LA DENUNCIA DE “IL TEMPO”: “LA LEGA HA DATO ORDINE DI NON PARLARE PIU’ CON NOI, BAVAGLIO E CENSURA PER TUTTI”
“CHI SGARRA PAGA: DA ‘NOI CON SALVINI’ SIAMO ORMAI A ‘NOI A CORLEONE'”… E QUESTI SONO I CIALTRONI CHE DOVREBBERO GOVERNARE ROMA SE VINCESSE LA MELONI ?
Ci scusiamo coi lettori, ma per aver fatto il nostro lavoro (abbiamo pubblicato notizie scomode e politicamente imbarazzanti sulla Lega che evidentemente qualcuno voleva tenere riservate) non possiamo più darvi conto del pensiero diretto di Matteo Salvini, che come gli stessi lettori sanno proprio Il Tempo sdoganò quando nessuno a Roma – come dicono nella Capitale – se lo filava.
Facemmo una scelta lungimirante anche se da molti, nel centrodestra, contestata.
Ma per motivi (non solo) a noi facilmente comprensibili da qualche tempo è calata una vera e propria saracinesca che sa di censura, non sappiamo se dovuta a ordini superiori o a istruzioni di livello inferiore riconducibili alla brava e simpatica addetta stampa, la leghista de noantri – come la chiamano gli stessi leghisti romani che nonostante i divieti continuano a passarci incessantemente notizie – che da addetta stampa volle farsi politico.
Non sappiamo inoltre se sia vero quanto rimbalza da Roma a Milano, e cioè nulla si muove che lei non voglia. Non crediamo. Fatto sta che i ponti si sono interrotti e chissà quanta acqua dovrà passare ancora prima di rivedere Salvini intervistato su Il Tempo o qualche altro leghista di peso prendere coraggio e metterci la faccia sul giornale di Roma e dei romani senza timore di incorrere in sanzioni e ritorsioni.
Per un partito che cerca di sfondare nella Capitale, la strategia mediatica di non farsi notare sull’unico giornale di centrodestra romano è curiosa, autolesionista, insomma incomprensibile.
Salvini dovrebbe farsi leggere le chat interne dei suoi luogotenenti romani: ad ogni articolo de Il Tempo sulle beghe interne o autogol (come gli impresentabili messi in lista) volano giudizi offensivi, da querela (noi conserviamo tutto) reprimende per gli «infami» che violano la consegna al silenzio e ci chiamano ad ogni ora del giorno e della notte.
L’ordine è uno e non contestabile: con Il Tempo non si devono avere rapporti. Museruola e bavaglio per tutti.
E chi sgarra, paga. Più che Noi con Salvini, per dirla con un leghista calato al Sud, ormai «stiamo a Noi a Corleone».
Daniele Di Mario
(da “il Tempo”)
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