INTERVISTA AL PREMIER PEDRO SANCHEZ: “LA DESTRA DISTRUGGE LIBERTA’ MA LA SINISTRA HA TROPPA PAURA”
“RIFIUTARE IL NEOLIBERISMO”… “L’EUROPA DEVE POTER REGGERE IL CONFRONTO CON GLI STATI UNITI”
«Fare», è questa la parola d’ordine del governo di Pedro Sanchez. «È l’opposto di come agisce la destra quando governa, ovvero disfare le cose: distruggono molti dei diritti e delle libertà dei cittadini».
Lo ha detto il primo ministro spagnolo in un’intervista concessa al settimanale L’Espresso, che ha scelto proprio il leader di Madrid come “persona dell’anno”.
Da un’economia in crescita costante, alle dure prese di posizione contro Israele fino al ruolo sempre più di picco all’interno delle dinamiche dell’Unione europea. Il segreto? «Rifiutare il neoliberismo» e abbracciare il modello socialdemocratico: «La Spagna sta dimostrando che crescere e ridistribuire, crescere e decarbonizzare sono binomi possibili».
La guerra ai social: «Sono uno Stato fallito»
La spinta sulle energie rinnovabili, il contributo dell’immigrazione regolare, l’abbattimento dei tassi di disoccupazione, una capillare riforma del lavoro per regolarizzare contratti di milioni di persone.
È un programma a 360 gradi quello che Sanchez sta portando avanti da ormai due anni, quando è stato confermato capo di governo nonostante la sconfitta alle elezioni. All’interno delle sfide quotidiane, ai primi posti c’è anche la guerra aspra ai
«tecnoligarchi» dei social media. «I social media oggi sono uno Stato fallito, nel quale prevale la legge del più forte. E i magnati della tecnologia, oltre a non ritenersi responsabili di ciò che avviene sulle loro piattaforme, non pagano nemmeno le tasse. Dobbiamo riportare lo stato di diritto».
Il nodo Israele: «Ue sta usando un doppio standard»
In una congiuntura di grande tensione per l’Unione europea, tra i conflitti a est e i dazi americani a ovest, la soluzione per Sánchez deve essere una sola: «Irrobustire il pilastro europeo», in modo tale da avere «una relazione più equilibrata, certamente più sana per gli interessi dell’Europa» con gli Stati Uniti. Un obiettivo che, secondo il premier spagnolo, permetterebbe anche di spingere sempre più all’angolo i «governi di stampo nazionalista e reazionario», che si stanno sempre più facendo largo nel Vecchio Continente. Dall’altra parte, è necessario che l’Ue sia «coerente» per diventare un punto di riferimento internazionale: «Non possiamo adottare un doppio standard per Gaza e Ucraina».
In quest’ottica, Pedro Sánchez ha difeso la sua richiesta di non rinnovare l’accordo di cooperazione tra l’Europa e Israele: «Uno dei punti dell’accordo impone a tutte le parti di rispettare i diritti umani e Israele non lo sta facendo», ha detto. E ha poi criticato l’omologo israeliano Bibi Netanyahu e la sua guerra «di difesa» contro Hamas: «Se non si offre un orizzonte politico di coesistenza e di pace alla Palestina, purtroppo quel seme di terrorismo continuerà a diffondersi».
La vittoria spagnola e il problema della sinistra
A livello continentale sono evidenti le due correnti politiche, opposte l’una all’altra. Ma per Sánchez questo non significa essere radicali: «È estremista favorire uno stato sociale forte nel nostro Paese? È estremista sostenere l’uguaglianza tra uomini e donne, assicurare il diritto all’aborto, intervenire in uno Stato fallito come quello dei social network affinché soprattutto i nostri giovani vivano in un ambiente digitale sano? Oppure pretendere coerenza e far rispettare il diritto umanitario a Gaza, in Ucraina, in Sudamerica o in Sudan? È estremista affermare che esiste un’emergenza climatica e adoperarsi per lasciare ai nostri nipoti un pianeta abitabile? È estremista rifiutarsi di tagliare l’istruzione dei nostri figli o le pensioni dei nostri anziani per acquistare armi da un Paese terzo?».
In questo senso, per lui la Spagna è un ottimo esempio di «successo contro la retorica senza risultati dei governi di destra». Ma forse, ha ammesso Sánchez, anche una pecora nera tra i governi progressisti, che tendono a essere «timorosi».
(da agenzie)
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