Destra di Popolo.net

IL GIOCO D’AZZARDO E’ CATTIVO SOLO SE SEI ALL’OPPOSIZIONE

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

NELLA MANOVRA SPUNTA UN “GIOCO” NUOVO DI ZECCA PER FINANZIARE OLIMPIADI E CONI

«Io ho il vizio della coerenza!», ha tuonato mercoledì in Senato la premier Giorgia Meloni. Immaginatevi quanto sarà indispettita contro la Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia (un’omonima?) che quand’era all’opposizione urlava contro Renzi reo di «continuare a far cassa col gioco d’azzardo» il che «significa guadagnare oggi dei soldi facili, ma pagare domani dei costi sociali altissimi». E sferzava: «Possiamo trattare il gioco d’azzardo come le sigarette? Possiamo vietare la pubblicità del gioco d’azzardo? Possiamo scrivere come facciamo sui pacchetti di sigarette che il fumo provoca il cancro e che le slot machine e il gioco d’azzardo producono miseria, povertà, droga, suicidio?».
Detto fatto il suo esecutivo, con il quale la «raccolta» dovrebbe salire nel 2025 a 170 miliardi «buttati» nell’azzardo (copyright Giorgia 2015), ha varato ora nella manovra un «gioco» nuovo di zecca. Stavolta per finanziare Olimpiadi e Coni. Scelta stangata da don Luigi Ciotti («Vergogna! Questa è complicità nel sistema che rovina milioni di persone fragili»), dalla Consulta Nazionale Antiusura («È inaccettabile che di fronte a un’emergenza sociale
conclamata le istituzioni continuino a considerare l’azzardo come una leva fiscale, ignorando deliberatamente le conseguenze devastanti») e dalla Caritas: «Finanziare lo sport ampliando l’azzardo è una scelta che preoccupa. Così si alimentano fragilità e sovraindebitamento. Nei nostri Centri di Ascolto incontriamo ogni giorno persone schiacciate dal sovraindebitamento».
Non bastasse tanta «coerenza» è confermata dalla scelta parallela del nome del nuovo «gioco»: «Win For Italia Team». Perfetto, per una destra che voleva «il rilancio dell’italiano», si era inventata il ministero del Made in Italy e voleva con Fabio Rampelli una legge che punisse fino a centomila euro «enti, grandi aziende, multinazionali» per l’uso dell’inglese in luogo dell’«amata lingua». Wow!
(da agenzie)

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PRIMA DI ME IL DILUVIO

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

L’IPOCRISIA DI TRUMP

Non ricordo un solo allenatore di calcio che, quando la sua squadra perde, scarichi la colpa sul predecessore. Sarà fairplay, sarà ipocrisia, sarà spirito di corporazione, fatto sta che non accade. E anzi: capita spesso che l’allenatore in carica, davanti ai microfoni, faccia riferimento “al buon lavoro di chi mi ha preceduto”.
In politica accade l’esatto contrario: è sempre più frequente sentire leader che scaricano ogni responsabilità sui governi
precedenti. Tendenza antica quanto mendace, come tutti i falsi alibi: “Io sto facendo bene anzi benissimo, non ne sbaglio una, ma purtroppo ho ereditato un disastro dagli imbecilli e dai corrotti che hanno governato prima di me”. È il rovesciamento storico di “dopo di me il diluvio”, la frase attribuita a Luigi XV di Francia. Meglio dire “prima di me il diluvio”.
Eccellono in questa pratica al tempo stesso ignobile e puerile i boss sovranisti, ovviamente Trump su tutti.
Perché per quanto questo sputare sul nemico sconfitto risulti disgustoso ai cittadini dotati di raziocinio e di buona educazione, è una pratica perfettamente funzionale al racconto del mondo che fanno i populisti di destra: il mondo stava andando a rotoli perché la democrazia è decadente, con le sue regolette noiose e inefficienti. Ora finalmente il popolo, destandosi dal suo letargo, mi ha incoronato, e se il presente non è ancora radioso è solo per colpa di chi, immeritatamente, ha governato prima di me.
Comodo, no? Se questa Amaca dovesse contenere una corbelleria, o un errore di sintassi, la colpa non è mia. È di chi ha scritto sui giornali prima di me, rovinando il giornalismo.
(da repubblica.it)

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MEDIASET SPINGE OCCHIUTO, LUI ORA PUNTA I CAPIGRUPPO

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

AMPI SERVIZI SULLE RETI MEDIASET ALL’EVENTO DEL LANCIO DI OCCHIUTO

Due minuti di servizio al Tg5 delle 20. Altrettanti del Tg 4 delle 19. Uno e 40 di Tg Com 24. La prima spinta al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto arriva Mediaset della famiglia Berlusconi.
Mercoledì sera, poche ore dopo l’esordio di “In Libertà”, i telegiornali del Biscione hanno fatto ampi servizi dedicati all’evento per lanciare la corrente del vicesegretario di Forza Italia. Con parole al miele per Occhiuto e la sua “rivoluzione liberale”.
Non è un caso. L’appoggio della famiglia Berlusconi – o, meglio, il sostegno silenzioso – è ormai chiaro. E il governatore ne avrebbe parlato anche tra mercoledì e ieri con i Berlusconi che si sarebbero complimentati con lui per l’iniziativa.
L’obiettivo adesso è farne un’altra a febbraio, ma stavolta a Milano, e l’idea sarebbe proprio quello di coinvolgere uno tra Pier Silvio e Marina Berlusconi. La loro presenza, a quel punto, significherebbe un endorsement esplicito per la sua candidatura al congresso dell’autunno 2026 contro il segretario Antonio Tajani.
Che proprio poche settimane fa, a fine ottobre, ha fatto approvare una modifica allo statuto dei congressi con cui si è blindato: possono candidarsi coordinatori regionali solo coloro che, in ogni provincia, hanno il 15% di iscritti al partito tra i propri sostenitori.
Inoltre per i congressi non può correre chi non ha la tessera da almeno due anni. Dunque se Occhiuto vuole provare a scalare il partito e correre per il congresso nel 2026 dovrà partire dal cambiamento delle regole dello statuto che favoriscono tutti i fedelissimi di Tajani sul territorio. Anche perché ci sarà da fare le liste in vista delle politiche.
Il primo obiettivo di Occhiuto, comunque, saranno i capigruppo. Paolo Barelli e Maurizio Gasparri tra Camera e Senato sono nel mirino della famiglia Berlusconi che hanno chiesto “facce nuove” e per questo il primo passo politico del governatore potrebbe essere proprio quello di forzare su un cambio di ruoli.
Alla Camera i nomi sono quelli di Giorgio Mulè (preferito da Occhiuto) ma anche della vicesegretaria Deborah Bergamini (vicina alla famiglia Berlusconi) e Cristina Rossello (storica avvocata dei Berlusconi).
Resta la reazione dura di Tajani e dei suoi fedelissimi. Raccontano che mercoledì, in Transatlantico, facessero la lista dei 22 parlamentari presenti da Occhiuto minacciando di metterli in una blacklist e di non ricandidarli alle prossime elezioni.
(da Il Fatto Quotidiano)

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CHE COINCIDENZA: TAJANI ANNUNCIA IL CONGRESSO E FORZA ITALIA REGISTRA IL “BOOM” DI ISCRITTI

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

DAI 6.000 TESSERATI ALLA MORTE DI SILVIO GLI ISCRITTI SAREBBERO DIVENTATI CIRCA 200.000

I congressi regionali a cavallo fra marzo e aprile, e poi quello nazionale a gennaio del 2027, a ridosso delle elezioni politiche. La strada con cui FI sceglierà la sua leadership è praticamente segnata, e Antonio Tajani assicura di non temere il confronto, anche ora che il dibattito interno ha fatto un salto di qualità con la “scossa liberale” impressa da Roberto Occhiuto.
“Facciamolo il Congresso: l’abbiamo già fatto in passato. Forza Italia è un partito democratico…”, sottolinea il segretario nazionale azzurro Tajani, che rivendica di aver “contribuito al rinnovamento”, e dopo aver incontrato ieri a Milano Marina Berlusconi si appresta a chiudere nelle prossime ore la campagna tesseramento 2025 con un “boom di iscritti”, come lo definiscono fonti del partito.
I dati ufficiali arriveranno più avanti. Ma dopo i 110mila iscritti del 2023 e i 140mila dell’anno successivo, in questi dodici “stiamo arrivando a circa duecentomila – annuncia Tajani -. Dopo la morte di Berlusconi ne erano rimasti 6mila”.
Lombardia e Sicilia sarebbero le regioni trainanti sul fronte delle iscrizioni. Nel giro di qualche mese i territori eleggeranno i coordinatori regionali, e quella sarà la prima vera rappresentazione dei rapporti di forza, si ragiona fra gli azzurri all’indomani dell’iniziativa con cui Occhiuto ha dato una spinta a “rafforzare l’ala liberale del centrodestra”, pochi giorni dopo il nuovo input di Pier Silvio Berlusconi su “facce nuove, idee nuove e un programma rinnovato”.
Non è nata alcuna corrente, la precisazione del vicesegretario e governatore della Calabria, durante il convegno “In libertà, pensieri liberali per l’Italia’, a cui ha partecipato almeno una dozzina di parlamentari di FI. Occhiuto però in un’intervista a La Stampa ha rimarcato qualche appunto: ad esempio condividendo l’obiettivo di FI del 20% ma evidenziando che “al momento il
partito galleggia attorno all’8%”.
“A prescindere se io mi candiderò o meno – è la sua linea -, dobbiamo usare il tempo che ci separa dal congresso per proporre un profilo più smart, moderno e aperto del partito, riattualizzando il progetto di Berlusconi. Ho dimostrato che il coraggio non mi difetta. Sono pronto, se necessario”.
“Sia chiaro che non ho nemici, da nessuna parte”, ha commentato in mattinata a Bruxelles Tajani che ieri pomeriggio a Milano (dove il vicepremier e ministro degli Esteri si trovava per la Conferenza nazionale dell’Export) ha avuto un nuovo incontro (l’ultimo noto il 24 novembre) con Marina Berlusconi. Un colloquio di circa un’ora, fra lo scambio di auguri natalizi e qualche accenno all’attualità politica. Un incontro, assicura un azzurro ben informato, disteso e molto positivo. “Il rinnovamento sono i congressi, in un partito che vuole avere una base sempre più ampia – ha sottolineato il leader, ospite di Dritto e rovescio -. È giusto che gli iscritti scelgano i loro dirigenti, locali, regionali e nazionali. La legittimazione democratica è fondamentale. Chi vuole offrirsi e dare la propria disponibilità al partito, è bene che lo faccia. Più gente vuole lavorare meglio è, poche chiacchiere e molti fatti. Io ho dedicato gran parte della mia vita a FI e continuo a farlo, sono uno dei fondatori e credo aver dato contributo importante al rinnovamento”.
Il vicepremier ha anche rivendicato “il grande segnale” dato dal partito “anche dal punto di vista culturale” con il Manifesto della libertà varato a fine estate: “Ogni messaggio in ogni parte di questo documento evoca la parola libertà, dalla giustizia ai rapporti affettivi”.
(da agenzie)

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COLLETTA DEI PARLAMENTARI FDI PER IL REGALO DI NATALE A MELONI: SOTTO L’ALBERO UN PC DA 10.000 EURO

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

DOPO IL LETTO KING SIZE DEL 2024, QUEST’ANNO DA DEPUTATO E SENATORI 50 EURO A TESTA: SCELTO UN COMPUTER “TOP DI GAMMA”… I LEGHISTI, DOPO LA CENA ALL’ESCLUSIVO HOTEL AI PARIOLI, REGALANO A SALVINI UN VIAGGIO PER DUE NON A MOSCA MA NEI PAESI DEL NORD

Parlamentari di FdI tutti convocati a Roma per il 23 dicembre, alla Camera. Obiettivo: consegnare un regalone di Natale a Giorgia Meloni, un super computer, costo 10mila euro circa, dotato di postazione fissa, mobile, gran casse hi-tech.
La premier in realtà di regali ne vuole due, ma di uno possono omaggiarla solo i senatori: approvare alla svelta, prima dell’antivigilia, la legge di bilancio, impantanata a Palazzo Madama viste le bizze in maggioranza, da ultimo le pensioni. Sul piano pratico, il “presente”, dopo il letto king size dell’anno scorso sarà un gioiello della tecnologia, un computer di fascia altissima, “top di gamma”, assicurano fonti della fiamma. Per
uso domestico ovviamente, Palazzo Chigi è già ben fornito. Ogni parlamentare ha sborsato la quota: 50 euro a testa. Manca solo il fiocco.
Anche in casa Lega si festeggia. La cena natalizia è stata raccontata con dovizia di dettagli dalla deputata Simonetta Matone a “Un Giorno da Pecora”: location finalmente “splendida”, hotel Parco dei Principi, ai Parioli, finger food eleganti, cavatelli, cannelloni, omelette, crêpes. “Tutto molto buono, tutto molto raffinato”. Cento euro a persona, senza rimpianti. Sul finale, la nota polemica: panettone sì, pandoro no.
Il regalo a Salvini? Un viaggio per due nel Nord Europa. Nel caso del vicepremier leghista dunque un dono che parla di movimento, mentre Meloni riceve uno strumento per restare ferma alla scrivania.
(da Repubblica)

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GLI ITALIANI PROCEDONO VERSO L’ESTINZIONE, CONTINUA IL CALO DELLA POPOLAZIONE: AL 31 DICEMBRE 2024 SI CONTAVANO POCO MENO DI 59 MILIONI DI RESIDENTI

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

PIU’ DELLA META’ DEI COMUNI HA REGISTRATO PERDITE DI RESIDENTI (LA MAGGIOR PARTE SI TROVA NEL SUD ITALIA, MENTRE AL NORD LA POPOLAZIONE CRESCE IN QUASI TUTTE LE REGIONI) … A TAMPONARE IL CALO DELLE NASCITE, I CITTADINI STRANIERI: SONO OLTRE 5 MILIONI

La popolazione italiana al 31 dicembre 2024 conta 58.943.464 individui e continua, quindi, il lieve calo dei residenti. Rispetto alla stessa data del 2023 si osserva infatti un decremento di 27.766 unità, pari a -0,5 per mille. E’ quanto emerge dal censimento 2024 dell’Istat pubblicato oggi.
I cali relativi più intensi sono al Sud (-2,5 per mille) e nelle Isole (-2,8 per mille), una diminuzione più lieve si riscontra al Centro (-1,0 per mille). Al contrario, nel Nord-ovest e nel Nord-est si osservano incrementi (rispettivamente +1,4 e +1,2 per mille).
Tra le regioni, si registrano variazioni negative della popolazione in tutte quelle del Mezzogiorno (con un picco di -6,1 per mille in Basilicata) e del Centro (-1,9 per mille in Umbria). Nel Nord, invece, fatta eccezione per la Valle d’Aosta (-2,8 per mille) e per il Friuli-Venezia Giulia (-1,1 per mille), la popolazione cresce in tutte le regioni, con un massimo del +4,0 per mille nella Provincia autonoma di Bolzano.
Le donne, superando gli uomini di 1.200.030 unità, rappresentano il 51,0% della popolazione residente. Il rapporto è di 96 uomini ogni 100 donne. Per quanto riguarda la popolazione straniera, al 31 dicembre 2024 i residenti ammontano a 5.371.251 (+22,4 per mille rispetto al 2023) e la loro incidenza sul totale della popolazione residente raggiunge il 9,1% (era pari all’8,9% nel 2023).
“La dinamica positiva della popolazione straniera – fa sapere l’Istat – concorre a contenere la flessione della popolazione a livello nazionale e a sostenere la lieve crescita riscontrata nel Nord”.
Nel 2024 il 56,1% dei 7.896 Comuni italiani perde popolazione rispetto all’anno precedente, un dato che però nel 2023 era pari al 57,8%. Mentre nei 3.467 restanti Comuni si osserva un aumento dei residenti.
Il calo di popolazione interessa soprattutto i Comuni con oltre 100mila abitanti e quelli più piccoli fino a 5mila. Nei primi, in cui risiede il 23,2% della popolazione, il saldo complessivo negativo rispetto al 2023 è di 17mila individui. Tra i Comuni fino a 5mila abitanti, che rappresentano circa il 70% delle località in cui vive il 16,4% della popolazione totale, poco meno di 6 su 10 perdono popolazione.
Nei Comuni da 20mila a 50mila abitanti e in quelli da 50mila a 100mila, più della metà perde popolazione rispetto all’anno precedente, rispettivamente il 54,7% e il 53,8%. Invece, nei Comuni da 5mila a 20mila abitanti, il 51,4% registra una variazione positiva, con +5mila. Roma, con 2.747.290 residenti, è il Comune con la popolazione più numerosa ma continua a perdere residenti: -4.457 individui. Morterone, in provincia di Lecco, con appena 32 abitanti, mantiene il primato di Comune meno popolato del Paese.
(da agenzie)

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SONDAGGIO USA: ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ, LA STELLINA DELLA SINISTRA AMERICANA, SAREBBE IN VANTAGGIO SU JD VANCE IN UN IPOTETICO SCONTRO ALLE PRESIDENZIALI DEL 2028

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

LEI NON HA ESCLUSO UNA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA, ANCHE SE SECONDO MOLTI LA SUA PROSSIMA CANDIDATURA SARÀ AL SENATO, DOVE PUNTA AL POSTO DI CHUCK SCHUMER

Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata star dei democratici, posta sul suo account X il sondaggio di Verasight che la vede in vantaggio su JD Vance in un ipotetico scontro alle presidenziali del 2028.
“Bloop” è il commento al post di Aoc, così come è conosciuta. Secondo il sondaggio, Ocasio-Cortez ha il 51% delle preferenze rispetto al 49% di Vance.
Vance è considerato l’erede di Donald Trump alla guida del movimento Maga e probabile candidato alle prossime elezioni per la Casa Bianca. Su Aoc e le sue prossime mosse da mesi si rincorrono voci.
Lei non ha escluso una sua possibile candidatura, anche se secondo molti la sua prossima corsa sarà per il Senato, dove punta al posto di Chuck Schumer, il leader dei democratici da mesi duramente criticato anche dai democratici.
(da agenzie)

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“GRANDI TITOLI IRREALI ANNUNCIANO GLI AVVENIMENTI; E SPESSO NON HANNO ALCUN RAPPORTO COI FATTI”

Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile

FABIO MARTINI ANALIZZA I RAPPORTI TRA MEDIA E POLITICA: “NEL GIORNALISMO ITALIANO SPALLEGGIARE È SEMPRE STATO PIÙ IMPORTANTE CHE INFORMARE. IL SENSAZIONALISMO, LA FAZIOSITÀ E IL CONSOCIATIVISMO DEI MEDIA NON SONO SOLTANTO UNO SPECCHIO DI QUESTA POLITICA, MA CONTRIBUISCONO SPESSO A PEGGIORARLA. SE DA 20 ANNI L’ITALIA È FERMA, NON È SOLTANTO PER RESPONSABILITÀ DI UNA POLITICA DAL PASSO CORTO”

Oramai una “giusta” dose di inciviltà è la regola di ingresso per partecipare alla discussione pubblica, i media sono dentro al gioco e quando restano coinvolti in qualche incidente, anziché riflettere sul proprio ruolo, puntano il dito. La colpa è degli altri, sempre degli altri. Di recente due casi hanno conquistato i riflettori, due casi scambiati per eccezioni, ma che illuminano bene il corto circuito orami permanente tra media e politica.
Le espressioni ambivalenti con le quali Francesca Albanese ha definito l’assalto alla redazione de La Stampa hanno provocato un gran trambusto in tanta parte del sistema politico-mediatico, ma si tratta della stessa persona elevata a personaggio grazie alla frequente e ribadita ospitalità nei talk show e nei principali quotidiani. Secondo una procedura inconfessabile: i media contribuiscono all’ascesa di un personaggio e spesso ne favoriscono la caduta. Nella logica del “consumismo” usa e getta. Ma nel frattempo l’elevato di turno ha già messo da parte il suo tesoretto di influenza e di popolarità.
Qualche settimana prima, il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri era incorso in un infortunio poco professionale,
attribuendo a Giovanni Falcone una intervista del tutto inventata, ma in questo caso il corto circuito era stato doppio: a suggerire la citazione era stato proprio un giornalista amico e in diretta tv nessun giornalista ha sollevato dubbi sull’autenticità del contributo di Falcone, la cui opinione sulla separazione delle carriere era nota da tempo: da 34 anni.
Due corti circuiti che – come sempre – sono stati derubricati a casi bizzarri, tenendo distanti i riflettori da una questione rimossa, oramai centrale: il sensazionalismo, la faziosità e il consociativismo dei media non sono soltanto uno specchio di questa politica, ma contribuiscono spesso a peggiorarla.
Già da tempo i leader politici e i personaggi pubblici giocano su emozioni di breve durata. Sull’invettiva permanente. Sulle auto-celebrazioni. E soprattutto su un campionario di pronta beva: le battute confezionate ad uso dei Tg e dei Social oramai rappresentano il know how più “pensato” dai leader.
E mentre le leadership politiche si propongono in questo modo così emozionale, la narrazione si adegua: fa da specchio, alimenta un consumo compulsivo di queste ininterrotte scosse emotive. Gran parte dei media preferiscono togliere il filtro. Prendono per “buone” le battute più effimere o ripetitive. Rinunciano a contestualizzare i posizionamenti e i veloci riposizionamenti. Raccontano l’imbizzarrirsi della politica con un atteggiamento agnostico, come se la realtà politica fosse uno “Strano ma vero” del quale prendere atto. Tutto è buono per essere consumato.
In prima linea ci sono i talk show. Non tutti, perché diversi
programmi tengono le distanze, non puntano ad emozionare ma a capire. Altri, la maggior parte, fanno massa: massa acritica. In Italia la presenza di questo genere televisivo è estesa come in nessun’ altra democrazia: da noi è possibile svegliarsi, assistendo a dibattiti di politica e addormentarsi a tarda notte con la stessa “musica”.
In linea teorica chi guida questi programmi, dovrebbe aiutare a capire come stanno le cose sui diversi problemi. Intrecciando il dibattito con quel tanto di “verità” possibile e condivisa, che è tipica di un inquadramento giornalistico ben fatto. Ma le regole che presiedono al format-talk rispondono ad un primo imperativo, lo share ad ogni costo.
E per fare ascolti la via migliore è mettere in scena personaggi, non importa se competenti, ma capaci di bucare lo schermo, fare battute e polemiche. In altre parole si scommette su cast eclettici ed emozionanti, chiamati ad eccitare segmenti diversi di opinione pubblica: di solito lo share tende ad alzarsi con la somma di pubblici diversi.
Qualcuno accusa: nei talk show ci sono troppi incompetenti, troppi urlatori, troppi “prezzolati”. Tipologie diverse: in effetti gli incompetenti – dal comico al giornalista onnisciente – sono chiamati a disquisire di argomenti che ignorano e questa rappresenta una originalità tutta italiana. Francamente penosa. Ma soffermarsi sui “mostri”, rischia di distrarre dal vero deficit deontologico: per chi intenda proporre una buona informazione, il problema principale non dovrebbe essere quello di soffocare le posizioni radicali, ma semmai far in modo che tutti gli ospiti
siano costretti a misurarsi con le conoscenze consolidate su un determinato argomento.
E finalmente siamo al punto: quel che manca in diversi “talk” è un solido filo narrativo. E proprio l’assenza di questa tessitura professionale è il varco attraverso il quale si consente ad una parte dei politici e dei cosiddetti opinionisti di proporre sentenze oracolari: io lo dico, quindi è vero. Ma se su qualsiasi questione ci si limita a dare la parola agli opposti “pareri”, a quel punto è ineluttabile che si apra una gara puramente emozionale: la caccia all’applauso. Tra l’altro una parte dei giornalisti che partecipano ai “talk” sono ingaggiati per interpretare il ruolo degli ultras nello spettacolo che prevede politici&giornalisti di destra contro politici&giornalisti di sinistra.
Una complicità appesantita dall’altra serissima ipoteca che accompagna alcuni “talk” di punta: la conclamata partigianeria di alcuni conduttori che artatamente lasciano scivolare il filo narrativo tutto da una parte.
Anche sui giornali ci sono cattivi esempi che incoraggiano la “mala politica”. Certo, c’è la tendenza di alcuni quotidiani collocati sulle “ali” a dettare la linea ai leader. A surrogarli. Ma il male più diffuso è il sensazionalismo. Vent’ anni fa Piero Citati scrisse: “Grandi titoli irreali annunciano gli avvenimenti; e spesso non hanno alcun rapporto coi fatti”. Nel frattempo sono sopraggiunti i Social e la tv h24 e, per tenere il passo, i quotidiani tendono spesso a leggere gli eventi politici nella chiave agonistico-sportiva: l’”horse race”, la corsa dei cavalli. Si alimentano dualismi immaginari e anche contese minori sono
lette nella logica “chi vince e chi perde” e questo finisce per eccitare il protagonismo vanesio dei leader.
Chi scrive, ha avuto la fortuna di iniziare a vivere il rapporto tra media e politica da una postazione privilegiata – La Stampa dei primi anni Novanta – un giornale dotato di virtù anomale: la curiosità senza pregiudizi e il rigore sulle fonti. Atteggiamenti che nella tradizione italiana sono sempre stati scambiati, diciamo la verità, per ingenuità. Nel giornalismo italiano è sempre prevalso l’affiancamento a tutti i poteri, di governo o di opposizione, economici o culturali. Spalleggiare è sempre stato più importante che informare.
Ma la massa acritica ed emotiva avanza e se si pensa che sia arrivato il tempo di una riflessione critica e autocritica, nessuno degli addetti ai lavori dovrebbe tirarsi fuori. Di certo senza una scossa il percorso è tracciato. La credibilità dei giornalisti continuerà a calare, mentre quelli che svolgono bene il proprio mestiere, saranno sempre più stretti tra politici invadenti ed elettori viziati alla faziosità e dunque insofferenti all’indipendenza. Gli editori consapevoli del proprio ruolo oramai da anni si stanno diradando. I leader politici producono raffiche crescenti di post, video, battute effimere ad effetto, fissando una rincorsa poco virtuosa.
La politica mutua la superficialità e il sensazionalismo dei media e, a sua volta, li alimenta. Un’osmosi nella quale è difficile ogni volta capire chi abbia “cominciato per primo” ma certamente la qualità complessiva del dibattito pubblico si sfibra. Se da 20 anni l’Italia è ferma, non è soltanto per responsabilità di una politica
dal passo corto: ad essersi ingolfati sono entrambi i motori che formano una classe dirigente degna di questo nome.
(da La Stampa)

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SILVIA SALIS HA LE IDEE CHIARE: “A SINISTRA IMPARIAMO AD ACCETTARE UN LEADER, SERVE UN SACRIFICIO DEI SINGOLI EGO”

Dicembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

“LE PRIMARIE SONO UN ERRORE, UN SEGNO DI DEBOLEZZA: UNA COALIZIONE DEVE AVERE IL CORAGGIO DI INDICARE PROGRAMMA E PREMIER”… “NON PARTECIPERO’ MAI ALLE PRIMARIE: DOVREI PASSARE A MESE A PARLARE BENE DI ME E QUINDI MALE DEGLI ALTRI? BEL CAPOLAVORO, GLI ALTRI SONO UNITI E LA SINISTRA PASSA IL TEMPO A SPARARSI ADDOSSO?”

A sinistra “serve la capacità di accettare un leader. Mentre a destra un leader forte unisce, a sinistra si fatica ad accettarlo”. Silvia Salis ha le idee chiare.
In un’intervista rilasciata a Repubblica, la sindaca di Genova cerca di prevedere il futuro del centrosinistra. Soprattutto in ottica Politiche 2027: “Se il campo progressista va unito alle elezioni, fa già paura così, a livello matematico. Mancano due cose e Schlein su questo sta facendo lo sforzo più grande di tutti: la volontà di non differenziarsi a ogni costo e l’idea che, per una vittoria collettiva, serva un sacrificio dei singoli ego. In questo campo non è la somma che fa il totale. L’ho visto a Genova. Presentare un leader convincente, con dietro un gruppo che sta unito e non dà segni di cedimento ha un potere espansivo che il
centrodestra non ha. Meloni ha preso voti che stavano già nella sua area, non ha guadagnato consensi”.
Lei, però, si sfila dalla corsa a leader federatore del campo largo: “Io non farò mai le primarie. Al di là che sono la sindaca di Genova, le trovo proprio sbagliate come strumento, anche per scegliere il leader del Pd. La sinistra deve smetterla di farle, il messaggio che devi dare alla tua base è che la dirigenza – che sia di coalizione o di partito – ti propone un programma e un leader per vincere. Nelle primarie invece io devo spiegare per un mese perché sono meglio degli altri e quindi ne devo parlare male. Bel capolavoro: in campagna elettorale la destra si unisce per vincere e la sinistra passa il tempo a spararsi addosso”.
(da agenzie)

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