CONTE “PRIMARIE APERTE A TUTTI, ANCHE VIA ON LINE”. MA SI’, COSI’ VOTANO ANCHE I SOVRANISTI E DECIDONO LORO CHI DEVE ESSERE IL CANDIDATO PROGRESSISTA
NEL PD SONO TANTI A NON VOLERNE… CONTE: “SE VINCESSI LE PRIMARIE, LA PRIMA COSA CHE FAREI E’ CHIAMARE PUTIN PER UN NEGOZIATO”: COME NO, ASPETTA LA TUA TELEFONATA PER PORRE FINE ALLA GUERRA, QUESTO VIVE NEL MONDO DEI SOGNI
Prima scena: in mattinata Giuseppe Conte entra a braccetto con Riccardo Magi alla
convention di Più Europa a Roma. Un’immagine che colpisce, visto che Magi è stato sempre un deciso fautore degli aiuti militari all’Ucraina. Ma quando arriva Elly Schlein – inizialmente prevista in collegamento – l’avvocato è già andato via. Seconda scena: Conte arriva nella sede del Fatto per registrare Accordi&Disaccordi, in onda sul Nove. Il cronista gli fa notare il trambusto provocato dalla sua apertura alle primarie. E l’ex premier sorride: “Ma come, se sono stato l’ultimo a parlarne”.
Più di qualcosa si muove nel centrosinistra. Con Conte che alla convention ribadisce quanto già detto giorni fa: “Non dobbiamo acquistare il gas russo fino a quando non ci sarà un trattato di pace”. Sillabe che gli valgono perfino il plauso di Filippo Sensi, della destra dem. Poi scandisce: “L’Europa dovrebbe rafforzare la difesa comune europea, che non ha nulla a che vedere col piano di riarmo”. Lo ha già detto e scritto varie volte, ma Enrico Borghi (Iv) si infiamma comunque: “Bene la svolta di Conte, ora andiamo alle primarie”. Ergo, nel centrosinistra la voglia di battere le destre, stordite dal referendum porta a una forzata urgenza di unità. Su cui pesa però la competizione tra Conte e Schlein, in lotta per la posizione di guida della coalizione.
Così la segretaria dem ribadisce il “giusto sostegno” a Kiev, mentre propone un tavolo “anche sulle cose su cui non siamo d’accordo”. La politica estera, prima di tutto. Certo, a volere le primarie sono soprattutto loro due, l’ex premier e Schlein. Conte, dato in vantaggio da tutti i sondaggisti – “ma i sondaggi lasciano il tempo che trovano” sminuisce – semina paletti: “Dovremo farle dopo il programma, perché oggi trionferebbero i personalismi. E comunque non con regole da partiti: dovranno essere aperte a tutti”. Quindi anche online. Non solo: a Luca Sommi che gli chiede se vorrebbe Matteo Renzi nell’alleanza, risponde: “Chi starà dentro lo deciderà l’adesione a un preciso programma. Ma su giustizia e politica estera dovremo avere posizioni chiare, e io non accetterò negoziati preventivi su ministeri…”. Con aggiunta: “Se dovessi prevalere in eventuali primarie, io chiamerei subito Putin per aprire un negoziato”.
Nel Pd è tutta una manovra. “Prima il programma” sembra una sorta di acronimo per dire “Primarie del poi, ovvero del mai”. Le vuole solo il circolo ristretto attorno a Schlein. Tutti gli altri sono perplessi, se non contrari. Non credono che la candidata premier giusta sia lei, ma non sanno come fermarla.
Eccezion fatta per Goffredo Bettini – avrebbe già un accordo col leader del M5S – gli altri sono in difficoltà. Per esempio, si ragiona, davvero uno come Roberto Speranza, già ministro della Salute nel Conte-2, sosterrebbe la segretaria? Il più occupato nel cercare un’alternativa, possibilmente con un tavolo, è Dario Franceschini. Oggi celebrerà in un’iniziativa a porte chiuse a Roma i 50 anni della Dc. Presenti, tra gli altri, Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci e Pierluigi Castagnetti. Tra i più impegnati, peraltro, a trovare un anti-Schlein, che però potrà materializzarsi solo senza primarie. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, non ha la forza per correre ai gazebo, dicono. Silvia Salis, sindaca di Genova, è contraria alle primarie: è considerata da molti la miglior candidata premier, aspetta l’invito. Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, è stato tirato in ballo da Renzi, ma a correre non ci pensa proprio. Mentre Rosy Bindi propone un federatore per il programma. Gli indizi portano a Pier Luigi Bersani. O a lei stessa.
(da Il Fatto Quotidiano)
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