“COSI’ LA RUSSIA INSEGNA AI BAMBINI CHE LA GUERRA E’ NORMALE”
INTERVISTA A PAVEL TALANKIN: “IL REGIME STA CREANDO UNA GENERAZIONE PIENA DI ODIO PER I PRESUNTI NEMICI, L’ISTRUZIONE DIVENTA ADDESTRAMENTO”
La dittatura non entra con gli stivali. Entra con una circolare. Succede in una scuola elementare
di Karabash, sugli Urali. Un posto qualunque. Il 24 febbraio 2022 la Russia invade l’Ucraina. Per tre settimane, silenzio. Poi, il 14 marzo, arriva un ordine. Un prikaz. Firmato dal ministero. Preciso. Pulito. Inoffensivo sulla carta. Devastante nella realtà. Da quel giorno la guerra entra in classe. Le parole cambiano. La Storia viene riscritta. I bambini imparano che ci sono i nemici da odiare.
A filmare tutto è il loro maestro, Pavel Talankin. Autore insieme al regista David Borenstein, e soprattutto protagonista di Mr. Nobody Against Putin. Il documentario è stato girato dall’interno delle scuole russe mentre la propaganda diventava didattica e la violenza linguaggio quotidiano. Il film mostra “quanto sia breve il percorso dalla classe alla tomba”, dice Talankin a Fanpage.it.
Mr. Nobody Against Putin era nella shortlist degli Academy Awards. Hollywood ha deciso di nominarlo agli Oscar. Ma il punto non è un premio. È l’avvertimento: Vladimir Putin “sta preparando il Paese alla guerra permanente”. È l’invito a non assuefarsi alle logiche di potenza e contrapposizione che prevalgono anche altrove nel mondo.
In questa intervista Talankin racconta come, in due settimane, l’istruzione si sia trasformata in addestramento. Come la guerra sia diventata normale. E perché ha continuato a filmare, anche sapendo di rischiare vent’anni di carcere.
Non si considera nemmeno un dissidente. Dice di aver fatto solo ciò che doveva fare. Un signor Nessuno contro Putin. E per la Russia Perché “Putin non è la Russia”.
Torniamo alle settimane subito dopo il 24 febbraio 2022, il giorno in cui la Russia ha invaso l’Ucraina. Nella tua scuola a Karabash, cambia tutto. Com’è successo?
All’inizio, nessuno commentava. Non si sapeva che dire, come reagire. Tre settimane di silenzio.
Poi, il 14 marzo, arrivarono all’improvviso precisi ordini che spiegavano cosa dovevano dire gli insegnanti, come dovevano parlare. Divenne subito chiaro quale sarebbe stata la narrazione, quale la retorica.
Il prikaz, l’ordine delle autorità, era burocratico e quasi banale. Ma le conseguenze sono enormi. Il film lo racconta. La tattica era di far passare le nuove direttive come ordinaria amministrazione?
Ma in realtà non c’era niente di banale né di ordinario. Il prikaz era firmato dal ministero dell’Istruzione della Federazione Russa, controfirmato dalla oblast di Chelyabinsk, quindi passato ai comuni, fino ad arrivare a Karabash.
E non c’era solo il provvedimento. C’erano anche lettere esplicative, note e link con materiale pronto all’uso: lezioni, video, presentazioni. Tutto era stato preparato alla perfezione. E si capì che non era una misura temporanea. Fu subito chiaro che sarebbe entrata stabilmente nel sistema educativo, che sarebbe rimasta a lungo. Nulla sembrava improvvisato o occasionale.
Un personaggio del clan ideologico di Putin al centro del “militarismo scolastico” è l’ex ministro della Cultura Vladimir Medinsky. Sovrintende a tutta l’editoria didattica. Ha riscritto i libri di testo. E la Storia: la Russia è da sempre aggredita e impegnata in eroiche e vittoriose guerre difensive. Noi contro loro. Che cittadini produce questa visione, insegnata ai bambini?
Crea una generazione fedele al potere. Obbediente alle autorità e devota a Putin. E pronta a mantenere le stesse idee anche dopo Putin. Pronta a combattere, a morire in guerra.
C’è un aspetto di cui nessuno parla. Ogni anno le scuole ricevono fondi per sostituire i libri di testo. Dovrebbero servire anche per i manuali di chimica, fisica, matematica. Aiutano a rinnovare il materiale, che peggiora di anno in anno.
Negli ultimi due anni, però, non è stato più possibile ordinare alcun libro se non quelli di storia. Quelli di Medinsky. Al di là di ogni altra considerazione questa è corruzione vera e propria.
Eh, mi sa che il consigliere Medinsky qualcosa ci guadagna…
E per qualche motivo, nei canali dell’opposizione russa, nessuno ne parla.
Tra l’altro Medinsky, che per usare una parola di moda sembra piuttosto “guerrafondaio”, è stato scelto da Putin per guidare le trattative di pace. A proposito: le parole d’ordine contro l’Ucraina, tipo “denazificazione” e “demilitarizzazione”, sono entrate in classe?
Oh, sì: la “denazificazione” è ormai parte del linguaggio quotidiano. Fin dalla scuola elementare.
Da Karabash mi accusano di aver diffamato la figura dell’insegnante, come istituzione. Perché ho raccontato di una maestra che non riusciva a pronunciare quelle parole maledette.
Il fatto che non è obbligata a conoscerle. È un’insegnante di scuola primaria. Semmai, sono parole per il ministero della Difesa, e le accademie militari. Non per gli insegnanti. Soprattutto, non per i bambini piccoli.
Putin cita spesso una battuta del blockbuster russo “Brat 2”: Sila v pravde, ovvero “la forza è nella verità”. È diventato uno slogan della narrativa militarista del Cremlino, anche se nel film è solo un riferimento all’integrità morale. Dal 2022 è anche il titolo di alcune iniziative didattiche. Qual è la logica?
La forza sta nella verità, dice il regime. Mentre la verità viene continuamente deformata. Ma una bugia ripetuta mille volte diventa verità. È questo il loro obiettivo.
Lei, al contrario di molti altri russi contrari alla guerra non è emigrato. E rimasto a Karabash. E ha filmato tutto. Ha mai pensato di essersi spinto troppo oltre? Rischiava fino a vent’anni di galera, secondo le leggi in vigore dal 2022.
Rischiavo davvero, perché collaboravo con un regista americano. In Russia è proibito. Non sai mai se i servizi di sicurezza ti ascoltano e leggono i tuoi messaggi. Possono incastrati in ogni momento.
Ma non ho mai pensato di essermi spinto troppo oltre. Ho continuato a filmare. E lo rifarei un milione di volte. Perché è fondamentale mostrare cosa sta succedendo nelle scuole russe.
“Fondamentale”? Si spieghi meglio.
Tra 15 o 20 anni il Paese sarà abitato da una generazione arrabbiata. Sarà un Paese pieno di odio. La generazione che oggi è a scuola sarà molto ostile verso le altre nazioni.
Lei si sente un dissidente? O solo un “Signor Nessuno” che ha visto e registrato?
Mi chiamano Giuda. Traditore della patria. Non mi considero tale. Non mi considero neanche un dissidente. Ho fatto solo ciò che dovevo fare (la connotazione della parola russa dissident è spesso più negativa che da noi: può significare “nemico della Russia”, ndr).
Sì, ho mostrato che Putin è un terrorista e un assassino. Ma Putin non è la Russia. La propaganda cerca di fonderli. Ma non sono la stessa cosa.
“La patria non è il culo del presidente”, come ha detto Shevchuk (Yury Shevchuk, rockstar russa, leader dei DDT. Pronunciò la frase durante un concerto a Ufa nel maggio 2022, ndr).
Soprattutto, ho mostrato quanto sia breve il percorso dalla classe alla tomba. Un passo appena. I bambini di ieri sono nelle tombe oggi.
La Russia non pubblica dati, ma fonti analitiche OSINT e testate come l’Economist stimano che dal 2022 nella guerra con l’Ucraina siano morti fino a 480mila soldati russi. Come fa il Cremlino a farla passare come una cosa normale?
Eppure la guerra in Russia è diventata normale. Non qualcosa da temere o evitare, ma parte della vita. Una parola comune. Un fatto ordinario. “È sempre stato così, sarà sempre così”.
Al di là della Russia, di Putin e della sua guerra in Ucraina, che messaggio può dare il suo documentario al mondo?
Vedo il mondo andare in direzioni che non avrei mai immaginato. Forse spetta agli spettatori reagire, spiegare ad altri ciò che sta accadendo. Vorrei che il mio film fosse uno stimolo a non assuefarsi.
Quando la propaganda è entrata nelle scuole, gli insegnanti hanno cominciato a ricevere ordini e la società russa ha iniziato a sdoganare la guerra, ho pensato spesso al film Don’t Look Up (commedia satirica del 2021 con Leonardo Di Caprio in cui due astronomi cercano inutilmente di avvertire il mondo di una cometa in arrivo, scontrandosi con media, politica e indifferenza sociale, ndr). Con il ritorno di Trump e le repressioni contro i migranti, ho capito anche meglio quanto quel film fosse importante.
Magari ora è il momento di guardare il mio, di film. È un avvertimento su come sarà il mondo. Perché non sta accadendo solo in Russia.
Alcuni studiosi di autocrazie e totalitarismi, da Timothy Snyder a Ian Garner, ritengono che in Russia sia attualmente al potere un tipo di fascismo. Lei che pensa?
Assolutamente sì. È fascismo. È un regime arrabbiato. Che accusa di nazismo altri ma poi usa i metodi di Hitler. E ripete le pratiche di Stalin.
Da quando ha lasciato la Russia, ha saputo di nuovi sviluppi nella propaganda militarista a scuola?
Il ministero si era dimenticato di cancellarmi dalle mailing list. Per mesi ho ricevuto ancora lettere: nuovi metodi, nuove lezioni.
Ci sono nuovi obblighi. Viene celebrato il 23 febbraio (il Giorno del difensore della patria, rispolverato recentemente dal regime. Nel 2022, vigilia dell’invasione dell’Ucraina, ndr). Le scuole devono cooperare con la polizia. Gli insegnanti devono individuare gli “indesiderabili”: i ragazzi quelli che non vogliono partecipare alle celebrazioni del 23 febbraio o del 9 maggio (Celebrazione della vittoria sui nazisti nella “Grande guerra patriottica”, ndr). Tutto presentato bene, sulla carta. In realtà è solo delazione: gli insegnanti devono fare la spia sugli allievi.
E c’è una nuova materia: “Gestione della famiglia”: in pratica, ti insegnano a fare figli. Molti figli. Tanti futuri soldatini.
Il regime prepara i bambini a una guerra lunga? Oltre l’Ucraina?
Sì, e non solo i bambini: l’intera popolazione. È una verità amara. La guerra è stata normalizzata. La fedeltà al regime, addestrata. Riguarda tutti.
(da Fanpage)
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