DONALD SNOBBA L’“AMICA” GIORGIA: MELONI, DOPO AVER DEFINITO “INACCETTABILI” LE PAROLE DI TRUMP SUL CONTRIBUTO DEGLI ALLEATI NATO IN AFGHANISTAN (“SONO RIMASTI NELLE RETROVIE”), SI ASPETTAVA UN MESSAGGIO PUBBLICO DI SCUSE DAL TYCOON PER RICORDARE I MILITARI ITALIANI MORTI NELLA MISSIONE
INVECE NIENTE, UN SILENZIO TOTALE CHE CREA IMBARAZZO A PALAZZO CHIGI E AGITA GLI OTOLITI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA
Donald Trump, come da copione, parla al mondo a colpi di post, tutti rigorosamente siglati “DJT”, come fossero bollettini ufficiali di una presidenza permanente. Ieri ne ha pubblicati almeno cinque in poco più di un’ora, giusto il tempo di arrivare all’ora di pranzo sulla East Coast. Un bombardamento mediatico studiato, martellante.
In mezzo a tutto questo, però, c’è un silenzio che a Roma pesa più di qualsiasi dichiarazione: nessuna parola per Giorgia Meloni, nessun cenno ai militari italiani caduti o feriti in Afghanistan. Niente. Un’assenza che, al netto dei tentativi di ridimensionarla silenziosamente («Trump non può rispondere a tutti»), ha fatto salire di ora in ora la temperatura a Palazzo Chigi.
Perché qui non si tratta solo di orgoglio nazionale o di galateo diplomatico, ma di un riconoscimento politico atteso e mancato. Un segnale che non arriva dopo che la presidente del Consiglio aveva definito «inaccettabili» le parole pronunciate dal tycoon a Fox News, quando aveva liquidato il contributo degli alleati Nato in Afghanistan come una presenza marginale, «rimasta nelle retrovie».
Un affondo che, in Italia, ha toccato una ferita ancora aperta: 53 caduti, centinaia di feriti, vent’anni di missione. Ai vertici del governo c’era chi si aspettava un rapido passo indietro americano.
L’apprensione si srotola per tutto il giorno. Truth si riempie delle posizioni di Trump. Palazzo Chigi non conferma neanche contatti informali tra i leader. Almeno fino alla tarda sera italiana non ci sono segnali di una precisazione, una correzione. Un post riparatore che, arrivasse, sarebbe comunque tardivo.
Il copione peraltro sarebbe già visto. È successo con il premier britannico Keir Starmer: telefonata privata, presa di distanza pubblica, e dopo 48 ore e l’irritazione anche della corona, ecco il messaggio su Truth che celebrava i soldati di Sua Maestà come «tra i più grandi guerrieri al mondo». Per Londra è bastato attendere. Per Roma, invece, l’attesa continua. E il silenzio di Trump inizia a somigliare a una scelta.
Intanto l’opposizione torna all’attacco. Dopo la richiesta, rimasta senza risposta, di convocare l’ambasciatore Usa a Roma per ristabilire l’onore dei militari italiani, il fronte critico si allarga e incrocia un altro dossier esplosivo: l’operato dell’Ice, la polizia anti-immigrazione, finita sotto accusa per la morte dell’infermiere Alex Pretti a Minneapolis.
Il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia parla apertamente di «un altro assassinio autorizzato dall’amministrazione Trump» e incalza Meloni: «Tacere oggi significa scegliere. Ci dica se le affinità ideologiche portano l’Italia a condividere questi metodi».
(da agenzie)
Leave a Reply