Destra di Popolo.net

IL PORTIERE CONFESSA: “ERA GOL” E FA RETROCEDERE LA SUA SQUADRA: QUANDO L’ONESTA NELLO SPORT E’ ANCORA UN VALORE

Maggio 28th, 2012 Riccardo Fucile

NUORO, L’ARBITRO ERA INDECISO….ORA LA FIGC IPOTIZZA IOL RIPESCAGGIO PER MERITI SPORTIVI

Sessantesimo minuto del secondo tempo, Cala Gonone-Tuttavista 1 a 0, sinistro forse non irresistibile da venti metri di Argiolas, punta del Cala Gonone.
Giuseppe Gambaiani il numero 1 del Tuttavista, squadra di II categoria di Galtellì, si allunga ma la palla supera la linea bianca di mezzo metro.
Gol o non gol?
L’arbitro non vede e i guardalinee sono parcheggiati al centro del campo dall’inizio della partita.
La vicinanza del guardalinee al punto più lontano dallo svolgimento dell’azione dimostra che, a tutti i livelli e in tutte le categorie, nel calcio italiano quando si comincia a credere di sapere cosa stia succedendo bisogna stare particolarmente in guardia.
Gol o no? Il bomber del Gonone va dall’arbitro: «E’ gol, perchè non se lo fa dire dal portiere?», ma non riuscendo a nascondere bene il disappunto si fa espellere, stessa sorte tocca a un suo compagno di squadra.
Decimato il Cala Gonone, per puro autolesionismo l’arbitro chiede conferma al portiere Gambaiani: «Era gol?».
Ignorando la predica che gli fa sempre il compagno di squadra Paolo Solinis, detto Ciccio, caustico bomber di sfondamento del Tuttavista («Non confessare mai»), e divorato dai sensi di colpa Gambaiani si mette nei guai da solo: «Era gol».
L’arbitro, Senes di Macomer, più che dai sensi di colpa divorato dallo stupore, non si fida e se lo fa ripetere.
Gambaiani ripete: «La palla era dentro».
Senes convalida, il pubblico di casa applaude in piedi.
Commozione in campo, applausi e piani di silenzio.
Il tributo al portiere avversario dura un minuto, adesso il punteggio e sul 2 a 0 per il Cala Gonone.
E non è un dettaglio, perchè Gonone e Tuttavista si stanno giocando la permanenza nel girone H di II Categoria.
Dopo il gol convalidato decifrare la reazione di quelli del Tuttavista è una specie di terno al lotto, ma a buon diritto si può affermare che non sia un buon esempio di gioco di squadra.
Qualcuno esalta il portiere, qualcuno lo affonda, qualcun altro si chiude in uno sdegnato silenzio. Ciccio Solinis è tra bonomia e invettiva, ma leggermente indirizzato all’invettiva.
I più giovani lo assolvono; lui, Gambaiani, si limita a dire: «Ho detto la verità , che dovevo fare?».
Cala Gonone-Tuttavista passa agli archivi sul 2-1 per i padroni di casa.
Sintesi estrema: Gonone salvo, Tuttavista retrocesso.
Il giorno dopo la notizia attraversa l’isola, a Galtellì i commenti e le proiezioni a pioggia sul futuro della squadra si sprecano.
La sconfitta di Cala Gonone ha compromesso tutto, la retrocessione è la logica conseguenza di quell’abbandono ai sentimenti.
Nei bar si parla di un’Italia bella e onesta che non viene mai raccontata e di un calcio ancora disposto a credere nella giustizia.
Su Facebook, senza mai sfiorarne per limiti obiettivi la grandezza, per via di quel gol non assegnato a Muntari durante Milan-Juve, Gambaiani diventa l’anti-Buffon. Contrappasso shakespeariano, perchè Gambaiani, portiere del Tuttavista e muratore, pur tifando Milan, Buffon se l’è incorniciato in camera da letto: «E’ il mio mito, uno spettacolo, il più grande portiere del mondo».
Ma Buffon all’arbitro non ha confessato nulla, perchè?: «Perchè l’arbitro non gli ha chiesto nulla».
Galtellì, spaccata in due dalla provinciale che porta a Orosei, 2500 anime ai piedi del monte Tuttavista e sede del parco letterario Grazia Deledda, si divide anche su Gambaiani.
Una minoranza appoggia con toni decisi la tesi del bomber Solinis, al cui fianco in un primo momento si schiera anche il presidente del club Paolo Murreddu: «Un gesto nobile, ma a noi quest’anno hanno fregato un mucchio di punti. E poi tutti questi risultati strani, il Pattada primo in classifica che perde con il Nule in lotta come noi per la salvezza, mah…».
Le istituzioni locali sottolineano l’atto nobile e rivoluzionario di Gambaiani, il vice parroco fa sapere che Chiesa e popolo di Dio sono al suo fianco e persino l’Unicef provinciale consegna al ragazzo un attestato di merito.
«Con il suo gesto Giuseppe ha dimostrato a tutti che l’onestà  è ancora un valore», dice il sindaco di Galtellì, Renzo Soro.
E siccome i miracoli arrivano dal cielo ma a volte anche dalla Figc, quel gesto potrebbe valere il ripescaggio del Tuttavista per meriti sportivi.

Elio Pirari
(da “Il Corriere della Sera”)

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BARBARA CIABO’: “ESCO DA FUTURO E LIBERTA’ E DAL SISTEMA PARTITOCRATICO”

Maggio 27th, 2012 Riccardo Fucile

LA SEGRETARIA CITTADINA DI MILANO DI FLI LASCIA IL PARTITO: “NON MI CI RITROVO PIU’”…”MI RIBELLO AL REGIME DEI PARTITI, LASCIO QUESTO SISTEMA SCHIFOSO”

Barbara Ciabò è una delle personalità  politiche più stimate sotto la Madonnina.
“Avrei potuto far carriera, se avessi sacrificato la mia libertà “, ripete spesso.
E ora più che mai.
Ad Affaritaliani.it rivela infatti di aver lasciato Futuro e Libertà , formazione della quale era segretaria cittadina: “Mi ribello al sistema dei partiti nel suo complesso. Ho deciso di dimettermi da questo sistema schifoso. Fli? Non mi ci ritrovo più”
Barbara Ciabò, che succede?

Succede che mi sono resa conto di essere incompatibile con i partiti attuali.
Fli non l’ha soddisfatta?
Il problema non è Fli. Il problema è che siamo in mano a un’oligarchia, che pensa solo di governare servita e riverita e di riconfermarsi al potere per altri cinque anni. Sono tutti uguali. I partiti non rappresentano più i cittadini italiani. Io non esco solo da Fli, esco dal sistema dei partiti.
Perchè?
Perchè è impossibile per una persona che vuole fare solo l’interesse dei cittadini collaborare con i partiti attuali esistenti. Se siamo in questa situazione è perchè la base di chi fa politica a livello locale non reagisce, non si ribella.
Lei si sta ribellando, quindi?
Esatto. Io ho il coraggio di alzarmi dalla sedia e andarmene, di sbattere la porta, quando le cose non vanno bene. Per questo non ho fatto carriera a livello politico. La libertà  per me è il mio bene più grande.
Il progetto di Fli è fallito?

Il progetto di Fli dipende da quel che faranno. Per quanto mi riguardo non mi ci ritrovo più. Ho sempre preferito la mia libertà , non ho mai preso un soldo dalla politica. Oggi più che mai lo rivendico con orgoglio.

Fabio Massa
(da Affaritaliani.it)

“Ho provato a fare politica per tanti anni con il sogno di cambiare un po’ il mondo ma vi assicuro oggi e’ impossibile in Italia, siamo in mano a un’oligarchia che vuole governare in eterno e pur di rimanere al potere farebbe di tutto.
Ora per riciclarsi alcuni riesumeranno il ricordo di Almirante e altri si attaccheranno al partito dei carini mentre a sinistra i rottamatori sono stati rottamati.
Ma non dobbiamo rassegnarci: io credo nei giovani che non si faranno comprare e sapranno pacificamente ribellarsi.
E credo che presto troveremo le modalita’ per organizzare la vera rivoluzione italiana”

(un pensiero di Barbara)

Un successivo scambio di messaggi col ns. direttore

Barbara Ciabò
“Ciao Riccardo volevo solo ringraziarti per quello che fai e dirti che sei uno dei pochi, pochissimi che ancora stimo perche’ sei libero come me.
Non condivido praticamente piu’ nulla di Fli: 25 anni di politica buttati nel cesso, di battaglie fatte, per portare al governo una manica di …. mah!
Vediamo un po’ cosa fare…Comunque quando il pesce puzza puzza dalla testa … Avremmo potuto fare grandi cose …ora siamo peggio degli altri partiti”

Riccardo Fucile
“Grazie Barbara per la stima che è contraccambiata. Purtroppo le persone libere in questo partito ormai si contano sulle dita di una mano…sembra di assistere a una guerra per bande dove ogni giorno si contano le vittime.
Un grande abbraccio”

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MINACCE ALL’AFRONAPOLI: “NO AL TROFEO O DENUNCIAMO I VOSTRI EXTRACOMUNITARI”

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

LA SQUADRA COMPOSTA DA CALCIATORI MIGRANTI HA VINTO IL CAMPIONATO AICS PER UN’IRREGOLARITA’ DEGLI AVVERSARI CHE, PER RIPRENDERSI IL TITOLO, LI AVREBBERO MINACCIATI DI SEGNALARE IN QUESTURA I NOMI DEI CLANDESTINI

Si chiama AICS, acronimo di Associazione Italiana Cultura e Sport, e dovrebbe promuovere valori sociali e culturali.
E’ il volontariato dello sport italiano, sulla carta lontano anni luce dai brogli, dagli illeciti e dalle combine che negli ultimi anni hanno falsato i tornei professionistici nazionali.
E invece nell’Italia di Calciopoli neanche gli amatori sono al riparo da accuse e polemiche. Almeno non a Napoli.
Campionato provinciale di calcio a 11, finale del torneo.
A sfidarsi sul campo le due squadre regine della fase a gironi: l’AfroNapoli United, prima con uno score da record — diciotto vittorie su venti partite, 104 reti fatte e solo 19 subite (guarda il video) — e l’ASD Campania, seconda in classifica staccata di quattro lunghezze. Non tantissime, ma abbastanza per far dormire sonni tranquilli al coach Antonio Gargiulo.
Per lui, che due anni fa ha fondato l’AfroNapoli con l’obiettivo di offrire ai migranti che vivono a Napoli un’opportunità  di integrazione e di riscatto sociale, vincere il campionato provinciale e partecipare alle finali nazionali di Brescia sarebbe un sogno che si realizza. Per i suoi atleti, invece, quelle gare sarebbero una vetrina importante: colpire l’attenzione degli osservatori sugli spalti potrebbe aiutarli a strappare un contratto da professionisti e, quindi, un documento valido per restare in Italia.
La posta in palio, dunque, è alta.
Eppure in campo le cose non vanno per il verso giusto: la finale va all’ASD Campania, che passa con un solo gol di scarto al termine di una partita molto tesa da entrambe le parti.
Fin de partie? Non proprio. La sfida prosegue ben oltre i 90 minuti, si sposta nelle stanze del giudice sportivo e rischia di finire sulla scrivania del Questore di Napoli.
Tutto nasce dalle denunce di Gargiulo, che porta al giudice sportivo foto e filmati che inchioderebbero l’ASD Campania, accusata di aver schierato in campo sotto falso nome un giocatore professionista iscritto alla FIGC.
Un fatto grave, anche perchè commesso con dolo e premeditazione, che il giudice conferma ribaltando il risultato del campo e decretando la vittoria a tavolino per l’AfroNapoli. “A mia memoria non era mai accaduto un illecito così eclatante”, dice Alessandro Papaccio, presidente dell’AICS Campania.
“L’ASD — continua — ha annunciato un controricorso, ma per ora a noi non è arrivato nulla. Peraltro, i dirigenti della società  non hanno negato nel merito l’accusa che gli viene contestata, ma hanno parlato di irregolarità  da parte di AfroNapoli”.
Che replica per bocca di Gargiulo: “Da parte nostra non c’è stato nessun illecito, anzi. Il nostro progetto promuove integrazione, socializzazione e lealtà  sportiva, ma siamo costretti a confrontarci con chi pratica lo sport con il solo scopo di vincere, anche a costo di commettere illeciti gravi o ricorrere a intimidazioni di stampo razzista“.
Come quelle che, sostiene Gargiulo, i dirigenti dell’ASD Campania avrebbero rivolto a lui e alla sua squadra, promettendo di portare in Questura i nomi dei calciatori migranti irregolari se l’AfroNapoli non avesse rinunciato alla vittoria a tavolino.
Una minaccia che con lo sport ha poco o nulla a che fare, ma che rischia di pesare come un macigno sul futuro della squadra e dei suoi calciatori più rappresentativi: una eventuale segnalazione alla polizia potrebbe infatti portare al rimpatrio coatto dei clandestini, costretti ad abbandonare l’Italia e la speranza di un futuro migliore per sè e la loro famiglia.
Gargiulo, comunque, va avanti per la sua strada: “Noi non ci facciamo spaventare e andremo avanti con il nostro progetto. In poco più di due anni abbiamo raggiunto risultati importanti, perchè il calcio per noi è soprattutto un veicolo di valori sociali ed etici e un modo per abbattere i tabù razziali. E’ rispettando le regole che un gruppo di ragazzi di diversi continenti del mondo ha creato una squadra vincente arrivata a un passo dal sogno: la vittoria del titolo provinciale e la partecipazione al campionato nazionale di Brescia“.
Lì, lontano da Napoli, dalle polemiche e dalle minacce, i giovani campioni sognano di portare a casa il terzo trofeo della stagione.
Che non avrà  gli stessi onori e riconoscimenti del triplete conquistato dall’Inter di Mourinho, ma che potrà  essere almeno un piccolo segno di riscatto per i calciatori dell’AfroNapoli, pronti come sempre ad affrontare e superare gli avversari che li sfidano sul campo, non nei tribunali.

Andrea Postiglione
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL CORAGGIO, LA FORZA E L’ESEMPIO DI UNA GRANDE DONNA ITALIANA

Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile

DEDICATO A TUTTI COLORO CHE OGNI GIORNO COMBATTONO PER LA VERITA’ E LA GIUSTIZIA… SEMPRE DALLA PARTE DEL POPOLO CONTRO GLI INFAMI E I VIGLIACCHI

Avete perduto, uomini senza onore.
State perdendo pure i figli che guardano le vostre mani sporche di sangue.
Il disprezzo vi sommergerà .
Forse siete in tempo per non farvi odiare dai vostri stessi figli.
Io vi perdono ma inginocchiatevi. […]
Dico a voi, donne della mafia, madri snaturate che vendete a Satana le coscienze dei vostri figli in cambio di effimere comodità , di macchine veloci, di una cucina nuova, di vestiti e gioielli, frutto di malaffari.
Ma non vi resterà  niente dentro.
Così, morirete anche voi.
Ogni giorno di più.
Aiutate piuttosto i vostri uomini a salvarsi, a chiedere perdono, ad inginocchiarsi su questa terra umiliata da pochi malvagi che oscurano la grandezza di scrittori, artisti, religiosi, brava gente, tutti siciliani costretti a misurarsi con questa parola troppo usata, la mafia.

Rosaria Schifani

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DALLA BRIANZA A LUCCA FINO ALLA SICILIA: CENTRODESTRA CON 65 COMUNI IN MENO

Maggio 21st, 2012 Riccardo Fucile

LASCIATI SUL CAMPO OTTO CAPOLUOGHI DI PROVINCIA…A COMO IL PDL AVRA’ SOLO TRE SEGGI, AD ASTI LA LEGA POTREBBE NON ENTRARE IN CONSIGLIO   COMUNALE…CROLLO DEI BERLUSCONIANI ANCHE NELLE REGIONI ROSSE, MENTRE IN SICILIA SCONFITTE 13 GIUNTE SU 16

Non solo Palermo. Da nord a sud il centrodestra conferma il dato del primo turno delle amministrative. Cioè una catastrofe.
Dopo queste amministrative Pdl e Lega Nord, la “destra di governo” perde — mentre i dati non sono ancora definitivi — almeno 60 amministrazioni comunali, 8 delle quali capoluoghi di provincia.
Ne guidava in totale 98, ora gliene rimangono 34.
I numeri dicono anche che sono 99 i Comuni che tra primo e secondo turno vanno alla coalizione di centrosinistra (compresi i casi come quello di Palermo dove Orlando ha stravinto sul candidato Pd Ferrandelli) e passano dal Pdl al centrosinistra 11 Comuni capoluogo.
In questa lista ci sono Alessandria e Asti in Piemonte, ci sono Como e Monza in Lombardia, c’è Lucca in Toscana, c’è Rieti nel Lazio.
A Belluno il centrodestra è rimasto addirittura fuori dal ballottaggio dove poi un ex ulivista fuoriuscito ha trionfato sostenuto da alcune liste civiche contro il centrosinistra “ufficiale”.
”E’ in atto una grande rivoluzione all’interno dell’area dei nostri elettori che dobbiamo essere capaci di interpretare” spiega Ignazio La Russa.
La “rivoluzione” passa da risultati che sembrano dire molto di più di semplici test elettorali locali.
In pratica, tra le città  maggiori che hanno votato al ballottaggio il centrodestra tiene solo a Trapani, perchè riesce nell’impresa di essere asfaltato ad Agrigento (peraltro città  del suo segretario politico e nella Regione dello storico 61 a 0) a beneficio del Terzo Polo (che ha preso il triplo dei voti).
Alfano: “Pdl maggioritario”.
Non la pensa così proprio Angelino Alfano: “Riteniamo che gli elettori di centro destra restino ampiamente maggioritari nel Paese. Sono chiari due fatti: questi elettori non hanno scelto e non sceglieranno la sinistra e questa volta hanno massicciamente scelto l’astensione. Il loro messaggio è fortissimo: chiedono una nuova offerta politica. Siamo determinati a offrirla a loro e al Paese”.
Non sembrano granchè d’accordo con la lettura “berlusconiana” (cioè ottimista al massimo) di Alfano.
Anche Fabrizio Cicchitto vede il bicchiere mezzo pieno: “La linea della Lega si è rivelata perdente per essa e per tutto il centrodestra. Il PdL, pur arretrando, conferma che è la forza essenziale del centrodestra”.
Ma lanciano allarmi vecchi e giovani, all’interno del partito: Isabella Bertolini, Giorgia Meloni, Giancarlo Galan, Altero Matteoli, ma soprattutto Roberto Formigoni.
Lega: zero su 7.
La Lega Nord, dal canto suo, perde 7 Comuni su 7 tra quelli in cui aveva raggiunto il ballottaggio.
Il Carroccio sembra essere rimasto in partita solo a Meda, il centro brianzolo passato alla storia per la prima giunta monocolore della Lega, ma anche qui il sindaco uscente Giorgio Taveggia ha dovuto cedere, per un voto.
Alla fine le resta Verona, Cittadella e poco altro.
Piemonte.
Regione guidata dal dirigente leghista Roberto Cota, Alessandria e Asti passano dal centrodestra al centrosinistra.
Secondo i primi dati, nel secondo caso, la Lega Nord potrebbe restare addirittura senza consiglieri nel primo Comune capoluogo del nord.
La terza città , Cuneo, viene persa dal centrosinistra, ma a vincere è un candidato di centro, sostenuto dall’Udc e da alcune liste civiche, Federico Borgna.
Lombardo-Veneto.
Il centrodestra lascia Como, dove il Pdl avrà  in consiglio comunale 3 suoi esponenti contro i 20 che sosterranno il nuovo sindaco Mario Lucini.
A Monza, dove pure ha vinto il centrosinistra, ha conquistato 4 seggi.
Ma poi ci sono altri centri oltre i 15mila abitanti dove Pdl e Lega, a prescindere dall’essersi presentati divisi alle urne, perdono Abbiategrasso, Arese, Buccinasco, Cantù, Legnano, Lissone, Magenta, Desenzano, Palazzolo sull’Oglio, Castiglione delle Stiviere, San Donato Milanese, Tradate, Magenta.
Un filotto che fa traballare uno dei principali serbatoi di voti sia per il Pdl sia per la Lega Nord.   L’arretramento si verifica anche in Veneto.
Tra il pieno messo a segno dal Movimento Cinque Stelle (Mira e Sarego sono punte dell’iceberg) e la flessione di voti di Pdl e Lega succede che il centrodestra è costretto a lasciare San Giovanni Lupatoto.
La dèbacle della Lega.
In Lombardia la Lega Nord ha perso anche dove era in vantaggio rispetto agli avversari.
Il centrosinistra si è aggiudicato 16 sindaci su 21.
Questa volta alla Lega non è andato bene niente.
Rotta l’alleanza con il Pdl e sotto il peso dell’inchiesta della Procura di Milano, aveva già  ceduto le sue roccaforti due settimane fa (come Cassano Magnago, il paese del Varesotto dove è nato Umberto Bossi e dove oggi ha vinto di misura il Pdl).
E dove ancora era presente, ieri e oggi ha perso.
A Meda, centro della Brianza, la sconfitta è arrivata addirittura per una sola preferenza. Probabilmente i voti leghisti hanno avuto l’unico effetto di favorire le tre vittorie del Pdl (una proprio a Cassano Magnago).
Sull’altro fronte il centrosinistra ha espugnato Como per la prima volta da quando c’è l’elezione diretta, ha battuto 63% a 36% il Pdl a Monza e ha mantenuto il feudo di Sesto San Giovanni, la cittadina alle porte di Milano travolta dall’inchiesta su un presunto giro di tangenti.
Infine i grillini, che avevano un solo candidato ai ballottaggi, Matteo Afker, a Garbagnate Milanese.
Strepitosa ma inutile la sua rimonta: partiva da un modesto 10,7% raccolto al primo turno contro il 43,6% ottenuto da Pier Mauro Pioli, sostenuto dal centrosinistra. La rincorsa del candidato del Movimento 5 Stelle, che aveva ottenuto l’insolito appoggio del Pdl, si è però fermata al 48,3% contro il 51,7% dell’avversario.
Il centro-sud.
Il centrodestra perde Isernia in Molise e importanti centri in Abruzzo: Ortona, Montesilvano, Avezzano. Il berlusconiani cercano di resistere al trend nazionale in Puglia.
Qui vincono a Trani (dopo aver perso Brindisi), ma hanno perso in centri popolosi come Gioia del Colle, Gallipoli, Bitonto, Gravina, Martinafranca, Tricase, Canosa.
Le regioni rosse.
Anche le sacche di resistenza nelle “regioni rosse” cedono.
In Toscana andavano al voto 9 amministrazioni guidate dal centrodestra e ne restano solo 3. Il Pdl ha lasciato al centrosinistra perfino Lucca che dal Dopoguerra aveva avuto solo sindaci dc o ex dc o Camaiore (nella Versilia spesso simpatizzante del centrodestra).
Nelle Marche cadono le isole azzurre Civitanova Marche e Porto San Giorgio.
Campania.
Ballottaggio amaro per il Pdl in Campania. I candidati sindaci sostenuti dal Popolo della libertà  sono usciti sconfitti nei quattro comuni in cui hanno raggiunto il secondo turno.
I cinque comuni chiamati al voto a distanza di quindici giorni dal primo turno, quattro in provincia di Napoli e uno in provincia di Salerno, sono stati conquistati da centrosinistra e Terzo polo.
Sicilia: persi 13 Comuni su 16.
Tornando al ricordo del 61 a zero (61 seggi su 61 alle politiche del 2001) vale sottolineare che su 16 Comuni guidati finora dal centrodestra con il Pdl in testa, a quest’ultimo ne restano solo 3.
Le amministrazioni sono andate al centrosinistra (in forma varia: con alleanze con l’Udc, con il Terzo Polo tutt’intero o con le tradizionali forze alleate di sinistra) o a partiti o liste civiche di “centro-centro”.
In ogni caso il Pdl sarà  all’opposizione.
Accadrà  anche in centri molto importanti come Barcellona Pozzo di Gotto, Paternò e Marsala.
Le uniche soddisfazioni.
Al Popolo delle Libertà  resta un solo successo (nel senso di un’amministrazione importante conquistata al centrosinistra): è Frosinone che prende la direzione opposta di Rieti.
I reatini si buttano a sinistra, i frusinati cambiano in senso contrario.
Poi Trapani in Sicilia, Trani in Puglia e le 4 conferme del primo turno: Catanzaro, Gorizia, Lecce e Verona.

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IN RICORDO DI NICOLA, LEONARDO, GERARDO E NAOUCH, GLI OPERAI TURNISTI MORTI IN EMILIA NEI CAPANNONI ACCARTOCCIATI PER IL TERREMOTO

Maggio 21st, 2012 Riccardo Fucile

L’ITALIA NON DIMENTICHI I SUOI FIGLI MORTI SUL LAVORO, ESEMPIO DI SACRIFICIO E ONESTA’ IN UNA SOCIETA’ CON SEMPRE MENO VALORI DI RIFERIMENTO

Poteva essere una strage di fedeli se la terra avesse tremato così solo qualche ora dopo.
Ricca di chiese e di campanili in parte crollati, questa landa padana di confine fra Emilia, Lombardia e Veneto, così piatta da non scorgere all’orizzonte neppure una collina, ha scritto invece la pagina più nera degli operai della notte.
Ben prima che sorgesse il sole Nicola Cavicchi, Leonardo Ansaloni, Gerardo Cesaro e Naouch Tarik erano tutti al lavoro, chi a scaricare lastre di alluminio, chi alle prese con i forni delle ceramiche, chi a controllare il polistirolo.
Tutti turnisti dalle 20 alle 6 del mattino, sotto i rispettivi capannoni, così movimentati e assordanti da non accorgersi della prima scossa, quella dell’una di notte.
«Non l’abbiamo sentita, c’era il rumore delle presse», ha detto Ghulam Murtaza, il miracolato della Tecopress.
Tutti assunti, regolari, Ansaloni e Casaro con moglie e figli da mantenere, i più giovani Cavicchi e Tarik con il sogno della famiglia.
«Nicola si era fatto un mutuo e una casa e voleva sposarsi, pensava a questo» ha detto suo fratello Cristiano.
«Naouch stava aspettando il ricongiungimento con sua moglie Widad, risparmiava per questo», sospirava il papà  del giovane marocchino.
Per questo lavoravano anche di notte, anche il sabato notte.
Eppure la domanda che molti si facevano domenica mattina davanti alle macerie era quella sospetta: come mai sotto i capannoni alle quattro del mattino?
NAOUK
Si chiamava Naouch Tarik, aveva 29 anni ed era arrivato nel 1994 in Italia da Beni Mellal, Marocco, con papà  Mustafà  e mamma Fatiha.
Operaio da sei anni della Ursa di Bondeno, una fabbrica di polistirolo, sabato notte non ce l’ha fatta a sfuggire al crollo.
Dopo essere uscito perchè tremava tutto, dice un suo collega, Naouch è tornato nel capannone a riprendere qualcosa o forse a chiudere il gas.
«Sostituiva il capoturno, si sarà  sentito responsabile. Mi hanno detto che gli è caduto addosso qualcosa », sussurra il padre con gli occhi lucidi, mentre poco più in là  la madre urla di dolore e il fratello Hassan scuote la testa.
E mentre lo dice la terra sussulta forte un’altra volta, alle 15 e 18, anche se lui non ci fa più molto caso: «Naouch era importante per me», ripete.
Vivono in una grande casa immersa nelle campagne modenesi di Bevilacqua. Ci sono anche le due sorelle, un cognato e un’altra ventina di persone fra cui il console del Marocco a Bologna, Driss Rochdi.
Il cognato alza un po’ i toni: «Voglio capire perchè la struttura non ha retto». Il console usa la diplomazia: «Un grande dispiacere, confido nelle autorità  italiane». Naouch, dicono tutti, era persona allegra e sportiva. Aveva chiesto da poco la cittadinanza italiana perchè voleva portare a Bevilacqua Widad, la sua giovane moglie marocchina. Rimasta vedova a 18 anni.
GERARDO
Era l’uomo del muletto, l’operaio più esperto, 55 anni, una vita nella Tecopress di Dosso, fabbrica a ciclo continuo di lamierati per macchine.
E lui, alle quattro del mattino si trovava al centro del capannone con il suo mezzo a caricare lastre di alluminio.
L’ultima, drammatica corsa di Gerardo Cesaro di Molinella, sposato con due figli, la racconta l’operatore pachistano delle presse, Ghulam Murtaza: «A un tratto si è mosso tutto, una cosa forte, molto forte, mi sono detto è finita e siamo scappati fuori. Gerardo era sul muletto, l’ha fermato e anche lui ha iniziato a correre. Ma era indietro. Appena siamo passati dalla porta è venuto giù tutto. Lui era vicino all’uscita ma non è riuscito a evitare le lamiere che hanno distrutto tutto, anche la mia macchina parcheggiata fuori».
Murtaza ha 40 anni, una moglie, quattro figli e 1.400 euro al mese di stipendio. «Gerardo era un uomo molto bravo e molto gentile».
Per la notte, che sarebbe finita alle sei, lavoravano in dieci.
Fra questi anche il nigeriano Casmir Mbanoske, che il titolare dell’azienda, Sergio Dondi, ha accompagnato a casa ieri insieme con Murtaza, rimasti appiedati. Siccome nessuno dei suoi connazionali l’ha più rivisto, una decina di amici di Casmir hanno protestato fuori e dentro i cancelli della Tecopress.
«Stiano tranquilli, il loro amico prima o poi si farà  rivedere », hanno tentato di tranquillizzarli i carabinieri.
NICOLA
Era stata una sua piccola conquista quella del turno di giorno alla «Ceramica Sant’Agostino». Ma venerdì e sabato a Nicola Cavicchi è toccata la notte.
Un piacere al collega che non poteva andare al lavoro, una fatale sostituzione. L’hanno trovato sotto una trave del reparto altoforni, crollato con la scossa delle 4 del mattino. Senza vita.
«Nicola è morto sul colpo – non ha dubbi suo fratello Cristiano –. Bastava qualche metro più in là  e forse si sarebbe salvato».
Perito elettrotecnico, 35 anni, ferrarese di San Martino, Nicola era stato assunto come manutentore. «Aveva provato per un po’ a fare l’elettricista in proprio, ma alla fine i conti non tornavano».
Il suo pallino era il calcio. Accanito tifoso del Milan, ha giocato fino allo scorso anno come difensore di fascia del San Carlo, una squadra dilettantistica locale.
Altra passione, il mare. «Andava ai Lidi Ferraresi il fine settimana. Ricordo che venerdì scorso, dopo aver accettato la sostituzione, ha guardato le previsioni, ha visto due gocce sull’Adriatico e ha detto “ma sì, non mi perdo un granchè”».
Sognava una famiglia. «Si era fatto anche la casa, sotto la mia, pensando di sposarsi con la fidanzata ma poi gli è andata male e si sono lasciati».
Domenica notte alle 4.15 Cristiano ha iniziato a chiamarlo: «Ma lui niente, niente, niente…».
LEONARDO
Era la prima notte in fabbrica dell’operaio Leonardo Ansaloni, addetto agli altoforni. È stato sorpreso dal crollo del tetto mentre tentava la fuga con il collega Nicola Cavicchi.
Entrambi dipendenti della Ceramica Sant’Agostino che con i suoi 380 addetti rappresenta il colosso industriale di questo piccolo centro nato fra i campi di grano del Ferrarese.
Cinquantuno anni, originario di Bondeno, viveva a Sant’Agostino con la moglie Gloria e i loro due figli di 8 e 18 anni.
Lavoro pesante il suo, conduttore dei forni ceramici, cioè cuoco delle lastre da pavimento e rivestimento che l’azienda produce e distribuisce in mezzo mondo.
A differenza di Cavicchi, per il quale i primi soccorritori hanno capito subito che non c’erano margini di salvezza, Ansaloni è rimasto aggrappato alla vita per un po’.
Poi, in mattinata, il cedimento.
Il responsabile di stabilimento non si dà  pace: «Giovanni è corso a chiamarmi dicendomi che erano rimasti sotto, ma io non riuscivo ad aiutarli». Giovanni è Giovanni Grossi che si trovava con loro nell’ala vecchia dello stabilimento ed è il miracolato della notte. Davanti agli occhi dei dirigenti rimane un immenso groviglio di legno, ferro e ceramica. C’è chi piange, chi si dispera, chi tace. «È una lama nel cuore di Sant’Agostino».

Andrea Pasqualetto
(da “Il Corriere della Sera“)

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MEGLIO ANGELA MERKEL DELLO ZIO SAM: SPARARE CONTRO LA GERMANIA E’ SPARARE CONTRO L’EUROPA

Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile

MASSIMO FINI: “DELLA MISTICA DEL CHEWING-GUM NE HO PIENI I COGLIONI”…”DAL GENOCIDIO DEI PELLEROSSA ALLA SCHIAVITU’, DALLA BOMBA ATOMICA AI BOMBARDAMENTO DEI CIVILI, GLI STATI UNITI SONO GLI ULTIMI AD AVERE TITOLO PER DARE LEZIONI DI MORALITA’ AL   PROSSIMO”

Monsignor Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere” di domenica ci ha inflitto un’omelia per spiegarci che la Germania, nonostante la sua forza economica, non è adatta a
guidare l’Europa.
È difficile sintetizzare un’editoriale di Monsignore che la cede per prolissità  solo a Eugenio Scalfari, comunque ci proverò.
Secondo Monsignore la Germania è gretta, meschina, arida, incapace di sogni e “quando si addormenta la sera l’unico pensiero che può permettersi è quello sullo spread che l’attende l’indomani”.
Per la verità  non mi pare che gli italiani siano meno adoratori del Quattrino, con la differenza che noi tendiamo a rubarlo, la classe dirigente tedesca a usarlo in funzione del bene comune. Ma lasciamo perdere.
Si potrebbe obiettare a Monsignore che l’intera cultura europea degli ultimi due secoli è tributaria del pensiero tedesco, in ogni sua forma, filosofica, letteraria, scientifica, architettonica, urbanistica, musicale, da Kant a Heidegger, da Kafka a Thomas Mann, da Oppenheimer a Einstein, da Gropius al Bauhaus, da Mozart a Stockhausen, e che quindi sparare contro la Germania è sparare contro l’Europa.
Ma è proprio ciò che interessa a Monsignore in favore dell’eterno ‘amico americano’.
Scrive: “Alla Germania manca la capacità  di incarnare una ‘way of life’ libera e accattivante, di produrre universi mitico-simbolici… di inventare oggetti, specie beni di consumo (dalla gomma da masticare, alla Coca Cola, ai jeans) che alludono irresistibilmente a forme di vita easy”.
Io di questa mistica del chewing-gum ne ho pieni i coglioni.
Dura da quasi settant’anni.
E vediamola allora, a volo d’uccello, la storia di questo popolo tanto easy.
Comincia con uno spietato e vigliacchissimo genocidio (winchester contro frecce), non disdegnando l’uso delle ‘armi chimiche’ allora disponibili (whisky per rovinare la salute dei pellerossa).
Gli Stati Uniti sono l’unico Paese che in tempi moderni ha praticato al proprio interno la schiavitù (abolita solo nel 1862), scomparsa in Europa dal crollo dell’Impero romano.
Hanno avuto l’apartheid fino a una cinquantina d’anni fa.
Molto attenti alla propria pelle gli americani hanno una totale indifferenza per quella altrui.
Alla fine della Seconda guerra mondiale bombardarono a tappeto Dresda, Lipsia, Berlino col preciso intento di colpire i civili, ammazzandone a milioni, “per fiaccare la resistenza del popolo tedesco”, come si espressero esplicitamente i loro comandi politici e militari.
Sono i soli che abbiano usato l’Atomica.
Dopo la vittoria del 1945 hanno ridotto l’Europa in stato di minorità , di sovranità  limitata e la Nato è stata uno dei principali strumenti per tenerla soggiogata, militarmente, politicamente, economicamente e, alla fine, anche culturalmente come dimostra il soccombista Galli della Loggia.
Con la loro ‘way of life’ easy hanno provocato una crisi epocale che hanno poi scaricato sull’Europa e che continuano a scaricare con tutti i mezzi, non escluse le loro agenzie di rating.
La crisi è partita dall’America, ma quel pseudodemocratico e pseudonero di Obama ha la faccia tosta di impartirci lezioni di moralità  economica.
Io vorrei che l’Italia non fosse subalterna a nessuno.
Ma se così deve essere, preferisco un’Europa guidata dalla Germania che sotto il tallone degli “easy, ariosi, liberi, umani” United States of America, di cui siamo, da troppo tempo, gli ‘utili idioti’.

Massimo Fini blog

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GLI ZAINI INSANGUINATI CHIEDONO RISPOSTE E UN FUTURO DI GIUSTIZIA

Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile

L’ATTENTATO E L’ANGOSCIA DEI RAGAZZI: DALLA TRAGEDIA UNA SCOSSA PER REAGIRE ALLA VIOLENZA E ALL’ILLEGALITA’… RICORDIAMO PAOLO BORSELLINO: “CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO, CHI NON HA PAURA MUORE UNA VOLTA SOLA”

Sedici anni. Anche io li ho avuti.
E quando ho visto quei libri aperti e che nessuno leggerà  più, quegli zaini svuotati e abbandonati con il fardello di fatiche e sogni che accompagnano ogni sedicenne, quelle scarpe senza piedi che le portino sulle strade di una vita tutta incerta ma piena di prospettive e progetti, tutta da immaginare e assaporare, non ho potuto trattenere le lacrime.
Le lacrime versate quando sedici anni li avevo io e nel giro di pochi mesi vidi nella mia città  i rottami delle auto della strage di Capaci, le macerie di via D’Amelio, dove era saltato Borsellino, che incontravo tutte le domeniche nella mia parrocchia, e il sangue secco di Padre Pino Puglisi a Brancaccio, professore di religione del mio liceo.
Credevo che non avrei mai più riassaporato lacrime della stessa sostanza, generate dallo stesso nonsenso.
Avevano lo stesso sapore, anzi, erano ancora più amare.
Perchè al ricordo si è aggiunta l’evidenza che questo è accaduto in un luogo dove lavoro tutti i giorni: una scuola.
Una sedicenne che mi conosce per i libri mi ha scritto da Brindisi: «Io ero lì esattamente 10 minuti dopo la strage perchè la mia scuola si trova a venti metri circa dal luogo maledetto. Oggi alle 18 tutti noi Brindisini scenderemo in piazza, ma non basta. Vogliamo che da tutt’Italia giunga il grido di forza di un popolo che si è stancato e che vuole ritrovare se stesso. Vogliamo che si dia appoggio alla gioventù e soprattutto a noi giovani del meridione che abbiamo il sole nel cuore ed il mare che ci palpita nell’anima. E non abbiamo paura».
A lei fa eco un’altra ragazza: «Nella mia mente è nato il terrore. In Italia è nato ancora una volta disordine, angoscia, insicurezza. Più di quanto già  non ce ne fosse. L’Italia ha perso ancora, siamo deboli. Parlo dal basso dei miei 16 anni, ma credo che ciò valga per ogni singolo giovane, uomo, anziano, che si senta realmente Italiano».
Questa volta a cadere non sono uomini coraggiosi che lottano consapevolmente, ma sono dei sedicenni che prendono un autobus per andare a scuola, quelli che accolgo in classe tutte le mattine e lottano per un’interrogazione, una fidanzata, un po’ di futuro.
E li vedo lì ogni mattina, prima che la campanella squilli, a scambiarsi sbadigli, idee, sorrisi, racconti, con una vita tra le mani tanto fragile quanto forte.
Quegli zaini, quei libri, quelle scarpe rimarranno immobili, come statue di una memoria pietrificata e tenteranno di pietrificare tutto il resto: sogni, speranze, fiducia.
Quegli oggetti muti ci sussurreranno di ritirarci in silenzio fino a convincerci che tutto è inutile, che siamo soli, che lo Stato non riesce a difenderci, che non abbiamo nulla da sperare in un Paese ferito da una politica inefficace, ingorda e debole, preda facile di una malavita dai connotati terroristici o mitomaniaci, che sferra un attacco che non ha precedenti nel nostro Paese.
Portare il sangue in una scuola è un peccato originale in Italia.
Non è come le altre stragi.
Abbiamo visto zaini schiacciati da scuole crollate per disastri naturali o incuria umana, ma non abbiamo mai visto zaini innocenti svuotati da una ferocia calcolata.
Sono rimasto in classe, fermo, come se quell’aula in cui fare innamorare i ragazzi della verità , del bene, della bellezza e del sacrificio che comportano, fosse diventata un campo minato; e cattedra e banchi una trincea di sangue.
Anche lì può arrivare la mano cruenta del terrore, per colpire alla cieca e lasciare, insegnanti e studenti insieme, orfani di un orizzonte che dia senso a quello studio, a quelle discussioni, a quelle parole.
Ma che te ne fai di queste cose adesso? Non ci credi quasi più. Tu costruisci giorno dopo giorno e in un attimo tutto viene spazzato via.
Quella speranza che a fatica hai seminato e sta germogliando in un filo d’erba viene bruciato dal fuoco di una bomba.
La paura ci fa tremare vene e polsi, ma «chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola» ripeteva Borsellino: sfidare questa paura che pietrifica e ci toglie ogni certezza è la sfida, adesso.
Proprio come i rottami di Capaci, le macerie di via d’Amelio, il sangue sulla piazza di Brancaccio, quegli zaini abbandonati, quei libri macchiati, quelle scarpe svuotate, daranno una scossa a tanti uomini e donne, che non sanno cosa hanno finchè non lo perdono.
Da quella follia omicida dei primi Anni Novanta nacque una primavera di ribellione e di rinnovamento.
E sarà  proprio dalla scuola di Brindisi che spero di vedere sorgere una Scuola che le unisca tutte, scaturire la forza di una gioventù che non vorrà  più scendere a patti con la noia e il qualunquismo.
L’errore più grande è stato colpire una scuola e i giovani.
Adesso non potremo più ignorare a che cosa veramente abbiamo rinunciato da troppo tempo: il futuro dei nostri ragazzi.
Il terrore non ci paralizzerà , ma darà  nuovo slancio ad un eroismo per troppo tempo compresso per affrontare una crisi già  in atto da anni e che abbiamo accettato solo quando è diventata economica.
Ma la vera crisi è avere abbandonato un Paese alla forza cieca dell’avidità , del potere, del compromesso, del silenzio omertoso, dello sberleffo, della disunione, del cabaret, della raccomandazione, della parola vuota.
Questo ci ha indebolito sino a chiudere gli occhi: basteranno tre bombole di gas a risvegliarci?
Il sangue dei martiri è da sempre il seme della rinascita.
Lo sapevano bene quei tre uomini che ho visto morire nella mia città .
Proprio loro continuano a darmi speranza: Falcone diceva che «la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà  quindi anche una fine» e la ricetta l’aveva proprio il suo collega Paolo Borsellino, le cui parole oggi rimbombano forti e dovrebbero essere pronunciate in ogni scuola alla prima ora di lunedì prossimo: «Se la gioventù le negherà  il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà  come un incubo».
E proprio di onnipotenza parlava Padre Puglisi, ma quella vera: «La mafia è forte, ma Dio è onnipotente».
Io non so se quella di Brindisi sia una strage mafiosa. Preferirei di no.
Quello che so è che tocca proprio a noi, docenti e studenti, a scuola, indossare quelle scarpe svuotate, mettere in spalla quegli zaini abbandonati e leggere quei libri macchiati di sangue. Altrimenti dimenticheremo ancora una volta perchè siamo arrivati sin qui e non sapremo rispondere alle domanda che ieri, Mia, sei anni e nipotina di un’amica, le ha posto: «Zia, perchè mettono le bombe nelle scuole? Io a scuola non voglio più andare se mettono le bombe, voglio studiare, diventare grande e diventare una dottoressa come te».

Alessandro D’Avenia
(da “La Stampa”)

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COSTRETTI ALLA PROTESTA: NON SI FA CASSA CON I DISABILI E GLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI

Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile

E’ INACCETTABILE UN NUOVO ATTACCO ALLE INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO

Ci risiamo. Come due anni fa, forse peggio. Allora almeno c’era un emendamento alla legge finanziaria da bloccare, e la mobilitazione del 7 luglio 2010 fermò il Parlamento prima che venisse approvato lo scempio di un attacco all’indennità  di accompagnamento e di un innalzamento della percentuale di invalidità  per ottenere i benefici previsti dalle leggi.
Adesso ci sono solo le voci, le indiscrezioni, gli articoli che spaventano le famiglie e le associazioni.
Ma la paura è la medesima di due anni fa, accresciuta dal contesto di crisi del Paese e dalla necessità  assoluta del Governo di far cassa e di ridurre la spesa sociale.
E così dopo la manifestazione delle famiglie di sabato 12 maggio, ora scendono in campo anche i grandi coordinamenti nazionali, la Fand e la Fish, per indire lo stato di mobilitazione e una nuova, grande, manifestazione a Roma il 23 maggio prossimo, fra meno di una settimana.
“In questi giorni il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia stanno definendo il testo del decreto che interverrà  sull’ISEE e i segnali sono tutt’altro che rassicuranti — scrivono le due organizzazioni in un documento congiunto -. Il nuovo ISEE sarà  gravemente svantaggioso per le famiglie in cui è presente una persona con disabilità  grave o un anziano non autosufficiente. Le misure in via di adozione prevedono, infatti, di conteggiare come se fossero redditi anche gli aiuti monetari che lo Stato riconosce alle persone con disabilità  (assegni di cura, indennità  di accompagnamento, pensioni)”.
E aggiungono la preoccupazione ancor più pressante e grave: “Circolano insistentemente voci ancora più inquietanti rispetto all’applicazione futura dell’ISEE. Questo sarebbe applicato anche ai fini della concessione di pensioni e indennità  di accompagnamento riservate alle persone con grave disabilità  e ad ogni altra prestazione di sostegno all’autonomia personale. Un’ipotesi gravissima e smaccatamente volta a tagliare quel già  minimo sostegno economico che lo Stato riconosce in caso di invalidità  civile. A pagarne il prezzo sarebbero, ancora una volta, le persone con disabilità  e le loro famiglie. Un’ipotesi che le Federazioni delle persone con disabilità  respingono decisamente e con sdegno e che nessuna voce ufficiale del Governo ha finora smentito”.
Non c’è dubbio che chiunque conosca da vicino la storia dell’indennità  di accompagnamento sa bene che si tratta, in Italia, dell’unica forma per compensare, almeno in parte, le spese maggiori che una persona disabile, e la sua famiglia, sostengono per compensare l’handicap.
Non è una pensione, non è un reddito, è semplicemente un risarcimento, di fronte alla constatazione, da parte dello Stato, che al momento non è possibile garantire attraverso i servizi il principio della parità  costituzionale dei cittadini.
Mettere le mani nelle tasche delle persone con disabilità  è un’operazione triste, inaccettabile, perfino incomprensibile.
Ecco perchè fino a ieri le grandi associazioni nazionali, che hanno seriamente partecipato ai tavoli di discussione con il Governo, erano ragionevolmente convinte che non si sarebbe arrivati a tanto, neppure in un momento così difficile per il Paese.
Tanto più che appare chiaro come, per fare un buon bottino, occorre davvero colpire in basso, aggredendo redditi familiari modesti, altrimenti il numero delle famiglie che si vedrebbero decurtate le prestazioni e l’indennità  di accompagnamento sarebbe irrisorio e ininfluente rispetto alle esigenze di cassa.
Questa misura, se fossero vere e confermate le preoccupazioni di Fish e Fand, sarebbe dunque davvero impopolare, vessatoria e destinata a gettare nell’angoscia centinaia di migliaia di famiglie italiane, già  colpite dalla disoccupazione, dalle nuove imposte come l’Imu, dalla perdita di potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni, dal taglio secco dei servizi erogati dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni.
Dover parlare oggi di una manifestazione nazionale di protesta, da parte di persone non autosufficienti, in sedia a rotelle, non vedenti, sorde, con disabilità  intellettiva, inabili al lavoro, è un dovere civile ma dà  anche una sensazione di sconfitta, di amarezza, che solo un pronto riscatto della Politica potrebbe modificare.
Non posso credere che davvero un governo di tecnici ignori le conseguenze di una scelta così dolorosa e ingiusta.
Da qui al 23 maggio c’è ancora tempo per rispondere pubblicamente e per rassicurare, in modo concreto, le associazioni e le famiglie.
Prima che il mondo veda anche questa vergogna.

Franco Bomprezzi

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