LA DERIVA AUTORITARIA DEI TECNO-OLIGARCHI ALLERGICI ALLE REGOLE
CHI SALVERA’ GLI STATES DALLA FOLLIA AUTORITARIA? PROBABILMENTE IL CAPITALISMO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’eccezionalismo dell’amministrazione Trump ha effetti anche nelle analisi di studiosi e opinionisti, che vanno da un incurabile pessimismo catastrofistico ad un inguaribile ottimismo sulle potenzialità del capitalismo.
Il primo atteggiamento è centrato sulla crisi dello stato costituzionale o le implicazioni politiche di un presidente che governa con metodi tirannici. Il secondo è centrato sulle potenzialità dell’economia statunitense di battere anche i più autoritari presidenti. Soffermiamoci per un momento su quest’ultima lettura, prima di capire se la separazione tra politica ed economia è d’aiuto.
In un recente articolo dal titolo “Trump Can’t Kill the Boom: Why the Us Economy Will Roar Despite Him”, pubblicato sul sito Social Europe, il brillante economista Nouriel Roubini ha scritto che, sebbene alcune delle politiche del presidente abbiano avuto e avranno effetti stagflazionistici (riduzione della crescita e aumentando dell’inflazione), tali effetti verranno alla fine mitigati da quattro fattori: «La disciplina di mercato, l’indipendenza della Federal Reserve statunitense, i consiglieri del presidente stesso e la sottile maggioranza dei repubblicani al congresso».
Roubini esamina ciascuno di questi fattori per concludere che il boom degli investimenti guidato dall’intelligenza artificiale indurrà una crescita eccezionale degli Stati Uniti che sopravviverà a Trump, nonostante la sua teatrale politica commerciale.
Roubini è convinto che la crescita elevata, combinata con le tremende politiche di redistribuzione, indebolirà negli States le forze populiste. Nel frattempo, l’Europa resterà al palo, imbrigliata dall’incapacità a rivolvere i problemi strutturali che la rendono pesante come un elefante e povera di tecnologia, a tutto vantaggio degli Usa. Insomma, scrive Roubini, il divario di innovazione tra America ed Europa è destinato ad aumentare, rendendo quest’ultima subalterna in proporzione alla crescita statunitense guidata dall’IA.
Secondo questa lettura, a rischiare la virata verso una destra autoritaria sarà soprattutto l’Europa. I leader autoritari, infatti, sfrutteranno la debolezza economica dei loro paesi e del continente per illudere gli elettori a risolvere i problemi con politiche di criminalizzazione dell’immigrazione (e poi anche delle forze di opposizione) e il riarmo. Circa gli States, sarà proprio il capitalismo dell’intelligenza artificiale a salvarlo dalla follia autoritaria.
Roubini prevede che entro la metà del 2026 la crescita statunitense registrerà una forte ripresa, ma Trump «avrà subito un danno politico che preannuncia una sconfitta del suo partito»
alle elezioni di medio termine. «I timori di una deriva autocratica degli Stati Uniti saranno alleviati. La democrazia americana sopravviverà allo shock Trump e, dopo un periodo iniziale di difficoltà, l’economia statunitense tornerà a prosperare». Dunque, tutto procede per il meglio grazie alla forza prometeica del capitalismo hi-tech.
Questa lettura, confortante per gli States e sconfortante per la Ue, non considera il fattore politico come un fattore autonomo, o comunque capace di incidere sull’opinione e sulle decisioni. Liberali e marxisti marciano, almeno in questo, sullo stesso sentiero. Senza nulla togliere a questa lettura, e all’interessante analisi predittiva di Roubini, c’è un fattore che resta in campo e che l’economia non spiega, quello della mentalità e dei valori.
L’egemonia statunitense dell’hi-tech è ben più di un fatto economico o un fattore dalle implicazioni economiche. Ha un risvolto nella concezione della vita, del mondo e della politica che è destinato a restare, con o senza Trump. È in aggiunta il marchio di un’oligarchia. Ma questo termine – oligarchia – non dice molto se non spacchettato con un’analisi che spieghi il carattere specifico di questa oligarchia. Occorre andare ai fondamenti.
Peter Thiel, in un saggio del 2007 dal titolo The Straussian Moment ci parla di un futuro che non vuole essere limitato dalla logica del costituzionalismo. Il volontarismo prometeico dei creatori di un mondo immateriale non vuole adattarsi ad un ordine politico fondato sui diritti/doveri, il consenso elettorale, le norme uguali per tutti, cioè un governo limitato. Scrive Thiel che «opponendo ambizione ad ambizione con un elaborato sistema di controlli e contrappesi, [la costituzione] impedisce a qualsiasi singolo individuo ambizioso di ricostruire la vecchia Repubblica. I fondatori dell’America godevano di una libertà d’azione che superava di gran lunga quella dei politici americani venuti dopo».
Riprendersi quella libertà fondativa significa superare i limiti imposti dai vecchi fondatori per dare spazio alla nuova ambizione. Se questa creatività è stata possibile nel Settecento, perché non deve esserlo più? Il futuro è di ambiziose intelligenze che non devono essere vincolate dal giuridico o legale convenzionale per dare il meglio di sé. Questa mentalità è un fatto. Quale che sia il destino dell’economia e di Trump e dell’“ambizione” di Elon Musk di rompere il giocattolo del bipartitismo perfetto.
(da editorialedomani.it)
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