L’AGENTE DEI SERVIZI SEGRETI RUSSI SCOPERTO PERCHE’ USAVA GOOGLE TRADUTTORE PER COMUNICARE CON I SICARI
IL CENTRO 795 DOVEVA ESSERE L’ARMA SEGRETA DEL GRU PER OMICIDI E RAPIMENTI, MA UN ERRORE GROSSOLANO HA PERMESSO ALL’FBI DI LEGGERE I PIANI IN TEMPO REALE
Doveva essere l’unità “fantasma” definitiva, un esercito nell’esercito capace di operare
nell’ombra per rimediare ai fallimenti passati dei servizi russi. Invece, il Centro 795 è finito al centro di un caso internazionale di spionaggio che rasenta il ridicolo. Come rivelato dal sito investigativo Insider.ru in collaborazione con Der Spiegel, l’intelligence militare russa è stata smascherata per un peccato di estrema ingenuità tecnologica: l’uso di Google Traduttore. Un agente dell’unità, che stava pianificando un omicidio su commissione, avrebbe infatti reclutato un sicario serbo-croato. Ma né l’uno né l’altro sapevano parlare nella lingua dell’altro.
Cos’è il Centro 795
Nato nel dicembre 2022, il Centro 795 rispondeva direttamente al capo di stato maggiore Valerij Gerasimov. Una struttura d’élite di 500 ufficiali, finanziata da oligarchi vicini al Cremlino e con base nel Patriot Park di Mosca. Per nascondere le tracce, l’unità utilizzava il consorzio Kalashnikov come copertura per gli stipendi. L’obiettivo? Operazioni “a ciclo completo”: missioni in Ucraina, rapimenti e assassinii politici in Europa e oltre.
Il sicario e Google Traduttore
La falla nel sistema è emersa durante la pianificazione di un omicidio su commissione. Un agente di spicco dell’unità, il 42enne Denis Alimov, veterano dei reparti speciali Alpha dell’FSB, stava coordinando un attentato contro i familiari di Akhmed Zakaev, nemico giurato di Ramzan Kadyrov e leader ceceno in esilio. Per compiere il lavoro, Alimov aveva reclutato un sicario serbo-croato residente negli Stati Uniti, Darko Durović. C’era però un ostacolo linguistico: l’ufficiale russo non parlava serbo e il sicario non conosceva il russo. La soluzione? Affidarsi a Google
L’FBI leggeva tutto in diretta
Nonostante i due credessero di essere protetti dalla crittografia end-to-end, i messaggi passavano dai server di Google negli Stati Uniti. L’FBI, ottenuto un regolare mandato di sorveglianza, è riuscita ad accedere ai log delle traduzioni, leggendo in tempo reale — e già trascritte — le istruzioni per l’omicidio, i modelli di pistola scelti (Glock 17 e 22) e l’offerta economica di 1,5 milioni di dollari per ogni obiettivo «morto o deportato». Secondo le fonti vicine all’indagine citate da Repubblica, la mole di dati era tale da rendere l’operazione di controspionaggio estremamente semplice: le prove venivano letteralmente archiviate con data e ora su server americani dagli stessi russi.
L’arresto e la fine del segreto
La carriera di Alimov si è interrotta bruscamente il 24 febbraio scorso all’aeroporto di Bogotà, in Colombia, dove è stato arrestato su mandato dell’Interpol. Ora il veterano dei servizi russi è in attesa di estradizione negli Usa, dove rischia l’ergastolo. Come ironizza Insider.ru, l’unità più irrintracciabile del Cremlino non è stata distrutta da un disertore o da una complessa operazione di intelligence, ma dal semplice fatto che due uomini volevano comunicare e non conoscevano la stessa lingua.
(da Open)
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