IL MONDO È SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L’ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO
SAREBBE UN COLPO FATALE PER L’ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) …– SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL’ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ
Di escalation in escalation, la situazione in Medio Oriente si sta infiammando ogni giorno di più. La situazione è grave e potrebbe degenerare con un “colpo di mano” del duo Netanyahu-Hegseth.
Il premier israeliano e il segretario alla Difesa Usa stanno spingendo per una mossa che potrebbe rivelarsi fatale: bombardare, o conquistare, l’isolotti di Kharg, sullo stretto di Hormuz: è la principale piattaforma di esportazione del petrolio iraniano (da lì passa il 90 per cento delle esportazioni)
Finora, in quasi due settimane di guerra, Kharg non è mai stata un obiettivo dei raid israelo-americani: Axios qualche giorno fa aveva parlato di un piano dei marine per conquistarla, ma i rischi sono troppo alti. Il più grande è un ingresso diretto in guerra della Cina.
Come ha raccontato la CNBC, infatti, nonostante i bombardamenti a tappeto di Usa e Israele, l’Iran continua a esportare allegramente il suo petrolio a Pechino, a ritm quasi identici a quelli precedenti allo scoppio del conflitto. Dal 28 febbraio, ha fatto uscire dallo stretto di Hormuz 11,7 milioni di barili di greggio, diretti verso la Cina. Se l’isola di Kharg venisse bombardata, o presa con la forza dagli americani, quel flusso si interromperebbe, e Xi Jinping non potrebbe più stare a guardare.
Insieme alla Russia di Putin, la Cina è l’unico alleato che ha l’Iran. Ma finora l’aiuto del Dragone agli ayatollah è stato silente: componenti per i missili, intelligence, acquisti di greggio, e poco altro. Se vincesse la linea del bellimbusto del Pentagono e del macellaio kosher “Bibi”, Pechino potrebbe cambiare atteggiamento. E di strumenti per fare male, ha un arsenale pieno.
Negli Stati Uniti tira una brutta aria, come dimostra l’attentato alla sinagoga di West Bloomfield, in Michigan: le bombe a Teheran rischiano di far riesplodere la violenza e di risvegliare il terrorismo islamico. Anche per questo, Donald Trump è perplesso e preoccupato: si è pentito di essere andato dietro a Netanyahu il 28 febbraio, e vede il suo consenso frantumarsi giorno per giorno: se il conflitto non finisce presto, il contraccolpo alle elezioni di medio termine di novembre potrebbe essere devastante.
In mezzo, come al solito, ci sono Marco Rubio e JD Vance: il segretario di Stato, unico “adulto nella stanza” alla Casa Bianca, è un falco interventista in quanto rappresentante del vecchio partito repubblicano neo-con. È stato lui il principale artefice della deposizione di Maduro in Venezuela e ha sostenuto l’intervento in Iran, ma di fronte all’opzione Kharg ha molte riserve. L’ex buzzurro dell’Ohio, invece, sta zitto: in quanto volto della corrente “MAGA”, che ha sempre criticato l’interventismo americano, auspicando l’isolazionismo, è in forte imbarazzo di fronte al Trump in versione “poliziotto del mondo”
(da agenzie)
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