ELLY SCHLEIN TEME LA TRAPPOLA PRIMARIE. CONTE SPINGE PER LE PRIMARIE APERTE (AL CENTRODESTRA) , ELLY PRENDE TEMPO
NEL PD C’È CHI LE CONSIGLIA DI EVITARE LE PRIMARIE E LEI PROVA A PUNTELLARSI CON DUE PLATEE ELETTORALI OPPOSTE: QUELLA “MATURA” DELLA CGIL E QUELLA DEI GIOVANI
È stato l’ultimo a pronunciare la parola «primarie». Ma da quando lo ha fatto il tema è
diventato oggetto di dibattito — e di polemica — nel complicato mondo del centrosinistra
È stata la prima a rovesciare un voto di partito con quello dei gazebo, eppure adesso quelle consultazioni non sembrano più avere per lei lo stesso fascino che avevano tre anni fa. Giuseppe Conte ed Elly Schlein si scontrano, si incontrano, si rincorrono e, alle volte, si dirigono verso lidi opposti, ma alla fine si ritrovano fianco a fianco (benché malvolentieri il più delle volte) perché le regole della politica li costringono a restare insieme. Entrambi sognano Palazzo Chigi, ma la strada che immaginano per arrivarci è diversa.
Il leader del Movimento 5 Stelle, fino a qualche tempo fa sulle barricate, è andato attenuando i suoi toni. Persino su argomenti scottanti (per il centrosinistra) come la politica estera. Così, tra una frenata sull’opportunità di utilizzare il gas russo e un’affermazione sulla necessità di rafforzare la difesa europea, Conte riceve persino il plauso di Italia viva.
«Dal leader del Movimento 5 Stelle — dice il vicepresidente di Iv Enrico Borghi — sono arrivate dichiarazioni che mi sembrano importanti, da apprezzare e che vanno nella direzione di costruire quel comune denominatore della coalizione che corrisponde alla sensibilità dell’elettorato riformista».
Conte si sveste e si riveste dei panni del premier con grande facilità. Ieri era l’ex presidente del Consiglio che sa come si sta al mondo (e al governo). Perciò in un colloquio con La Repubblica affermava con realismo: «Se domattina dovessimo andare noi al governo, non sarà facile rivedere gli accordi sottoscritti da Meloni». Cioè, «patto di Stabilità, piano di riarmo europeo, spese della Nato al 5 per cento».
Certo, poi aggiungeva che però con la spinta dei giovani che sono andati a votare No al referendum, quegli impegni si potrebbero ridiscutere, ma, insomma, niente promesse di grandi rivoluzioni o inversioni di rotta.
Come chi si accinge a vestire — di nuovo — i panni del premier. Anche se un dirigente pd maliziosamente chiosa: «Domani, però, Giuseppe si può presentare in kefiah e cambiare nuovamente registro».
Però la leader dem sa che le primarie potrebbero rivelarsi rischiose
Nel 2023 Schlein non aveva nulla da perdere, adesso invece una sua sconfitta ai gazebo si ripercuoterebbe negativamente sull’intero Partito democratico e segnerebbe il suo personale destino politico.
Perciò c’è chi nel Pd le consiglia di non intraprendere la strada delle primarie. Fosse per lei, racconta chi la conosce, la segretaria seguirebbe questi suggerimenti (non quello però di fare un passo indietro) e sceglierebbe la via adottata dal centrodestra per decidere chi si candida a Palazzo Chigi: il leader o la leader della forza politica che ha più voti guida la coalizione.
Ma Conte la provoca quando continua a dire, un giorno sì e l’altro pure: «Il leader non va scelto nel chiuso delle stanze, ma con primarie aperte». Perciò la segretaria intanto prende tempo, ripete che il dibattito sul voto nei gazebo «non è la priorità» e punta su due platee elettorali opposte, se proprio primarie avranno da essere: quella «matura» della Cgil e quella dei giovani. Schein è convinta che gli under 30 di sinistra preferiranno lei a Giuseppe Conte.
(da agenzie)
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