INTERVISTA A ROBERTO SAVIANO: “CHI DISSENTE SARA’ PERSEGUITATO, REAGIAMO INSIEME”
“COLORO CHE NON NE POSSONO PIU’ DELLE MENZOGNE PERENNI DEVONO SMENTIRLE OVUNQUE: RITROVIAMO L’ORGOGLIO”… E’ QUELLO CHE ANCHE NOI FACCIAMO DA TEMPO
Salvini dice che la querela da ministro perchè le sue affermazioni sui legami tra la Lega e
‘ndrangheta danneggiano l’istituzione. È un motivo accettabile?
“Dei rapporti Lega-‘ndrangheta non parlo io ma la magistratura che ha dimostrato la presenza di ‘ndranghetisti ai comizi di Salvini; che Vincenzo Giuffrè, l’uomo come ha raccontato l’Espresso che ha determinato l’exploit di Salvini a Rosarno, è stato in società con nomi dei clan Pesce e Bellocco. Ma di cosa stiamo parlando? Il tentativo di Salvini è uno solo: affermare con forza “il governo sono io””.
Il livello dello scontro si è alzato dopo la battutaccia del ministro sulla sua scorta. Lei l’ha definito ministro della malavita. Siete andati troppo sul personale?
“Ho sempre criticato e criticherò sempre le idee politiche di Salvini Chi ha interesse a metterla sul piano personale è lui. Sennò che senso avrebbe mettere baci, faccine, carezze, riferimenti all’essere padre come se stesse in una chat di whatsapp. Fa gesti autoritari poi cerca di condirli con il sorriso. Un modo di fare mellifluo che diventa ancora più violento e tenta di linciare sulla pubblica piazza dei social chi non la pensa come lui”.
L’uso della carta intestata del ministero è una mossa autoritaria?
“Serve a dire che il governo del cambiamento non tollera il dissenso e il dissenso sarà oggetto di persecuzione”.
I toni si sono alzati un po’ troppo da tutte e due le parti?
“Il linguaggio di Salvini è di per sè una discesa agli inferi. Quando dice parlo da padre, ad esempio, lo fa con spietatezza e crudeltà cercando di lavare la coscienza a tutti i suoi elettori e anche agli elettori 5S”.
Continuerà a definirlo ministro della malavita?
“Assolutamente sì”.
Crede ci sia bisogno di una reazione collettiva contro il governo, contro la Lega?
“Una reazione collettiva non serve per difendere me. Saviano è la persona da colpire per educare tutti gli altri. Questo è un messaggio a tutti gli intellettuali che non stanno tra l’altro prendendo posizione con poche eccezioni. Se artisti, scrittori, intellettuali tacciono è perchè hanno paura dei picchetti social, delle allusioni sui loro beni, sulle loro proprietà . Ma oggi è sotto attacco lo stato di diritto. Prima i migranti, poi i rom, poi verrà il turno della libertà di espressione. Le libertà sono cose che interessano solo le èlite: questo è messaggio che si vuol far passare. Al popolo che gliene importa? È quello che sta accadendo in Turchia con Erdogan. Può capitare anche da noi”.
Vede un’opposizione che reagisce o come dicono i sondaggi si avverte solo la sua assenza?
“Se è vero che il Pd ha invitato Luigi Di Maio, l’inventore della formula “taxi del mare”, penso che di sinistra riformista in questo paese possiamo parlare tranquillamente al passato. Bisogna ricostruire tempo e orgoglio, non battere in ritirata, boicottare le loro menzogne senza paura di essere accusati o di vedere la propria vita messa nelle mani degli haters. È un lavoro da fare lentamente senza scorciatoie. Il passato si è polverizzato ma non i valori per cui battersi. Ci vuole l’orgoglio non di vincere ma di convincere, recuperando tutte le forze che sono state messe ai margini dalla sinistra italiana. Chi non ne può più delle menzogne perenni deve smentirle dappertutto: a tavola, sui social, in ufficio, in autobus, in palestra. Si può ancora ricostruire qualcosa oltre il livore, contro il governo del risentimento che ha solo bisogno di bersagli”.
Come si spiega la sottomissione dei 5stelle alle politiche della Lega? C’è un tratto razzista anche in loro?
“I 5 stelle si sono piazzati al potere, lo hanno fatto le loro classi dirigenti, e non hanno alcuna intenzione di mollarlo. Anni per mostrarsi diversi dagli altri, giorni per diventare identici. Alleati di un’organizzazione politica che ha rubato, come dimostra l’inchiesta sui 49 milioni. Eppoi quando ascolto Toninelli tutta questa differenza con la Lega non la colgo”.
(da “La Repubblica”)
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