LA GUERRA IN IRAN È L’ENNESIMA OCCASIONE PERSA PER GLI IGNAVI LEADERINI EUROPEI: CIANCIANO SEMPRE DI AUTONOMIA STRATEGICA, RIVENDICANO LA LORO SUPREMAZIA MORALE E CHIEDONO IL RISPETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE E POI, QUANDO TRUMP E NETANYAHU MUOVONO UNA GUERRA ILLEGALE ALL’IRAN, SI ACCODANO AI LORO PADRONCINI
STEFANO FELTRI: “PARLANO DI AUTONOMIA STRATEGICA, MA PRATICANO SOTTOMISSIONE. DICONO DI VOLERSI CONTRAPPORRE A TRUMP, MA LA VERITÀ È CHE NE HANNO PAURA. I LEADER EUROPEI SI GUADAGNANO SIA IL DISPREZZO DEL PRESIDENTE AMERICANO, CHE NON RISPETTA I DEBOLI, SIA DEI CITTADINI DI TUTTA L’UNIONE”
Nessuno è in grado di prevedere come si evolverà la guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran
nei prossimi giorni. Mentre ragionare sul futuro è difficile, l’analisi del presente dovrebbe essere più semplice: le premesse e i modi di questa guerra, oltre agli effetti immediati, sono in contrasto con tutto quello che l’Unione europea ha detto e fatto in questi anni, in materia di diritto internazionale, nei confronti dell’Iran e di approccio complessivo del Medio Oriente.
Eppure i leader europei, inclusi quelli delle istituzioni europee, non riescono a dire una parola di critica agli Stati Uniti e a Israele, con l’eccezione del premier spagnolo Pedro Sánchez
Sánchez ha detto una cosa ovvia : si può condannare un regime “odioso” come quello iraniano senza per questo approvare un intervento militare “ingiustificato, pericoloso e fuori dalla legalità internazionale”.
Parole semplici, ma impronunciabili per quell’élite europea che passa il tempo a evocare una “autonomia strategica” nella quale evidentemente non crede, se poi alla prima occasione si riallinea con gli Stati Uniti di Donald Trump dai quali si vorrebbe emancipare.
Il caso più sorprendente è quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che nel suo mandato non ha la politica estera, che spetta agli Stati membri e al Consiglio che li coordina. Infatti l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, è sia commissario che vicepresidente del Consiglio.
Von der Leyen si comporta invece come un capo di governo, o addirittura un capo di Stato, e sostiene una linea molto impegnativa per tutta l’UE che però non ha concordato con nessuno: nei suoi tweet parla di “ritrovata speranza per il popolo dell’Iran tanto a lungo sofferente” e sostiene “il suo diritto a stabilire il proprio futuro”
Poi condanna i rischi di escalation e dice che soltanto una risposta diplomatica può essere “una soluzione duratura” alla crisi
Non una parola sugli Stati Uniti e Israele. Un marziano che leggesse i tweet di Von der Leyen penserebbe che in Iran è in corso una rivoluzione dal basso, che invece è stata soffocata nel sangue a gennaio, e non una guerra illegale con tanto di assassinio mirato del capo della Repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei.
La presidente della Commissione ci informa poi di aver passato ore al telefono con tutti i capi di governo vittime della ritorsione iraniana […]. Mai un accenno a cosa ha scatenato la ritorsione dell’Iran e a quale delle parti al tavolo ha rinunciato alla diplomazia come gestione del pericolo che l’Iran si doti di un’arma nucleare.
Eppure la posizione dell’UE dovrebbe essere chiarissima: dall’Ucraina alla Groenlandia, i Paesi guida dell’Unione e le sue istituzioni hanno sempre ribadito l’importanza del rispetto delle regole condivise, che nel caso specifico prevedono che serva una risoluzione dell’ONU per autorizzare un Paese membro delle Nazioni unite all’uso della forza.
Inoltre, l’approccio europeo all’Iran è sempre stato diverso: l’UE era il principale sponsor dell’accordo JCPOA, l’accordo del 2015 che costruiva una specie di tavolo diplomatico permanente di incentivi e vincoli per spingere il programma nucleare dell’Iran lontano dalle applicazioni belliche
Quando Trump ha abbandonato il JCPOA nel 2018, gli europei hanno provato in tutti i modi a difendere quello schema, invece di seguire il presidente americano nella linea della minaccia e della massima pressione.
Inoltre, se c’è una cosa che gli europei non possono permettersi è l’aumento dei prezzi dell’energia.
Gli Stati Uniti sono ormai esportatori netti, sia di gas naturale liquefatto che di petrolio, dunque nel breve periodo non risentono di shock sui prezzi.
Gli europei invece sono esposti a questo pericolo che può innescare immediate conseguenze sull’economia reale e sulla tenuta stessa della società, come dimostra la crisi del gas seguita all’invasione dell’Ucraina nel 2022.
Dunque non ci sono dubbi che per l’UE l’inizio della guerra in Iran sia un problema di principio e di sostanza.
E invece tutti, ma proprio tutti – tranne Sánchez – sembrano aver deciso di sostenere la guerra di Trump, o almeno di non criticarla§
Oggi tutti questi leader con velleità strategiche si riallineano dietro Trump e dietro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per appoggiare una guerra illegale della quale sembrano sapere peraltro poco o nulla, vista la scarsa considerazione che l’amministrazione Trump ha per alleati e vassalli.
E’ l’ennesima dimostrazione che le leadership europee vanno giudicate per quello che fanno, non per quello che dicono. Parlano di autonomia strategica, ma praticano sottomissione
Dicono di volersi contrapporre a Donald Trump, di voler offrire un’idea di Occidente diversa. Ma la verità è che ne hanno soltanto paura e continuano a cercare di blandirlo per evitare la sua ira.Così, però, i leader europei si guadagnano sia il disprezzo del presidente americano – che non rispetta i deboli – sia dei cittadini di tutta l’Unione.
Stefano Feltri
(da La Stampa)
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