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COSA C’E REALMENTE DIETRO L’UCCISIONE DI DANIZA: GLI INTERESSI SPECULATIVI DELLA CUPOLA TRENTINA

IL LAGO ARTIFICIALE DI MONTAGNOLI GARANTIRA’ INNEVAMENTO A 70 KM DI PISTE: APPROVATO DAL PARCO ADAMELLO BRENTA, QUELLO CHE DOVREBBE TUTELARE GLI ORSI

Non si può capire il fallimento del progetto Life Ursus se non si parte dalle sue motivazioni, da chi lo ha promosso e da chi ne ha tratto vantaggio.
Se non si comprendono le contraddizioni tra l’immagine sbandierata dell’orso “Signore della Foresta” (come era presentato dallo stesso Servizio Foreste del Trentino) e realtà  come la mela Melinda, proveniente da quella val di Non che è sì una culla dell’orso ma anche la culla di una delle peggiori monocolture intensive e chimiche che si conoscano o come le nuove devastanti piste da sci e impianti per l’innevamento artificiale realizzati nel Parco Adamello Brenta, il Parco dell’orso, con il consenso e la benedizione del Parco stesso.
Le contraddizioni esplosive che caratterizzano Life Ursus e il suo proseguimento hanno prodotto una situazione del tutto sfuggita di controllo.
Da anni la Provincia autonoma di Trento, dopo averlo fatto proprio, ha “rinnegato” Life Ursus ma lasciando che la linea politica di Life Ursus continuasse ad improntare la comunicazione.
Questo marketing dell’orso faceva molto comodo a molti; a un “blocco sociale” localmente potente: agli esperti e ai consulenti, a chi – grazie all’orso – ha ottenuto ottimi posti di lavoro garantiti nell’apparato pubblico, a chi era incaricato di “vendere” il Trentino (le varie agenzie come Trentino s.p.a), agli albergatori delle più grosse località  sciistiche, agli immobiliaristi, alle società  degli impianti sciistici, a Melinda (la mela dei 40 trattamenti con pesticidi).
Se presenti l’orso come un peluche vivente   non puoi aspettarti che il pubblico possa accettare che si abbattano animali così simpatici, così teneri e inoffensivi.
Se il Parco Naturale Adamello Brenta mette in commercio il peluche di Daniza (firmato Trudy) non puoi pretendere che in città  capiscano che il peluche, la mamma orsa, vada rimosso.
Se lo tocchi si incazzano di brutto.
La Provincia di Trento si è ampiamente tirata la zappa sui piedi perchè ha fatto di tutto per convincere la gente che gli orsi sono una manna turistica, una risorsa di marketing fenomenale.
Tutto questa la Provincia furbastra lo sta pagando con gli interessi.
Per capire perchè le cose siano finite male (ma Daniza è solo l’inizio…) è sufficiente constatare che chi contribuisce al danno ambientale (nuove piste da sci che devastano aree di elevato valore naturalistico, agricoltura chimica con l’uso di pesticidi più elevato d’Italia) ha usato l’orso per un marketing territoriale che premiava le sue iniziative e i suoi prodotti.
Chi – come i pastori, i malghesi, la gente di montagna che sfalcia i masi e tiene qualche capo di bestiame – contribuisce, invece, a conservare l’ambiente di montagna, ha avuto gravi danni tanto da abbandonare malghe, cessare l’attività  di allevamento.
Ma più di tutti hanno pagato i poveri orsi.
Poteva reggere l’equivoco? Il business dell’orso così impostato con quell’assimmetria di ripartizione sociale tra costi e benefici   poteva continuare?
Chi vive in Trentino ha potuto toccare con mano che l’orso è stato usato come foglia di fico da interessi economici forti .
Per capire l’affaire orsi trentininon c’è nulla di meglio di constatare cosa succede in questi giorni nel cuore del Parco dell’orso, di verificare come stia tutelando l’ambiente il soggetto che ha dato il la a Life Usus: il Parco Naturale Adamello Brenta.
Alla radice di tutti i guai c’è Life Ursus, c’è il PNAB.
Il PNAB è larga parte del problema e del disastro perchè ha usato sfacciatamente gli orsi per promuoversi (abbiamo visto i peluche venduti dal Parco).
Il Parco dovrebbe tutelare l’ambiente e invece, approva e benedice la sua devastazione.
Nell’area del Parco è stato realizzato il collegamento funiviario tra Pinzolo e Madonna di Campiglio.
Per ottenere finanziamenti pubblici che, in Trentino -grazie l’escamotage di Trentino sviluppo S.p.A.- aggirano le norme europee sugli aiuti di Stato e arrivano all’80-100%, i furbi amministratori pubblici (locali e provinciali) hanno motivato gli investimenti con la “mobilità  sostenibile” (la gente lascia la macchina e va in cabinovia, cosa che poi non è accaduta).
In sede progettuale la realizzazione degli impianti a fune (60 milioni di €, ovvero più del capitale di Pinzolo funivie, gravata peraltro da forte deficit) veniva presentata come un intervento virtuoso e si escludeva categoricamente la realizzazione di nuove piste.
Come era facile prevedere, però, la richiesta di autorizzazione di nuovi impianti è arrivata puntuale e il Piano territoriale della comunità  delle Giudiciarie ha prontamente preso atto, prima in una bozza e poi nel piano definitivo, di questi desiderata delle società  degli impianti.
Alcuni sono già  stati realizzati (zona cinque laghi) per la stagione sciistica nel 2013/2014, altri – oggetto di pesante contestazione – sonostati approvati nel 2014 dopo il parere positivo (figuriamoci se non lo era) della società  pubblica di consulenza Agenda 21.
Pesanti impatti ambientali
Con queste nuove piste, che interessano l’area di Serodoli, si crea un collegamento, sci ai piedi, Pinzolo- Madonna -Marilleva (val di Sole).
Ma il prezzo da pagare è elevato in termini di immagine e di impatti concreti sull’ambiente. Di fronte a piste che vanno a incidere su un sito di interesse comunitario (SIC) e su una riserva integrale e comunque con riconosciuti ambiti di grande valenza naturalistica, paesaggistica,   etnografica, affettiva per tanti escursionisti trentini, gli ambientalisti e, soprattutto, la SAT (società  alpinistica trentina) hanno manifestato una forte contrarietà  e anche il Parco ha espresso un parere negativo.
Su altre piste già  realizzate o approvate, però, il Parco ha espresso parere favorevole.
Esse hanno comportato estesi disboscamenti facendo a fette i boschi.
Si tratta di interventi che nella loro realizzazione (ruspe, cantieri, rumori) disturbano pesantemente la fauna selvatica, però si fa finta di nulla.
Ma agli amministratori e alla burocrazia del parco interessa qualcosa dell’orso? Crediamo di no. Di certo non si curano per nulla   di un’altra splendida specie, emblema dell’avifauna alpina: il Gallo cedrone. Il Gallo cedrone è specie vulnerabile, in regressione sull’arco alpino.
Ovviamente esperti ben pagati, come nel caso di tantissimi progetti che devastano il territorio, sono pronti a giurare che non vi sarà  nessun danno, nessun disturbo per la fauna selvatica.
Chi ha presente cosa significhi un cantiere in alta montagna, i boschi fatti a fette dalle piste da sci e la presenza degli sciatori (che vanno sempre più spesso anche fuori pista), dei gatti delle nevi battipista può ben immaginarsi che non è vero.
Ma ciò che è particolarmente scandaloso è il parere favorevole del Parco alla realizzazione del lago artificiale di Montagnoli.
Un lago artificiale per innevare 70 km di piste da sci industriale
Per battere la concorrenza di altre località , specie al Nord delle Alpi e in sud Tirolo, dalle parti di Madonna di Campiglio hanno ritenuto, dopo la realizzazione delle nuove piste, che fosse venuto il momento opportuno di realizzare un mega invaso in località  Montagnoli per l’accumulo dell’acqua da utilizzare per la produzione di neve artificiale.
Mica si sono fatte le funivie e le cabinovie per la “mobilità  sostenibile”.   Non c’è nulla di sostenibile nella realizzazione di questo enorme invaso, nella produzione della neve artificiale (in termini energetici), nelle conseguenze della neve artificiale sulle caratteristiche ideologiche del terreno.
Ma, come sappiamo bene, la “sostenibilità ” è solo un imbroglio con il quale gli interessi economici forti riescono a realizzare tutto quello che vogliono con, in sopramercato, il vantaggio non trascurabile che possono mettere i bastoni tra le ruote a quegli interessi deboli che non hanno la capacità  e le risorse per fruire dei trucchi di cui si possono avvalere loro, le forze che si propongono di sfruttare e devastare senza scrupoli i territori.
Se hai i soldi puoi dimostrare che non c’è mai nessun impatto, anzi tutto migliora l’ambiente: le autostrade, la TAV, le centrali nucleari, le biomasse ecc.
Sono le magie moderne. Abracadabra.
Qualche formula scientifica usata più o meno a proposito. Esteso taglia e incolla e paroloni altisonanti. E la magia è servita: la merda diviene oro.
La montagna usata senza scrupoli
Il bacino artificiale avrà  una capacità  di 204.000 m ³ che consentirà  di innevare artificialmente 70 km di piste in pochi giorni.
La società  delle Funivie di Madonna è orgogliosissima di questa realizzazione e se andate sul sito mette in evidenza la fotogallery convinta che i suoi clienti siano entusiasti.
Per realizzare il lago artificiale questa estate sono stati effettuati scavi per 100.000 m ³ di materiale.
Il Parco ragiona nello stesso modo con cui ragionano gli altri enti del territorio, tutti condizionati dall’intreccio di interessi costituito dall’edilizia e dalle società  delle funivie (e dalla politica).
La società  Funivie Pinzolo in sede di discussione sulle nuove piste esponeva con chiarezza il suo pensiero: “Lo sci è l’unica possibilità  per garantire reddito ed occupazione in Val Rendena”.
Il presidente del Parco, per giustificare la devastazione a Montagnoli diceva: “Il Parco deve essere assolutamente attento a quello che è la conservazione del territorio ma deve essere anche attento agli interessi economici della valle. Questo è un intervento di utilità  pubblica condiviso con il comune di Ragoli, con la comunità  delle Regole Spinale Manez, con la Provincia, e con tutti gli altri enti interessati”.
Tutti i compari sono d’accordo e quindi anch’io Parco mi allineo.
La decisione del parco di dare il suo consenso alla devastazione veniva annunciata il 30 novembre 2013.
“Deroga” è la parolina magica. Al contadino che chiede una deroga per interventi microscopici si risponde picche citando i sacri principi di tutela ambientale. Lo si sevizia costringendolo a portare chili di documentazione firmata da professionisti.
Ma se l’intervento è grosso allora c’è la deroga. La decisione è stata approvata con 5 favorevoli (Presidente Caola Antonio e Assessori Masè Gilberto, Gusmerotti Roberto, Ghezzi Giovanni, Rambaldini Ivano) e 3 contrari (Vice Presidente Pezzi Ivano e Assessori Pozza Rodolfo, Scrosati Giuseppe).
Una spirale perversa
La logica perversa dei nuovi impianti, avallata dal Parco, non farà  che portare a richieste di ulteriori potenziamenti e alla costruzione o ristrutturazione di nuovi locali, rifugi, bar, sempre più grandi.
Finchè c’è la droga dei soldi pubblici facili di Mamma Provincia il ciclo perverso continuerà .
E adesso gli orsi sono diventati un ostacolo da eliminare

Ruralpini

This entry was posted on domenica, Settembre 14th, 2014 at 22:24 and is filed under Ambiente, denuncia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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