LA SPAGNA, LA LEPRE D’EUROPA CHE SENZA LEGGE DI BILANCIO CRESCE PIU’ DEGLI USA
IN SPAGNA IL PIL INDICA + 2,9%, ALTRO CHE GERMANIA 0%, ITALIA 0.7%, FRANCIA 1,1% E STATI UNITI 2,8%… ECCO LE MISURE CHE HANNO FACILITATO LA CRESCITA
Un anno record. Se tutto va come dovrebbe andare, per l’anno in corso il Pil spagnolo
archivierà un balzo del 2,9%, molto meglio non solo delle più grandi economie dell’Europa, Germania (0,0%), Italia (+0,7%) e Francia (+1,1%), ma anche degli Stati Uniti, i campioni della crescita, che si fermeranno al +2,8%.
La rivincita dei Pigs. Una sorta di rivincita di un Paese, classificato insieme con Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, come i Pigs della prima ora, Paesi definiti volgarmente “maiali” allineando le loro lettere iniziali per via della gestione non parsimoniosa della finanza pubblica in contrapposizione ai frugali Paesi del Nord Europa, capaci di gestire bene i conti e crescere.
La corsa anche di Grecia e Portogallo. Il 2024, invece, sarà una bella rivincita per i Pigs, perché anche Portogallo e Grecia chiuderanno l’anno rispettivamente con un rialzo dell’1,9% e del 2,3%, quando invece gli austeri olandesi, sempre pronti a bacchettare i colleghi dell’euro, non andranno oltre un +0,6%, mentre l’Austria e la Finlandia lasceranno sul terreno lo 0,6 e lo 0,2%.
Cosa spinge la Spagna? Il Fondo monetario non ha dubbi, a spingere la Spagna sono state le robuste performance delle 1) esportazioni di servizi e 2) i consumi pubblici come ha annotato nell’Article IV, l’ultimo report sul Paese che ne analizza l’economia e ne traccia le previsioni.
Il boom del turismo… In particolare, la prima voce ha beneficiato di un’affluenza straordinaria di turisti che hanno toccato il picco di sempre con 85 milioni di visitatori, un record che potrebbe addirittura essere battuto quest’anno.
… e degli altri servizi. Tuttavia, la voce che dovrebbe crescere maggiormente nel 2024 sono le esportazioni di servizi diversi dal turismo, come i servizi bancari, di ingegneria e di consulenza informatica, ma anche l’offerta formativa universitaria.
Quest’ultima tendenza rende più solida la crescita del Paese, perché in genere gli economisti non ritengono durature le riprese basate solo su turismo e spesa pubblica, soprattutto in uno Stato come la Spagna che ha comunque un rapporto debito/Pil (107% nel 2023) al di fuori dei parametri Ue.
Le tendenze del 2024. Nell’anno in corso, oltre alla spesa pubblica, arriveranno in soccorso i consumi privati, grazie al ritorno del risparmio delle famiglie e al costante aumento salariale.
Gli ultimi dati relativi al terzo trimestre 2024 confermano questa tendenza con la crescita dei consumi delle famiglie dell’1,1%, la tenuta della spesa pubblica, salita del 2,2% nel periodo con un aumento dell’1,6% rispetto al trimestre anteriore, e l’incremento delle esportazioni che registrano un +0.9%.
Un Paese che piace all’estero. La Spagna, tra l’altro, è anche capace di attirare risorse dall’estero. Secondo fDi Markets, un database di proprietà del Financial Times che tiene traccia degli annunci di progetti greenfield, la Spagna è stata la sesta destinazione mondiale per i progetti di investimento diretto estero dal 2019.
Nel settore delle energie rinnovabili, uno dei punti di forza del Paese, l’anno scorso si è assicurata 77 nuovi progetti, classificandosi al primo posto a livello globale insieme agli Stati Uniti.
Il supporto degli immigrati. Un altro punto di forza degli ultimi tre anni è stata l’immigrazione che ha contribuito ad aumentare la popolazione complessiva da 47,4 milioni a quasi 49 milioni, portando nuova manodopera e facendo registrare nel terzo trimestre di quest’anno un record di 21,8 milioni di occupati.
Il tallone di Achille. Nonostante questo apporto, il tasso di disoccupazione spagnolo è ancora il più alto dell’area euro e molti occupati sono per lo più lavoratori poco qualificati e con basse remunerazioni, impiegati soprattutto nell’edilizia, nell’agricoltura e nel turismo.
Il nodo produttività. Per il Paese resta, infatti, il problema della produttività che dovrebbe essere colmato con maggiori investimenti e con una crescita qualitativa in grado di migliorare il Pil pro capire che in Spagna è rimasto al palo rispetto agli grandi Paesi dell’euro. “Nonostante la recente ripresa, gli investimenti – scrive il Fondo monetario nell’Article IV – sono ancora al di sotto dei livelli di fine 2019 e questa debolezza ha contribuito alla bassa crescita della produttività”.
Una legge di bilancio che non c’è. Forte della sua crescita, la Spagna gode della fiducia dei mercati, nonostante poggi su una incertezza politica simile a quella della Francia. Anche il governo del primo ministro socialista Pedro Sanchez entrato in carica lo scorso anno si basa su una coalizione di minoranza, un assetto che non ha ancora permesso di approvare la legge di bilancio per il prossimo anno.
Le misure precedenti. I vecchi provvedimenti, tuttavia, sono piaciuti al Fondo monetario. A differenza di quanto avvenuto in Italia, i prelievi temporanei sui profitti delle banche e delle società energetiche, ma anche la tassa di solidarietà sui grandi patrimoni hanno contribuito concretamente al Pil per lo 0,2%.
Inoltre il buon andamento delle entrate ha più che compensato la spesa per il sostegno ai prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari per le famiglie e le imprese, che ammonta a circa l’1% del Pil nel 2023.
Il prolungamento per il 2024. Alcune di queste misure, in particolare la riduzione delle aliquote IVA sugli alimenti essenziali e sull’elettricità e i sussidi ai trasporti pubblici, sono state prorogate per parte del 2024, con un costo stimato dello 0,2% del PIL.
La benedizione del mercato. La bontà della gestione si è riflessa sui titoli di Stato. Lo spread tra i Bonos decennali spagnoli e il Bund tedesco è sceso dai 100 punti dello scorso dicembre agli attuali 71 punti, allineandosi agli Oat francesi che nello stesso periodo sono peggiorati passando da 50 a 74 punti.
A novembre, toccherà alle agenzie di rating valutare il percorso della Spagna: Fitch (A- con outlook stabile) l’8 novembre, Moody’s (baa1 con outlook positivo) il 15 novembre.
(da La Repubblica)
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