Destra di Popolo.net

“COMUNQUE FINISCA LA TELENOVELA, GIORGETTI HA PERSO LA FACCIA MA MELONI E SALVINI DOVREBBERO ESSERE ‘SPERNACCHIATI’ A VITA”: MATTEO RENZI RANDELLA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, COSTRETTO A FARE MARCIA INDIETRO SULLA STRETTA SULLE PENSIONI DOPO LA RIVOLTA DEL SUO PARTITO E LE MINACCE DEI MINISTRI LEGHISTI DI ABBANDONARE IL GOVERNO

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

“ANCORA IERI SERA, IL GOVERNO STAVA LITIGANDO SULLA LEGGE FORNERO CHE COMUNQUE VADA NON ABOLIRANNO NEMMENO STAVOLTA, COME È OVVIO”

“Noi lavoriamo in Senato sperando che prima o poi il Governo decida di farci votare la Legge di Bilancio. Pare che non ci faranno nemmeno votare la Start Tax che avevamo proposto alla Leopolda.
Ancora ieri sera stavano litigando sulle misure per le imprese e sulla Legge Fornero che comunque vada non aboliranno nemmeno stavolta, come è ovvio: penso davvero che Meloni e Salvini dovrebbero essere “spernacchiati” a vita (ho messo questa parola tra virgolette perché è una parola usata da Salvini). Nel frattempo, comunque finisca la telenovela emendamento, Giorgetti ha perso la faccia”.
Lo scrive il leader di Iv Matteo Renzi nella sua Enews.
(da agenzie)

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“CARO MARIO ADINOLFI, RIDAMMI TUTTI I SOLDI CHE TI HO VERSATO”

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

SI TRATTA DI UNA SIGNORA INDIGENTE, NON AUTOSUFFICIENTE E MALATA: “USI IL VANGELO E I SOCIAL PER APPROPRIARTI DI SOLDI ALTRUI E POI TI DILEGUI E SCAPPI. QUESTO È IL MORALIZZATORE ADINOLFI, CHE SI ARROGA IL DIRITTO DI GIUDICARE GAY, LESBICHE, TRANSESSUALI, EXTRACOMUNITARI…”

Pubblichiamo una lettera aperta a Mario Adinolfi, ideatore e gestore dello schema “Scommessa Collettiva”, scritta da una aderente che negli anni ha versato decine di migliaia di euro senza riaverli indietro. Si tratta di una signora indigente, non autosufficiente e malata, che da molto tempo chiede il rimborso dei soldi versati.
“Scommessa collettiva”: metodo per raccogliere soldi dai risparmiatori, anche disabili all’80%, gravemente malati, soli, che sopravvivono con poco più 700 euro al mese. Come la sottoscritta. Io mai sarei caduta nel tuo schema, Mario Adinolfi, se non ti avessi conosciuto tramite Radio Maria e poi seguito
attraverso le dirette “Stampa e Vangelo” su Facebook. Usi il Vangelo e i social network per appropriarti di soldi altrui e poi ti dilegui e scappi, come hai fatto con me alla festa del tuo partito, quando grazie alla trasmissione Le Iene ti ho chiesto di ridarmi ciò che è mio. E scappare è quello che hai fatto anche a ottobre scorso, 2024, quando ti ho chiesto 4.000 euro del mio denaro per potermi curare. Mi hai detto che me li avresti bonificati e poi ti sei dileguato. Questo è il moralizzatore Adinolfi, che si arroga il diritto di giudicare gay, lesbiche, transessuali, extracomunitari, persino preti poco ortodossi: un biscazziere che accumula denaro altrui con la promessa di lauti guadagni e del capitale garantito, tramite ciò che chiami “una associazione di amici”, “un bene rifugio”: la “Scommessa Collettiva”.
Hai detto che io ho “fini estortivi” solo perché ho osato chiedere indietro quanto è mio. Lo dimostrano i versamenti bancari che attestano tutto il denaro che ti ho dato, oltre a tutte le mail che ci siamo scambiati negli anni. Le tue ciance su “manovre estortive” ai tuoi danni sono patetiche.
Io sono una tua vittima: una persona malata, disabile, sola, a cui hai preso tutto. Al punto che io non ho più soldi per le spese mediche o le bollette.
Non pago dei grandi risultati raggiunti con la “scommessa collettiva”, ora hai escogitato un altro efficace metodo per ottenere denaro dagli ingenui con “Cristo Crea”: associazione a cui si aderisce versando 100 euro come socio ordinario, e 500 come socio fondatore. Dopo aver incassato per quasi due decenni con la “Scommessa Collettiva”, ora parte un progetto nuovo di zecca!
Chapeau!
Lettera Firmata
(da Il Fatto Quotidiano)

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LA MOTOSEGA DEL TURBOLIBERISTA MILEI SI È INCEPPATA E LA GENTE È INCAZZATA: I SINDACATI ARGENTINI SCENDONO IN PIAZZA CONTRO LA RIFORMA DEL LAVORO DEL PRESIDENTE, CHE RIDURREBBE I DIRITTI DEI DIPENDENTI

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

DA QUANDO QUELLO SVALVOLATO DI MILEI È AL GOVERNO, NEL PAESE SONO STATI PERSI DI 270 MILA POSTI DI LAVORO E SONO FALLITE 26 MILA PICCOLE-MEDIE IMPRESE… PER TUTTA RISPOSTA, MILEI DENUNCIA I CONTROLLORI DI VOLO CHE HANNO INCROCIATO LE BRACCIA

Il principale sindacato generalista dell’Argentina, la Confederacion General del Trabajo (Cgt), ha annunciato l’avvio di un “piano di lotta” contro la riforma del lavoro presentata in Parlamento dal governo di Javier Milei.
Lo hanno annunciato i vertici della confederazione nel comizio di chiusura di una grande manifestazione che ha portato migliaia di lavoratori a protestare nella storica Plaza de Mayo, simbolo della lotta contro la dittatura.
“Questo è il primo passo di un piano di lotta, continuate a non ascoltarci e andremo verso lo sciopero generale”, ha ammonito il triumvirato alla guida della Cgt composto dai segretari generali Jorge Sola, Cristian Jerónimo e Octavio Argüello.
Il governo Milei è sotto accusa per un programma economico che al di là dei risultati macroeconomici ha prodotto fino ad oggi la perdita di 270.000 posti di lavoro e la chiusura di 26.000 pmi, secondo cifre dei sindacati.
In tale contesto la prospettiva di una riduzione dei diritti e delle garanzie sui licenziamenti inclusa nella riforma dell’esecutivo è considerata inaccettabile dai sindacati. “Non vogliamo meno diritti, ma più lavoro, più dignità e più salario”, avvertono dalla Cgt.
Il governo argentino di Javier Milei ha sporto una denuncia penale contro il sindacato dei controllori di volo nel contesto di una serie di scioperi che stanno generando gravi disagi a migliaia di passeggeri.
(da agenzie)

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MAURIZIO BELPIETRO CONDANNATO A RISARCIRE LE ONG: LE AVEVA DEFINITE “NUOVI PIRATI”

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

DOVRA’ RISARCIRE PER 67.000 EURO IN VIA PROVVISIONALE

E’ stato condannato dal Tribunale di Milano in via provvisionale, Maurizio Belpietro, che secondo i giudici ha diffamato le Ong attraverso la copertina del numero di Panorama del 16 novembre 2022 in cui le organizzazioni non governative impegnate nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo centrale venivano definite dal settimanale “Nuovi pirati”.
A dare la notizia della condanna in primo grado del direttore Belpietro è stata Mediterranea Saving Humans, che si era
costituita parte civile ed è tra i beneficiari del risarcimento a cui è stato condannato il giornalista. Per i giudici di Milano, Belpietro dovrà risarcire in via provvisione con 10.000 a testa, Open Arms, Emergency, Sea Watch, Mediterranea Saving Humans, Sos Mediteranée e Louise Michel, e per 7.000 euro la rete nazionale AOI.
Il direttore di Panorama ha già annunciato ricorso contro la sentenza del Tribunale di Milano, ma in caso di conferma la somma da pagare arriverebbe a 67 mila euro.
Per la copertina sui “Nuovi pirati” Belpietro è stato accusato dell’ex articolo 57 c.p., ovvero omesso controllo, che spetta al direttore di ogni testata che risponde in solido dei lavori dei singoli giornalisti che sono pubblicati sulla testata.
Per le Ong, tra cui l’italiana Mediterranea, il titolo e la foto di copertina del numero di Panorama del novembre 22, erano: “non veritieri e offensivi del lavoro umanitario svolto da chi, nel Mediterraneo Centrale, opera per soccorrere vite umane”.
“La decisione delle ONG di procedere con l’esposto era stata presa poiché stanche di una propaganda denigratoria contro chi sceglie di agire al fine di salvare vite – spiega in una nota Mediterranea Saving Humans – un’azione che non ha niente a che vedere con la pirateria ma è altresì un dovere morale e di legge. Un dovere che va tutelato e non denigrato né criminalizzato. Con il pronunciamento di oggi si ristabiliscono dei principi di civiltà: la solidarietà non è un reato e chi la diffama, chi offende, chi lancia accuse infondate, chi semina odio, va sanzionato e deve pagare un prezzo risarcendo le parti lese”. L’esito arriva dopo l’istruttoria dibattimentale di novembre, in cui i rappresentanti delle ONG coinvolte hanno portato la loro testimonianza e hanno spiegato il modus operandi del soccorso civile nel Mediterraneo e le basi giuridiche su cui si poggia, chiarendo di essere sempre stati assolti da accuse di favoreggiamento all’immigrazione clandestina nelle sedi giudiziarie competenti.
Nella stessa occasione erano stati ascoltati anche Maurizio Belpietro, Fausto Biloslavo, redattore della rivista, e l’Ammiraglio De Felice. Alla fine i giudici hanno deciso per la condanna in primo grado per il direttore di Panorama. “Soddisfatti dall’esito. È un modo per ristabilire la verità e per dire basta alla criminalizzazione della solidarietà” sottolineano da Mediterranea.
(da Fanpage)

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IL REGALO DI NATALE AL PRESIDENTE DELLA ASP, MILITANTE DI FDI: 25.000 EURO DI STIPENDIO IN PIU’

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

LA REGIONE LAZIO GLI PORTA L’INDENNITA’ DA 61.000 A 86.000 EURO

La fedeltà a Fratelli d’Italia paga, letteralmente. Sicuramente quando si parla delle Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona nel Lazio. Nell’inchiesta Amichetti d’Italia, Fanpage.it ha raccontato il sistema di appalti e consulenze dell’Istituto San Michele, guidato dal presidente in quota Fdi Giovanni Libanori.
Ma da ottobre scorso c’è un altra Asp laziale presieduta da un uomo vicinissimo al partito di Giorgia Meloni: si tratta di Antonio De Napoli, nominato dalla Regione a capo degli Istituti Santa Maria in Aquiro (Isma). A due mesi dalla nomina, ora per lui arriva un altro regalo: a seguito una decisione della giunta Rocca, il Cda dell’Isma ha deciso di alzare lo stipendio del presidente e dei consiglieri, aumentandolo di un quarto rispetto alle cifre attuali.
Chi è Antonio De Napoli
41 anni, romano di origini irpine, Antonio De Napoli non ha il curriculum tipico del giovane rampante meloniano. La sua vita pubblica comincia nei movimenti studenteschi cattolici. Grazie a questo impegno però, racconta lui stesso, ha modo per la prima volta di entrare i contatto con Giorgia Meloni e altri futuri dirigenti di Fdi, all’epoca inquadrati in Azione Giovani, il movimento universitario di Alleanza Nazionale.
Le strade del futuro presidente dell’Isma e della futura premier si incrociano di nuovo alla fine degli anni 2000. Lei è ministra della Gioventù del governo Berlusconi, lui presidente del Forum Nazionale Giovani che si interfaccia direttamente con il ministero guidato da Meloni. Negli anni successivi, stando al suo curriculum, De Napoli alterna l’attività professionale privata all’impegno pubblico nell’associazionismo di stampo cattolico.
Nel 2021 si candida alle comunali di Roma, nella lista civica per Enrico Michetti, il candidato sindaco del centrodestra. Non viene eletto. Subito dopo arriva la svolta meloniana, ampiamente testimoniata sui social: la partecipazione da militante ad Atreju e alle altre iniziative politiche di Fratelli d’Italia; l’indicazione di voto per Giorgia Meloni nel 2022 e per i candidati Fdi a livello locale; l’ostentata amicizia con importanti esponenti del partito, come la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo.
Ecco una breve antologia delle sortite social di De Napoli. A settembre 2022 fa endorsement in vista delle politiche: “La fiducia è riposta in donne e uomini di FdI che andranno in parlamento e che ho avuto modo di conoscere bene,
personalmente e politicamente, a partire dalla stessa Giorgia Meloni , la cui conoscenza risale al 2000″. Il 5 Febbraio 2023 è al comizio conclusivo tenuto da Francesco Rocca insieme a Meloni, per la campagna elettorale in Lazio.
Il 17 dicembre 2023 si ritrae ad Atreju, accompagnando l’immagine con lo slogan: “Viva Atreju, viva Fratelli d’Italia , viva l’Italia”. A marzo 2024 partecipa al congresso di Fratelli d’Italia a Roma e posta un selfie insieme al neoeletto segretario cittadino Marco Perissa, che definisce un amico esaltando “le battaglie fatte insieme e quelle da fare”.
E così via, fino all’ultima foto, postata solo pochi giorni fa sempre ad Atreju, davanti al blastometro che ‘sfotte’ il segretario della Cgil Maurizio Landini. Ma non è tutto. Alle elezioni regionali del 2023, De Napoli ha sostenuto attivamente i candidati consiglieri di Fdi Chiara Iannarilli e Flavio Cera, organizzando anche un evento di campagna elettorale per i due, alla presenza pure del candidato presidente Rocca e di Colosimo.
La nomina nella Asp e l’aumento dell’indennità
Cera oggi è presidente della Prima Commissione del Consiglio Regionale del Lazio, la stessa che ha dato il via libera sia alla nomina di De Napoli al vertice della Asp Santa Maria in Aquiro. Ed è sempre la Prima Commissione che ha approvato la modifica al regolamento regionale sulle Aziende per i Servizi alla Persona – proposta dall’assessore Massimiliano Maselli – che permette l’aumento delle indennità degli amministratori delle Asp in possesso di alcuni requisiti relativi all’attivo di bilancio, la quantità dei servizi, i numeri del personale.
A seguito di questa decisione della Regione Lazio, il 17 dicembre 2025 il presidente e i consiglieri di amministrazione dell’Isma hanno deliberato l’incremnto dei propri consensi, con tre voti favorevoli (tra cui quello di De Napoli) e due assenze. Così dal 1 gennaio prossimo, la retribuzione del presidente passerà da 5150 euro lordi mensili a 7210 euro. Sui dodici mesi, l’aumento vale 24720 euro. I consiglieri invece guadagneranno circa mille euro al mese, incrementando il compenso da 2575 a 3605 euro lordi mensili. La fedeltà a Fratelli d’Italia paga, letteralmente.
(da Fanpage)

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DEL VECCHIO JR COMPRA IL 30% DEL GIORNALE, MA L’AFFARE PIU’ GRANDE STA PER ARRIVARE

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

COSI’ L’EREDE DI LUXOTTICA SI STA PRENDENDO UN GRANDE GRUPPO EDITORIALE

Leonardo Maria Del Vecchio è diventato azionista del quotidiano fondato da Indro Montanelli. Le indiscrezioni sul colpo grosso nell’editoria italia e la trattativa «in esclusiva»
Ora è ufficiale: Leonardo Del Vecchio ha acquistato il 30% de Il Giornale. Come aveva anticipato Open durante le ore calde della trattativa, in una nota della Lmdv capital diffusa dall’agenzia AdnKronos, il family office dell’erede Del Vecchio scrive: «L’ingresso avviene in qualità di investitore di lungo periodo, al fianco dell’azionista di riferimento, con l’obiettivo di rafforzare il progetto industriale del quotidiano e sostenerne l’evoluzione digitale, preservandone al contempo identità, autonomia e linea editoriale». L’azionista di riferimento in questo caso è Editoria Italia del gruppo Angelucci, già editori dei quotidiani Libero e Il Tempo. La quota acquisita da Del Vecchio jr è proprio quella rimasta nelle mani di Paolo Berlusconi, che rimarrebbe tra gli azionisti del quotidiano con un simbolico 5%. Ma l’ingresso di Del Vecchio jr nel mondo dell’editoria non si ferma al
quotidiano fondato da Indro Montanelli e per anni di proprietà di Silvio Berlusconi.
Il polo editoriale di Del Vecchio: i quotidiani nazionali e la piattaforma online
È Del Vecchio stesso a sottolineare come Il Giornale sia solo la prima mossa di Lmdv Capital, che mira a puntare sempre di più nel settore dei media e «si affianca all’esclusiva recentemente sottoscritta per l’acquisizione della maggioranza di un gruppo editoriale italiano, attivo su quotidiani e piattaforme digitali a diffusione nazionale e locale. Le due iniziative delineano il primo perimetro del polo editoriale italiano che Leonardo Maria Del Vecchio intende sviluppare come base del proprio futuro piano industriale nei media».
Secondo indiscrezioni, Del Vecchio sarebbe in avanzata trattativa per l’acquisto del pacchetto di maggioranza del gruppo Monrif, che dallo scorso 8 maggio non è più quotato a Borsa italiana dopo il delisting dello stesso editore. Del Vecchio si prepara quindi a diventare il proprietario del terzetto di giornali del Quotidiano Nazionale, quindi Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione, con i relativi siti.
Che cosa vuole fare Del Vecchio Jr con i giornali e i siti: «Basta algoritmi»
Nella nota Lmdv Capital per il momento resta su indicazioni di massima su cosa voglia fare nell’editoria italiana. Per il momento, l’erede di Luxottica «conferma la volontà di investire nel lungo periodo sull’informazione italiana», sottolineando l’importanza di «rafforzare l’editoria italiana con capitale
italiano, paziente e industriale. Non possiamo accettare che il futuro dell’informazione venga deciso esclusivamente dagli algoritmi o da piattaforme che non investono nel lavoro giornalistico». L’obiettivo, anticipa la nota, è la costruzione di una «piattaforma editoriale integrata», che si basa sulla valorizzazione di brand storici della stampa, l’accelerazione della trasformazione digitale (con web, app, podcast, video e modelli ad abbonamento) ma anche sull’introduzione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto del lavoro delle redazioni «senza sostituire il ruolo, l’indipendenza e il valore dei giornalisti né ridurre la centralità delle scelte editoriali».
(da agenzie)

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“O TOGLI LE NORME SULLE PENSIONI DALL’EMENDAMENTO O USCIAMO DAL GOVERNO”: ESCONO DALLA MANOVRA LA STRETTA SUL RISCATTO DELLA LAUREA E QUELLA SULLE FINESTRE DI USCITA DAL LAVORO: UNA DECISIONE ARRIVATA DOPO UN GIRO DI “VAFFA” NOTTURNO TRA IL CARROCCIO E GIORGETTI, CON IL CAPOGRUPPO ROMEO CHE, SU INDICAZIONE DI SALVINI, HA MINACCIATO IL MINISTRO DEL TESORO DI FAR ZOMPARE IL GOVERNO

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

PER RECUPERARE LE COPERTURE CHE SALTERANNO, SARÀ NECESSARIO UN DECRETO LEGGE, DA APPROVARE IN CONSIGLIO DEI MINISTRI ENTRO FINE ANNO… IL PASTICCIO SULLA PREVIDENZA VEDE COINVOLTI GIORGETTI, LA SUA FEDELISSIMA DARIA PERROTTA, RAGIONIERA GENERALE DELLO STATO, E GIORGIA MELONI, CHE DI CERTO NON POTEVA ESSERE ALL’OSCURO DEL CONTENUTO DEL MAXI-EMENDAMENTO

Senato, piano ammezzato. Alle undici di sera, Massimiliano Romeo si infila negli uffici della commissione Bilancio. Il capogruppo della Lega chiama Giancarlo Giorgetti. Sbotta: “O togli le norme sulle pensioni dall’emendamento o noi ce andiamo a casa”. Non a dormire. Fuori dal governo. È il momento di massima tensione tra i leghisti e il “loro” ministro dell’Economia.
Dietro l’aut-aut di Romeo c’è Matteo Salvini. È lui a guidare i suoi nell’assalto al titolare del Tesoro nella notte in cui la manovra viene stravolta per espellere dal testo le misure sulla previdenza che non sono andate giù al Carroccio.
Lo stralcio della stretta sul riscatto della laurea e sulle finestre mobili per l’uscita anticipata parte proprio dall’arrembaggio di Romeo, che prima di chiamare Giorgetti si consulta proprio con Salvini.
Ecco la sconfessione del ministro. Colpevole, per i compagni di partito, di “aver fatto un pasticcio”, come Claudio Borghi spiffera al collega senatore Giorgio Bergesio
Una telefonata nervosa. Fonti leghiste raccontano che il ministro ha provato a spiegare, ancora una volta, il senso delle misure. Grosso modo così: l’allungamento delle finestre si può modificare in qualsiasi momento, prima che entri in vigore. Ma la traccia delle clausole di salvaguardia, messe a punto al Mef per tenere in equilibrio il sistema previdenziale, non ha convinto i “pasdaran” di via Bellerio.
La chiamata a Giorgetti dura un paio di minuti. La voce del ministro si farà sentire in vivavoce, appena dopo, nella stanza in cui sono riuniti il sottosegretario all’Economia Federico Freni, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. In collegamento c’è anche la Ragioniera Daria Perrotta.
Parte da qui il contatto con Palazzo Chigi. Il terminale è Gaetano Caputi, il capo di gabinetto di Giorgia Meloni. La sintesi, invece, è affidata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
L’unica soluzione è lo scorporo delle norme incriminate. Ma toglierle significa sottrarre una parte delle coperture che tengono in piedi il maxi-emendamento voluto dall’esecutivo per aiutare le imprese. Dentro ci sono anche le risorse promesse alle aziende, un risarcimento per i sostegni, dal credito d’imposta per la Zes a Transizione 4.0, che si sono scoperti insufficienti rispetto alle richieste. Non solo. Il testo contiene anche 1 miliardo di misure in capo al Mit di Salvini, dal Piano casa alla mobilità, oltre alla rimodulazione dei fondi per il Ponte sullo Stretto.
Da qui la decisione di un decreto legge in corsa, da approvare in
Consiglio dei ministri entro la fine dell’anno, per recuperare tutto quello che non può restare più nella legge di bilancio.
In questo modo – è il ragionamento – tutti i sostegni alle imprese saranno salvaguardati e diventeranno operativi dal primo gennaio, come promesso.
Il calendario dei lavori della Camera, dove la Finanziaria traslocherà appena incassato l’ok di Palazzo Madama, segna il 30 dicembre come il giorno del via libera definitivo. A poche ore dall’onta dell’esercizio provvisorio. Ecco il frutto velenoso caduto dall’albero del governo.
(da agenzie)

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PATRIDIOTI, INDIETRO TUTTA! FRATELLI D’ITALIA INCHIODA SULLA VERGOGNOSA RIFORMA DEI CONDOMINI, CHE COSTRINGE CHI HA SEMPRE PAGATO AD ACCOLLARSI I COSTI DEI MOROSI

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

IL CAPOGRUPPO GALEAZZO BIGNAMI PRENDE PER LE ORECCHIE ELISABETTA GARDINI, CHE AVEVA PRESENTATO LA LEGGE: “È TASSATIVO IL MIO OK PER LE PROPOSTE” , IL TENTATIVO È FAR CREDERE CHE SI SIA TRATTATO DI UNA MOSSA SOLITARIA DELL’EX ATTRICE

Dopo le pensioni, la maggioranza inciampa sui condomìni. Non si è ancora spenta l’eco del contestato emendamento del governo con la doppia stretta sulle pensioni e la successiva parziale retromarcia, che scoppia la polemica sulla proposta di legge presentata alla Camera da Fdi, prima firmataria Elisabetta Gardini.
Di primo mattino suonano i tamburi di guerra della Lega. Con bocciatura perentoria in una nota: «La riforma bis del condominio, così come ipotizzato dalla proposta di legge 2692, presenta evidenti criticità e non è condivisa dalla Lega». A seguire il segretario del Carroccio Matteo Salvini rilancia: «Niente nuova burocrazia per i condomìni e per gli inquilini che adempiono al loro dovere».
Per la Lega «prima di introdurre nuovi obblighi bisogna ascoltare le categorie interessate e intervenire con strumenti efficaci contro l’insolvenza e a tutela dei proprietari onesti, non aggravando ulteriormente i bilanci familiari».
La pressione diventa così alta nella maggioranza, su un tema “sacro” nel centrodestra come quello della casa, che deve intervenire il capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, Galeazzo Bignami. Il disegno di legge Gardini viene derubricato a «proposta che, come molte altre, è in discussione alla Camera e che ha la finalità di tutelare i proprietari e i condomini onesti da gestioni non corrette, problema assai diffuso che coinvolge molti cittadini».
Ma «trattandosi di una proposta è indispensabile un confronto tra tutti i soggetti interessati in grado di costruire una posizione di buon senso a tutela della casa degli italiani, senza la quale Fratelli d’Italia ritiene che non potrà proseguire il suo iter». Se non è una bocciatura, è per lo meno uno stop.
«Aspettiamo che si posi la polvere della tempesta, poi dopo le feste torniamo a discuterne serenamente», è il ragionamento diffuso tra i firmatari. Mentre Forza Italia annuncia per gennaio un suo testo di riforma all’insegna di «meno burocrazia, regole certe e moderne, amministrazioni più efficienti e responsabili».
Gardini deve aver pensato che bisognava mettere i conti in ordine nei palazzi d’Italia, e che si doveva farlo subito, rischio il crollo del Prodotto interno lordo. Ed ecco perché secondo la proposta di legge a sua prima firma i condòmini che pagavano i conti regolarmente avrebbero dovuto quotarsi per riparare i buchi economici lasciati dai vicini di pianerottolo.
La normativa è rapidamente stata cambiata. La deputata di Fratelli d’Italia probabilmente ha abbandonato la calcolatrice. Da quando è tornata in Parlamento è la prima volta che un suo provvedimento fa tanto clamore. Vent’anni fa non era stata una norma, già alla Camera nella sua nuova vita dopo i successi in tv, a far parlare tanto di lei, ma un episodio dentro al bagno di Montecitorio.
Era il 2006. In quella legislatura sugli scranni della Camera era arrivata Wladimir Luxuria che i registri avevano segnato con il suo nome all’anagrafe, Wladimiro Guadagno, ma che nella sua comunità era nota con il suo nome d’arte (e di elezione): Luxuria. Oggi, vent’anni dopo, Luxuria fa programmi insieme a Francesco Storace, ma all’epoca il suo essere una donna trans non era ancora così tanto gradito ed Elisabetta Gardini non voleva accettare proprio niente di lei.
Quell’incontro-scontro in bagno fece il giro di tutti i media, all’epoca. Pochi minuti appena, all’esterno della toilette delle donne della Camera. Gardini all’epoca era deputata di Forza Italia, uscì da quel bagno inorridita dalla presenza di quella donna trans che — come lei stessa ha detto e ripetuto tante volte — non ha mai voluto completare il suo ciclo di transizione.
Luxuria non reagì, in quel bagno. Intervistata si limitò a commentare: «È evidente: donna si nasce, signora si diventa».
In quella legislatura Elisabetta Gardini era reduce da una carriera televisiva durante la quale non aveva esitato a mettere in mostra la sua bellezza oggettiva e conturbante. Arrivata a Montecitorio, però, era una donna molto diversa. «Percepisco Satana tra le menzogne che sento e gli stili di vita indigesti che sono ostentati». Deve aver pensato lo stesso sui condòmini morosi.
(da agenzie)

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A BRUXELLES INCOSCIENTEMENTE SI BALLA SUL TITANIC, L’UE ANCORA BALBETTA E SI DIVIDE

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

AL CONSIGLIO EUROPEO I VARI PAESI HANNO CONTINUATO A BATTIBECCARSI PER FINIRE NELLE MANI DEL G3 (STATI UNITI, CINA E RUSSIA), CON IL VECCHIO CONTINENTE COME UNA COLONIA.. E IL GOVERNO ITALIANO NON SA CHE PESCI PIGLIARE E SI GUARDA ATTORNO SPAURITO PER ANNUSARE L’ARIA CHE TIRA, AL SOLITO INDECISO TRA FEDELTÀ ATLANTICA E FEDELTÀ URALICA

Ora che la diplomazia si è messa in moto, pure troppo, e sta dimostrando tutta la sua plastica impotenza, con summit che si susseguono a ogni longitudine, annunci di progressi che non si concretizzano, ripartenze, colloqui a due a tre a quattro ma senza mai che ci siano coloro che possono decidere, ora che succede tutto questo, dunque, l’Europa avrebbe l’obbligo di chiedersi chi è, cosa vuole rappresentare, quanto vuole contare.
Del resto si è spesso detto in questi anni di conflitto in Ucraina che “qui si fa l’Europa o si muore”. Il presupposto aveva nel sottofondo un pensiero positivo. Anche in passato i (pochi) passi fatti verso l’integrazione del Vecchio Continente, erano stati spinti da situazioni emergenziali.
Davanti alla sfida della guerra e delle minacce alle porte, erano la politica di difesa e quella estera le indiziate di un’accelerazione sulla via della cessione di quote di sovranità in nome di un progetto ambizioso che evitasse la retrocessione nell’irrilevanza.
Niente è successo nonostante i proclami, niente continua a succedere e la cartina di tornasole di una perniciosa frammentazione è emersa con chiarezza al Consiglio europeo. Dove i vari paesi hanno continuato a battibeccarsi come i polli di
Renzo, mentre la storia cammina spedita per finire nelle mani del G3 (Stati Uniti, Cina e Russia) che si propone come dominatore del secolo ventunesimo.
Il Vecchio Continente, un vassallo di qualcuno se non una colonia. Un briciolo di tempo per cambiare la geometria da triangolo a quadrato di potenze ci sarebbe ancora. Non se ne vede la volontà.
L’Europa è spaccata tra Stati, ed è spaccata all’interno degli Stati che a forza di coltivare dei supposti piccoli interessi di bottega, finiscono per scordare il quadro generale che imporrebbe ben altra postura.
Così mentre la Russia annuncia che i missili supersonici Oreshnik sono stati schierati in Bielorussia, mentre rulli di tamburi e fanfare di battaglia accompagnano la volontà di continuare il conflitto per raggiungere gli scopi dell’ “operazione militare speciale” se questi non verranno riconosciuti da una trattativa di pace, a Bruxelles incoscientemente si balla sul Titanic.
Donald Tusk ammonisce che c’è da scegliere tra i soldi (dei beni congelati alla Russia) oggi «o il sangue domani», manca poco che l’ineffabile Viktor Orbán gli dia del cretino: si limita a definire stupida la proposta.
Salvini si traveste da spalla di supporto all’amicone ungherese e bolla come inqualificabili le parole di Tusk. Il governo italiano nella sua totalità non sa che pesci pigliare e si guarda attorno spaurito per annusare l’aria che tira, al solito indeciso tra fedeltà atlantica e fedeltà uralica, mentre Merz si dice pronto a usare il
patrimonio della Banca centrale russa immobilizzato in Germania. Tutti in ordine sparso, l’unanimità è un sogno che si tramuta, al solito, in un incubo.
Da chiedersi, alfine, se non sarebbe l’ora di spezzare questo incantesimo che tutto tiene bloccato, finirla con il giorno della marmotta e decidere di rompere il tabù del consenso di tutti per andare avanti decisi con chi ci sta a una maggiore integrazione della difesa e della politica estera.
Varando infine un’Europa a due velocità nella quale un satrapo locale non possa paralizzare un intero Continente. Questo non è il tempo dei signori Tentenna, questo è il tempo delle scelte.

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