I DATI DEL FALLIMENTO DEL PROTOCOLLO ITALIA-ALBANIA SUI CENTRI IN ALBANIA: 20 MIGRANTI IN MEDIA DETENUTI SUI 3.000 PREVISTI
COME SPUTTANARE UN MILIARDO DI EURO PER ANDARE DIETRO ALLA FECCIA RAZZISTA
Il fallimento dei centri in Albania, per i richiedenti asilo e per i rimpatri, è nei numeri, nelle fotografie di strutture semivuote, dove funzionari dello Stato pagati con soldi pubblici si girano i pollici in attesa di voli che di tanto in tanto portano qualcuno dall’Italia.
Sì, perché dal mare non arriva più nessuno e l’hotspot di Shëngjin, quello che in teoria era stato predisposto per la prima identificazione, è sbarrato. Resta Gjadër, dove si trovano un centro per il trattenimento di chi ha fatto richiesta di asilo, un carcere e un Cpr, centro di permanenza per il rimpatrio.
Oggi la questione di come riavviare un progetto che è costato 670 milioni di euro, più i 70 milioni spuntati dalla manovra finanziaria per il 2026, sarà ovviamente uno dei capitoli centrali
dell’incontro a Villa Pamphilj tra Giorgia Meloni e il premier albanese Edi Rama, nell’ambito del primo vertice intergovernativo Italia-Albania.
«Fun-zio-ne-ran-no!» gridò Meloni lo scorso dicembre dal palco della festa di FdI. È passato quasi un anno e la promessa non si è realizzata.
Qualche giorno fa una delegazione di parlamentari dell’opposizione è volata in Albania. Tra loro c’era Riccardo Magi, segretario di Più Europa. «È palese la completa inutilità dei centri. Dove gli agenti di polizia, carabinieri, Guardia di Finanza, sono un multiplo importante dei migranti».
Magi rivela anche un dettaglio inquietante: «Molti sono imbottiti con psicofarmaci e ansiolitici, come il Rivotril, solitamente somministrati per patologie incompatibili con lo stato di detenzione».
Secondo una verifica sui dati ufficiali circa il 70% dei trattenimenti, sui poco più di 200 arrivi in due anni, non è stato convalidato. Inoltre, i numeri in discesa degli sbarchi non giustificherebbero un Cpr extraterritoriale in aggiunta a quelli presenti in Italia. Cifre che confermerebbero il venir meno dell’efficacia, anche in termini di costi, dell’operazione.
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