IL PAKISTAN ATOMICO STA CON GLI AYATOLLAH
UN VASTO GIRONE DEGLI INFERI E’ GIA’ PRONTO
Occorre parlarne? Proprio ora, mentre l’industria della distruzione distribuisce senza risparmio i suoi gadget apocalittici nel Vicino Oriente allargato, ahimè, allargatissimo? Sì. perché un più vasto girone degli Inferi è già pronto: cosa direste se scopriste che esiste già un altro possibile Iran, non con materiale inerte, perennemente sulla catena di montaggio, temibile soltanto in potenza, ma con atomiche vere, e i missili per portarle al bersaglio? È il Pakistan. Immaginate: al potere a Islamabad un mullah Omar, un talebano con il bottone dell’apocalisse… Possibile. Il prossimo micidiale capitolo di questo Nuovo Disordine mondiale ispirato da un diffuso stato d’animo da repulisti, da facciamola finita.
La geografia di avventurieri omicidi si globalizza purtroppo secondo un inesorabile pavlovismo. Lavora come un rullo compressore, senza distinguere. Non si tien conto che le nostre guerre “preventive’’possono far esplodere per l’ennesima volta la forza d’urto del jihad nelle terre dove non c’è per le masse separazione tra cielo e terra e si passa santamente dall’esecuzione dell’apostata all’assassinio del miscredente. Dove la demarcazione tra angeli e diavoli non corrisponde alla nostra e non si vede altro da una parte che il nostro imperialismo e dall’altra la sacrosanta
causa dei martiri. Il mondo dell’islam, sciita e sunnita, è teologia che si risolve in una metastoria, in millenarismo che può essere via via nazionalista, teologico e combattente, affascinato dal culto del paradiso qui ed ora o del ritorno dell’imam occulto. In ogni caso è tutta benzina per rivolte che assomigliano a resurrezioni. Materiale incandescente su cui noi siamo ostinatamente letargici.
Dunque, medusizzati dall’apocalypse now imbastita da Netanyahu – Trump contro l’Iran, pedata dissuasiva sul formicaio degli ayatollah, abbiamo riservato uno sguardo distratto a quanto accadeva un po’ più in là ad est, in Pakistan. Dove plebi furibonde di migliaia di persone, tutt’altro che convinte delle buone ragioni del presidente americano nel regalare a furia di bombe e intimazioni la democrazia ai fratelli iraniani, sfilano inneggiando al martire Kamenei. A Karachi ispirati da catechisti incattiviti hanno incendiato il consolato americano scontrandosi con la polizia: guerriglia urbana, morti.
La tentazione è archiviar tutto come passeggeri squassamenti di primitivo fanatismo. Ma ahimè, il Pakistan è un caso a parte: qui dove Ben Laden è stato protetto e nascosto (fino a quando è stato utile) potrebbe realizzarsi il suo sogno del primo stato jihadista con le bombe atomiche con cui ricattare, invulnerabili, grandi e piccoli satana.
Il Pakistan, martirizzato dal terrorismo, rischia di essere travolto da talebani che puntano a imporre la sharia e dare vita a una replica di Kabul. È la istruttiva storia di una nemesi. Perché il Pakistan ha inventato i talebani, li ha portati al potere nel 2006 e non li mai abbandonati neppure dopo l’unici settembre, ingannando gli americani.
Il generale Faiz Hameed, nel 2021 capo degli onnipotenti servizi di sicurezza, salutò con soddisfazione il ritorno a Kabul degli studenti-guerrieri. Disse: nessuna paura, tutto andrà per il meglio. Ora si combatte ferocemente al Khiber pass, lungo la linea Durand, ennesima sciagurata eredità dell’impero britannico, aerei bombardano Kabul.
La causa sono i talebani pachistani, che, con il sostegno dei fratelli pashtun di oltrefrontiera, hanno siglato nel 2025 più di millecinquecento attentati che sono costati la vita a un migliaio di persone. Comanda questa pullulazione talebana un jjhadista di 46 anni, Noor Wali Mehsud, uno stratega che si è alleato utilmente con
al Qaida e con gli indipendentisti beluci. Da Kabul riceve denaro e armi prelevate dagli arsenali abbandonati dagli americani in fuga.
Il vero padrone del Pakistan, il nostro caro alleato per garantire la stabilità, è l’Isi, Inter Service Intelligence: furfanti in uniforme impegnati per mestiere a intessere ogni forma di legami cospirativi, congiure, delitti infestanti, doppi e tripli giochi, alleanze con politici senza morale, criminali comuni e esaltati di tutti i fanatismi.
Fanno e disfano governi e dittature, Zia, la smagliante antigone pachistana Benazir Musharraf, controllano economia e corruzione di un paese dove, sotto gli occhi sempre più nauseati dei pachistani accasciati nella miseria, polizia e bande criminali si dedicano a autentiche battaglie, eserciti privati provvedono al regolare andamento del più grande mercato di narcotici del mondo e nelle madrase più radicali dell’islam i piccoli allievi sillabano l’abc della guerra santa. L’Isi ha sacrificato tutto all’ossessione di controllare l’Afghanistan per garantirsi la “profondità strategica’’ contro l’arcinemico, l’India. Per questo ne ha fatto un paese di zeloti che ora sfilano con i ritratti di Khamenei. E hanno l’atomica.
Domenico Quirico
(da lastampa.it)
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