“È EVIDENTE CHE L’INGLORIOSA FINE DI MADURO E DI KHAMENEI SIA FRUTTO DEL TRADIMENTO DEI LORO CORTIGIANI. CATTURARE IL PRIMO E UCCIDERE IL SECONDO SAREBBE STATO IMPOSSIBILE”
“LA NOMENCLATURA PRAGMATICAMENTE AVEVA DECISO DI DISFARSI DEI ‘LEADER SUPREMI’ DIVENTATI TROPPO AUTODISTRUTTIVI”
Chi ha scommesso sulla protezione di Mosca ora può guardare ad Assad nel suo esilio moscovita, a Maduro nel carcere americano e a Khamenei, ucciso da un attacco che la Russia non ha saputo né prevedere, né prevenire, e farsi i propri conti. Il presidente russo intanto si sta facendo i suoi: come la morte del colonnello Gheddafi l’aveva a suo tempo spaventato e spinto a schiacciare ogni dissenso, la morte di Khamenei oggi lo convince ulteriormente che il prossimo potrebbe essere lui.
Anche perché è evidente che l’ingloriosa fine di Maduro e di Khamenei sia frutto non tanto della perfidia degli occidentali, quanto del tradimento dei loro cortigiani. Catturare il primo e uccidere il secondo sarebbe stato impossibile senza importanti complicità dentro una nomenclatura che pragmaticamente aveva deciso di disfarsi dei «leader supremi» diventati troppo autodistruttivi. E che ovviamente esiste anche nel regime russo.
(da La Stampa)
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