IL SUICIDIO DELL’EUROZONA, CONTINUIAMO A IMBARCARCI TUTTI, ANCHE CHI CI SCHIFA: LA BULGARIA DAL 1 GENNAIO ADOTTERÀ L’EURO, MA IL PAESE È DIVISO SULLA SCELTA
LA POPOLAZIONE È CERTA CHE DIETRO L’ANGOLO CI SARÀ UNA MAZZATA A CAUSA DELL’INFLAZIONE, SENZA CONTARE L’INSTABILITÀ POLITICA: 7 ELEZIONI IN 4 ANNI E UNA CORRUZIONE DIFFUSA HANNO EROSO LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI BULGARE. NEL FRATTEMPO GRUPPI DI ESTREMA DESTRA E FILO-RUSSI SONO MOLTO ATTIVI NELLA PROPAGANDA
Le cifre parlano chiaro: pur con un Pil pro capite da cenerentola d’Europa, Sofia ha
mantenuto il deficit di bilancio e l’indebitamento ben al di sotto dei requisiti Ue e non è soggetta a procedure per deficit eccessivo dal 2012.
Da tempo vanta uno dei livelli di debito pubblico più bassi dell’Unione: intorno al 24%, di molto inferiore rispetto al tetto del 60% imposto da Bruxelles
Dopo l’impennata di prezzi innescata dall’invasione dell’Ucraina, il Paese è anche riuscito all’inizio di quest’anno a riportare l’inflazione al 2,7%, quindi entro la soglia del 2,8% prevista per entrare nell’eurozona.
Così il 4 giugno scorso, Commissione Ue e Banca centrale europea hanno certificato che Sofia soddisfa i criteri di convergenza. Poche settimane dopo, l’8 luglio, il Consiglio
Ecofin ha completato gli atti finali fissando il tasso di conversione: 1 euro = 1,95583 lev, lo stesso valore che da anni àncora la moneta nazionale all’euro.
Nessuno scossone all’orizzonte, dunque? Non proprio.
Sulla carta questo «riconoscimento formale» dovrebbe portare soltanto vantaggi: se la politica monetaria del Paese dipende già dalle decisioni della Banca centrale europea, da dopodomani, l’1 gennaio, la Bulgaria potrà partecipare al processo decisionale.
La presidente della Bce Christine Lagarde ha parlato di «commerci più fluidi, minori costi di finanziamento, prezzi più stabili». Eppure, i bulgari sono divisi sull’adozione dell’euro.
A frenare gli entusiasmi, soprattutto la paura dell’aumento dei prezzi, ma questa frattura si inquadra in un contesto di instabilità politica prolungata: 7 elezioni in 4 anni e la corruzione diffusa hanno eroso la fiducia nelle istituzioni.
La scorsa settimana, il governo del premier Rosen Zhelyazkov si è dimesso dopo meno di un anno, in seguito a settimane di proteste di massa contro il bilancio e la corruzione.
Il passaggio alla moneta unica ha un significato geopolitico forte: l’euro avvicina all’Occidente e allontana da Mosca. «La maggioranza dei Bulgaria è a favore dell’Europa, la spaccatura si deve soprattutto a due fattori — dice al Corriere Milen Keremedchiev, analista a Sofia con trascorsi nell’esecutivo dell’ex re Simeone —. Il primo è che mentre il governo ha fatto una campagna debole per spiegare alla gente questo passaggio, gruppi di estrema destra e filo-russi sono molto attivi nel fare propaganda contro l’euro; il secondo è che dopo l’annuncio del via libera quest’estate, i prezzi si sono impennati e il governo
non è riuscito a tenerli sotto controllo».
(da agenzie)
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