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CASO ALMASRI: LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE HA DEFERITO L’ITALIA ALL’ASSEMBLEA DEGLI STATI MEMBRI PER “INADEMPIENZA A UNA RICHIESTA DI COOPERAZIONE” SUL CASO DEL TORTURATORE LIBICO

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

IL CASO DEL TORTURATORE LIBICO DI BAMBINI, COLPITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE E RIPORTATO INVECE IN LIBIA CON UN VOLO DI STATO RESTA UNA VERGOGNA INDELEBILE PER UNO STATO VILE

La presidenza della Corte penale internazionale (Cpi) ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati membri per “inadempienza a una richiesta di cooperazione” sul caso Almasri.
Lo riferisce la stessa Cpi, spiegando che “il 29 gennaio 2026 la presidenza della Corte ha trasmesso al presidente dell’Assemblea degli Stati membri la ‘Decisione di deferire all’Assemblea degli Stati membri l’inadempienza dell’Italia a una richiesta di cooperazione’ della Camera preliminare I, datata 26 gennaio 2026, rinviando così la questione all’Assemblea degli Stati membri”.
La Corte ricorda che “il 17 ottobre del 2025 la Camera preliminare I aveva emesso una ‘Decisione sulla mancata ottemperanza dell’Italia a una richiesta di cooperazione’, nella quale aveva constatato che l’Italia non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto ‘non dando debita esecuzione alla richiesta della Corte di arrestare e consegnare il sig. Njeem (cioè Almasri ndr.) mentre si trovava sul territorio italiano, e non consultando né cooperando con la Corte per risolvere eventuali presunte questioni derivanti dalla formulazione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta concorrente di estradizione'”.
La Cpi ha fatto sapere anche che un rappresentante dell’Italia è stato invitato alla riunione dell’ufficio di presidenza dell’Assemblea del 1° aprile 2026 per discutere le implicazioni della decisione della Corte relativa alla sua mancata cooperazione e per presentare le proprie opinioni su come intenda cooperare con la Corte in futuro e aggiunge che l’ufficio di presidenza presenterà una relazione sulle misure adottate, unitamente a eventuali raccomandazioni, alla prossima sessione dell’Assemblea.
L’Assemblea degli Stati membri è l’organo di controllo gestionale e legislativo della Corte penale internazionale ed è composta dai rappresentanti degli Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma.
(da agenzie)

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L’ENNESIMO PASTICCIO DELL’ARMATA BRANCA-MELONI: DOPO LE PROTESTE DI CONFINDUSTRIA, CHE HA MINACCIATO CAUSE LEGALI ALLO STATO, IL GOVERNO HA RESTITUITO ALLE IMPRESE TUTTO IL FONDO STANZIATO IN MANOVRA DA 1,3 MILIARDI PER GLI INCENTIVI DI “TRANSIZIONE 5.0”, CHE ERA STATO TAGLIATO PER DUE TERZI UNA SETTIMANA FA. E HA AGGIUNTO ALTRI 200 MILIONI

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

LA RETROMARCIA, OLTRE A PLACARE LE IRE DEGLI IMPRENDITORI, È UNA CIAMBELLA DI SALVATAGGIO AL TRABALLANTE MINISTRO URSO – IL GELO DI CONFINDUSTRIA NEI CONFRONTI DI GIORGETTI “MANI DI FORBICE”, CHE AVEVA DECURTATO I BONUS

Un pasticcio che si chiude con una retromarcia. Quella del governo che restituisce alle imprese tutto il fondo stanziato in manovra da 1,3 miliardi per gli incentivi di Transizione 5.0 e poi tagliato per due terzi venerdì con il decreto fiscale. Aggiungendo pure altri 200 milioni, coperti con fondi del ministero delle Imprese. Si arriva così a un miliardo e mezzo. Associazioni soddisfatte.
A partire da Confindustria, andata in fibrillazione nei giorni scorsi fin quasi alle minacce legali di ricorsi agitate da alcune compagini territoriali per una misura «ingiusta, retroattiva, che lede la fiducia e crea esodati».
Il taglio di 763 milioni, arrivato a sorpresa nel primo Consiglio dei ministri dopo la sconfitta referendaria e senza la premier Meloni, evapora nel giro di appena cinque giorni, densi però di polemiche.
Che la tensione fosse alla stelle lo dimostra l’ingresso in anticipo di un’ora del presidente degli industriali Emanuele Orsini. Varca Palazzo Piacentini alle 10 spaccate, sale lo scalone e si infila in un confronto riservato con i due ministri Adolfo Urso, il padrone di casa appena rientrato dalla missione negli Usa, e Tommaso Foti, plenipotenziario del Pnrr.
Manca il terzo annunciato: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Un’assenza che pesa. Al suo posto, il viceministro Maurizio Leo.
Quando parte il tavolo tutto è già risolto. Il viceministro Leo annuncia il miliardo e mezzo. Il ministro Urso spiega che era pronto ad arrivare a 1,65 miliardi per coprire tutti gli investimenti delle imprese in efficientamento energetico arrivati in coda nel mese di dicembre.
Se l’avesse fatto, spiega, Eurostat avrebbe caricato quella cifra per intero sul 2025 facendo lievitare il deficit che già oscilla poco sopra il 3% e rischia di tenere l’Italia in procedura per disavanzo eccessivo. Invece così il miliardo e mezzo, «massimo sforzo», pesa sul 2026. Poi si vedrà. Orsini incassa la mediazione che per Confindustria sa di vittoria: «Non si arriva al 100% dei fondi, ma ci avviciniamo. Bene».
Uscendo ai cronisti consegna una perla: «Apprezzamento per il tavolo e, devo dire, anche per il ministro Urso per la difesa dell’industria». Neanche un accenno a Giorgetti, il grande assente. «Ha tagliato e tradito le promesse fatte il 20 novembre a tutti noi», dicono molti dei presenti parlando del ministro Mef.
E così i fondi aumentano di 1,4 miliardi che si sommano agli 8,4 miliardi già stanziati: quasi 10 miliardi nel triennio per l’iperammortamento. Sommati ai 4 del bonus 5.0, «parliamo di 14 miliardi e addirittura di 20 miliardi con Transizione 4.0».
Rivendica Urso, ministro in bilico secondo le cronache di palazzo. Ieri però appoggiato dalle imprese. Una piccola luna di miele che durerà poco. Il tempo di riparlare di bollette e costi dell’energia. «Fare presto» è uno slogan destinato a tornare.
(da agenzie)

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“FATEMI USCIRE DA QUESTO CARCERE, NON SONO UNO STRAGISTA” – IL 17ENNE DI PERUGIA CHE PROGETTAVA UNA CARNEFICINA IN UNA SCUOLA SOSTIENE DI ESSERE UN AGNELLINO: “ERO ENTRATO IN UN CANALE TELEGRAM SBAGLIATO. NE VOLEVO USCIRE MA ERO MINACCIATO DAGLI ALTRI ISCRITTI E MI SPAVENTAVO”

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

MA LE INDAGINI DICONO TUTT’ALTRO: IL GIOVANE (“INCEL”) NON ERA UN “SEMPLICE ISCRITTO” A DEI GRUPPI NEONAZI E CHE INCITAVANO ALL’ODIO CONTRO LE DONNE. MA NE ERA IL PROMOTORE – IN DUE CANALI CARICAVA I MANUALI PER COSTRUIRE ARMI ED ESPLOSIVI – – COME LA GALASSIA NEONAZISTA MANIPOLA GLI ADOLESCENTI SUL WEB

“Fatemi uscire da questo carcere, non sono uno stragista”. Andrea, il ragazzo di 17 anni indicato dagli inquirenti come un terrorista in erba, si difende dal carcere di Firenze dove è rinchiuso. Le accuse contro di lui sono quelle di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, ma anche di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Adesso lui dice, in una telefonata di pochi minuti al suo avvocato, Angelo Pettinella: «Ero entrato in un canale sbagliato quando ero poco più che un bambino. Ne volevo uscire ma ero minacciato dagli altri iscritti e mi spaventavo. Ci sono tracce di quando scrivevo agli amici che ero preoccupato e volevo sfilarmi. È tutto nel mio cellulare, in mano a chi indaga».
Molto probabilmente questa versione, oggi, Andrea la ripeterà davanti al giudice per le indagini preliminari durante l’interrogatorio di convalida del suo arresto. Le indagini dicono tutt’altro. Ad esempio, che Andrea non era un semplice iscritto a dei gruppi suprematisti, neonazi e che incitavano all’odio contro le donne.
Ma che ne sarebbe stato anche il promotore, almeno in due casi: i canali Telegram Libreria e V2. Su questi ha caricato i manuali per costruire armi micidiali, le istruzioni per preparare il Tatp, l’esplosivo impiegato nelle stragi di Bruxelles e Parigi soprannominato la ‘”Madre di Satana”
Ci sono poi le frasi scritte sui gruppi neonazi che hanno convinto il Ros a chiedere l’arresto. La prima, comparsa in una chat Whatsapp nel 2024: «Magari un giorno faccio una sparatoria e poi mi ammazzo. Però devo ancora decidere il posto dove farla prima di andarmene»
E, poi, quell’annuncio da gelare il sangue nelle vene: «Io quando sarò in quinta replicherò la Columbine». Si riferiva al massacro della Columbine High School in Colorado del 1999. La fascinazione per assassini come Filippo Turetta, o per i «Santi» Anders Behring Breivik e Brenton Harris Tarrant, hanno chiuso il cerchio sulla sua personalità reputata violenta.
A Perugia un ragazzo di 17 anni affiliato al canale neonazista “Werwolf Division”, finisce in carcere con l’accusa di voler fare una strage a scuola con armi costruite in 3D. Qualche giorno prima, a Trescore Balneario, un adolescente di 13 anni accoltella la sua professoressa trasmettendo tutto in diretta su Telegram
Due storie, due città, un tratto comune: la violenza come performance e copione premeditato. «La costruzione dell’atto violento è, di per sé, collettiva. Per questo non si può parlare di persone isolate», spiega Leonardo Bianchi, esperto di movimenti dell’estrema destra extrapartitica e autore di saggi e del podcast Complott
Cosa accomuna e cosa distingue i due casi?
«Entrambi nascono in ambienti digitali chiusi in cui è possibile autoradicalizzarsi, e si rifanno alla pratica dello school shooting, le sparatorie di massa negli Stati Uniti. Non a caso il culto citato è quello di Columbine: un modello capace di creare un linguaggio, meme e riferimenti specifici. Ma i due casi divergono completamente nelle motivazioni e nelle finalità».
Lei è contro la narrativa del “lupo solitario”. Pensa sia fuorviante?
«Queste forme di violenza si basano sull’emulazione di personaggi come Brenton Tarrant — autore nel 2019 della strage di Christchurch — e Behring Breivik, artefice degli attentati a Utoya nel 2011. Uomini santificati, martirizzati».
Sono tutti casi stranieri.
«Il 17enne di Perugia ha citato anche Filippo Turetta, trasformato in questi anni in un meme antifemminista. L’anno scorso c’è stato un caso simile a Bolzano ad opera di un 15enne. Prima ancora, diversi altri. Per non parlare di Luca Traini, spesso rimosso dai discorsi. È un fenomeno che non nasce nel vuoto e riguarda anche l’Italia».
Sembra un mondo impossibile da definire. Non c’è uniformità in termini di età, estrazione sociale, geografia?
«No, è quello che rende difficile un’eventuale prevenzione. Si spazia dai figli della borghesia a ragazzini di 16 anni politicamente non formati; da chi ha situazioni familiari svantaggiate a chi è incensurato e non ha alle spalle alcun percorso accidentato. È un groviglio inestricabile fatto anche di precisi vocabolari che è importante conoscere».
Quali possono essere i segni di un retroterra ideologico?
«Quello che interessa di più è l’estetica della controcultura. I manifesti scritti, caratteristica cruciale del nuovo terrorismo di estrema destra. Altre tracce digitali utili a lasciare segnali per ispirare chi verrà dopo. Iconografie o meme provenienti dall’alt-right statunitense o dal Terrorgram: la rete di canali Telegram di estrema destra. È il caso di Perugia, ma anche di altri arresti recenti».
Chi costruisce questo immaginario?
«La Casa Bianca trumpiana utilizza già i videogiochi per fare propaganda, alternandoli con immagini di bombardamenti in Iran. Non deve sorprendere che ragazzi a cavallo della maggiore età possano esserne affascinati. È un fenomeno globale ed è miope pensare che la responsabilità sia del singolo».
C’è qualcosa che stiamo sottovalutando oggi?
«Italia e Stati Uniti sono differenti in una cosa: l’accesso alle armi. Ma alcuni aspiranti terroristi, come pare il ragazzo di Perugia, stanno iniziando a stampare armi in 3D. Se ne parla ancora poco in Europa, ma questo potrebbe cambiare il fenomeno: armi in grado di eludere i sospetti delle forze dell’ordine o i metal detector nelle scuole».
(da agenzie)

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IN PROVINCIA DI FERRARA, UN UOMO PUBBLICAVA SUL SUO PROFILO FACEBOOK ESPRESSIONI RAZZISTE E ANTISEMITE, OLTRE CHE IMMAGINI RAFFIGURANTI HITLER E L’INGRESSO DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

QUANDO LA POLIZIA HA PERQUISITO L’APPARTAMENTO DELL’UOMO, GLI AGENTI HANNO TROVATO UN CHILO DI STUPEFACENTE E ARMI

Un uomo residente nel Ferrarese è stato arrestato al termine di un’indagine avviata dalla Polizia di Stato per attività di propaganda online legata a contenuti razzisti e di ispirazione nazista.
’indagine è partita da una segnalazione arrivata al Commissariato di pubblica sicurezza online, riguardante un profilo Facebook attivo in un gruppo pubblico. Secondo quanto accertato, l’utente pubblicava messaggi e immagini con contenuti razzisti, antisemiti e di incitamento alla violenza, oltre a riferimenti espliciti al nazismo e al fascismo.
Gli approfondimenti condotti dalla Polizia Postale di Bologna e dalla Digos di Ferrara hanno permesso di identificare il presunto responsabile e di raccogliere elementi sull’attività svolta in rete. Sulla base di quanto emerso, la Procura di Ferrara ha disposto una perquisizione personale, domiciliare e informatica.
Di particolare rilievo, nel quadro investigativo, è risultata la natura dei contenuti pubblicati, consistenti in espressioni razziste e antisemite, nonché incitanti alla
violenza, oltre che in immagini raffiguranti Hitler, Mussolini e l’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz
Nel corso della perquisizione è emerso anche il possesso di oltre un chilogrammo di droga, insieme a materiale per il confezionamento. Per questo motivo, oltre alle accuse legate alla propaganda online, l’uomo è stato arrestato e trasferito in carcere, in attesa dell’udienza di convalida.
(da w.lanuovaferrara.it

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I SOVRANISTI BLINDANO L’EX ZARINA. LA PROCURA DI ROMA CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DI GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI NORDIO, IMPUTATA PER “FALSE DICHIARAZIONI” AI MAGISTRATI SUL CASO ALMASRI MA IL PROCEDIMENTO È DESTINATO A BLOCCARSI, PERCHÉ L’UFFICIO DI PRESIDENZA DELLA CAMERA, CON 11 VOTI CONTRO 10, HA PROPOSTO DI SOLLEVARE IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE, SOSTENENDO CHE IL REATO DEVE ESSERE GIUDICATO DAL TRIBUNALE DEI MINISTRI

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

PRIMA DI DIMETTERSI, BARTOLOZZI AVREBBE AVUTO RASSICURAZIONI DA PALAZZO CHIGI SULLO SCUDO PENALE DEL PARLAMENTO. TRADOTTO: VA SOTTRATTA AL PROCESSO PERCHE’ CONOSCE TUTTI I SEGRETI DEL PASTICCIO SUL TORTURATORE LIBICO

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Giusi Bartolozzi, la ex capo di Gabinetto del ministero della Giustizia divenuta ora imputata di «false dichiarazioni» rese agli inquirenti durante l’indagine sul caso Almasri.
Ma il procedimento è destinato a bloccarsi con il voto della Camera che alzerà una sorta di scudo a sua protezione, sollevando un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale.
Il reato contestato a Bartolozzi si riferisce alla testimonianza resa un anno fa durante l’istruttoria del tribunale dei ministri sulla vicenda del generale libico accusato dalla Corte penale internazionale di crimini d guerra e contro l’umanità, fermato a Torino a gennaio 2025 ma poi liberato e riaccompagnato in patria dopo che il Guardasigilli Carlo Nordio non concesse l’autorizzazione all’arresto.
Al termine della sua indagine lo stesso tribunale chiese al Parlamento l’autorizzazione a procedere contro Nordio, il suo collega all’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, negata dalla Camera dei deputati.
Ma contemporaneamente le tre giudici del tribunale avevano ritenuto che le dichiarazioni di Bartolozzi su quanto accaduto al ministero della Giustizia tra il fermo e la scarcerazione di Almasri fossero «inattendibili e mendaci», e disposero che la Procura ordinaria procedesse per quel reato. Un mese fa l’ufficio diretto dal procuratore Francesco Lo Voi ha comunicato all’indagata la conclusione dell’indagine, e adesso è arrivata la richiesta di processarla.
Ieri però l’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha deciso, con una maggioranza di 11 voti contro 10, di rivolgersi alla Corte costituzionale, sostenendo che il reato contestato all’ormai ex capo di Gabinetto debba essere giudicato dal tribunale dei ministri in quanto «teleologicamente connesso» a quello di cui era accusato Nordio, e quindi anch’esso subordinato all’autorizzazione a procedere
Una tesi già respinta sia dal tribunale dei ministri che dalla Procura di Roma, dove hanno ritenuto che l’unica connessione con gli illeciti attribuiti ai ministri prevista dalla legge e da precedenti pronunce della Cassazione è il concorso nello stesso reato; in questo caso, invece, si tratta di fatti diversi e commessi in tempi diversi.
La prossima settimana l’aula di Montecitorio voterà sulla proposta dell’ufficio di presidenza, dopodiché la questione passerà al vaglio della Consulte e fino al verdetto dei giudici costituzionali il procedimento verrà sospeso.
Nel frattempo Bartolozzi ha tentato di spostarlo alla Procura di Perugia, cioè l’ufficio giudiziario competente a giudicare le toghe in servizio a Roma (quando Nordio la chiamò in via Arenula, dov’è rimasta fino alle dimissioni all’indomani del referendum che ha bocciato la riforma della magistratura, lavorava alla corte d’appello della Capitale), ma sia il procuratore Lo Voi che il procuratore generale della Cassazione al quale s’è rivolta successivamente hanno rigettato l’istanza, considerandola infondata.
(da Corriere della Sera)

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PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA “PERSONA MOLTO RISERVATA”, HA DECISO DI ROMPERE GLI INDUGI E DICHIARARE AL MONDO LA SUA RELAZIONE CON IL MINISTRO DELL’INTERNO PROPRIO ADESSO?

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

CON TUTTI I GIORNALISTI CHE CONOSCE, PERCHÉ CLAUDIA CONTE SI È FATTA INTERVISTARE DAL “FRATELLINO D’ITALIA” MARCO GAETANI, CONCORDANDO PRIMA LA DOMANDA SU PIANTEDOSI? QUAL È L’OBIETTIVO DEL “COMING OUT”? C’È UN INTERESSE SINGOLO O MULTIPLO? E DI CHI? È DI CONTE E PIANTEDOSI INSIEME? DELLA SOLA EX “RAGAZZA CINEMA OK”? OPPURE LA NOTIZIA INTERESSA ANCHE QUALCUN ALTRO, CON CONSEGUENZE POTENZIALMENTE FATALI PER IL GOVERNO?

A Roma, si sa, anche la via diritta è un labirinto. Ogni questione, anche la più semplice, all’apparenza, si complica e si tramuta in un guazzabuglio impossibile da districare.
Così, anche una relazione extraconiugale può diventare un engima, quando di mezzo ci sono un ministro e una giornalista rampante dalla rapida e sorprendente carriera, che, dopo un lungo periodo nell’ombra, decide di rendere pubblica la “love story”
Il caso Conte-Piantedosi, esploso 24 ore fa, dopo l’intervista alla “producer” di se stessa al sito “Money.it”, pone una serie di interrogativi a cui finora nessuno è riuscito a dare risposta.
1. Claudia Conte, nella stessa intervista in cui ammetteva di “non poter negare” la relazione con il ministro dell’Interno, sosteneva di essere una persona “molto riservata” nella vita privata.Dunque perché ha deciso improvvisamente di rompere gli indugi e dichiarare al mondo la sua storia con Piantedosi? Se è vero, come sostengono gli “addetti ai livori”, che la relazione tra i due va avanti stabilmente da circa tre anni, come mai ha deciso di uscire allo scoperto proprio adesso, nel momento di massima debolezza del Governo?
2. La 34enne prezzemolona ciociara non è una sprovveduta. È sveglia, intraprendente e “di mondo”: si è resa conto che confessando di essere l’amante di Piantedosi ha messo il duro prefetto irpino in grande difficoltà?
Il ministro, che a quanto pare sarebbe separato informalmente da tempo da sua moglie, ricopre un incarico delicatissimo nel Governo Meloni: sovrintende alla pubblica sicurezza, e al suo dicastero fa capo la Polizia e dalla sua scrivania passano dossier sensibili per il Paese.
Non solo: anche la (ex?) moglie di Piantedosi, Paola Berardino, ha un importante ruolo pubblico, è prefetto a Grosseto.
Claudia Conte non immaginava che la rivelazione “en passant” fosse una bomba nucleare sganciata sul Governo e sulla famiglia Piantedosi?
Inoltre, annunciando urbi et orbi la relazione, la vispa ex “Ragazza cinema OK” ha fatto un danno anche a sé stessa: i suoi molti incarichi pubblici, su cui si sparlottava già da tempo nei palazzi romani, ora saranno passati al setaccio.
E quando si cerca, qualcosa si trova sempre: già emergono i primi possibili conflitti di interessi, come l’incarico per la scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo al ministero dell’interno (come rivelato dal quotidiano “Domani”). È un apparente “suicidio” professionale: anche ogni futura collaborazione o consulenza di Claudia sarà sempre associata alla sua storia con il ministro…
3. Claudia Conte conosce centinaia di giornalisti: negli anni ha costruito sagacemente una rete pervasiva, ha invitato direttori a presentarle libri, frequenta il giro giusto dei palazzi romani, è onnipresente in tv a parlare di qualsiasi argomento (dal bullismo alla politica estera fino al referendum e alle baby gang scambiate per “gang bang”).
Perché ha deciso di dare lo scoop su Piantedosi al semisconosciuto sito “Money.it”, edito da una piccola società fondata dal giovane imprenditore Dimitri Stagnitto, e di farsi intervistare dal poco più che ventenne Marco Gaetani, social media strategist di Fratelli d’Italia alla Camera e già dirigente di Gioventù nazionale, sezione giovanile del partito di Giorgia Meloni?
4. Non si è reso conto, il donzelliano Gaetani, che prestarsi a fare da megafono alla posta del cuore di Claudia Conte avrebbe procurato un enorme problema al suo partito, e dunque al Governo?
5. Un dettaglio interessante sulla vicenda lo dà oggi Simone Canettieri, firma certo non ostile a via della Scrofa, sul “Corriere della Sera”. Racconta Canettieri che Gaetani è stato chiamato ieri dai vertici del partito: “a loro ha spiegato che ‘Conte, prima di iniziare a registrare, mi ha chiesto di farle questa domanda, premettendo che il ministro era separato’”.
Se fosse vera questa ricostruzione, cioè che la domanda sia stata preparata, voluta e richiesta da Claudia Conte, qual era l’obiettivo
C’è un interesse singolo o multiplo? E di chi? È di Conte e Piantedosi che, in quanto piccioncini innamorati, vogliono finalmente uscire allo scoperto dopo anni di amore clandestino?
L’interesse è della sola Claudia Conte, per motivi che ignoriamo?
Oppure far uscire la notizia del ministro farfallone interessa, oltre alla stessa Conte, a qualcun altro nel governo, che così può mettere il prefetto irpino in una posizione di debolezza politica, proprio ora che si parla di un possibile rimpasto? Certo, sarebbe un gioco ad altissimo rischio: l’esecutivo è nel suo momento di massima debolezza.
Come scrivono Lorenzo De Cicco e Tommaso Ciriaco su “Repubblica”: “Se questa storia dovesse sfuggire di mano, costringendo addirittura il ministro a un passo indietro, difficilmente la premier potrebbe evitare un rimpasto più ampio di una singola e mirata sostituzione di Daniela Santanchè.
Sempre che non si renda addirittura necessario un bis del suo governo, con l’effetto collaterale di rinunciare alla rincorsa al record per l’esecutivo più longevo della storia repubblicana…”
ltro mistero: perché la Lega si è premurata di offrire la propria solidarietà, un po’ pelosetta, parlando di “totale stima e amicizia nei confronti di Matteo Piantedosi”, dopo che Matteo Salvini ha ricevuto lo stesso Piantedosi al ministero dei Trasporti per gli auguri di Pasqua, con tanto di scambio di colombe
A volte, però, le cose potrebbero essere più semplici di come appaiono: Claudia Conte potrebbe anche aver deciso di uscire allo scoperto in modalità kamikaze per una non precisata “vendetta” (sullo stile di Maria Rosaria Boccia).
Oppure potrebbe aver “cantato” d’accordo con l’amato ministro, solo per ufficializzare una storia d’amore ormai sbocciata e impossibile da occultare oltre.
L’ultima ipotesi: qualche settimanale magari ha nel cassetto le foto dei piccioncini. Claudia Conte, o qualche fratello o sorella di via della Scrofa, avrà sentito in giro odor di paparazzata, magari una “soffiata” di un giornalista “amico” che preannunciava un altro caso alla Sangiuliano, ed avrà pensato che era meglio anticiparlo, mettendo la sordina e vedere l’effetto che fa…
Qual è la verità? Mentre noi ci arrovelliamo tra mille interrogativi e dubbi, la procace Claudia che fa? Continua il suo “lavoro” come niente fosse e pubblica su Instagram un video di lei insieme ai ragazzi autistici di PizzAut…
(da Dagoreport)

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TRUMP NON SA COME USCIRE DAL PANTANO IRANIANO. NEL PRIMO DISCORSO DEL TYCOON ALLA NAZIONE DOPO L’INIZIO DELLA GUERRA, IL GANGSTER DELLA CASA BIANCA ALTERNA MINCHIATE A COSE GIA’ NOTE

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

SUL CAMBIO DI REGIME AVEVA GIÀ MUTATO LINEA NEI GIORNI SCORSI, E DOPO AVER INUTILMENTE INCORAGGIATO GLI IRANIANI ALLA RIVOLTA LA SERA DEL PRIMO ATTACCO, ORA RIGIRA LA FRITTATA E AFFERMA CHE IL CAMBIO DI REGIME È “GIÀ AVVENUTO” CON LA DECAPITAZIONE DEI LEADER – RISULTATO: NON HA MESSO IN GINOCCHIO GLI AYATOLLAH E NON HA RASSICURATO NE’ GLI AMERICANI NE’ I MERCATI

La notizia del primo discorso alla nazione tenuto dal presidente dall’inizio della guerra in Iran è l’assenza di notizie. Anche la nuova scadenza di due o tre settimane per chiudere il conflitto, che allunga un po’ la previsione iniziale tra quattro e sei settimane, l’aveva già annunciata un paio di giorni fa parlando nell’Ufficio Ovale. Che gli obiettivi siano stati quasi tutti raggiunti, o comunque lo saranno a breve, lo dice dal giorno dopo l’inizio dei bombardamenti.
Trama simile per la minaccia di distruggere le infrastrutture elettriche della Repubblica islamica, se non si piegherà alle richieste del suo piano in 15 punti. Ha avvertito che i satelliti tengono un occhio sempre fisso sui laboratori nucleari, e lui è pronto a tornare a colpirli se qualcosa si muovesse
Il Washington Post ha scritto che il Pentagono gli ha consegnato un piano per sequestrare gli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani degli ayatollah, ma lui ieri alla Reuters ha detto che in fondo lo interessano poco, perché sono seppelliti a grandi profondità sotto terra e quindi di fatto non utilizzabili senza essere scoperti. Se ci sono piani per le operazioni di terra, non vi ha fatto alcun accenno.
Questo è normale, perché nessun leader vuole informare in anticipo i nemici, ma non ha neppure posto le fondamenta per giustificare questa eventuale mossa davanti agli americani, che sono contrari con una maggioranza di due terzi.
Sul cambio di regime aveva già mutato linea nei giorni scorsi, e dopo aver incoraggiato gli iraniani alla rivolta la sera del primo attacco, ora che non è ancora avvenuta se la cava ripetendo che di fatto è già avvenuto con la decapitazione dei leader. Ha ribadito che lo Stretto di Hormuz è un problema degli europei e dei cinesi, perché sono loro ad usarlo per importare petrolio e gas, quindi tocca a loro garantirne la sicurezza.
Alla fine però non ha usato la parola “disgusto” per lamentarsi del mancato aiuto della Nato, come aveva promesso alla vigilia del discorso, prospettando di uscirne. Ha detto che le discussioni diplomatiche con Teheran sono in corso, senza però offrire aggiornamenti sulla loro sostanza, tornando a minacciare di colpire in maniera estremamente dura nelle prossime due settimane, forse per convincere gli interlocutori iraniani a cedere.
In altre parole, durante i 19 minuti di discorso alla nazione Trump ha ripetuto cose in gran parte già note. Secondo i suoi critici, ha tenuto il sermone che avrebbe dovuto fare la sera dei primi bombardamenti, per spiegarne i motivi. A meno che non pensi di aver spaventato con le sue parole il regime iraniano, già colpito duramente eppure sopravvissuto, i destinatari erano gli americani scontenti, incerti, quelli che dicono ai sondaggi di voler chiudere subito la guerra, anche se gli obiettivi elencati dal presidente non sono stati tutti raggiunti.
E ovviamente i mercati, che però forse si aspettavano un po’ più di sostanza sulle prospettive per chiudere la guerra, come dimostra il calo dei Futures seguito al discorso. Se il discorso non serviva a nascondere le sue reali intenzioni agli iraniani, lo scopo più plausibile era quello di guadagnare un po’ di tempo con il pubblico americano quanto meno perplesso
Magari per avviare le operazioni di terra, accelerare il negoziato, riaprire Hormuz e piegare il regime, in modo comunque da poter andare via con qualcosa in mano che gli consenta di dichiarare vittoria. Ieri sera non ha potuto farlo, anche se ha detto che gli obiettivi verranno raggiunti molto presto. Resta da vedere se questo basterà a calmare gli americani, ricostruire la loro fiducia nel presidente, placare i mercati e farlo risalire nei sondaggi.
(da Repubblica)

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DITE A GIORGIA MELONI CHE C’È POCO DA ESSERE OTTIMISTI. IL MERCATO DEL LAVORO TIRA IL FRENO A MANO A FEBBRAIO: L’ISTAT RILEVA 29MILA OCCUPATI IN MENO RISPETTO A GENNAIO, CON LA RIDUZIONE PIÙ MARCATA, DELLO 0,6%, PER LA FASCIA DI ETÀ TRA I 25 E I 34 ANNI, MA IL CALO È NOTEVOLE PURE NELLA FASCIA SUCCESSIVA

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

IL TASSO DI OCCUPAZIONE SCENDE AL 62,4%, QUELLO DI DISOCCUPAZIONE SALE AL 5,3, MENTRE QUELLO DI INATTIVITÀ RIMANE INCHIODATO AL 33,9%

Decisa frenata del mercato del lavoro a febbraio. L’Istat rileva 29 mila occupati in meno rispetto a gennaio, con la riduzione più marcata, dello 0,6%, per la fascia di età tra i 25 e i 34 anni, ma il calo è notevole pure nella fascia successiva. Il tasso di occupazione scende al 62,4%, quello di disoccupazione sale al 5,3, mentre quello di inattività rimane inchiodato al 33,9%.
Un segnale chiaro, che smentisce la lettura ottimistica del governo sul mercato del lavoro, rilevano le opposizioni. Ma anche lo stesso governo sta ragionando su provvedimenti per rafforzare la qualità dell’occupazione: la presidente del consiglio Giorgia Meloni ieri ha incontrato la ministra del Lavoro Marina Calderone
«Si è avviata una riflessione, in vista della Festa dei Lavoratori del 1° maggio, su nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno di quello povero». Un intervento legislativo che, in linea con quanto è avvenuto negli anni precedenti, potrebbe concretizzarsi in un decreto legge emanato il 30 aprile o proprio il 1° maggio.
Rispetto allo scorso anno l’occupazione è ancora in crescita, ma di pochissimo, appena lo 0,1%, con un calo robusto dei contratti a termine (-8,5%, significa 226mila occupati in meno). Sia nel confronto mensile che in quello annuo crescono invece gli autonomi. Continuano le tendenze registrate ogni mese sul fronte degli over 50, che aumentano sia rispetto a gennaio che sul febbraio 2025.
I parlamentari del M5S delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato puntano più il dito contro «il carattere patologico assunto dal mercato del lavoro nell’era Meloni», e in particolare contro «la progressiva esclusione dei giovani», che si contrappone a «un invecchiamento forzato degli occupati».
Osservazioni che trovano conferma nell’analisi dei dati, anche rispetto agli anni precedenti: i lavoratori over 50 a febbraio erano arrivati a 10 milioni 393mila, in aumento di 432mila unità sullo stesso mese del 2025, ma vent’anni fa, nel febbraio 2006, erano a quota 5 milioni 63mila.
(da agenzie)

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CLAUDIA CONTE E LA DENUNCIA CONTRO L’EX FIDANZATO, IL CALCIATORE ANGELO PARADISO: “SI FECE SEI MESI AI DOMICILIARI, POI FU ASSOLTO CON FORMULA PIENA”

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

LEI LO AVEVA ACCUSATO DI STALKING, ESTORSIONE. REVENGE PORN E DIFFAMAZIONE MA IL TRIBUNALE DI ROMA LO ASSOLSE… LUI AVREBBE POTUTO CHIEDERE UN RISARCIMENTO IN SEDE CIVILE MA VI RINUNCIO’: “NON VOGLIO SENTIRNE PIU’ PARLARE”

Claudia Conte, giornalista, conduttrice, scrittrice e opinionista tv ha rivelato di aver avuto una relazione sentimentale con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. C’è una sua vicenda giudiziaria che riprende oggi Il Corriere della Sera e riguarda il suo ex, Angelo Paradiso, oggi 49enne e un tempo calciatore di Lazio, Lecce, Napoli e Ravenna. Conte lo denunciò per stalking, estorsione, revenge porn e diffamazione. La Procura di Roma lo mise sotto indagine e finì nel marzo 2023 perfino agli arresti domiciliari, per sei mesi. Poi fu assolto con formula piena, perché il fatto non sussisteva. Si fermò tutto al primo grado, la Procura non presentò ricorso in Appello.
Le accuse e quei mesi di domiciliari
Secondo quanto riporta il Corriere la giornalista dichiarò di «vivere nel terrore», perché Paradiso avrebbe minacciato di appiccare fuoco alla sua auto e al suo ristorante così come avrebbe inviato in Rai lettere diffamanti. Niente di tutto ciò sarebbe esistito. Inizialmente l’ex calciatore fu denunciato per revenge porn. Secondo Conte avrebbe diffuso un suo video intimo. Ma l’ipotesi di reato cadde ancor prima del processo. Il 20 dicembre del 2023 il Tribunale di Roma stabilì l’innocenza dell’ex ragazzo. Fu difeso dall’avvocato Fabrizio Galluzzo che oggi dichiara al quotidiano: «L’istruttoria ha dimostrato la totale infondatezza delle accuse restituendo al mio assistito la sua immagine di persona perbene, di sportivo e di manager». L’uomo penso di chiedere un risarcimento per l’ingiusta detenzione
domiciliare subita per sei mesi, ma alla fine «decise di non chiedere niente, di fatto non volle più sentire parlare di Claudia Conte».
(da Open)

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