Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
E’ MINISTRO PER LE POLITICHE COMUNITARIE DA QUATTRO MESI, MA A BRUXELLES SI E’ VISTA SOLO UNA VOLTA PER TRE ORE… IN COMPENSO NON MANCA MAI ALLA CAMERA QUANDO DEVE VOTARE IL VOTO DI FIDUCIA
Bruxelles: ministro per le politiche comunitarie non pervenuto.
O meglio, non pervenuta.
Anna Maria Bernini, il neo ministro con la delega agli affari che riguardano la comunità europea, nominata lo scorso luglio dopo che il ministero era rimasto vacante per otto mesi, sarebbe un personaggio ancora totalmente sconosciuto dalle parti di Bruxelles.
A denunciarlo è l’europarlamentare del Partito democratico ed ex conduttore di punta del Tg1, David Sassoli.
“Dal 28 luglio, quando è stata nominata, questo ministro è venuto a Bruxelles un giorno, per tre ore. Invece — ha concluso l’europarlamentare — vedo che per l’ultimo voto di fiducia a Berlusconi non mancava”.
“Da quando ha assunto l’incarico — ha spiegato Sassoli a ilfattoquotidiano.it, a margine dell’evento — non si è nemmeno presentata, non ha mai incontrato gli europarlamentari italiani, nemmeno quelli del suo partito, il Pdl”.
L’unica occasione per il ministro Bernini di presentarsi nelle sedi europee di Bruxelles e Strasburgo sarebbe stato il 29 settembre scorso, in occasione del Consiglio Competitività , una delle nove formazioni del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea. Nient’altro.
La latitanza sarebbe ancor più grave in un periodo in cui a Bruxelles si stanno decidendo i destini del nostro Paese.
“Prima di lei siamo stati in Europa otto mesi senza ministro. Ma dove deve vivere il nostro ministro delle politiche comunitarie in un momento in cui il nostro Paese è in così grave difficoltà ?”
La nomina a ministro della Bernini in effetti arrivava dopo otto mesi dalle dimissioni di Andrea Ronchi. Ronchi, a novembre dello scorso anno aveva lasciato l’incarico dopo la scissione di Gianfranco Fini (ora l’ex ministro è già tornato all’ovile berlusconiano).
Fino a luglio, nonostante il ruolo chiave per i destini del Paese che riveste questo dipartimento (in passato guidato da Enrico Letta, Rocco Buttiglione, Emma Bonino), la poltrona di ministro era rimasta vuota.
Poi a luglio la nomina della avvocatessa e docente di diritto bolognese. “
Da quando è stata nominata — l’accusa di Sassoli- è stata una volta sola al consiglio ma mai al parlamento di Strasburgo o alla Commissione. Non la conosce nessuno”.
L’avvocato Anna Maria Bernini, classe 1965, è figlia d’arte.
Suo padre, Giorgio Bernini, è stato Ministro per il commercio estero nel primo governo Berlusconi del 1994.
La giovane avvocatessa bolognese ha percorso velocemente il cursus honorum all’interno del Pdl. Eletta alla Camera dei Deputati nel 2008, in quota Alleanza Nazionale, è entrata presto nelle attenzioni dei vertici del partito: giovane e preparata (è docente di diritto all’Università di Bologna), la difesa del premier sempre pronta, nel 2010 è la candidata del Pdl a sfidare alle regionali dell’Emilia Romagna il presidente Pd Vasco Errani.
La candidata berlusconiana non arriva neppure al 40 % dei consensi, ma si ritaglia uno spazio sempre maggiore all’interno dell’estabilishment.
Anche perchè, al momento dell’addio di Fini, lei decide di restare fedele al Cavaliere.
E presto viene ricompensata.
Tuttavia, dal momento della sua nomina a luglio il suo nome è rimasto molto all’oscuro. “In queste settimane si prepara il bilancio europeo. Oggi la crisi è che europea — lamenta David Sassoli — lì sono i tavoli e lì si deve fare lobby nazionale. L’Europa ormai non è più politica estera, è politica interna, e quello che succede lì si ripercuote sui nostri bilanci nazionali”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
QUANDO I GIORNALISTI PARLANO DI FIDUCIA AL PREMIER, LA MERKEL E SARKOZY SORRIDONO E LA SALA STAMPA ESPLODE IN UNA RISATA… IL CAPOCOMICO HA SPUTTANATO L’ITALIA NEL MONDO
Sarkozy freddo verso Berlusconi: “Fiducia in lui? Nelle istituzioni italiane”. 
E mette sullo stesso piano Roma e Atene.
Merkel: “Abbiamo fatto presente che serve senso di responsabilità sulle misure di debito e crescita”
Più che le parole di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel sono gli sguardi imbarazzati, i sorrisi non trattenuti, a rendere realmente ciò che pensano i leader Europei di Silvio Berlusconi. Pochi secondi di video della conferenza stampa conclusiva del vertice dei 27 Capi di Stato dell’Unione Europea a Bruxelles, valgono più di qualsiasi dichiarazione ufficiale.
Quando i giornalisti chiedono a Sarkozy e Merkel se sono stati rassicurati dal Presidente del Consiglio italiano, tra il presidente francese e la cancelliera ci sono stati sguardi e sorrisi imbarazzati.
Qualche secondo di silenzio, poi le parole. Anche queste di certo non diplomatiche.
”Io e la cancelliera Merkel abbiamo incontrato Berlusconi e Papandreou per ricordargli le responsabilità che hanno e le decisioni che devono prendere”, ha detto Sarkozy.
Mentre Merkel ha più diplomaticamente affermato: “Berlusconi è il nostro interlocutore”. Ma l’Italia ha tempo “fino a mercoledì” per trovare risposte concrete alla crisi, ha puntualizzato il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy.
Sarkozy, insieme alla cancelliera Merkel, ha illustrato i lavori svolti e i risultati raggiunti. I due hanno sottolineato come la Spagna sia “uscita dalla prima linea”, mentre per la prima volta l’Italia è stata messa sullo stesso piano della Grecia.
“All’Italia abbiamo ricordato che è importante fare tutto il necessario per mostrare senso di responsabilità , prendendo provvedimenti sia sul fronte del debito che su quello della crescita”, ha detto Merkel sostenendo di essere fiduciosa al termine dell’incontro con il Cavaliere. Di altro avviso è apparso Sarkozy.
Alla domanda se si sente rassicurato da Berlusconi, il presidente francese ha volto lo sguardo ad Angela Merkel poi, dopo un profondo respiro, ha risposto ai giornalisti: “Siamo stati fino adesso nella stessa riunione. Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle istituzioni, sociali, politiche e economiche italiane. Abbiamo fiducia nell’insieme delle autorità italiane, nelle istituzioni politiche, economiche e finanziarie del paese”.
Insomma l’Italia è stata bocciata.
E addirittura messa sul medesimo piano della Grecia.
Eppure Berlusconi stamani si era detto più che sereno. “Ma che domande mi fate?”, aveva ribattuto quasi scandalizzato a chi gli chiedeva un pronostico sull’esame che l’Ue si accingeva a fare all’Italia e ai suoi conti pubblici, alle sue strategie per fronteggiare la crisi internazionale.
Il presidente del Consiglio, lasciando il Conrad per recarsi all’incontro con Van Rompuy e Barroso, conferma il suo ottimismo: “Ma certo — dice ai cronisti — io non sono mai stato bocciato in vita mia“.
Ormai lo boccia il 65% degli italiani.
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
MERCATO PARLAMENTO: DI FRONTE ALLE DENUNCE CIRCOSTANZIATE DI TRE DEPUTATI, OGGETTO DELLE ATTENZIONI DI CORRUTTORI, LA PROCURA DELLE NEBBIE FA FINTA DI NULLA
La vera novità è che della compravendita dei parlamentari non gliene frega niente a nessuno. Certo, lo sanno tutti che a tenere in piedi il governo Berlusconi sono quei due o tre voti di maggioranza acquistati grazie al mercatino controllato dal presidente del Consiglio.
Ma se non uno, ma tre deputati di Fli (gli onorevoli Di Biagio, Muro e Conte) interpellati dalla nostra Sandra Amurri denunciano di essere stati avvicinati dall’addetto alla bisogna Verdini che offriva “cinque cose” in cambio del loro voto, ci si aspetterebbe una qualche reazione da parte della magistratura e delle supreme istituzioni della Repubblica.
E invece niente, silenzio di tomba.
Bruno Tinti ci ha spiegato che se alcuni parlamentari passano dall’opposizione alla maggioranza, perchè gli sono stati promessi soldi o cariche pubbliche, “non ci piove, si tratta di corruzione, prigione da 2 a 5 anni”.
Visto che i diretti interessati hanno già testimoniato con dovizia di particolari la ripetuta tentata corruzione, la domanda è: cosa aspetta la Procura di Roma a convocare gli onorevoli Di Biagio, Muro, Conte e, naturalmente, l’uomo dei cinque desideri per accertare l’esistenza di un reato gravissimo come la corruzione di pubblici ufficiali (i parlamentari lo sono).
Ma a piazzale Clodio tutto tace.
Quegli uffici un tempo erano chiamati il porto delle nebbie per la frequenza con cui i fascicoli più scottanti misteriosamente venivano insabbiati.
Adesso se ne dimenticano e basta, come è successo alla denuncia presentata da Di Pietro dopo il voto di fiducia del 14 dicembre (quello di Scilipoti, per intenderci).
Quanto alle più alte istituzioni , l’unico fremito registrato è il sorriso del presidente della Camera Fini nell’assistere lo scorso 19 ottobre all’aggressione verbale di Verdini che sotto i suoi occhi ha dato del “pezzo di merda” al collega Di Biagio colpevole di non aver mantenuto un silenzio omertoso sul mercatino.
Per il resto, dai più alti colli di Roma nessun monito, calma piatta.
Strano, non ci risulta che comprare i deputati sia previsto dalla Costituzione.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
FINI: “NESSUNA ALLEANZA PRECOSTITUITA, CHI VUOLE IL BENE DEL PAESE SI SGANCI ORA DAL PDL”…CASINI: “DECIDETE A SCHIENA DRITTA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”…RUTELLI: “SERVE UN GOVERNO DI RESPONSABILITA’”
I malumori in casa Pdl e l’incertezza dei numeri nella maggioranza alimentano l’offensiva politica del Terzo Polo.
La convention di Lecce serve a lanciare appelli a dissidenti e malpancisti di maggioranza, a prendere le distanze dalla sinistra, a rivendicare libertà di manovra.
Dal palco gli interventi sono da vigilia di campagna elettorale prossima, con il Terzo Polo pronto ad approfittare di un 8 settembre berlusconiano e ad accogliere le truppe disperse dopo il “tutti a casa”.
Il primo messaggio, del resto, è rivolto a chi, nel Popolo della Libertà , è tentato dall’idea di abbandonare Silvio Berlusconi prima di una ingloriosa caduta.
Messaggio ripetuto a chiare lettere tanto dal leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, quanto dal leader di Futuro e Libertà , Gianfranco Fini.
Fini: “Alleanza solo con il popolo italiano”.
Sul discorso alleanze, Fini sottolinea che il Terzo Polo andrà verso le elezioni senza alleanze precostituite.
Ma i giochi restano in qualche modo aperti: “Abbiamo un’enorme difficoltà a ragionare con una certa sinistra lontana da noi – dice Fini – , ma non è affatto scontato che l’altro grande polo sia l’interlocutore. Noi – aggiunge – abbiamo obiettive impossibilità a ragionare con chi ritiene che la Tav sia inutile o che non si possa liberalizzare o che la riforma delle pensioni sia un tabù. A ragionare, cioè, con una sinistra lontanissima in termini culturali e programmatici”.
Dall’altra parte, però, avverte Fini, “siamo convintissimi che occorre riformare la giustizia, ma che non si debba andare alla resa dei conti con i magistrati”.
Inoltre, sottolinea, “ci separa un abisso dalla xenofobia della Lega, che rifiuta ogni ipotesi di integrazione”.
In conclusione, afferma Fini, “al momento del voto il Terzo Polo non parteciperà al baratto di questa o quell’alleanza pur di avere un voticino in più. Non ci interessa nè un’alleanza contro Berlusconi, nè contro Bersani. Noi vogliamo un’alleanza con il popolo italiano”.
Rivendicando l’equidistanza dai due poli principali, il leader Fli si rivolge però ai potenziali transfughi del Pdl: “Il Terzo Polo – dice – è aperto al contributo di tutti quei parlamentari del Pdl che devono aprire gli occhi: ora o mai più. Con quattro o cinque voti non si governa, si vivacchia. Questa è l’ultima chiamata”.
Casini: “Finita l’era dei superuomini”. Lo stesso appello, con toni anche più decisi, è partito dalla voce di Pier Ferdinando Casini: “E’ ora di finirla con i superuomini, quelli che pensano che il mondo finisce quando finiscono loro. I cimiteri sono pieni di gente che si riteneva indispensabile”, attacca Casini.
E’ ora di finirla, aggiunge il leader Udc, anche con una “caricatura del bipolarismo che ormai è divenuto uno scontro fra uomini primitivi. Oggi c’è bisogno di parlare un linguaggio nuovo e non di riproporre una formula bipolarista sgangherata”.
Ma l’affondo più diretto Casini lo riserva ai “malpancisti” del Pdl: “Aprite gli occhi, decidete a schiena dritta – dice Casini – se non volete diventare capri espiatori del fallimento berlusconiano” in una fase in cui “anche le migliori aspettative suscitate dall’elezione di Alfano alla segreteria” stanno venendo meno.
“Se pensate di salvarvi con le alchimie vi ritroverete sulla nave di un’illusione che va a fondo”.
Casini poi avverte il Partito democratico: “Siamo stanchi – dice – di sentire alcuni amici del Pd dire che noi dobbiamo decidere. Amici del Pd, noi abbiamo già deciso: siamo per un centrodestra moderno e con l’illusione del berlusconismo abbiamo finito quando si è capito che la rivoluzione liberale non si sarebbe mai vista e che tutto era finalizzato alla difesa di una sola persona e che la politica non contava più niente”.
Il problema della scelta, semmai, secondo Casini, riguarda il Pd e “non è di sostituire Renzi con D’Alema, ma di come si risponde alle grandi questioni di oggi, perchè il rischio è di passare dal disastro berlusconiano a un governo uguale e contrario”.
Rutelli: “Berlusconi punta al Natale”. Anche il leader di Api, Francesco Rutelli, ha la sua “ultima chiamata”. ma la rivolge per “un governo di responsabilità per il Paese e per affrontare le sfide dell’economia”.
“Berlusconi tenta di arrivare a Natale perchè sa che la sua coalizione non reggerà – afferma Rutelli -. Sono divisi. Non ce la possono fare loro e non ce la può fare una sinistra sempre più spostata a sinistra”.
Per questo Rutelli rinvia alla prossima iniziativa del Terzo Polo che si terrà a novembre: “A Verona tireremo le somme”.
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI SCARICA LA COLPA SU ALFREDO: “NON HO USATO NESSUN CELLULARE PANAMENSE, LAVITOLA CHIAMAVA IL MIO MAGGIORDOMO”… NONOSTANTE LE INTERCETTAZIONI DICANO IL CONTRARIO, IL PREMIER SOSTIENE UNA TESI PARI A QUELLA CHE RUBY FOSSE LA NIPOTE DI MUBARAK
Così, dopo aver spacciato la marocchina Ruby per nipote di Mubarak e aver garantito che le cene ad Arcore si svolgevano ma lui non partecipava, ora il premier prende le distanze e scarica l’ex amico Lavitola a cui pochi mesi fa suggerì di rimanere a Panama. Latitante.
E scarica la responsabilità delle telefonate sul maggiordomo Alfredo, soprannominato mummia dalle ragazze che hanno frequentato le residenze del Cavaliere.
A dare voce al premier è Bruno Vespa, non nel salotto di Porta a Porta, ma nell’ormai consueto libro natalizio del conduttore di Rai Uno.
“Non ho usato nessun cellulare panamense. Lavitola chiamava ripetutamente Alfredo, che aveva da me avuto la raccomandazione di non passarmi alcuna telefonata. Lui pensò che io non mi fidassi dei normali telefoni, e allora disse ad Alfredo che gli avrebbe fatto avere dei telefoni sicuri. Alfredo me ne parlò, ma io rifiutai e commentai che quelli erano sistemi da criminalità organizzata”, racconta Berlusconi nel libro.
Una sera, prosegue ancora Berlusconi,“Alfredo si affacciò alla porta del mio studio con un cellulare in mano.
‘Dottore’, mi disse ‘Lavitola ha chiamato almeno 20 volte, vuole rispondergli almeno una volta?’. Ci parlai — conclude — ma con il convincimento che il cellulare fosse quello di Alfredo”.
Anche per quanto riguarda i suoi rapporti con Gianpaolo Tarantini il premier nega quanto rivelato dalle indagini della procura di Bari. ”Non gli ho reso un solo favore. Non l’ho assolutamente presentato e messo in contatto con persone di Finmeccanica; un giorno lo sentii al telefono mentre ero a fianco di Guido Bertolaso, glielo passai per un saluto ma nemmeno dalla Protezione Civile ebbe alcunchè”, confida il Cavaliere a Vespa.
Non solo. Il premier si spinge oltre e smentisce su tutta la linea le telefonate intercorse con l’ex editore e direttore de l’Avanti.
“E’ incredibile leggere che Lavitola si aspettasse questo e addirittura alcune deleghe di Gianni Letta. Non sono mai stato a conoscenza di niente di tutto questo. Tenga conto che nemmeno la sua candidatura alle elezioni europee del 2004 passò attraverso di me”.
nsomma, i rapporti con Lavitola li teneva il maggiordomo.
Tutta colpa d’Alfredo.
Come nei migliori gialli di una volta.
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
L’ENNESIMO CEDIMENTO AVVENUTO VICINO A PORTA NOLA, IN UN SETTORE APERTO AL PUBBLICO… LEGAMBIENTE: “NON BASTANO LE INTENZIONI, OCCORRONO FATTI”
I carabinieri di Pompei (Napoli) hanno sequestrato ieri sera una piccola area a nord degli scavi archeologici dove si è verificato il crollo di un muro romano realizzato con la tecnica “Opus incertum”.
Il cedimento è avvenuto nei pressi di Porta di Nola vicino la cinta muraria della città antica, giovedì notte, in seguito al violento nubifragio che ha flagellato l’area vesuviana, ma si è saputo solo stamani.
A crollare è stata la parte superiore di un paramento murario romano realizzato, appunto, in “opus incertum”, in una zona aperta al pubblico.
A terra ci sono circa tre metri cubi di macerie.
Il cedimento si è verificato a quasi un anno di distanza dal crollo della Schola Armaturarum e non ha provocato danni a persone nè ad altre strutture.
“Sono di fronte a questo muro e in parte sono un po’ sollevato: non si può parlare di crollo, è solo una scorticatura ma fa male, è un campanello di allarme da non sottovalutare”.
Così il Sottosegretario ai Beni Culturali Riccardo Villari, da Pompei, racconta quanto avvenuto negli scavi della città romana.
Villari rassicura quindi sull’entità del danno ma non per questo allenta la tensione sul futuro di Pompei: “Abbiamo messo in campo le azioni giuste ma non sono soddisfatto, dobbiamo fare di più, dobbiamo fare presto”, aggiunge.
“Ho più volte pubblicamente espresso tutta la mia preoccupazione per gli effetti che avrebbero potuto provocare le prime violenti piogge su Pompei. Proprio per questo abbiamo lavorato per presentare al commissario europeo un piano efficace per il recupero e la messa in sicurezza del sito ed abbiamo disposto un affiancamento, già operativo, alla sovrintendenza perchè si inizi da subito a provvedere con le azioni di messa in sicurezza più urgenti. C’è la più assoluta attenzione da parte del ministero verso Pompei, è la nostra priorità “.
Lo afferma il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giancarlo Galan.
“Il prossimo mercoledì 26 sarò a Pompei con il commissario Hann per mostragli la situazione e sbloccare il finanziamento europeo di 105 milioni da destinare al sito. Attualmente il sottosegretario Villari si trova sul posto per verificare l’entità del crollo e siamo in costante contatto. Per il momento – conclude Galan – è però fondamentale chiarire che il danno riguarda il distaccamento di uno strato superficiale di una parte delle mura di cinta che circondano Pompei, nessuna domus coinvolta quindi, e che la stabilità della struttura non è in alcun modo compromessa”.
“E’ trascorso un anno e dobbiamo registrare altri crolli, altre ferite. E’ bastata la prima pioggia autunnale ed in Campania con il territorio, franano anche i tesori del nostro patrimonio artistico. Mentre si discute, si ragiona e si polemizza i muri crollano. Le parole, le promesse, le buone intenzioni non servono a tutelare gli scavi e l’intera area archeologica di Pompei, serve una manutenzione ordinaria, servono fondi, servono personale qualificato. Meno grandi opere, più tutela e protezione dei nostri gioielli culturali. Insomma Fate Presto”.
Questo il commento di Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, sull’ ennesimo episodio di crollo di muri nell’area degli Scavi di Pompei
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
APERTO UN NUOVO BAR PIZZERIA DEL NUOVO ITALIAN STYLE…LO SPUTTANAMENTO DEL NOSTRO PAESE NON HA CONFINI: MENO MALE CHE SILVIO C’E’
Charlie Gilkes e Duncan Stirling, i proprietari del locale in cui si mangia italiano, hanno pensato bene di
ricorrere all’espressione divenuta il simbolo delle notti brave del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e rimbalzata tante volte nei titoli della stampa internazionale, anglosassone compresa.
Italian style da esportazione?
Non si pensi però a scarpe firmate da uno stilista, moda o prodotti tipici perchè a Londra, zona Battersea Bridge Road, si incrocia un locale che nell’insegna riporta, l’uno di fianco all’altro, la torre di Pisa, un pezzo della Creazione di Michelangelo, la Fiat Cinquecento, un gondoliere e un tenore che scimmiotta Luciano Pavarotti.
Ma sopra a tante icone più o meno caricaturali del Belpaese, eccone un’altra, lanciata a bella posta nell’insegna: “Bunga Bunga”.
Per battezzare un bar pizzeria dove si fa il karaoke e si ascolta musica dal vivo, aperto dal martedì al sabato con orario variabile a seconda dei giorni, Charlie Gilkes e Duncan Stirling, i proprietari del locale in cui si mangia italiano, hanno pensato bene di ricorrere all’espressione divenuta il simbolo delle notti brave del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e rimbalzata tante volte nei titoli della stampa internazionale, anglosassone compresa.
Già a partire dal sito del locale (con relativi account Twitter e Facebook), più che sul reale “italian style”, si fa breccia sul “facilmente ricordabile all’Italia”.
E nella sezione “what is Bunga Bunga?” compare una cartina geografica all’apparenza antica dello Stivale che illustra le diverse aree del locale pubblico.
Qui, dal Mare Nostrum, con pinna posticcia legata all’addome, ecco che compare un’immagine dello sfrenato premier italiano in costume adamitico, almeno per quel tanto che è dato vedere (dal ventre in su).
L’espressione “bunga bunga” non torna però solo nel nome del ristorante.
Costituisce anche la “Option 5” nella lista dei party privati che si possono organizzare.
“Per una festa veramente di gruppo, si può affittare tutto il locale in modo che voi e i vostri ospiti possiate farci quello che desiderate”.
Tra i menu c’è poi la “gazzetta del bunga bunga” (in italiano già nell’originale) con la lista dei vini, degli aperitivi e delle novità che riguardano l’esercizio pubblico.
E non manca la sezione “Amici di” (anche qui dicitura non tradotta dall’inglese) in cui campeggia la rielaborazione di una fotografia che ritrae Berlusconi con la giovane marocchina Ruby Rubacuori in assetto first lady e si dà accesso a un’area riservata in cui sono ammessi “solo gli amici di bunga bunga”.
Dal vivo, se si visita il locale, poi ecco inoltre che si può sorbire il “Berlusconi’s Bellin”.
Non mancano tuttavia riferimenti ad altri personaggi italiani, tra cui Donatella Versace, il cui volto indica la toilette per signore mentre l’effige del presidente del consiglio invece quella per gli uomini, rigorosamente separate, pare.
Ma il marketing, ancor prima degli affari, non si deve fermare e, per lanciare ulteriormente il locale, già l’estate scorsa sarebbe stato preso contatto con l’agente di Ruby per quanto, al momento, non sia dato sapere se dall’Italia si stato accettato un invito a Battersea Bridge Road.
Antonella Beccaria
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
IL LEADER RADICALE: “IL PD E’ SORDO”…RABBIA SUL WEB: “SIETE DEGLI OPPORTUNISTI, VOLETE SOLO I SOLDI PER RADIO RADICALE”
“Berlusconi ci ascolta. Bersani no. Per questo siamo andati a cena con il Cavaliere”. La sintesi dell’incontro tra il presidente del Consiglio e una delegazione radicale guidata dallo storico leader Marco Pannella sta tutta qui.
E così, dopo essersi smarcata dal centrosinistra in occasione dell’ultimo voto di fiducia, la pattuglia radicale torna a far parlare di sè.
Tema della discussione, spiega Pannella sul sito dei Radicali, “la riforma americana della legge elettorale e del tipo di Stato; sopratutto di giustizia, amnistia, indulto”. Tutte cose di cui Panella avrebbe voluto parlare con il Pd.
Senza esito, assicura.
“In tutto siamo riusciti a parlare nella sede pubblica del PD due volte! Una volta con la segreteria Franceschini e l’altra con l’attuale segretario. E basta!”.
Orecchie attente, invece, quelle del Cavaliere. “Da lui abbiamo trovato ascolto da parte di Berlusconi”.
Poi Pannella, cacciato dal corteo del 15 ottobre 2, ironizza sulla questione di Radio Radicale i cui finanziamenti sono bloccati, sul tavolo del governo.
Ragion per cui l’atteggiamento dei radicali in occasione del voto di fiducia aveva alimentato”sospetti” di scambio.
Panella ci scherza sopra: “Abbiamo trattato molto, però non vi posso dire quanto! Gli ho chiesto, vi assicuro, almeno 10 volte quello che si dice Berlusconi abbia dato a Lavitola”.
Che riserva un’ultima stoccata al Pd: “Vogliono il governo con Maroni, Casini, Alfano, Bersani (Di Pietro è un auspicio). La legge elettorale è quella che poi vogliono loro, che sia però accettata da Casini, dalla Lega Nord ecc”.
E però dubbi e sospetti per il pacchetto dei sei voti alla Camera che, con il governo sul filo contano eccome, sorgono.
La mossa radicale, infatti, divide anche i simpatizzanti.
Basta scorrere i commenti sul sito del partito. “Naturalmente si capisce molto poco lo sproloquio di Pannella, se non che mena il can per l’aia per giustificare la sua disponibilità a farsi comprare. ll centrosinistra si libererebbe di un fastidioso moscone che gli ronza nelle orecchie. Per dirla meglio si toglierebbe di torno un rompicoglione scaricandolo (ma sembra sperare troppo) al Berlusca e alla Lega (figuriamoci che affinità elettive!)” taglia corto Michele .
“Ci prendono proprio per scemi questi qui. Prima l’astensione, poi il numero legale, ora l’incontro con Berlusconi. Pannella & Co. ci danno la loro avvicinamento alla maggioranza pezzo per volta. Il catapiduista catacraxiano di regime, per Pannella, “un Presidente del Consiglio che ascolta”.
Ah sì? Che bel complimento. Indovinate la prossima mossa di Pannella.
Non bisogna essere particolarmente brillanti” si legge in un altro commento. “Questo tipo di politica radicale si può riassumere con “Todo modo….” , motto che sarebbe meglio lasciare a Gesuiti e a prostituti/e” scrive Mario Previtera.
Rincara la dose Corrado Gianfigliazzi: “Che miopia caro Pannella! Da Berlusconi non otterrai niente di più che il finanziamento di radio Radicale e la promessa (vana) di riforma della giustizia”.
Avanti così. “Siete andati a parlare con il capo di un partito che ha riempito le carceri di poveri cristi clandestini, ruba galline fino a farle scoppiare per una politica di orco con i deboli e molto lassista con i grandi malfattori. Siete andati a parlare con chi non vuole dare i soldi a Radio Radicale (a differenza di quelli del Pd che hanno sottoscritto la vostra petizione in Parlamento). Siete andati a parlare con il capo di un partito che sta cercando di far passare leggi come il biotestamento, che in Lombardia ha azzerato la possibilità della scelta di abortire perchè non ci sono più medici che lo praticano, pena la carriera ospedaliera. Siete andati a parlare con il capo di una coalizione che ha fatto le leggi più illiberali e lobbistiche da sessant’anni ad oggi. Ma niente, niente in vecchiaia Pannella pensa di essere diventato Gesù Cristo che muta i sassi in pesci e pane? La gente non aveva capito niente, era disinformata, ignorante, offensiva. Mi sa tanto che la gente aveva capito benissimo, senza tanti discorsi astrusi e strampalati, lo ha sentito con il cuore: quell’entrata in Parlamento prima dell’opposizione era un messaggio ben chiaro ed è stato recepito chiaramente! Vincere delle battaglie anche per grandi ideali con mezzucci fa tanto Macchiavelli che non si può proprio dire sia il padre della miglior politica!” ci si indigna.
Furioso Alessandro Fabi: “Oggi essere Radicali è una vergogna, un marchio indelebile nella coscienza, un opportunismo di campo: si và da chi paga meglio. Alla cena avete parlato di prezzo? La cifra è sempre la stessa, quella di una marchetta… a testa naturalmente!
Mentre Diego da Firenze accusa Pannella di cercare solo pubblicità : “Quando avrà finito di pavoneggiarsi provi anche a guardare alla situazione dell’italia ed a pensare se le soluzioni al disastro di questo paese si possono trovare a palazzo Grazioli oppure organizzando una vera opposizione liberale. Se sia possibile pensare che questo paese eviti il disastro dialogando con chi questo disastro non ha fatto niente per evitare, oppure radunando le persone che hanno la possibilità di ridare una speranza a questa nazione che si avvia verso il baratro. Provi a pensarci Pannella..”
“Sono semplicemente disgustata e provo orrore verso un partito che ha sempre fatto dell’integrità morale la sua bandiera per poi vendersi (e non è cosa nuova per chi ha memoria) al primo venuto che offre la giusta bustarella” commenta Hanahar. “Venduti voltagabbana. Ora sì che arriverà al 2013. E continueremo ad essere lo zimbello del mondo. Grazie Pannella grazie!!!! Poi si lamenta di sputi e spintoni” sbotta Giandi Aca.
Ma c’è anche chi difende la scelta di Pannella.
“Esprimo la mia solidarietà a Pannella protagonista da sempre di battaglie civili vinte ed in corso che hanno impedito a questo paese di fare la fine di paesi sottomessi da dittature politiche e teocratiche” scrive Luca Merlino.
E chi prima fa professione di realismo politico (“La politica è trattativa quindi ovvio che si tratti con tutti) ma poi ammette: “Berlusconi purtroppo ha sempre utilizzato i radicali e Marco come strumento di verifica delle sue idee e guerre di movimento utilizza Marco Pannella come una delle sue fonti di ispirazione ma purtroppo tutto ciò che assimila poi esce trasfigurato in azioni politicamente oscene”.
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI CATERINA NEI CONFRONTI DI UN EDITORE CHE OFFRIVA TIROCINI GRATIS E SENZA RIMBORSO SPESE DIVENTA UN CASO SUL WEB: 600 EURO IN NERO… “ALL’ESTERO HO UN CONTRATTO VERO”… E LEI SCRIVE A NAPOLITANO
Ha scritto un’email di protesta a un editore che offriva uno stage senza rimborso spese, adatto “solo — recitava l’annuncio — a chi può mantenersi per parecchi mesi a Milano”.
E in tutta risposta, Caterina De Manuele, 28 anni e una laurea al Politecnico di Milano in Design degli interni con 109 su 110, si è presa della “mignotta”.
Eppure lei non lo voleva nemmeno quel posto a ‘Flash art’, un’importante rivista d’arte (“la prima in Europa”, vanta il sito online).
Perchè da mesi ha già un contratto vero.
Lo ha ottenuto prima in uno studio di architettura d’interni in Germania, poi in Inghilterra.
Non in Italia, dove al massimo era arrivata a prendere 600 euro al mese.
In nero.
L’annuncio di Flash Art le ha fatto ripensare a quel periodo. Si è indignata quando ha letto: “Teniamo a precisare che, ahinoi, per almeno 8-10 mesi, il rimborso spese per uno stagista che deve imparare tutto è minimo, quasi inesistente”.
Poco più in là la giustificazione, firmata in prima persona dal direttore ed editore, Giancarlo Politi: “D’altronde lo stage, almeno da noi, vi permette di apprendere al meglio una professione”.
Caterina si è ricordata di quando spulciava le offerte di lavoro una a una. “Mi sono laureata a ottobre 2008. Subito dopo l’inizio della crisi. Ho infilato curricula in ogni mail box esistente”.
Il colloquio arrivava solo in pochissimi casi.
E spesso era una delusione: “Mi chiedevano di lavorare gratis nel periodo di prova. Domandavo: ‘Per quanto tempo? Due-tre mesi o cinque-sei?’”. Risposte vaghe.
Così come nessuna certezza c’era sul dopo: “Al massimo potevo aspirare a una finta partita Iva”.
Alla fine l’avevano presa per uno stage gratuito.
Poi qualche mese di lavoro senza contratto regolare in uno studio di architetti nel capoluogo lombardo.
Quando ha visto l’annuncio, Caterina si è arrabbiata, “perchè veniva spacciato per stage un lavoro da editor, che richiedeva una persona già formata”.
Così ha deciso di scrivere un’email a Politi.
Gli ha fatto una domanda diretta: “Perchè i miei genitori o chi per essi dovrebbero pagare perchè io lavori per lei?”.
Poco dopo la risposta. Piccata (leggi lo scambio di email). “Caterina — ha scritto l’editore — se tu fossi in grado di lavorare per noi ti offrirei subito, anzi, prima, due o tremila euro al mese. Prima impara a scrivere, a leggere dai siti e giornali del mondo, a fare una notizia in dieci righe, a fare l’editing di un testo, a impaginare con inDesign e poi potrai avanzare pretese”.
E ancora: “Lo sai cosa dice Tronchetti Provera? Lavorare oggi a buoni livelli è un lusso. Se uno non lo capisce vada a lavorare al Mac Donald”.
Fino al post scriptum: “Chiedi allo Stato di aiutarti. La mia azienda non è di beneficenza. E tu cerchi la beneficenza”.
Niente di più falso, per Caterina.
Se ci si è laureati a piani voti, si sanno usare almeno dieci software tecnici e si parlano quattro lingue, non è certo la beneficenza quella che si cerca.
Glielo ha detto, a Politi. E poi gli ha scritto: “La beneficenza se la faccia fare lei, povero indigente che non può nemmeno pagare un povero stagista il minimo”.
La replica è stata un insulto: “Ora anche le mignotte debbono parlare 4 lingue, conoscere l’arte e inDesign. Il globalismo fa miracoli”.
Il botta e risposta tra Caterina e il direttore di Flash Art è finito su Facebook.
Poi in Rete è iniziato il tam tam.
Lo scambio di email è stato ripreso dalla pagina sul social network del Manifesto dello stagista, da Lettera Viola e dalla Repubblica degli stagisti.
Molte le proteste piovute sulla bacheca Facebook di Flash Art.
Tanto che Politi ha pubblicato sul sito della rivista un nuovo messaggio, accusando Caterina di avere manipolato e modificato una sua risposta.
Il rimborso spese da “quasi inesistente” è diventato di 350-500 euro al mese.
Mentre chi aveva protestato è stato definito “un utente un po’ frustrato che ignora il moderno concetto di stage”.
Ma il “moderno concetto di stage” non coincide con quello che Caterina ha trovato fuori dall’Italia.
“Nel novembre 2009 ne ho iniziato uno a Stoccarda, in Germania. Pagato 750 euro al mese”.
Poi le hanno fatto il contratto e presto sono arrivate altre opportunità . Così, due mesi fa, Caterina è partita di nuovo, alla volta di Londra.
A fine ottobre terminerà il periodo di prova. E se tutto andrà bene le verrà proposto un contratto a tempo indeterminato da 32mila sterline all’anno (oltre 36mila euro).
”Da quando lavoro all’estero — racconta — seguo personalmente il cliente, partecipo al processo creativo insieme a lui e ai miei superiori”.
Non nasconde la propria soddisfazione Caterina, consapevole di avere dovuto lasciare la sua casa, i suoi genitori, il suo Paese.
E i suoi amici rimasti in Italia.
E’ stato anche per loro che domenica scorsa ha scritto a Giorgio Napolitano (leggi la lettera): “I miei amici fanno tre lavori per mantenersi, buttano giù rospi incredibili e continuano a rimboccarsi le maniche nonostante centinaia di porte in faccia”.
Poi una preghiera: “Signor presidente, ci aiuti a ritrovare le nostre speranze. Non lasciateci soli”. Perchè nessuno offra più lavori non pagati. Anche da noi.
Luigi Franco
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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