FUNERALI DI BOSSI: CONTESTATO SALVINI IN CAMICIA VERDE, MELONI ACCOLTA CON LO SLOGAN “SECESSIONE” E ALL’USCITA DEL FERETRO IL CORO “BRUCIAMO IL TRICOLORE”
CASTELLI: “L’EREDITA’ DI UMBERTO TRADITA DA MATTEO”… GIORGETTI INTERVIENE PER PLACARE GLI ANIMI, APPLAUSI PER ZAIA
“Molla la camicia verde, vergogna”: non proprio un’accoglienza trionfale quella riservata a Matteo
Salvini stamattina a Pontida per l’ultimo saluto a Umberto Bossi, leader leghista morto a 84 anni. Il vicepremier e segretario della Lega si è presentato ai funerali indossando una camicia verde e, mentre saliva i gradini dell’abbazia di San Giacomo, alcuni militanti presenti gli hanno urlato contro scandendo cori “Bossi-Bossi”. Qualcuno ha urlato anche “vergogna”.
A spiegare, almeno parzialmente, il clima di una parte di leghisti nei confronti di Salvini le parole dell’ex ministro Roberto Castelli, leghista della prima ora e oggi fondatore del “Partito popolare del Nord”: “La Lega di Salvini non è la Lega, l’eredità di Bossi è stata tradita da quel partito lì, è mantenuta in vita dalle persone che sono qui oggi e spero anche un po’ da me”. Poi ha aggiunto: “Con l’arrivo di Salvini, in via Bellerio era proibito il verde, lo posso testimoniare senza tema di smentita. Quella roba lì non è la Lega, è un altro partito.
Il segretario della Lega ha affidato ai social il suo ricordo del Senatùr allegando una foto che lo ritrae giovane accanto al leader: “Trent’anni fa, come oggi, una battaglia che non era solo politica, ma identità, visione, popolo, destino. Libertà, autonomia, territorio, lavoro, sacrificio, responsabilità, giustizia, sicurezza. In quattro parole: padroni a casa nostra. Spesso, allora come oggi, soli contro tutti. Questa è la Lega, una comunità in cammino. Buon viaggio Umberto, con Te tutto è iniziato, mai mülà!”.
Al termine della funzione, all’uscita del feretro dalla chiesa i militanti bossiani hanno scandito un coro: “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore”. Il feretro era accompagnato dalla famiglia e dalle più alte cariche dello Stato, tra cui la premier Giorgia Meloni. Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ha detto al
microfono, “per cortesia” per placare i militanti e consentire al parroco di recitare l’eterno riposo. Al termine della cerimonia anche cori “Padania libera “, sono stati scanditi più volte.
Ma che questo fosse il mood del popolo “padano” era chiaro dalle prime ore della mattina, quando centinaia di leghisti avevano già affollato lo spazio davanti alla chiesa tra scritte e striscioni. Quello più grande, appeso su un cavalcavia all’ingresso di Pontida recita: “Una vita senza libertà non è vita. W Bossi”.
Subito prima della celebrazione, iniziata alle 12, è arrivata anche la premier Meloni, accolta dagli slogan “Secessione, secessione”, “Padania libera”. Molti dei presenti indossano i fazzoletti verdi con il sole delle Alpi, ma c’è anche chi indossa sulle spalle le bandiere rosse con in mezzo giallo il leone di San Marco.
Un lungo applauso ha accolto l’arrivo del feretro del fondatore della Lega sul quale erano adagiati una corona di fiori banchi e la bandiera del Sole delle Alpi. Si è sentita risuonare anche una cornamusa.
La piazza della abbazia è transennata, un maxi schermo è stato allestito nell’area accanto per permettere a tutti i militanti di seguire la cerimonia, visto che in chiesa c’erano solo 400 posti, alcuni riservati per la famiglia e per le massime autorità.
“Era il mio idolo fin da bambino Bossi – spiega Alessio, che a 28 anni è assessore di un comune in provincia di Venezia e coordina la Lega giovani del territorio – Lui è il motivo per cui faccio politica, ho deciso di farla guardando un suo discorso da Pontida. L’ho sentito parlare e il suo carisma mi ha trascinato, ho fatto la prima tessera della Lega a 15 anni. Non potevo non esserci, un vero leghista oggi è presente, per dire grazie a Umberto”.
Al lato della chiesa è stato appeso uno striscione con la scritta “Grazie capo, la tua storia vivrà sempre con noi”, firmato dalla sezione Pontida. Tra i primi ad arrivare il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. Alle esequie presenti anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, quello della Camera, Lorenzo Fontana e il vicepremier Antonio Tajani. Arrivato anche l’ex governatore veneto Luca Zaia, applaudito dai militanti.
(da Repubblica)
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