DELMASTRO E REFERENDUM, MELONI TEME IL DOPO REFERENDUM E VUOLE BLINDARSI
SE VINCE IL SI’ AVRETE SALVATO DELMASTRO, SALVO CHE NON FINISCA INDAGATO
Nel giorno del silenzio elettorale, referendum sulla giustizia e caso Delmastro vengono tenuti
lontani dalle conversazioni tra i ministri del governo Meloni. Meglio evitare di parlarne. Nella chat di governo ieri è stato il giorno degli auguri per il 54esimo compleanno del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Nient’altro. Tutto congelato, in attesa del voto di oggi e domani
Il futuro del sottosegretario alla Giustizia è legato all’esito del referendum: se dovesse vincere il “Sì”, ai vertici dell’esecutivo si pensa che il risultato coprirà tutto; in caso di vittoria del “No”, sarebbe più facile trovare uno o più capri espiatori. Tutto, però, dipende da un altro fattore: se il caso degli affari di Delmastro dovesse diventare anche giudiziario. La premier Giorgia Meloni ha fatto un cenno venerdì sera chiudendo la campagna elettorale su La7 da Enrico Mentana e difendendo il suo sottosegretario evocando una “manina”: “Se la questione fosse più ampia e ci fossero altri problemi – ha spiegato la presidente del Consiglio – la magistratura farà il suo corso”. Come dire che una possibile inchiesta giudiziaria cambierebbe le cose e farebbe traballare la posizione del sottosegretario. Questa è la linea rossa del governo. In Fratelli d’Italia se ne parla poco e nessuno vuole
esporsi più di tanto col timore che escano ogni giorno nuove rivelazioni. Il Pd ha chiesto a Meloni di riferire in aula, ma quest’ultima non prende in considerazione questa ipotesi. Ieri i dirigenti di primo piano del partito non erano alla manifestazione a Torino per l’anniversario delle vittime di mafia (nemmeno la presidente Chiara Colosimo, sempre presente, ieri assente per influenza). Ma c’è la sensazione che il destino di Delmastro sia appeso a un filo e sarà deciso dopo il referendum: dipenderà anche dal faccia a faccia con Meloni (tra i due ci sarebbero stati contatti, non confermati, nelle ultime ore). Il caso è arrivato anche in commissione Antimafia, con l’ufficio di presidenza che si riunirà la prossima settimana, perché nei prossimi giorni i commissari saranno in trasferta in Puglia.
Chi mostra freddezza nei confronti del suo sottosegretario è anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha chiuso la campagna elettorale nel suo Veneto. Secondo fonti ben informate, il Guardasigilli non ha avuto contatti diretti col suo sottosegretario e i due non si sono chiariti. Nordio non solo non lo ha difeso pubblicamente ma, parlando con tutti i suoi interlocutori, ripete che il caso Delmastro “non influirà sul risultato referendario” perché gli elettori del “No” sono già convinti, quelli del “Sì” invece penseranno a una vicenda “a orologeria”, è la tesi. Non una difesa accorata.
La premier negli ultimi giorni però ha anche analizzato coi suoi collaboratori gli scenari post-voto. In caso di vittoria del “Sì” al referendum, Meloni vuole dare una precisa direzione all’ultimo anno della legislatura: nel bel mezzo della crisi internazionale e degli effetti economici che preoccupano il governo, la presidente del Consiglio vuole approvare rapidamente la legge elettorale “Stabilicum” per garantirsi una maggioranza stabile nel 2027. La legge sarà incardinata in commissione Affari Costituzionali alla Camera già mercoledì per dare un’accelerata e cercare di arrivare a un primo voto prima di giugno.
In caso di vittoria del “No”, invece, Meloni ha già fatto sapere che non si dimetterà. Ma ieri in Fratelli d’Italia già pensavano alla possibilità di scaricare la colpa su chi “non si è impegnato abbastanza” durante la campagna elettorale. Il dito, insomma, sarebbe puntato contro il leader della Lega Matteo Salvini, già accusato soprattutto dagli alleati di Forza Italia di non aver fatto più di tanto per il “Sì” alla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Anche per questo e per evitare che sul referendum possano scaricarsi tensioni in grado di far traballare l’esecutivo,
Meloni sta pensando a un voto di fiducia subito per blindarsi con la sua maggioranza. Nei prossimi giorni ci sarà già un’occasione importante: il decreto Sicurezza al Senato che sta provocando tensioni tra la Lega e Palazzo Chigi per i tanti emendamenti presentati dal partito di Salvini.
(da agenzie)
Leave a Reply