È SOLO QUESTIONE DI TEMPO: VANNACCI È PRONTO A FARSI UN PARTITO SUO, PORTANDOSI VIA UN GRUPPO DI IRRIDUCIBILI MAL-DESTRI DALLA LEGA. IL VOTO DI IERI SUL DECRETO UCRAINA (CON DUE DEPUTATI DEL CARROCCIO CHE HANNO VOTATO CONTRO) HA RAPPRESENTATO LE PROVE GENERALI
IL GENERALE VIENE STIMATO INTORNO ALL’1-2%. POCO IN VALORI ASSOLUTI, MA MOLTO PESANTE PER UN PARTITO ALL’8% – L’AMORE CON I LEGHISTI “VECCHIO CONIO” NON È MAI SBOCCIATO
Nella cerchia di Matteo Salvini minimizzano lo strappo. Anzi, vista la consistenza della pattuglia
di dissidenti sul decreto Kiev, intorno al leader lumbard si tira quasi un sospiro di sollievo. Della serie: quello che doveva essere uno scossone come sempre si è rivelato una fantasia.
Nei rumors di Palazzo, qualcuno addirittura ipotizzava la nascita a breve di un gruppo autonomo dei folgorati da Vannacci. Ma con 2-3 deputati arruolati finora, è un miraggio. Anche se ufficialmente il rapporto con il generale diventato vicesegretario viene definito «sereno» da entrambi i fronti, in realtà intorno al ministro dei Trasporti un po’ di insofferenza inizia a montare.
C’è una Lega che non si sente (e già prima non sentiva) in simbiosi con l’autore del Mondo al contrario. E adesso prende coraggio, prospetta un Carroccio diverso. Prova ne è il manifesto che sarà lanciato alla kermesse di Roccaraso, nella tre giorni dal 23 al 25 gennaio. Evento ufficiale di partito, messo su da Claudio Durigon e Armando Siri, salviniani di ferro. Tutti i ministri convocati, il leader ci sarà. Nella bozza di manifesto emerge una Lega assai distante da quella a tinte vannacciane. Liberale, quasi gentile. Nel testo, che è stato spedito a Salvini ed è dunque in attesa di visto del capo, si parla di immigrazione anche come forma di accoglienza, «accogliere significa assumersi responsabilità». E certo tutti devono rispettare le
regole, ma «servono ingressi programmati».
Vannacci dice che i gay non sono normali? Nel manifesto si legge che «tutte le forme di convivenza fondate sull’amore rappresentano il motore emotivo, educativo e sociale della comunità».
Nel paragrafo sulla guerra e sulla sicurezza, crociata di Salvini per il 2026, c’è un passaggio che non appare casuale: «Abbiamo bisogno di individui che alimentano lo spirito e non di generali che arruolano eserciti». Non c’è bisogno di generali.
È la nascita di un correntone? Siri ci scherza su: «Nessuna corrente, l’unica che ci serve è quella elettrica, soprattutto adesso che è inverno, il resto sono fantasie». L’ideologo della Lega poi però si fa serio: «Il manifesto è una base su cui confrontarci. Come è fisiologico possono esserci sensibilità diverse, ma abbiamo un segretario che fa benissimo la sintesi».
In effetti forse solo Salvini può riuscire a evitare che impazzisca la maionese. A tenere cioè insieme l’ala nordista che sta rialzando la testa, il corpaccione del partito del Sud e i vannacciani irrequieti.
Anche se le tensioni sul decreto Kiev lasciano strascichi. Il generale, che su X attacca pure Tajani, la racconta così: «I due no alla Camera? Sono stati coerenti, come me”
Il militare nega di ambire alla formazione di un gruppo parlamentare, «speculazioni». Ma non chiude alla fondazione di un suo partito più in là, ipotesi che preoccupa anche FdI: «Al momento non è in agenda, ma in futuro non escludo nulla».
(da agenzie)
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