Luglio 24th, 2012 Riccardo Fucile
UNA PERIZIA DEL TRIBUNALE RIVELA CHE GLI ISOLATORI DEGLI EDIFICI SONO STATI COSTRUITI IN MODO DIVERSO DA QUELLO PREVISTO NELLA GARA DI APPALTO
La “new town” sorta nei pressi dell’Aquila per ospitare gli sfollati del terremoto che colpì
l’Abruzzo nel 2009 è stata costruita senza rispettare le norme antisismiche.
O meglio sono stati installati isolatori antisismici (i dispositivi che servono a isolare le parti portanti degli edifici dagli effetti dei terremoti, posti sotto le piastre di cemento armato) costruiti con “materiali diversi da quelli offerti in gara” e delle “criticità ai fini del funzionamento e della sicurezza”.
E’ quanto scrivono i consulenti tecnici d’ufficio nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dal giudice Marco Billi sul Progetto Case, le abitazioni provvisorie assegnate dalla Protezione civile ai terremotati dell’Aquila, inaugurate in pompa magna dall’allora premier Silvio Berlusconi.
I magistrati ipotizzano i due reati di turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture a sei persone, tra cui Mauro Dolce, responsabile del progetto Case.
La rottura di un isolatore campione durante i test effettuati nei laboratori di Torino, Alessandria e San Diego in California, dimostrerebbe secondo la perizia che almeno 200 dispositivi forniti dall’Alga di Milano presentano delle “criticità sostanziali ai fini della sicurezza e del funzionamento” tanto che i periti del tribunale auspicano “un intervento di sostituzione”.
Nel mirino della perizia ci sarebbe l’intera fornitura dell’azienda milanese che insieme alla Fip industriale di Padova si è aggiudicata la gara per la costruzione di oltre 7mila e 300 isolatori antisimici per una spesa che supera 7 milioni e 100mila euro.
Secondo i periti nominati dal tribunale, quasi 4mila e 900 dispositivi realizzati dall’Alga risultano diversi dalla tipologia offerta in gara.
Quanto al funzionamento degli isolatori, la perizia evidenzia una idoneità generale dei dispositivi installati, ma, scrivono i periti, solo in base alle normative nazionali o europee vigenti che “non sempre possono essere sufficientemente rappresentative e cautelative” perchè “non includono componenti a frequenza relativamente elevata come quelle presenti nei terremoti reali”.
Durante le prove di laboratorio, infatti, la riproduzione degli effetti di un terremoto vero ha danneggiato gli isolatori campione dell’Alga a causa del fenomeno “stick-slip” che secondo i periti potrebbe risultare “potenzialmente distruttivo degli stessi dispositivi”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IN ITALIA SIAMO BRAVISSIMI NELL’EMERGENZA, UN PO’ MENO NELLA GESTIONE SUCCESSIVA
Due mesi fa il terremoto feriva l’Emilia e la Lombardia, sfiorando anche il Veneto. 
Le scosse sbriciolavano chiese e torri in piedi da centinaia d’anni, sfigurando città e paesaggi.
La strage dei capannoni ci presentava un conto impressionante di vite perdute e metteva in ginocchio il cuore pulsante dell’Italia produttiva.
La prima cosa che oggi va sottolineata è la dignità con la quale i nostri fratelli emiliani e lombardi stanno affrontando la prova terribile alla quale sono sottoposti. La seconda, che come nessun’altra calamità di analoghe proporzioni questo terremoto è stato velocemente dimenticato.
Con qualche lodevole eccezione, l’attenzione su ciò che sta accadendo nelle zone colpite dal sisma si è affievolita progressivamente. Fino quasi a spegnersi.
Ci sono frammenti importanti di quel dramma che sono stati relegati nella serie B mediatica.
Per esempio, i terribili danni subiti dai Comuni del Mantovano.
La tensione, insomma, si è allentata.
Anche se questo non significa che lo Stato si sia disinteressato del terremoto padano. I Vigili del fuoco e la Protezione civile sono stati formidabili. E mettere sul tavolo due miliardi e mezzo, con l’aria che tira, non è stato proprio uno scherzo.
Ma anche l’encomiabile decisione di pubblicare online tutti i dati sui contributi (e sui beneficiari) è senza precedenti.
E le comunità locali? Ci sono Municipi con organici già al lumicino dove i pochi impiegati lavorano da due mesi diciotto ore al giorno.
Mentre i capoluoghi di provincia si sono tenuti fuori dal cratere per non privare di risorse i piccoli centri più colpiti.
Sapendo che il più difficile viene adesso e i problemi sono gli stessi di ogni terremoto. Le stime dei danni vanno a rilento perchè si usa troppa carta e poca informatica.
Le procedure burocratiche sono spesso complicate. I denari dell’emergenza, che non è esaurita, sono già finiti e quelli per la ricostruzione sicuramente non basteranno.
Per i palazzi storici, poi, siamo in altissimo mare.
E via di questo passo.
Il terremoto dimenticato conferma che nell’emergenza siamo bravissimi.
Peccato che subito dopo saltino fuori tutti i nostri difetti.
Così anche nella gestione della cosa pubblica: prendiamo decisioni in un baleno, ma quando si tratta di applicarle finiamo nel pallone.
Veti incrociati, ricorsi, inerzie della burocrazia… Tutto si ferma. Tutto continua come prima. È un destino del quale ci dobbiamo liberare, se vogliamo risollevarci. Tanto da un sisma squassante, come dalla più grande crisi economica dell’ultimo secolo.
Perciò è importante non dimenticare.
Anche se è più comodo il contrario: diversamente, avrebbero avuto il coraggio di allentare i vincoli edilizi sulle falde del Vesuvio, una delle aree più a rischio del mondo intero, dove vivono centinaia di migliaia di persone?
Proprio adesso?
Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 14th, 2012 Riccardo Fucile
GLI ISTITUTI DI CREDITO AVEVANO PROMESSO CIFRE DA STANZIARE PER RIMETTERE IN MOTO L’ECONOMIA…ADESSO SI SONO RIMANGIATI LA PAROLA: NESSUN TIPO DI AGEVOLAZIONE PER I PRESTITI
All’indomani del sisma li promisero quasi tutti le banche, con spot e comunicati stampa: “Per agevolare la ripresa delle attività produttive dei territori colpiti dal terremoto metteremo a disposizione plafond per finanziamenti a condizioni di favore”.
Peccato che, a più di un mese e mezzo dalle scosse, quegli annunci sono rimasti sulla carta, e a oggi le imprese che hanno ottenuto le agevolazioni si possono contare sulle dita di una mano.
Tanto che le associazioni di categorie lanciano l’allarme: “Così si rischia di morire”.
Le cifre le snocciola la Confederazione nazionale della piccola e media impresa di Modena, che ha fatto una ricerca per capire quante tra le aziende messe in ginocchio dal sisma abbiano effettivamente beneficiato di crediti immediati a tasso agevolato, per interventi di prima sistemazione.
Le cosiddette “operazioni ponte”.
Secondo il loro osservatorio, solo una delle banche che ha stanziato il plafond pro ricostruzione ha applicato le condizioni dichiarate, ossia con interessi variabili tra l’1,2% e l’1,5%
Gli altri istituti hanno adottato le stesse prassi pre sisma, ossia applicando interessi del 4% o del 4,5%.
Altre volte le banche hanno deciso discrezionalmente, in base al tipo di società .
Eppure gli accordi con le istituzioni erano diversi.
Il protocollo siglato tra banche, Consorzi fidi e regione Emilia Romagna, raggiunta alcuni giorni fa, prevedeva, infatti, crediti a tassi agevolati a massimo l’1,5 % d’interessi, contro i 4% standard, grazie a un plafond totale di 1,2 miliardi di euro.
A peggiorare la situazione, sono poi i tempi di attesa.
Prima di dare una risposta, infatti, ogni istituto provvede a verificare e ad accertare la presenza dei requisiti minimi per ottenere il finanziamento.
“Alcune banche hanno fatto resistenza — ha dichiarato alla stampa locale il presidente della Confcommercio modendese, Carlo Galassi — e anche a prescindere dal tasso d’interesse, le istruttorie sono lente e non di rado si concludono con il rifiuto del finanziamento, proprio oggi che c’è più necessità ”.
Anche secondo la Confartigianato, finora la maggioranza degli istituti non ha rispettato le promesse fatte e si è dimostrata disponibile solo a parole.
Le associazioni di categoria inoltre si stanno muovendo per chiedere di non tener conto di mancati pagamenti delle rate per le ditte in difficoltà per il terremoto almeno fino all’estate del 2014, e per ottenere un’altra proroga sulla moratoria automatica delle rate dei mutui e dei leasing.
Finora il termine è fissato al 30 settembre, ma le imprese puntano a giugno 2013
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Luglio 7th, 2012 Riccardo Fucile
DOVEVA ANDARE AI CITTADINI EMILIANI COLPITI DAL SISMA: 100 EURO DA OGNUNO DEI 48 MEMBRI … MA IN 21 NON HANNO ANCORA FIRMATO PER CONSENTIRE IL PRELIEVO
Modena chiama, Napoli risponde. Ma solo a metà . 
Per i terremotati dell’Emilia il Consiglio comunale della città partenopea ha deciso di devolvere un gettone di presenza dei 48 eletti del popolo: valore, 100 euro ciascuno.
La raccolta fondi è partita 10 giorni fa, ma quando ne mancano quattro al termine quasi la metà dei consiglieri non ha ancora dato l’ok.
“Non sapevamo di dover andare a firmare di persona in ragioneria”, si giustificano in molti.
La lista che gira in queste ore tra i corridoi del Palazzo è diventata la cartina dell’imbarazzo: 21 consiglieri comunali su 48 non hanno ancora concesso il loro gettone di presenza.
Quasi la metà degli eletti, gli “sbadati della beneficenza”: i 6 di Federazione della Sinistra, i 4 del Pd e altri 10 sparsi tra Pdl, gruppo misto e sigle di opposizione.
Corrono voci, covano sdegni e nelle ultime ore c’è chi si precipita a firmare. Sarebbero altri 7 i consiglieri ad aver sanato nelle ultime ore il loro debito con la coscienza, per cui da 21 passerebbero a 14 quelli che non hanno ancora donato il loro gettone per la “tragedia dell’Emilia”.
E c’è tempo solo fino a martedì 10 luglio, termine ultimo.
In tanti non si sono ancora decisi.
Semplici ritardatari o portoghesi della politica?
Il fatto è che l’adesione era stata data da tutti i gruppi in Aula il 19 giugno, senza bisogno di una votazione, tanto che fu ritirato anche un ordine del giorno, a firma di un esponente dell’opposizione, visto che alcuni consiglieri avevano già avviato l’iniziativa, dando il loro assenso agli uffici del Consiglio. Inutile “sancire la beneficenza”: ogni singolo consigliere sarebbe di lì a poco passato in segreteria e con una firma avrebbe offerto un contributi per l’Emilia.
Con il prelievo del gettone pronto a scattare sullo stipendio di fine luglio.
Ma dopo le buone intenzioni troppi di quei consiglieri non si sono più fatti vedere.
E tra loro c’è chi se la prende con gli uffici del dipartimento del Consiglio: colpa di segretari e amministrativi se i politici dimenticano.
“Solo ieri — attacca Ciro Fiola, capogruppo del Partito democratico — ci hanno mandato dagli uffici del Consiglio i fogli per sottoscrivere la donazione. Lo faremo entro martedì”.
A contestare la procedura è anche il capogruppo della Federazione della sinistra, Sandro Fucito: “Una modalità assurda, mai vista. Sono andato proprio ieri a prelevare i moduli di sottoscrizione per i miei sei consiglieri. Non sapevamo di dover andare di persona per dare l’assenso alla donazione. Di solito, il presidente del Consiglio legge due righe in Aula e tutto avviene in automatico”.
Ma negli uffici di via Verdi, sede del Consiglio, non mancano le stroncature: “Quando devono riscuotere i fondi per i gruppi politici i consiglieri sono pronti a fare la fila fuori dalle stanze della ragioneria. Ora che devono rimetterci per beneficenza non si fanno vedere, latitano, e se la prendono con gli uffici che non li hanno avvertiti. Dobbiamo mica inseguirli”.
Tra i primi ad aver devoluto il gettone ci sono i 14 consiglieri dell’Italia dei valori e gli otto di ‘Napoli è tua’, la lista civica del sindaco Luigi de Magistris. Spiega il capogruppo Idv, Franco Moxedano: “La procedura è pubblica da 10 giorni: facemmo dei comunicati stampa, inviammo una nota al presidente del Consiglio Pasquino e addirittura si stava presentando un ordine del giorno in Consiglio prima della seduta di bilancio, ma ci sembrava pleonastico firmare, visto che noi dell’Idv avevamo già dato l’autorizzazione agli uffici”.
Ora che l’imbarazzo è certo, nel Palazzo scommettono che tutti i 48 consiglieri saranno ligi al loro dovere.
Come a dire: quando non provvede, la Casta si ravvede.
Alessio Gemma
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 6th, 2012 Riccardo Fucile
SOLIDARIETA’, DONAZIONI BLOCCATE IN REGIONE DAL 2003… CIRCA 160.000 EURO GIACCIONO ANCORA IN UN CONTO UNICREDIT… CI SONO ANCHE I SOLDI PER L’ABRUZZO
Quando, il 26 dicembre del 2003, un terremoto distrusse l’Iran, Nassin aveva 6 mesi.
I soccorritori la trovarono tre giorni dopo, ancora viva, salvata dalle macerie dall’abbraccio della madre che aveva fatto scudo con il suo corpo.
All’epoca, coi veneti sotto choc per le immagini trasmesse dalle televisioni, la Regione diede il via libera al Centro regionale della Protezione civile di avviare una raccolta fondi. In pochi mesi vennero ricevute donazioni per oltre 112mila euro.
Oggi, per dare un’idea del tempo trascorso, quella neonata è una bimba di nove anni e magari, almeno per lei, il sisma che provocò 56mila morti è un’immagine sbiadita.
Ma a ricordare a Palazzo Balbi il disastro, resta il conto corrente aperto nel 2003. All’interno, ben custoditi dall’Unicredit, ci sono ancora quei 112mila euro, più i relativi interessi.
Di tutte le donazioni, in Iran non è arrivato un soldo.
Ma non è finita.
Passato un anno dal terremoto, i veneti si ritrovarono a guardare le immagini di un altro disastro naturale: lo tsunami che nel 2004 investì il sud Est Asiatico.
Il conto corrente venne subito riaperto e in pochi mesi arrivarono donazioni per quasi 44mila euro.
Quei soldi, almeno quelli, sono effettivamente stati consegnati all’ambasciata thailandese.
Quando? Solo pochi mesi fa, sette anni dopo il disastro.
Ai superstiti del maremoto è comunque andata meglio che ai terremotati dell’Abruzzo.
In quell’occasione, rispolverato il solito conto corrente, i veneti donarono 192mila euro. Di questi, 127mila sono stati consegnati dalla Regione per la sistemazione della chiesa di San Marco a l’Aquila.
I restanti 65mila euro sono ancora depositati, in attesa di servire alla ricostruzione dell’Abruzzo.
Ma quel «Conto di solidarietà » nel frattempo si è rimpinguato ancora.
Il terremoto ad Haiti del gennaio 2010, spinse i veneti a donare mille euro.
La stessa cifra pervenuta per aiutare le vittime dell’alluvione del Pakistan, pochi mesi più tardi.
Chi si aspettava che, per quanto pochi, contribuissero a regalare un po’ di speranza agli sfollati, rimarrà deluso: sono ancora tutti nelle casse dell’Unicredit. In totale, nel conto corrente ci sono circa 160mila euro.
A confermarlo è l’assessore regionale alla Protezione Civile, Daniele Stival.
Che però assicura che si sta già facendo tutto il possibile per far giungere a destinazione il denaro raccolto. «Per me è una spina nel fianco, che mi sono ritrovato quando mi è stata assegnata la responsabilità del Centro regionale della protezione civile. Ne sono stato informato nel 2010, durante un Cda successivo all’alluvione, e da allora si sta facendo tutto il possibile per consegnare finalmente quei soldi ».
Perchè dietro questo scandalo, a detta della Regione, non ci sarebbe alcuna «distrazione» da parte dei funzionari di Venezia.
E neppure di tecnici e assessori dell’era Galan (visto che, a eccezione dell’alluvione in Pakistan, tutte le calamità avvennero prima dell’elezione a governatore di Luca Zaia). «È colpa della burocrazia internazionale », chiosa Stival che, per ciascun dramma umanitario, ha una giustificazione per la mancata consegna delle donazioni.
A cominciare dall’Iran. «La situazione è surreale: i “paletti” fissati dall’embargo internazionale ci impediscono di consegnare quei soldi. La stessa Unicredit ci ha comunicato di non poter fare alcun trasferimento di denaro. Nei mesi scorsi la Regione ha individuato un’associazione che opera nel Paese, ma dobbiamo attendere il nullaosta della Farnesina, che abbiamo sollecitato a più riprese». La prospettiva non è rassicurante: «Per quanto ne so, quei soldi potrebbero restare bloccati anche per anni…».
La raccolta di denaro per operazioni di solidarietà , impone che la destinazione venga rispettata. «Quando ho proposto di dirottare i soldi del conto corrente per aiutare gli alluvionati mi hanno risposto che è illegale », precisa Stival.
Stesso problema per lo tsunami. «Ma almeno lì, nei mesi scorsi, siamo finalmente riusciti a consegnare il denaro. E non è stato affatto facile».
L’assessore è sconfortato. «C’è troppa burocrazia, è tutto estremamente complicato. Per l’Abruzzo, ad esempio, dobbiamo aspettare che il commissario per l’emergenza ci comunichi a cosa verranno destinati i 65mila euro ancora in cassa».
Se per Haiti l’intoppo starebbe nei ritardi coi quali l’organizzazione umanitaria contattata dalla Regione sta individuando il preciso utilizzo dei mille euro raccolti, per il Pakistan la difficoltà sta a monte: non è ancora stata trovata l’organizzazione in grado di gestire i soldi.
«Forse l’abbiamo individuata, ma stiamo ancora facendo delle verifiche per accertarne l’affidabilità », garantisce l’assessore. Ora serve chiarezza. Che si tratti di malaburocrazia, o che qualcuno abbia delle responsabilità , magari solo di aver «dimenticato» l’esistenza di quel denaro o di non aver fatto tutto il possibile per consegnarlo agli sfollati, conta (e molto) per tutti quei veneti che da nove anni a questa parte hanno versato il proprio contributo nella convinzione che i soldi servissero ad aiutare dei disperati.
Anche Stival deve ammetterlo: «Se io, viste le difficoltà burocratiche, darei il mio contributo di solidarietà ? Sinceramente ci penserei due volte…».
Andrea Priante
(da “il Corriere del Veneto“)
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Luglio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
DOPO 44 GIORNI SONO ARRIVATE SOLO CARTE DA FIRMARE: “I LAVORATORI VANNO PAGATI, LE FATTURE ANCHE”… MILIONI DI EURO TRA SOLIDARIETA’ E FONDO DELLA PROTEZIONE CIVILE BLOCCATI DALLA BUROCRAZIA
Finora ci sono solo fatture su fatture da saldare. E richieste di prestiti con i relativi interessi.
Di soldi liquidi, a 44 giorni dalla prima scossa, i sindaci dei tanti paesi emiliani messi in ginocchio dal terremoto, ne hanno visti ben pochi.
Per toccare con mano le donazioni private infatti bisognerà aspettare mesi.
Almeno due solo per quanto riguarda gli oltre 12 milioni di euro raccolti attraverso i messaggi sms solidali.
Così come sarà necessario attendere ancora delle settimane per poter attingere ai 50 milioni del Fondo nazionale della protezione civile. Intanto però i fornitori battono cassa e così come i dipendenti comunali, che da più di un mese lavorano senza sosta, sabato e domenica compresi.
Così ai comuni non resta altra soluzione che rivolgersi alle banche.
“I lavoratori vanno pagati — mette in chiaro il sindaco di Novi di Modena, Luisa Turci -. E senza entrate sono obbligata a chiedere anticipazioni di cassa. Certo, non sono a costo zero. Ma è l’unico modo per ottenere liquidità immediata”.
Per ora, infatti, i paesi colpiti dal sisma hanno potuto usufruire solo delle donazioni spontanee versate sui singoli conti correnti, aperti ad hoc dalle amministrazioni comunali all’indomani del terremoto del 20 maggio.
Come spiega Rudi Accorsi, amministratore del piccolo comune modenese di San Possidonio: “Fino a oggi abbiamo ricevuto solo i 52 mila euro versati sul nostro conto. Ma ne servirebbero molti altri per rimettere in piedi la città ”. Per riavviare l’economia, ripristinare il tessuto abitativo e recuperare il patrimonio artistico “non bastano i 140 mila euro donati alla nostra città — aggiunge il sindaco di San Felice sul Panaro, Alberto Silvestri — servono risposte dal governo. Le spese sono enormi, ci sono tutti gli interventi di messa in sicurezza, di puntellatura, di sgombero macerie. La lista è infinita”.
Insomma, ritornare alla normalità ha un costo che i comuni da soli non riescono a sostenere.
Entro una settimana, fanno sapere dalla Protezione civile, la Regione dovrebbe ricevere la prima tranche, pari a 10 milioni, del Fondo nazionale del dipartimento, messo a disposizione subito dopo il primo terremoto.
Briciole se si considera che solo il comune di Finale Emilia ha già investito circa 3,3 milioni di euro per i progetti di ricostruzione.
“E ancora non sappiamo se ci verranno rimborsati completamente o solo in parte — sottolinea il sindaco Fernando Ferioli — Per pagare stiamo accumulando debiti”. Cavezzo, tra pasti, servizi igienici, interventi strutturali agli edifici e messa in sicurezza del centro storico ha già sborsato oltre 500 mila euro.
Cifra simile a quella spesa da San Possidonio e da San Felice sul Panaro.
E mentre le fatture da saldare si moltiplicano, i soldi raccolti dalla macchina della solidarietà rischiano di rimanere intrappolati in un labirinto burocratico che diluisce i tempi di mesi.
Prima di tradurre le migliaia di sms solidali in moneta sonante, per esempio, passeranno almeno 60 giorni.
Il tempo necessario alle compagnie telefoniche per le verifiche sulla solvibilità degli abbonati.
In altre parole, i gestori dovranno controllare le bollette dei clienti che hanno partecipato alla raccolta, assicurandosi, tra le altre cose, che i messaggi non siano stati inviati da telefoni aziendali.
Solo una volta terminata questa operazione, gli operatori potranno trasferire la somma al Fondo per la protezione civile. Che a sua volta, facendo da intermediario, la farà arrivare alle regioni colpite dal sisma, ossia Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
Queste ultime non gestiranno solo le donazioni arrivate tramite il cellulare, ma l’intera somma raccolta dai diversi enti e associazioni. In assenza di una legge che obblighi a dichiarare preventivamente la destinazione specifica delle offerte, spetterà infatti ai presidenti delle tre regioni l’ultima parola sull’utilizzo di questi soldi.
Annalisa Dall’Oca e Giulia Zaccariello
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 27th, 2012 Riccardo Fucile
SI PARLA DELLA SECONDA TRANCHE DEI FONDI PER I PARTITI: L’ADESIONE ERA STATA UNANIME, MA LA PROPOSTA E’ RIMASTA SULLA CARTA… ORA IL GOVERNO POTREBBE RIMEDIARE SOLO CON UN DECRETO D’URGENZA
L’adesione era stata universale. Dare ai terremotati dell’Emilia l’ultima tranche dei rimborsi elettorali destinati ai partiti. Tutti d’accordo, dal Pd al Pdl.
Tutti pronti a rinunciare ai 91 milioni di euro in questione in nome della solidarietà per le vittime del sisma. Ma quella promessa è a rischio.
Mancano solo tre giorni, settandue ore.
E l’unico modo per sbloccare l’impasse è un decreto legge varato dal governo Monti: perchè, procedure alla mano, non c’è il tempo sufficiente per modificare la legge in altro modo. E dalla società civile, il pressing sull’esecutivo aumenta.
Hanno raccolto oltre trentamila firme in poco più di 24 ore.
Loro sono Avaaz, il gruppo “specializzato” in mobilitazioni online. Non le mandano a dire.
E l’accusa è rivolta alla scarsa attenzione dei partiti al problema: “E’ una vergogna: nonostante la promessa di trasferire i loro contributi pubblici alle vittime del terremoto, i partiti se li intascheranno tutti il primo luglio”.
Poi, la strada obbligata: un intervento del governo: “Solo Monti può accendere i riflettori su questo scandalo e garantire che l’aiuto concreto vada a quelli che ne hanno più bisogno, ma solo se oggi saremo in tanti ad appellarci a lui”.
E su Avaaz.org, non manca una ricostruzione della vicenda: “i partiti hanno promesso di destinare i 91 milioni di euro della prossima tranche di finanziamento pubblico alla ricostruzione in Emilia e a L’Aquila, ma per far sì che questi fondi vadano alle vittime del terremoto devono adottare una legge entro il 1° luglio, giorno in cui riceveranno i soldi”.
Il punto critico è questo: “I partiti però hanno deliberatamente perso tempo in Parlamento così da affossare la legge e intascarsi i milioni di euro. Alcuni senatori si sono rivolti a Monti per chiedere di adottare una legge d’emergenza per fermare questa presa in giro, e un appello accorato da tutti gli italiani potrebbe convincerlo a farlo”.
Tra i firmatari della lettera, i senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca.
Che scrivono: “Chi l’ha visto il decreto del governo che doveva destinare la seconda tranche del finanziamento pubblico ai partiti, ipocritamente ancora denominato rimborso elettorale ai terremotati?”.
Una domanda che non smette di circolare in rete. Amplificata dalla mobilitazione di Avaaz. Che rilancia: “Monti deve sentirci forte e chiaro prima della scadenza fra un paio di giorni. Ripetiamolo ancora: chiediamo di dirottare i 91 milioni di euro alle vittime del terremoto”.
Questo il testo della petizione al governo: “Vi chiediamo di riunirvi urgentemente e di adottare una legge d’emergenza per trasferire i 91 milioni di euro di rimborsi elettorali dei partiti ai terremotati. In tempi di ristrettezze economiche, i leader politici devono garantire che le nostre risorse vadano a quelli che ne hanno più bisogno. I partiti hanno promesso di dare una mano per la ricostruzione: sta a voi costringerli a rispettare la parola data”.
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER TIBETANO A MIRANDOLA PER ESPRIMERE SOLIDARIETA’ ALLA POPOLAZIONE E’ STATO ACCOLTO CON ENTUSIASMO… DONA ALTRI 50.000 DOLLARI ALLA CROCE ROSSA: “VOGLIO AIUTARE”
Lo hanno atteso sotto il sole. 
Centinaia di persone volevano stringergli le mani e lui non si è sottratto.
Il Dalai Lama è arrivato nelle zone del terremoto in Emilia Romagna. La guida spirituale dei buddisti ha fatto tappa a Mirandola, dove è entrato nella zona rossa e ha salutato gli sfollati ospitati nel campo Friuli.
Poi una preghiera speciale per le vittime del sisma.
Il Dalai Lama, ha incontrato questa mattina alcuni terremotati a Mirandola, nel modenese. Verso mezzogiorno, accompagnato dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani e del sindaco di Mirandola Maino Benatti, il leader religioso del Tibet si è recato nella tendopoli gestita dalla Protezione civile del Friuli.
«Ero a Udine quando ho sentito del terremoto nella vostra zona – ha detto il Dalai Lama – Molte persone sono morte, ci sono state diverse distruzioni anche di industrie e sapendo di non poter fare nulla” fisicamente in quel momento ho fatto una preghiera per tutti voi. Alla prima occasione di poter venire a salutarvi sono venuto».
Poi rivolgendosi agli sfollati ha sottolineato: “Vedendo questa distruzione ho provato profondo dispiacere. In passato ho visitato altri posti dove ci sono stati disastri naturali e ho sempre convinto le persone a pensare al futuro».
Il Dalai Lama ha annunciato che donerà altri 50.000 dollari alle popolazioni terremotate: «Non era giusto venire a mani vuote in un posto colpito da questo disastro. Prego per voi, dovete costruire il futuro», ha aggiunto il leader tibetano.
Già al momento dell’annuncio della visita a Mirandola, lo staff del Dalai Lama aveva reso nota una prima donazione di 50.000 dollari alla Croce Rossa dell’Emilia-Romagna per le operazioni di soccorso.
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Giugno 23rd, 2012 Riccardo Fucile
INCREDIBILE SENSIBILITA’ DELLA BANCA BARCLAYS: NEGATO L’UTILIZZO AI DIRETTORE CONFESERCENTI DI FERRARA “COSI’ NON ACCUMULA DEBITI CHE POI NON E’ MAGARI IN GRADO DI RIPIANARE”
La risposta dell’operatore al numero verde della banca inglese Barclays di fronte alla richiesta di chiarimenti per un pagamento negato è stata tanto franca quanto irritante. “Sa, lei avrebbe potuto aver perso la casa o il lavoro e non essere più in grado di pagare gli acquisti che fa”, è quanto si è sentito dire Alessandro Osti, direttore di Confesercenti Ferrara, città colpita dal terremoto emiliano. €
“Per questo Barclays ha bloccato le carte di chi abita in queste zone – ha precisato l’operatore – perchè la gente non accumuli debiti che non è in grado di ripianare”.
Barclays mette dunque il lucchetto alle carte di credito di chi abita nei paesi terremotati, scongiurando il rischio che i debiti rimangano insoluti.
Intervento di segno opposto alle molteplici iniziative di solidarietà e volontariato che hanno permesso ai paesi colpiti dal sisma di iniziare il lungo cammino per la ricostruzione.
La decisione della Barclays “è una cosa assolutamente spiacevole e antipatica. Non esiste, merita di essere resa nota”, denuncia Osti. “In un momento come questo hanno bloccato le carte di chi abita nelle zone colpite dal sisma per la paura di avere insoluti sugli addebiti degli acquisti, una dimostrazione perfetta della solidarietà delle banche”.
Osti è riuscito a farsi riattivare la carta di credito, precisando che la sua casa non aveva subito danni.
La tessera però non resterà in funzione ancora per molto. “Mi appresto a disdire il contratto- assicura Osti all’agenzia Dire – lo farò nei prossimi giorni”, ovviamente per protesta.
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