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E ALLA SEDE DEL PD ARRIVA UNA CORONA DI FIORI

Dicembre 9th, 2013 Riccardo Fucile

SCHERZO DI CATTIVO GUSTO O TRAGICO ERRORE?

Uno scherzo di cattivo gusto o un tragico errore?
Questa mattina poco prima dell’arrivo di Matteo Renzi al Pd, il fattorino del fioraio di via delle Mercede ha recapitato alla sede dem una corona di fiori a lutto con tanto di scritta «partito Democratico»
Pronto l’intervento del servizio d’ordine che ha chiesto spiegazioni.
«Ce lo ha commissionato un certo Ugo», ha detto il fioraio.
Da un giro di telefonate sarebbe emerso che la corona era forse destinata all’ambasciata del Sud Africa per la morte di Nelson Mandela.
Ovviamente si sono sprecate altre interpretazioni: che qualcuno abbia voluto indicare la morte del partito con l’arrivo di Renzi alla segreteria?
O l’opposto? Che con il sindaco di Firenze si attesti la dipartita della vecchia classe dirigente?
In ogni caso, nel dubbio, la corona di fiori a lutto è stata rimossa.
In attesa di conoscere a chi sia destinata.

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LA LUNGA DOMENICA DI D’ALEMA: A FOGGIA “BATTUTO” DA SCALFAROTTO

Dicembre 9th, 2013 Riccardo Fucile

“SCISSIONE? NO, MA SIAMO PRONTI A DARE BATTAGLIA”

Arriva la notizia che la Roma ha battuto la Fiorentina. C’è ancora qualcuno che segue le partite camminando sul marciapiede, con la radio all’orecchio. La strada è deserta, silenziosa, livida sotto un cielo d’inverno.
La trattoria dove preparano squisiti spaghetti cacio e pepe è chiusa.
Davanti al portone dell’abitazione di Massimo D’Alema rallenta una macchina. Un agente di scorta scende, e lancia un colpo d’occhio guardingo.
Lo sportello si apre e compare lui, D’Alema, che viene avanti parlando al telefono (è a colloquio con la sua brava e paziente portavoce, Daniela Reggiani); indossa un cappotto blu e, al collo, tiene stretta una sciarpa giallorossa
Presidente, si è divertito allo stadio? (certe volte è meglio prenderla un po’ larga, con D’Alema).
«Sì, diciamo che è stata una bella partita…».
Anche se la partita più importante è un’altra…
«Mah, guardi… a giudicare dai dati di afflusso ai gazebo, mi sembra ci sia stata una buona partecipazione e questo rappresenta certamente un ottimo risultato per il nostro partito».
Negli ultimi giorni qualcuno ha evocato il rischio di una scissione…
«Scissione? No, non ci sarà  alcuna scissione. È un concetto, questo, che ho ripetuto con forza ovunque abbia tenuto un comizio, e di comizi, come lei sa, ne ho tenuti molti negli ultimi giorni».
La vittoria di Matteo Renzi sarà  però schiacciante e…
«E noi, se sarà  necessario, se dovessero crearsi determinati presupposti, siamo pronti a dare battaglia… come, del resto, prevede il nostro modo di intendere la politica, la nostra cultura, la nostra tradizione di lotta…».
Con Massimo D’Alema, il suo interlocutore ha sempre un vantaggio: capisce subito, abbastanza facilmente, di che umore è. Ecco, si può dire che in questa domenica di primarie D’Alema sia poco incline anche alla tradizionale graffiante ironia. Che pure, per dire, la settimana scorsa, aveva sfoggiato con l’inviato delle «Iene», Enrico Lucci.
(Lucci: «Cos’è che non ti piace di Renzi?»
D’Alema: «Io preferisco Cuperlo perchè è un ragazzo serio, profondo. Renzi concepisce il partito come un trampolino di lancio per volare su Palazzo Chigi. Gliel’ho detto: tu sali sul trampolino per tuffarti. Ma la piscina è vuota perchè le elezioni ancora non ci sono»).
Adesso Massimo D’Alema si congeda e va su, a casa, dove l’aspettano la moglie Linda e la sua cagnetta nera, una meticcia di nome Penelope (detta Penny). Linda Giuva era con lui anche poche ore fa, a Foggia: è lì che l’ex premier guidava la lista di Gianni Cuperlo ed è lì che, alle 8, ha votato (poi la corsa a Roma, per andare allo stadio e incontrare e parlare a lungo anche con il presidente della società  giallorossa, James Pallotta).
In questa breve e intensa campagna elettorale, D’Alema non ha lesinato energie. Ha tenuto incontri ovunque, nel suo collegio pugliese: da Andria ad Ostuni, da Mesagne ad Apricena, per poi arrivare un pomeriggio a Cerignola, città  natale di Giuseppe Di Vittorio, e mollare un po’ i freni.
Stralci del suo intervento. «Ma come si fa a votare Civati? La maggior parte di quelli che lo votano non lo conoscono. Se lo conoscessero, credetemi, non lo voterebbero!». E ancora: «Abbiamo radici profonde che hanno provato in molti ad eliminare, anche gente con più attributi di Renzi. Ma gli è andata male… come andrà  male a lui». Quindi, la spiegazione di come Renzi sia riuscito a diventare personaggio assoluto e a vincere, addirittura in anticipo, le primarie. «Ci è riuscito grazie ai giornali, al potere economico e a parte del nostro partito. Sono queste tre componenti ad aver creato il fenomeno».
Intanto viene il buio in un pomeriggio non facile per il politico che per primo, tra i comunisti, riuscì a sedersi sulla poltrona di presidente del Consiglio (precedentemente era stato su quella di direttore dell’Unità  e di segretario dei Ds). Un politico potente, di enorme carisma, con un carattere ruvido, orgoglioso. «Io manco lo sapevo chi fosse Renzi. Lui però si è affermato sulla scena politica avendo come principale parola d’ordine: “Rottamare D’Alema”. No, dico: mettiti nei miei panni…».
Gli squilla il telefono. Funzionari imbarazzati spiegano che Renzi è ovunque molto avanti, e Cuperlo – il suo candidato – ovunque molto dietro. Anche a Foggia: dove, perciò, D’Alema è battuto dal capolista renziano Ivan Scalfarotto. Qualcuno, con un filo di voce, inizia allora a chiedergli di pensare a un raggruppamento che tenga insieme dalemiani, bersaniani, giovani turchi.
Un correntone di minoranza, si sarebbe detto un tempo. Quando Matteo Renzi doveva ancora nascere.

(da “Il Corriere della Sera“)

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POPOLO DELLE PRIMARIE DELLA LIBERTA’ PD, VIAGGIO TRA I SEGGI: LA CARICA DEI NON ISCRITTI, ARRIVANO LE TRUPPE CAMMELLATE?

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

I PRESIDENTI DI SEGGIO: “TANTI VOLTI NUOVI, POCHI I MILITANTI, TUTTI SEGNALI A FAVORE DI RENZI”

Popolo delle primarie batte iscritti al Partito Democratico tanto a poco.
Detta così può sembrare una sottigliezza ma non lo è perchè al di là  del dato legato all’affluenza (980 mila a metà  giornata) c’è un altro aspetto – a seggi ancora aperti – che sta emergendo: chi sceglie di mettersi pazientemente in coda per eleggere il nuovo segretario è in larghissima maggioranza chi con il partito, i suoi apparati, le sue scelte non ha (o non vuole più) avere nulla a che fare.
“Un elettorato che chiede di partecipare ma che non accetta il partito così com’è, che vorrebbe sentirsi coinvolto nelle scelte tutti i giorni, non una volta ogni tanto” spiega Paolo Cosseddu responsabile della campagna elettorale di Pippo Civati.
Nel 2009 nella sfida Bersani Franceschini, Marino furono circa 900 mila i tesserati (su tre milioni di votanti) che scelsero di andare a votare. Uno su tre.
Ora bisogna attendere il risultato finale ma la sensazione che emerge è che il divario sarà  molto più ampio a favore di chi con il Pd nulla, o poco, c’entra.
Per farvi capire vi citiamo un caso su tutti: il gazebo di Piazza del Popolo a Roma.
Un bacino da quasi due mila persone. A mezzogiorno avevano votato circa 450 persone, di queste a malapena venti erano iscritte.
Come fare a capirlo? Semplice chi ha la tessera non paga i due euro: “Un divario così ampio non si era mai visto” spiega il presidente del seggio Berto Barbieri.
Stesse sensazioni si respirano se ci sposta di un po’, nel seggio di piazza Mazzini zona Prati. Uno dei più grandi della Capitale.
Diligentemente in fila il numero delle persone che firma l’adesione al partito e paga i due euro e nettamente maggiore rispetto a chi invece vota da iscritto.
Con un elemento in più: il non elettore del Pd che sceglie di partecipare, magari ex berlusconiano ora renziano.
Come riconoscerli?: “Basta vedere la loro reazione— racconta con un aneddoto Jacopo il presidente del seggio — quando si mettono in coda se si lamentano non sono nostri elettori”.

(da “Huffingtonpost”)

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PRIMARIE PD, BUONA AFFLUENZA: ALLE 13 GIA’ UN MILIONE DI VOTANTI

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

L’APPELLO DI PRODI: “VINCITORI E VINTI FACCIANO SQUADRA”

Seggi aperti fino alle 20 per le primarie del Partito democratico, che questa sera avrà  il nuovo segretario.
E il primo dato sull’affluenza è alto, rispetto alle previsioni: quasi un milione di elettori, per l’esattezza 980mila come annunciato dal responsabile organizzazione Davide Zoggia.
Che in un tweet scrive: “Grazie!”.
I tre candidati hanno votato tutti in mattinata: Matteo Renzi a Firenze, alle 10 del mattino. Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati un’ora dopo, rispettivamente a Roma e a Monza.
E alle urne a Bologna è andato anche il fondatore dell’Ulivo, Romano Prodi, che ha lanciato il suo appello: “Vincitori e vinti uniti dopo il voto”.
Novemila i gazebo allestiti in tutta Italia per il voto a cui potranno accedere tutti i cittadini che hanno compiuto 16 anni.
Per i minorenni, gli studenti e i lavoratori fuori sede e i cittadini temporaneamente fuori sede era necessaria la registrazione online, scaduta venerdì alle 12.
Prima di prendere la scheda elettorale, verrà  richiesto di firmare l’albo degli elettori delle primarie e la normativa sulla privacy.
Chi voterà  dovrà  avere con sè un documento di identità  e la tessera elettorale.
E’ previsto un contributo di 2 euro per le spese organizzative che pagheranno solo i non iscritti al Pd.
Sulla scheda che verrà  consegnata bisognerà  barrare il nome del candidato scelto tra Giuseppe Civati, Matteo Renzi e Gianni Cuperlo: sarà  eletto segretario chi otterrà  la maggioranza assoluta delle preferenze, altrimenti si andrà  al ballottaggio.

(da “La Repubblica”)

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LE PRIMARIE DEL GRANDE FREDDO: COSA VOTERANNO I SANTONI INTELLETTUALI DELLA SINISTRA?

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

FRATTURA GENERAZIONALE ANCHE ALLE URNE… I PIU’ DELUSI SONO I CANTAUTORI DELLA SINISTRA

È chiaro, l’intellettuale organico non c’è più, non c’è più quel mondo, non ci sono quei tic e quei riflessi condizionati. C’è semmai una frattura di ragionamenti anche tra scrittori e intellettuali, dinanzi alle primarie del Pd.
Gli intellettuali
È probabile che Umberto Eco confermi la sua decisione di altre volte, di non votare alle primarie.
Claudio Magris è in Albania per un ciclo di letture, molto difficile che voti. Francesco Piccolo, un autore già  di culto per un intero mondo, spiega: «No, non andrò a votare per le primarie perchè io sono contro le primarie. Pur avendo stima per tutti e tre i candidati, e nessun pregiudizio per Renzi (anzi, ho simpatia per lui, trovo che venga definito di destra in Italia solo perchè vince), non voto perchè penso che le primarie siano uno strumento sbagliato».
Lo motiva così: «Le primarie da una parte sono auto-indulgenti, ossia celebrano il trionfo illusorio del siamo-tanti-belli-e-giusti, dall’altra sanciscono una rinuncia alla politica: perchè tutti i candidati sono costretti a estremizzare molto la proposta, e questo crea delle divisioni fortissime, che poi dopo sono un ostacolo, più che una forza».
Massimo Coppola, editore di Isbn e conduttore di Masterpiece, trasmissione culto di Raitre, dice: «Io invece andrò, e voterò Renzi. Credo che le primarie siano anche uno strumento per provare a riconquistare fiducia e elettori. Cuperlo mi pare uomo intelligente, ma esprime posizioni che abbiamo già  sentito; Civati è forse quello più vicino a me, ma non si vota per simpatia o per pancia, si vota con la testa, per la forza di una candidato; e io penso che il più forte per guardare al futuro possa essere Renzi».
Usa questa immagine, Coppola: «A sinistra dobbiamo smetterla di votare per la nostra foto di quando eravamo bambini».
Un po’ l’errore che ha confessato di aver fatto Michele Serra.
Nonostante, ha scritto, il Pd abbia fatto di tutto per disilludere i suoi elettori, anche i chierici, «poi vedi quei tre in tivù, una breve rappresentazione della politica come decente fatica collettiva e non come arraffo furbastro e/o rissa tra mediocri, e senti vacillare la tua ferma decisione di chiamarti fuori. Forse a sinistra non tutto è perduto, o forse mi hanno fregato ancora una volta (la centesima?), ma è probabile che tra una settimana ci si rimetta in coda, poveri illusi, in parecchi».
Voterà  per Renzi o Civati o Cuperlo?
«Essere di sinistra, una volta, voleva dire votare per gli altri. E gli altri per eccellenza, qui e oggi, sono gli italiani giovani. Migliori o peggiori non saprei dire. Certo, però, in diritto di scegliere la strada».
Potrebbe non votare più il candidato d’apparato? Mentre l’anno scorso votò Bersani. Fabio Fazio è assai amico di Cuperlo e lo voterà  (l’anno scorso si astenne).
Appelli – come quello per Bersani firmato nel 2012 da Alfredo Reichlin, Miguel Gotor, Salvatore Veca e altri – stravolta non ce ne sono.
I nomi citati voteranno per Cuperlo, ma in ordine sparso. Cuperlo è assai amico di Nanni Moretti, che l’altra volta sostenne Bersani.
Naturalmente Alessandro Baricco voterà  Renzi; mentre Eva Cantarella e il giallista Marco Malvaldi apprezzano Civati e potrebbero votarlo.
Gustavo Zagrebelsky riflette: «Io andrò a votare, ma non dico per chi per una semplice ragione: non penso che esista più la figura dell’intellettuale-mosca cocchiera». Chi ha ascoltato i suoi ragionamenti giura però con certezza: voterà  Civati.
Politici e sindacato
La leader della Cgil, Susanna Camusso, lo ha già  annunciato: non voterà , «perchè sono primarie interne al partito».
Anche se pezzi cospicui del suo sindacato non fanno mistero di avere una preferenza per Gianni Cuperlo.
Per Cuperlo anche l’ex segretario Sergio Cofferati. Non si schiera e non andranno a votare Maurizio Landini e i vertici della Fiom.
Non si schiera nemmeno la Cisl, mentre i suoi ex dirigenti oggi nel Pd fanno scelte diverse: Franco Marini per Cuperlo; Sergio D’Antoni per Renzi.
Dalla Uil, il segretario Luigi Angeletti non vuole far sapere se voterà  o meno. Prodi voterà , ma anche tra i suoi storici collaboratori alcuni non voteranno, come Mario Barbi e Silvio Sircana.
Schierati per Renzi Arturo Parisi, Sandro Gozi, Ricardo Levi.
Andranno a votare per Giuseppe Civati la ex portavoce del Professore, Sandra Zampa, e l’ex ministro Giulio Santagata.
Lo spettacolo
Persino i pasdaran del voto a oltranza, comparto spettacolo-impegnato, vacillano.
Lo ha detto a chiare note e non torna indietro: Ligabue non ci sarà . Il rocker di Correggio che fu persino consigliere comunale del Pds, ha argomentato di esser «deluso. Entro a far parte di una schiera nutrita, il partito fatica a rappresentare i valori che ha sempre dichiarato in maniera chiara in passato».
Dello stesso partito dei traditi il regista Paolo Virzì, il direttore artistico del Torino Film Festival di quest’anno. «Ho sempre votato il Pd ma non so se andrò al gazebo l’8 dicembre. Renzi ha un che di Pieraccioni, è simpatico ed è un bravo ragazzo. Attacca D’Alema perchè è il suo perfetto rivale essendo molto rancoroso».
Tra color che son sospesi anche lo sceneggiatore Andrea Purgatori: «Deciderò sabato sera ma sono molto tentato dal non andare, sarebbe la prima volta. Sento intorno a me un’aria di grande disillusione e disaffezione. Se andassi, voterei Renzi».
Franco Battiato, che votò Bersani, getta la spugna. «Non credo proprio che andrò a votare alle primarie. Ho sbagliato troppe volte a giudicare persone che si sono rivelate diverse da come le avevo immaginate. Quindi mi fermo».
Renato Zero fa sapere che «votare alle primarie del Pd mi deprime».
Francesco De Gregori non vuole neppure essere chiamato in mezzo a cose politiche. Tempo fa disse che la sinistra si era persa tra slow food e il no tav.
Stesso sentimento del collega Francesco Guccini che non ha digerito la pugnalata dei 101 a Romano Prodi: «Non so se il Pd sia ancora il mio partito».
È il pensiero che la governance del Pd sia scollata dalla gente.
Lo sostiene Antonello Venditti affranto, e anche Fiorella Mannoia che alle scorse elezioni votò alla Camera Rivoluzione Civile di Ingroia e lo ha detto via tweet e in televisione: «Non condividono gli ideali che abbiamo sempre avuto, vivono nei palazzi, sono staccati dal popolo».
Eppure Mannoia potrebbe votare Renzi pure se il suo candidato ideale si suppone sia Landini della Fiom.
Sabrina Ferilli voterà  Cuperlo sostenendo che in ogni modo «il Pd va bene così». Alessandro Gassmann è rimasto colpito dal dibattito tv dei tre candidati: «Considero in buona parte condivisibili i loro programmi. Nell’ordine, Civati e Renzi», facendo così capire che il suo voto andrebbe a Civati.
E se Jovanotti voterà  Renzi (come peraltro Pippo Baudo), il maestro Francesco Rosi regala la sua speranza: «Certo, vado a votare. Ero andato anche alle scorse primarie. E voterò Cuperlo. In un certo senso capisco la sua profondità  culturale. Lo sento consapevole delle tragiche difficoltà  che il Paese sta attraversando, molto consapevole. Oggi è difficile seguire la politica dal di fuori ma è complicato anche seguirla dal di dentro. L’Italia vive un momento veramente grave».

Jacopo Iacoboni, Francesca Schianchi, Michela Tamburrino
(da “La Stampa”)

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PRIMARIE PD: “MENO DI 1,5 MILIONI DI VOTI UN FLOP”, RENZI TEME LE TRAPPOLE

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

LO SPAURACCHIO DI UN DIMEZZAMENTO DEI VOTANTI E LA PAURA DEL SINDACO DI NON RAGGIUNGERE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA

Democratiche, ma tutt’altro che scontate.
E non tanto per l’esito finale, quanto per i numeri che faranno da cornice alla sfida tra Renzi, Cuperlo e Civati.
Nella notte dell’Immacolata l’universo-mondo Dem avrà  due risposte: saprà  chi sarà  il nuovo segretario e, soprattutto, se questi avrà  davvero il potere di rappresentare (tutto) il partito.
Se il successo di Matteo Renzi riserva dubbi solo di facciata, ciò che invece agita i sonni dei sostenitori del fu rottamatore è la portata della vittoria.
Le previsioni non sono buone. E Renzi non lo nasconde: teme che la quasi certezza sul risultato finale faccia calare a livelli minimi l’appeal delle consultazioni ‘dal basso’.
Il sindaco di Firenze è il primo ad ammetterlo: “Se l’8 dicembre andranno a votare meno di un milione e mezzo di persone si tratterà  di un fallimento”.
Che per lui diventerebbe una debacle totale qualora la bassa affluenza contribuisse a non fargli raggiungere il 50,1% dei consensi, soglia che gli permetterebbe di essere eletto subito al posto di Guglielmo Epifani.
L’incubo si chiama “Articolo 9, comma 9″ dello Statuto Pd: se nessun candidato alle primarie raggiunge la maggioranza assoluta, “il Presidente dell’Assemblea nazionale indice un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati” più votati.
A decidere cioè sono i 1100 componenti dell’Assemblea nazionale.
Senza voto palese, è terreno buono per i capicorrente. E quando nel Pd si parla di voto segreto, le imboscate sono all’ordine del giorno, come il fuoco amico che ha impallinato Prodi sulla strada del Quirinale. Renzi ha paura del trappolone.
Anche perchè, se dovesse passare dalla strettoia del ballottaggio interno, l’unico modo per conquistare con certezza la segreteria sarebbe quello di stringere alleanze con il terzo incomodo.
Una sorta di larghe intese in salsa dem, quindi una doppia beffa.
A Renzi non basta vincere, Civati spensierato, catenaccio Cuperl
In tal senso, i numeri dei congressi locali (ovvero tra gli iscritti Pd) non inducono all’ottimismo: Renzi al 46,7%, Cuperlo al 38 e Civati al 9.
Se queste percentuali fossero confermate l’8 dicembre (e nelle precedenti tornate interne non si sono mai registrati grandi stravolgimenti) si andrebbe al ballottaggio.
Renzi vuole evitarlo e alza l’asticella della sua campagna elettorale, tutta orientata verso il cambiamento non del Pd (o almeno non solo) ma dell’intero Paese (“Un referendum sull’Italia” è lo spot).
Una strategia che non vive più solo di slogan, a cui nelle ultime settimane hanno fatto da corredo dati, numeri e peculiarità  del suo progetto, sbandierato in tutti i salotti tv in cui si è presentato.
La conferma è nei messaggi agli elettori: “Se volete eliminare il Senato votate me” ha detto il sindaco, che promette di prendere possesso del governo delle (ex) larghe intese per spingere la gente ad andare ai seggi. S
e la strategia avrà  successo, lo si saprà  solo nella notte dell’Immacolata.
Di recente, però, il quotidiano Europa ha pubblicato un sondaggio secondo cui, rispetto alle scorse settimane, saranno almeno 300mila i votanti in meno.
Con questi dati, l’alba del nove dicembre avrebbe un sapore amarissimo per Renzi e, perchè no, anche per Civati, l’unico che non ha davvero nulla da perdere nella competizione (e per questo potrebbe esserne la sorpresa).
Diverso il discorso per Cuperlo e per chi lo sostiene. Secondo i più maligni, infatti, D’Alema (padre politico del deputato triestino) starebbe giocando una partita doppia: in pubblico lancia la volata a Cuperlo, nelle segrete stanze del partito ne rallenta l’andatura. Il ragionamento dell’ex premier sarebbe questo: contro Renzi si perde, quindi meglio limitarne il successo che provare inutilmente a vincere.
Da qui la scelta di un candidato non proprio pop (vedi la gag de Il Terzo segreto di Satira) e una campagna elettorale non brillante.
I sondaggi della vigilia danno ragione al sindaco di Firenze
Alle urne tra i 900mila e i 2,1 milioni di italiani, Renzi sicuro di vincere al primo turno a prescindere da quanta gente andrà  a votare.
E’ quanto emerge dal sondaggio dell’istituto di ricerca Tecnè per Tgcom24.
Nel corso della rilevazione l’1,9% degli intervistati si è dichiarato sicuro di votare alle primarie del Pd. Di contro, il 60,4% ha invece ammesso che “sicuramente” non vi prenderà  parte.
Il 13,3% ha preferito non indicare la sua partecipazione o meno alle votazioni. Prendendo in considerazione “chi ha dichiarato quale candidato voterà  alle primarie”, Matteo Renzi otterrebbe da un massimo del 62% delle preferenze ad un minimo del 56%.
Percentuali decisamente più alte rispetto a quelle che otterrebbero altri due candidati alle primarie: Cuperlo (28% — 34%) e Civati (6% — 12%).
Ma le intenzioni di voto subiscono una variazione a seconda del numero degli elettori che si recheranno alle urne.
E così nel caso in cui i votanti raggiungessero quota 2,1 milioni, Renzi otterrebbe il 56%, Cuperlo il 26% e Civati il 7,3%.
Qualora i votanti fossero 1,8 milioni, l’attuale sindaco di Firenze arriverebbe al 54,9%, Cuperlo salirebbe al 27,7% e Civati all’8,1%.
Nel peggiore dei casi, con il numero degli elettori che si fermerebbe a 900 mila, Renzi si attesterebbe al 52,2%, Cuperlo raggiungerebbe quota 32,6% mentre Civati conquisterebbe il 10,1% delle preferenze.
Numeri che fanno ben sperare il sindaco di Firenze. Ma con una oscillazione così ampia nel numero dei possibili votanti, anche le sicurezze traballano.
I numeri di ieri e quelli di oggi.   Con una certezza: nessun record di voti.
Già  il fatto che all’interno del Nazareno si ragioni su 1,5/2 milioni di votanti come linea di confine tra il successo e l’insuccesso delle primarie è un fatto assai significativo. Soprattutto perchè testimonia le ambizioni ridotte del Pd, che dà  già  per scontato il dimezzamento della partecipazione rispetto alle precedenti tornate.
Nel 2012 erano sì primarie di coalizione (oltre a Renzi, Puppato e Bersani, anche Tabacci e Vendola), ma al primo turno andarono ai seggi 3milioni e 100mila persone, per poi diventare 2milioni e 800mila al ballottaggio vinto da Bersani.
Nel 2009, invece, erano primarie pure: scontro tra Franceschini (34%), Marino (12%) e Bersani (53%), 3milioni e 103mila alle urne.
Nel 2007 Veltroni vinse con percentuali bulgare: quasi il 76% dei 3milioni 554mila voti, contro il 13% della Bindi e l’11% di Enrico Letta.
L’8 dicembre, invece, a sentire Davide Zoggia (responsabile organizzativo del Pd) negli 8800 seggi sparsi in tutta Italia si attendono al massimo 2 milioni di persone. Per i vertici democratici sarebbe un gran risultato.
Il motivo? “Dobbiamo ricordarci — ha detto Zoggia — che alle primarie del 2009 e a quelle del 2012 si è avuta una partecipazione di oltre 3 milioni perchè non si votava per scegliere il segretario ma il candidato premier, quindi aveva un significato diverso”. Sarà , ma dare per assodato oltre un milione di voti in meno non è buon segno.
Panorama democratico: le squadre dei tre candidat
Con il rottamatore molti rottamati (e un po’ di banche), con Civati i giovani di OccupyPd (e forse Prodi), con Cuperlo l’apparato.
E’ pieno di contraddizioni più o meno lampanti il mosaico democratico a sostegno dei tre candidati alla segreteria nazionale.
Il sindaco di Firenze, ad esempio, rispetto al passato ha cambiato strategia: oltre a puntare sui suoi fedelissimi (Delrio, Rughetti e Richetti su tutti), questa volta non ha perso d’occhio il consenso trasversale all’interno del partito.
Da qui le adesioni multicolor al suo progetto politico, tanto che il ‘fronte Renzi’ sembra quasi una riproposizione tutta democratica de l’Unione di prodiana memoria: ex dalemiani (Emiliano, Latorre e Burlando), ex bersaniani (Vincenzo De Luca, Merola e Bonaccini), prodiani (Gozi, Parisi, Recchia, ecc), veltroniani (Veltroni, Ceccanti, Morando, ecc), il liberal Enzo Bianco, l’ex candidato Pittella, il lettiano Boccia e i ‘dem’ Franceschini, Fassino, Zanda e Sereni.
Fauna democratica in ordine sparso, quindi, a cui vanno aggiunti gli endorsement di personaggi noti al grande pubblico (il cantante Jovanotti e il patron di Eataly Oscar Farinetti) e, soprattutto, di Unicredit.
Quest’ultimo non è un fattore da sottovalutare: se anche il potere bancario ha cambiato sponda, allora vuol dire che Renzi ha rottamato la rottamazione per puntare (anche) sull’establishment.
Poche sorprese, invece, tra i sostenitori di Cuperlo.
L’orto è quello di Massimo D’Alema, i frutti non possono che orbitare nelle simpatie del lìder maximo.
Il deputato triestino può contare sui Giovani turchi (Fassina, Orlando, Orfini), dalemiani doc (D’Alema, Finocchiaro, Sposetti, Livia Turco, ecc), ultrabersaniani (Bersani, Errani, Rossi, Speranza, Zoggia, Moretti), su Rosario Crocetta, sulla lettiana De Micheli e sugli ex popolari Marini e Fioroni.
In tutto questo baillamme di nomi e riposizionamenti, Pippo Civati ha la squadra meno forte: con lui qualche prodiano (Zampa, Soliani e Santagata), parlamentari in ordine sparso (Puppato, Casson, Tocci, Mineo, Gandolfi e Marzano) e personalità  del calibro di Pietro Ignazi e Fabrizio Barca.
E Romano Prodi? Il professore alla fine ha detto che voterà , ma non per chi. Immaginare una sua preferenza per l’establishment che gli ha impedito di arrivare al Colle è remoto. E siccome la dirigenza storica si divide tra Renzi e Cuperlo, l’ipotesi più accreditata è che l’ex premier possa votare Civati.
Il giorno dopo le primarie: come saranno le segreterie?
Matteo Renzi lo ha detto e ridetto: “Lunedì 9 dicembre, se sarò eletto, presenterò subito la mia segreteria e così vedrete chi ci metterò dentro”.
La risposta, piccata, è per coloro che criticano le troppe aperture del rottamatore ai rottamati del centrosinistra (e al consenso che conservano all’interno del partito).
Il senso, invece, viene con i numeri anticipati dal sindaco: “La mia segreteria sarà  composta da 12 persone, 6 saranno donne”.
E via al totonomi. Poche certezze, tante ipotesi. Luca Lotti potrebbe essere il coordinatore della segreteria, Lorenzo Guerini il tesoriere, Bonaccini all’organizzazione, Yoram Gutgeld o Tommaso Nannicini all’economia, Funiciello alla comunicazione.
E le donne? In pole Deborah Serracchiani e Mila Spicola, da verificare il ruolo che avranno le fedelissime Simona Bonafè ed Elena Maria Boschi.
Poi le voci: per sostituire Rosy Bindi alla presidenza del partito, Renzi potrebbe nominare Piero Fassino.
Ovvero un ex segretario Ds (con Fassino, Veltroni e Franceschini il sindaco avrebbe con sè tre degli ultimi cinque segretari), attuale sindaco di Torino, presidente Anci e componente del cda della Cassa Depositi e Prestiti.
Non proprio un rinnovamento.
Nessuna indiscrezione invece sulla squadra di Cuperlo.
Il delfino di D’Alema, però, ha anticipato qualcosa sul metodo: anche nella sua ipotetica segreteria ci saranno tante donne e, soprattutto, un membro distaccato a Bruxelles.
Perchè — ha detto — “l’agenda europea è un pezzo dell’agenda italiana, e una volta al mese riunirò a Bruxelles la segreteria”.
Che sarà  “itinerante”: “Non la riunirei sempre a Roma, ma in diverse città  d’Italia, nei luoghi della difficoltà , della crisi”.
L’unico ad anticipare un nome della sua possibile segreteria è Pippo Civati, che al confronto su Sky della scorsa settimana ha detto a chiare lettere che prenderebbe con sè Maria Carmela Lanzetta, sindaco anti ‘ndrangheta di Monasterace.
Il resto della squadra del deputato milanese lo hanno anticipato i retroscenisti politici, che vedono un mix tra politici esperti (Fabrizio Barca e il senatore Walter Tocci) e figure nuove, magari da pescare tra i giovani di OccupyPd.
Sempre che, ad occupare il Pd, non siano il ballottaggio al buio dell’Assemblea nazionale e l’addio alle urne democratiche di più di un milione di elettori.
In quel caso non ci sarebbero più rottamatori ma solo rottami.

Pierluigi Giordano Cardone

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PRIMARIE PD, L’ULTIMO GIORNO SPESO PER CONVINCERE GLI ELETTORI

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

PRIMO PROBLEMA RIMANE L’AFFLUENZA, IL CONFRONTO CON 3 MILIONI DI UN ANNO FA E’ PESANTE… L’ANNUNCIO DI PRODI POTREBBE FARE DA TRAINO

La corsa per le primarie del Pd è al rush finale.
Tra poche ore la base del partito deciderà  chi sarà  il nuovo segretario del partito tra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati.
Ma quanti voteranno domani? La forchetta va da 900 mila – e sarebbe un flop – a 1,5 milioni.
I più ottimisti dicono anche due e forse qualcosa di più.
Il sindaco di Firenze lancia la sfida finale per il governo e per la nuova agenda chiudendo la sua campagna a Reggio Emilia, poi a Empoli. «Grazie per l’entusiasmo di questi giorni! Oggi chiedo a tutti un ultimo sforzo: parlate con tutti, uno per uno, casa per casa. Dai, che questa è #lavoltabuona!», scrive su Facebook.
Il sindaco di Firenze teme la scarsa partecipazione: «Non è vero che per le primarie di domani è tutto già  deciso – avverte -, lo dicono per tenervi lontano dai seggi e per dire che la politica non serve a niente».
I tempi di Renzi sono sempre quelli: «Chi vota per me, vota per cambiare le regole del gioco sul lavoro».
Sul tema della lotta alla crisi, «quello che è stato fatto in questi anni non è servito: c’è il 12,7% della disoccupazione e non ne parla più nessuno come se fosse un dato scontato».
Il sindaco spiega la scelta della sua penultima tappa: «Reggio – scandisce dal palco – è la città  del tricolore e noi col tricolore nel cuore vogliamo dire che vogliamo bene all’Italia».
Cuperlo è intervenuto a Bologna e a Dolo (Venezia).
Assicura la sua lealtà  anche in caso di sconfitta: «Se non dovessi vincere mi metterei al servizio dell’unità  del Pd, difendendo e promuovendo idee e progetti che abbiamo messo al centro di questo programma».
In caso di vittoria «voglio dedicarmi interamente, nei prossimi anni, a questa attività , sono convinto che bisogna reinvestire in questo partito».
«Massimo D’Alema non mi ha dato nessun consiglio», assicura Cuperlo. Che non risparmia una frecciata più o meno velata a Renzi: «Noi non siamo il volto buono della destra, noi siamo la sinistra. Noi non siamo il volto politico della moda o di Zelig, noi siamo la sinistra».
Civati ha tenuto gli ultimi comizi in Sardegna.
Il candidato brianzolo punta a smarcarsi. Un regalo per Natale all’Italia? «Un pacchetto con dentro il Mattarellum, che di per sè non è una legge perfetta, ma sarebbe una piccola rivoluzione e un ritorno a quello che c’era otto anni fa e comunque meglio del Porcellum», dice da Cagliari. Civati non risparmia botte agli altri candidati: la scissione nel Pd? «È una cosa che mette in giro D’Alema. Una volta era Cuperlo che scriveva i discorsi per lui, ora è il contrario: secondo me era meglio prima anche se non funzionava tantissimo».
Civati accusa anche Cuperlo di aver esagerato con il marketing telefonico: «Da ieri migliaia di iscritti ed elettori democratici stanno ricevendo telefonate che invitano a votare per lui».
Poi l’ultimo appello per il voto: «I gufi sono appollaiati sui gazebo da qualche giorno e sperano che le primarie vadano male perchè così non cambia niente. Già  la partecipazione sarebbe un segnale e poi dipende dal voto».
Ma a tenere banco è ancora l’annuncio di Romano Prodi.
Il Professore, dopo il gran rifiuto di inizio novembre quando annunciò di volersi tenere lontano dai gazebo, scende in capo per il Pd: «Voterò per le primarie perchè il bipolarismo è a rischio». Quello di Prodi è un gesto di affetto e responsabilità  verso quel partito che, con i suoi 101 “traditori” gli aveva voltato le spalle quando si trattò di votare il suo nome.
La parola d’ordine rilanciata dal Prof è «salvare il bipolarismo».
Segno che il terremoto della sentenza della Consulta rischia di avere ripercussioni dirette anche sul partito democratico.
«I rischi aperti dalla recente sentenza della Corte mi obbligano a ripensare a decisioni prese in precedenza, ha fatto sapere». Dunque, ha spiegato, «tornerò dall’estero e mi metterò in coda con tanti altri cittadini desiderosi di cambiamento».
Perchè, ha aggiunto, «pur con tutti i suoi limiti, il Pd resta l’unico strumento della democrazia partecipata di cui tanto abbiamo bisogno».
La scesa in campo di Prodi può rivelarsi un aiuto formidabile per dare una spinta alla partecipazione al voto che resta il punto dolente di queste primarie, soprattutto per Renzi che deve confrontarsi con i 3 milioni dell’ultima chiamata alle urne per lanciare la sua sfida finale. Una sfida che combatte sempre sul terreno dell’agenda che dovrà  seguire governo dal 9 dicembre.
Ma anche il segretario Guglielmo Epifani saluta la decisione di Prodi come «un buon viatico» per l’affluenza.
«Il fatto che Prodi abbia cambiato idea è positivo e apprezzato dalla comunità  dei democratici italiani perchè è una scelta importante che spinge al voto e sono convinto che possa far crescere la partecipazione» dice il leader del Pd.
Più difficile dire se quello di Prodi possa rappresentare un endorsement per Matteo Renzi(«penso voti o me o Civati» dice il sindaco).
In realtà  pare che Prodi voti per Civati…

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SOLDI, MA COME SONO OPACHE LE PRIMARIE…

Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile

SPOSETTI: “CIVATI E RENZI SPENDONO TROPPO”… LA REPLICA: “NON È VERO”… PER ORA NESSUNA RENDICONTAZIONE

“Pippo Civati? Non mi piace, è il tappetino di Renzi e dice solo cose che portano acqua al sindaco di Firenze. E poi ha speso troppo in questa campagna per le primarie. Come Renzi, peraltro, che solo per mettere un annuncio su Repubblica , ieri, per far sapere che era al Teatro Olimpico a Roma, ha speso 7.000 euro”.
Ugo Sposetti, l’ex tesoriere dei Ds, uno dei grandi elettori di Gianni Cuperlo, va giù duro.
E accusa: “C’è un’informazione di regime. Possibile che nessuno si chieda quanto spende Civati, il web costa, e quanto spende Renzi?”.
La questione delle spese per le primarie è spinosa, ed è di quelle destinate a rimanere in una zona di parziale opacità .
Il tetto è di 200 mila euro, ma per ora è praticamente impossibile capire quanto abbiano effettivamente speso i vari concorrenti.
Le primarie non sono ancora chiuse e quindi ognuno di loro è legittimato a fornire cifre a spanne, pronto a giurare di essere pienamente nei limiti richiesti.
Dice Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Big Bang, da sempre delegato a far quadrare i conti del Sindaco di Firenze: “Abbiamo speso circa 85 mila euro, prevediamo di spenderne circa altri 25. Il Teatro Olimpico a Roma è costato 5 mila euro. A mia conoscenza su Repubblica non è apparsa nessuna propaganda elettorale. È apparsa la notizia di un incontro con Renzi, che è cosa ben diversa da un annuncio di sostegno o di propaganda”.
E le iniziative in giro per l’Italia, a partire da Bari? I renziani garantiscono che tutto questo è pagato dai comitati locali e che comunque non si supererà  il tetto di spesa. Duri anche i civatiani : “Non accettiamo lezioni di trasparenza da chi sostiene un candidato che non sta rendicontando agli elettori quanto raccoglie e come lo spende. Gianni Cuperlo è l’unico dei tre candidati a non aver reso queste informazioni disponibili on line”, dice Paolo Cosseddu, campaign manager per Civati.
“La cifra raccolta da noi è pubblicata online sul sito civati.it   e attualmente si aggira attorno ai 90.000 euro”.
In campo scende anche la tesoriera del comitato Cuperlo, Donata Lenzi: “Non so quanto abbiamo speso, alla fine tireremo le somme”.
La polemica è di quelle destinate a tornare. Nel dettaglio chi ha finanziato le primarie dell’anno scorso di Renzi? Nel dettaglio non si sa.
E la rendicontazione delle spese sostenute da Bersani per la sua corsa contro Renzi? Gli ultimi capitoli di spesa non sono mai stati resi noti.
Cosa ne è stato del “tesoretto”, i 6 milioni ricavati dalle consultazioni dall’anno scorso? Ufficialmente non si sa come siano stati utilizzati.
C’è poi il tallone d’Achille del Rottamatore, dal punto di vista dei soldi: la Leopolda. Dice Bianchi che costerà  intorno agli 85mila euro, ma che non fa parte della campagna congressuale, e quindi non fa cifra per il tetto. Motivazione discutibile.
E comunque, chi la finanzia? Lo scopriremo solo nella prossima primavera. Sono gli ultimi fuochi polemici di una campagna che si avvia alla conclusione.
E intanto Matteo Renzi continua a ricevere endorsement dei più variegati.
Da Pippo Baudo a Max Giusti, arrivando a Belen Rodriguez, che la mette così: “È il più bello tra i tre candidati alle primarie del Pd. Il suo accento fiorentino mi diverte molto, mi piace fisicamente, ha dei begli occhi chiari”.
E dunque, per chi voterà  alle primarie? “Non saprei, mi devo informare”.
Rischi che si corrono.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“RISULTATI SUBITO O PD SPAZZATO VIA”: RENZI PENSA GIA ALLE EUROPEE E LITIGA CON CUPERLO SUL PRESIDENZIALISMO

Dicembre 4th, 2013 Riccardo Fucile

IL SINDACO VUOLE AZZERARE I RIMBORSI AI CONSIGLIERI REGIONALI

Per riguadagnare terreno, martella contro il gran favorito del voto di domenica prossima. Cuperlo alzo zero contro Renzi. «Leggo dichiarazioni del sindaco di Firenze sinceramente un po’ a vanvera sulla legge elettorale e sull’elezione del premier ».
Non entra «nelle sue disquisizioni » ma per il candidato alla segreteria del Pd Renzi «disegna un sistema presidenziale che nasconde dietro l’ipotesi del sindaco d’Italia. A quel disegno dico no». Perchè «già  qualcun altro ha provato in questo paese, in questi anni, a costruirsi un sistema simile ». Chiaro il riferimento a Berlusconi.
E’ la dura risposta al sindaco di Firenze che insiste su una legge elettorale disegnata sul modello di quella in vigore nei Comuni. E che poi avverte: «O noi, come Pd da fulcro del governo, riusciamo a far sì che Letta riesca a fare le cose che servono agli italiani o alle prossime elezioni Grillo e Berlusconi ci fanno un bel panino e ci portano via».
Poi, nel corso di “Porta a porta”, annuncia che azzererà  i contributi ai gruppi politici regionali: «Le loro indennità  costano più di quelle dei deputati, 965 milioni all’anno. Per me, nel 2014 i rimborsi diventano zero».
Però Cuperlo invita a stare attenti «alla demagogia e all’antipolitica che serpeggia: sono il primo a dire che serve ridurre il numero dei parlamentari e bisogna arrivare al monocameralismo. Ma non ci sto all’iconoclastia contro le istituzioni».
Il rush finale delle primarie si gioca dunque con Cuperlo all’attacco, ma anche bersaglio di una polemica per il sostegno che ha ricevuto dallo Spi-Cgil: una lettera ai pensionati del sindacato per invitarli a votare a favore del candidato che viene dai Ds.
Lo Spi rivendica l’endorsement, «la lettera è rivolta ai dirigenti del Pd che parteciperanno alle primarie», e si sorprende che ne sia nato un caso, «nessuno scandalo: la scelta della segretaria Carla Cantone era nota da tempo».
Cuperlo si dichiara «onorato» del sostegno dei pensionati della Cgil, Renzi ironizza: «Contenti loro… Io la Cgil in piazza l’ho sempre avuta, e comunque anche lì c’è chi mi vota».
Ma riuscirà  a “separare” il Pd dalla Cgil? «Il sindacato – è la risposta – fa un altro lavoro». Renzi torna sulla battaglia delle cifre sull’affluenza per domenica prossima.
«Se vota meno di un milione e mezzo di persone è una sconfitta, un brutto segnale. Se votano due milioni è un bel risultato».
Detto questo, «va bene il calcolo sui voti, ma non vorrei che qualcuno dicesse che hanno votato “solo” un milione e mezzo o due milioni di persone».
Si sente la vittoria in tasca? «No. Chi lo dice vuol fregarmi, vogliono allontanare la gente dalle urne. Decidono i cittadini»
Come ripete poi ai simpatizzanti che lo accolgono al Teatro Olimpico di Roma con i cartelli “Tutti con Renzi”, «a me – scherza – può bastare il 50 per cento più uno».
E continua a giurare di non puntare alla poltrona di Letta («se fosse davvero il mio obiettivo, avrei giocato un’altra partita e non mi sarei candidato a segretario del Pd»).
Pippo Civati invece spara dritto sul governo, visto che «Renzi un giorno lo contesta e l’altro lo appoggia».
Il terzo “incomodo” nella corsa alla segreteria perciò dà  lo sfratto all’esecutivo, con la seguente tabella di marcia: «Novanta giorni per fare le riforme, poi scioglimento ed elezioni anticipate, in modo di avere un nuovo governo già  in sella per il semestre europeo di presidenza italiana». Civati sa che è una scommessa difficile, per cui con lealtà  si dice pronto «se perdo le primarie a rispettare la linea del nuovo segretario sul governo».

(da “La Repubblica”)

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