LA PROTESTA CONTRO LA NOMINA DI BEATRICE VENEZI ALLA FENICE ARRIVA ANCHE A PISA, DOVE DOMANI SERA LA “BACCHETTA NERA” DIRIGERÀ LA CARMEN
I DIPENDENTI DEL TEATRO VERDI INDOSSERANNO LE SPILLETTE GIALLE CON LA CHIAVE DI VIOLINO, IDEATE COME FORMA DI “PROTESTA SILENZIOSA” CONTRO LA DIRETTRICE D’ORCHESTRA MELONIANA
Spillette contro la direttrice. A più di quattro mesi dall’avvio della mobilitazione delle
maestranze del Teatro La Fenice, la protesta contro la nomina di Beatrice Venezi esce da Venezia e approda a Pisa, dove domani sera, venerdì 23 gennaio, la direttrice d’orchestra debutta al Teatro Verdi dopo il suo ritorno in Italia.
In occasione della prima rappresentazione di “Carmen” di Georges Bizet, la stragrande maggioranza dei dipendenti del Teatro pisano indosserà le spillette gialle con la chiave di violino, ideate dai lavoratori della Fenice come forma di “protesta silenziosa”.
Le stesse spillette erano comparse per la prima volta durante il Concerto di Capodanno a Venezia e sono diventate nel tempo il simbolo del dissenso contro una nomina giudicata non adeguata al prestigio del teatro lagunare.
Proprio contro le spillette ha ironizzato martedì scorso Beatrice Venezi durante la conferenza stampa al Teatro Verdi per presentare “Carmen”: “personalmente le avrei fatte un pò più stilizzate, magari anche con uno Swarovski”, ha detto.
Secondo la Slc Cgil di Pisa, “Beatrice Venezi ha rilasciato dichiarazioni gravi e inappropriate, denigrando pubblicamente il ruolo dei sindacati e il lavoro delle maestranze. Inaccettabile che sia avvenuto al Teatro Verdi, che da sempre ha visto la Cgil portare avanti in maniera costruttiva il proprio futuro, e che sia accolto in un clima che sembra legittimare una posizione di superiorità rispetto a chi lavora ogni giorno per il funzionamento del teatro”.
“La vicenda – spiega la Slc Cgil pisana in una nota – evidenzia la distanza tra chi gestisce un teatro e chi lo mantiene vivo, e mette in luce come l’assegnazione di incarichi prestigiosi possa dipendere più da logiche politiche che dal merito, con ripercussioni sulla dignità e le condizioni del personale. Il Verdi non è un palcoscenico per esternazioni ideologiche o battute fuori luogo: è un luogo di lavoro pubblico, dove operano professionalità che affrontano precarietà, carichi crescenti e continui tagli ai finanziamenti decisi dal governo Meloni. Ridicolizzare il sindacato e le rivendicazioni dei lavoratori non è solo offensivo, ma profondamente irresponsabile”.
“Il rispetto per i lavoratori e le loro rappresentanze non è un’opzione, ma un dovere imprescindibile, soprattutto in un settore culturale sempre più fragile e sotto attacco e assecondare questa narrazione significa indebolire il ruolo critico e comunitario dei teatri italiani”, conclude la nota sindacale.
(da agenzie)
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