Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
“LA POLIZIA HA SPARATO LACRIMOGENI AD ALTEZZA D’UOMO (PRASSI VIETATA) SU UNA TRENTINA DI MANIFESTANTI, POI UNA VENTINA DI AGENTI LI CARICA, QUINDI PARTE DA SOLO UN AGENTE CHE PERCORRE 15 METRI IN AVANTI PER MANGANELLARE DUE GIOVANI, UNO CADE A TERRA. UNA DECINA DI MANIFESTANTI TORNA INDIETRO IN LORO SOCCORSO E SPINGONO VIA L’AGENTE, POI LA SEQUENZA RIPORTATA NEI VIDEO, LA SQUADRA DI AGENTI HA VISTO TUTTO MA NON INTERVIENE SUBITO, POI GLI AGGRESSORI SI RITIRANO E FINALMENTE INTERVIENE UN COLLEGA DELL’AGENTE CHE LO SOCCORRE (PS NON ERA UN MARTELLO MA UN MARTELLETTO)
Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del “poliziotto martellato”, soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque.
La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione.
Fortuna vuole che quella scena l’abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall’altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.
In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un’altro batte sull’angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.
A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare “stampa”, convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.
Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un’asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello).
Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l’hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, “basta, basta, lasciamolo stare”. I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno.
Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov’è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo “il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato”.
Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada.
Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l’ultima volta l’emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce.
Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, possiamo parlarne di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti
Rita Rapisardi
giornalista di Espresso
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
“IL GIUDICE ESAMINERÀ OGNI PROIETTILE SPARATO CONTRO ALEX PRETTI: MAGARI ARRIVERÀ ALLA CONCLUSIONE CHE 9 ERANO GIUSTIFICATI, MA SE IL DECIMO NON LO ERA PUOI FINIRE IN PRIGIONE
«L’uccisione di Alex Pretti finirà davanti a un Grand Jury». Eric O’Denius ha
lavorato per 24 anni come deportation officer dell’Ice a Minneapolis, oggi fornisce consulenze legali, e non ha dubbi: «Ogni proiettile sparato dovrà essere giustificato in tribunale. Magari passeranno 12 o 24 mesi, ma casi così finiscono sempre in giudizio».
Gli agenti dell’Ice hanno abbattuto le porte delle case, rotto i finestrini delle auto. Sono comportamenti giustificabili?
«No, non sarebbe professionale da parte di qualsiasi agenzia. L’uso della forza nel nostro distretto era molto raro, ora avviene ogni giorno. Alcuni agenti verranno rimandati nelle sedi di provenienza, ma prima o poi dovranno rispondere delle loro azioni davanti a una corte distrettuale».
Perché?
«Ogni volta che un agente usa la forza deve redigere una relazione che viene archiviata e inviata a un supervisore. A un certo punto qualcuno la esaminerà e si chiederà cosa diavolo sia successo. Si è responsabili delle proprie azioni, e questo concetto viene inculcato a fondo durante la formazione, che si ripete ogni trimestre. Si è responsabili di ogni proiettile sparato, di ogni colpo inferto col manganello».
Nel caso di Pretti i proiettili sono stati dieci.
«Il giudice li esaminerà uno per uno. Magari arriverà alla conclusione che 9 erano giustificati, ma se il decimo non lo era puoi finire in prigione. Oltre al processo penale, poi, ci saranno anche i procedimenti civili».
La Casa Bianca ha detto che hanno l’immunità assoluta.
«La legge è chiara. Tutto si ridurrà alla domanda se il comportamento degli agenti è stato ragionevole. Se il tribunale giungerà alla conclusione che non lo è stato deciderà di conseguenza».
Sono stati arrestati anche cittadini americani, è legale?
«Ci sono condizioni in cui l’Ice è autorizzata ad arrestare i cittadini americani senza un mandato, se li vede commettere reati federali tipo il traffico di droga o persone, se falsificano documenti o aggrediscono agenti. Poi però deve consegnarli appena possibile al Marshals Service o alla magistratura, in uno o due giorni».
In Italia è polemica per l’impiego dell’Ice alle Olimpiadi.
«Ho lavorato mol
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
SCOPPIA UN ALTRO CASO AI GIOCHI INVERNALI: DOPO LA DISTRIBUZIONE DEI MATERIALI (UNA CALZAMAGLIA, DUE PAIA DI CALZE IN FILO DI SCOZIA, UN PAIO DI ANFIBI NON ADATTI ALLA MONTAGNA, UN SOTTO-GIUBBOTTO E UNO SCALDACOLLO) AI CIRCA 1.000 AGENTI IN MISSIONE, I SINDACATI CHE HANNO SCRITTO UNA LETTERA AL MINISTRO DELL’INTERNO PIANTEDOSI E AL CAPO DELLA POLIZIA PISANI: “E’ OFFENSIVO”
Una calzamaglia, due paia di calze in filo di Scozia, un berretto in pile, un paio di anfibi non adatti alla montagna, un sottogiubbotto e uno scaldacollo.
Nulla o quasi di adeguato alle temperature e alla superficie su cui buona parte delle forze di polizia impiegate per i servizi delle Olimpiadi Milano-Cortina si troveranno ad operare.
E così all’indomani della distribuzione dei materiali ai circa 1.000 agenti in missione, è partita la protesta dei sindacati di polizia, dal Siulp (il più rappresentativo) al Coisp, che hanno scritto una lettera al ministro dell’Interno Piantedosi e al capo della Polizia Pisani lamentando come, a differenza dei carabinieri che vantano invece una dotazione adeguata, i poliziotti saranno costretti a lavorare senza l’abbigliamento adatto.
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
MELONI, PRIGIONIERA DELL’OSSESSIONE DEL NEMICO A DESTRA, NON DICE E NON FA DIRE UNA PAROLA, VIVE COME UN INCUBO UN PUNTO PERCENTUALE AL GENERALE, DISINTERESSANDOSI DI PARLARE A UN PAESE CHE RIFIUTA QUESTI ECCESSI, DA MINNEAPOLIS A CASA POUND
In un paese normale, sarebbe stata una “destra normale” che si riconosce nei valori
della Costituzione e che, nel momento in cui è al governo si sente in dovere di difenderli, a impedire a un suo parlamentare di ospitare nella sala stampa della Camera quella compagnia “malvagia e scempia”, per dirla col sommo poeta: il fior fiore delle sigle neofasciste in circolazione.
Invece di essere quantomeno sgomberata – annuncio cui mai il ministro dell’Interno ha dato seguito – a Casa Pound viene cioè concessa una legittimazione politica in pompa magna. Invitata, assieme ad altre sigle dell’estremismo nero, a illustrare una legge a favore della “remigrazione”: sostanzialmente un progetto di deportazione e allontanamento degli immigrati, anche regolari, per tutelare la purezza di una razza.
La questione è politica. Si è consentita, politicamente, la “giornata nera”, e questo attiene alla volontà, non ai regolamenti. Si è cioè rotto un argine. Vale tutto. E tutti, da quelle parti, compresi i sedicenti moderati, tollerano tutto.
È la storia di uno “slittamento”, in cui ogni giorno si supera una soglia, nell’ambito di un meccanismo di competizione a chi è più a destra: Salvini, che aveva arruolato Vannacci per scavalcare a destra Meloni, ora è scavalcato da Vannacci che minaccia
di fare un partito. Questo turba anche la premier, che infatti, prigioniera dell’ossessione del nemico a destra, non dice e non fa dire una parola. Vale per i fascisti alla Camera come sulle esecuzioni dell’Ice, in un contesto in cui l’erosione della civiltà negli Stati Uniti ha l’effetto di far venir meno i freni inibitori anche qui.
Ed è davvero sorprendente cotanto trionfo di minoritarismo politico-culturale, per cui, anche dal punto di vista del consenso, Giorgia Meloni viva come un incubo un punto percentuale al Generale, disinteressandosi di parlare a un paese che rifiuta questi eccessi, dal Minnesota a casa Pound.
Al fondo, la storia è quella di un cuore di tenebra, ove gli antichi battiti del “polo escluso” che vive con revanscismo l’approdo al governo, ritrovano vigore nel corpo nel nazionalismo sovranista. La cui radice non è il passato costituzionale, vissuto come un impiccio, ma un suolo, un popolo, l’italianità da proteggere dalla contaminazione. Tollerare i fascisti alla Camera significa marcare una estraneità rispetto a questo vincolo costituzionale. Non è tattica. È natura.
Alessandro De Angelis
per la Stampa
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
C’E’ ANCHE IL NOME DI KEVIN WARSH, NUOVO PRESIDENTE DELLA FED, TRA GLI OSPITI DI UNA FESTA AI CARAIBI. C’E’ CHI SOSPETTA CHE IL PRESIDENTE USA POTREBBE USARE I FILE IN POSSESSO AL SUO GOVERNO, E ANCORA SECRETATI, PER IMPORRE AL FUTURO CAPO DELLA FEDERAL RESERVE LA SUA LINEA
Il nome di Kevin Warsh, nuovo presidente della Fed, la Banca centrale americana, è indicato tra gli ospiti di una festa che il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019, aveva organizzato ai Caraibi. È quanto emerso dagli oltre tre milioni di file resi pubblici venerdì dal dipartimento di Giustizia.
Non ci sono prove che Warsh sia andato alla festa, ma la coincidenza dei tempi – poche ore prima della pubblicazione dei file, Warsh era stato annunciato da Trump come nuovo capo della Fed – ha gettato ombre non solo sul passato, ma sul futuro degli Stati Uniti.
Quale impatto potrebbero avere eventuali nuove rivelazioni? C’è chi sospetta che il presidente Donald Trump potrebbe usare i file in possesso al suo governo, e ancora secretati, per imporre al futuro capo della Federal Reserve la sua linea.
Il passato di Warsh, come quello di ogni candidato, è stato setacciato dall’Fbi, che era già a conoscenza della sua presenza nei file, eppure niente è cambiato. E ci sono ancora tre milioni di documenti che potrebbero non vedere mai la luce, ufficialmente per “proteggere le vittime”, ma molti sono convinti che serva a tutelare nomi eccellenti.
«Chi state proteggendo?», ha chiesto Danielle Bensky, una delle vittime. «A questo punto abbiamo pochissima fiducia nel dipartimento», ha aggiunto. I democratici hanno chiesto di poter accedere a tutti i file, inclusi quelli secretati, e aspettano l’audizione della ministra della Giustizia, Pam Bondi, attesa alla Camera l’11 febbraio.
Intanto emergono nuovi particolari su Trump. Secondo The Mirror, nel 2017 Epstein criticò il tycoon in uno scambio di email con l’ex segretario al Tesoro Larry Summers, al tempo del primo mandato presidenziale. «Il mondo non capisce quanto è stupido Trump», aveva scritto Epstein. Il finanziere e Summers avevano parlato della possibilità che la Russia avesse aiutato il tycoon a vincere le elezioni. «Quanto è colpevole Donald?», chiedeva Summers, per poi ammettere che la possibilità era «plausibile ma non certa».
Trump ha sempre negato il coinvolgimento di Mosca. Retroscena che si aggiungono alla testimonianza di una vittima che aveva indicato Trump come l’organizzatore nel resort di Mar-a-Lago di “aste sessuali” con ragazzine di tredici anni. Nei documenti sono stati citati anche il suo segretario al Commercio, Howard
Lutnick, lo stratega Steve Bannon, il maggior finanziatore del tycoon, Elon Musk, e Sergey Brin, co-fondatore di Google e altro donatore generoso del presidente.
(da La Repubblica)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI PERSONE VISITANO LA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, DOVE È COMPARSO UN AFFRESCO IN CUI UN ANGELO HA IL VOLTO DI GIORGIA MELONI
Centinaia di persone da stamattina hanno visitato la Basilica di San Lorenzo in
Lucina, a Roma, per vedere l’affresco in cui il volto di un angelo assomiglia a quello di Giorgia Meloni.
Dopo le polemiche di ieri, rimbalzate su tutti gli organi di stampa, la smentita del restauratore Bruno Valentinetti (“ho solo restaurato il dipinto che c’era prima, è un angelo, ognuno ci vede quello che vuole”) tantissime persone, tra romani curiosi e turisti hanno affollato la Basilica romana, complice la domenica assolata della capitale, per osservare da vicino il restauro dell’affresco che fa da sfondo alla cappella delle Anime Sante.
Dopo aver atteso la fila e guardato da vicino l’affresco, sono molti i visitatori che concordano con chi ha visto nel dipinto una somiglianza con il volto di Giorgia Meloni.
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
PER 6 ITALIANI SU 10 LA DUCETTA DEVE DISTANZIARSI DAL TYCOON, UN ITALIANO SU DUE CONSIDERA IL RAPPORTO MELONI-TRUMP NON VANTAGGIOSO PER IL NOSTRO PAESE – PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ”CRIMINALITÀ” DI TRUMP
La morte dell’italo-americano di 37 anni Alex Pretti, avvenuta durante un’operazione dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) a Minneapolis, non è rimasta confinata alla cronaca statunitense. Al contrario, ha agito come un detonatore politico, facendo emergere un disagio profondo che attraversa anche l’opinione pubblica italiana. Un disagio che riguarda la sicurezza globale, il rapporto con gli Stati Uniti e, non ultimo, la postura internazionale del nostro governo. Negli Stati Uniti la vicenda ha accelerato una crisi di consenso già messa in luce da molti media americani.
Gli ultimi sondaggi made in Usa registrano un calo di popolarità per Donald Trump con una media di circa dieci punti percentuali. Il malessere dell’elettorato americano ricalca, sorprendentemente, molte delle ansie percepite anche in Italia
Secondo recenti sondaggi di Only Numbers, tre italiani su quattro (73.1%) ritengono che il mondo, sotto la guida della politica trumpiana, stia diventando un posto meno sicuro. Un dato che fotografa un Paese smarrito, inquieto, interpellato direttamente e continuamente dagli equilibri internazionali. Non sorprende, quindi, che il 58.7% degli italiani chieda alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di definire con maggiore chiarezza le distanze da un certo tipo di politica americana, soprattutto dopo episodi controversi nei confronti del nostro Paese, come le accuse rivolte da Trump ai militari italiani impegnati in Afghanistan.
Insomma, la cosiddetta “linea dura” di Washington non convince. Il 62.2% degli italiani la respinge, mentre solo un cittadino su quattro (26.3%) la difende apertamente. Ancora più netto è il giudizio degli italiani di fronte a un’ipotesi
volutamente provocatoria, che tocca corde profonde della sensibilità collettiva e della sovranità nazionale: l’impiego sul territorio italiano di forze speciali sul modello dell’Ice per contrastare l’immigrazione irregolare.
Solo il 34,8% degli intervistati si dichiara favorevole, con un consenso concentrato soprattutto tra gli elettori dei partiti di governo, in particolare Lega (74.4%) e Fratelli d’Italia (60.3%). Di contro, oltre la metà della popolazione (52,0%) esprime una posizione apertamente contraria. È un segnale chiaro: la sicurezza non può essere affrontata sacrificando diritti, equilibrio istituzionale e consenso democratico. Il rapporto di fiducia tra l’opinione pubblica italiana e Donald Trump appare dunque seriamente compromesso.
Per il 44.2% degli italiani, il presidente americano agisce più per consolidare il proprio potere e “fare il proprio gioco” piuttosto che per promuovere stabilità e cooperazione internazionale, come invece vorrebbe far credere. Forse il dato più allarmante riguarda il piano dei valori: il 68,3% degli italiani, infatti, ritiene che Trump stia mettendo a rischio i principi stessi della democrazia. Una percezione che segna un salto qualitativo nella critica, che non è più solo politica o geopolitica, ma profondamente culturale e istituzionale.
In questo contesto, anche il legame politico e personale tra Meloni e Trump viene messo in discussione: un italiano su due (47,2%) lo considera non vantaggioso per il nostro Paese, ritenendo anzi che finisca spesso per mettere la premier in difficoltà sul piano della politica interna.
Alessandra Ghisleri
per la Stampa
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
“NON ACCETTEREMO MAI L’OCCUPAZIONE RUSSA”
“Non non ho mai creduto alla tregua di Putin mentre noi congeliamo. Per niente”,
dice Oleksandra Matviichuk, ucraina, premio Nobel per la Pace nel 2022 con la sua ong Center for Civil Liberties.
“Perché sinora la Russia ha sempre bombardato esplicitamente i civili, senza alcuna pietà. Ricordo le parole di Trump anche in favore dei manifestanti in Iran, e poi invece nulla è stato fatto contro il massacro di decine di migliaia di innocenti. Allo stesso modo, l’anno di negoziati del presidente americano con lo zar è stato, dati alla mano, il più mortale per noi ucraini”
“Se Putin ha davvero accettato di fermare per qualche giorno la sua furia omicida contro di noi, avrà di certo un secondo scopo. Come quello di riorganizzarsi militarmente, o forse è a corto di missili. Appena li riavrà, ricomincerà a bombardarci”. “Ovvio che noi ucraini vogliamo la pace. Ma questa non reggerebbe se cedessimo i nostri territori. Non accetteremo mai l’occupazione russa”
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
GLI AGENTI USANO UN’APP SVILUPPATA DA PALANTIR PER SCOVARE GLI IMMIGRATI: IL SOFTWARE USA DATI MEDICI PER INDIVIDUARE FAMIGLIE E PERSONE DA ESPELLERE – TUTTE LE SOCIETA’ CHE INCASSANO GRAZIE ALLE SQUADRACCE DI TRUMP: AT&T, DELOITTE
L’Immigration and Customs Enforcement è finita sotto tiro dopo che una seconda persona è stata uccisa dagli agenti federali a Minneapolis. I manifestanti chiedono ora la fine dei finanziamenti federali aggiuntivi all’agenzia, in vista di un possibile shutdown del governo legato alla disputa sui fondi. Le conseguenze, tuttavia, potrebbero andare oltre il confronto politico, estendendosi alle centinaia di aziende che negli ultimi anni hanno ottenuto contratti con l’Ice
Palantir: il fornitore di software tecnologico e di analisi ha ottenuto 139,3 milioni di dollari nel 2022 per assistere nelle “operazioni di gestione dei casi investigativi”, nel supporto alla manutenzione e nei “miglioramenti personalizzati”.
AT&T: il gigante delle telecomunicazioni si è aggiudicato 90,7 milioni di dollari nel 2021 per fornire all’Ice prodotti It, di rete e assistenza in un contratto che scadrà a settembre, anche se include una potenziale data di scadenza nel 2032 che potrebbe portare il valore dell’accordo a 165,2 milioni di dollari.
Deloitte: l’Ice ha assegnato alla società di consulenza diversi contratti pluriennali negli ultimi anni, tra cui un contratto da 24 milioni di dollari nel 2023 per fornire “supporto alla modernizzazione dei dati” fino al 2027.
Dell: la divisione appalti governativi dell’azienda ha ottenuto 18,8 milioni di dollari nell’aprile 2025 per supportare l’ufficio del responsabile informatico dell’Ice “attraverso l’acquisto delle licenze software Microsoft Enterprise”.
Motorola Solutions: azienda separata dal produttore di telefoni cellulari Motorola Mobility che produce walkie-talkie e sistemi di videosorveglianza, Motorola
Solutions si è aggiudicata nel settembre 2023 un contratto da 15,6 milioni di dollari per “implementare e mantenere” l’infrastruttura di comunicazione tattica dell’Ice.
General Dynamics: l’azienda di difesa detiene un contratto da 9,6 milioni di dollari con l’Ice per fornire “servizi di indagine sui precedenti”.
L3 Harris: l’appaltatore della difesa L3 Harris si è aggiudicato nel 2022 un contratto da 4,4 milioni di dollari con l’Ice per la fornitura di apparecchiature volte a “determinare la posizione dei telefoni cellulari oggetto di indagine per indagare su crimini e minacce”.
FedEx: il corriere postale fornisce servizi di consegna all’Ice fino a marzo 2027 con un contratto del valore di 2,3 milioni di dollari.
Comcast: l’azienda detiene un contratto con l’Ice del valore di 60.965,64 dollari per fornire all’agenzia la trasmissione via cavo in cinque “sale regionali”.
Charter Communications: l’azienda fornisce servizi via cavo e Internet all’ufficio locale dell’Ice per le indagini sulla sicurezza interna a Beaumont, in Texas, con un contratto del valore di 12.837 dollari, che potrebbe arrivare a 21.839 dollari ed essere prorogato fino al 2028.
La società di consulenza gestionale McKinsey & Company ha dichiarato nel luglio 2018 che avrebbe interrotto la collaborazione con l’Ice dopo aver rivelato di aver svolto attività di consulenza per l’agenzia per un valore di 20 milioni di dollari.
Secondo quanto riferito, la rivelazione ha scatenato proteste tra i dipendenti attuali ed ex dipendenti che si opponevano alle politiche sull’immigrazione durante il primo mandato del presidente Donald Trump. Anche i dipendenti di Microsoft hanno protestato contro il contratto da 19,4 milioni di dollari stipulato dall’azienda con l’Ice, sebbene Microsoft non abbia mai rivelato se abbia interrotto i rapporti con l’agenzia (nel 2018 l’amministratore delegato Satya Nadella ha dichiarato che l’azienda forniva supporto cloud all’Ice e ha definito le politiche sull’immigrazione di Trump “semplicemente crudeli e abusive”).
La scorsa settimana, più di 250 dipendenti di diversi giganti della tecnologia, tra cui Amazon, Palantir, Spotify, Google e Tesla, hanno chiesto ai loro datori di lavoro di pronunciarsi pubblicamente contro l’Ice, di “chiamare la Casa Bianca e chiedere che l’Ice lasci le nostre città” e di annullare tutti i contratti aziendali con l’agenzia. Non è immediatamente chiaro se alcune delle aziende abbiano contratti con l’Ice.
Negli ultimi giorni decine di migliaia di persone hanno manifestato a Minneapolis chiedendo che l’Ice lasci il Minnesota e che i funzionari siano ritenuti legalmente responsabili della morte di Pretti e Renee Good, uccisi a colpi di arma da fuoco dagli agenti federali nel corso della repressione dell’immigrazione da parte dell’amministrazione Trump.
(da agenzie)
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