CERVELLI IN FUGA: CHIARA, DA STUDENTESSA A MILANO A MANAGER DI AMAZON AUSTRALIA: “IN ITALIA POCHE CHANCE PER I GIOVANI, NON ABBIATE PAURA DI OSARE”
DA MILANO A NEW YORK, HONG KONG E POI A SIDNEY, LA SCELTA DI UNA PROFESSIONISTA DI TALENTO, ORA E’ RESPONSABILE INNOVAZIONE ASIA-PACIFICO DI AMAZON
Due giovani italiani su tre vorrebbero trasferirsi all’estero. Secondo l’Indagine Ipsos per Fondazione Barletta i ragazzi di oggi ritengono che i loro genitori siano stati più felici e l’85% è pronto a «scappare» oltre confine per avere un futuro migliore. E sono numerose le testimonianze di professionisti in erba che stanno avendo carriere di successo.
Come Chiara Longhi, milanese 34enne che dopo aver studiato al Liceo Classico Tito Livio e la laurea triennale all’Università Bocconi in economia e management dei beni culturali ha scelto di prendere il diploma magistrale alla New York University.
E ha già fatto un lungo percorso in multinazionali tech di successo all’estero come Aol (oggi Yahoo) a New York e Linkedin a Hong Kong e oggi vive in Australia a Sydney, dove è responsabile del dipartimento di innovazione di Amazon per l’area Asia-Pacifico e Giappone.
Il suo sogno sarebbe tornare in Italia e crescere la sua bambina di quasi un anno nel nostro paese perché ritiene che sia il più bello del mondo, ma per il momento non intravede le giuste opportunità.
Esperienze in altri paesi sin da piccola: il quarto anno del liceo alle Hawai e l’Erasmus a Buenos Aires
La passione per il viaggio e la scoperta di nuove culture, usanze e tradizioni inizia sin da quando era bambina, soprattutto grazie allo spirito avventuriero della mamma che porta Chiara e i suoi fratelli in giro per il mondo con zaini in spalla. «Confrontarsi con il diverso, il non sapere tutto sono la migliore scuola di vita, non impari molto quando tutto è semplice» le diceva sempre mamma Paola. Nel suo curriculum anche il quarto anno del liceo trascorso a Kauai, l’isola più remota delle Hawaii, vivendo con una famiglia locale e l’Erasmus a Buenos Aires in Argentina. Il suo esordio nella multinazionale di Jeff Bezos rappresenta anche l’inizio di un’ altra avventura. Infatti lascia Linkedin e Hong Kong per trasferirsi a Sydney con un biglietto di sola andata non per un impiego “standard”, ma con l’incarico prestigioso del lancio di Amazon in Australia.
La missione di Chiara: aiutare le grandi aziende a innovare
Ma in cosa consiste oggi il suo lavoro? «La mia principale missione è aiutare le grandi aziende a crescere attraverso l’innovazione. Il mio ruolo consiste nel rapportarmi con dirigenti di multinazionali che sono interessati a portare nuovi prodotti e/o servizi sul mercato, e cercano supporto per farlo nella maniera piu innovativa e efficiente possibile. Noi mettiamo a disposizione il nostro “know-how” aziendale, tecnologico e ingegneristico. Mi ritengo molto fortunata perché ogni giorno mi relaziono con persone, aziende, e problemi differenti. Dalla compagnia medtech che sta cercando nuove modalità per supportare i propri pazienti, all’azienda automobilistica interessata a migliorare le performance dei propri veicoli, alla compagnia agricola che sta modernizzando i sistemi di raccolta nei campi. Insomma, è difficile annoiarsi!» racconta Chiara.
Tra i suoi compiti anche la selezione dei nuovi talenti con il ruolo di ’bar raiser’
E dato che è considerata un talento di alto livello, la dirigente ha un’altra mansione speciale che viene affidata a pochi e che inizialmente veniva svolta dallo stesso Jeff Bezos, vale a dire la responsabilità a livello globale delle assunzioni. Il suo ruolo si chiama in inglese: bar raiser, letteralmente «colui o colei che alza l’asticella» nella scelta dei nuovi dipendenti, una sorta di arbitro oggettivo che ha come obiettivo principale quello di eliminare pregiudizi o “bias” nei confronti dei candidati intervistati, e garantire un livello alto dei talenti che entrano a fare parte della compagnia.
Ha lanciato anche un incubatore di innovazione per altre multinazionali
Chiara ha inoltre lanciato in Asia e Oceania un programma chiamato InnovateXAction, un “Innovation incubator” per dirigenti di medie-grandi aziende. «Per 2-3 giorni mettiamo a completa disposizione il nostro team di innovazione. Discutiamo delle tecniche e modalità. pratiche utilizzate internamente prima di portare sul mercato nuovi prodotti o servizi (pensa a Kindle, Amazon Prime, Amazon Go, Ring etc). I partecipanti segnalano poi un problema aziendale specifico che stanno affrontando, e mettono in pratica le conoscenze acquisite ideando una serie di soluzioni che possano risolvere il problema definito nella prima fase. A fine concorso, il team di Innovazione di Amazon premia l’idea più innovativa, offrendo supporto per la realizzazione del primo prototipo, cosi che possa essere subito testato sul mercato. Negli ultimi due anni ho visto dei progetti assurdi trasformarsi da bozze di idee a prodotti e servizi reali, tutto in pochi mesi. Sarebbe bellissimo portare InnovateXAction in Italia un giorno» prosegue la giovane manager.
La consulenza ad altre aziende con la sua start up ’The Moonshot Company’
Chiara, che insieme alla sua famiglia ha ottenuto la cittadinanza australiana, perché ritenuta capace di contribuire alla crescita della nazione, non ama fermarsi mai e ha anche aperto una sua start up: The Moonshot Company con la quale fornisce consulenza a individui e aziende. Il termine “Moonshot” (letteralmente: lancio sulla Luna) deriva dal progetto di volo spaziale Apollo 11, che portò il primo essere umano sulla Luna nel 1969. «Con TheMoonshotCompany il mio obiettivo è quello di aiutare I miei clienti a trovare e raggiungere il loro moonshot- ne abbiamo tutti uno, serve solo una strategia e step pratici per individuarlo!». La startup è stata recentemente premiata agli Australian Women’s Small Business Champion Awards, come business emergente di successo in Australia.
I riconoscimenti internazionali e l’aiuto a crescere a potenziali talenti come lei
A Chiara non mancano neanche riconoscimenti internazionali. E’ stata infatti nominata tra le “The 10 Most Empowering Women in Business to Watch in 2023”, e selezionata come membro di “Rare”, il programma globale di leadership creato da Google, e volto a formare la prossima generazione di leader. Chiara è anche una delle mentori più richieste, soprattutto nel settore “Girl tech”, comunità in cui da anni è molto attiva. «Penso che avere esempi reali da seguire sia una componente indispensabile nella formazione della prossima generazione. Voglio che mia figlia cresca sapendo che “if there is a will, there is a way”. Se vuoi qualcosa, e ci dedichi tempo, sforzo e sacrificio, c’è poco che non puoi raggiungere. Ed è questo il messaggio che cerco di trasmettere nel mentorship che faccio». Solo pochi mesi fa, Chiara ha portato alla vittoria un gruppo di ragazzine a cui faceva da mentore per il concorso Tech Girls Movement foundation, un programma finalizzando a creare la prossima generazione di leader femminili nel campo STEM.
La maternità in Australia e gli aiuti per continuare a lavorare
Ma quali sono gli incoraggiamenti e gli stimoli che la terra dei canguri offre a una giovane madre? «In realtà cambia da azienda a azienda. Io ho avuto un congedo di maternità di 5 mesi, mio marito, che lavora per Google, di 4. Non enfatizzerò mai abbastanza quanto averlo avuto vicino in quei mesi sia stato essenziale, non solo per me, ma anche per nostra figlia. Spero in un futuro in cui il congedo familiare non solo diventi paritario, ma anche adeguato all’enorme cambio che la nascita di un figlio comporta» spiega. In termini di supporto governativo, Chiara racconta di essere stata automaticamente inserita poche settimane dopo il parto in gruppo di donne residenti nella sua stessa area e che avevano partorito nello stesso periodo. Per due mesi il governo ha facilitato degli incontri settimanali in spazi comunali, per poi dare la liberta di continuare gli incontri indipendentemente se interessate. «Il servizio sanitario è anche ottimo. Venivo controllata gratuitamente e regolarmente, e mi e stato fornito ogni supporto possibile, includendo consulenze psicologiche gratuite per aiutare durante la transizione. Il mental health in Australia viene considerato con la serietà che si merita, quindi la prevenzione e’ al centro degli interessi governativi locali»
In Italia meno possibilità di carriera soprattutto per una giovane donna
Hai mai valutato di lavorare in Amazon Italia? «Non è tanto una questione di Amazon o meno, ma più delle reali possibilità lavorative in Italia. In generale, ho l’impressione che ci siano molte meno chance. O meglio, che non molte vengano date ai giovani. A 24 anni all’ estero mi avevano già resa responsabile di due nazioni asiatiche, non penso che se fossi stata in Italia avrei avuto questa possibilità, poi forse mi sbaglio» dice Chiara. Poi aggiunge: «Sono convinta che noi Italiani abbiamo una marcia in più. Sarà per la nostra cultura e tradizioni, la nostra educazione pubblica primaria (che io penso sia veramente una delle migliori), forse anche il nostro modo di vivere la vita».
Ai giovani di oggi: “Non abbiate paura di osare e di innovare”
E i giovani di oggi? «Li vedo pronti, un po’ arrabbiati, ma pieni di volontà di cambiare le cose, migliorarle. Io spero in un cambiamento nel modo di pensare, soprattutto nelle aziende più tradizionali. Che vedano il nuovo e il diverso come un valore aggiunto, non come un pericolo. Che possano accogliere a braccia aperte questa nuova generazione di talenti, invece che chiudere porte in faccia, o mai aprirne… E se questo non dovesse succedere, a malincuore, cercate altrove. Non tappatevi le ali per adeguarvi a un sistema che purtroppo, probabilmente non vi merita».
(da Il Corriere della Sera)
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