“CON IL NO AL REFERENDUM ABBIAMO DATO SCACCO ALLA REGINA ORA TOCCA AI RE”: OGGI, A ROMA, MIGLIAIA DI PERSONE SCENDERANNO IN PIAZZA PER PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE “NO KINGS”, MOVIMENTO NATO IN AMERICA PER PROTESTARE CONTRO LE DERIVE AUTORITARIE DI TRUMP CHE SI È ALLARGATO A MACCHIA D’OLIO IN TUTTO IL MONDO
“SARÀ UNA GRANDE FESTA POPOLARE CONTRO I RE E LE LORO GUERRE, E CONTRO LA TORSIONE AUTORITARIA DEI GOVERNI” – IN AMERICA SONO IN PROGRAMMA OLTRE 3.100 MANIFESTAZIONI IN TUTTO IL PAESE
Sono 3.100 le manifestazione ‘No Kings’ in programma nella giornata di oggi negli Stati
Uniti. Gli organizzatori prevedono un’affluenza record per quella che si stima essere la maggiore manifestazione della storia americana. La bandiera ‘No Kings’ è un contenitore di varie cause che vanno dal combattere la deriva autoritaria dell’amministrazione Trump alle proteste contro l’Ice passando per quelle contro la guerra in Iran.
La doppia mobilitazione «contro i re e le loro guerre», contro la «torsione autoritaria dei governi» si è trasformata in qualcosa d’altro: la prima grande prova
di piazza anti-Meloni dopo il largo No al referendum di una «maggioranza sociale» che ha trovato convergenze in un «movimento plurale».
Un collaudo tutto romano di due giorni — ieri con il concertone gratuito alla Città dell’altra economia, oggi alle 14 in corteo da piazza della Repubblica a San Giovanni — nel quale i No Kings promettono di portare in strada «centinaia di migliaia di persone con pullman e treni in arrivo da tutta Italia, facciamo fatica pure a contarli», raccontano i portavoce. Ben più delle 15mila persone attese, dunque.
Oltre 700 sono le sigle che hanno aderito: dalla Fiom Cgil al mondo dell’associazionismo laico e religioso, dai movimenti per la Palestina alle donne iraniane, dai giovani per il clima alle transfemministe, dagli studenti ai centri sociali, fino agli anarchici. Ci saranno pure 150 cori polifonici, pronti a cantare. «Bloccheremo Roma con i nostri corpi», annunciano.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha lanciato alla Camera un appello preventivo: «Le forze politiche prendano le distanze da chi volesse portare in piazza azioni violente». I No Kings replicano: «Consigliamo al ministro di cambiare linguaggio. Non accettiamo strumentalizzazioni su infiltrazioni. In piazza ci sarà la maggioranza che ha sfiduciato Meloni».
Il timore è che al termine della manifestazione frange minoritarie possano impadronirsi dei disordini di piazza. Luca Blasi, assessore alla Cultura del III municipio, volto noto dei centri sociali e oggi portavoce dei No Kings, risponde: «C’è chi parla di terrorismo per una foto bruciata… Noi saremo radicali nei contenuti, ma chi viene per portare in piazza pratiche non condivise, che non appartengono alle nostre intenzioni dichiarate, non fa parte di questo movimento»
Una realtà fluida e composita che chiede «le dimissioni del governo, ma anche di Trump, di Putin, di Netanyahu e del regime iraniano», che si immagina come «alternativa reale fatta di saperi dal basso», che ha l’intenzione di «crescere ancora»: «Con il no al referendum abbiamo dato scacco alla Regina — dice Raffaella Bolini di Arci — ora tocca ai Re». Ovvero ai governi. Ma il movimento ne ha pure per le opposizioni: «Basta parlare solo di leadership, a noi interessano i programmi, bisogna investire su istruzione e sanità anziché sulle armi»
Non sarà sola Roma nella protesta, unita idealmente in corteo a Parigi, Londra, Cuba, New York. Lì Al Pacino e Bruce Springsteen, a Roma Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Willie Peyote, Ascanio Celestini e altri 50 tra musicisti e attori
che si sono esibiti non solo per pubblicizzare il corteo, ma come «atto politico del mondo della cultura», hanno spiegato gli artisti.
(da agenzie)
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