I SOVRANISTI PREPARANO LA TRINCEA CONTRO VANNACCI: UN PARTITO DEL GENERALE È ACCREDITATO TRA L’1 E IL 2%. MA RENZI METTE IN GUARDIA: “GUARDATE CHE VANNACCI PUÒ PRENDERE ANCHE IL 4%”
I VOTI SCIPPATI AL CENTRODESTRA POTREBBERO ESSERE DECISIVI PER LE ELEZIONI DEL 2027. PER QUESTO NELLA MAGGIORANZA SI IPOTIZZA DI ALZARE AL 4% LA SOGLIA DI SBARRAMENTO NELLA LEGGE ELETTORALE… LA VARIABILE CALENDA, OGGI ACCREDITATO INTORNO AL 3%, CHE IN CASO DI SOGLIA PIÙ ALTA POTREBBE ESSERE SPINTO VERSO IL CAMPO LARGO
E se il generale Roberto Vannacci, eurodeputato della Lega nonché gratificato da
Matteo Salvini con la nomina a vicesegretario, decidesse davvero di lasciare la casa madre e fondare un partito tutto suo?
L’ipotesi è scacciata in Fratelli d’Italia, e soprattutto dalla Lega, con un’alzata di spalle e con la citazione di sondaggi che darebbero un partito vannacciano ultrasovranista di destra tra l’1 e il 2%. Ma il timore c’è. Gonfiato da quello che dice da giorni a tutti i suoi interlocutori in Senato Matteo Renzi
«Guardate che Vannacci il suo partito se lo fa e può prendere il 3, anche il 4%. Se appianiamo le divergenze e restiamo uniti vinciamo noi con qualsiasi legge elettorale, anche con quella con premio del 55% per la coalizione che supera il 40% che vogliono approvare a maggioranza», è il refrain dell’ex premier
Il quale fa anche notare come la corsa terzopolista del suo ex compagno di partito Carlo Calenda non cambia troppo il quadro: «Azione prende voti sia dal centrosinistra sia dal centrodestra». I conti sono presto fatti.
Se con l’attuale Rosatellum il risultato più probabile sarebbe un simil pareggio per via dei collegi uninominali (il centrosinistra unito, a differenza del 2022, ne
conquisterebbe molti al Sud), il simil Porcellum con premio di maggioranza a chi arriva primo è pensato proprio per dare un risultato certo.
L’ultima supermedia dei sondaggi You Trend/Agi fotografa un centrodestra nel complesso al 47,9% (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati di Maurizio Lupi), un centrosinistra in versione campo largo al 44,9% (Pd, M5s, Avs, Italia Viva e Più Europa) e Azione di Calenda al 3,2%. Una differenza di soli tre punti, appunto.
Da qui la tentazione che sta correndo sottotraccia tra i leader del centrodestra e i loro sherpa impegnati a mettere a punto la riforma elettorale per il dopo referendum sulla giustizia: e se invece di una soglia di sbarramento al 3% se ne mettesse una al 4% così da scoraggiare tentazioni di scissione da parte di Vannacci o in caso bloccarlo alla prima prova?
Sembra facile. Eppure la soglia del 3% è stata concordata direttamente con Calenda per assicurarsi la sua corsa solitaria nella logica del “se non puoi essere mio amico non devi essere mio nemico”.
Alzando la soglia al 4% il centrodestra corre il rischio che, magari non ora ma più in là, Azione rientri nell’orbita del campo largo facendo assottigliare fin quasi allo zero l’attuale forchetta di vantaggio.
Intanto riguardo al più importante nodo politico da sciogliere, ossia l’indicazione del nome del premier sulla scheda elettorale tanto cara alla premier Giorgia Meloni quanto osteggiata dagli alleati, è già da tempo pronto un piano B che metterebbe comunque in difficoltà gli avversari: obbligo di indicare il capo della coalizione al momento del deposito del programma come avveniva con il vecchio Porcellum.
Elly Schlein e Giuseppe Conte dovrebbero insomma decidere chi fa il capo, magari tramite primarie di coalizione.
(da agenzie)
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