IL GOVERNO È RIUSCITO A METTERE D’ACCORDO CONFINDUSTRIA E CGIL: LA MANOVRA FA SCHIFO
DAVANTI ALLA COMMISSIONE BILANCIO DI CAMERA E SENATO, GLI IMPRENDITORI HANNO CHIESTO CORREZIONI ALLA MANOVRA: “SERVE UN PIANO INDUSTRIALE STRAORDINARIO. NON DOBBIAMO RASSEGNARCI ALLA SINDROME DELLO ZERO VIRGOLA”… DURISSIMO IL GIUDIZIO DEL SINDACATO GUIDATO DA LANDINI: “IL GOVERNO FESTEGGIA I CONTI IN ORDINE, MA SCARICA L’AGGIUSTAMENTO SU SALARI E PENSIONI”
«I banchieri difendono gli interessi delle banche, gli industriali difendono i loro interessi. Il
ministro, invece, fa l’interesse generale, che è un’altra cosa». Giancarlo Giorgetti risponde così, dal salone Eicma di Milano, alle critiche delle parti sociali sulla manovra.
Una manovra «a saldo zero», la definisce Confindustria. E lo riconoscono, con sfumature diverse, sindacati e imprese. Tutti, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, chiedono più crescita, meno vincoli.
«Non dobbiamo rassegnarci alla sindrome dello zero virgola» avverte il direttore generale degli industriali Maurizio Tarquini. «Senza crescita non potremo garantire i livelli di welfare attuali».
Per Viale dell’Astronomia la legge di bilancio ha il merito della prudenza, ma manca di respiro. «Serve un piano industriale straordinario con tre direttrici: investimenti, competitività e contesto attrattivo».
Le «vere urgenze» sono due: rimodulare il Pnrr, «almeno 8 miliardi l’anno per tre anni alle imprese», e ridurre il costo dell’energia. Tarquini punta l’indice su «misure fiscali penalizzanti»: la tassazione al 24% dei dividendi infragruppo sotto il 10% e il divieto, da luglio 2026, di compensare in F24 i crediti d’imposta con i contributi Inps e Inail.
Proprio la compensazione unisce quasi tutte le categorie produttive, dagli artigiani agli agricoltori e ai commercianti. «È una batosta per l’agricoltura», protesta il presidente della Cia Cristiano Fini. «Si vanifica il credito d’imposta, si tradisce il patto con gli agricoltori».
La Cgil è durissima. «Manovra inadeguata, ingiusta e controproducente», per il segretario confederale Christian Ferrari. «Rappresenta il binomio austerità e riarmo». Il governo «festeggia i conti», ma scarica l’aggiustamento su salari e pensioni. «Il fiscal drag non è stato restituito, il potere d’acquisto continua a cadere».
Sulle pensioni l’esecutivo ha «peggiorato la Fornero» cancellando Opzione donna e Quota 103. Più dialoganti Cisl e
Uil (che chiedono il ripristino di Opzione donna), ma con la stessa diagnosi: manovra debole.
Il taglio Irpef sui rinnovi contrattuali deve «diventare strutturale», dice il segretario confederale Uil Santo Biondo. E «circoscritto ai contratti più rappresentativi, alzando la soglia da 28 a 40 mila euro ed estendendolo al pubblico impiego».
La Uil boccia «flat tax e cartolarizzazione fiscale» e chiede «un sistema progressivo che tassi di più extraprofitti e grandi eredità e meno lavoro e pensioni». La Cisl apprezza «il risanamento dei conti, ma è la manovra più piccola dal 2014» e invoca più risorse per sanità e previdenza.
«Bene la riduzione Irpef, ma va estesa», dice il segretario confederale Ignazio Ganga. No alle rottamazioni, «ingiuste verso chi paga tasse». Sì al «rifinanziamento della legge sulla partecipazione».
Sul fronte coperture, l’allarme delle assicurazioni. «Il nostro contributo per l’anticipo del bollo sarà superiore di 6-700 milioni oltre quanto previsto», dice il presidente Ania Liverani. Oggi parola agli enti locali. Domani Istat, Bankitalia, Cnel, Corte dei conti, Upb. Chiude Giorgetti.
(da agenzie)
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