Destra di Popolo.net

“L’AQUILA SI È APERTA, DA FESSI FARSI SCAPPARE ’STE OPERE”

Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile

È IL 30 NOVEMBRE 2010, 18 MESI DOPO IL SISMA, L’ASSESSORE LISI (IN QUOTA UDEUR) PARLA CON UN ARCHITETTO: “ABBIAMO AVUTO IL CULO DEL TERREMOTO”

Il terremoto è un “colpo di culo”.
C’è qualcosa di peggio delle risate dell’imprenditore Francesco Piscicelli, che rideva mentre ancora le terra tremava, il 6 aprile 2009, pensando agli affari della ricostruzione.
C’è l’intercettazione dell’ex assessore comunale Ermanno Lisi (entrato in giunta in quota Udeur), un aquilano quindi, ben consapevole della tragedia costata 309 vittime e la distruzione di un intero centro storico.
È il 30 novembre 2009 quando Lisi definisce il “terremoto” un “colpo di culo”.
Ed è incredibile come il sindaco dimissionario Massimo Cialente, in questi anni, si sia circondato di un “cerchio magico”, o meglio “marcio”, che — al di là  del rilievo penale di queste telefonate — si dimostra interessato a far fruttare la tragedia.
Un “cerchio marcio” che conta un vicesindaco (Roberto Riga) indagato per una presunta mazzetta da 30mila euro, un ex consigliere comunale con delega (Pierluigi Tancredi, Pdl) accusato di corruzione, insieme a un altro ex assessore (Vladimiro Placidi) e a un ingegnere del Comune (Mario Di Gregorio).
“O te fai gli soldi o hai finito”
“Ormai L’Aquila s’è aperta” dice Ermanno Lisi all’architetto Pio Ciccone, entrambi archiviati , “tu ancora non te ne stai a rende conto ma L’Aquila si è aperta… le possibilità  saranno miliardarie. Io sto a cercà  di prendere ste 160 case, se non lo pigli mo’ non lo pigli più, questo è l’ultimo passaggio di vita, dopo sta botta, hai finito, o le pigli mo’…”. “O gli pigli mo’ o non gli pigli più…”, risponde Ciccone. “Esatto”, continua Lisi, “abbiamo avuto il culo di…”. “Del terremoto!”, interviene Ciccone. E Lisi conferma: “Il culo che, in questo frangente, con tutte ste opere che ci stanno, tu ci sta pure in mezzo, allora, farsele scappà  mo’ è da fessi… è l’ultima battuta della vita… o te fai gli soldi mo’…”. “O hai finito”, conclude Ciccone.
“Sto con la sinistra”
Quando Ciccone gli mostra le sue preoccupazioni, per eventuali azioni giudizarie, la risposta di Lisi è sconcertante: “Tengo paura, però fino ad un certo punto, lo sai perchè? Perchè sto con la sinistra e bene o male, penso che la magistratura c’ha grossi interessi a smuove”.
Nel 2010, informandosi per un piccolo lavoro da effettuare in occasione della “festa del libro”, Lisi deve mettersi in contatto con l’azienda di Massimiliano Nurzia che, per lavori pubblici di puntellamento, ha chiuso un appalto da 8 milioni di euro.
Ed ecco il suo commento: “Otto milioni di euro se sanno quante mazzette so! allora Di Gregorio , secondo Bolino se… chi sa quanti lavori sta a fa! E chissà  quante mazzette sta a piglià … ecco ci sta ‘na mafia interna…”. Poi incontra l’imprenditore e viene intercettato mentre è in auto e lo chiama: “Massi! Addò state”. Nel frattempo confida all’amico Ciccone: “8 milioni di euro s’è fatto questo coso… Mario Di Gregorio e co ju sindaco !”. Quindi esce dall’auto, parla con Nunzia, e prima di rientrare conclude dicendogli: “non te ne scordà ! Io non me lo scordo….”. “Me lo tenga ricordà …”, risponde Nunzia. E Lisi aggiunge: “Ma fammi il piacere! Io sto in quelle amicizie! Ricordatelo!”. “Io non ti chiedo niente, voglio vedè mò…”, ribatte l’imprenditore. “In quella amicizia ci sto pure io! Ciao!”, conclude Lisi, chiudendo lo sportello e andando via. Poi spiega all’amico il senso della frase: “Gli ho detto… in quella amicizia ci sto pure io! Io tengo all’amministrazione, mica cazzo tengo fuori, mica so’ stupido! Ma non gli posso dì in maniera chiara… io so’ chiaro quando parlo! Se è vero che ha fatto otto milioni di euro come dice Bolino… porco… ti devi inginocchiare! E devi andare a piagne! Otto milioni di euro, tre milioni so’ netti!”.
Lottizzazione senza scrupoli
Quando il commissario Adriano Goio descrive a Lisi l’altissimo rischio di alluvione che presenta L’Aquila, e il progetto d’invaso per impedire l’allagamento della città , già  approvato per 60 milioni di euro, l’ex assessore con l’amico Mimmo Marchetti pensa di lottizzare immediatamente i terreni, per costruirvi dei capannoni, in modo da aumentarne il valore, in caso di esproprio: “Io mo non posso entrare per il conflitto d’interessi, però me ne può fregà  di meno perchè devo salvaguardà , tanto non è la mia la terra è di mio fratello, che cazzo me ne frega, però salvaguardo… un diritto, di tanta gente, in silenzio e salviamo anche le altre terre, perchè se riusciamo a fare la lottizzazione e farcela approvà … domani mattina, mettiamo i capannoni ,mettiamo… o quantomeno se ci hanno approvato la lottizzazione, poi mi devono pagare la terra lottizzata, adesso mi sta a venì questa idea”. L’invaso non sarà  più realizzato, nonostante lo stanziamento di 60 milioni di euro, nonostante i disagi patiti dagli aquilani con l’alluvione del dicembre 2010.
Bmw e ville dopo la tragedia
Nei giorni scorsi abbiamo raccontato delle presunte mazzette, scoperte dalla procura di l’Aquila nelle indagini condotte dalla squadra mobile guidata da Maurilio Grasso, su incarico dei pm David Mancini e Antonietta Picardi, coordinati dal nuovo procuratore Fausto Cardella . Tangenti in confezioni di grappa per l’ex vicesindaco di centrosinistra Riga, per gli ex assessori Tancredi e Placidi, ma il “cerchio magico” di Cialente si arricchisce anche di geometri e ingegneri come Carlo Bolino e Mario Di Gregorio.
Già  nel 2011 la squadra mobile fa i conti in tasca a Bolino — anch’egli archiviato nell’inchiesta su Lisi — scoprendo che il geometra, con stipendio da 40mila euro l’anno, a due mesi dal terremoto inizia ad acquistare una moto Bmw da 15mila euro, un’auto da 16mila, un appartamento da 120mila euro e — soprattutto — un abitazione in costruzione, per un valore dichiarato di 100mila, che in realtà  corrisponde a villa con garage il cui “solo valore di costruzione appare superiore a quello d’acquisto”.
È la primavera del 2011, la squadra mobile de L’Aquila, segnala alla procura gli episodi di Lisi e Bolino, restando in attesa di ulteriori deleghe d’indagine, che non arriveranno mai. Sarà  tutto archiviato.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’AQUILA ANCORA TREMAVA E GIÀ VOLAVANO LE MAZZETTE

Gennaio 9th, 2014 Riccardo Fucile

OTTO INDAGATI TRA CUI IL VICESINDACO CHE SI È DIMESSO… TANGENTI PER APPALTI E PERFINO SUI PONTILI… CINQUE CASETTE IN “REGALO” ALL’EX ASSESSORE

Case usate come tangenti. E poi soldi infilati tra i fogli di giornali, nelle bottiglie di grappa, persino mazzette previste “per contratto”, quando mancavano i soldi in contanti.
Se pensando alla ricostruzione, l’imprenditore Francesco Piscitelli rideva mentre L’Aquila crollava, la notte del 6 aprile 2009, altri hanno gioito quando la terra ha smesso di tremare e la costruzione è iniziata.
E questa volta si tratta di aquilani come Pierluigi Tancredi e Roberto Riga, il primo assessore del Pdl all’epoca del sisma, il secondo attuale vicesindaco della giunta di centrosinistra.
S’è dimesso ieri, Riga, dopo l’accusa di corruzione: “Mi tiro da parte dai miei ruoli — ha detto — perchè vorrei lasciare tranquilla l’amministrazione comunale, senza avere dubbi sulla propria attività . Confido nei pm, fornirò elementi per mettere in evidenza la mia estraneità ”.
Per il momento, la Procura sembra certa delle accuse scritte nell’ordinanza d’arresto firmata dal gip Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta dei sostituti procuratori Antonietta Picardi e David Mancini, coordinati dal procuratore de L’Aquila Fausto Cardella. Le indagini condotte dalla squadra mobile, guidata da Marilio Grasso, ha portato a quattro arresti e otto indagati — a vario titolo — di corruzione, millantato credito, falsità  materiale e ideologica e appropriazione indebita. Il dato più incredibile è che per alcuni degli indagati, secondo l’accusa, continuano a operare con società  costituite appena un anno fa — nella ricostruzione.
Casette di sicurezza
La gola profonda dell’inchiesta, denominata “Do ut des”, è l’imprenditore veneto — anch’egli indagato — Daniele Lago. Tutto nasce dal momento in cui la sua azienda — Steda spa — viene accettata nelle procedure per la ricostruzione, ma con “riserva”.
A quel punto interviene Pasqualino Macera che promette un intervento risolutivo in cambio di una mazzetta.
Dice un testimone: “Ricordo che partimmo di pomeriggio e arrivammo verso le 17, le 18. Lago aveva con sè una valigetta ventiquattrore nera in pelle, con all’interno il denaro che era avvolto in un giornale. Quando siamo arrivati in hotel, abbiamo parcheggiato davanti all’ingresso. Non ricordo se Daniele aveva chiamato Macera prima di arrivare, ma ricordo che ci aspettava sulla porta d’ingresso dell’hotel. Siamo entrati, ci siamo seduti su dei divanetti che erano nella hall sul lato sinistro. Macera dopo i saluti, ci diceva che il problema delle altezze dei Map era insormontabile ma, ci disse anche testualmente ‘ho trovato il modo di convincerli’, riferendosi chiaramente al fatto che pagando si sarebbe risolto tutto”.
Conferma Lago: “Macera mi ha detto che i soldi andavano a tale De Bernadinis della Protezione Civile. Mi propose di accettare un suo assegno del controvalore di 60 mila euro, che io avrei potuto incassare ove non avessimo vinto l’appalto. Gli ho consegnato i soldi che erano contenuti in una copia del Sole 24 Ore. Ricordo che erano 120 pezzi da 500 euro. Preciso che quei soldi erano dei soldi miei personali…”. In realtà  Macera millantava: De Bernardinis, in questa vicenda, non c’entra nulla. Ma i favori a Lago erano invece reali. Intervenne, nel favorire i vari appalti di Lago, l’ex assessore Tancredi che nel 2009, con Macera, creò una società  — la Da.Ma Consulting srl, società  creata appositamente il 22 ottobre 2009 — per giustificare formalmente i versamenti di denaro. Le somme pattuite erano 7.200 euro mensili per un intero anno, più le percentuali su ogni singolo lavoro procurato. Ma soprattutto, a saldo della pattuizione originaria, Lago consegnava a Tancredi cinque moduli abitativi da 40 mila euro l’uno per un totale di 200 mila euro.
Sindaci sotto controllo
Secondo l’accusa Tancredi esercitava una “pressione nei confronti dei sindaci dei comuni di Barisciano, Fagnano Alto e Pizzoli al fine di indurli a omettere qualsivoglia attività  di contestazione formale o mediatica nei confronti della Steda Spa in relazione al rispetto dei tempi di consegna dei Map., preservando la Steda Spa dalle possibili penali per i ritardi nella consegna e da ulteriori danni di immagine”. I ritardi, infatti, si sarebbero tradotti in sanzioni economiche.
Il centro storico
Per l’accusa, la messa in sicurezza degli immobili del centro storico de L’Aquila, “si rivelerà  per molte imprese — non ultima la Steda spa — un immenso business, nel quale la Pubblica amministrazione impiegherà  oltre 200 milioni”.
Tra i lavori ottenuti da Lago c’è anche un appartamento per il quale, secondo l’accusa, l’imprenditore veneto aveva ottenuto rassicurazioni dal vicesindaco Riga.
Su indicazione di Tancredi, poi, Lago pagò un ‘contributo’ di 5 mila euro in favore del partito La Destra”. L’appalto venne però assegnato ad altra ditta.
Nel caso della messa in sicurezza di Palazzo Carli, si scopre persino l’appropriazione indebita per 1,268 milioni, per lavori mai realizzati.

Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’AQUILA, LE CASETTE DEL TERREMOTO USATE COME TANGENTI: ARRESTATI DUE EX ASSESSORI PDL E PD, COINVOLTA ESPONENTE LOCALE DE “LA DESTRA”

Gennaio 8th, 2014 Riccardo Fucile

LA CONFESSIONE DI UN IMPRENDITORE SUL SISTEMA DI MAZZETTE

All’Aquila le tangenti non si pagano più solo in contanti, ma anche con le casette del terremoto. Con i moduli abitativi provvisori.
E così quei fabbricati di legno che per migliaia di aquilani, a quasi cinque anni di distanza dal sisma, ancora oggi sono luoghi del dolore, del rifugio dalla disperazione per aver perso la propria casa, invece per alcuni politici locali sono diventati tangenti, soldi sporchi.
C’è anche questo nelle carte dell’ultimo scandalo della ricostruzione post-terremoto che questa mattina ha portato all’arresto di quattro persone, tra cui due politici: Pierluigi Tancredi, ex assessore di Forza Italia ed ex consigliere comunale Pdl alla ‘salvaguardia dei beni artistici dell’Aquila’ e Vladimiro Placidi, ex assessore comunale della giunta di centrosinistra, delegato alla ricostruzione dei beni culturali.
Gli altri due arrestati sono Daniela Sibilla, socia di Tancredi e l’imprenditore abruzzese Pasqualino Macera.
Tra gli altri quattro indagati, invece, c’è anche il vice sindaco dell’Aquila, Roberto Riga, sospettato di aver ricevuto una tangente di 10 mila euro, nascosta dentro un pacco dono con una confezione di grappa, per la promessa di un appalto.
A mettere tutti nei guai è stato un imprenditore veneto, Daniele Lago, amministratore delegato della Steda spa.
Messo alle strette dagli agenti della squadra mobile dell’Aquila rispetto a un presunto illecito per un valore superiore a un milione di euro (legato a un appalto), Lago ha deciso di confessare e raccontare al procuratore Fausto Cardella e ai pm David Mancini e Antonietta Picardi il sistema delle tangenti nella città  del post sisma.
“Gli indagati hanno rivelato una dedizione costante ad attività  predatorie in danno della collettività , arrivando a suggerire i metodi corruttivi, a costituire società  ad hoc, a rappresentare realtà  fittizie, anche in momenti (il post sisma) in cui il dramma sociale e umano avrebbe suggerito onestà  e trasparenza. Da ciò si ricava la certezza della reiterazione di reati della stessa specie”, scrive il gip Romano Gargarella nell’ordinanza d’arresto motivando le esigenze cautelari.
“Tancredi anche in virtù del suo ruolo politico pubblico si è posto nel dopo-sisma, caratterizzato dalla fase dell’emergenza, come collettore di compensi di imprese in cambio di agevolazioni per il conferimento di lavori”, è scritto ancora nell’ordinanza. E sarebbe proprio Tancredi, oltre a farsi consegnare dalla Steda del denaro per il suo aiuto, a chiedere e ottenere, secondo la Procura – attraverso una società  creata ad hoc per incamerare i proventi illeciti – anche cinque Map, cinque ‘Moduli abitativi provvisori’, del valore di 40 mila euro l’uno.
Moduli che poi, secondo l’accusa, provvederà  in parte a rivendere.
Ma le tangenti – secondo quanto raccontato dall’imprenditore veneto – hanno riguardato anche il vertice dell’amministrazione comunale dell’Aquila nella personan della il vice sindaco Riga.
Scrive il gip Gargarella: “L’amministratore della Steda spa ha riferito che uno degli appalti che gli vennero ‘offerti’ riguardava quello relativo all’esecuzione delle opere provvisionali di messa in sicurezza di un immobile della dottoressa Sabrina Cicogna, medico presso l’ospedale dell’Aquila. Dalle dichiarazioni del Lago emerge che l’assegnazione di quell’intervento gli venne garantita oltre che da Tancredi, anche da Riga, vicesindaco de L’Aquila”.
E per ottenere quell’appalto a Lago fu chiesto di finanziare con un contributo elettorale di 5mila euro il partito politico ‘La Destra’, di cui “la Cicogna era esponente locale”.

Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica”)

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TERREMOTO AQUILA, DENUNCIA DELLA UE: “IRREGOLARITA’ E FRODI PER 306 MILIONI”

Novembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

NELLA RELAZIONE SI PARLA DI OPERE SEGNALATE PER GODERE DEI FONDI EUROPEI CHE, A SEGUITO DELLE PERPLESSITA’ AVANZATE DALLA UE, SONO STATE SOSTITUITE CON ALTRE

Gli uffici della Commissione Ue avevano scovato irregolarità  in una serie di opere pubbliche nell’ambito della ricostruzione dell’Aquila e degli altri centri colpiti dal terremoto del 2009. Opere dal valore di ben 306 milioni di euro.
Che l’Italia, nonostante la segnalazione dell’Ue, “avrebbe pagato regolarmente”, secondo quanto denuncia Roberto Galtieri, consulente dell’eurodeputato danese Soren Sondergaard.
E’ questo il dato più scottante che emergerebbe dalla relazione della Commissione europea. Una relazione ancora secretata, ma che dovrebbe essere finalmente resa pubblica nelle prossime ore.
A rendere noto l’ammontare delle spese su cui Bruxelles aveva scoperto irregolarità  e presunte frodi è stato questo pomeriggio il vice direttore della Direzione generale Regio dell’esecutivo Ue, Normund Poppens, nel corso di un’audizione al Parlamento europeo.
Stando a quanto dichiarato da Poppens, nei mesi successivi ai primi interventi di emergenza in Abruzzo, l’Italia aveva presentato all’Ue i capitoli di spesa da coprire con fondi di Bruxelles, quelli provenienti dal Fondo europeo di solidarietà .
Tra questi, per l’appunto, quelli relativi a una serie di opere costate 306 milioni. Ma la Commissione si rende conto che qualcosa non quadra e scopre diverse irregolarità  nella realizzazione delle opere.
A quel punto, sarebbe dovuto intervenire l’Olaf, l’ufficio anti frodi dell’Ue.
Ma non appena il governo italiano viene informato della possibile indagine di Bruxelles, cambia le carte in tavola e decide di destinare i fondi europei verso altre spese “pulite”.
Evitando in questo modo l’intervento dei controllori dell’Olaf e un probabile stop ai pagamenti (o un eventuale recupero delle somme già  erogate).
Che cosa ne è stato, allora, dei progetti dove l’Ue ha scovato presunte irregolarità ? O meglio, come sono stati pagati questi progetti?
Secondo alcune fonti di Bruxelles, sembra che i progetti siano stati pagati regolarmente e a farsene carico sarebbe stato il governo italiano.
A Palazzo Chigi sedeva ancora Silvio Berlusconi, mentre la Protezione civile era saldamente in mano a Guido Bertolaso. In sostanza, nonostante la denuncia di Bruxelles, l’Italia è andata dritta per la sua strada. La campagna (soprattutto mediatica) per la ricostruzione dell’Abruzzo non poteva essere fermata.
Il risultato è che, oggi, ci sono diverse inchieste della magistratura che stanno mettendo a nudo le diverse falle della gestione della ricostruzione.
Sono quelle, per esempio, che sono state riportate nel dossier redatto dall’europarlamentare danese Soren Sondergaard.
Un dossier che è stato reso noto la scorsa settimana in una conferenza stampa all’Aquila e che contesta soprattutto tre aspetti: la maggiorazione delle spese (ogni nuova casa è costata il 158 per cento in più del valore di mercato, come accertato dalla Corte dei Conti europea), infiltrazioni della criminalità  organizzata negli appalti (in particolare nei subappalti), sistemi elettrici e isolatori sismici difettosi.
L’elenco delle presunte irregolarità  messe nere su bianco sul dossier di Sondergaard è lungo.
L’Ue ha impegnato in tutto 493 milioni. Di questi 350 per il progetto CASE.
Su queste somme, la Commissione Ue ha assicurato che al momento non ci sono notizie di irregolarità  o, peggio, di infiltrazioni mafiose.
In due casi, comunque, l’Olaf starebbe indagando. Come a dire, anche se le spese “sporche” sono state a carico dell’Italia, non è detto che nei prossimi mesi l’Ue non scopra frodi anche su quei capitoli di spesa che finora ha considerato “puliti”. In questo caso, scatterebbe la richiesta all’Italia di restituire le somme.
Per i 306 milioni “macchiati” da presunte frodi, invece, l’Ue non può far nulla.
Solo la magistratura italiana può intervenire, come del resto sta già  facendo.

(da “L’Huffington Post“)

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L’AQUILA: VI RICORDATE LE “CASETTE” DI BERLUSCONI?

Novembre 4th, 2013 Riccardo Fucile

DAI DUBBI SULLA SICUREZZA ALLE INCHIESTE: TUTTI I FLOP DELLE “CASETTE” DI BERLUSCONI

Isolatori sismici fallati, infiltrazioni d’acqua, riscaldamento rotto, cedimenti di intonaco.
Nessun servizio intorno, nè pubblico nè privato.
Il tutto dentro 185 palazzine sparse nella periferia che oggi – dopo appena quattro anni dalla loro realizzazione – sono nuove aree di degrado urbano.
La storia delle case provvisorie volute dall’ultimo Governo Berlusconi per 19mila terremotati dell’Aquila, dopo il sisma dell’aprile del 2009, è costellata di flop.
Per questo “miracolo aquilano” come lo definì l’allora premier visti i tempi record di consegna degli alloggi, lo Stato ha speso 900 milioni di euro senza seguire il codice degli appalti, ma con affidamenti in “emergenza” ad (appena) sedici ditte nazionali.
La costruzione delle “new town” fu seguita dai media con dirette tv e programmi ad hoc, con tanto champagne nel frigorifero a favore di telecamera.
Ma dal giorno dell’inaugurazione in poi, il “progetto C. a. s. e.” di Guido Bertolaso, allora capo della Protezione Civile, ha cominciato a venire giù. Pezzo dopo pezzo.
Il primo atto è un’impietosa relazione redatta dagli ingegneri dell’ufficio tecnico dell’Aquila, pochi mesi dopo la consegna degli appartamenti.
«Sono evidenti segni di deterioramento degli edifici che sono inaccettabili» è il giudizio finale corredato da un centinaio di fotografie a conclusione di due mesi di certosini sopralluoghi in ogni angolo di quelle costruzioni.
Piastra dopo piastra, ballatoio dopo ballatoio,garage dopo garage. Ringhiera dopo ringhiera.
Ma è solo l’inizio.
Poco dopo, la Procura dell’Aquila apre un’inchiesta sui settemila isolatori sismici che sostengono i 185 palazzi.
E la scoperta è amara, amarissima. Almeno duecento degli isolatori sismici a pendolo montati sui pilastri che sostengono gli edifici sono destinati a sbriciolarsi se mai la terra dovesse tornare a tremare come quel 6 aprile di 4 anni e mezzo fa.
E quel che è peggio, nessuno è in grado di dire oggi – nemmeno la ditta che li ha prodotti e montati, la società  «Alga» – quali strutture esattamente appoggino su quei pezzi fallati.
Per questa vicenda, poche settimane fa il giudice del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha condannato con rito abbreviato a un anno di reclusione Mauro Dolce, responsabile del procedimento del progetto C. a. s. e., accusato di frode nelle pubbliche forniture.

Giuseppe Caporale

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L’AQUILA, IL DOSSIER SEGRETO UE: SPRECHI E MAFIA NEL DOPO TERREMOTO

Novembre 4th, 2013 Riccardo Fucile

ECCO IL DOSSIER DI BRUXELLES: LE NEW TOWN COSTATE IL 58% IN PIU’ DEI PREZZI DI MERCATO

Un danese ha perlustrato l’Abruzzo del dopo terremoto per tre anni, ha visitato una spettrale città  chiamata L’Aquila, poi ha steso un report che è diventato un documento d’accusa contro la ricostruzione.
Tutto esasperatamente costoso. E per di più tutto fatto in nome della legge.
Un dossier della commissione di controllo del bilancio di Bruxelles racconta la fiera dello spreco dopo la notte del 6 aprile 2009.
Case troppo care, fondi comunitari spesi male, norme violate, materiali scadenti, appalti sospetti. Firmato Sà¸ren Sà¸ndergaard, deputato europeo, inviato in Italia per verificare come è stato usato il denaro dei contribuenti dell’Unione.
Ogni appartamento è costato il 158 per cento in più del valore di mercato, il 42 per cento degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei (e non con quelli del governo italiano, come ha sempre sostenuto l’ex premier Silvio Berlusconi), solo il calcestruzzo è stato pagato 4 milioni di euro in più del previsto.
E 21 milioni in più i pilastri dei palazzi.
Cifre ufficiali della Corte dei Conti europea, tutte richiamate nel report di Sà¸ndergaard. Dove si censura il silenzio dell’Europa che è stata a guardare mentre qui si sperperava, dove si «deplora » l’invio di dati «apparentemente non corretti» trasmessi a Bruxelles dal Dipartimento della Protezione Civile, dove si elenca minuziosamente tutto ciò che lui stesso ha riscontrato nelle sue missioni.
Su prefabbricati, acciaio, ammortizzatori sismici, bagni chimici, contratti a imprese. Sempre oltre i costi preventivati, soprattutto quelli fissati dai «manuali». E anche di tanto
Il suo dossier sarà  discusso al Parlamento europeo giovedì 7 novembre e presentato questa mattina, in anteprima all’Aquila, nelle sale del consiglio regionale.
È la sintesi di una lunga «istruttoria» condotta in Abruzzo da Sà¸ndergaard – membro della Cont, la commissione di controllo del bilancio di Bruxelles – insieme al suo collaboratore Roberto Galtieri per indagare su dove erano finiti gli stanziamenti comunitari dopo la potentissima scossa di quella notte, trecentonove morti, decine di migliaia di sfollati e un business infinito intorno ai cinquantasei comuni abruzzesi dentro il «cratere ».
La prima volta sono arrivati all’Aquila l’8 ottobre del 2010. Poi hanno cominciato a investigare mese dopo mese, fino a ultimare questo report che giovedì prossimo dovrà  vagliare il Parlamento di Bruxelles
Il dossier del deputato danese comincia dalla fine, dall’ultima visita all’Aquila: «La situazione del centro storico rimane sostanzialmente invariata. In quattro anni solo un paio di edifici (uno pubblico e uno privato) sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa…».
Poi informa la sua commissione dei sopralluoghi negli edifici del progetto CASE (Complessi Antisimici Sostenibili ed Ecocompatibili) e in quello dei MAP (Moduli Abitativi Provvisori), dove ha verificato con il suo «ispettore» Galtieri cosa c’era cosa e cosa non c’era: «Nelle case e nelle scuole non ci sono pannelli a indicare che sono state costruite con i fondi Ue… ma al contrario ci sono pannelli che specificano “edifici realizzati con donazioni da enti privati e amministrazioni locali”. Ciò è in contraddizione con le norme europee… ».
Poi ancora segnala alla commissione la qualità  delle costruzioni dei MAP: «Il materiale è generalmente scarso… impianti elettrici difettosi… intonaco infiammabile… alcuni edifici sono stati evacuati per ordine della magistratura perchè “pericolosi e insalubri”… Quello di Cansatessa è stato interamente evacuato (54 famiglie) e la persona responsabile per l’appalto pubblico è stato arrestato e altre 10 persone sono sotto inchiesta».
Un capitolo intero è dedicato alla criminalità  organizzata e alle infiltrazioni nei lavori della ricostruzione.
Primo punto: «Un numero di sub appaltatori non disponeva del certificato antimafia obbligatorio».
Secondo punto: «Il Dipartimento della Protezione civile ha aumentato l’uso del sub appalto consentito dal 30 al 50 per cento».
Terzo punto: «Un latitante è stato scoperto nei cantieri della Edimo, che è una delle 15 imprese appaltatrici ».
Quarto punto: «Una parte dei fondi per i progetti CASE e MAP sono stati pagati a società  con legami diretti o indiretti con la criminalità  organizzata… ma le competenti autorità  italiane non hanno ancora reso pubblici questi dati… «.
Quinto punto: «La commissione bilancio Ue ha dichiarato di avere scoperto casi di frode, ha comunicato tali risultati al Dipartimento della Protezione Civile, che successivamente ha scambiato questi progetti connessi con la frode con progetti nei quali non è stata scoperta alcuna frode…»
Nel report Sà¸ren Sà¸ndergaard elenca le denunce dell’associazione Libera e di Site. it (la testata online che ha sollevato fin dai primi giorni lo scandalo della ricostruzione) e poi bacchetta il governo europeo dopo l’ispezione di una delegazione in Abruzzo nel 2010: «Nella sua relazione non menziona nessuno dei problemi che sono stati portati alla sua attenzione da diversi deputati. Un caso di evidente negligenza».
È un’accusa di omesso controllo.
E infine, il deputato danese ricorda come la commissione bilancio Ue abbia anche elaborato una propria valutazione dei conti, tenendola però segretissima.
Solo i deputati della Cont l’hanno potuta conoscere – e solo il 15 luglio del 2013 – con divieto di prendere appunti e divieto anche di commentare citare il contenuto di quanto avete appena letto. Tutto top secret.
Per quattro anni, i contribuenti europei non hanno avuto il diritto di sapere come era stato speso il loro denaro
Nelle ultime pagine del dossier Sà¸ndergaard cita ampiamente la relazione della Corte dei Conti con sede in Lussemburgo.
«In questo documento vengono fornite al Parlamento e ai cittadini europei risposte ad alcune delle domande riguardanti la gestione dei fondi Ue in Abruzzo», scrive il deputato danese.
E riferendosi alla corte di giustizia europea, ribadisce quale è stata la sua «raccomandazione » al governo di Bruxelles: «È la richiesta all’Italia di rimborsare i fondi europei in caso, nel futuro, derivasse profitto dai progetti finanziati dall’Ue».
È uno dei punti centrali del dossier.
I regolamenti Ue impongono che i soldi dirottati ai vari Stati non debbano «generare reddito», ma nelle case nuove dell’Abruzzo fra un po’ si pagherà  l’affitto. È già  in corso un censimento per capire chi e quanto dovrà  sborsare per abitare in quegli edifici dopo il terremoto.
Se accadrà , stando alle norme comunitarie, l’Italia dovrebbe restituire all’Europa parte di quei fondi. Sono all’incirca 350 milioni sui 493,7 ricevuti dopo il terremoto
La relazione della Corte dei Conti è finita alla Commissione europea nel mese di febbraio di quest’anno. In un primo momento, Bruxelles ha giustificato le scelte del governo italiano («Il progetto Case corrisponde pienamente agli obiettivi Ue…»), ha ignorato le «violazioni» denunciate ma giovedì sarà  costretta a esaminarla con più cura quel documento insieme al report del deputato danese.
E questa volta, non in segreto. Ma in seduta pubblica e con diretta streaming dal sito del Parlamento europeo.
La Corte aveva già  fornito numeri espliciti. Aveva fatto una premessa la Corte, sul post terremoto in Abruzzo: «Ai costi è stata assegnata scarsissima importanza relativa».
E aveva tirato le sue conclusioni: «A giudizio della Corte il progetto Case non ha rispettato le specifiche disposizioni del regolamento europeo… la Commissione dovrebbe anche riesaminare, alla luce dei criteri di ammissibilità  stabiliti dal regolamento, la domanda di assistenza presentata dalle autorità  italiane».

Attilio Bolzoni
(da “la Repubblica”)

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TERREMOTO, LA FERRARI RACCOGLIE 1,8 MILIONI PER LE VITTIME: “SOLDI MAI VISTI”

Agosto 16th, 2013 Riccardo Fucile

DOPO QUINDICI MESI DALL’ASTA DI BENEFICIENZA ORGANIZZATA DALLA “FERRARI” PER AIUTARE LE FAMIGLIE VITTIME DEL SISMA, NESSUNO HA AVUTO PIU’ NOTIZIE DELLA FINE DEI FONDI RACCOLTI

1,8 milioni di euro raccolti da Luca Cordero di Montezemolo per le famiglie delle vittime del terremoto. Ma di quei soldi ancora nessuna traccia.
La manifestazione di beneficenza organizzata un anno fa dal patron della Ferrari aveva messo in vendita, tra gadget vari marchiati Cavallino, anche caschi, guanti e sotto-tute da gara autografati di Fernando Alonso e Felipe Massa, il muso della F60, la tuta da gara di Giancarlo Fisichella.
E soprattutto una 599XX Evo, una berlina sportiva da pista che partiva da 1,35 milioni di euro.
E ora i terremotati denunciano: “Abbiamo chiamato gli uffici ma nessuno ci ha dato risposta”. L’azienda contattata ha rimandato a dopo le ferie ogni tipo di chiarimento in proposito.
Sono trascorsi ormai quindici mesi dai terremoti di maggio 2012, quelli che devastarono l’Emilia e che provocarono la morte di 28 persone.
Eppure, e sotto molti aspetti, la popolazione ferita della bassa, là  tra Modena, Bologna, Ferrara e Reggio Emilia, è ancora in attesa.
Si aspettano i rimborsi stanziati dallo Stato, ingolfati in una burocrazia che somiglia più a un imbuto che a un sistema “trasparente ed efficace”, si aspettano i permessi per ricostruire, e la riapertura delle fabbriche per tornare a lavorare.
Ma per le famiglie di quelle 28 vittime, in realtà , l’attesa ha un “valore diverso”: “Significa essere abbandonati proprio quando ti trovi a vivere il momento più difficile della tua esistenza”.
A giugno 2012, pochi giorni dopo la seconda scossa, quella del 29, Luca Cordero di Montezemolo, patron della Ferrari, presentò un’asta di beneficenza: un’iniziativa organizzata allo scopo “di aiutare le famiglie delle vittime in questo momento difficile”. L’asta andò bene, l’ex presidente di Confindustria raccolse circa 1,8 milioni di euro.
Eppure di quei fondi, i Cavicchi, i Cesaro, gli Ansaloni, i Siclari, i Serra, i Visconti, i Santucci, i familiari di Sandra Gherardi, Anna Abeti, Nerina Balboni, Gabi Ehsemann, Liviana Latini, e con loro le madri e i padri, le mogli e i mariti dei tanti morti per il terremoto, non hanno ancora visto un euro.
“Abbiamo provato anche a chiamare alla Ferrari — racconta Catia Zuccheri, vedova di Gerardo Cesaro, morto sotto le macerie della Tecopress, in provincia di Ferrara — però abbiamo ricevuto solo risposte vaghe. Intendiamoci, non è che pretendiamo quei soldi, è solo che sono stati loro a organizzare l’asta e ci chiediamo quando arriveranno”.
A Catia Zuccheri trema ancora la voce nel ricordare quella notte.
Era il 20 maggio 2012 e suo marito, Gerardo Cesaro, 40 anni di lavoro sulle spalle, papà  di due ragazzi, era di turno alla Tecopress di Dosso, in provincia di Ferrara. “Teoricamente avrebbe già  dovuto essere in pensione — ricorda Catia — però poi con la riforma Fornero era venuto fuori che avrebbe dovuto lavorare altri 4 anni, quando ormai per lui si prefigurava la mobilità , il prepensionamento e infine, la conclusione della sua carriera lavorativa. Così, improvvisamente esodato, si era rimboccato le maniche e aveva trovato, l’anno prima, un impiego alla Tecopress. Non il massimo, certo, l’azienda era a 40 chilometri da casa, i turni erano diurni e notturni, sabato e domenica compresi, la paga bassa rispetto alla sua qualifica, però che altro si poteva fare? Così quella notte era al lavoro”.
E quanto è arrivato il terremoto, il tetto gli è crollato addosso. E l’ha ucciso. “Come vedova ricevo la sua pensione, ma non ho ancora avuto diritto ad alcun risarcimento per la sua morte. Purtroppo non è stata riconosciuta come infortunio sul lavoro, e l’unica possibilità  è che sull’incidente ci sia un processo, e che alla sua famiglia sia riconosciuto, in tribunale, un indennizzo”.
E tuttavia, Catia, più che a sè stessa pensa alle famiglie che nel terremoto hanno perso un figlio.
Ai genitori di Nicola Cavicchi, per esempio, che per la morte del figlio, 35 anni, schiacciato dal crollo delle Ceramiche Sant’Agostino, hanno ricevuto solo quei 1936 euro versati dall’Inail.
Perchè per loro “la legge non prevede un riconoscimento adeguato al ruolo che oggi i figli possono avere nel bilancio famigliare — spiega Catia — la norma è antiquata, oggi i giovani non escono più di casa a 20 anni, si sposano tardi, e spesso contribuiscono, rimanendo a casa con i genitori, al mantenimento della famiglia. Com’è possibile che in Italia chi perde i propri cari sul lavoro sia trattato in questo modo?”.
Una battaglia, quella per la modifica della normativa, il Testo Unico n. 1124 del 1965 in vigore oggi per i “lavoratori assicurati e, in caso di loro morte, per i loro superstiti”, che non risarcisce il ‘danno’, ma offre “i mezzi di sostentamento venuti a mancare con la morte del lavoratore loro familiare”, che Bruno Cavicchi ha fatto sua da quella “maledetta notte del 20 maggio”.
Quando Nicola salutò mamma e papà  per andare a lavorare e non fece più ritorno. “Ho intenzione di scrivere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e chiedergli di essere invitato alla Giornata nazionale per le vittime degli infortuni sul lavoro, per presentare questa proposta — racconta Bruno — per noi quei 1.936 euro sono una vergogna”.
Anche Cavicchi ha provato a contattare la Ferrari per sapere quando arriveranno i fondi. Perchè un progetto su come spenderli ce l’ha già . Vorrebbe aprire un’associazione per i familiari delle vittime di incidenti mortali sul lavoro, per ricordare Nicola.
“In Italia chi perde i propri cari è abbandonato a se stesso, a me invece piacerebbe dare una mano, perchè so che cosa vuol dire”.
“L’altro mio figlio — racconta — ha telefonato più volte alla Ferrari ma non hanno saputo dirgli quanto tempo ci sarebbe voluto ancora. Poi, finalmente, uno degli avvocati ha parlato con un responsabile dell’azienda, è ci è stato detto che forse a settembre si sbloccherà  qualcosa. Noi lo speriamo, anche perchè siamo stanchi di sentire promesse”.
Dallo Stato, “che dopo la ‘sfilata’ di quel giugno 2012” — arrivarono in Emilia quasi tutti i ministri del governo Mario Monti nelle settimane successive al terremoto — “non si è più fatto vivo”, dalla magistratura, “che sta indagando, ma che purtroppo procede a rilento”. “Io ho 74 anni, ormai — precisa Bruno — e non sono per quanto ancora vivrò. Però ho un desiderio: esserci quando verrà  fatta giustizia. Nicola era un ragazzo onesto, preciso, generoso, ma mi sembra che tutti lo prendano in giro. Ed è di questo che lo Stato dovrebbe vergognarsi”.

Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano“)

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L’AQUILA, CENTRO STORICO DA RIFARE MA SPENDONO SOLDI PER IL NUOVO AEROPORTO: FORSE ORGANIZZERANNO UN TOUR DEI RUDERI

Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile

APRE LO SCALO DI PRETURO CON UN FINANZIAMENTO PUBBLICO DI 1,5 MILIONI DI REGIONE E COMUNE

Il centro storico è ancora da rifare, ma dalla fine di luglio l’aeroporto di Preturo, lo scalo dell’Aquila, aprirà  i battenti.
E partiranno i primi voli per Roma Ciampino e Milano.
Un’operazione che non è a costo zero per il pubblico. Il contributo economico del Comune infatti è di 600 mila euro spalmati nei primi tre anni di gestione, mentre la regione ha dato un finanziamento di 880 mila euro.
Denaro che forse poteva essere speso in altro modo, data la situazione del centro storico della città , duramente colpito dal terremoto del 2009.
Inoltre il via arriva in un momento in cui i piccoli aeroporti stanno chiudendo, come ad esempio quello di Forlì, o sono in forte crisi, come quelli di Parma e Brescia.
Scali con pochi voli che rimangono in vita solo attraverso finanziamenti pubblici.
Tanto che il governo Monti aveva preparato un piano nazionale per lo sviluppo del settore, indicando quali aeroporti fossero strategici e quali no.
Come riportato dal quotidiano il Centro, ecco gli obiettivi dello scalo.

Tra il 20 e il 27 luglio l’inaugurazione ufficiale e la presentazione alla cittadinanza; entro l’estate il primo volo dall’aeroporto dei Parchi, scalo di riferimento per l’Aquilano.
Prime destinazioni Roma Ciampino e Milano, con l’obiettivo di collegare l’Aquila a tutta Italia e ai principali paesi europei. Ad assicurarlo è stato l’amministratore della X-Press, la società  che gestirà  l’aeroporto di Preturo per i prossimi 20 anni.
La società  può confermare la conclusione positiva dell’ìter di certificazione per l’apertura dello scalo al traffico commerciale-turistico di passeggeri in categoria 2B.
Si pensa a voli nazionali, ma si guarda già  anche all’Europa.
“Una struttura strategica per la città , che soffre da sempre il suo isolamento rispetto al resto della regione», ha detto il sindaco Massimo Cialente, al fianco di Musarella nella sala del Senato.
Circa 300 mila euro la somma spesa dalla società  per questa prima fase di sistemazione dell’aeroporto dei Parchi; 600 mila euro la somma che il Comune dell’Aquila investirà  per i prossimi tre anni.
Musarella ha voluto fugare ogni incertezza sulla trasparenza dell’operazione, sulla quale si sono addensati più dubbi.

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L’AQUILA, LA CITTA’ INUTILE IN LOTTA CON I SUOI FANTASMI

Aprile 5th, 2013 Riccardo Fucile

A DISTANZA DI 4 ANNI SONO ANCORA 22.120 I CITTADINI IN ATTESA DI UNA CASA E 6.595 QUELLI CHE HANNO TROVATO UNA AUTONOMA SISTEMAZIONE

Fantasmi sotto i portici, solo le ombre riempiono le strade de L’Aquila, la città  inutile. Domani saranno quattro gli anni che ci separano da quella frustata, la scossa che sommerse di pietre 309 persone.
Sono gli anni della nostra ultima vergogna, che raccontano la cattiva coscienza degli italiani e anche — perchè tacerlo? — la disposizione spesso supina degli aquilani ad accogliere tra le braccia ogni scempio, e ritrovarsi disperati dopo che i soldi hanno imbiancato le strade come fiocchi di neve del Gran Sasso.
Arrivo a Preturo e guardo l’aeroporto, la pista che doveva dare all’Aquila ferita ali nuove, per tornare a volare.
Ci è atterrato Berlusconi quando era presidente muratore, poi, raccontano, una volta l’imprenditore Barilla e infine il nulla.
Erbacce al costo di una ventina di milioni di euro.
Preturo ha davanti L’Aquila e lei guarda il Gran Sasso.
Sta facendo i conti con i soldi che non arrivano, che si perdono nelle promesse, oppure che ci sono ma non bastano. I soldi sembrano averla affamata, resa astiosa, incredula che, dopo l’interminabile show mediatico di cui è stata protagonista.
Ora nessuno bada più alla sua condizione. Non un rigo sui giornali, un minuetto in televisione, una dichiarazione alle agenzie di stampa.
“Se l’Italia ci ha dimenticati, ammaineremo la bandiera dal municipio, cacceremo perfino il Prefetto se ci toccherà  farlo, rammenteremo a tutti la nostra dignità ”.
Sante parole quelle del sindaco Cialente che rivendica il diritto alla memoria, alla solidarietà  e soprattutto alla ricostruzione.
In pochi aprirono bocca, e certo la sua non fu tra quelle, durante i ventiquattro mesi dello scempio delle casse pubbliche, durante la faraonica gestione dell’emergenza, un teatro del dolore proiettato quotidianamente.
Gli aquilani sullo sfondo, recintati nelle tendopoli e poi adagiati sui divani delle case a molle con frigorifero e spumante incorporato, e lui, il presidente laborioso e instancabile che vegliava sulla città  ferita.
Solo per l’emergenza L’Aquila ha inghiottito due miliardi e ottocento milioni di euro sui tre miliardi e mezzo di spese finora effettuate.
Certo, quindicimila persone (per la precisione 15.266) hanno un alloggio nelle cosiddette newtown, diciannove casematte berlusconiane sistemate a circolo, a mo’ di grande raccordo anulare, lingua di case (le famigerate C.a.s.e.!) costate 2.800 euro a metro quadrato.
“Pura pornografia del potere”, ha scritto Barbara Spinelli. Come darle torto?
Oggi sono 6.595 i cittadini che invece hanno trovato una autonoma sistemazione, 143 ancora alloggiati in hotel e 22.120 le persone che aspettano una casa.
Prima di arrivare a loro dobbiamo dire che 48mila aquilani sono invece rientrati nelle proprie abitazioni.
I proprietari di quelle lievemente danneggiate hanno ricevuto il gruzzolo.
Qualcosa si è fatto, vero. E questo puntino bianco, dentro il nero turpe della menzogna e dello spreco, lo si deve anche al lavoro di Fabrizio Barca, ministro delegato dal governo nel gennaio dell’anno scorso a sciogliere l’incantesimo berlusconiano, denudarlo degli effetti perversi, delle carte sotto cui stava annegando la comunità . Dodici mesi per dare un segno, un senso della ricostruzione.
“Abbiamo speso 465 milioni di euro e dato esecuzione a 1.049 ordini di pagamento”, dice Barca.
Non è molto, ma non è poco.
Ci sono altri due miliardi da spendere, e la somma è di tutto rispetto. C’è ora un sistema di gerarchie tra i palazzi da ricostruire, quali aggregati da recuperare prima e quali dopo.
Dove spendere e come.
Si intravede una logica, un piano, una ragione per fare e non lamentarsi, fare senza aspettare.
Ma qui è il punto. Tre miliardi e mezzo spesi, altri due miliardi assegnati dal Cipe in dicembre fanno oltre cinque miliardi.
Sui circa dieci previsti, conto parziale. Certo, il tessuto urbanistico è straordinario, unico, la complessità  dell’opera è di rara difficoltà , però resta una cifra enorme. E colpisce perchè è il medesimo livello di richiesta finanziaria avanzato dall’Emilia, anch’essa ferita da un sisma successivo, meno disastroso ma ugualmente acuto e tragico.
Chiunque conosca il sistema di mutazione e proliferazione del danno nei territori colpiti da grandi calamità  naturali sa che la prima “urgenza” di — viene quella di non lenire il bisogno ma di espanderlo, renderlo maestoso.
Più danni più soldi.
Si procrastina all’infinito il bisogno e così la tragedia resterà  una ferita sempre aperta. Al contrario, bisognerebbe sigillare la scena, come fosse quella di un delitto.
Chiudere i varchi ad ogni improvvisazione e stimare il danno con certezza. Sul bisogno infinito si costruiscono carriere, si realizzano movimenti politici si solidificano partiti.
E L’Aquila offre purtroppo le prime avvisaglie di quel che altrove, come l’Irpinia, è successo. Gli aquilani non hanno capito ciò che avevano finchè l’han perso
Vado all’università . È un bel segno trovarla nuova, verificare che almeno le facoltà  umanistiche sono ospitate in un edificio di recentissima fattura, funzionale, degno. Posto nel cuore del centro storico, appena dietro la piazza della Fontana luminosa, ai margini dell’auditorium in legno, il piccolo ma prezioso dono della provincia di Trento disegnato dallo studio di Renzo Piano. Busso alla porta di Lina Calandra che insegna Geografia e che avevo lasciata a Bazzano, nell’area industriale, dove l’università  aveva trovato una prima sistemazione di fortuna.
“L’Aquila sconta l’ignavia dei suoi abitanti che non l’hanno mai apprezzata davvero, amata davvero, detenuta nel loro cuore. à‰ un dentro e un fuori. Vicini a queste pietre e però lontani, vogliosi di vedere ricostruita la città  ma accecati da un risentimento antico nei suoi confronti, un corpo che sobbalza, fa un passo avanti e uno indietro.
La maestosa retorica di Barca che ci dice che autogufiamo un po’ è vera”.
Barca: “Nessuno gufi e tutti si diano da fare” Sì, l’ha detto il ministro, è vero: “Non c’è ragione di gufare”.
Aveva davanti una platea di amministratori, tecnici, dipendenti, spicciafaccende, gente perbene e altra meno. Tutti insoddisfatti, tutti a dargli addosso.
Gli si sono fatti incontro per chiedere: “Abbiamo solo due miliardi, i cantieri inizieranno e poi?”.
Solo due miliardi, e poi? “Siete i figli della sfiducia”, ha detto Barca.
Un po’ ha ragione, un po’ ha torto. Questa città  è stata teatro incolpevole del più grande scempio etico, la famigerata telefonata notturna tra l’imprenditore Francesco Maria De Vivo Piscicelli e suo cognato Pierfrancesco Gagliardi: “Qui bisogna partire in quarta, non è che c’è un terremoto al giorno (…) io stamattina ridevo alle tre e mezza dentro il letto”. Brividi.
Ma brividi anche quando si riprendono in mano le cifre del frutto più scandaloso di quella tragedia, il G8, evento di rara disumanità  costruito sulle ossa dei 309 cittadini seppelliti dalle pietre.
Bastano alcune cifre per capire come i soldi abbiano affamato L’Aquila, l’abbiano resa serva, oggetto della più rivoltante corruzione ambientale.
Le cifre che seguono aprirono un conto che si era appena chiuso alla Maddalena, dove il summit dei capi di Stato era previsto e già  era costato 327 milioni di euro. Si cambiò scenografia al costo di altri 185 milioni di euro e si andò a Coppito. P
asseggio davanti alla caserma della guardia di finanza, il luogo simbolo delle esequie collettive, delle lacrime di un intero Paese.
Quello slargo, le bare, le croci, i fiori.
Quello stesso perimetro di cemento inghiottì accappatoi e asciugamani (24.420 euro), album sottomano da scrivania, portablocchi, cartelle (78.163 euro), sedute a noleggio (poltrone Frau, 373.233 euro); sessanta penne edizione unica (26.000 euro); pennoni e bandiere (175.576 euro); cartucce toner (12.733 euro); trenta distruggi documenti (12.852 euro); televisori lcd e noleggio plasma (347.348 euro); megafoni (3.895 euro) e persino posacenere (10.200 euro).
à‰ un dettaglio rispetto ai miliardi, e sono soldineanche iscritti al bilancio per L’Aquila.
Ma questi euro rappresentano per davvero la coscienza sporca di tutto il Paese, il fango che ha raggiunto e purtroppo colpito la città .
Avere memoria, chiede il sindaco. Anche questa è memoria.
Pietre, ferro, macerie: la faccia è la stessa Ruspe in movimento, la strada che conduce al centro storico è in via di rifacimento, due plessi sono in costruzione.
Dietro la curva il palazzo bucato, ha però la stessa faccia dell’anno scorso e di quello precedente.
Cumuli di ferro, queste fortezze di acciaio che cingono gli edifici si stanno arrugginendo.
L’esercito in divisa presidia il nulla. Tre gru vedo all’orizzonte, il resto è uguale a sempre purtroppo.
L’Aquila deve restituire la casa a 22.120 persone, le sue chiese sono ancora sventrate, il corso resta immobile, la non ricostruzione è un fatto.
La città  non ha un piano urbanistico che la proietti nel futuro: sa com’è ma non ha idea di come sarà .
Sì, qualcosa s’è fatto, ma resiste, mi dicono all’università , il piano regolatore degli anni Settanta.
E resiste, anzi avanza, il grumo di interessi che si coagula intorno ai tecnici progettisti, il vero partito monopolista della ricostruzione. Sono loro che gestiscono le pratiche, che raccolgono (alcuni fanno incetta di) progetti. Non c’è una regola, non una misura di buon senso, un limite di conferimento.
I grandi mangiano e subappaltano.
Come fanno le imprese così gli ingegneri: ho trenta progetti che distribuisco ai miei amici. à‰ una suddivisione ingiusta dei meriti e dei bisogni. A pranzo incontro Serena Castellani: si è appena laureata a Bologna con centodieci e lode. “Non ho futuro qua, devo andare via”.
Come sia possibile che un centro con meno di centomila abitanti, bisognoso di ogni capitale umano, espella anzichè trattenere i suoi figli, è un’altra delle domande impossibili.
Certo, e anche qui bisogna dare atto al ministro Barca, qualcosa si è fatto: “In cinque mesi abbiamo espletato un concorso per trecento posti negli uffici tecnici e amministrativi per le funzioni necessarie a sostenere il processo ricostruttivo. Concorso trasparente, veloce che ha raccolto le migliori energie e dato un futuro a tanti giovani”. In un anno scarso di delega non si poteva fare di più.
Ridiscendo verso la fontana delle 99 cannelle. à‰ stata recuperata dal Fai, è lo scrigno prezioso tutelato e restituito ai suoi cittadini. Il curvone che la costeggia è fitto di cantieri chiusi.
Tre cani randagi, un soldato annoiato, due vecchietti con le buste della spesa. In alto c’è la fortezza spagnola che appunto gli spagnoli si resero disponibili a consolidare. Sarà  stata la crisi economica, gli affari urgenti di un Paese impelagato con la propria recessione, ma i soldi qui non sono arrivati. Anche Obama ha promesso e poi dimenticato.
Sotto il bastione, l’auditorium in legno.
Realizzato per fortuna in pochi mesi ma non senza polemiche: “Siamo fatti così — dice Francesco Paolucci, giovane giornalista free lance — non c’è cosa che ci garbi appieno. Io posso dirti che dalla notte del terremoto non mi sono fermato un minuto. Ho vissuto, lavorato, realizzato. Sono felice, io. Ma sono in minoranza”.

Antonello Caporale

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