Destra di Popolo.net

LAMBERTS (VERDI EUROPEI): “ROUSSEAU E’ AUTOCRAZIA, NO AL GRUPPO CON IL M5S”

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

“NO EURO, ANTI-IMMIGRATI, LI COMANDA CASALEGGIO, SI SONO MESSI CON SALVINI: ORA SONO DISPERATI, PERCHE’ DOVREMMO SALVARLI?”

“Quando fanno i loro referendum interni, non possono controllarne i dati. Casaleggio non glieli fa vedere. Questa non è democrazia. Quando il processo non è verificabile, mi dispiace: non è democrazia. La puoi chiamare democrazia diretta: io la chiamo autocrazia”.
Ma le critiche a Rousseau – che oggi tra l’altro ospiterà  un’altra votazione, stavolta sul destino del capo politico Luigi Di Maio – è solo una delle ragioni per cui i Verdi europei continuano a respingere le richieste dei 14 eurodeputati pentastellati di entrare nel loro gruppo.
Ce ne parla Philippe Lamberts, eurodeputato belga dei Verdi, in un colloquio ieri sera con due media italiani mentre l’Europarlamento va via svuotandosi dei neoeletti venuti per registrarsi oppure per partecipare alle riunioni sulle prossime alleanze. Ecco, i Verdi non si alleano con il M5s, che è rimasto senza un gruppo, dopo la debacle elettorale in Italia e il tonfo degli interlocutori europei (solo i croati di Zivi Zid hanno eletto un eurodeputato).
Senza un gruppo a meno che il Movimento non decida di restare con il britannico Nigel Farage nell’attuale gruppo Efdd: il padre della Brexit li sta corteggiando, loro resistono, ma sono disperati.
“Certo che lo sono — ci dice Lamberts — ma perchè dovremmo salvarli? Noi abbiamo un capitale politico, immagina come appariremmo se li prendessimo a bordo ora. Noi siamo compatti, questa è la nostra forza. Forse siamo più piccoli degli altri ma siamo coesi. Devo prendermi a bordo 14 europarlamentari la cui posizione è decisa da qualcuno a Milano? No, grazie”.
Perchè per Lamberts le ragioni per cui Verdi e M5s non possono stare insieme sono profonde, hanno a che fare con il dna del Movimento.
“Menomale che con il M5s non ci siamo alleati cinque anni fa! – tira un respiro di sollievo – Erano no euro, anti-immigrati. Dicemmo di no. Poi si sono messi con Salvini… Insomma, l’abbiamo scampata bella!”.
Ora, continua, “sarebbe positivo avere altri deputati nel nostro gruppo ma non al costo della nostra credibilità . Loro sono in 14, ma possono essere anche 25: non mi interessa. Il punto è la credibilità  del gruppo dei Verdi, noi abbiamo un capitale politico e non lo sprecheremo, credetemi”.
Eppure sui temi ambientali Verdi e M5s potrebbero essere vicini o forse è una consonanza passata, annegata nell’esperienza di governo con Salvini.
“Siamo vicini su alcuni temi ma questo succede anche con i socialisti o i liberali – risponde Lamberts – e non per questo loro sono diventati Verdi perchè abbiamo diversità  su tante altre cose. I cinquestelle possono continuare a chiederci di allearci, ma diremo no. E comunque Di Maio in persona non ci ha mai contattato, lo fa attraverso la stampa…”.

(da TPI)

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MAGID, IL RIFUGIATO SOMALO SINDACO DI SHEFFIELD ELETTO NELL’EUROPARLAMENTO

Maggio 28th, 2019 Riccardo Fucile

ESPONENTE DEI VERDI, FAMOSO PER AVER RIFIUTATO L’INGRESSO NELLA SUA CITTA A TRUMP, DEFINITO “RIFIUTO UMANO”

Le elezioni europee hanno riservato diverse sorprese in tutta Europa: una di queste è l’elezione all’Europarlamento dell’inglese Magid Magid con i Verdi.
Rifugiato somalo di 29 anni, era già  noto all’opinione pubblica locale per essere diventato il più giovane sindaco di Sheffield, nel Regno Unito.
Adesso rappresenterà  il suo paese nel Parlamento europeo, tra le fila dei Verdi che hanno raggiunto un risultato decisamente positivo in queste ultime elezioni.
“L’onda verde ha spazzato l’Europa e per la prima volta è arrivata pure sulle spiagge dello Yorkshire”: questo il messaggio scritto da Magid su Twitter nella notte delle elezioni europee nel Regno Unito.
“Il nostro è solo l’inizio”, ha poi aggiunto, auspicando un aumento della presenza dei Verdi in Ue. “A Bruxelles non sarà  un sogno di mezza estate, cambieremo la storia”.
Magid Magid, come detto, è il sindaco più giovane d’Inghilterra, paese in cui l’Eurodeputato dei Verdi è arrivato quando aveva solo quattro anni da Libano.
Il giovane politico si era guadagnato le pagine di diversi quotidiani internazionali “vietando” l’ingresso nella sua città , Sheffield, al presidente americano Donald Trump.
Il primo cittadino inglese aveva attaccato l’inquilino della Casa Bianca per le sue politiche in tema di immigrazione definendolo “un rifiuto umano”.
In quell’occasione aveva anche indossato un sombrero come gesto di solidarietà  con il Messico e i migranti respinti alla frontiera americana dalle politiche fortemente restrittive imposte dall’Amministrazione Trump per gestire i flussi migratori provenienti dal Sud.
Magid Magid è stato eletto sindaco il 16 maggio 2018. Il neoeletto primo cittadino ha fin da subito cercato un contatto diretto con i suoi cittadini e nel corso della cerimonia di insediamento ha cercato di “svecchiare” la procedura facendo suonare la Marcia Imperiale di Star Wars.
Nel suo primo discorso da sindaco, Magid ha condannato il clima di razzismo e la xenofobia che si sta diffondendo sempre più nel paese a seguito della Brexit.

(da Tpi)

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ALTRO CHE SOVRANISTI, PER I GIOVANI EUROPEI SONO I VERDI IL VERO CAMBIAMENTO

Maggio 27th, 2019 Riccardo Fucile

TUTTI PARLANO DEI SOVRANISTI, MA I VERDI RACCOLGONO PIU’ SEGGI DI LORO A BRUXELLES

Dovevano essere le elezioni dell’ondata sovranista, di una voglia di cambiamento destinata a triturare i partiti europeisti e a sovvertire lo status quo.
Non è andata così: l’avanzata delle forze euroscettiche è stata contenuta, popolari e socialisti hanno tenuto botta e il prossimo presidente della Commissione europea verrà  fuori ancora una volta da un accordo tra partiti moderati ed europeisti (qui la composizione del prossimo parlamento europeo).
Ciò significa che il desiderio di cambiamento in realtà  non esisteva, che i cittadini erano soddisfatti del funzionamento delle istituzioni Ue e che la rabbia montante era solo una fantasia cavalcata ad arte dai populisti? Niente affatto.
Ciò che è venuto fuori, però, è che il popolo europeo ha voluto indirizzare la sua insoddisfazione verso forze dedite alla costruzione e non alla distruzione.
Hanno aumentato voti e seggi i liberali, anche grazie all’effetto Macron, sebbene quest’ultimo sia uscito sconfitto in patria, superato da Marine Le Pen.
Ma, soprattutto, a vincere sono stati i Verdi. Il grido ambientalista lanciato da Greta Thunberg e fatto proprio da milioni di persone con gli scioperi globali sul clima ha avuto un chiaro effetto nelle urne.
I risultati dei Verdi — In Germania, i Verdi si sono affermati come seconda forza politica della nazione, dietro solo alla Cdu-Csu della Cancelliera Angela Merkel, comunque in vistoso calo rispetto alle precedenti tornate elettorali.
“Adesso cambiamo insieme questa Europa”, ha ringraziato commossa la co-leader Annalena Baerbock, secondo cui i tedeschi si sono espressi “per la protezione del clima, per la democrazia, contro il populismo e per i diritti dell’uomo”.
I Verdi sono ormai la principale forza di opposizione in Germania, nettamente avanti rispetto ai socialdemocratici.
Un ottimo risultato degli ambientalisti si è registrato anche in Francia: qui la lista Europe-Ecologie les Verts, il partito ecologista guidato da Yannick Jadot, è il terzo partito con il 12,8 per cento dei consensi, molto meglio della destra dei Republicains e dei socialisti, e dietro soltanto alla Le Pen e a Macron.
E che dire dell’Irlanda? Qui i Verdi hanno sbaragliato la concorrenza nella capitale Dublino, affermandosi come primo partito con oltre il 20 per cento dei consensi.
Anche a livello nazionale, gli ambientalisti irlandesi sono andati molto bene, salendo in cinque anni dall’1,6 al 15 per cento.
Complessivamente, nel prossimo parlamento europeo i Verdi dovrebbero avere 69 seggi, 17 in più rispetto alla precedente legislatura, quando ne avevano 52.
Una crescita esponenziale che ha intercettato la voglia di cambiamento soprattutto dei giovani, indirizzandola però verso una linea comunque europeista. Solo all’interno dell’Ue, infatti, è possibile portare avanti le battaglie globali contro il cambiamento climatico.
Impossibile, su questo tema, muoversi da soli, come tanti pezzetti di un puzzle impossibili da incastrare tra loro. La battaglia climatica è per definizione globale e può essere condotta solo all’interno di una cornice politica sovranazionale.
Questo i Verdi, a tutte le latitudini, l’hanno capito bene, impostando campagne elettorali filo-Ue che sono state premiate dagli elettori.
Se questi ultimi erano scettici nei confronti di popolari e socialisti, che hanno comunque tenuto botta ma hanno registrato un calo nei consensi, erano però evidentemente disposti a scommettere un europeismo rinnovato e pronto ad affrontare le sfide del futuro, come appunto quello incarnato dai Verdi.
L’ambientalismo, in questo scenario, può allora rappresentare davvero l’avanguardia politica dei prossimi anni. È (anche) sulla base delle battaglie ambientali che l’Europa può rilanciarsi come progetto politico comune e sconfiggere il sovranismo.
Di sicuro questa è una delle richieste più importanti che emerge dalle urne. Come sappiamo, a spingere sul tema dei cambiamenti climatici sono soprattutto i giovani, quelli che hanno riempito le piazze di tutta Europa negli ultimi mesi e che invocano risposte immediate da parte di chi ha il potere e gli strumenti per poterle dare.
Con gli Stati Uniti guidati dal negazionista Trump, la Cina pronta a tutto pur di pompare al massimo la propria crescita industriale, solo l’Europa sembra in grado di poter fare propria una missione di questa portata.
L’ambientalismo, ovviamente, per fare da traino all’europeismo dovrà  coniugarsi con la difesa dei diritti sociali, con la creazione di posti di lavoro, non dovrà  insomma essere percepito come un movimento elitario e in contrasto con i bisogni primari di chi è in difficoltà .
Ancora una volta, sta all’Europa raccogliere il messaggio delle urne e non sprecare questa occasione storica, rispondendo al grido di una generazione e facendo dell’ambientalismo l’avanguardia anti-populista del continente.

(da agenzie)

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VERDI ALLE EUROPEE CON “ITALIA IN COMUNE”: “IMPOSSIBILE ALLEARSI CON CHI VA A BRACCETTO CON LA LEGA”

Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile

RESPINTA OGNI IPOTESI DI ALLEANZA CON IL M5S

Una proposta ufficiale non è arrivata, ma, al di là  delle voci sui possibili contatti, non ci sarà  possibilità  d’intesa tra Verdi e M5s nel prossimo Parlamento europeo, in vista delle prossime elezioni europee.
A certificarlo sia Philippe Lamberts, capogruppo dei Verdi al Parlamento europeo, che Monica Frassoni, Co-presidente dei Verdi Europei, nel corso di una conferenza stampa a Roma.
“Mai insieme a chi si allea con la Lega. Vero che abbiamo spesso votato allo stesso modo in diversi argomenti con il M5s, ma restano divergenze profonde su immigrazione, futuro dell’Ue e dell’euro e della stessa idea di democrazia”.
Ma il punto cruciale della divergenza tra Verdi e pentastellati resta il rapporto di governo con la Lega: ” Non abbiamo ricevuto proposte ufficiali da Di Maio o dai pentastellati”, ha rivendicato Lamberts al Fattoquotidiano.it, precisando però che “non è pensabile l’alleanza” per un soggetto che fa parte del gruppo dei Verdi.
Critico con i pentastellati anche l’ex Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che ha attaccato le “giravolte su F35, trivelle e ambiente”, oltre che sulle banche, dopo il caso Carige: “Hanno fatto la stessa cosa dei governi precedenti”

(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL CORAGGIO DEI VERDI BAVARESI

Ottobre 15th, 2018 Riccardo Fucile

“INCORAGGIARE INVECE DI AVER PAURA” IL MESSAGGIO POLITICO

Lo scossone alle elezioni in Baviera è arrivato: ma non dai neonazisti che hanno perso il 2,2% dei consensi in un anno, ma dai Verdi.
Primo partito nelle città  dai 100mila abitanti in su ma si registrano forti incrementi anche in realtà  medio, piccole e rurali.
Per la prima volta in assoluto il partito ambientalista tedesco va in doppia cifra in una delle regioni storicamente più conservatrici e tradizionaliste della Germania.
Con quasi il 18% i Verdi diventano la seconda forza politica in Baviera rompendo l’egemonia del centro destra della CSU, la sorella bavarese del partito federale cristiano democratico di Angela Merkel.
I Verdi incassano quasi il doppio dei voti dei populisti dell’Alternative fà¼r Deutschland fermi al 10%.
Il partito socialdemocratico della SPD precipita invece, come da attese, intorno al 10% confermando il trend negativo a livello nazionale, in cui si attesta intorno al 15%. Una situazione non dissimile a quella del Partito Democratico.
La SPD non si è ancora ripresa dalla catastrofe delle ultime elezioni, è alla ricerca di una nuova identità  dopo l’esperienza della GroàŸe Koalition e risulta incatenata a vecchie logiche di pensiero e una classe dirigente incapace di rinnovarsi.
Quali sono allora gli ingredienti vincenti dello scossone verde?
1) Responsabilità  e spazio a giovani competenti e alle donne
Il successo si deve in particolare alla capacità  di rigenerazione e innovazione della classe dirigente di un partito che quattro anni fa era dato per morto. La formula vincente è stata dare spazio a giovani competenti e alle donne non solo in termini di semplice coinvolgimento ma soprattutto di ruoli di responsabilità  e visibilità . Ciò ha permesso da un lato di generare più rappresentanza dall’altro di portare una ventata di competenze nuove e fresche.
Infatti oggi molti giovani under 35 riescono ad accumulare più esperienza di molti politici di lungo corso grazie alla molteplicità  e alla ricchezza di esperienze maturate all’università , su diversi posti di lavoro e all’estero.
Questo percorso di formazione contemporanea, adatta cioè a capire e rispondere alla complessità  del realtà  e che comprende la conoscenze di due o tre lingue, si è democratizzato e diffuso rapidamente sopratutto dagli anni 2000 in poi, grazie alla possibilità  di viaggiare, vivere e lavorare all’estero, rimanendo sempre connessi, in maniera mai così sicura e low-cost.
Come nel caso di Katharina Schulze, la carismatica trentatreenne co-segretaria dei Verdi bavaresi, grande vincitrice di queste elezioni. Co-segretaria perchè i Verdi condividono la poltrona della segreteria in due.
L’altro co-segretario di questo Spitzenduo è il quarantenne Ludwig Hartmann. Già  durante il suo “erasmus” negli Stati Uniti nel 2008, mentre studiava comunicazione interculturale e scienze politiche a Monaco, Katharina ha partecipato attivamente alla campagna per l’elezione di Barack Obama.
Rientrata in Germania, ha guidata prima i Giovani Verdi poi è stata portavoce della campagna vinta per impedire le Olimpiadi a Monaco e nel 2013 ha vinto un seggio nel Parlamento bavarese.
2) Una politica che riformula e rilancia l’essere bavaresi con coraggio e senza compromessi
La campagna dei Verdi si è fondata su una comunicazione moderna fatta di messaggi chiari e trasmessi attraverso un linguaggio diretto, semplice, entusiasmante, affabile e al passo coi tempi. Il tutto trainato dal motto “incoraggiare invece di fare paura”, attraverso persone motivatissime che hanno trasmesso passione ed energia. Il coraggio e l’entusiasmo dunque prima della speranza. Perchè la passione è contagiante e convincente.
Ovviamente non è tutto rosa e fiori nella narrativa dei Verdi, le insicurezze e le paure vengono riconosciute, ma il focus è spostato su quello che si deve fare per rendere il futuro dell’Heimat, il luogo natio, migliore per tutti. In questo modo hanno attratto non solo molti delusi della SPD ma altrettanti conservatori cristiano moderati.
Essere bavaresi può significare molte cose e i Verdi sono stati bravi a popolare, in modo credibile e convincente, l’immaginario collettivo con il rispetto dell’ambiente, dei diritti di tutti e dell’Europa.
Altre carte vincenti sono state la parità  di genere e l’accessibilità  a spazi abitativi e asili nido. Ma sopratutto una chiara posizione sul valore dei confini aperti e della tolleranza coniugata al dovere della sicurezza. Perchè umanità  e responsabilità  possono e devono stare insieme.
3) Ambientalismo e lotta ai cambiamenti climatici al centro dell’offerta politica
I bavaresi avranno pure assistito a una delle estati più aride e infinite di sempre, ma il tema della protezione della natura a la lotta ai cambiamenti climatici ha incontrato le preoccupazioni di molti, insoddisfatti della lentezza con cui si agisce per il clima, e convinto molti altri a sposare un’idea di futuro possibile e migliore senza paura.
Perchè i benefici per la sicurezza, il territorio, la salute, la mobilità , l’economia e dunque la libertà  e il benessere delle persone sono molto più elevati dei costi iniziali dell’investimento e in generale del cambiamento.
I Verdi non sono solo riusciti a catturare un’aspettativa insoddisfatta ma anche a comunicare in modo tangibile, e dunque generare, quell’urgenza d’azione di cui abbiamo tremendamente bisogno per tenere la sfida del clima sotto controllo.
Un modello quello dei Verdi che può diventare vincente

(da “Huffingtonpost”)

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KATHARINA SCHULZE, L’ASTRO NASCENTE DELLA GERMANIA: “DALLA BAVIERA DIFENDEREMO L’EUROPA, ORBAN E SALVINI NON DISTRUGGERANNO UN SOGNO”

Ottobre 14th, 2018 Riccardo Fucile

LA VERA VINCITRICE DELLE ELEZIONI IN BAVIERA HA 33 ANNI, E’ DEFINITA LA MIGLIORE ORATRICE DELLA GERMANIA, PALADINA DI UNA POLITICA OLTRE LA DESTRA E LA SINISTRA: LEGALITA’, STATO DI DIRITTO, EUROPA UNITA, INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI, TUTELA DELL’AMBIENTE

È il volto nuovo del partito dei Verdi, Katharina Schulze, e soprattutto la vera vincitrice delle elezioni di oggi in Baviera, che ha definito «storiche».
Trentatrè anni, giovane, sorridente, dalla retorica travolgente, la capogruppo dei Verdi al Parlamento regionale è una dei due candidati di punta del partito, insieme a Ludwig Hartmann.
Schulze ha studiato psicologia e politica e ha imparato come si fa campagna elettorale negli Usa nel 2008, seguendo le prime presidenziali di Barack Obama.
Il suo ambito è la politica interna e il suo cavallo di battaglia è insolito per un partito come quello dei Verdi: più poliziotti nelle strade, per garantire uno stato di diritto più forte e, al tempo stesso, «meno polizia ai confini bavaresi visto che viviamo in un’Europa unita», come ha detto di recente in un’intervista televisiva.
Per il resto cavalca i temi tradizionali del suo partito: qualità  dell’aria e delle acque, agricoltura sostenibile, pensioni minime garantite.
Sul tema, scottante per la Baviera, della migrazione il motto di Schulze è che la migrazione «va guidata e non semplicemente amministrata», e in particolare gli ‘Ankerzentren’, uno specifico tipo di centri di accoglienza per migranti, non sono una soluzione auspicabile perchè ostacolano l’integrazione invece di favorirla.
Schulze ha fatto una campagna elettorale a tappeto, senza mancare mai un appuntamento o un’occasione e sempre con un microfono in mano.
Presenzialista, la definiscono i media. Un vero talento per la comunicazione, concorda il Circolo degli oratori bavaresi in lingua tedesca (VrdS) che l’ha nominata migliore oratrice delle elezioni bavaresi del 2018.
La sua carriera del resto è stata fulminea: in nove anni è passata dall’essere una giovane neo-iscritta nella sezione giovanile dei Verdi nel 2008 a capogruppo del partito nel parlamento del Land nel 2017.
Della sua vita privata non si sa nulla, solo che non è sposata, non ha figli e non è nata in Baviera, ma a Friburgo, nel Baden-Wuerttemberg.
La candidata dei Verdi condivide il suo ruolo insieme al 40enne Ludwig Hartmann: è prassi nella politica del partito avere un doppio candidato di punta.
Ma è lei la nuova stella nascente.

(da “il Messaggero”)

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TARANTO DOPO L’ILVA, IL PIANO DEI VERDI

Agosto 26th, 2014 Riccardo Fucile

BONELLI MANDA A RENZI IL PROGETTO DI RICONVERSIONE CHE PUà’ GENERARE 35 MILA POSTI DI LAVORO

“I fondi sequestrati dalla magistratura milanese ai Riva non vanno usati per il risanamento degli impianti, ma per la bonifica dei suoli inquinati dall’Ilva”.
Lo sostiene Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale del capoluogo ionico durante una conferenza nella quale ha illustrato il suo progetto per la riconversione industriale della città  secondo il modello già  seguito in altri centri come Bilbao o Pittsburgh.
Un progetto, inviato al presidente del Consiglio Matteo Renzi, che prevede l’istituzione per 5 anni di un’area “No Tax” a favore di imprese e attività  produttive “non insalubri”.
Bonelli e il movimento “Taranto Respira” indicano come destinatari delle agevolazioni fiscali imprese che si occupino di ricerca nel settore della green economy , dell’innovazione, dell’efficienza energetica, del terziario e anche dell’edilizia per il recupero del centro storico di Taranto che giorno dopo giorno si sgretola tra incuria e degrado.
Nel documento consegnato alla stampa si parla di riduzione delle accise e degli oneri di sistema su benzina, gasolio e bollette, tagli fino al 50 per cento di Irap e Ires, contributo alle aziende per la costruzione di nuove strutture fino a un massimo di 500 mila euro.
Non solo. Il co-portavoce dei Verdi, infatti, chiede l’istituzione di un fondo per il sostegno dell’agricoltura, duramente colpita a seguito delle emissioni nocive dell’Ilva, ma soprattutto propone la “riqualificazione, la trasformazione e rigenerazione urbana e ambientale, a partire dai suoli contaminati, con un gruppo operativo di urbanisti, architetti coordinati da Renzo Piano”. Una serie di cantieri, quindi, che secondo Bonelli garantirebbe 35 mila nuovi posti di lavoro per circa sette anni.
E i fondi? Secondo l’ambientalista sono cinque le strade da seguire per le coperture: un contributo per 10 anni grazie a un prelievo dello 0,7 per cento sui redditi compresi tra 120 mila e 250 mila e pari a 1 per cento per quelli superiori a 250 mila euro; lo storno del prezzo di 12 aerei F-35 pari a oltre 1,5 miliardi di euro; l’imposizione di 1 centesimo come accisa sui carburanti per 10 anni; fondi statali per le bonifiche da aggiungere a quelli già  stanziati e, infine, il recupero dei fondi regionali per la costruzione di una piattaforma logica collegata collegata al porto ionico.
“Il capoluogo ionico — spiega Bonelli — non può continuare a essere la discarica dei veleni italiani. Guardando a importanti progetti come quelli di Bilbao e Pittsburgh, noi proponiamo un piano di riconversione, a partire da agevolazioni fiscali e burocratiche che saranno direttamente proporzionali ai livelli di nuovi occupati”.
Infine, il leader dei Verdi ha spiegato che l’esistenza dell’area a caldo dell’Ilva, quella composta dai sei reparti sequestrati dal gip Patrizia Todisco il 26 luglio 2012, è “incompatibile con la città  e la salute della sua popolazione” e quindi è necessario prevederne “la chiusura”.
Ma oltre all’Ilva, Bonelli ha definito incompatibile anche “Tempa Rossa”: il progetto dell’Eni avallato dai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo lo scorso 17 luglio nonostante tre giorni prima il consiglio comunale avesse ufficializzato il suo no al potenziamento della raffineria.
Un progetto che prevede l’assunzione di 53 operai per 24 mesi e che alla fine della costruzione dei due mega-serbatoi per lo stoccaggio del greggio proveniente dalla Basilicata produrrebbe, secondo la stessa Eni, l’aumento delle emissioni del 12 per cento l’anno.

Francesco Casula

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