Destra di Popolo.net

“ERO POSSEDUTO. MI È APPARSA LA MELONI IN SOGNO, SEMBRAVA LA MADONNA DI FATIMA. MI DICEVA DI DIPINGERE L’ANGELO A SUA IMMAGINE. LA MANO ANDAVA DA SOLA”: BRUNO VALENTINETTI, IL RESTAURATORE DEL RITRATTO DEL CHERUBINO CON LA FACCIA DI GIORGIA MELONI NELLA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA SI DA’ AL CAZZEGGIO DA SAGRESTIA

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

“ODDIO, LA RISENTO. DIRIGITI ALLA CAPPELLA SISTINA, CI SONO DUE COL DITO, UNO HA LA BARBA’. NO, LA CAPPELLA SISTINA NO! CHIAMATEMI UN ESORCISTA!”… LA BATTUTA DI FIORELLO: “C’ERA GENTE INGINOCCHIATA SOTTO L’AFFRESCO: ‘TI PREGO, LEVA LE ACCISE'”

“Ero posseduto. Dormivo e mi è apparsa la Meloni in sogno, vestita di bianco… sembrava la Madonna di Fatima! Mi diceva: ‘Bruno, dipingi l’angelo a mia immagine… mettigli la mia faccia…’. La mano andava da sola! Oddio, la risento… ‘Bruno, dirigiti alla Cappella Sistina… ci sono due col dito, uno ha la barba…’. No, la Cappella Sistina no! Chiamatemi un esorcista!”.
Lo ha detto a Fiorello nella puntata de La Pennicanza di oggi, Bruno Valentinetti, il restauratore del ritratto del cherubino alla Basilica di San Lorenzo in Lucina al centro delle polemiche in questi giorni.
“Sono andato lì di persona e non ci potevo credere: c’era la fila! – dice Fiorello – All’inizio ho pensato: ‘Guarda quanta gente che vuole pregare…’. Macché! Erano tutti in fila per vedere l’angelo Meloni! C’era gente inginocchiata sotto l’affresco: ‘Ti prego, leva le accise…’, ‘Fammi arrivare la pensione…’. Ma nessuno ha notato che lì vicino c’era un crocifisso… con la faccia di La Russa!”.
La puntata de La Pennicanza di oggi, il programma in coppia con Biggio su Rai Radio2 Biggio dal lunedì al venerdì alle 13:45, si è aperta con un nuovo appello dopo il ciclone Harry (Cateno De Luca ha proposto subito 50 milioni per acquistare le case sfitte, un’idea da valutare… Teniamo sempre accesi i riflettori su Sardegna, Calabria e soprattutto sulla Sicilia, Niscemi in particolare”), poi l’ironia sulla Fontana di Trevi da oggi a pagamento per i non residenti. Infine, Fiorello si è complimentato con Jovanotti diventato commendatore e ha chiesto unaonorificenza anche per lui al finto Mattarella, un segmento ormai cult del programma.
(da agenzie)

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PUTIN TIENE TUTTI I POTENTONI DEL MONDO PER LE PALLE: SECONDO FONTI DI INTELLIGENCE AMERICANA, JEFFREY EPSTEIN GESTIVA “LA PIÙ GRANDE OPERAZIONE DI HONEYTRAP DEL MONDO” PER CONTO DEL KGB

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

PROCURANDO DONNE ALLA SUA RETE DI PORCELLONI (DONALD TRUMP IN TESTA), IL FINANZIERE PEDOFILO, E QUINDI A CASCATA IL CREMLINO, AVEVA LA CAPACITÀ DI RICATTARE I SUOI COMPAGNI DI MERENDE… EPSTEIN AVREBBE INCONTRATO ANCHE LO STESSO PUTIN … LA FACILITÀ CON CUI RIUSCIVA A FAR ARRIVARE “RAGAZZE” DALLA RUSSIA

Secondo fonti dell’intelligence, Jeffrey Epstein gestiva “la più grande operazione di honeytrap del mondo” per conto del KGB quando procurava donne per la sua rete di associati. La pubblicazione di oltre tre milioni di nuovi documenti relativi al defunto trafficante sessuale dà nuova credibilità a affermazioni incendiarie avanzate da alti funzionari della sicurezza: Epstein avrebbe lavorato per conto di Mosca e, forse, anche di Israele, facilitando incontri riservati per alcuni degli uomini più potenti del pianeta.
I fascicoli comprendono 1.056 documenti che citano il presidente russo Vladimir Putin e 9.629 riferimenti a Mosca. Epstein sembra persino aver ottenuto udienze con Putin dopo la sua condanna del 2008 per aver procurato una minorenne alla prostituzione.
Secondo le fonti, questo potrebbe spiegare perché Epstein conducesse uno stile di vita da ultra-ricco del tutto sproporzionato rispetto alla sua carriera ufficiale di finanziere, anche se non esistono prove documentali che colleghino direttamente Putin o i suoi servizi segreti alle attività illecite di Epstein.
Le stesse fonti affermano però che, mentre i servizi di sicurezza statunitensi monitoravano da anni i legami russi di Epstein, le controparti britanniche sarebbero state più caute a causa delle sue connessioni con Andrew Mountbatten-Windsor.
Tra i documenti figura anche un’email secondo cui Bill Gates avrebbe chiesto a uno dei consulenti di Epstein di procurargli medicinali per curare malattie sessualmente trasmissibili dovute a “rapporti con ragazze russe” — un’accusa che Gates ha definito “completamente falsa”.
Il materiale include inoltre un documento che conferma quanto rivelato dal Mail on Sunday nell’ottobre scorso: Epstein avrebbe offerto di presentare Andrew a una “bellissima” donna russa di 26 anni nell’agosto 2010, due anni dopo la condanna di Epstein.
Secondo esperti dell’intelligence americana, Epstein sarebbe entrato nel mondo dello spionaggio attraverso affari con Robert Maxwell, il discusso magnate dei media che — come Epstein — morì in circostanze oscure: nel suo caso, il corpo fu ritrovato galleggiante nell’Atlantico nel 1991, dopo una presunta caduta dallo yacht. Epstein fu trovato impiccato nel 2019, ma i suoi familiari ritengono che sia stato ucciso per metterlo a tacere.
La figlia di Maxwell, Ghislaine, sta scontando una condanna a 20 anni di carcere per traffico sessuale di minori e altri reati legati alla sua associazione con Epstein, che avrebbe conosciuto poco dopo la morte del padre.
Fonti della sicurezza affermano che Robert Maxwell fosse una risorsa russa fin dagli anni Settanta, quando lavorò all’estradizione di ebrei sovietici verso Israele con il coinvolgimento del Mossad. In cambio, sostengono, Maxwell avrebbe riciclato denaro russo in Occidente, con l’aiuto di Epstein.
Ritengono inoltre che il finanziere sia stato presentato a Maxwell e al KGB da un magnate del petrolio a sua volta al servizio dell’intelligence russa. Le indagini sugli affari di Maxwell hanno rivelato legami non solo con KGB e Mossad, ma anche con MI6.
Funzionari della sicurezza statunitense ritengono infine che Epstein avesse legami di lunga data con la criminalità organizzata russa, che potrebbe averlo ricattato. Questo spiegherebbe la facilità con cui riusciva a far arrivare “ragazze” dalla Russia. Una fonte ha dichiarato: «Hai Andrew, Bill Gates, Donald Trump, Bill Clinton e tutti gli altri messi in posizioni compromettenti su un’isola piena di tecnologia. È la più grande operazione di honeytrap al mondo.
Gli americani lavorano su questa pista da anni, mentre i nostri sembrano più titubanti, presumibilmente per il legame con la famiglia reale». Tutte le personalità di alto profilo citate nei documenti negano qualsiasi illecito.
Gli ultimi file su Epstein comprendono 1.056 documenti che citano Vladimir Putin e 9.629 riferimenti a Mosca. In una email sorprendente inviata a Epstein l’11 settembre 2011, un collaboratore non identificato parla di un “appuntamento con Putin” durante un imminente viaggio in Russia. La persona scrive:
«Ho parlato con Igor. Ha detto che l’ultima volta che eri a Palm Beach gli avevi detto che avevi un appuntamento con Putin il 16 settembre e che poteva prenotare il biglietto per arrivare in Russia qualche giorno prima di te».
Epstein sembra aver programmato un altro incontro con Putin nel 2014. In una email, l’imprenditore giapponese Joi Ito scrive al pedofilo che un altro miliardario americano, Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, non sarebbe riuscito a partecipare: «Ciao Jeffrey, non sono riuscito a convincere Reid a cambiare agenda per venire a incontrare Putin con te».
Non è chiaro se quell’incontro abbia mai avuto luogo. Una email successiva di Ito suggerisce che sia stato cancellato dopo che forze filorusse abbatterono un aereo della Malaysia Airlines sopra l’Ucraina il 17 luglio 2014, causando la morte di 298 persone. Tre giorni dopo Ito scrive: «Ora è una cattiva idea dopo il disastro aereo».
Nel frattempo, nello scambio del 2010 riguardante l’ex duca di York, Epstein disse ad Andrew di avere “un’amica con cui penso ti piacerebbe cenare”. Alla richiesta di dettagli, rispose: «Ha 26 anni, è russa, intelligente, bella, affidabile e sì, ha la tua email». Il Mail on Sunday aveva già rivelato che questa donna, una bionda dagli occhi azzurri, sarebbe stata “non solo abusata da Epstein ma anche trafficata da lui per molti anni”, secondo il suo legale.
In un’altra email del novembre 2010, Epstein chiede a un interlocutore se abbia bisogno di un visto russo, aggiungendo: «Ho un amico di Putin, dovrei chiederglielo?». Altri messaggi mostrano Epstein sostenere di poter fornire al Cremlino informazioni preziose su Trump in vista di un vertice con Putin a Helsinki.
Il finanziere scrisse a Thorbjørn Jagland, allora segretario generale del Consiglio d’Europa, suggerendo di poter trasmettere a Putin indicazioni su come trattare con il presidente americano. In uno scambio del giugno 2018, Epstein indicò che Vitaly Churkin, ambasciatore russo all’ONU, “capiva Trump dopo le nostre conversazioni”.
Consigliò inoltre che Jagland potesse «suggerire a Putin che Lavrov può ottenere indicazioni parlando con me». Epstein affermò che Trump “deve essere visto come qualcuno che ottiene qualcosa”. Jagland rispose che avrebbe incontrato l’assistente di Lavrov il lunedì successivo per trasmettere il messaggio.
All’inizio di quel mese Epstein aveva anche scritto a Steve Bannon, alleato di Trump, informandolo che Jagland avrebbe incontrato Putin e Lavrov e poi avrebbe pernottato nella sua villa parigina.
Questi scambi straordinari precedettero il vertice di Helsinki del luglio 2018, durante il quale Trump dichiarò di non credere che la Russia avesse interferito nelle elezioni presidenziali del 2016.
Un altro documento rivela che l’FBI era stata avvertita che Epstein era ritenuto una spia del Mossad. Un rapporto interno riporta che una fonte disse all’agenzia: «Epstein era vicino all’ex primo ministro israeliano Ehud Barak ed è stato addestrato come spia sotto di lui».
Nel giugno 2013 Epstein scrisse a Barak: «Putin riorganizzerà il suo staff in estate, avvicinando solo persone di massima fiducia… più informazioni al telefono o di persona». La stessa fonte evidenziò anche i legami di Epstein con Masha Drokova, ex leader di un’organizzazione giovanile di Putin, oggi imprenditrice a San Francisco, un tempo fervente sostenitrice del presidente russo e protagonista di un documentario in cui lo bacia.
Secondo la fonte, la società di Drokova, Day One Ventures, sarebbe «in Silicon Valley per rubare tecnologia». Il rapporto descrive anche un colloquio tra un informatore dell’FBI e Drokova: «Parlarono, ma Drokova non disse nulla sulla tecnologia; guardò invece l’informatore e disse: “Tu conoscevi Epstein, vero?”. Disse che Epstein era un “uomo meraviglioso” e che era una vera vergogna ciò che gli era stato fatto».
Nel 2021, un libro del giornalista investigativo Craig Unger ha sostenuto che, prima di diventare presidente, Trump avrebbe stabilito legami con l’ambiente di Putin attraverso la sua amicizia quindicennale con Epstein.
In American Kompromat: How The KGB Cultivated Donald Trump, Unger afferma anche che Epstein si affidava a prosseneti russi per procurarsi molte delle ragazze che abusava, e ritiene che l’FSB, successore del KGB, possa aver ottenuto materiale di ricatto dai numerosi video che Epstein avrebbe registrato dei suoi amici famosi insieme alle ragazze.
(da agenzie)

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CALDORO, CONTRATTI D’ORO, RADDOPPIA LO STIPENDIO PER L’EX GOVERNATORE DELLA CAMPANIA, CONTRATTUALIZZATO A PALAZZO CHIGI COME “CONSIGLIERE DELLA PREMIER PER I RAPPORTI CON LE PARTI SOCIALI”: DAL 1 NOVEMBRE LA CONSULENZA GLI FRUTTA 60MILA EURO (LORDI) ALL’ANNO

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

GUADAGNA IL DOPPIO IL GIORNALISTA CRISTIANO BOSCO, EX CORRISPONDENTE IN LIGURIA PER LA “PADANIA”: 120MILA EURO COME “RESPONSABILE DELLA PIANIFICAZIONE E DELLA PROMOZIONE” PER IL VICEPREMIER SALVINI (CHE S’È PORTATO ANCHE ALBERTO DI RUBBA, GIÀ TESORIERE DEL CARROCCIO, CONDANNATO IN SECONDO GRADO PER PECULATO

Deve essere davvero molto apprezzato il lavoro di Stefano Caldoro, ex presidente della regione Campania ed ex ministro berlusconiano, alla corte di Giorgia Meloni.
Era stato contrattualizzato a fine aprile dello scorso anno come «consigliere per i rapporti con le parti sociali» della premier con uno stipendio di 30mila euro (lordi) all’anno. Ecco che dopo appena cinque mesi è scattato il raddoppio: la consulenza, dall’1 novembre, è stata aggiornata a 60mila euro. Una promozione in piena regola.
Tra assunzioni e aumenti di retribuzioni, non è l’unica novità tra gli staff di Palazzo Chigi.
Il vicepremier Matteo Salvini ha infatti ingaggiato il giornalista Cristiano Bosco, già corrispondente in Liguria per la Padania, nelle vesti di «responsabile della pianificazione e della promozione delle attività». L’indennità è di120mila euro all’anno.
Salvini ha poi portato (da maggio) con sé – a titolo gratuito – anche il tesoriere della Lega, Alberto Di Rubba, che pochi giorni fa è stato condannato dalla Corte d’Appello a due anni e 8 mesi per peculato nell’ambito dell’inchiesta sulla Lombardia Film Commission.
Sempre pro bono (e con possibilità di avere il badge), è entrato a palazzo Chigi, il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, nominato «consigliere per l’agroalimentare» di Antonio Tajani.
Altro arruolato, a titolo gratuito, a palazzo Chigi è Roberto Carlo Mele, responsabile amministrativo di Fratelli d’Italia, voluto dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.
In materia di aumenti di retribuzione, il 2025 è stato un ottimo anno per Luigi Augussori, ex senatore della Lega, consigliere per gli affari istituzionali del ministro Roberto Calderoli: è passato da 64.800 euro annui a 77mila euro.
(da Domani)

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IL TEXAS FA SOGNARE I DEMOCRATICI: VITTORIA NEL SEGGIO ULTRA TRUMPIANO

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

ORMAI APPROVA LA SUA POLITICA CRIMINALE SOLO IL 37% DI AMERICANI

Quella del Texas, tenuta nel periodo più freddo dell’anno, a gennaio, cosa molto rara negli Usa, e di sabato anziché nel solito martedì, altra anomalia, potrebbe non essere un barometro affidabile. Ma lo è, e non solo perché conferma la tendenza emersa in altre votazioni recenti: piovono anche sondaggi che indicano una crescente impopolarità di Trump per l’andamento dell’economia e, dopo le violenze delle milizie anti immigrati dell’Ice, anche per la brutale campagna contro i lavoratori stranieri.
Alle numerose rilevazioni delle ultime settimane si aggiunge ora quella del Pew Center, un istituto autorevole e indipendente: gli americani che approvano la presidenza Trump scendono dal 40 al 37%, quelli che la disapprovano salgono al 61%.
Solo un quarto degli 8.500 intervistati (27%) approva gran parte delle cose fatte dal presidente mentre quelli che rispondono «pochi o nessuno» sono il 52%. Giudizi negativi, e in peggioramento rispetto a indagini precedenti, anche sulla salute fisica e mentale di Trump, sulla sua capacità di leadership. I numeri più bassi sul rispetto della democrazia e dei valori etici.
La cosa forse più grave per gli strateghi elettorali repubblicani è la perdita di consensi tra gli ispanici: Trump è tornato alla Casa Bianca anche perché ha conquistato quasi metà del voto latino (46%), in passato largamente democratico. Ora, però, il consenso tra gli ispanici è sceso al 38%.
Avevano abbandonato Biden per l’economia, i prezzi troppo alti. Con Trump non va meglio e allora lo bocciano al 69% per la gestione dell’inflazione. E cresce anche l’irritazione per l’offensiva anti immigrati: anche gli ispanici regolari volevano lo stop al flusso dei clandestini e l’espulsione dei criminali, ma l’Ice va a caccia di chiunque abbia la pelle olivastra.
I democratici ora pensano di vincere le elezioni di novembre, se si terranno in modo regolare, senza interferenze e impedimenti. Cosa non scontata, visto l’atteggiamento del governo e le cose dette da Trump.
(da agenzie)

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TRUMP PERDE TRA I COWBOY DEL TEXAS, ALLE SUPPLETIVE PER DUE SEGGI NELLO STATO ROCCAFORTE DEL PARTITO REPUBBLICANO, LA DEM TAYLOR REHMET HA BATTUTO LA CONSERVATRICE LEIGH WAMBSGANSS, APPOGGIATA DAL TYCOON, IN UN DISTRETTO IN CUI IL PRESIDENTE AVEVA VINTO CON UNO SCARTO DI 17 PUNTI ALLE PRESIDENZIALI DEL 2024

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

TRUMP CROLLA NEI SONDAGGI E TREMA IN VISTA DELLE MIDTERM DI NOVEMBRE: IL 52 PER CENTO DEI CITTADINI PENSA CHE NON ABBIA PIÙ LE CONDIZIONI MENTALI PER GUIDARE IL PAESE. E IL CONSENSO TRA GLI ISPANICI, IL CUI VOTO FU FONDAMENTALE NELLA SUA RIELEZIONE, È IN PICCHIATA

In Texas, dove Donald Trump nel 2024 aveva vinto con margini impressionanti, sono arrivati due segnali forti: la gente protesta contro l’Ice e comincia a guardare ai democratici come alternativa. In una tornata di elezioni speciali per coprire seggi vacanti, uno nel Senato statale e l’altro alla Camera federale, i liberal hanno vinto.
Taylor Rehmet ha battuto la repubblicana Leigh Wambsganss, appoggiata da Trump, in un distretto in cui il tycoon aveva vinto di 17 punti alle presidenziali, conquistando un seggio al Senato.
Il democratico Christian Menefee ha battuto la rivale del suo stesso partito, Amanda Edwards, prendendo il seggio alla Camera rimasto vacante da tredici mesi dopo la morte del deputato Sylvester Turner. Il distretto era democratico, ma il risultato ha ridotto la già scarna maggioranza dei conservatori, ora 218 a 214.
A spingere la vittoria è stata una campagna improntata contro Ice e Border Patrol, le agenzie federali dell’immigrazione finite sotto accuse per gli abusi e la morte, a Minneapolis, in Minnesota, di due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti, uccisi a sangue freddo dagli agenti.
Anche i sondaggi indicano il crollo di popolarità di Trump. Secondo Pew Research, il 61 per cento degli intervistati ha bocciato la politica del presidente. Ma c’è un altro dato che a Trump non piacerà: Il 52 per cento pensa che non abbia più le condizioni mentali per guidare il Paese.
E tra i conservatori quelli che lo ritengono in grado ancora di governare sono passati dal 75 al 66 per cento, mentre alla sua moralità crede solo il 42. Tra i dem solo il 2 per cento lo ritiene moralmente accettabile, e il 3 in buone condizioni fisiche e mentali.
Negli Stati Uniti non c’è la crescita di una semplice opposizione, ma la volontà dei cittadini di sottolineare i confini della partecipazione civica. Centinaia di migliaia di americani hanno marciato per protestare contro le violenze dell’Ice, sfidando il freddo artico.
(da agenzie)

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SCROCCONI A CINQUE CERCHI: IN ATTESA DELLA CERIMONIA INAUGURALE DEI GIOCHI DI MILANO-CORTINA, UNA ARCITALIANA “TRATTATIVA STATO-CIO” HA PERMESSO DI ACCREDITARE TUTTI I COMPONENTI DEL SOTTOGOVERNO MELONI (SOTTOSEGRETARI E VICEMINISTRI, SONO 39 IN TUTTO) MA SENZA L’ACCOMPAGNATORE (PRIVILEGIO CHE SARA’ CONCESSO INVECE AI MINISTRI)

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

IL MINISTRO ABODI HA FATTO SUBITO SAPERE CHE HA ACQUISTATO UN BIGLIETTO PER LA FIGLIA …AI POLITICI CHE NON RIUSCIRANNO A METTERE LE MANI SUL PASS RESTERANNO DUE STRADE: CHIEDERE UN FAVORE AGLI SPONSOR O PIAZZARSI DAVANTI ALLA TV CON BIRRA E FRITTATONA DI CIPOLLE

Come facciamo con il sottosegretario che ci tiene tanto? E con la viceministra che si è così adoperata nei tavoli tecnici? Dietro le quinte del braciere che sarà acceso venerdì a San Siro si è consumata una arcitaliana «trattativa Stato-Cio» per accreditare tutti i componenti del sottogoverno Meloni (sottosegretari e viceministri, appunto: 39 in tutto) alla cerimonia di inaugurazione di venerdì delle Olimpiadi invernali. Missione riuscita, protocollo cambiato: alla fine, nel primo anello della tribuna autorità di San Siro ci sarà posto anche per loro.
Ma attenzione: senza il «+ 1». E cioè l’accompagnatore. «Privilegio» che sarà invece concesso — anche questo dopo tira e molla con la rigida organizzazione elvetica a Cinque Cerchi, perché all’inizio non era previsto — a tutti i ministri. E non solo ad Andrea Abodi che per la burocrazia olimpica ha diritto al «+ 1» alla stregua dei rappresentanti degli organi costituzionali (capo dello Stato, premier, presidenti di Camera e Senato, presidente della Corte costituzionale).
Dalla parti della Fondazione Milano-Cortina confessano con molto aplomb: «Sì, c’è un interesse incredibile, è l’evento sportivo più importante che si svolge in Italia da 20 anni a questa parte, imparagonabile con i Giochi di Torino». Sicché la politica si è fatta slavina: «Vengo anch’io!».
Ne sanno qualcosa al ministero dello Sport, i cui centralini in queste ultime settimane sono impazziti. Ha chiesto accrediti istituzionali, validi anche per le gare, gran parte degli europarlamentari — di destra e sinistra — eletti nel collegio Nord-Ovest. Respinti. Si sono fatti sotto deputati e senatori eletti in Lombardia: anche per loro non c’è stato nulla da fare. C’è anche chi, eletto in Sicilia, ha vantato avi milanesi, pur di agguantare un pass per la cerimonia di tutte le cerimonie. Un pressing quasi cinematografico a metà tra film di Vanzina (Olimpiadi a Cortina) e mitici Totò e Peppino a Milano.
Il governo ha distribuito un vademecum informale di chi potrà esserci, chi no, chi dovrà presentarsi da solo e chi potrà farlo in compagnia. Un’attenzione tale da obbligare il ministro Abodi a far sapere in giro che perfino lui ha acquistato un biglietto per la figlia (in tribuna siederà con la moglie).
Le principali cariche istituzionali, compresi i vicepremier, avranno diritto a un paio di posti, in un’altra area dello stadio, per gli staff ristretti. All’onorevole Tomaso Largaspugna, prototipo del parlamentare furbastro uscito dalla penna di Arnaldo Fraccaroli, resteranno tre strade: comprarsi il biglietto, chiedere un favore agli sponsor o piazzarsi davanti alla tv con birra e frittatona di cipolla
(da Corriere della Sera)

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“L’EUROPA DEVE PASSARE DALLA CONFEDERAZIONE ALLA FEDERAZIONE” : MARIO DRAGHI RICEVE LA LAUREA HONORIS CAUSA DALL’UNIVERSITÀ KU LEUVEN, IN BELGIO, E METTE L’UE DAVANTI A UNA SCELTA

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

“C’E’ UN FUTURO IN CUI RISCHIA DI DIVENTARE SUBORDINATA, DIVISA E DEINDUSTRIALIZZATA. UN’EUROPA INCAPACE DI DIFENDERE I PROPRI INTERESSI NON POTRÀ PRESERVARE A LUNGO I PROPRI VALORI” …”L’ORDINE GLOBALE OGGI È DEFUNTO. LA MINACCIA È CIÒ CHE LO SOSTITUIRÀ. GLI STATI UNITI? CERCANO IL DOMINIO”

L’ex premier Mario Draghi ha ricevuto la laurea honoris causa dall’università Ku Leuven, in Belgio. L’onorificenza gli è stata assegnata “per il suo contributo eccezionale al processo di integrazione economica e monetaria europea, per una
leadership fondata sulla responsabilità, sul giudizio equilibrato e sul rigore intellettuale in momenti in cui l’area dell’euro affrontava una crisi esistenziale”.
Draghi è stato insignito della laurea ad honorem, inoltre, “per aver fornito una bussola strategica capace di posizionare con successo l’Ue in un mondo in rapido cambiamento, caratterizzato da crescenti rischi di frammentazione e da tensioni geopolitiche” e “per aver saputo coniugare il lavoro accademico con una forte dedizione al servizio pubblico, offrendo un esempio alle future generazioni”.
Draghi, ‘l’Europa scelga, diventi una federazione per essere una potenza’
“Tra tutti coloro che oggi si trovano stretti tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l’opzione di diventare essi stessi una vera potenza. Dobbiamo decidere: restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare una potenza?”.
Lo ha detto l’ex premier Mario Draghi ricevendo la laurea honoris causa a Leuven, in Belgio, evidenziando che per diventare una potenza “l’Europa deve passare dalla confederazione alla federazione”. “Dove l’Europa si è federata – sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato unico, sulla politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come un soggetto unico. Lo vediamo oggi negli accordi commerciali di successo negoziati con l’India e con l’America Latina”, ha sottolineato.
“L’ordine globale oggi defunto non è fallito perché fondato su un’illusione”, ma “il crollo di questo ordine non è di per sé la minaccia. Un mondo con meno scambi e regole più deboli sarebbe doloroso, ma l’Europa saprebbe adattarsi. La vera minaccia è ciò che lo sostituirà”.
L’Europa ha davanti a sé “un futuro in cui rischia di diventare, al tempo stesso, subordinata, divisa e deindustrializzata, un’Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori”.
Gli Stati Uniti “nella loro posizione attuale, cercano il dominio insieme alla partnership. La Cina sostiene il suo modello di crescita esportando i propri costi sugli altri. L’integrazione europea e’ costruita in modo diverso: non sulla forza, ma sulla volonta’ comune; non sulla sottomissione, ma sul beneficio condiviso. E’ un’integrazione senza subordinazione, di gran lunga preferibile, ma anche molto piu’ difficile. Cio’ richiede un approccio diverso. L’ho definito ‘federalismo pragmatico’”. “Pragmatico, perche’ – ha osservato Draghi – dobbiamo compiere i passi che sono attualmente possibili, con i partner che sono attualmente disposti a farlo, nei settori in cui e’ possibile compiere progressi. Ma federalismo, perche’ la destinazione e’ importante. L’azione comune e la fiducia reciproca che essa crea devono alla fine diventare il fondamento di istituzioni dotate di un reale potere decisionale, istituzioni in grado di agire con determinazione in tutte le circostanze. Questo approccio rompe l’impasse in cui ci troviamo”
(da agenzie)

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ALBERTO TRENTINI RACCONTA IL CARCERE IN VENEZUELA: “COSTRETTO A RESTARE IMMOBILE SU UNA SEDIA PER 10 GIORNI”

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

“AVEVAMO L’ACQUA DUE VOLTE AL GIORNO PER SVUOTARE LA LATRINA E LAVARCI”

“All’inizio non sapevo di essere un ostaggio, poi a gennaio dell’anno scorso, senza giri di parole il direttore del carcere ci ha detto che eravamo pedine di scambio. Lo ha detto ad altri tre detenuti stranieri e la cosa è arrivata anche a noi”.
Lo ha detto Alberto Trentini, il cooperante italiano di 46 anni detenuto per più di 400 giorni in Venezuela. Nella serata di oggi, domenica 1° febbraio, Trentini è stato ospite della trasmissione Che Tempo Che Fa, condotta da Fabio Fazio.
“Sono emozionato, commosso e felice di poter salutare insieme a voi Alberto Trentini”, ha detto Fazio introducendo il suo ospite. “Lo stringo forte per tutti voi, bentornato a casa”.
Il pubblico ha accolto il 46enne con un lungo applauso. In studio era presente anche la mamma di Trentini, Armanda Colusso, visibilmente commossa.
“Ho provato disperazione perché non so per cosa e quando sarei stato scambiato, se la trattativa avrebbe funzionato. Ci illudevamo che si sarebbe concluso tutto rapidamente, ma erano solo nostre illusioni”, ha ricordato.
Il giovane è stato liberato nella notte tra l’11 e il 12 gennaio dal carcere di El Rodeo, a Caracas, dopo 423 giorni di prigionia e poco dopo la cattura da parte degli Stati Uniti dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Il 46enne si trovava nel Paese in quanto operatore umanitario e lavorava con una Ong che si occupava di persone con disabilità. Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024, mentre era in viaggio tra Caracas e Guasdualito.
“Ho mostro il passaporto e mi hanno detto di stare lì. Hanno fatto telefonate, poi si è presentato il controspionaggio militare, mi ha fatto consegnate il cellulare e mi hanno fatto un interrogatorio di 4 ore”, ha raccontato.
Era stato fermato a un posto di blocco e, nonostante non ci fossero accuse formali a suo carico, era stato portato alla Direzione generale del controspionaggio militare. Poi era stato condotto in carcere.
Trentini ha raccontato le condizioni di detenzione a cui è stato sottoposto: “Ho
cambiato molte celle, erano tutte 2 metri per 4, con una turca che faceva da latrina e da doccia. Eravamo in due. I cambi non erano mai giustificati, come nessun’altra azione. Venivano, dicevano di vestirti e ti cambiavano di cella”.
“Le condizioni erano molto, molto dure. Avevamo l’acqua due volte al giorno per svuotare la latrina e lavarci, sempre a orari differenti. Dopo il primo mese, che usano per sottometterti, abbiamo avuto 5 ore d’aria per 5 giorni alla settimana”, ha aggiunto.
La prima telefonata con la famiglia è arrivata dopo 6 mesi. “Prima della chiamata, i miei pensieri non erano molto lucidi. Pensavo continuamente a come uscire, ci inventavamo teorie che non si sono mai verificate. Dopo la prima telefonata però mi sono tranquillizzato e ho ripreso controllo delle mie idee”.
“Prima non avevo avuto notizie né dei miei genitori, né di ciò che accadeva. Mia madre è riuscita a darmi qualche informazione sulla mobilitazione”, ha ricordato ancora.
Durante la chiamata c’erano guardie con il volto coperto che controllavano cosa diceva il 46enne. “Erano sempre a volto coperto, per tutti i 423 giorni. – ha spiegato – Con qualche guardia c’è stato un piccolo dialogo ma quando il sistema si accorgeva che fraternizzavano con noi, le faceva ruotare”.
Trentini ha spiegato di non aver subito violenze fisiche. In puntata ha raccontato di essere stato sottoposto alla macchina della verità: “Sono stato per ore ammanettato e incappucciato a una sedia, poi mi hanno portato in una stanza molto calda, dove il funzionario prima mi ha spiegato la macchina, mi ha fatto domande sul terrorismo e sullo spionaggio”.
“Poi è iniziata la sessione, mi hanno fatto dodici domande, divise in tre gruppi da 4. Faceva di tutto per farmi sbagliare, faceva molto caldo e sudavo tanto. – ha aggiunto – Borbottavano tra loro, facendosi sentire per innervosirmi. Cercavano di giustificare la mia detenzione”.
Trentini ha raccontato anche un’altra esperienza durissima: “Sono rimasto 10 giorni in una stanza dove c’è un vetro, ma tu non puoi vedere chi ti guarda. Si sta tutto il giorno seduti su una sedia, senza poter parlare, dalle 6 del mattino alle 21, con l’aria condizionata al massimo”.
“Ti danno il cibo 3 volte al giorno e un po’ d’acqua. Ci sono i turni per andare in bagno, nella stanza eravamo in 20 quando sono arrivato, in 60 quando me ne sono andato. Poi mi hanno trasferito a El Rodeo”, ha spiegato ancora.
“L’illusione che mi liberassero c’era sempre. – ha detto – Una volta una guardia di alto livello si è fatta sentire da altri compagni di detenzione mentre diceva che avrebbe preparato la scarcerazione dei due italiani, ma non era vero. Altre volte sono accaduti episodi simili”.
Al termine del periodo di detenzione a Trentini hanno restituito pochi oggetti. “Le mie magliette heavy metal tutte però, non gli son piaciute”, ha scherzato facendo ridere il pubblico.
Parlando del futuro ha spiegato: “Starò in casa per un po’, ma la cooperazione è un lavoro bellissimo, che mi piace molto”, facendo intendere che prossimamente, anche se non a breve, potrebbe riprendere a viaggiare.
“Ho trascorso questi giorni con la mia famiglia e la mia compagna, ho visto la neve in montagna. – ha concluso – Voglio ringraziare tutti voi che siete qui e tutte le persone che sono state vicine alla mia famiglia, come il presidente Mattarella, la società civile, le associazioni, i miei concittadini veneziani, gli amici”.

(da Fanpage)

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REFERENDUM GIUSTIZIA, IL SI’ ANCORA IN TESTA NEI SONDAGGI MA IL NO RECUPERA E SI AVVICINA, UN 20% E’ ANCORA INDECISO

Febbraio 2nd, 2026 Riccardo Fucile

MEDIA SONDAGGI: SI’ 56.3% NO 43,7%, SALE L’AFFLUENZA AL 48%, IL NO HA RECUPERATO UN 2% NELLE ULTIME DUE SETTIMANE E MANCANO ANCORA 50 GIORNI AL VOTO

Il referendum sulla giustizia 2026 si avvicina: il Sì è ancora in testa ma è dato in calo rispetto alle rilevazioni delle settimane scorse. Un’occasione che consente al No di rimontare, nel tentativo di stringere il divario e rendere la partita dei prossimi 22 e 23 marzo sempre più contenibile. Vediamo nel dettaglio che cosa emerso dall’ultima media di tutti i sondaggi realizzata da Bidimedia.
Il Sì resta ancora in netto vantaggio rispetto al No. La media dei sondaggi colloca lo schieramento dei favorevoli alla riforma della giustizia al 56,3%. La forbice è decisamente ampia: si passa dal valore molto alto di Lab21 (62,8%) al pareggio (50,1%) rilevato da Ixè.Va tuttavia segnalato un notevole calo rispetto a due settimane fa. In totale il Sì perde quasi due punti, precisamente l’1,8%.
Dall’altra parte invece, si registra la risalita del No. Il fronte dei contrari è in crescita, dell’1,8%, e nel giro di due settimane è riuscito a raggiungere il 43,7%. Allo stato attuale, rimane parecchio evidente il distacco con il Sì. Il No si ferma dietro di oltre 12 punti, ma il trend positivo emerso negli ultimi tempi impone prudenza e fa ben sperare gli oppositori della riforma. Mancano ancora due mesi al referendum e se la tendenza a favore del No dovesse essere confermata, l’esito della consultazione potrebbe essere meno scontato di quanto si creda.
Nei sondaggi, crescono anche gli indecisi. Il dato di coloro che dichiarano di non sapere come voteranno al referendum aumenta dello 0,6%, portandosi al 20,2%.
Il dato sull’affluenza: quante persone andranno a votare al referendum
Quanto ai numeri sull’affluenza, si registra un notevole incremento. La partecipazione attesa alle urne sale del 6% e ora è data al 48%. Un segnale, probabilmente, del crescente interesse degli elettori con l’avvicinarsi del voto.
Al referendum sulla giustizia, lo ricordiamo, non è previsto un quorum. Questo significa che non servirà raggiungere una certa soglia di partecipazione ai seggi – come ad esempio nei referendum abrogativi – affinché il risultato sia valido. Semplicemente, vincerà l’opzione con più voti, a prescindere da quante persone si saranno recate a votare.
(da agenzie)

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