LA PETROLIERA RUSSA MARINERA FINO A QUALCHE GIORNO FA SI CHIAMAVA “BELLA 1” ED ERA REGISTRATA IN GUYANA: DAL 2024 ERA SANZIONATA DAGLI USA PER IL TRASPORTO DI PETROLIO IRANIANO E PER ESSERE PARTE DELLA “FLOTTA OMBRA” DI PUTIN
DUE SETTIMANE FA HA PROVATO AD ATTRACCARE IN VENEZUELA PER CARICARE IL PETROLIO DI MADURO. A QUEL PUNTO È PARTITO UN INSEGUIMENTO, LA NAVE È STATA RIBATTEZZATA “MARINERA” ED È STATA DIPINTA UNA BANDIERA RUSSA. MOSCA HA INVIATO NAVI E UN SOTTOMARINO A SCORTARLA, PER DISINCENTIVARE GLI USA DAL SEQUESTRO. CHE È AVVENUTO LO STESSO
Circa 333 metri, scafo scuro segnato dal sale e da mani di vernice date in fretta. È la
petroliera che da settimane tiene impegnata la Guardia Costiera statunitense tra Caraibi e Atlantico. Su identità e controllo, però, le versioni divergono.
Per Washington resta la Bella 1, registrata in Guyana e inserita dal 2024 nella lista delle imbarcazioni sanzionate per il trasporto di petrolio iraniano e per presunti legami con reti di finanziamento del terrorismo: una delle navi della ‘flotta ombra’ di Putin.
Per Mosca, invece, si chiama Marinera e batte bandiera russa, con porto di registrazione a Sochi. La petroliera diventa un caso il 21 dicembre, quando gli Usa tentano di intercettarla mentre è diretta verso il Venezuela per caricare greggio, in violazione del blocco imposto da Trump.
E’ nel mirino, come tante altre intercettate e sequestrate, della più vasta operazione Southern Spear, lanciata dal tycoon contro il narcotraffico. Ma in quell’occasione l’abbordaggio fallisce e ‘Bella 1’ la nave prosegue la navigazione. Da quel momento
inizia un inseguimento a bassa velocità, fatto di avvicinamenti e bruschi cambi di rotta.
E nel tragitto arriva la svolta: l’equipaggio dipinge sulla fiancata una bandiera russa, grezza ma ben visibile e a Capodanno la nave, sfidando una vecchia tradizione marinara, viene formalmente ribattezzata ‘Marinera’ ed entra nel registro marittimo di Mosca che non perde l’occasione per scendere in mare, ordinando alla sua Marina di scortarla a protezione.
Con un dispiegamento che, secondo alcune fonti mai confermate, prevederebbe anche un sottomarino a capacità nucleare. Un restyling non riconosciuto dall’America che continua a cercare nell’Atlantico ‘Bella 1’. Per la Guardia costiera Usa, infatti, al momento del primo contatto la petroliera batteva una falsa bandiera nazionale (quella del Guyana) in violazione delle norme internazionali di navigazione.
Ribattezzarla non cambia la sostanza. La storia della Bella 1, oggi Marinera, è un esempio concreto di come opera la cosiddetta ‘flotta ombra’, un sistema di navi che cambiano identità, colori e registri per dribblare sanzioni e vuoti giuridici. Una petroliera oggi vuota, ma capace di scatenare una nuova crisi internazionale.
(da agenzie)
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