FICO IN SINTONIA CON IL GESUITA SPADARO E SEMPRE PIU’ LONTANO DAI RAZZISTI
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA AL CONVEGNO CON IL DIRETTORE DI CIVILTA’ CATTOLICA: “SONO UN NON CREDENTE, MA IL CROCIFISSO E’ E RIMANE IL SIMBOLO DELL’AMORE PER IL NEMICO, L’UOMO E’ DA SEMPRE UN MIGRANTE”
Roberto Fico, presidente della Camera, il grillino più alto in grado nelle istituzioni, varca per la prima volta il confine di Stato ed entra in Vaticano.
In realtà si tratta di ‘una sede extraterritoriale’ un po’ defilata, al centro di Roma, nel palazzo del Vicariato vecchio a via della Pigna, ma sempre Vaticano è.
Di più: in una giornata in cui Famiglia cristiana, settimanale dei Paolini ha dato uno schiaffone in faccia al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, con una copertina degna di un esorcista, e mentre infuria la polemica sul “crocifisso di stato”, e il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha messo in guardia dalle derive anti-rom che possono arrivare fino ad evocare le leggi razziali.
Accanto a Fico, il direttore della Civiltà cattolica, Antonio Spadaro, che nell’uso strumentale del crocifisso, nel brandire il simbolo dei cristiani come un’arma contundente vede in azione una sorta di neocostatinianesimo , cioè vede evocata “un’appartenza senza fede”, un’identità senza misericordia. “un confine (limes, appunto), un muro che – spiega illustrando ai presenti quanto a sua volta ha appreso da un amico musulmano argentino di Bergoglio – ogni volta che può il Papa tocca, per sanarlo, “per guarire il muro”. Il crocifisso non può essere “un BigJim qualunque” , “questo è blasfemo”.
“In hoc signo vinces”, si è tramutato nel corso della storia – secondo Spadaro – in “In God we trust” , ma può prendere un piano inclinato ancora più feroce, nel nazista ” Gott mit uns”.
“Steve Bannon (ex consigliere di Trump, ndr) e Aleksandr Dugin (filosofo russo, ndr), fanno un ricorso strumentale ai simboli religiosi, e ciò è molto pericoloso”.
Il Crocifisso, concorda Fico, anche per un non credente quale egli è – lo ripete due volte – è “il simbolo dell’amore per i nemici”.
“Papa Francesco rifiuta radicalmente l’idea dell’attuazione del Regno di Dio sulla terra, che era stata alla base del Sacro Romano impero e di tutte le forme politiche ed istituzionali similari, fino alla dimensione del ‘ partito'”.
Ancora: “Con Papa Francesco il discorso sulle “radici cristiane ” dell’Europa esce dalla disputa ideologica e dello schieramento per essere ricondotto al gesto della lavanda dei piedi” . Per questo Francesco vede nelle migrazioni “il nodo politico globale”.
Spadaro, uno degli uomini più vicini al Pontefice, contesta, bonariamente il titolo dell’incontro che si svolge nel cuore di Roma, a pochi passi dalla Camera dei deputati (tanto che Fico ha raggiunto “il Vaticano” a piedi), per confrontarsi (coordinati da Piero Schiavazzi ) sull’ultimo numero di “Limes”, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, dedicato a Papa Francesco.
Sarebbe meglio non parlare di ,”Francesco e lo Stato della Chiesa” , dice, ma di “Francesco e il moto della Chiesa”.
Moto cioè movimento. Perchè se “la Chiesa non è un ospedale da campo, non è Chiesa”.
È per questo che la sintonia con Fico, che di un movimento è rappresentante (i 5stelle), più che spontanea è naturale.
Condita da una grande curiosità da parte di tutti, perchè il Presidente della Camera mai era intervenuto – a differenza di Grillo, il guru fondatore – a commentare i documenti e le iniziative papali
La sala è piena (ci sono il ministro del Tesoro, il ministro della Difesa Trenta e tante autorità ). Fico mentre parla sfoglia le stampate dei discorsi papali. Richiama le “battaglie” dei 5stelle per l’acqua pubblica, per i beni comuni fuori dalla logica del profitto, parla di “dignità “, non solo degli abitanti del nostro Paese “che devono diventare, come quelli europei, cittadini”, ma dignità anche “per tante persone che stanno arrivando da fuori. L’uomo da sempre è un migrante”.
Cita i punti di contatto con Francesco: l’attenzione ecologica e la ricerca di una svolta energetica: “Non si possono pensare in un mondo di risorse finite, produzioni infinite”.
Ecco, alla fine, l’impressione dell’osservatore è che, il presidente della Camera e l’altro Stato che è in Italia (la Santa Sede) si sono conosciuti e avvicinati, in modo proporzionale ed inverso rispetto al leader della Lega, Matteo Salvini .
A vederlo da fuori potrebbe marcare – a sua volta – un paradosso neocostantiniano ( che si nega e intanto si riafferma), ma Spadaro, da siciliano, cita Tommasi di Lampedusa, e sostiene che con Francesco non ci saranno Gattopardi: il moto prevale sullo Stato, e il tempo (e i suoi processi) sullo spazio e l’occupazione del potere.
Una rivoluzione innanzitutto spirituale, quella di Francesco, dice Spataro, un cambiamento innanzitutto personale, concorda Fico.
(da “Huffingtonpost“)
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