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CLAUDIA CONTE HA LAVORATO CON IL GOVERNO MELONI

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

ECCO TUTTI PROGETTI DI CUI HA FATTO PARTE, ANCHE REMUNERATI

Claudia Conte ha lavorato con il governo Meloni. Lo ha fatto attraverso un progetto di “Difesa Servizi Spa”, la società al 100% del ministero della Difesa che gestisce gli asset del dicastero. Dentro il progetto del “tour mondiale” della nave Amerigo Vespucci — realizzato in partenariato pubblico-privato da Difesa Servizi con un’azienda di nome Ninetynine Srl — Conte è stata coinvolta nella moderazione di eventi e incontri istituzionali. Viaggiando in giro per il mondo, gratis. Anzi, a volte pagata. Ha partecipato a quattro appuntamenti: tre a Los Angeles e uno a Doha.
Per le attività negli Stati Uniti, otto giorni complessivi, ha ricevuto un compenso lordo di 4.160 euro, attraverso la “Ninetynine”, che sbrigava gli aspetti contabili nel progetto con Difesa Servizi. Anche viaggi e alloggi sono stati pagati a Conte
Ma la sostanza non cambia: Conte, che si spacciava come la madrina dell’operazione, è stata uno dei volti del tour della Vespucci. Proprio mentre aveva, secondo quello che lei racconta, una storia con il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. Conte, risulta a Repubblica, aveva sponde anche con ambienti della Difesa: veniva spesso chiamata a moderare dibattiti, percependo compensi anche attraverso soggetti terzi. Non solo Difesa. Negli stessi anni, Conte costruisce una rete di iniziative che spaziano dal bullismo ai motori, all’autismo.
A organizzarle è la sua società, Shallow Srls, presentata come impresa culturale femminile. In molti casi non faceva mistero dei suoi rapporti con il ministro, rapporti che erano diventati quasi pubblici grazie alle prime rivelazioni di Dagospia.
Tutti sapevano chi fosse Claudia Conte anche in Rai. Aveva un programma in radio e, ogni volta che era possibile, si proponeva come opinionista nei talk show: spesso incassava un gettone, anche grazie a quel primo contratto in Rai (l’apertura della cosiddetta matricola) che nel 2023 era riuscita a ottenere a Isoradio, sotto la direzione di Angela Mariella, quota Lega. Il suo principale sponsor però pare fosse Alessandro Morelli, sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, che spendeva volentieri il suo nome con le redazioni dei talk show quando serviva una “opinionista”.
A Palazzo Chigi, Conte aveva rapporti ancora più vicini al cerchio di Meloni: ha partecipato ad eventi con Renato Loiero, consigliere economico della premier. Non a caso a Chigi temono che la donna che ha rivelato la relazione con Piantedosi adesso parli. Anche perché, ai piani alti di FdI, viene accreditata la tesi rilanciata ieri dal sito “Mow–mag”: «Piantedosi voleva mollarla e Conte ha fatto coming out». La donna, il giorno prima delle rivelazioni al podcast Money.it, in un’altra intervista su Virgilio.it aveva raccontato invece di avere «accanto una persona», con cui sperava di «diventare madre».
Oggi continua a occuparsi della Shallow insieme a Cristina Dragut, amica di una
vita e con cui pare condivida anche la casa: era l’attrezzista di scena quando Claudia sognava di fare l’attrice. Ieri, contattata da Repubblica, Conte ha scelto una linea prudente: «Preferisco il silenzio, ricordo solo le mie competenze professionali di circa dieci anni». A corredo, un lungo curriculum.
Sempre ieri era attesa a un evento pubblico a Palazzo Valentini. Appuntamento con un elenco di personalità infinito: dalla premier Giorgia Meloni a Sal Da Vinci. Non si è presentato nessuno. Nemmeno Claudia. Nel pomeriggio, però, Conte ha pubblicato una storia su Instagram: lei che da tempo esibisce le foto con Papa Francesco e Leone XIV ha ricordato Giovanni Paolo II e il premio a lui intitolato ricevuto lo scorso anno. Da Vespucci, l’uomo del Nuovo Mondo. A Conte, la donna dei tre Papi
(da La Repubblica)

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RITRATTONE DI CLAUDIA CONTE, LA PRINCIPESSA CIOCIARA DEL SELFIE DEI PALAZZI ROMANI CHE HA AMMESSO DI AVERE UNA RELAZIONE CON IL MINISTRO PIANTEDOSI: CERIMONIE, EVENTI, OSPITATE RAI: UNA VITA A MISURA DI INSTAGRAM

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

ATTRICE MANCATA DIVENTATA POI OPINIONISTA FISSA IN TV: STRACULT UN SUO STRAFALCIONE SU RAI 2 IN CUI CONFONDE LE “BABY GANG” CON LE “GANG BANG”… LA TRASMISSIONE A RADIO 1 GRAZIE A PIONATI E QUEL FILO DIRETTO CON IL VIMINALE E LE DIVISE: INSEGNA A UN CORSO DI PERFEZIONAMENTO DELLA POLIZIA, È LA MADRINA DELLA FESTA DEL CORPO A FROSINONE. ORGANIZZA DIVERSI EVENTI CON IL PATROCINIO DELLA POLIZIA, È LA MADRINA DI ALCUNE CELEBRAZIONI SULL’AMERIGO VESPUCCI

Due Papi (Francesco e Leone XIV, a cui ha consegnato il suo ultimo libro). Ministri tutti — Salvini, Crosetto, Lollobrigida, Piantedosi, chiaramente — c’è poi Silvio Berlusconi, ogni sottosegretario possibile e immaginabile, con e senza portafoglio, compreso, qualche mese fa, Andrea Delmastro, e poi generali dei carabinieri, della
marina, dell’aeronautica, dell’esercito, qualche carezza all’opposizione (Bonaccini), qualche gesto esotico come mister Spalletti o Nanni Moretti.
Claudia Conte è la principessa del selfie dei palazzi romani: non c’è potente che non abbia immortalato con un sorriso e un tailleur di un colore diverso. Possiede ed esibisce centinaia di scatti, un sorriso per ogni occasione. Ma non è folclore.
Perché in questa storia le fotografie hanno avuto un ruolo molto importante. Lo hanno avuto nei mesi scorsi, quando il caso Claudia Conte è arrivato a palazzo Chigi. E lo hanno anche in queste ore, quando in tanti si chiedono quali fotografie siano davvero in giro.
Conte nasce come attrice: è Procula, la moglie di Ponzio Pilato nella Passione che gira per i paesi del Frusinate, la sua zona di nascita. Ci prova a Roma con la tv, cerca di entrare nei cast di Bollywood, (…)
Negli ultimi tre anni è scoppiata infatti la passione di Conte per la politica. E per la tv. Opinionista fissa nelle trasmissioni televisive, a parlare di criminalità e devianza, per lei si spendono diversi politici (leghisti soprattutto) influenti in Rai: è ovunque ma mitologico, e super virale, un suo recente intervento su Rai 2 in cui confonde le baby gang con le gang bang.
In radio ottiene però — grazie a Francesco Pionati, direttore di Radio 1, ex parlamentare e compagno di scuola di Piantedosi — una trasmissione, “La mezz’ora legale”, in cui intervista ministri e sottosegretari. Le interviste sono il suo forte anche sul Riformista: il giorno dopo i fatti di Torino, gli scontri tra la polizia e i centri sociali, fa una lunga chiacchierata proprio con la sottosegretaria agli Interni, Wanda Ferro.
Ed è proprio con le divise che ha un filo diretto: al Viminale, dove il suo rapporto con Piantedosi è un segreto di Pulcinella, si muove con il garbo di una a cui non si può dire di no.
È ovunque e vorrebbe esserlo ancora di più. Insegna a un corso di perfezionamento della Polizia, è la madrina della festa del Corpo a Frosinone, casa sua.
Organizza diversi eventi con il patrocinio della Polizia, ma è anche al Festival di Venezia per parlare del documentario sul lavoro dei vigili del fuoco, è la madrina di alcune celebrazioni sull’Amerigo Vespucci, qualche giorno fa era sul palco per celebrare i 103 anni dell’Aeronautica ed è l’influencer per il reclutamento degli allievi della prestigiosa scuola militare della Nunziatella.
Il suo nome gira da tempo come uno spauracchio nelle stanze del governo, non tanto per quello che fa, ma per quello che potrebbe avere: si diceva, e la notizia era stata anche rappresentata a Piantedosi senza che però questo gli suggerisse una maggiore prudenza, che Fabrizio Corona fosse in possesso di sue foto con il ministro
Chissà se è vero. Certo è che ora Conte finge di essere la sua segretaria al telefono («La dottoressa sta continuando a lavorare», dice, senza accento svedese) e non spiega perché abbia deciso, proprio ora, di fare questo «outing sentimentale», proprio davanti a un giovane dirigente di Fratelli d’Italia, amicissimo di un pezzo di partito pugliese ora passato alla Lega. Ma questa è un’altra storia. Forse.
(da Repubblica)

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LA LEGGE SPACCAITALIA E’ IL PROSSIMO OBIETTIVO DEL GOVERNO

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

LA LEGGE CALDEROLI E’ GIA’ STATA COLPITA DAI VERDETTI DELLA CORTE COSTITUZIONALE, FORZARE VUOL DIRE ANDARSI A CERCARE LA BASTONATA DEFINITIVA DEGLI ELETTORI DEL CENTROSUD

Come passa il tempo quando si riforma. Sembra ieri che Giorgia Meloni voleva cambiare la giustizia, introdurre il premierato, governare fino al 2032, secondo la previsione del vicepremier Matteo Salvini. Nel libro dei sogni finiti in rottami, rischia anche l’autonomia differenziata che il 18 febbraio a Palazzo Chigi, appena quattro giorni prima del referendum sulla giustizia, ha visto l’accordo preliminare tra l’esecutivo e quattro regioni del Nord: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto. Tutte amministrate da giunte di centrodestra, nessuna presieduta da un meloniano.
Il Veneto ha subito giocato la carta economica annunciando l’arrivo di 300 milioni di euro in più. Ma la manovra pre-elettorale non ha avuto effetto né in Liguria, dove il No ha conquistato il 57 per cento, né in Piemonte con il No in linea con il dato nazionale (53,5 per cento). Alla fine, la riforma Nordio ha prevalso soltanto nel lombardo-veneto con l’aggiunta del Friuli-Venezia Giulia che però l’autonomia ce l’ha già da statuto e guarda con diffidenza la nuova legge.
Le regioni del Sì, che sarebbero la «parte sana e produttiva del paese» secondo il presidente della Lombardia Attilio Fontana, hanno così rispolverato l’imperativo vetero-leghista “Federalismo!” caro a Umberto Bossi, scomparso il 19 marzo scorso. È un segnale che questa legislatura lascia pochi margini agli interventi legislativi strutturali e che la stangata referendaria sta agitando non poco il mare interno della coalizione di governo.
Mentre l’attenzione mediatica va alle epurazioni di Giorgia Meloni in Fdi e di Marina Berlusconi in Forza Italia, con una Lega colpita dalla scissione vannacciana, la maggioranza cerca di recuperare il terreno nella prospettiva del voto politico. L’autonomia differenziata può fare la differenza nei consensi.
La legge che porta il nome del ministro leghista agli affari regionali Roberto Calderoli (numero 86 del 2024) non è meno divisiva della riforma targata Carlo Nordio. Anche su questa norma si è rischiato un referendum che la Corte costituzionale ha bocciato con una sentenza del febbraio 2025. A dicembre del 2024 però la stessa Consulta aveva ridotto l’ambito dell’autonomia differenziata, accogliendo in parte il ricorso di alcune regioni governate dal centrosinistra (Puglia, Toscana, Sardegna e Campania). Erano stati esclusi dall’ambito dell’autonomia l’ambiente, la scuola, l’energia, il commercio estero. Soprattutto era arrivata l’indicazione di rimodulare i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni che rappresentano gli standard minimi di servizi civili e sociali da garantire sul territorio nazionale per non aggravare il divario fra Nord e Sud.
«Sono solo tredici punti», aveva commentato l’allora presidente della giunta veneta, il leghista Luca Zaia, sul verdetto dei giudici. «Potremo fare velocemente». Nulla di più relativo della velocità. Dopo un tentativo fallito di inserire i Lep nella manovra a ottobre del 2025, il governo ha puntato su previdenza complementare, albi professionali e sul ricco piatto della sanità, che è già di competenza regionale m
che con l’autonomia differenziata offre ulteriori spazi di manovra ai governi locali in termini di gestione delle risorse finanziarie. La possibilità di offrire stipendi più alti rischia di attirare verso Lombardia e Veneto non soltanto personale dal Sud ma ancora di più da regioni vicine, come hanno denunciato i rappresentanti liguri di Anaao-Assomed, il principale sindacato nazionale dei medici e dirigenti sanitari.
Fra i tre partiti dell’esecutivo, i leghisti sono quelli che temono di più un ulteriore rallentamento dell’iter della legge Calderoli. Con il revival dell’oltranzismo federalista i salviniani puntano a recuperare il bacino elettorale delle origini, quello delle camicie verdi che hanno accompagnato il feretro di Bossi a Pontida, peraltro contestando il segretario nazionale.
Forza Italia sta mostrando divisioni interne di fronte alla prospettiva di una crisi economica molto dura. Il partito-azienda è dato in crescita nei sondaggi con una presa ancora consistente al Sud e Antonio Tajani è sempre stato tiepido sulla legge Calderoli criticandola in modo esplicito sul tema del commercio estero, da mantenere sotto una regia nazionale a maggior ragione dopo la tempesta sui dazi. Nel mirino di Roma è finita anche la giunta siciliana a trazione berlusconiana di Renato Schifani che dopo il referendum sulla giustizia si è vista congelare i ristori statali per il ciclone Harry.
Sul fronte Fdi, la mancata presa sulle regioni del Nord resta la spina nel fianco della presidente del consiglio. Nessuna giunta potrà essere presieduta da un meloniano prima delle prossime politiche, siano anticipate o regolari al 2027. Lombardia e Friuli-Venezia Giulia voteranno nel 2028. Piemonte e Liguria nel 2029. Il Veneto ha votato quattro mesi fa eleggendo come erede di Zaia un altro leghista, Alberto Stefani, nonostante il crollo della Lega alle politiche del 2022.
In tempi di crisi economica globale l’autonomia differenziata somiglia sempre più a un aiuto di Stato riservato alle cosiddette locomotive d’Italia, che ne hanno urgente bisogno. In realtà, i dati delle superpotenze regionali del Nord davano segni di rallentamento fin da prima della guerra in Medio Oriente. L’ultimo rapporto Svimez, presentato a fine novembre 2025, segnala che nel quadriennio 2021-2024 il pil del Sud ha un aggregato dell’8,5 per cento contro il 5,8 per cento. Per i due anni successivi le stime confermano la tendenza con uno 0,7 per cento contro lo 0,5 nel 2025 e uno 0,9 contro lo 0,6 per cento nel 2026. La guerra in Iran sta già cambiando al ribasso queste cifre ma lo scarto resterà grazie agli investimenti del Pnrr nelle
regioni meridionali e nonostante il contributo straordinario dei Giochi invernali di Milano-Cortina che, secondo le stime più entusiastiche, avrebbero aumentato dell’1,7 per cento il pil per la sola Milano.
Adesso il governo corre, o dovrebbe correre, contro il tempo. Il percorso è tortuoso. Dopo l’intesa preliminare del 18 febbraio si attende il parere della Conferenza unificata, che si è appena incontrata l’1 e il 2 aprile 2026. Da lì le Camere hanno 90 giorni per esprimersi e, a seguire, Palazzo Chigi ha 45 giorni per rendere definitiva l’intesa che poi tornerà alle regioni per l’approvazione.
Non finisce qui perché l’accordo deve tornare al Consiglio dei ministri che l’approverà con un ddl da votarsi in parlamento. Ci sono in mezzo una guerra, l’estate e l’urgenza di modificare il sistema elettorale in senso favorevole al governo. Politicamente parlando, è lo stretto di Hormuz.
(da Repubblica)

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DOPO IL REFERENDUM, NULLA È COME PRIMA: LA NUOVA “SUPERMEDIA” DI YOUTREND CONFERMA IL CALO DI FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI E IL SORPASSO DEL CAMPO LARGO SUL CENTRODESTRA

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

IL PARTITO DELLA MELONI PERDE LO 0,9% E SCENDE AL 27,9%. CRESCONO PD (22%, +0,4%) E M5S (12,9, +0,55%), CHE FANNO SALIRE IL CAMPOLARGO AL 45,2%, CONTRO IL 44,8% DEL CENTRODESTRA… E ANCORA NON VENGONO CONSIDERATI GLI EFFETTI DEL CASO CONTE-PIANTEDOSI

Prima vera Supermedia dopo il referendum costituzionale. Due settimane segnate dalla vittoria del no e dalle tensioni nella maggioranza con le dimissioni del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro, del capo di gabinetto al ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, e di Daniela Santanchè al Turismo, dai cambi di incarichi dentro Forza Italia, e dalla relazione tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e Claudia Conte.
I molti sondaggi effettuati dopo il voto, confermano il netto calo di Fratelli d’Italia, che perde quasi un punto rispetto all’ultima rilevazione pre-referendum. […] Lega e Forza Italia si rafforzano, così come il Partito democratico e il Movimento 5 stelle.
Di conseguenza, il campo largo si conferma avanti, anche se per meno di mezzo punto, alla coalizione di centrodestra.
Questa, nel dettaglio, la Supermedia
Liste
FdI 27,9 (-0,9)
Pd 22,0 (+0,4)
M5S 12,9 (+0,5)
Forza Italia 9,0 (+0,3)
Lega 6,9 (+0,4)
Verdi/Sinistra 6,4 (-0,3)
Futuro Nazionale 3,3 (+0,1)
Azione 3,1 (-0,2)
Italia Viva 2,3 (+0,1)
+Europa 1,5 (-0,1)
Noi Moderati 1,0 (-0,1)* non rilevato
Supermedia Coalizioni 2022
Centrodestra 44,8 (-0,3)
Centrosinistra 30,0 (+0,1)
M5S 12,9 (+0,5)
Terzo Polo 5,3 (-0,2)
Altri 6,9 (-0,2)
Supermedia Coalizioni 2026
Campo largo 45,2 (+0,7)
Centrodestra 44,8 (-0,3)
Futuro Nazionale 3,3 (+0,1)
Azione 3,1 (-0,2)
Altri 3,6 (-0,3)
(da agenzie)

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SONDAGGIO BIDIMEDIA: E’ SILVIA SALIS LA CANDIDATA DEL CAMPO LARGO CHE PUO’ BATTERE GIORGIA MELONI

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

MELONI-SCHLEIN 54,5%-45,5%, MELONI-CONTE 53,6%-46,4%, MELONI-SALIS 51,1%-48,9%… CON SILVIA CANDIDATA PREMIER SALIREBBE DI 6 PUNTI L’AFFLUENZA ALLE URNE GIA’ OGGI (59%)… QUALCUNO LO VUOLE CAPIRE CHE CON SEI MESI DI PRESENZA SUI MEDIA E UNA COALIZIONE COMPATTA DIETRO, SILVIA PORTA A VOTARE ANCHE GLI SCAZZATI E ASFALTA IL MITO SOVRANISTA?

Si parte dalla considerazione che i due schieramenti sono di fatto in equilibrio. Se gli si chiede di scegliere solo tra il campo largo e il centrodestra (incluso Vannacci), gli elettori si dividono a metà.
Potrebbe essere importante, quindi, anche la scelta del ‘leader’ dello schieramento di centrosinistra. Il ruolo di Giorgia Meloni, a meno di passi indietro clamorosi, è ben chiaro. Lo stesso non si può dire nella coalizione di opposizione, e anche gli elettori non sembrano del tutto convinti delle figure che emergono.
Secondo il sondaggio, dovendo scegliere tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, il 54,5% voterebbe la prima e il 45,5% la seconda. In questo scenario, l’affluenza sarebbe solo al 53%. Insomma, poco entusiasmo per la segretaria del Pd.
Giuseppe Conte andrebbe solo leggermente meglio, con il 46,4% contro il 53,6% di Meloni. L’affluenza crescerebbe al 57%.
Infine Silvia Salis, attuale sindaca di Genova, otterrebbe ad oggi ( non è ancora molto conosciuta) il 48,9%. Contro di lei Meloni arriverebbe al 51,1% e l’affluenza sarebbe più alta, al 59%.
Salis, tuttavia, ha già ribadito in più occasioni che non intende (giustamente) partecipare a eventuali primarie.
(da Fanpage)

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SONDAGGIO BIDIMEDIA: ORA PER VINCERE LE ELEZIONI MELONI HA BISOGNO DI ALLEARSI CON VANNACCI

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

IL CENTRODESTRA E’ ALLA PARI CON IL CAMPO LARGO SOLO SE SI ALLEA CON FUTURO NAZIONALE, ALTRIMENTI E’ DIETRO DI QUASI TRE PIUNTI… TRA I GIOVANI E GLI UNDER45 VINCE NETTAMENTE IL CENTROSINISTRA, OLTRE QUELLA FASCIA RECUPERA IL CENTRODESTRA

I partiti del centrodestra stanno registrando un calo nei sondaggi: lo conferma anche la nuova rilevazione di Bidimedia. La maggioranza in dieci giorni ha perso oltre mezzo punto e ha visto il campo largo avvicinarsi definitivamente. Ora le due forze risultano in pareggio, ma solo se si considera che anche il partito di Roberto Vannacci faccia parte della coalizione, cosa non scontata.
Il sondaggio mostra anche quanto sono divisi gli elettori se si guarda alle fasce d’età: sotto i 45 anni vince nettamente il centrosinistra, e al contrario tra gli over 50 è in netto vantaggio la destra. In più, c’è la questione primarie nel campo largo: chi è il leader più adatto a sfidare Meloni?
Centrodestra in calo, senza Vannacci il campo largo è avanti
Fratelli d’Italia è al 28,3% dei consensi, con un calo deciso dello 0,6% registrato dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia e le dimissioni di diversi esponenti di governo. Reggono gli alleati, che però sono su numeri più bassi di quelli registrati a inizio legislatura: Forza Italia prende il 7,4%, la Lega il 6,5%.
L’ultimo partito che fa ufficialmente parte del centrodestra è Noi moderati, allo 0,9%. Poi si apre l’incognita Vannacci: Futuro nazionale è al 3% (in calo dello 0,2%) e non è chiaro cosa farà alle prossime elezioni. I deputati vannacciani non hanno votato la fiducia al governo, sull’ultimo decreto Bollette. Il punto è che con Futuro nazionale la coalizione, sulla carta, arriverebbe al 46,1%. Senza, si fermerebbe al 43,1%.
Il Partito democratico è al 22,4% e si mantiene in linea con i risultati pre-referendum (+0,1%). Crescono rispettivamente di due e di tre decimi il Movimento 5 stelle al 12,9% e Alleanza Verdi-Sinistra al 7,1%. Ci sono poi le forze centriste-liberali del campo largo: Italia viva di Matteo Renzi è al 2,3%, +Europa sale all’1,2% (+0,2%).
Nel complesso, si arriva al 45,9% dei consensi. Numeri alla mano, quindi, è evidente che per competere con il centrosinistra Giorgia Meloni potrebbe essere spinta a includere anche il partito di Roberto Vannacci. Se fare i conti è semplice, però, costruire alleanze lo è meno. E la presenza di Futuro nazionale, schierato apertamente con l’estrema destra radicale, potrebbe aprire più di un problema per Forza Italia e anche per la Lega, ex partito del generale.
Azione di Carlo Calenda arriva al 2,6% con un -0,4%, scendendo sotto l’attuale soglia di sbarramento. In compenso il Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin sale allo 0,6% (+0,1%).
Tra i giovani trionfa il centrosinistra
Un dato interessante riportato dal sondaggio è quello del voto per fasce d’età. In generale, il centrosinistra è in forte vantaggio tra i giovani. Riceve il 50% dei voti tra gli under 35, ed è comunque in vantaggio con il 48% tra i 35-44enni. Con l’aumentare delle età le cose si invertono. Il centrodestra raggiunge il 51% tra i 45-54enni, il 50% con i 55-64enni e il 49% con gli over 65.
Va detto che il passaggio è meno ‘brusco’ per la sinistra rispetto alla destra. Ovvero: il campo largo cala, con gli elettori più anziani, tra il 42% e il 44%. Invece il centrodestra prende il 35% tra i più giovani, per salire al 40% con i 35-44enni.
Anche i risultati dei singoli partiti sono significativi. Tra gli under 25 Fratelli d’Italia non è il primo partito, superato dal Pd, e cala al 19%. In compenso raggiunge il 34% con chi ha più di 65 anni. Forza Italia ha il suo picco con il 25-34enni (l’11%) mentre la Lega arriva al massimo all’8%, con i 45-54enni. Nella fascia d’età subito superiore, tra 55 e 64 anni, il partito di Vannacci raggiunge il 5%.
Il Partito democratico è piuttosto costante al 22%, ma cala al 19% con i 45-54enni per poi tornare al 25% con gli over 65. Il Movimento 5 stelle oscilla moltissimo, dal 7% con i più giovani al 18% tra i 55 e i 64 anni. E lo stesso vale, in direzione inversa, per Alleanza Verdi-Sinistra: prende il 16% tra gli under 25, cala al 4% tra ultra-sessantacinquenni.
Sono costanti +Europa e Italia viva, mentre le forze centriste registrano una forte popolarità con i giovani. L’unione di Azione, Partito liberaldemocratico e Ora! raccoglie ben il 9% tra gli under 35 (in gran parte voti, apparentemente, tolti al centrodestra) mentre arriva solo al 2% tra i più anziani.

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PIANTEDOSI VOLEVA MOLLARLA E CLAUDIA CONTE HA FATTO COMING OUT. ORA SONO IN LITE

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

LO SAPEVANO TUTTI DELLA LORO RELAZIONE MA IL PUNTO E’ UN ALTRO: COME HA FATTO CONTE AD ACCREDITARSI A CORTE E ESSERE NOMINATA IN VARI INCARICHI

Lo sapevano tutti da tempo che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, alle prese con un doloroso divorzio, avesse una relazione con la bella giornalista ciociara, Anna Claudia Conte.
Non tutti sanno, però, che “Amore” è una parola abusata, troppo abusata, diceva qualcuno, Piantedosi incluso. Per questa ragione lei avrebbe scelto di far sapere a tutti della loro storia, e si sarebbe rivolta proprio a Marco Gaetani – voce del podcast di Atreju, ma su Money.it – dopo aver sondato varie possibilità per effettuare questa intervista. Il ministro, ora, sarebbe furibondo con la sua amante e sul punto di mettere la parola fine alla loro storia.
Anna Claudia Conte, dal canto suo, è una donna determinata. Non si ferma mai, è frenetica, e vanta entrature in ogni dove per la sua straordinaria abilità nel creare connessioni. Il suo curriculum su Linkedin lo dimostra.
Nel 2019 l’esordio come attrice su Rai Cinema, passando per la meditazione poetico-musicale presso la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola e poi Maxxi, Santa Sede, Unicef, Ferrara Film Festival (tra cui ospiti come il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco e il commissario alla Cultura Federico Mollicone), editorialista presso il Riformista.
Nel dicembre del 2024 ha anche presentato alla Comunità Ebraica romana un documentario sul 7 ottobre in sala della Regina a Montecitorio, con tanto di intervento del commissario alla Cultura di Fratelli d’Italia Federico Mollicone e alla presenza del questore di Roma Roberto Massucci. In prima fila il presidente dell’associazione Italia-Israele Pierluigi Battista e il presidente dell’Ucei Noemi Di Segni.
E dopo tutti questi risultati, l’appuntamento fisso settimanale per appena 200 euro a puntata a “La Mezz’ora Legale” su Rai Radio 1 e infine la nomina in Commissione Sicurezza come consulente (a titolo gratuito).
Ne ha fatta tanta di strada, Anna Claudia Conte, che dalla piccola Aquino è arrivata ad essere un volto noto della Roma che conta, ma l’amore per il Viminale non è un cinico punto d’arrivo come molti giornalisti sibillini insinuano, ma piuttosto un album di famiglia, pieno di ricordi.
Suo padre è poliziotto nel piccolo comune ciociaro dove è cresciuta Anna Claudia, che nel 2024 è stata per la seconda volta madrina della Festa della Polizia a Frosinone, dove ha frequentato il liceo. Ricordi luminosi, ma lontani. Infatti, anche i suoi genitori sarebbero divorziati.
Poi la laurea in giurisprudenza alla Luiss, la scuola politica di Sabino Cassese. Nel gennaio del 2022 fonda la Far From Shallow Srls, che fino al settembre dello stesso anno è posseduta al 30% da Lodovico Mazzolin – il liquidatore di Banca Progetto nominato da Banca d’Italia a marzo 2025 – e per il 70% da lei, che ne diviene l’unica proprietaria fino alla liquidazione nel febbraio 2024.
Parallelamente, nel luglio del 2021 fonda la Shallow srls: “un’impresa culturale femminile, con focus sulla responsabilità sociale e lo sviluppo sostenibile”. Nell’atto costitutivo, accanto ad Anna Claudia Conte risulta Renzo Lusetti (non è attualmente socio, ma lo è stato al 50% fino al febbraio 2022), ex parlamentare del Pd ed e volto storico della Democrazia Cristiana (un vero e proprio protagonista della Prima Repubblica) marito di Vira Carbone, inviata di Porta a Porta nonché conduttrice de “La Mezz’Ora Legale”.
Lussetti, inoltre, è intimo amico di Francesco Pionati, il direttore di Rai Radio 1, natìo di Avellino, proprio come Matteo Piantedosi.
Anna Claudia Conte, poi, ha fondato l’associazione “per la cultura a 360 gradi” Nova Era, insieme ad Emanuele Ajello, con cui la giornalista ha prodotto numerose rappresentazioni cinematografiche, e che attualmente è un militante del partito Futuro Nazionale fondato da Roberto Vannacci. Ad oggi, la quasi ex amante di Piantedosi si occupa della Shallow Srls insieme a Cristina Dragut, che da quel che ci viene riferito, alloggerebbe in casa sua.
(da mowmag.com/)

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“FINANCIAL TIMES”: “IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI SEMBRA AVER COMPIUTO L’IMPRESA QUASI MIRACOLOSA DI UNIRE I VESCOVI AMERICANI, STORICAMENTE DIVISI TRA PROGRESSISTI E CONSERVATORI, IN UNA COMUNE OPPOSIZIONE ALLE POLITICHE PORTATE AVANTI DA UNA DELLE AMMINISTRAZIONI STATUNITENSI CON IL PIÙ ALTO NUMERO DI CATTOLICI DI SEMPRE”

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

“LA FREDDA ACCOGLIENZA RISERVATA A THIEL A ROMA NON È SOLO IL PRODOTTO DI UNA DISPUTA TEOLOGICA. RIFLETTE ANCHE IL SUO RUOLO PERCEPITO COME AMBASCIATORE INFORMALE DI TRUMP, INCARICATO DI FARE LA SUA VOLONTÀ ‘IN TERRA COME IN CIELO’”

Papa Leone ha definito la guerra “di scelta” di Donald Trump in Iran uno «scandalo per l’intera famiglia umana». Il conflitto porta con sé anche una forte dimensione divina, con funzionari dell’amministrazione e leader militari che ricorrono a una retorica religiosa per giustificare il combattimento.
Durante una recente funzione religiosa al Pentagono, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha pregato per una «travolgente violenza d’azione contro coloro che non meritano alcuna misericordia». In quella che è apparsa come una replica indiretta, Leone ha affermato che Gesù «non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra».
La guerra in Iran non è l’unico punto di attrito. Il Vaticano e la Casa Bianca sono profondamente in disaccordo sulla politica migratoria, sull’offensiva contro il Venezuela, sul confronto degli Stati Uniti con l’Europa e sullo smantellamento delle istituzioni multilaterali.
La Santa Sede sta inoltre monitorando con crescente preoccupazione la situazione a Cuba. Molte delle guerre di Washington e delle repressioni interne si basano su software di Palantir Technologies, motivo per cui il Vaticano ha reagito anche contro gli alleati tecnologici di Trump.
Il mese scorso, l’investitore tecnologico dalle visioni apocalittiche Peter Thiel è giunto nella Città Eterna per tenere le sue conferenze, altamente riservate ma ben note, sull’anticristo e la fine dei tempi. Il mondo cattolico lo ha accolto come se fosse un Visigoto venuto a saccheggiare la città.
I dignitari cattolici hanno trattato il cofondatore di Palantir come un apostata pericoloso da evitare, non come un cristiano non convenzionale degno di essere ascoltato. La stampa cattolica lo ha attaccato definendolo un sinistro pseudo-pensatore che promuove una teologia politica distorta, e un teologo di un’università pontificia ha persino suggerito che lo stesso Thiel potrebbe essere l’anticristo.
Sono stati impartiti ordini dall’alto per tenere lontani i teologi autentici dalle conferenze, e i media italiani hanno riferito che, nel palazzo romano in cui Thiel teneva le sue lezioni, i flâneur dai baffi impomatati superavano di gran lunga gli studiosi della Bibbia. Il magnate tecnologico evangelico è stato informalmente scomunicato da una Chiesa alla quale, peraltro, nemmeno appartiene.
Un’enciclica intitolata “Magnifica Humanitas” è in uscita a breve e offrirà una riflessione sulla visione cattolica della natura umana e sul suo rapporto con la tecnologia. Nella lotta finale tra accelerazionisti e fautori del contenimento, Thiel e il Vaticano non potrebbero essere più distanti.
Il dibattito escatologico ha una chiara dimensione politica. Thiel è stato uno dei primi sostenitori di Trump nel 2016 e ha interpretato la sua rielezione nel 2024 come una vera e propria apokálypsis, un momento di «disvelamento» di tutte le malefatte che il precedente governo aveva nascosto ai cittadini.
È anche mentore del vicepresidente JD Vance, che ha iniziato il suo percorso verso la Chiesa cattolica proprio dopo aver assistito a una conferenza di Thiel. Insieme al segretario di Stato Marco Rubio, Vance è tra i cattolici più influenti alla guida di un’amministrazione che potrebbe essere più in contrasto con l’insegnamento della Chiesa di qualsiasi altra negli ultimi tempi.
Vance ha seguito da vicino i rapporti con la Santa Sede e si è scontrato più volte, in modo turbolento, con i vescovi statunitensi e con i rappresentanti vaticani. Il forte legame tra Thiel e Vance non è sfuggito ai funzionari vaticani che hanno evitato Thiel a Roma
La fredda accoglienza riservata a Thiel non è solo il prodotto di una disputa teologica. Riflette anche il suo ruolo percepito come ambasciatore informale di Trump, incaricato di fare la sua volontà «in terra come in cielo». In quello che forse voleva essere un gesto di buona volontà, Trump ha invitato Leone a visitare il suo Paese d’origine per il 250° anniversario dell’indipendenza; il papa ha declinato.
Nel frattempo, i vescovi americani hanno scelto di non rinnovare gli accordi di cooperazione con il governo federale sul reinsediamento dei rifugiati e sui servizi per i minori migranti, e il Vaticano ha rifiutato in modo esplicito di aderire al “Board of Peace” di Trump.
Il presidente degli Stati Uniti sembra aver compiuto l’impresa quasi miracolosa di unire i vescovi americani, storicamente divisi tra progressisti e conservatori, in una comune opposizione alle politiche portate avanti da una delle amministrazioni statunitensi con il più alto numero di cattolici di sempre.
La guerra in Iran si sta trasformando in un banco di prova per i rapporti tra Washington e la Santa Sede, che non perde occasione per manifestare la propria opposizione a questo presidente americano.

(da agenzie)

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NIGEL FARAGE, LEADER DEL TRUMPIANO REFORM UK, SILURA SIMON DUDLEY, PORTAVOCE PER LE POLITICHE ABITATIVE DEL SUO PARTITO. PARLANDO DEL ROGO DELLA GRENFELL TOWER DI LONDRA IN CUI, NEL 2017, MORIRONO 72 PERSONE, DUDLEY IN UNA INTERVISTA HA DETTO CINICAMENTE: “PURTROPPO, SAPETE, ALLA FINE TUTTI DEVONO MORIRE”

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

DOPO LE POLEMICHE E’ INTERVENUTO FARAGE: “SONO COMMENTI DEL TUTTO INAPPROPRIATI E SCIOCCANTI PER MOLTE PERSONE”

Nigel Farage, leader del trumpiano Reform Uk, ha rimosso Simon Dudley dall’incarico di portavoce per le Politiche abitative del suo partito dopo le frasi shock sul rogo della Grenfell Tower, il grattacielo di edilizia popolare di Londra teatro nel giugno del 2017 di un incendio devastante ai margini del quartiere del lusso di Chelsea che costò la vita a 72 persone residenti, inclusi i giovani architetti veneti Gloria Trevisan e Marco Gottardi
“Purtroppo, sapete, alla fine tutti devono morire”, aveva detto Dudley in un’intervista, pur riconoscendo la tragedia ma allo stesso tempo lamentando le norme edilizie più rigide – introdotte dopo il rogo causato dall’installazione di
micidiali pannelli decorativi a basso costo rivelatisi incendiabili – in quanto limite allo sviluppo immobiliare nel Regno Unito.
A fronte della bufera e delle reazioni di condanna, inclusa quella del premier laburista Keir Starmer che ha parlato di dichiarazioni “vergognose”, l’ex tribuno della Brexit nel corso di una conferenza stampa ha annunciato la rimozione di Dudley dal suo incarico per i commenti “del tutto inappropriati” e “scioccanti per molte persone”.
(da agenzie)

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