI DICONO CHE DEVO RISPETTARE IL DISTANZIAMENTO SOCIALE IO RINUNCIO AI SELFIE, SAREBBE OPPORTUNO CHE LO SAPESSE ANCHE SALVINI”

Possiamo ammirare la bellissima sbroccata di Matteo Salvini ieri in diretta a Tagadà  contro l’inviata del programma di La7 che gli chiede conto dei suoi selfie senza mascherina a Gardone Val Trompia in provincia di Brescia, dove il Capitano ieri ha trovato anche una contestazione ad attenderlo.
La conduttrice Tiziana Panella chiede all’inviata di fare presente a Salvini che sta usando scorrettamente la mascherina e lei obbedisce: “Segretario, siamo in diretta con Tagadà . Un mese fa questa provincia contava morti e terapie intensive: non crede che sia pericoloso fare bagni di selfie?”.
Dapprima Salvini dice che “La gente vuole vivere, vuole spazi di socialità  e riaperture”. L’inviata ricorda a Salvini che Fontana chiede di attuare il massimo del distanziamento: “Se lei mi vuole chiudere a Villa Pamphilj ad ascoltare Conte e Azzolina, ha trovato il Matteo Salvini sbagliato”.
E a quel punto l’inviata, su suggerimento di Tiziana Panella, chiede se è necessario proprio fare i selfie. E Salvini non ce la fa più: “Mi scusi, stiamo parlando di infrastrutture, di fabbriche… posso rispondere? Le sto dicendo con la massima tranquillità  che il problema è lo stipendio che non c’è. Sono persone di buonsenso, di testa, che hanno sofferto”.
Anche qui non si capisce perchè tutto questo non si possa chiedere senza selfie.
Quando Salvini dice che per Tagadà  sono importanti le mascherine, Panella dallo studio ribatte che è importante per gli italiani sopravvivere al virus e la conduttrice chiude ma prima ricorda che 34mila persone sono morte in zona per il Coronavirus SARS-COV-2: “Io tendo a fidarmi degli esperti, se mi dicono che devo rispettare il distanziamento sociale io rinuncio ai selfie. Si può fare. Sarebbe opportuno che lo sapesse anche Salvini”.

(da agenzie)

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SALVINI NON VA A VILLA PAMPHILJ PERCHE’ NON E’ SEDE ISTITUZIONALE, MEGLIO CONFRONTARSI CON ORIETTA BERTI DALLA D’URSO

Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile

IL “DURISSIMO” CONTRADDITTORIO DELL’ASSENTEISTA CRONICO DEL SENATO

Matteo Salvini finalmente accetta il contraddittorio ma giustamente lo fa soltanto con i suoi pari. Ieri il Capitano si è presentato da Barbara D’Urso a Non è la D’Urso per discutere con Orietta Berti, Fausto Leali, Riccardo Fogli, Elenoire Casalegno e Costantino Della Gherardesca.
Il durissimo contraddittorio comincia con Salvini che tira fuori una maglia degli agenti di Polizia Penitenziaria per solidarizzare con quelli di Santa Maria Capua Vetere indagati dopo le rivolte nel carcere e per dire che sono innocenti senza che la D’Urso spieghi nulla su quello di cui sono accusati.
Prosegue con Della Gherardesca che polemizza sui presepi e Salvini che dice che “l’Italia e gli italiani vengono prima di tutto il resto”.
E infine spiega che non si va a fare le sfilate con politici vip e per questo non è andato agli Stati Generali ma ha depositato proposte in Parlamento.
Detto da un umorista che ha il 10% di presenze al Senato è una epica conclusione.

(da “NextQuotidiano”)

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IL CONSIGLIERE DI CENTRODESTRA DI BOLOGNA CHE PARTECIPA ALLA VIDEOCONFERENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE IN COSTUME DALLA SPIAGGIA SU UNA SDRAIO

Giugno 14th, 2020 Riccardo Fucile

GRAN SENSO DELLE ISTITUZIONI… LA PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA: “IL DECORO VA RISPETTATO, SI PERCEPISCE ANCHE UN GETTONE DI PRESENZA”

Ha preso parte al Consiglio comunale da remoto: anzi, proprio dalla spiaggia.
Il consigliere Giulio Venturi (Insieme Bologna) è apparso in videoconferenza dalla sdraio ed è per questo stato redarguito dalla presidente Luisa Guidoni, nel bel mezzo dei lavori: “Devo pertanto richiamare tutti i consiglieri a tenere un comportamento e comunque ad osservare una presentabilità , un decoro e una correttezza che dev’essere valida per tutte le sedute di Consiglio, sia in videoconferenza sia in presenza”.
E aggiunge: ”È un episodio molto spiacevole, ricordo infatti a tutti che la funzione del consigliere comunale dev’essere esercitata in condizioni tali da garantire l’esclusività  dell’attività , per la quale si percepisce un gettone di presenza e si beneficia inoltre, nei casi previsti, di permesso di lavoro”.
Ma da dove nasce il richiamo? Il Corriere della Sera lo ricostruisce così.
Tra i consiglieri comunali circola una spiegazione secondo cui nelle immagini diffuse sulla piattaforma su cui si svolgono i Consigli si è potuto vedere, per qualche istante, che Venturi, nipote del giuslavorista ucciso dalle Br Marco Biagi e che è stato eletto con una lista civica che guarda a destra, sarebbe apparso collegato da una spiaggia, in costume e seduto su una sdraio. Ironia della sorte, proprio nella giornata di venerdì, Venturi su Facebook ha pubblicato un post con la foto di una battigia, con scorcio d’acqua azzurra e citazione di Ernest Hemingway dedicata all’amore per il mare. Il post, in seguito, è stato rimosso.
La stessa immagine del mare, Venturi l’aveva pubblicata nelle storie, dove aveva aggiunto anche una scritta «Buon venerdì».
Di certo c’è che lo stesso Venturi è tra i pochi consiglieri, a quanto si apprende, che ha tentato di contrastare la decisione di far riprendere i Consigli in presenza (dal 29 giugno) senza dare l’opportunità  di proseguire con la partecipazione online.

(da agenzie)

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LIBERO SI SCANDALIZZA PER LA SCELTA DELLA CATTOLICA DI MILANO: “TIZIANO FERRO TESTIMONIAL, UN GAY PER L’ATENEO DEI PRETI”

Giugno 14th, 2020 Riccardo Fucile

QUELLI DI RUBY NIPOTINA DI MUBARAK SI STRACCIANO LE VESTI OMOFOBE PER LA SCELTA DELL’UNIVERSITA’

Due titoli differenti con un filo comune: in prima pagina e nel rimando a pagina 20. Libero Quotidiano ha dedicato un articolo alla scelta dell’Università  Cattolica di utilizzate Tiziano Ferro come testimonial dell’Open week master e post laurea dell’Ateneo.
Una decisione che è stata commentata — a mo’ di derisione — dal giornale diretto da Vittorio Feltro attraverso un articolo firmato da Giovanni Sallusti (nipote di Alessandro). La notizia di Tiziano Ferro testimonial Università  Cattolica viene ironizzata a criticata per via del’orientamento sessuale del noto cantante di Latina.
Partiamo dall’inizio. L’Ateneo ha scelto Tiziano Ferro come testimonial dell’open week iniziato giovedì 11 e che terminerà  il 18 giugno.
Il cantante di Latina, con un messaggio video condiviso sui canali social dell’Università  Cattolica, ha detto: «Non conosco aspirazione che non abbia bisogno di investimento, di lavoro affinchè si realizzi. Rimanete aperti, nutrite la vostra aspirazione, ascoltate prima di dire di sì o di no»,
L’attenzione di Libero quotidiano e di Giovanni Sallusti non è sul messaggio che un libero cittadino ha inviato ai futuri studenti, ma al suo ruolo social. Come noto, infatti, il cantautore di Latina ha da tempo fatto coming out sulla sua sessualità  e si è sposato con Victor Allen il 25 giugno dello scorso anno a Los Angeles, con la cerimonia che li ha uniti civilmente in Italia avvenuta il 13 luglio 2019 a Sabaudia.
Un occhiello — «Un gay per l’Ateneo dei preti» — su cui viene calcata la mano all’interno di Libero Quotidiano che nell’articolo, a pagina 20 dell’edizione di domenica 14 giugno, titola così: «Non c’è più religione». Insomma, l’omosessualità  per Libero quotidiano resta sempre un tabù che non riesce a essere digerito.

(da agenzie)

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BILANCIO SENTIMENTALE DEL CORONAVIRUS

Giugno 13th, 2020 Riccardo Fucile

RICERCA SWG: UNA STORIA STABILE SU 10 COMPROMESSA DAL LOCKDOWN

Le fotografie dei baci appassionati nelle stazioni italiane dopo i mesi di lockdown hanno fatto il giro dei social e l’apertura dei confini regionali si è trasformata in un’occasione per celebrare il trionfo dell’amore che vince sempre e comunque, capace di sconfiggere perfino una pandemia. Ma le cose non stanno proprio così: la realtà  ce la racconta una rilevazione SWG molto gustosa ed anche assai significativa.
Tanto per cominciare: il periodo di “clausura” ha portato cambiamenti importanti nella vita sentimentale di molti italiani e non per tutti c’è un lieto fine. Anzi per un gruppo tutt’altro che insignificante di donne e uomini questa fase ha portato a rotture probabilmente insanabili.
È infatti è entrato in forte crisi (fino in alcune occasioni a sfasciarsi definitivamente) il 10% delle relazioni stabili, un numero tutt’altro che trascurabile.
Se poi andiamo a contare le persone che hanno comunque attraversato qualche turbolenza, pur meno grave e gestibile, vediamo che esse sono il 33 % della popolazione, il che ci permette di concludere che ben il 43 % degli italiani ha vissuto tensioni sentimentali negli ultimi mesi.
Ma la sorpresa non finisce qui, perchè si potrebbe pensare (sbagliando) che i problemi più grossi sono arrivati per le coppie conviventi. I dati però dicono il contrario, poichè sono pochi quelli che vivono sotto lo stesso tetto ad essere entrati in crisi durante il lockdown (meno del 3%).
A spezzare i cuori degli italiani non è stata dunque la convivenza 24 ore su 24, bensì un altro fattore killer, vale a dire la lontananza.
Se infatti si osservano le risposte di coloro che non condividono la stessa casa vediamo che ben il 25% del campione afferma di non sapere se la propria relazione andrà  avanti e per quasi il 6% è già  terminata. Quindi il 31 % degli italiani non conviventi ha finito per “pagare” sul fronte sentimentale il distanziamento sociale.
Comunque, per alcuni che si lasciano ci sono altri che trovano l’amore. Galeotto fu il lockdown per ben il 14% degli italiani che dichiara di avere iniziato una relazione sentimentale durante la fase dell’emergenza.
Dato già  di per sè interessante, ma che diventa “esplosivo” se consideriamo che il 58 % del campione afferma di averlo fatto con una persona conosciuta proprio nell’ultimo periodo, quella della pandemia (quindi solo il 42 % l’ha fatto con persona già  nota).
Un dato per certi versi stupefacente, se consideriamo la versione italiana (assai rigida) del lockdown, che però appare più comprensibile se rammentiamo che ormai anche il pianeta dei sentimenti è totalmente dipendente da device, chat e social network.
Insomma, come è stato detto più volte, dopo COVID-19 niente sarà  più come prima: vale per la geopolitica, per il lavoro e anche per la vita di coppia, con un certo carico di tensioni che non mancheranno di pesare sul bilancio complessivo dell’autunno.

(da “Huffingtonpost”)

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