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SOLO I VIGLIACCHI FUGGONO AL GIUDIZIO, CHI HA LA COSCIENZA A POSTO SI DIFENDE DAVANTI AI GIUDICI

Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile

“NON ASPETTAVA L’ORA DI DIFENDERSI IN TRIBUNALE”, MA ORA SCAPPA CON L’AVALLO DEL “PARTITO DEI CONIGLI”… SOMMERSO DA INTERCETTAZIONI VERGOGNOSE CHE AVREBBERO FATTO SCOMPARIRE QUALSIASI LEADER POLITICO OCCIDENTALE, ORA SE LA PRENDE COI FINIANI PER AVER BLOCCATO LA CENSURA SULLE INTERCETTAZIONI… DOBBIAMO ESSERE GRATI A FINI, ALTRIMENTI QUEL PUTRIDUME EMERSO SUI FESTINI AD ARCORE GLI ITALIANI NON L’AVREBBERO MAI CONOSCIUTO

Il partito degli accattoni di voti, dopo aver comprato quattro disperati e superata la prova del voto di fiducia, ora si accinge a tentare di nascondere sotto il tappeto dell’intrallazzo, il lurido polverone sui festini di palazzo, sollevato dalla Procura di Milano.
Mentre domani si forma il gruppo dei venduti, alias degli irresponsabili, senza essere riusciti ad aggregare nessun nome nuovo rispetto al mercato di meretricio che li ha visti battere intorno ai lampioni di Montecitorio in attesa del “prezzo giusto”, e mentre   l’opinione pubblica ( 8 italiani su 10, secondo la Ipsos) chiede al premier di presentarsi in tribunale a Milano per chiarire la sua posizione sul caso Ruby, qualcuno cerca l’ennesimo giochino.
Dopo aver dichiarato “non vedo l’ora di presentarmi in tribunale a Milano per difendermi da certe infamità “, adesso, dopo ampi consulti legali, si è deciso di scappare come i vigliacchi.
Il “Partito dei conigli” cercherà  di trasferire l’inchiesta al tribunale dei ministri e far votare in tal senso la Camera: questa operazione permetterebbe di rendere nulle tutte le intercettazioni fatte.
Mentre Napolitano e il Vaticano chiedevano chiarezza, mentre la stampa internazionale ormai ci considera peggio dei Paesi del Terzo Mondo, mentre il popolo italiano e lo stesso elettorato di centrodestra voleva che il premier non si sottraesse al confronto con la magistratura, ha vinto la fuga e la diserzione, tipica dei furbetti del quartierone.
Con il contorno di menzogne sparse dai servi di corte del tipo “non esiste concussione se il funzionario di polizia nega di essere stato corrotto”.
Palle: il funzionario puo’ anche non ammettere, ma la realtà  lo smentisce. Non ci fu procedura regolare se una minorenne viene “affidata” prima che la Questura di Milano mandi un fax a quella di Messina per avere l’autorizzazione dei familiari di Ruby (che arriverà  quando ormai Ruby dormiva tranquilla a casa della prostituta brasiliana che la ospitava).
Sono circostanze chiare e certe, quindi i conigli tacciano per pudore almeno.
Oppure la tesi “non esiste prostituzione minorile se Ruby nega di aver avuto rapporti con il premier”
Palle, visto che negherebbe dopo aver dichiarato di aver chiesto “5 milioni di euro al premier per tacere sia dei rapporti sessuali avuti che del fatto che il premier fosse a conoscenza che non era maggiorenne”.
Quanto sopra attestato da numerose e collimanti dichiarazioni fatte a più persone e intercettate.
E la Procura di MIlano è stata corretta a non allegare agli atti le 100 telefonate tra Ruby e Berlusconi, altrimenti ne avremmo lette delle belle.
Ci sono italiani che vogliono farsi prendere per il culo dal partito degli accattoni diventato pure dei conigli?
Sprofondino pure nella loro melma, giustifichino pure tutto.
Vorremmo solo vedere la loro reazione se venissero a conoscenza che la propria figlia sedicenne frequenta un 72enne e concede prestazioni sessuali in cambio di denaro.
A parte qualche rifiuto umano, immaginiamo l’indignazione di questi bravi borghesi contro il vecchietto debosciato e perverso che ha osato insidiare la propria figliola.
Lo aspetterebbero sotto Palazzo per sputargli in faccia, se non peggio.
Invece si è risvegliata l’Italia dei puttanieri che giustifica il vecchietto, basta che la parte della troia non la interpreti la propria figlia.
Ma che bella etica pubblica ci ha insegnato questo governo di pseudodestra, ma che bella immagine dell’Italia sta facendo veicolare nel mondo.
E sapete di chi è la colpa?
Di Fini, ovvio, che “ha impedito l’approvazione” di quella canagliesca legge che vietava le intercettazioni.
Così oggi gli italiani non saprebbero una mazza di cosa succede a Palazzo.
E allora, se ancora un piccolo spicchio di libertà  esiste nel nostro Paese, grazie Gianfranco per aver impedito che agli italiani venisse negata anche questa verità .
E si vada presto a votare per ristabilire il decoro della nostra nazione e ridare dignità  a una destra vera.
Una destra di uomini, non di vigliacchi e di disertori.

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QUIRINALE E VESCOVI: “OPINIONE PUBBLICA TURBATA, SI FACCIA CHIAREZZA” E IL FINIANO BRIGUGLIO: “IL PREMIER CHIARISCA O SI DIMETTA”

Gennaio 18th, 2011 Riccardo Fucile

NAPOLITANO: “NIENTE INTERFERENZE, MA SI PROCEDA AL PIU’ PRESTO ALLA VERIFICA DELLE RISULTANZE INVESTIGATIVE”… L’AVVENIRE: “FERISCE E SCONVOLGE L’IMPLICAZIONE IN QUESTE STORIE… BRIGUGLIO: “IL PREMIER DEVE SPIEGAZIONI AL MONDO: IN ALTRI PAESI O SI CHIARISCE O CI SI DIMETTE”

Adesso occorre fare chiarezza. E occorre farlo subito.
Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e al tempo stesso il mondo cattolico che si esprime attraverso il quotidiano dei vescovi, sono preoccupati per gli ultimi sviluppi del caso Ruby e per il coinvolgimento del presidente del Consiglio.
Il presidente della Repubblica segue con attenzione le nuove vicende giudiziarie che coinvolgono il premier.
E in una nota ufficiale, che smentisce che sia avvenuta una telefonata tra Silvio Berlusconi e il Quirinale, si dice «ben consapevole del turbamento dell’opinione pubblica dinanzi alla contestazione di gravi ipotesi di reato, e dinanzi alla divulgazione di numerosi elementi riferiti ai relativi atti d’indagine».
La nota del Colle spiega poi che «senza interferire nelle valutazioni e nelle scelte politiche che possano essere compiute dal presidente del Consiglio, dal governo e dalle forze parlamentari», il presidente della Repubblica «auspica che nelle previste sedi giudiziarie si proceda al più presto ad una compiuta verifica delle risultanze investigative».
Un invito a fare chiarezza arriva anche dal giornale dei vescovi italiani, Avvenire. Il quotidiano interviene sul caso Ruby invocando «sobrietà » per coloro che operano nella sfera pubblica e invitando tutte le parti a fare subito chiarezza.
In un editoriale pubblicato in prima pagina, il direttore Marco Tarquinio sostiene che «anche solo l’idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge».
Tarquinio ricorda che «in questi anni questo giornale ha ripetutamente ricordato a tutti- premier in primo luogo – che per servire degnamente nella sfera pubblica bisogna sapersi dare, e tener cara, una misura di sobrietà  e di rispetto per se stessi, per ogni altro e per il ruolo che si ricopre».
In proposito, il direttore di Avvenire richiama le parole pronunciate a settembre dal cardinale Bagnasco: «In qualunque campo, quando si ricoprono incarichi di visibilità , il contegno è indivisibile dal ruolo».
Quanto all’inchiesta, il giornale dei vescovi chiede che si concluda presto. «A noi italiani, a tutti noi, comunque la pensiamo e comunque votiamo, è dovuto almeno questo: un’uscita rapida da questo irrespirabile polverone. E ognuno deve fare per intero la propria parte perchè questo avvenga con tutta l’indispensabile pulizia agli occhi dell’Italia e del mondo».
Un invito a chiarire, accompagnato però dalla richiesta di atti conseguenti qualora i chiarimenti non ci fossero, ovvero le dimissioni, arriva invece da Carmelo Briguglio, uno dei fedelissimi finiani: «Non si può buttare tutto a complotto o macchinazione dei magistrati – ha detto ai microfoni de La7 -. È una situazione che investe il presidente del Consiglio e l’immagine del nostro Paese nel mondo. Non si può chiedere al presidente del Consiglio che si dimetta ma che il premier di fronte a queste accuse dia spiegazioni al Paese e al mondo. Che dia spiegazioni pubbliche e che vada dai magistrati a difendersi».
«Qualora non dovesse dare spiegazioni dovrebbe dimettersi», ha aggiunto.
«È possibile immaginare che questa cosa capiti ad altri capi di Stato stranieri?», si è chiesto Briguglio.
«Possibile immaginare che succeda a Cameron, a Sarkozy, alla Merkel senza che da parte della pubblica opinione ci sia la richiesta di un chiarimento e di dimissioni?».

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TERZO POLO: SULLA MOZIONE DI SFIDUCIA A BONDI DECIDERA’ ANCHE IL FINIANO GRANATA

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

SI COMPLICA LA POSIZIONE DEL MINISTRO: CON RUTELLI E BUTTIGLIONE DECIDERA’ ANCHE L’ESPONENTE DI FUTURO E LIBERTA’, DA SEMPRE TRA I PIU’ DURI CONTRO IL MINISTRO DELLA CULTURA… A BONDI SALTANO I NERVI E PARLA DI INTIMIDAZIONE

Colpo di scena nella vicenda della mozione di sfiducia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.
Rocco Buttiglione (UDC) e Francesco Rutelli (API), che in quanto ex ministri dei Beni Culturali hanno ricevuto dal Polo della Nazione l’incarico di valutare la decisione da prendere in merito alla mozione di sfiducia nei confronti del ministro Sandro Bondi, hanno chiesto al finiano Fabio Granata in quanto esponente di FLI di partecipare alla discussione in oggetto.
Granata, com’è noto, chiede da tempo a gran voce le dimissioni del ministro, come il leader dell’Api Rutelli.
Con questa mossa la bilancia del Terzo polo sembrebbe pendere, a questo punto, per un voto favorevole alla sfiducia di Bondi.
Proprio ieri c’era stata un’altra coda di accesa polemica tra lo stesso Granata e Sandro Bondi.
Il primo aveva ribadito “la necessità  di votare la sfiducia, e per questo ne chiedo le dimissioni per evitare un altro duro contrasto parlamentare”.
E il secondo aveva replicato parlando di “intimidazioni”: “A chi devo rivolgermi per essere tutelato da queste vere e proprie intimidazioni come parlamentare e come membro del governo? Oltre alla discussione parlamentare che cosa devo temere presentandomi in Parlamento, come ha chiesto l’opposizione?”.
Il sistema nervoso di Bondi pare, da queste affermazioni, instabile ormai come alcune rovine di Pompei.
Un po’ di riposo gli farebbe bene, magari per godersi qualche opera al teatro di Novi Ligure, da lui abbondantemente finanziato.

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FINI A TREMONTI: “PRIVATIZZAZIONI, TAGLIO DELLE PROVINCE E DEGLI ENTI INUTILI, LIBERALIZZAZIONI: A QUANDO I FATTI?”

Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO LA LETTERA DI TREMONTI AL “CORRIERE DELLA SERA”, FINI RICORDA CHE “PRIVATIZZAZIONI E TAGLI DEGLI ENTI INUTILI SI POSSONO FARE SUBITO E A COSTO ZERO”…”IL GOVERNO PREDICA RIFORME LIBERALI, MA NON LE FA: OCCORRONO FATTI NON PAROLE”

«La discussione aperta prima da Piero Ostellino e poi da Giulio Tremonti sul Corriere della Sera, ha di certo il merito di puntare al cuore dei problemi e delle prospettive dell’Italia: a partire dalla capacità  competitiva, da difendere ma soprattutto da rilanciare, della nostra economia».
Gianfranco Fini risponde, con un editoriale sul Secolo, alla lettera del ministro dell’Economia pubblicata martedì sul nostro giornale.
«La mancata risposta su questi temi – osserva Fini – al netto del clamore della polemica, è una delle ragioni della presa di distanza di Futuro e libertà  dal governo e anche uno dei nodi da cui dipende il destino della legislatura in corso».
Il presidente della Camera pensa però «come Tremonti, che non sia tempo di cercare le colpe della situazione presente. È tempo di cambiarla».
Una riforma dell’art. 41 della Costituzione «è oggi assolutamente opportuna», concorda Fini con Tremonti, ma aggiungendo che «al di là  della “riforma liberale” che il Pdl ha predicato senza praticarla in questi lustri, il dibattito politico ha bisogno di un salto di qualità ».
«Sarei insincero – prosegue il leader di Fli – se non aggiungessi però che il miglior viatico per questa riforma apparentemente minima ma profonda, sarebbe quello di comportamenti corretti in primis da parte del governo e del legislatore. Si può fare molto anche a Costituzione invariata».
E allora Fini si chiede: «perchè non riprendere il processo interrotto delle privatizzazioni per ridurre il debito, punto dimenticato del programma elettorale del centrodestra? La riduzione del debito pubblico – ragiona la terza carica dello Stato – è la vera politica per i giovani: se non interveniamo drasticamente, i debiti di oggi saranno le tasse di domani».
«Perchè – chiede ancora Fini – non ridurre drasticamente il peso e il costo dello Stato e della politica, abolendo le province inutili, accorpando comuni ed enti strumentali e dismettendo le partecipazioni pubbliche nelle vecchie municipalizzate?».
Per il leader di Fli andrebbe anche valutata l’ipotesi di una privatizzazione della Rai, «non per svenderla» ma per evitarle un declino sul modello della «vecchia» Alitalia.
E sul piano delle proposte, l’inquilino di Montecitorio suggerisce ancora: «Il governo potrebbe finalmente presentare – già  con discreto ritardo, rispetto ai termini previsti – la legge annuale sulla concorrenza. Al fine di abbattere le barriere di accesso ai mercati e alle professioni».
«Sul piano locale, si dovrebbe dare concreta attuazione al decreto Ronchi sulla liberalizzazione della gestione dei servizi pubblici locali. Sono tutte riforme a costo zero. Che ne pensa il ministro Tremonti?».

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FINI: “PAESE FERMO E GOVERNO PARALIZZATO, SERVE UN PATTO DI SALVEZZA NAZIONALE”

Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA DI FINI A “REPUBBLICA”: “MI APPELLO A MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE, SE LA MAGGIORANZA RITERRA’ DI NON POTER GOVERNARE SI ASSUMERA’ LE RESPONSABILITA’ DELLE ELEZIONI, IO E CASINI STAREMO INSIEME”…. “SUL FEDERALISMO IL FISCO MUNICIPALE NON E’ IL CUORE DEL PROBLEMA, CONTERA’ LA SCELTA SULLE REGIONI”

Un patto di salvezza nazionale. Per tirare fuori dalle secche un Paese “fermo e sfiduciato”.
Gianfranco Fini esce dal silenzio in cui si era trincerato dopo la “sconfitta” del 14 dicembre. È appena tornato dalle vacanze nei mari delle Laccadive. Abbronzato, seduto nel suo studio a Montecitorio descrive le incapacità  di Silvio Berlusconi nell’affrontare le emergenze: un governo “paralizzato”.
Ma il presidente della Camera vuole superare lo scontro dei mesi scorsi. “Per il bene dell’Italia”, dice. E rivolge la sua proposta a tutti: “maggioranza e opposizione”.
Al centro del suo ufficio c’è la foto di Napolitano, quella del Papa e le immagini delle tre figlie. Sulla scrivania un posacenere. E un pacchetto di sigarette. Segno che gli scossoni politici hanno forse fatto naufragare il tentativo di smettere di fumare.
L’Italia è sul punto dell'”asfissia” e ha bisogno di “convergenze tra maggioranza e opposizione”. Una proposta da sottoporre a “tutti, non solo al governo”: al Pdl, alla lega e al Pd.
Le elezioni ora sarebbero “una prospettiva rischiosissima”. “Perchè la situazione, rispetto al 14 dicembre, non è tanto cambiata”.
Quella giornata è ancora una ferita aperta per lei?
“Ho preso atto di una sconfitta politica”.
Anche di alcuni tradimenti?
“Il tradimento è una categoria che non dovrebbe appartenere alla politica. Comunque alcuni hanno fatto delle scelte che vanno rispettate anche se non ne colgo le ragioni politiche”.
Ora, però, sembra essere tornati al punto di partenza.
“Nel voto del 14 c’è sicuramente la conferma che Berlusconi gode della maggioranza al Senato e alla Camera. Ciò che oggi si può fare seriamente è avanzare proposte per il prossimo futuro. Io vorrei iniziare l’anno con un auspicio: spero che nei prossimi mesi si compia un salto di qualità  complessivo nel dibattito e nell’azione politica. E questo deve riguardare le forze della maggioranza e quelle dell’opposizione”.
In che senso?
“Ci si può dividere nel dire che gli ultimi sei mesi del 2010 non hanno rappresentato un successo per nessuno? Non credo. Sarebbe invece molto pericoloso continuare a pensare che i prossimi sei mesi saranno come i precedenti. Il rischio è che si ampli la frattura con l’opinione pubblica. Si percepisce il senso di repulsione nei confronti della politica. Questo accade perchè il Paese è fermo e sfiduciato. C’è l’incubo dell’abisso”.
Pensa a una sorta di patto di salvezza nazionale?
“faccio notare che la ripresa economica è lontana. La metafora di Tremonti è stata felice: un videogame in cui se uccidi il mostro, ne compare subito un altro. Noi non riusciamo a innestare la marcia. E questo determina una sfiducia complessiva, non solo nel governo. Molti degli interventi del capo dello Stato – che io condivido e con il quale c’è sempre stata sintonia – hanno sottolineato proprio questo aspetto”.
Le proteste dei giovani contro la riforma Gelmini ne erano un’espressione?
“Certo. Ma la sfiducia nel domani va al di là  della riforma. Nell’insicurezza scattano i meccanismi di autodifesa individuale. Ad aggravare la situazione ci sono alcune conflittualità  storicamente irrisolte: quella tra nord e sud, tra le parite iva e i lavoratori dipendenti, tra precari e garantiti, tra giovani e anziani. O la politica, complessivamente, comprende che stiamo affrontando un tornante difficilissimo oppure i fossati si acuiranno”.
Ma lei e Fli siete usciti dal governo per questo. Ora cosa pensate di fare?
“Se si condivide questo approccio di sano realismo, allora ci possono essere convergenze per le forze di maggioranza e opposizione. Le opposizioni non si possono riparare dietro la logica del tanto peggio, tanto meglio. Sarebbe una logica sfascista. Così come per la maggioranza la logica dell'”andiamo avanti, non c’è alternativa””.
Ma lei pensa davvero che Berlusconi lo possa accettare? O pensa ad un altro governo?
“Questo non mi compete, lo decide il premier. La mia riflessione è rivolta a tutti e non solo al governo. Vivacchiare è negativo per tutti. Fermo restando i ruoli, della maggioranza e dell’opposizione, è un dovere proporre soluzioni per evitare l’asfissia”.
Ha pensato di dire queste cose direttamente al presidente del consiglio?
“Io faccio un’intervista a un importante giornale per parlare con tutti. Voglio uscire da quello che proprio Berlusconi chiama il teatrino della politica. E non userò nei confronti del premier una sola espressione polemica”.
I giornali del Cavaliere, però, non sono stati teneri. Le hanno attribuito anche una relazione con una escort.
“È solo fango. Non so da chi diffuso. Non ho mai conosciuto quella signora e chiunque affermi il contrario ne risponderà  in tribunale”.
Le hanno chiesto anche le dimissioni.
“Mai prese in considerazione. Mi si possono contestare posizioni politiche ma non l’incapacità  di rappresentare la Camera e l’imparziale gestione dei lavori d’Aula”.
L’asse con Casini è saldo?
“Certo. L’ho visto anche stamattina
Lei si rivolge anche al Pd?
“Io parlo a chi è in Parlamento. Opposizione e governo”.
Bersani e D’Alema, però, le hanno chiesto qualcosa di più. Immaginano un cartello per sconfiggere Berlusconi.
“Le alleanze non si fanno in ragione delle sommatorie di sigle. Ma sulla condivisione di alcuni progetti. E comunque le elezioni non sono vicine”.
Se non ci fosse la consapevolezza generale di cui parla, l’alternativa sarebbero le elezioni anticipate?
“Una prospettiva rischiosissima per l’Italia. In campagna elettorale non si fanno le riforme. Se poi la maggioranza riterrà  di non poter governare, spiegherà  il perchè agli italiani e se ne assumerà  la responsabilità . Ma sia chiaro che Futuro e libertà  e il Polo della nazione non temono le urne”.
Più che il voto a Palazzo Chigi stanno cercando di strappare qualche deputato per andare avanti e qualcuno chiede ai centristi di “entrare” in squadra.
“È tempo sprecato. Certo, c’è il tentativo di guadagnare dei singoli, ma non ci riusciranno. E se poi lo scarto anzichè di tre parlamentari diventasse di cinque, cosa cambierebbe? Continuerebbero a vivacchiare. Ma in questa situazione non si può vivacchiare e l’opposizione non si può limitare a dire valuteremo di volta in volta. Sarebbe un gioco di rimessa, e invece bisognerebbe disegnare un impianto di regole condivise”.
Regole condivise in due anni di legislatura?
“Siamo entrati nel 2011, il 150. mo anno dell’Unità  d’Italia. Si può fare una riflessione su cosa significa essere italiani? Sui vizi del nostro sistema bipolare – di cui resto un convinto sostenitore e su questo Casini sarà  d’accordo – che ha reso possibile l’alternanza ma non ha innovato sul piano della cultura politica?”.
Ma l’emergenza sembra soprattutto economica in questa fase.
“E infatti ridurre le spese e tenere sotto controllo i conti pubblici è necessario ma non sufficiente”.
Un limite di Tremonti?
“Di tutto il governo. Sarebbe ingeneroso dire che è colpa di Tremonti o pensare che si diverte a tenere sotto schiaffo i ministri. È il deficit di dibattito interno al Pdl che ho denunciato un anno fa. Anche l’Ue ha chiesto politiche riformatrici, che rilancino l’economia. Siamo in ritardo”.
Il ministro dell’Economia la accuserà  di essere uno spendaccione.
“Non ci si può dividere tra chi vuole la spesa facile e i rigoristi. Sarebbe più lungimirante individuare progetti strategici. Cito sempre la Germania, non per la Grosse Koalition ma per la cultura politica condivisa che indica gli investimenti nella ricerca e nella tecnologica come strategici”.
Quindi i tagli lineari sono stati un errore?
“Sono l’esatto opposto. Sarebbe più utile una “Grande Assise” dell’economia e del lavoro con 100 teste pensanti in grado di trovare soluzioni. Nel nostro Paese c’è una miscela esplosiva: la giusta flessibilità  nel mercato del lavoro si unisce però a un tasso di precarietà  altissimo e a un livello retributivo tra i più bassi d’Europa. L’Italia è impoverita. Il ceto medio sta scomparendo. Il 45% della ricchezza delle famiglie è in mano al 10% degli italiani”.
Tutto questo con il governo in carica?
“Noi cerchiamo di farlo. Avanziamo soluzioni, proposte. Il mio auspicio è che non sia solo un’iniziativa di parte. Poi, certo, non si risolve tutto dalla sera alla mattina”.
Intanto vi aspettano delle scelte da cui dipende la sopravvivenza dell’esecutivo. Come il voto sul federalismo.
“Quel decreto è importante, ma il prossimo – quello sulle Regioni – è la vera sostanza. Il fisco municipale non è il cuore del problema. Le scelte sulle regioni saranno determinanti. Non dobbiamo perdere il complesso dei problemi”.
Ma voi cosa farete?
“Vedremo. In quel testo ci sono degli aspetti non so se voluti. I comuni, ad esempio, avranno meno entrate. L’Ici si paga solo nei luoghi dove non si risiede. Verificheremo alla fine se Calderoli troverà  un’intesa con Tremonti sui saldi”.
E la mozione di sfiducia a Bondi?
“Non è una questione cruciale, ma deciderà  il coordinamento del Polo della Nazione”.
L’alleanza con Casini è strategica?
“Se si votasse, staremmo insieme. Ci sarebbe una competizione con tre soggetti e non con due. Fli comunque farà  un congresso a febbraio. Abbiamo un’idea del centrodestra diversa da Berlusconi e Bossi. Senso delle Istituzioni, dello Stato, dell’etica pubblica, della legalità . Fli si muoverà  con la sua identità  insieme all’Udc, all’Api, all’Mpa e ai Liberaldemocratici. E anche nel Pdl tanti condividono questi ragionamenti”.
Molti dicono che il leader di questo schieramento è Casini e non lei.
“Mi fanno ridere. Qualcuno – soprattutto nel Pdl – ha una scarsa considerazione di me e di Casini. Pensano di farci litigare”.
Sui temi etici una qualche differenza, però, c’è.
“Quando si presenterà  il problema, lo risolveremo con un solo principio: la libertà  di coscienza. Questa è la regola nei partiti democratici. Questa è una vera concezione liberale che altri ignorano”.
Lei si sente un uomo di destra o di centro?

“I valori restano quelli di destra. Servirebbe però un libro per spiegare cosa si intende nel 2011 per destra, centro o sinistra. Sono categorie del secolo scorso. Se poi per destra si intendesse il prevalere della finanza sull’economia reale, allora non sarei di destra… altri ci si riconoscerebbero più facilmente”.
C’è chi usa il caso Fiat come bussola.
“Marchionne è il segno di quanto l’Italia è in ritardo. Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho sentito il segretario della Cisl Bonanni dire che senza le fabbriche non ci sono nemmeno i diritti dei lavoratori”.
Se fosse un operaio di Mirafiori lo voterebbe l’accordo?
“Senza dubbio. Il problema è che la politica è assente. ha delegato tutto alle parti sociali anche sulla rappresentanza. Bersani ha fatto bene a dire che si discute e poi l’esito del referendum si rispetta. Nessun paese occidentale si trova in questa condizione”.

Claudio Tito
(da “la Repubblica“)

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FABIO GRANATA: L’ENTUSIASMO DI BASTIA CONTRO I FILOSOFI DELLA MAGNA GRECIA

Gennaio 9th, 2011 Riccardo Fucile

UN RICHIAMO AI POSSIBILISTI CHE VORREBBERO ANCORA TRATTARE UN PATTO DI LEGISLATURA CON CHI, CON ARROGANZA, HA RIFIUTATO OGNI PROPOSTA… LA LINEA DI BASTIA E’ ALTERNATIVA AL BERLUSCONISMO

In questi giorni di ripresa dell’attività  politica, alcuni amici sono stati protagonisti di curiose quanto sofferte riflessioni sul “che fare”.
Sinceramente hanno destato, e credo non soltanto in chi scrive, più di una perplessità  poichè sembrano frutto di una rimozione mentale, misteriosa e preoccupante, sulle vicende che hanno portato la nostra comunità  umana e politica dalla rottura con il Pdl, dopo mesi di minacce, aggressioni mediatiche, intrighi e aspre battaglie, alla sfiducia del 14 Dicembre.
Mi sembra di ricordare che Futuro e Liberta a Bastia Umbra abbia indicato un percorso fortemente condiviso dalla nostra base militante e d’opinione: costruire l’alternativa politica a Berlusconi e al berlusconismo.
Ricordo nitidamente gli interventi appassionati e coerenti di tutti nostri parlamentari, anche dei tre che poi, “fulminati sulla Via di Damasco”, hanno dato vita ad uno dei voltafaccia piu disgustosi e imbarazzanti della storia repubblicana.
A Bastia, tra i tanti interventi, quello di Pasquale Viespoli fece apparire moderato e impallidire, per radicalismo di toni e contenuti, anche quello del sottoscritto e tutti gli interventi dei cosiddetti “falchi”.
Il resto è storia recente ma, dopo il voto di sfiducia, improvvisamente, alcuni amici sembrano aver perso la memoria e rimosso le polemiche feroci di luglio, la questione morale, la farsa dei probiviri, l’espulsione di Fini.
Nessuna rimembranza sulla vergognosa gogna mediatica nei confronti di Gianfranco Fini e sulla vera motivazione della costituzione dei gruppi parlamentari autonomi, per arrivare alla costruzione di un movimento politico che rappresentasse la destra repubblicana e legalitaria.
Quindi, il voto di sfiducia e la “gloriosa” pagina del 14 dicembre.
Rimuovendo come non esistente la vergognosa campagna acquisti e dimenticando i toni sempre oscillanti tra l’insulto e la minaccia nei nostri confronti, oltre che la insidiosa quanto squallida azione di logoramento e delegitimazione, ecco che improvvisamente si attacca la linea di Bastia Umbra, si prova a gettare la croce su alcuni di noi e, magia, ci si riscopre “responsabili”, teorizzando con argomentazioni sofferte il passaggio dalla mozione di sfiducia al patto di legislatura…
A questi amici, con semplicità  e franchezza, e credo in buona compagnia, rispondo che non è che è stata sbagliata la linea: hanno semplicemente “acquistato” 3 dei nostri parlamentari, salvandosi in calcio d’angolo grazie ad un drappello di ascari.
E faccio inoltre sommessamente notare che tutto questo logoramento sui “finiani pronti a passare”, parallelamene al combinato disposti delle aperture illogiche ad un nuovo sostegno a Berlusconi, sono utili solo a farci arrivare “svuotati” a Milano e a farci perdere il sostegno e l’entusiasmo di chi ha creduto e crede ancora in “una certa idea dell’Italia e della Politica”.
Per questo appare francamente imbarazzante ogni richiamo al generico “senso di responsabilità ” o a improbabili patti di legislatura, peraltro regolarmente rispediti al mittente, con arroganza, da Berlusconi.
La nostra risposta deve essere politica e culturale.
E deve essere alternativa a Berlusconi e al berlusconismo, in coerenza con le ragioni per le quali siamo nati e sulle quali abbiamo costruito un percorso di rottura.
E per le quali siamo passati all’opposizione.
Solo così daremo senso all’appuntamento congressuale di Milano: il resto sono solo chiacchiere da filosofi della “Magna Grecia”.

Fabio Granata

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ANGELA NAPOLI: “CON MOFFA NON ANDRA’ NESSUN FINIANO”

Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile

“E’ SOTTO RICATTO, IL SUO COMPORTAMENTO E’ FRUTTO DI UNA SCELTA IMPOSTA”…”LA POLIDORI L’HANNO COMPRATA ASSIMILANDO IL CEPU ALLA BOCCONI, LA SILIQUINI PROMETTENDOLE UN POSTO DA SOTTOSEGRETARIO”…”LE FINTE ESCORT PER SCREDITARE FINI HANNO UN MANDANTE”

Il deputato di Fli, Angela Napoli, assicura che non ci saranno altre defezioni: “In tre hanno ceduto al ricatto, Polidori dovrebbe vergognarsi”.
E delle notizie pubblicate da Il Giornale e Libero secondo cui Gianfranco Fini avrebbe frequentato una escort, dice: “Siamo seri, è il solito mandante”
“Moffa è evidentemente sotto ricatto, il suo comportamento è frutto di una scelta imposta che non porterà  a nulla. Fa nomi a caso, come quello di Buonfiglio: l’ho sentito ieri, figurarsi se lascia Fli per andare con i presunti responsabili”.
Angela Napoli, deputata finiana della prima ora, quasi sorride commentando le dichiarazioni dell’ex futurista Silvano Moffa, leader in pectore dei “responsabili”, che continua ad annunciare la nascita di un gruppo grazie alla fuoriuscita da Idv, Udc e Fli di almeno dieci deputati.
“Noi abbiamo perso tre deputati, gli unici ad aver ceduto al ricatto di Berlusconi durante la compravendita per ottenere la fiducia il 14 dicembre”, dice Napoli. “Catia Polidori non ha avuto neanche il buon gusto di sparire, io mi sarei vergognata. Ha persino votato l’emendamento sulle libere università . Era una questione familiare, il Cepu è di suo cugino. In cambio del voto di Catia alla fiducia è stato consentito al Cepu di assimilarsi alla Bocconi, non so se mi spiego. Il ricatto per lei è stato questo”.
A Maria Grazia Siliquini, anche lei uscita da Fli per sostenere l’esecutivo il 14 dicembre, “è stato promesso un posto da sottosegretario, ma ancora non si sa quale perchè Berlusconi sta tenendo vuote le caselle disponibili per usarle come merce di scambio”.
Ci sono “quattro incarichi lasciati da Fli, poi c’è il posto di Giuseppe Vegas, nominato presidente della Consob, e la poltrona liberata da Paolo Romani, divenuto ministro. Sette otto posti di governo”.
Infine Moffa, il più attivo dei tre ex futuristi. “Non abbiamo ancora capito come sia diventato ricattabile, ormai è una pedina di Berlusconi. Fa annunci nel tentativo di creare zizzania, ma una cosa è certa: Fli manterrà  la linea dura, nessuno cede al ricatto”.
Gianfranco Fini, secondo quanto riportato da Il Giornale e Libero, avrebbe frequentato una escort e si sarebbe organizzato un finto attentato per farne ricadere poi la colpa sul presidente del Consiglio. Secondo lei è credibile?
“Siamo seri per favore. Sono attacchi vergognosi con mandanti ben precisi. Non sta a me trovare le prove, ma che tutto sia ideato non dico da Berlusconi, ma dal suo contorno, è fuori da ogni discussione e dubbio. Un’evidenza indiscutibile, così come la campagna della scorsa estate. Un nuovo accanimento mediatico basato sulla menzogna. Sarà  la magistratura ad accertare il tutto ma è davvero un comportamento vergognoso. Tentano di screditare l’immagine di Fini con mezzi illeciti, non avendo gli strumenti per farlo sul piano politico. Alla gente poi delle escort non interessa nulla. I problemi dei cittadini sono altri e il governo continua a non occuparsene. Adesso torniamo in aula e ripartiamo dal ricatto della Lega”.
Quale ricatto?
“Il federalismo, Bossi ha deciso che fino al 23 il governo deve concentrarsi su questo altrimenti minaccia il voto. Insomma torniamo in aula e riprendiamo l’attività  parlamentare con in agenda i soliti guai e interessi personali di Berlusconi. L’11 ci sarà  la pronuncia della Corte Costituzionale, poi il federalismo. Ci sarà  la sfiducia a Bondi, il mille proroghe, dove metteranno di tutto di più senza trovare una soluzione a nulla. Si rimane comunque legati all’agenda personale di Berlusconi. Io sono stanca, mi fa rabbia non poter riuscire ad agire e occuparmi dei problemi reali, noi in Fli ne discutiamo e abbiamo delle proposte da portare avanti ma con questo clima politico in aula entra solo l’agenda personale del presidente Berlusconi. Questo immobilismo mi pesa moltissimo”.
Il governo è riuscito a incassare la fiducia grazie ai fuoriusciti di Futuro e Libertà .
Il popolo di Fli è rimasto un po’ amareggiato dal risultato del 14 dicembre, poi con questa lunga interruzione dei lavori sembra ci sia un lassismo e la base ha delle perplessità . Noi stiamo preparando il congresso di febbraio a Milano e lavoriamo alle liste per le amministrative di maggio. C’è la preoccupazione che la base possa perdere l’entusiasmo e queste voci, presunti scandali e annunci di uscite dal gruppo, sono messe in giro appositamente.
Crede che possa esserci qualche conseguenza per Fini?
Nessun problema, assolutamente. Berlusconi continua a comportarsi come si comportò prima della costituzione dei gruppi di Futuro e Libertà . Ricorderò sempre quella mattina: noi avevamo appena concluso una riunione con Fini e Bocchino per la nascita dei gruppi parlamentari. Mentre tornavo in aula un giornalista mi avvicina e mi dice: “Mi conferma che i numeri per il gruppo non ci sono?” Gli ho chiesto chi lo aveva detto e lui ha ribattuto che era stato Berlusconi. Sorrisi e me ne andai, sapevo che i numeri li avevamo eccome. La sera alla Camera infatti il nostro gruppo nasceva con ben nove deputati in più del necessario, eravamo ventinove.
Fino alla mattina della fiducia Fli sembrava granitica.
“Moffa è sempre stato un elemento anche molto disponibile con tutti noi, gli abbiamo sempre riconosciuto serietà  e volontà  di procedere politicamente. Quindi non riusciamo proprio a comprendere cosa l’abbia fatto diventare ricattabile. Perchè è evidente che il suo comportamento sia frutto di una scelta imposta, è sicuramente sotto ricatto.
Catia Polidori?
Non ha avuto neanche il buon gusto di sparire. Anzi, ha il coraggio di camminare in aula invece di stare seduta al suo posto, al gruppo misto. Io non sarei così disinvolta, mi vergognerei. Al momento del voto dell’emendamento sulle libere università , ho sperato che Katia si astenesse. Era una questione familiare, il Cepu è di suo cugino. In cambio del voto di Katia alla fiducia il 14 dicembre, è stato consentito al Cepu di assimilarsi alla Bocconi, il ricatto per Polidori è stato questo.
Per Siliquini quale?
C’è l’impegno di essere nominata al governo come sottosegretario, ma ancora non è definito perchè Berlusconi sta tenendo vuote le caselle disponibili come merce di scambio. Sono in attesa di cariche governative. Ci sono sette otto posti di governo. Forme evidenti di ricatto che fanno male alla politica italiana più che al singolo. E’ l’immagine negativa della più alta istituzione politica: il parlamento. Gli italiani hanno problemi concreti da affrontare e assistere a questo circo porta al distacco. Non bisognerebbe fare di tutta l’erba un fascio ma il cittadino non fa differenziazioni e ha problemi seri da affrontare, come arrivare a fine mese.
Ieri il ministro Giulio Tremonti ha detto che la crisi economica non è affatto finita.
In questi giorni sono a casa, a Tauria Nuova, in provincia di Reggio Calabria, e continuo a ricevere professionisti, laureati, padri di famiglia: tutti disperati. Non riescono ad arrivare a fine mese, a fare la spesa per la famiglia, a trovare lavoro. Se la crisi al Nord comincia a vedersi ora, al Sud è ormai endemica. E mi chiedo che fine abbia fatto quel patto per il Sud che Berlusconi a settembre aveva inserito nei famosi cinque punti e su cui ha chiesto la fiducia e noi l’abbiamo data, che fine ha fatto? Qui in Calabria dal primo gennaio è stata inserita una tassa regionale sulla benzina per coprire il buco della sanità . Una decisione folle, folle. Una tassa che colpisce tutti i cittadini onesti per sanare un buco creato da chi invece non pagherà  mai per le sue responsabilità .
Il premier ha più volte detto che la crisi era superata e Tremonti ora lo smentisce.
Sarà  smentito anche sull’allargamento della maggioranza a scapito di Fli. C’è sempre qualcuno che per tenerlo buono gli racconta fesserie, dandogli garanzie per acquistarne la fiducia o la benevolenza ma di certo non facendo il suo bene. Come fa Moffa, che da prima di natale annuncia la nascita di questo fantomatico gruppo di responsabilità . Ha persino convocato una conferenza stampa a fine dicembre per annunciarne la nascita, ma i numeri ovviamente non c’erano. E non ci sono neanche adesso. Certo, potrebbero formalo facendo uscire qualcuno dal Pdl, ma sarebbe inutile e soprattutto pochi sono disposti a questo sacrificio, non avrebbero convenienze particolari. L’unica cosa certa è che Fli manterrà  la linea dura e non cadrà  nel ricatto”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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POCO SPAZIO PER L’OTTIMISMO: IL CONTROCANTO DI TREMONTI

Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile

UN COLPO ALLA FICTION CHE IL PREMIER CERCAVA DI IMBONIRE… UNA DOCCIA FREDDA PER CHI PENSAVA DI IMBASTIRE UNA AZIONE PROPAGANDISTICA SFUGGENDO AI PROBLEMI REALI DEL PAESE

C’è poco spazio per l’ottimismo, nell’analisi del ministro dell’Economia sulla crisi globale.
Poco spazio per i sorrisi e per le rassicurazioni, tanto utili in un clima di perenne campagna elettorale quanto pericolosi per affrontare i tornanti della storia.
Dice Tremonti: «È come vivere in un videogame, compare un mostro, lo combatti, lo vinci, ti rilassi e subito spunta un altro mostro più forte del primo».
E dato che — spiega — si è utilizzato il denaro pubblico «per salvare con le banche anche la speculazione», adesso il risultato è che «siamo tornati quasi al punto di partenza».
Nuovi mostri, nuovi livelli, nuove sfide. Insomma, la crisi non è finita.
Anzi.
E allora l’unica via per non finire “game over”, è l’assunzione di responsabilità , il realismo. E forse anche il sacrificio.
“Lacrime e sangue”, avrebbe detto Churchill.
Non certo “ghe pensi mi”.
E non a caso Tremonti cita Winston Churchill chiedendo «che l’Europa risorga». Perchè «se si guarda al futuro geopolitico è evidente che la competizione è tra continenti» e dunque l’Europa deve riscoprire un ruolo nel suo insieme.
«La crisi – continua il ministro – ha mantenuto i confini politici ma non ha mantenuto i confini economici e il rischio è senza confini».
È questo, in effetti, l’unico modo per uscire da una crisi globale che non risparmierà  velenosi colpi di coda.
È questo l’unico atteggiamento possibile davanti a una tempesta che non si dissolve con un sorriso o con un po’ di ottimismo a buon prezzo.
Poca presunzione e molta prudenza.
«Si dice che va tutto bene, ma ne siamo proprio sicuri?», si chiede dunque Tremonti. E ha ragione.
Però viene un dubbio, a pensarci bene: che ne pensa di tutto questo Silvio Berlusconi, per il quale la crisi (che non ha toccato l’Italia) è ormai quasi del tutto alle nostre spalle?
Adolfo Urso, coordinatore nazionale di Futuro e libertà , commenta così le parole del ministro: «una doccia fredda per chi pensava di imbastire un’azione meramente propagandistica sfuggendo ai reali problemi del paese», un colpo alla «fiction che il premier cercava di imbonire».
E allora, chissà  che dopo la “doccia fredda” dalle parti del partito del predellino non incominci a serpeggiare un po’ di insofferenza nei confronti di questo “controcanto” tremontiano…

Federico Brusadelli
Farefuturoweb

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GIULIA BONGIORNO: “A BERLUSCONI INTERESSA UN SISTEMA IN CUI I PM ASPETTANO I GIUDICI DIETRO LA PORTA CON IL CAPPELLO IN MANO”

Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile

L’ESPONENTE FINIANA, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA, ATTACCA IL GOVERNO: “GIUSTIZIA MALTRATTATA, ORA IL MINISTRO CAMBI PASSO”… “BASTA PARLARE DI COMPLOTTI E DI GIUDICI COMUNISTI”

Potrebbe dire “io ve l’avevo detto”.
O ancora “è tempo che con Fini chiediamo più risorse”.
O constatare con amarezza che “nei tanti tavoli sulle leggi ad personam non ci si occupa della giustizia per i cittadini”.
Ma Giulia Bongiorno, la responsabile Giustizia di Fli eletta con consenso bipartisan al vertice della commissione Giustizia della Camera, va oltre.
E, in aperta polemica col premier, dice: “Lui parla di complotti e giudici comunisti, anzichè d’efficienza della giustizia”.
Per Alfano l’allarme informatico è chiuso. L’Anm pensava già  allo sciopero: preoccupazione esagerata?
“Il ministro dichiara che il problema è superato. Vedremo se la soluzione è definitiva. È impensabile tornare alla preistoria, con annotazioni su registri cartacei; anche perchè manca il personale. Una delle cause della dilatazione dei tempi dei processi è che spesso, alle 14, bisogna sospendere le udienze perchè mancano i fondi per gli straordinari. Senza personale e fondi per l’informatica, il rischio di paralisi è effettivo”.
Il Guardasigilli butta la colpa su Tremonti che stringe troppo i cordoni della borsa. Da 85 milioni di euro nel 2008 ai 27 del 2011. Taglio giustificabile?
“Non ci si può accanire contro la giustizia. E invece la politica continua a maltrattarla, da diverse legislature. Il pensiero che si legge in filigrana è che quei tagli siano ndolori. Ogni tanto sento dire: “Al massimo si lamentano i magistrati”. Ed è sbagliato”.
Perchè?
Dal punto di vista politico, la giustizia non ha appeal. Non ci si rende conto che giustizia, economia e sicurezza sono vasi comunicanti: moltissimi investimenti non vengono fatti in Italia proprio perchè l’imprenditore non si sente tutelato in caso di inadempimenti contrattuali. E non si percepisce che la giustizia rappresenta l’altra faccia della sicurezza: se non si celebrano i processi, i delinquenti restano impuniti e le sanzioni non vengono applicate; la sanzione è un deterrente e la mancanza di sanzioni si trasforma fatalmente in incentivo a delinquere”.
Fini ha spesso chiesto più risorse. Cosa rispondeva Alfano?
Ha sempre garantito il suo impegno. È indubbio che l’attuale situazione economica non lo agevola. Altrettanto indubbio è che il problema si è manifestato da prima di questa legislatura. Tuttavia, a questo punto, mi aspetterei da lui un colpo d’ala.
Ma nei tavoli sulle leggi ad personam l’emergenza di oggi era prevista o denunciata da qualcuno?
In quei tavoli non si parla mai della giustizia in favore dei cittadini, ma di tutt’altro.
Ora c’è solo la lotta per la successione a Berlusconi tra Alfano e Tremonti o la giustizia sta a cuore a qualcuno?
Io ho rapporti con Alfano e non con Tremonti, non ho elementi per fare un confronto. Ma c’è un dato oggettivo: non mi sembra che fino a oggi l’efficienza della giustizia sia stata una priorità  assoluta di questo governo.
Dicono all’Anm che così Berlusconi blocca comunque le toghe senza la separazione delle carriere. Sospetto lecito?
No, perchè in certi casi la giustizia riesce a essere   –   a prescindere dal sistema   –   molto efficiente. Piuttosto, il punto è che per il premier la priorità  è, come spesso ripete, creare un sistema in cui i pm aspettano i giudici dietro la porta con il cappello in mano, come gli avvocati. Per me, invece, la priorità  è un sistema efficiente capace di evitare le attese tout court. Se si vuole riformare la giustizia bisogna prima farla funzionare.
Dal 2008 quanto tempo si è speso dietro intercettazioni, blocca-processi, processo breve e quanto nell’efficienza?
La vera nota dolente è questa. Sia in commissione che fuori, si è data precedenza assoluta a questi ddl: credo che un ideale cronometro avrebbe registrato ben poco tempo dedicato ai temi che interessano la collettività . E questo spiega anche perchè respingo l’accusa che mi viene mossa di aver fatto da freno alle riforme. Finora ho letto decine di testi su lodi, intercettazioni e processi brevi. Se, e quando, ci sarà  una vera riforma nell’interesse del cittadino, sarò la prima ad applaudire Alfano.
E il complotto giudici-comunisti paventato dal Cavaliere?
È la dimostrazione di quanto sostenevo. Si mettono al centro del dibattito complotti e giudici comunisti, anzichè l’efficienza della giustizia: con il risultato di sottrarre attenzione, tempo ed energia alle questioni concrete e pressanti che riguardano tutta la comunità .

Liana Milella
(da “la Repubblica“)

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